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Ponte Morandi: “Aspi sapeva del degrado ma non ridusse traffico. Utenti ‘usati’ per monitorare”

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ponte morandi

L’utenza del Ponte Morandi è stata “utilizzata, a sua insaputa, come strumento per il monitoraggio dell’opera” da parte di Autostrade. Perché “pur a conoscenza di un accentuato degrado” delle parti portanti del viadotto, la concessionaria “non ha ritenuto di provvedere, come avrebbe dovuto, al loro immediato ripristino” e per di più “non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela” degli automobilisti che transitavano sul viadotto della A10, crollato il 14 agosto provocando 43 morti.

Problemi “minimizzati e celati” – Le conclusioni dellacommissione ispettiva del Mit sono durissime nei confronti di Autostrade che “non si è avvalsa (…) dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto (…)” e non ha “eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo verificatosi”. E, secondo gli ispettori del ministero delle Infrastrutture, Autostrade “minimizzò e celò” allo Stato “gli elementi conoscitivi” che avrebbero permesso agli organi di vigilanza di dare “compiutezza sostanziale ai suoi compiti”.

Valutazione di sicurezza? “Documento non esiste” –Simbolico il caso della valutazione di sicurezza del viadotto richiesta durante l’indagine della commissione: “Non esiste, non essendo stata eseguita la valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera”, si legge nelle 250 pagine di relazione pubblicate integralmente sul sito del Mit. La commissione “ha ribadito la propria richiesta” il 31 agosto e “ha appreso che, contrariamente a quanto affermato nella comunicazione del 23 giugno 2017 della Società alla struttura di vigilanza, tale documento non esiste“, scrivono il coordinatore Alfredo Mortellaro e gli altri 5 ispettori Gianluca IevolellaFrancesco LombardoCamillo Nuti e Ivo Vanzi. La valutazione, si legge nella relazione datata 14 settembre, “doveva essere conclusa entro il 31 marzo 2013” in base a un’ordinanza della presidenza del Consiglio del 2003. Un documento definito di “centrale importanza” anche ai fini di prevenzione “di superamento degli stati limite ultimi (e quindi dei collassi)”.

Dichiarazioni di Aspi “incoerenti” – La ricostruzione, scrivono i commissari, è stata “confermata” di fatto da Autostrade “allorché ha trasmesso “esclusivamente scheda sinteticadell’opera” e una nota nella quale afferma che “all’epoca (…) il viadotto ricadeva in zona sismica 4 e pertanto è stata redatta la “scheda di sintesi livello 0” (…) e non sono state fatte le verifiche sismiche previste in via prioritaria per le opere ricadenti in zona sismica 1 e 2″. Secondo la Commissione ispettiva, “quanto affermato dalla Società , da un lato, nuovamente incoerente” con la comunicazione del 2017 e “incoerente” anche rispetto a quanto previsto dall’ordinanza della presidenza del Consiglio “poiché esse richiedevano, entro il 31 marzo 2013, di effettuare le valutazione di sicurezza anche sulle opere d’arte strategiche o rilevanti ancorché ricadenti nelle zone sismiche 3 e 4″.

Messa in sicurezza era “improcrastinabile” – Ad avviso degli ispettori ministeriali, inoltre, nel progetto esecutivo di Autostrade per la manutenzione del ponte Morandi sono contenuti “valori del tutto inaccettabili, cui doveva seguire, ai sensi delle norme tecniche vigenti, un provvedimento di messa in sicurezza improcrastinabile” e invece “dalle informazioni a disposizione di questa Commissione non fu assunto alcun provvedimentocon tali caratteristiche”. Inoltre, aggiunge, “di tale informazione di evidente enorme importanza non era a conoscenza” il personale dirigenziale Aspi.

Misure di Autostrade “inappropriate” – Le misure adottate da Autostrade per la prevenzione del viadotto Polcevera, sostengono i commissari, “erano inappropriate e insufficienticonsiderata la gravità del problema”. Gli uomini guidati dall’ingegner Mortellaro sottolineano poi che la concessionaria “era in grado di cogliere qualitativamente l’evoluzione temporale dei problemi di ammaloramento, ma con enormi incertezze. Tale evoluzione, ormai già da anni, restituiva un quadro preoccupante, e incognito quantitativamente, per quanto concerne la sicurezza strutturale rispetto al crollo”. Da qui, commentano i commissari, “emerge una irresponsabile minimizzazione dei necessari interventi, perfino anche di manutenzione ordinaria“.

Germania: parte il primo a treno del mondo ad idrogeno e che emette solo vapore

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Dopo un era di treni a diesel, e’ partito il primo treno del mondo che va ad idrogeno e che emette solo
vapore.

I treni sono blu e sono chiamati Coradia iLint, costruiti dalla francese Alstom, e scorrazzano lungo un tracciato di 100km fra le citta’ di Cuxhaven, Bremerhaven, Bremervoerde e Buxtehude nel nord del paese. La velocita’ massima e’ di 140 chilometers all’ora.

E’ solo l’inizio, la Alstom e’ pronta per la consegna di altri 14 treni in Bassa Sassonia da qui al 2021. Altri stati tedeschi hanno espresso le stesse ambizioni.

Come funzionano?

Ci sono a bordo “fuel cells” che producono elettricita’ grazie all’idrogeno e all’ossigeno, l’energia in eccesso viene stoccata in una batteria al litio a bordo al treno. Una tanica di idrogeno e’ sufficente per mille chilometri, del tutto simile ai treni a diesel.

Ovviamente l’investimento iniziale e’ maggiore per un treno a idrogeno, ma sul lungo andare e’ piu’ economico in termini di manutenzione e di costi di alimentazione.

In Francia il governo pianifica di far partire il primo treno ad idrogeno nel 2022.

Arrivano altri ordini da altri paesi, con interesse espresso da UK, Olanda, Danimarca, Norvegia, Canada e pure dall’Italia.

E’ tutto bellissimo.

Una cosa voglio aggiungere: cerco di non parlare mai di destra e sinistra su questo blog, perche’ lo scopo e’ l’ambiente, il petrolio, l’aria pulita e quelli non hanno bandiere. E allo stesso tempo, quando c’e’ da attaccare sfruttatori di qualsiasi genere non mi interessa di che partito siano.

Pero’: so che l’Italia e’ capace di creativita’, buona volonta’, voglia di fare? Io spero che il governo attuale, fatto di persone per lo piu’ nuove, sia capace di creare le condizioni di snellezza ed efficenza affinche’ una Alstom, una Tesla, possano un giorno fiorire anche in Italia, fatte da italiani, per il bene dell’Italia.

https://dorsogna.blogspot.com

Appello di 170 scienziati: «Sospendete il wireless 5G»

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5G

Sono 170 gli scienziati indipendenti che hanno chiesto alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute per i cittadini europei. Con il sostegno dell’associazione AMICA, Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale.

I primi firmatari dell’appello sono stati Rainer Nyberg, EdD, proferrore emerito della Åbo Akademi in Finlandia, Lennart Hardell, docente al Dipartimento di Oncologia dellafacotà di medicina di Orebro in Svezia. Poi sono seguite le firme di altre decine e decine di scienziati. L’appello chiede alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute per i cittadini europei. E lo fa con il pieno sostegno dell’associazione AMICA  , l’Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale che da anni si batte su questo fronte.

La pericolosità dei campi elettromagnetici

«Serviranno molte nuove antenne con un’implementazione su larga scala che in pratica si tradurrà in un’installazione di antenne ogni 10-12 case nelle aree urbane, aumentando così in modo massiccio l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici  – dicono gli scienziati – Con “l’uso sempre più intensivo delle tecnologie senza fili” nessuno potrà evitare di essere esposto perché, a fronte dell’aumento di trasmettitori della tecnologia 5G (all’interno di abitazioni, negozi e negli ospedali) ci saranno, secondo le stime, “da 10 a 20 miliardi di connessioni” (frigoriferi, lavatrici, telecamere di sorveglianza, autovetture e autobus autoguidati, ecc.) che faranno parte del cosiddetto “Internet delle Cose”. Tutto questo potrà causare un aumento esponenziale della esposizione totale a lungo termine di tutti i cittadini europei ai campi elettromagnetici da radiofrequenza».

www.terranuova.it

La Polonia vuole costruire “Fort Trump” in onore del Presidente USA, spendendo 2 miliardi di dollari

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Washington – Varsavia è pronta a pagare almeno due miliardi di dollari per ospitare una base militare Usa. Lo ha detto il presidente Donald Trump, segnalando di valutare “seriamente” la richiesta di una presenza militare permanente in Polonia, nazione strategica in Europa per contrastare quello che ha definito l’atteggiamento “aggressivo” di Mosca.

“La stiamo valutando, in primo luogo, dal punto di vista della protezione militare, per entrambi i nostri Paesi”, ha affermato Trump durante la conferenza stampa congiunta con il presidente polacco, Andrzej Duda, alla Casa Bianca. “E poi anche dal punto di vista dei costi – ha aggiunto – se vogliono pagare tanto è qualcosa di cui certamente discuteremo”. Washington si è comunque impegnata a rafforzare la cooperazione militare con Varsavia. “Intensificheremo le consultazioni – ha poi rimarcato la Casa Bianca in una nota – per determinarne la fattibilità  e il risultato di questo sforzo contribuirà alla difesa non solo dell’Europa centrale e orientale ma anche dell’intera alleanza”.

Duda, dal canto suo, ha scherzato sul fatto che la base Usa in Polonia potrebbe chiamarsi “Fort Trump“, in onore del miliardario. Il segretario americano alla Difesa, James Mattis, ha poi elogiato la Polonia per aver aumentato le spese militari ma ha frenato sulla presenza militare permanente nel Paese, indicando che non è ancora stata presa una decisione. “Le questioni sono diverse. Come sapete non riguardano solo la base ma il training, la gestione della struttura, insomma tanti dettagli che devono venire analizzati con i polacchi”, ha spiegato Mattis

“Tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà”. Si concretizza la preoccupazione del presidente di Confindustria Genova

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Giovanni Calvini, favorevole alla Gronda, avvertì la città. A cui rispondeva il M5s, Paolo Putti: “A noi Autostrade ha detto che starà in piedi per altri 100 anni”

Le previsioni di quanto sarebbe accaduto, che oggi suonano ciniche e nefaste, si trovano nero su bianco perfino nei verbali delle sedute del Consiglio comunale di Genova. E’ il 2012, dicembre, Giovanni Calvini, allora presidente di Confindustria locale a fine mandato, è furioso per chi – fra politici e amministratori – si oppone alla realizzazione della Gronda di Ponente, necessaria per agevolare il traffico nella zona dove oggi è accaduta la tragedia.

Dice testualmente rispondendo al giornalista che lo intervista sul Secolo XIX“Perché guardi, quanto tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto “no” (alla Gronda, ndr)”.

Di anni ne sono passati sei e mezzo, e il ponte è crollato prima. In rete si trovano forum, dibattiti, comitati pro e contro Gronda che parlano della fragilità del ponte Morandi, dagli anni Sessanta una infrastruttura continuamente sotto l’occhio del ciclone.

Già allora però, nel 2012, il presidente di Confindustria tra i primi a livello pubblico e politico dichiarò l’emergenza e la necessità di interventi immediati e soluzioni alternative, in buona sostanza, della creazione della Gronda, per la quale poi soltanto nel 2018 (tre mesi fa) è arrivato l’ok anche dall’Ue dopo un lunghissimo e criticatissimo percorso.

Il caso vuole che le parole di Calvini finirono perfino in Consiglio Comunale: quella frase sul “ponte che crollerà” fu così dibattuta pubblicamente in aula.Seduta del 4 dicembre 2012 .

ponte morandi
Ecco le condizioni del ponte prima del crollo

 

A parlare è Paolo Putti, consigliere del MoVimento 5 stelle, totalmente contrario alle parole di Calvini.

“La mia sarà una mozione d’ordine. Ho appreso solo questa mattina di alcuni articoli di giornale… Leggo, questa mattina, su un quotidiano genovese, il quale dice che il Presidente della Confindustria di Genova dice: ” Ci ricorderemo di chi dice no alla Gronda.” Io allora colgo l’occasione per manifestare il mio sentimento di rabbia rispetto a questa affermazione e devo dire anche un po’ di stupore e poi, per facilitare la cosa, indicando il mio nome e cognome: Paolo Putti, consigliere del Movimento 5 Stelle, uomo libero che non ha voglia di fare carriera politica, non è questa la mia ambizione, che non ha interessi personali o di bottega, ma il solo interesse di fare il bene della comunità in cui vive e tra le persone che vivono nella mia comunità ci sono anche quegli imprenditori che io, credo, fra 10 anni, andranno a chiedere come mai si sono sperperati 5 miliardi di euro che si potevano utilizzare per fare delle cose importanti per l’industria. Aggiungo. Magari questa persona dovrebbe, prima di utilizzare questo tono, un po’ minaccioso (diciamo così) perché testualmente dice “Ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no!”, informarsi perché dice che il Ponte Morandi crollerà fra 10 anni. A noi Autostrade, in quest’aula, ha detto che per altri 100 anni può stare in piedi. Per fortuna gli ha risposto, sullo stesso quotidiano, l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, che ha detto il perché ci sono queste situazioni di dubbi etc.: “perché è connaturato alle democrazie immature dove la prevalenza dei diritti forti di pochi, rispetto agli interessi collettivi, prevale agli interessi collettivi di molti.”

Il grillino continua: “Credo che si riferisse a lui, perché mi farebbe sorridere se l’Amministratore di Autostrade per l’Italia si riferisse a dei cittadini, che in realtà sono migliaia, perché in migliaia hanno firmato il ricorso al Tar, e poi pensare che noi siamo i forti e Calvini ed altri sono i deboli, mi farebbe, oltre ad arrabbiare, sorridere. Grazie.”

Le parole di Putti – se confermate – ci dicono anche un’altra cosa: la rassicurazione di Autostrade per l’Italia che parlava di “un ponte che starà in piedi per altri 100 anni”.

La questione della Gronda è al centro di un dibattito costante da anni nel genovese. In molti, dal mondo delle imprese ai semplici cittadini, avevano sollevato dubbi sulla stabilità del ponte. Ma fa ancora più specie leggere che il mondo accademico indicava la necessità di una ricostruzione: due anni fa, la televisione ligure Primocanale, intervistò infatti il professor Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, per chiedere un parere proprio sulla tenuta del Ponte Morandi. Il docente lo definì un “fallimento dell’ingegneria, altro che capolavoro” chiedendone “la ricostruzione”.

Diceva: “O costi della manutenzione sono elevatissimi, non esiste che dopo trent’anni un’opera abbia già subito tanti lavori di manutenzione. Ci sono ponti in cemento armato che dopo cento anni non hanno ancora subito nessuna modifica”.

Lo ricordava sottolineando come alla fine degli anni Novanta si era già speso in lavori l’80 per cento di quanto speso per la realizzazione.

Oggi, due anni dopo quell’ennesime parole, il ponte realizzato fr ail 1963 e il 1967 è definitivamente crollato portando con sè morte e distruzione annunciate da tempo.

Infiammazione addominale: la soluzione con papaya, tè verde e aloe vera

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infiammazione addominale

L’infiammazione addominale è un problema molto comune, sia per gli uomini che per le donne. Le cause possono essere tante, per cui il problema non è di facile soluzione. Tuttavia, la natura ci dona alcuni alimenti ricchi di proprietà per chi soffre di questo disturbo.

Scopriamo in questo articolo come preparare un rimedio naturale a base di papaya, tè verde e aloe vera. In una settimana noterete un notevole miglioramento per il problema dell’ infiammazione addominale.

Infiammazione addominale: come risolvere

Sempre più persone lamentano frequenti infiammazioni addominali. La sensazione di gonfiore può avere diverse cause che è importante conoscere se vogliamo risolvere questo disturbo:

  • Mangiare porzioni abbondanti
  • Intolleranze alimentari
  • Bere troppo durante i pasti
  • Abbinare alimenti diversi tra loro
  • Eccesso di fibre
  • Accumuli di liquidi nella zona addominale
  • Nervosismo. Mangiando con nervosismo, non mastichiamo bene il cibo e inghiottiamo aria
  • Sindrome dell’intestino irritabile

Oltre ai disturbi dell’apparato digerente, le donne possono anche soffrire di gonfiore addominali a causa di fattori ormonali. Le cause di solito sono legate alle cisti ovariche, ai fibromi uterini e alla sindrome premestruale. In alcuni casi, la causa può anche essere una gravidanza o il ciclo mestruale.

Cibi ricchi di proprietà lenitive

In questo articolo, vi proponiamo tre alimenti dalla proprietà medicinali che contribuiscono a ridurre l’infiammazione addominale in modo naturale. Con questi ingredienti possiamo preparare in casa un rimedio da assumere per diversi giorni al fine di ottenere risultati sorprendenti.

Questo rimedio deve essere accompagnato da corrette abitudini alimentari da assumere durante i pasti. Allo stesso tempo, aiuta a placare il nervosismo e a tenere sotto controllo le emozioni, dati i suoi effetti positivi sull’organismo.

La papaya

La papaya è uno dei frutti migliori per trattare diversi disturbi gastrci. Grazie al suo contenuto di enzimi -tra cui spicca la papaina- questo frutto tropicale stimola la digestione delle proteine e riduce l’infiammazione addominale.

La papaya è ad alto contenuto di fibre, dunque previene la stitichezza e riduce i livelli di zucchero nel sangue. È importante sottolineare che i picchi di glucosio possono favorire l’accumulo di grassi nella zona addominale.

Il tè verde

Il tè verde è una bevanda antica e dalle numerose proprietà medicinali. In passato spiccava per il suo elevato potere antiossidante e stimolante.Oggigiorno molte persone consumano questa bevanda per prevenire molti disturbi e persino per perdere peso più facilmente.

Il tè verde è anche un ottimo rimedio per combattere l’infiammazione addominale grazie al suo contenuto di flavonoidi, dato che le sostanze antiossidanti agiscono anche come antinfiammatori naturali. In secondo luogo perché questa bevanda aiuta a bruciare grassi e a perdere volume.

L’aloe vera

Il gel che si estrae dalle foglie di aloe vera è un ingrediente base di molti rimedi per la salute e trattamenti di bellezza. Le sue proprietà antinfiammatorie, antisettiche, rimineralizzanti e rigenerative fanno dell’aloe una pianta medicinale molto conosciuta.

Possiamo estrarre noi stessi il gel dalla pianta oppure comprarlo. Ricordiamo che ha effetti lassativi, dunque consumato in eccesso, potrebbe irritare un po’ l’intestino.

www.viversano.net

Chiara Ferragni: il web insorge per la pubblicità al latte artificiale e il post viene rimosso

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“Ho scelto ++++ perché è simile al latte materno”. E’ il post della blogger Chiara Ferragni che pubblica una foto su Instagram tenendo in braccio il proprio bambino e in bella mostra, un contenitore di latte artificiale, che pubblicizza in maniera non troppo velata (anzi). Dopo qualche ora di critiche feroci, il post è stato rimosso (anche per questioni legali).

“I chose +++ because it is close to breast milk”. Secondo la Ferragni, dunque, il latte artificiale sarebbe simile al latte materno. Una frase che ha suscitato non poche polemiche soprattutto perché lo slogan, l’indicazione della marca del prodotto e la foto in sé, suonano tanto di pubblicità (e neanche tanto occulta).

Non spetta né a noi, né di certo alla Ferragni stabilire cosa sia meglio per i propri figli: ogni mamma ha le proprie esigenze ed è giusto che si senta libera di nutrire il neonato come vuole e come meglio crede. Ma da qui a dire che il latte materno e quello artificiale siano simili, ce ne vuole davvero.

Il tema è da sempre controverso e dibattuto. Ma che il latte materno possa essere considerato addirittura un vero e proprio “farmaco” che fa bene a mamma e bambino lo dicono gli esperti della Società italiana di neonatologia, e non solo. L’Assemblea mondiale della sanità con una risoluzione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) consiglia e promuove il latte materno riconoscendolo come fondamentale almeno nei primi sei mesi di vita del neonato.

In Italia è illegale pubblicizzare questi prodotti

Ma qui il punto è anche un altro e va al di là delle scelte personali, di giudizi e pregiudizi, perché la blogger Ferragni con il suo post ha violato la legge. In Italia è illegale reclamizzare il latte artificiale per neonati, lo dice chiaramente il decreto 9 aprile 2009, n. 82, in attuazione della direttiva 2006/141/CE. Riferimenti si trovano anche nel Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno Oms/Unicef.

“Molto grave che la Ferragni scriva che il latte artificiale sia simile a quello materno”, scrive su Facebook International Baby Food Action Network, la rete che da sempre si propone di far avvenire miglioramenti duraturi nelle pratiche alimentari di neonati e bambini.

Non discutiamo quindi la scelta della Ferragni di nutrire suo figlio con il latte artificiale, ma discutiamo il modo subdolo di fare pubblicità a un prodotto di marca. La blogger vive negli Stati Uniti dove non vige il divieto di reclamizzare il latte artificiale, ma il post è visibile in Italia dove esistono norme severe.

Vista la rimozione immediata qualche dubbio sarà venuto anche al suo staff.

Latte artificiale spesso nella bufera

Tempo fa vi avevamo parlato del fatto che il latte in polvere per neonati può contenere olio di palma e contaminanti pericolosi oltre la dose giornaliera. Dalle analisi condotte lo scorso anno da Altroconsumo su diversi marchi di latte in polvere erano emersi dati davvero preoccupanti. Nel latte artificiale infatti possono essere presenti oli di scarsa qualità come olio di palma e olio di colza e contaminanti pericolosi per i più piccoli.

A gennaio di quest’anno, ben 83 nazioni sono state coinvolte nella vicenda del latte in polvere per neonati contaminato da salmonella. Partito dalla Francia, l’allarme ha fatto il giro del mondo. A fine mese, nonostante il richiamo dei prodotti, erano stati riscontrati 35 casi di contagio da salmonella fra i neonati con età inferiore ai sei mesi residenti in diverse regioni della Francia. Di questi 16 erano stati addirittura ricoverati.

La bellezza dell’allattamento al seno

Non è la prima volta, comunque, che la blogger finisce nella bufera parlando di allattamento al seno. Fin dal secondo mese, ha scelto di nutrire Leone non solo al seno, ma anche con i biberon (riempito sia del suo stesso latte che di quello artificiale) dicendo di adorare le persone che allattano fuori casa, ma che lei avrebbe paura di essere fotografata al parco e al ristorante.

Ci viene un po’ da sorridere visto il lavoro che ha scelto di fare, visto che la foto di Leo è stata pubblicata forse a 4 minuti dal parto e che i seguaci conoscono ogni centimetro del corpo della blogger, ma anche su questo non discutiamo.

Una cosa sola lasciatecela dire: è bellissimo vedere una mamma che allatta e tanti vip per fortuna lo fanno senza remore, da Gisele Bundchen a Bianca Balti fino Eva Riccobono. 

Qualunque sia la scelta di ogni donna, l’allattamento non dovrebbe essere strumentalizzato, utilizzando metodi subdoli di guadagno.

Fonte https://www.greenme.it

Usa, Onu a Trump: ‘Inaccettabile separare migranti dai figli’. Deputato dem: ‘Bimbi chiusi in gabbie’. Melania critica il marito

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migranti messico

E’ è il monito lanciato a Ginevra dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein durante la sessione del Consiglio per i diritti umani. Per la prima volta la first lady parla apertamente di politica e interviene su quanto sta succedendo al confine con il Messico, dove 2mila bambini sono stati separati dalle loro famiglie perché entrate illegalmente in territorio americano

L’Onu punta il dito contro Donad Trump per la pratica pratica in vigore negli Stati Uniti di separare i figli dai genitori migranti che entrano illegalmente dalla frontiera con il Messico. La prassi “è inaccettabile e crudele“, è il monito lanciato a Ginevra dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein. “Pensare che uno Stato possa cercare di dissuadere i genitori infliggendo tali abusi sui bambini è inammissibile”, ha detto al-Hussein aprendo una sessione del Consiglio per i diritti umani. La vicenda è quella che riguarda 2mila bambini alla frontiera sud degli Usa che sono stati separati dai lori genitori, colpevoli di essere entrati in territorio americano illegalmente. Un conseguenza della politica di tolleranza zero voluta dall’amministrazione Trump.

Le parole del rappresentante Onu arrivano il giorno dopo l’attacco di Melania Trump alle politiche del marito sui migranti. Per la prima volta la first lady ha parlato apertamente di politica. E lo ha fatto criticando apertamente il marito presidente degli Stati Uniti per come sta gestendo la questione degli immigrati al confine con il Messico. La first lady “odia vedere bambini separati dalle loro famiglie e spera che entrambi gli schieramenti possano alla fine unirsi per ottenere una riforma migratoria di successo”, ha dichiarato alla Cnn la sua portavoce Stephanie Grisham.

Che sia una critica a suo marito e alla sua politica è reso evidente dal secondo pensiero riferito dalla portavoce Grisham. Melania “crede che dobbiamo essere un Paese che segue tutte le leggi ma anche un Paese che governi col cuore“, ha aggiunto. Del resto la first lady ha indicato il sostegno e la difesa dei bambini come la priorità della sua piattaforma sociale Be best, lanciata recentemente. E il suo prolungato silenzio sulla vicenda, da giorni uno dei principali titoli dei media americani, cominciava a fare rumore. Oggi le tv hanno cominciato a trasmettere anche le immagini delle tendopoli dove sono trattenuti i bimbi e delle proteste di molti attivisti.

Cosa succede al confine Messico-Usa – La scelta di Trump di rimanere intransigente di fronte ai clandestini che fuggono dalle violenze dell’America centrale ha suscitato riserve tra gli stessi repubblicani, indignazione tra i democratici e i leader religiosi. Recentemente sono state escluse come base per le richieste di asilo anche la violenza domestica e quella provocata dalle gang criminali. “Se non vogliono essere separati dai loro figli, non dovrebbero portarli”, aveva ammonito cinicamente il ministro della giustizia Jeff Sessions. L’attorney general ha inoltre scomodato la Bibbia per giustificare la necessità di rispettare rigorosamente la legge, assecondato dalla portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders.

Ma Trump continua a scaricare la colpa sui democratici, ammonendoli su Twitter a lavorare con i repubblicani alla nuova legge per l’immigrazione, se vogliono risolvere il problema. Un modo, secondo alcuni osservatori, per costringerli a sostenere uno dei due progetti di legge che saranno messi al voto la prossima settimana alla Camera e al Senato (dove c’è solo un voto di scarto). Ma, ha avvisato il presidente Usa, “qualsiasi legge sull’immigrazione deve contenere”: il completo finanziamento del muro al confine, la fine del Catch and release – la prassi di fermare e rilasciare subito i clandestini – della lotteria dei visti e della catena migratoria, e “basarsi sul merito”.

Deputato democratico: “Bambini chiusi in gabbia” – “Ho visto gabbie piene di bambini. Non è nient’altro che una prigione”. Peter Welch, deputato del Vermont, è uno dei Congressman che ha visitato nelle ultime ore la struttura dove a Brownsville, in Texas al confine col Messico, vengono trattenuti i minori separati dai genitori dopo l’ingresso illegale negli Stati Uniti.
Su Twitter, con una serie di messaggi, Welch descrive il quadro. “La struttura accoglie 1500 ragazzi, è piena. E’ una vergogna”, scrive, contestando in maniera diretta le affermazioni del segretario alla Sicurezza Interna, Kirstjen Nielsen. “Non adottiamo una policy per separare le famiglie al confine. Punto. La narrazione ingannevole”, afferma Nielsen, “è irresponsabile e non produttiva. Come ho già detto tante volte in passato, se cercate accoglienza per la vostra famiglia, non c’è motivo per violare la legge e attraversare illegalmente il confine”.

Welch replica stizzito: “Lei non può dire sul serio – scrive rivolgendosi a Nielsen – sono appena arrivato a Casa Padre a Brownswille con il senatore Jeff Merkley. Qui ci sono 1500 ragazzi, abbiamo visto bambini in gabbie chiuse con catene. Da soli. Non c’è un genitore qui. E’ una vergogna”. “I ragazzi -racconta il deputato in un altro tweet- sono seduti su panchine metalliche, guardano fissi davanti rimanendo in silenzio”.

Immagini analoghe vengono descritte dai giornalisti del Guardianche hanno avuto accesso alla struttura, in una sorta di tour – autorizzato dallo US Border Patrol – nel quale non è stato possibile parlare con i migranti o scattare foto. “Questi ragazzi sono traumatizzati – dice il senatore Merkley – non ha nessuna importanza se il pavimento venga spazzato e le lenzuola piegate. Sono stati separati dai genitori e sono traumatizzati”. Secondo gli agenti presenti nel centro, a ogni individuo viene garantito cibo, accesso alla doccia, abiti puliti e cure sanitarie. La struttura ospita minori non accompagnati, adulti e genitori che non sono stati separati dai figli. A quanto pare tale trattamento, riporta il quotidiano britannico, è stato riservato in alcuni casi a famiglie con bambini di età inferiore ai 5 anni.

www.ilfattoquotidiano.it

 

“Nel mio negozio piega gratis alle donne con la pensione minima. Sperando che la politica si svegli”

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L’iniziativa di Salvatore Visone, che lavora nei Quartieri spagnoli a Napoli, è cominciata tre anni fa, quando ha visto una signora avvicinarsi al suo locale, dare un’occhiata al prezzario e poi andarsene. Oggi cerca di coinvolgere anche altri esercenti, “perché se ognuno avesse un po’ più di attenzione verso gli altri l’Italia sarebbe un posto migliore”.

“Chi ha detto che anche a 80 anni una donna non debba sentirsi amata, preparata, in ordine e pure coccolata?”. Salvatore Visone, per tutti Sasi, ha 41 anni ed è originario di Napoli. Il suo negozio di acconciature si trova nel cuore dei Quartieri spagnoli. Da più di tre anni, ormai, porta avanti la sua offerta: messa in piega gratis, tutti i martedì, per le donne con pensione minima. “Se ognuno avesse un po’ più di attenzione verso gli altri l’Italiasarebbe un posto migliore”, sorride.

Tutto è nato un giorno di fine ottobre del 2015, quando Salvatorevede una signora avvicinarsi al suo locale, dare un’occhiata al prezzario e poi andarsene. “Ricordo quel momento come se fosse ora – racconta – Così, da allora, ho deciso di dedicare un’intera giornata alle donne”. Ogni martedì, così, Sasi offre dieci messe in piega gratuite per le signore del quartiere con pensione minima.

Il suo locale in Vico Due Porte a Toledo si è trasformato in un piccolo punto di ritrovo. Ma senza mai approfittarne: “Nessuno è venuto solo per lo sconto – spiega Salvatore –. Anzi, qualche turista, conoscendo l’iniziativa, ha deciso di venire a fare i capelli e poi lasciare un taglio pagato per chi non poteva permetterselo”, continua. In più Salvatore ha provato a fare rete, a coinvolgere anche gli altri lavoratori del quartiere. Come la promozione accordata con la vicina trattoria Da Nennella dove ogni martedì, dopo la messa in piega, le signore potevano usufruire di un pasto gratuito. “Eppure nessuno, ad oggi, ha mai sfruttato l’offerta – racconta Salvatore – Dobbiamo tener conto di una cosa: stiamo parlando di una categoria di persone molto particolare. E molto delicata. Le donne anziane che vivono con la minima hanno una dignità che va al di là dell’immaginabile”.

La reazione dei clienti, comunque, è stata molto positiva. L’opposto rispetto ad altri parrucchieri della città. “Alcuni mi hanno chiamato, consultato. Ma poi subito si sono concentrati sul ritorno d’immagine. Io posso assicurare che l’aspetto economico non c’entra niente in questa vicenda. Né che esiste un guadagno di alcun tipo”.

La decisione di Salvatore nasce anche da una volontà politica ben precisa. “Da tre anni cerchiamo di attirare l’attenzione dei vari politici che promettono di ritoccare le pensioni minime – spiega l’acconciatore napoletano – Ma alla fine non agiscono”. Dal Comune o dalle istituzioni Salvatore non ha mai ricevuto nulla: una mail, una visita, un sostegno simbolico. Eppure nel luglio 2016 è stato premiato con una medaglia al valore civico dall’associazione Carlo La Catena, vigile del fuoco napoletano morto nella strage di Via Palestro, a Milano, nel 1993. “Ricordo ancora la sera della premiazione – sorride Salvatore –. C’erano magistrati, carabinieri, persone che avevano fatto qualcosa di grande per qualcuno o per la città di Napoli. Quando sono salito sul palco ero emozionato e mi sentivo quasi fuori luogo. Tutti mi hanno rassicurato, dicendomi che ognuno fa quel che può, nel suo campo”.

Il futuro? “No, la promozione non avrà termine – sorride Salvatore –. Nel mio piccolo voglio far felice per almeno mezz’ora qualche nonna. E magari toccare la coscienza dei miei colleghi e di qualche politico”. Anzi, il parrucchiere dei Quartieri spagnoli rilancia. “Stiamo lavorando a un progetto di crowdfunding per far allargare la forbice”. Oltre alla messa in piega, così, si potrà donare un taglio, un colore, un’acconciatura ad hoc. “Il tutto sempre riservato alle nostre donne che vivono con una pensione minima”.

Così ogni martedì Salvatore porta avanti la sua piccola battaglia. Nel suo salone, dal nome #Hairstudio76, lo aiutano la sua compagna e una giovane ragazza. “Mia moglie Maria all’inizio era scettica. Poi col tempo ha cambiato idea. Soprattutto da quando ha visto lo sguardo con cui ti ringraziano le persone che non possono permetterselo appena finito il taglio”. Tra i vicoli dei Quartieri spagnoli Salvatore è diventato quasi una star. Qualcuno vuole attribuirgli il premio Nobel. Tuttavia Sasi non lo nasconde: “Mi aspettavo qualcosa di più da una città così generosa come Napoli. Anche da parte delle istituzioni”. Ma il suo lavoro non cambierà. “Se anche un solo parrucchiere, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia sposasse la nostra causa – conclude – l’Italia sarebbe un posto migliore. Lo sguardo di quelle donne me lo porterò dentro per sempre”.

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La Germania si compra tutti gli aeroporti greci alla vigilia dell’estate

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aeroporti greci germania

Sarà un caso ma ora tutti gli aeroporti maggiori della Grecia sono in mano a società della Germania, il creditore più severo con Atene a cui chiede austerità e privatizzazioni.

La società aeroportuale tedesca AviAlliance, che possiede al 49% l’aeroporto di Amburgo e il 30% di quello di Dusseldorf in Germania, ha vinto il rinnovo della concessione per 20 anni fino al 2046 dell’aeroporto di Atene per una somma pari a 600 milioni di euro. Nel terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro la Grecia aveva promesso nel 2015 alla Ue e al Fmi di rinnovare la concessione per l’aeroporto della capitale greca, il maggiore del Paese, alla sua scadenza naturale.

Come promesso il governo di sinistra guidato da Alexis Tsipras ha mantenuto fede all’impegno e ieri il Fondo per le privatizzazioni greco (Hradf) ha confermato il rinnovo della concessione alla Aia, l’Athens International Airport, la società che gestisce l’aeroporto di Atene dal 1995.

Più in dettaglio la società aeroportuale tedesca AviAlliance (al 40%) e il gruppo greco Copelouzos (al 5%) hanno una quota complessiva del 45 per cento nella società aeroportulae di Atene ( AIA). Il fondo greco per le privatizzazioni HRADF detiene una quota del 30% e il governo greco del 25%. Il completamento dell’intesa è soggetto all’approvazione delle autorità europee e del Parlamento greco.

LA STRUTTURA
AviAlliance ha delle società holding negli aeroporti di Atene, Budapst, Dusseldorf, Amburgo e San Juan (Portorico). Nel grafico le quote relative di possesso. Fonte sito aziendale AviAlliance

I 600 milioni di euro sono ossigeno per le esauste casse dello stato greco che a luglio deve ripagare 7 miliardi di euro di crediti e che aspetta da un anno la tranche per la seconda revsione del terzo piano. Atene ha approvato circa 100 delle 140 azioni prioritarie richieste dai creditori.

Nel dicembre 2015 il direttore dell’agenzia per le privatizzazioni greche annunciò che il gestore aeroportuale tedesco pubblico Fraport (quello che gestisce l’aeroporto di Francoforte) aveva firmato l’accordo del valore di 1,2 miliardi di euro per la locazione e gestione di 14 aeroporti greci regionali greci, fra cui molti collocati strategicamente nelle maggiori isole turistiche. La Fraport ha vinto il diritto di gestire e sviluppare gli aeroporti per un periodo di 40 anni. Fra gli scali compresi nell’accordo ci sono quelli di Salonicco, seconda città del paese, e delle isole di Creta, Corfù e Rodi.

Insomma dopo gli aeroporti regionali, anche quello di Atene resta nelle mani di investitori tedeschi, il creditore più duro con Atene sempre in prima fila a chiedere austerità e privatizzazioni per ridurre il debito.

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