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Come faremo senza la ricerca di Gatti e Montanari?

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gatti e montanari

Roberta Doricchi intervista il dott. Stefano Montanari.

Roberta Doricchi – Oggi vorrei iniziare sentendo il suo parere sulla manifestazione contro il decreto della signora Lorenzin che è in programma per il 21 novembre prossimo a Roma.

Stefano Montanari – Io non ci sarò.

RD – Perché?

SM – Per due ragioni almeno di pari importanza. La prima è che quel giorno non sarò in Italia e la seconda è che, comunque, non sarei andato.

RD – Forse posso immaginare il motivo ma, indipendentemente da questo, lo vuole illustrare a chi ci legge?

SM – Lasciamo da parte il fatto che io non ho mai amato le manifestazioni di piazza per varie ragioni, una delle quali è la loro totale inutilità. Ha mai visto la classe politica nostrana prendere in considerazione chi protesta contro di lei? E mai come oggi la classe politica se la ride, una classe politica totalmente abusiva su fino al presidente di questa repubblichetta da avanspettacolo. Chi ha mai eletto quella gente? Quelli se ne stanno beati in poltrona a godersi i loro privilegi e non solo e del popolo bue se ne infischiano. Lo vede che se ne infischiano persino della Costituzione? Ma in questo caso di piazza c’è altro. Chi organizza quella manifestazione raccoglie denaro e l’obiettivo di quella raccolta non mi pare affatto chiaro. Quando Vitalmicroscopio propose agli organizzatori una raccolta fondi per l’acquisto dell’ormai famoso microscopio che dovrebbe sostituire quello che dal prossimo 28 febbraio non ci sarà più, la raccolta è stata impedita. Si è arrivati, invece, a chiedere 1.000 Euro a tutte le associazioni che interverranno per pagare le spese per l’organizzazione di qualcosa che non servirà certo a convincere i giudici né, meno che mai, i politici. Insomma, soldi buttati e io mi sono stufato davvero.

RD – Ho sentito recentemente una sua dichiarazione proprio di quel tenore: lei si è stufato.

SM – Vede, dopo tanti anni di ricerca a suon di sangue, sudore e lacrime e dopo aver ricevuto in cambio tanto fango, sono arrivato alla conclusione più ovvia: se ciò che faccio non interessa a chi ne beneficia, perché dovrebbe interessare a me?

Io continuo a ricevere centinaia di messaggi di genitori che mi scrivono romanzi intrisi di lacrime, di fatto tutte fotocopie delle stesse, identiche tragedie, e pretendono aiuto da me. Quando, però, li si mette davanti all’evidenza dicendo loro che occorrono quattrini, ecco che tutto si spegne o, peggio, c’è persino chi risponde indignato: come osi chiedere soldi davanti a un bambino massacrato dalla vaccinazione?  Già: come se i quattrini li intascassi io e come se bastasse premere un bottone per vedersi uscire risultati. E pensi che i personaggi delle tante, troppe associazioni chiamate anti-vax usano liberamente i nostri risultati, senza mai chiedere nemmeno il permesso, senza nemmeno un grazie, per poi ostacolarci. E ora davvero basta: ora non sarò più io a chiedere denaro per acquistare il microscopio e per mantenerlo. Ora sarà chi ha bisogno di me a chiedermi con il cappello in mano di accettare il microscopio con tutti gli annessi e connessi e mi ringrazierà se io accetterò. Se tutto questo non avverrà, la cosa non mi riguarderà più.

RD – Facciamo due ipotesi. La prima è che il microscopio arriverà. Lei che cosa farà?

SM – Non potrò fare altro che continuare con la ricerca, e, naturalmente, certo non solo sui vaccini ma sull’ambiente e sulle tante malattie da ambiente avvelenato, leucemia in primis, se non altro visti i risultati già conseguiti. Deve essere chiaro che accetterò solo se il microscopio sarà mio senza condizioni e se ci sarà di che mantenerlo come si deve. Ormai sono già stato scottato dal giochetto di Grillo e della sua combriccola per cascarci ancora e non permetterei mai che l’apparecchio fosse intestato a qualcuno che non sono io, perché fu quello il trucco che permise di sottrarci il microscopio ormai tanti anni fa. Se ti fregano una volta, quelli sono dei mascalzoni, ma, se ti fregano due volte, tu sei un fesso.

RD – Sa già, credo, che ci sarà chi dirà che lei vuole il microscopio per farci quattrini a palate.

SM– Per prima cosa io sono sempre felice d’imparare e quelli mi spiegheranno come si fa. In secundis, di quei figuri non m’importa niente.

RD – Seconda ipotesi: il microscopio non arriverà.

SM – Allora useremo il denaro arrivato per noleggiare un microscopio adatto da qualche parte e cercheremo di completare qualcosa che abbiamo in pista. Purtroppo il noleggio comporta costi enormi, ma, se non c’è altra soluzione, faremo così.

RD – E poi?

SM – E poi, basta. Io recupererò la chitarra che non tocco da almeno un quarto di secolo e tornerò a farmi i calli sui polpastrelli della mano sinistra. Allora ero un pessimo chitarrista e l’inattività non può avermi giovato, ma, se non altro, mi divertirò. Poi riprenderò a scrivere racconti. Poi potrò dedicarmi un po’ di più alle mie corsette da vecchietto. Naturalmente non risponderò più a nessuno e chi ha problemi vedrà di risolverli altrimenti senza di me che, evidentemente, sono tutt’altro che indispensabile.

RD – Dunque, lei mollerebbe?

SM – Non sarei certo io a mollare: sarebbe la gente che ha voltato le spalle a se stessa. Quello che potevo fare l’ho fatto e ho fatto molto più di quello che era il mio dovere di uomo e di ricercatore. E poi non mi si può certo chiedere di salvare chi non vuole essere salvato. Insomma: non sono affari che mi riguardino.

RD – Io la conosco da troppi anni per non sapere che lei non mollerà facilmente.

SM – Io sto facendo tutto quanto è in mio potere fare. Ammetta ora, per ipotesi, che il microscopio arrivi da un’associazione, da un gruppo o da un partito politico. Lo dico così, parlando in generale. Accadesse, sono del tutto certo che ci sarebbe chi storce il naso perché questo non va bene e l’altro è antipatico, quello è di sinistra e l’altro e di destra. A me, però, sempre che tutto questo accadesse, non importerà un fico secco e chi si permetterà di criticare, naturalmente senza aver fatto nulla se non il critico da bar, sarà contraccambiato con tutto il mio disprezzo.

RD – Ammettiamo che lei lasci tutto. Che ne sarà del patrimonio di esperienza e conoscenza di sua moglie e suo?

SM – Nulla. Nulla per un po’. Resterà tutto a dormire per un po’ di anni. Poi sarà inevitabile che prima o poi qualcun altro ci arrivi. Del resto già da qualche anno diversi centri di ricerca e diverse università se ne escono di tanto in tanto con le loro scoperte clamorose, scoperte che noi facemmo nella notte dei tempi nell’indifferenza generale e, non di rado, a dispetto di tutti gli ostacoli che abbiamo incontrato e che continuiamo ad incontrare. Saranno costi enormi e sarà tanto tempo perso con tutto quanto ne consegue, ma, in fondo, che importa?

RD – Rabbia?

SM – Non ne vale la pena. L’uomo è l’animale più stupido del Pianeta e non perde occasione per dimostrarlo.

RD – Possibile che non ci sia un’università interessata?

SM – In questo momento abbiamo ospite una professoressa di un’università sudafricana che è venuta da noi ad imparare qualcosa. Poi mia moglie andrà in Sud Africa a fare qualche lezione laggiù e porteremo a termine un progetto di ricerca che stiamo condividendo. Tra qualche giorno, poi, torneremo in Svizzera dove insegniamo in un’accademia. Chissà: forse per qualche patriota che le nostre conoscenze o, almeno,  qualche briciola delle nostre conoscenze, emigrino da qui fino all’altra parte del mondo fa tristezza, ma io non ho niente che mi leghi a questo paese suicida in cui sono nato a mia insaputa e senza che nessuno me ne chiedesse il permesso. Glie l’ho detto: sono cose che non mi riguardano più.

RD – Eppure, in fondo basterebbero quattro soldi.

SM – Evidentemente troppi. Come farebbero sessanta milioni d’italiani a separarsi da quasi un centesimo a testa? Ieri una persona mi ha telefonato dicendomi che un gruppo di 600 famiglie vuole che io faccia una conferenza sui vaccini per loro. Io, allora, ho proposto che ognuna di quelle famiglie dia 10 Euro per il microscopio. Non si stupisca se mi sono sentito dire che era troppo. E non si stupisca se mi viene da ridere.

RD – Mi lasci ora tornare su di un argomento che abbiamo toccato nel corso dell’ultima intervista: l’articolo sul giornale La Verità a proposito dei tessuti fetali usati per produrre certi vaccini. So che c’è stato qualche sviluppo.

SM – Niente di più del solito canovaccio. Sono stato ricontattato dalla giornalista che m’intervistò nell’occasione, e questo per un motivo curioso. Mi ha chiesto, infatti, che io rispondessi ad un articolo di quel tale Puente, il solito non pervenuto in campo scientifico che pontifica su Internet senza avere idea di ciò che dice. [https://www.davidpuente.it/blog/2017/10/19/la-verita-lancia-prima-pagina-montanari-la-storia-antivaccinista-dei-feti-abortiti/  (N.d.R,)]. È fin troppo evidente che tutte quelle fantasie, tutte quelle sciocchezze gli sono indispensabili per mendicare un po’ di visibilità e, probabilmente, per sbarcare il lunario. Palesemente si tratta di sciocchezze confezionate ad uso e consumo dei gonzi su cui non vale la pena perdere tempo. Ma, dopo che la giornalista aveva insistito per un po’ di minuti al telefono, ho poco saggiamente ceduto e ho accettato di scrivere qualcosa in proposito, anche se sapevo di perdere tempo perché non mi va di discutere con qualcuno che, come tutti i personaggi del suo calibro, l’orda di personaggi bizzarri che infestano Internet, si viene trascinati in un terreno di assurdità noto solo a loro, dove la logica, il buon senso e i fatti non esistono. Comunque, ho dedicato qualche decina di minuti a questa inutilità. L’esperienza insegna che, quando ci si trova davanti ad una persona che non solo è ignorante, il che altro non sarebbe che la condizione che condividiamo tutti, ma chiusa a tutto perché ha interessi a restarlo, non c’è niente da fare.

RD – Troviamo pubblicato l’articolo?

SM – Curiosamente, no. Il giornale ha deciso di non pubblicare niente e mi ha solo fatto perdere tempo.

RD – Forse qualcuno ha consigliato il quotidiano di non interessarsi più di vaccini?

SM – Faccia lei.

RD – Se mi dà il testo, lo pubblico io.

 

da http://www.vitalmicroscopio.net/2017/11/11/senza-la-ricerca-gatti-montanari/

L’Iva sulla tassa sui rifiuti è illegittima e va rimborsata.Lo dice la Cassazione.Ecco come ottenere il rimborso

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tassa sui rifiuti

L’Iva sulla tassa sui rifiuti non è dovuta. Lo stabilisce la Cassazione in virtù del fatto che, per legge, nessuna tassa può essere soggetta ad IVA.Dettagli.

Pagare l’iva anche sulla tassa sui rifiuti (TIA o TARES che essa sia) è illecito, si tratterebbe di pagare un’imposta sull’ imposta. Una imposta non costituisce mai base imponibile per un’altra imposta. Sarebbe meglio quindi controllare se l’iva è stata applicata sulle vostre cartelle relative alla tassa sui rifiuti degli ultimi 10 anni e in tal caso chiederne il rimborso.
Purtroppo in Italia le istituzioni locali e nazionali spesso cadono in errori banali (voluti e non), e bisogna quindi avere gli occhi aperti per non pagare più del dovuto.

Già nel 1997, la Cassazione aveva chiarito che un tributo non può gravare su un altro tributo simile, a meno che non sia la legge a prevederlo.

L’IVA sulla tassa dei rifiuti è stata già dichiarata illegittima nel 2009 dalla Corte Costituzionale e confermata definitivamente dalla stessa nel 2012.
Inoltre la Corte di Cassazione, con la sentenza n. 5078/2016 depositata il 16 marzo 2016, ha di fatto dichiarato l’illegittimità del valore aggiunto sulla tassa sui rifiuti.

In sostanza, si legge nella sentenza, che la tariffa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani non può essere assoggettata ad Iva in quanto ha natura tributaria, mentre l’imposta sul valore aggiunto mira a colpire la capacità contributiva che si manifesta quando si acquisiscono beni o servizi versando un corrispettivo, in linea con la previsione ex art. 3 d.p.r. n. 633/1972, non quando si paga un’imposta, anche se destinata a finanziare un servizio da cui trae benefici lo stesso contribuente.

In pratica è stato stabilito che   la somma dovuta dai cittadini per la raccolta e lo smaltimento della spazzatura è una tassa e non una tariffa. Questa è una sentenza molto importante perché, se fosse una tariffa, sulle bollette si potrebbe applicare l’Iva ma questo diventa illegittimo se, come è, si tratta di una tassa.

Per richiedere il rimborso dell’IVA, il cittadino dopo aver appurato di averla pagata ingiustamente, deve recarsi presso lo sportello di un’associazione consumatori, come ad esempio il CODACONS dove è disponibile una specifica modulistica per richiedere il rimborso ed ottenere quanto indebitamente pagato.

E’ possibile spedire la richiesta anche tramite posta.

Si deve mandare la documentazione al Codacons Controllando bene le istruzioni sul sito www.codacons.it. In pratica si deve compilare un modulo di richiesta di rimborso (clicca sul precedente link per visualizzare e scaricare il modulo) e farne una copia. Fare una copia delle ricevute dei pagamenti fatti negli ultimi 10 anni. Scrivere su un foglio i dati anagrafici dell’intestatario della bolletta (luogo e data di nascita, indirizzo), i recapiti telefonici e l’eventuale e-mail, il numero di codice fiscale e inviare il tutto in busta chiusa a CODACONS- Azione Iva rifiuti- Via Filippo Corridoni, 25- 00195 Roma.

Avvocati e consulenti tributari controlleranno gratuitamente la documentazione e vi faranno sapere se avete diritto a recuperare i pagamenti non dovuti.
In tal caso avete diritto al rimborso, bisogna mandare tutta la documentazione anche al comune di appartenenza e alla società che gestisce il servizio dei rifiuti, come specificato nella parte superiore in alto a destra del modulo.

Teniamo a precisare che dopo tale sentenza alcuni Comuni avevano concesso i rimborsi, altri no; alcuni Comuni continuavano ad applicare l’Iva e altri no.

L’ associazione Altroconsumo aveva presentato nel 2010 una petizione, firmata da 11mila persone con la quale si chiedeva al Governo di prendere una decisione definitiva, in linea con la sentenza della Corte Costituzionale, e di riconoscere ai contribuenti il diritto al rimborso dell’Iva pagata negli anni passati. Ci sono stati poi anche pronunciamenti di Giudici di pace e Commissioni tributarie in risposta a ricorsi presentati dai singoli contribuenti, ma sempre con sentenze contraddittorie. Ora questa nuova sentenza della Cassazione del marzo 2016 diventa fondamentale strumento di legittimità a favore dei cittadini tutti.

Riferimenti: http://www.eco-magazine.info/sportello-giuridico-ambientale/1560/rimborso-iva-sulla-tassa-rifiuti-sentenza-della-cassazione-a-favore-dei-contribuenti.html

http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/articolo.jsp?id=1312

Viene da Russia o Kazakistan nube radioattiva che ha colpito l’Europa in settembre e ottobre

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nube radioattiva

La nube radioattiva che si è diffusa nel settembre e ottobre scorsi in parte dell’Europa -nube rilevata in diverse stazioni del continente, con una concentrazione di pochi millibecquerel per metro cubo d’aria, non pericolosa quindi per la salute umana e per l’ambiente- sarebbe nata in Russia o in
Kazakistan, secondo le autorità nucleari francesi (Institut de Radioprotection et de Sûreté Nucléaire, Irsn). Il potenziale incidente nucleare che ha provocato la nube probabilmente è avvenuto tra il fiume Volga e gli Urali nell’ultima settimana di settembre, secondo Irsn.

Particelle di rutenio-106 sono state rilevate da diversi paesi europei, in concentrazioni non dannose per la salute umana, secondo l’agenzia francese, per scomparire dal Paese transalpino intorno alla metà di ottobre. In particolare, nel periodo dal 27 settembre al 13 ottobre 2017, le stazioni di Seyne-sur-Mer, Nizza e Ajaccio hanno rivelato la presenza di rutenio-106 in tracce. Dal 13 ottobre 2017, il rutenio-106 non è stato più rilevato Oltralpe. Diversa però sarebbe, sempre secondo l’Irsn, la situazione nei pressi della zona dove sarebbe stato rilasciato il materiale radioattivo dove, secondo le stime, ci sarebbe stata una concentrazione molto più alta, tra 100 e 300 terabecquerel. Se l’incidente fosse avvenuto sul suolo francese, specifica ancora Irsn, avrebbero dovuto essere attuate, in una zona nel raggio di alcune decine di chilomentri dal luogo del rilascio, alcune misure per proteggere la popolazione. In particolare, sottolinea Irsn, avrebbero dotuto essere attuate delle misure di protezione per i prodotti alimentari provenienti dalla zona maggiormente contaminata, dato che la concentrazione massima di rutenio-106 non può superare i 1250 Bq per chilogrammo nei prodotti alimentari diversi dal latte.

La Russia nega qualsiasi coinvolgimento
Jean-Marc Peres, direttore dell’Irsn, ha dichiarato all’agenzia di stampa Reuters: «Le autorità russe hanno detto di non essere a conoscenza di un incidente sul loro territorio», aggiungendo chel’Irsn non ha ancora contattato le autorità kazake.
In Germania, l’Ufficio federale per la protezione delle radiazioni ha dichiarato che un incidente avvenuto in una centrale nucleare potrebbe essere «escluso» a causa del tipo di particella rilevata. «Il ruthenium-106 è usato come fonte di radiazioni nella terapia del cancro per il trattamento di alcuni tumori oculari. Il rutenio può tuttavia sprigionarsi anche durante il processo di rielaborazione degli elementi del combustibile nucleare», ha tuttavia sottolineato l’agenzia tedesca. (f.s.)

 

Domenica 19 novembre: piantare 21.408 alberi per il nostro futuro

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piantare alberi

21.408 alberi in più per le nostre città. Li metteranno a dimora domenica 19 novembre (e successive in caso di maltempo) migliaia di cittadini, associazioni e portavoce nelle istituzioni di 41 Comuni, in occasione della Giornata Nazionale degli Alberi. Un numero che potrebbe crescere ancora, con nuove adesioni (i Comuni che non hanno ancora comunicato gli alberi che metteranno a dimora possono inviare una mail a: alberiperlavita@gmail.com).

Un progetto di forestazione urbana partecipata aperto a tutti promosso dal 2015 dal Movimento 5 Stelle insieme a Gianroberto.

Un’ idea che si trasforma in realtà e cresce ogni anno. Tra i 41 Comuni partecipanti quest’anno, diversi non sono governati dal Movimento 5 Stelle, ma hanno capito l’importanza di questa azione partecipata. Lo hanno fatto aderendo e/o autorizzando la messa a dimora di nuovi alberi da parte di volontari. Gli alberi come l’aria e la salute sono di tutti.

Dal 2015 ad oggi, coinvolgendo direttamente i cittadini, sono già stati messi a dimora circa 4.000 alberi tra Reggio Emilia (), MilanoTorino, Cavriago (Reggio Emilia), Mira (Venezia).

Ogni albero piantato da un cittadino è un passo in più verso un cambiamento che non si può più rimandare. Sarà una iniziativa senza alcuna bandiera politica, distinzione religiosa o sociale. Una azione ispirata anche alle parole dell’Enciclica Laudato Sì di Papa Francesco, ai programmi delle Nazioni Unite e della FAO.
Come una grande comunità, metteremo a dimora migliaia di piante per tutti.
La forestazione urbana è una delle misure necessarie per combattere i cambiamenti climatici e l’emergenza sanitaria dovuta all’inquinamento.

Ogni albero assorbe circa 15 kg di CO2. Produce ossigeno per 2,5 esseri umani, assorbe e blocca le polveri sottili, incamera ozono e migliora il microclima . Creare boschi urbani e barriere vegetative nelle città ed a fianco di zone di grande scorrimento (autostrade, tangenziali etc) ci aiuta a contenere l’inquinamento anche acustico, favorendo la biodiversità ed il ripopolamento faunistico. Nelle vicinanze delle zone interessate da una intensa forestazione urbana le temperature si abbassano naturalmente di 1-2 gradi.

Partecipare è semplice: basta amare la propria comunità e portarsi da casa una pala/una paletta da giardino, guanti e seguire sul posto le istruzioni che vi verranno fornite.

DOVE PIANTEREMO ALBERI:

ROMA 12.000 alberi – Creazione di nuovi boschi urbani in città– Per aderire e ricevere istruzioni invia una mail a: eventi.assessoratoambiente@comune.roma.it
TORINO 1.000 alberi – Per creare un bosco di fronte all’inceneritore del Gerbido. Gli alberi sono il futuro bruciare rifiuti è il passato Per partecipare: segreteria.assessoreunia@comune.torino.it
REGGIO EMILIA 1.000 alberi – progetto boscoparco ‘Dario Fo’
POMEZIA (Roma) 1.000 alberi
VOLLA (Napoli ) 1.000 alberi– millealberivolla@gmail.com
SAREGO (Vi) 730 alberi: donati agli studenti delle scuole su iniziativa del sindaco
FABRIANO (AN) 500 alberi – fabriano5stelle@gmail.com
CARRARA 450 alberi/arbusti – boschiurbanicarrara@gmail.com
ASSISI (PG) 350 alberi
FAENZA (Ra) 300 alberi
CARBONIA (Ca) 250 alberi
ARDEA (Roma) 200 alberi sonia.modica@ardea.gov.it
CATTOLICA (RN) 200 alberi francescomarcolini75@gmail.com
CHIOGGIA (VE) 200 alberi – sindaco@chioggia.org
RHO 200 alberi/arbusti –
DORGALI (NU) 200 alberi assessore.corrias@comune.dorgali.nu.it
MERCATO SAN SEVERINO (SA) 200 alberi mssmov5@gmail.com
MILANO 200 alberi comitatoalberipermilano@gmail.com
PAVIA 200 alberi
RUBIERA (RE) 111 alberi alberiperrubiera@gmail.com
BENEVENTO 100 alberi
TARQUINIA (Vt) 100 alberi alberiperlavitatarquinia@gmail.com
GINOSA (Ta) 100 alberi
NOVATE MILANESE (Mi) 100 alberi
SEDRIANO (Mi) 100 alberi
MELZO (Mi) 90 alberi 

GARDA (Vr) 60 alberi
LACHIARELLA (Mi) 50 alberi
CASALPUSTERLENGO (Lo) 50 alberi
PESCANTINA (Vr) 50 alberi
ROCCA IMPERIALE (Cs) 50 alberi
SANTERAMO IN COLLE (Ba) 50 alberi
TREVISO 30 alberi
VIGONOVO (Ve) 30 alberi
SALZANO (Ve) 30 alberi
GALATINA (Le) 30 alberi
MIRA (Ve) 40 alberi
CROTONE 25 alberi
BASTIA UMBRA (Pg) 21 alberi
AREZZO 8 alberi
NAPOLI 3 alberi

 

di Movimento 5 stelle .it

Vaccino anti influenza, il virus muta anche nelle uova usate per la produzione

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vaccino anti influenza

La limitata efficacia del vaccino anti influenza, che ad esempio lo scorso anno si è fermata al 43% per il ceppo predominante H3N2, potrebbe essere dovuta a delle mutazioni causate dal metodo di produzione, in cui i virus vengono fatti crescere nelle uova.

Lo affermano due studi pubblicati dalla rivista Pnas e da Plos Pathogens.

I vaccini antinfluenzali vengono realizzati con le proteine del rivestimento esterno del virus purificate, che una volta iniettate stimolano una risposta immunitaria. Nello studio su Pnas i ricercatori della University of Pennsylvania hanno analizzato una mutazione emersa nel virus A H3N2 nel 2014, che ha portato alla creazione di uno zucchero sulla superficie esterna.

Nel vaccino per la stagione 2016-2017 lo zucchero, che aiuta l’agente patogeno ad eludere il sistema immunitario, è però sparito, perchè la molecola impedisce la crescita nelle uova, e quindi i virus l’hanno eliminata per adattarsi al nuovo ambiente. La ricerca su Plos, dello Scripps Research Institute californiano, ha dimostrato invece che durante la crescita delle uova si crea anche un’altra mutazione, proprio nella zona più importante per il riconoscimento da parte del sistema immunitario.

Anche se la protezione risulta parziale, sottolineano i ricercatori, il vaccino ha comunque salvato 40mila vite solo negli Usa lo scorso anno. “I nostri dati suggeriscono che dobbiamo investire in nuove tecnologie che non prevedano l’uso di uova – afferma Scott Hensley, autore principale del primo studio -. Allo stesso tempo tutti dovrebbero continuare a fare il vaccino annuale, perchè una protezione parziale contro l’H3N2 è meglio di nessuna protezione, e perchè contro gli altri ceppi, come l’H1N1 e il B, la protezione sarà invece eccellente”.(ANSA).

www.ansa.it

Cibi contaminati importati dall’estero: ecco la lista nera

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Il pesce spada e il tonno dalla Spagna inquinato da metalli pesanti, gli integratori e i cibi dietetici con ingredienti non autorizzati dagli Stati uniti e le arachidi dalla Cina contaminate da aflatossine cancerogene, salgono sul podio della “black list” dei prodotti alimentari più pericolosi per la salute, che vede al decimo posto i pistacchi dalla Turchia per la presenza di aflatossine oltre i limiti di legge.

E’ quanto emerge dal dossier Coldiretti su “La classifica dei cibi più pericolosi” presentato dalla Coldiretti  al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’alimentazione di Cernobbio sulla base delle rilevazioni dell’ultimo rapporto Sistema di allerta rapido europeo (RASFF), che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, inquinanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nell’Unione Europea nel 2016.

Sono 2.925 – sottolinea la Coldiretti – gli allarmi scattati nell’Unione Europea con la Turchia che è il paese che ha ricevuto il maggior numero di notifiche per prodotti non conformi (276), seguita dalla Cina (256) e dall’India (194), dagli Stati Uniti (176) e dalla Spagna (171). Si tratta di Paesi con un fiorente scambio commerciale con l’Italia che – denuncia la Coldiretti – riguarda anche i prodotti piu’ a rischio; Nel 2016 sono stati importati dalla Spagna in Italia 167 milioni di chili di pesce in aumento del 5% nel primo semestre del 2017 mentre sono quasi 2 milioni i chili di pistacchi che nel 2016 sono arrivati dalla Turchia che ha esportato in Italia anche quasi 3 milioni di fichi secchi e  25,6 milioni di chili di nocciole che rientrano nella lista nera per elevata rischiosità.

Per numero di allarmi fatti scattare nel 2016 al quarto posto della classifica si trovano i peperoni  provenienti dalla Turchia che – spiega la Coldiretti – ha fatto registrare contaminazione oltre i limiti consentiti di pesticidi,  mentre preoccupante è la situazione della frutta secca, come i pistacchi provenienti dall’Iran e i fichi secchi dalla Turchia, che sono rispettivamente al quinto e sesto posto, entrambi fuori norma per la presenza di aflatossine, considerate cancerogene anche dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Seguono in classifica le carni di pollo provenienti dalla Polonia, che sono state oggetto di allarme per contaminazioni microbiologiche oltre i limiti di legge, in particolare di salmonella.

All’ottavo posto troviamo ancora prodotti contaminati da aflatossine, le nocciole provenienti dalla Turchia, seguiti dalle arachidi dagli USA con lo stesso problema di sicurezza alimentare, che ritroviamo ancora nei pistacchi dalla Turchia e nel peperoncino dall’India. A seguire altri prodotti – aggiunge la Coldiretti – sono stati tra quelli più segnalati, come per le albicocche essiccate dalla Turchia per contenuto eccessivo di solfiti, la noce moscata dall’Indonesia, per aflatossine e le carni di pollo dai Paesi bassi, per contaminazioni microbiologiche.

L’agricoltura italiana – continua la Coldiretti – è la più green d’Europa con 292 prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), il divieto all’utilizzo degli Ogm e il maggior numero di aziende biologiche, ma è anche al vertice della sicurezza alimentare mondiale con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici irregolari (0,5%), quota inferiore di 3,2 volte alla media UE (1,7%) e ben 12 volte a quella dei Paesi terzi (5,6%).

“Non c’è più tempo da perdere e occorre rendere finalmente pubblici i flussi commerciali delle materie prime provenienti dall’estero per far conoscere anche ai consumatori i nomi delle aziende che usano ingredienti stranieri”, ha sottolineato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “importanti passi avanti sono stati ottenuti con l’estensione dell’obbligo di indicare la provenienza del riso e del grano impiegato nella pasta ma molto resta da fare perché 1/3 della spesa resta anonima, dai succhi di frutta al concentrato di pomodoro fino ai salumi”.

Ecco i cibi più pericolosi e la motivazione:

1.Pesce dalla Spagna (96): metalli pesanti in eccesso (mercurio e cadmio)
2.Dietetici/integratori da USA (93): ingredienti e novel food non autorizzati
3.Arachidi dalla Cina (60): aflatossine oltre i limiti
4.Peperoni dalla Turchia (56): pesticidi oltre i limiti
5.Pistacchi dall’Iran (56): aflatossine oltre i limiti
6.Fichi secchi dalla Turchia (53): aflatossine oltre i limiti
7.Carni di pollo dalla Polonia (53): contaminazioni microbiologiche (salmonella)
8.Nocciole dalla Turchia (37): aflatossine oltre i limiti
9.Arachidi dagli USA (33): aflatossine oltre i limiti
10. Pistacchi dalla Turchia (32): aflatossine oltre i limiti
11. Peperoncino dall’India (31): aflatossine e salmonella oltre i limiti
12. Albicocche secche da Turchia (29): solfiti oltre i limiti
13. Noce moscata da Indonesia (25): aflatossine oltre i limiti, certificato sanitario carente
14. Carni di pollo dai Paesi Bassi (15): contaminazioni microbiologiche

fonte: Coldiretti

www.italiachecambia.org

Morbo di Lyme, così il morso di un parassita può distruggere la vostra salute

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morbo di lyme

Soprattutto è importante sapere come rimuovere l’animale dalla cute. Ecco i farmaci e i migliori consigli in queste evenienze.

Morbo di Lyme: ecco la malattia salita alla ribalta per aver colpito la soubrette Victoria Cabello e che si sta rapidamente diffondendo in Europa

Cosa fare immediatamente dopo la puntura di una zecca? Innanzitutto è fondamentale rimuovere l’animale il prima possibile e correttamente (ovvero tirandola dolcemente con una pinzetta, senza schiacciarne il corpo e senza toccarla a mani nude. Se la bocca dell’animale resta adesa, va rimossa con un ago sterile). Per il trattamento antibiotico, invece, è meglio aspettare, almeno secondo le linee guida dell’Infectious Diseases Society of America e dell’American Academy of Pediatrics, ai fini di evitare lo sviluppo della malattia di Lyme, una malattia su base batterica che, come ammonisce uno studio pubblicato lo scorso anno su Nature, è sempre più diffusa in Europa a causa dei cambiamenti climatici globali, e in Italia presente soprattutto nel Nord-est.

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«La malattia di Lyme non è comunque l’unica malattia trasmessa da zecche. La zecca del bosco, per esempio, la stessa che trasmette la malattia di Lyme, in alcune zone è in grado di trasmettere anche l’encefalite da zecca (una malattia virale), mentre la zecca del cane, soprattutto nell’Italia meridionale e insulare, può trasmettere la Rickettsiosi, anche conosciuta come febbre bottonosa del Mediterraneo. Anche in questo caso la sintomatologia è simil influenzale e in un basso numero di casi, la malattia è letale nelle persone con precarie condizioni di salute» precisa il dottor Giovanni Rezza, direttore del Dipartimento di Malattie Infettive parassitarie e immunomediate dell’istituto Superiore di Sanità.

Lo specialista tiene anche a sottolineare come al momento: «Non esiste ancora in Europa, purtroppo, un vero e proprio sistema di sorveglianza della malattia di Lyme, per cui le dimensioni del fenomeno sono al momento difficili da quantizzare».

Vediamo come si sviluppa il morbo di Lyme

Se la zecca responsabile della puntura contiene nel suo intestino il batterio Borrelia in circa un 5% di casi vi è la possibilità di ammalarsi di tale malattia: quando la zecca punge (e lo fa in maniera indolore in un 70% di casi), resta adesa alla cute per poter succhiare il sangue e gli occorrono 12 ore per digerire il sangue umano e riversare i prodotti della digestione e quindi anche la Borrelia, nel circolo ematico dell’ospite.

Ecco perchè il rischio contaminazione è nullo se si stacca la zecca dalla cute prima delle 12 ore dal momento della puntura e massima se non si stacca entro le 36 ore. Una volta staccata la zecca, piuttosto che assumere l’antibiotico bisognerebbe monitorare il paziente per 30-40 giorni.

Gli esami di laboratorio, almeno immediatamente dopo la puntura, non sono di supporto per fare diagnosi di malattia di Lyme poiché nelle 4-6 settimane successive alla puntura, la ricerca nel sangue degli anticorpi antiborellia risulta negativa in ogni caso. «Esami più sofisticati, di tipo molecolare, non sono praticati di routine e non sono probabilmente utili nel periodo asintomatico» commenta ancora il dottor Rezza.

Eritema migrante e non solo

Se nei 30-40 giorni successivi alla puntura si nota lo sviluppo del cosiddetto eritema migrante, ovvero di una lesione cutanea arrossata di forma anulare, più chiara al centro, con un diametro che può raggiungere anche i 10-50 cm e comparire, migrando, anche su altre parti del corpo, febbre superiore a 38°, mal di testa, astenia, è indispensabile iniziare subito il trattamento antibiotico con somministrazione o di doxiciclina 100 mg due volte al giorno o di amoxicillina 500 mg 3 volte al dì per 10-21 giorni.

Se l’infezione è più grave e produce complicanze di solito si passa alla somministrazione di ceftriaxone per via endovenosa o intramuscolo alla dose di 2 g. al giorno in presenza di artrite per 14 giorni oppure in caso di cardite la terapia si prolunga per 21 giorni o per 30 giorni in caso di complicanze neurologiche.

Cosa succede se non si fa diagnosi della malattia

Se non si fa diagnosi della malattia in maniera tempestiva e quindi la malattia stessa ha modo di cronicizzare, la risoluzione della sintomatologia diventa davvero difficile. A tale proposito uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine ha tentato di capire se un trattamento antibiotico sul lungo termine può migliorare le condizioni di tali pazienti che nello studio in questione, hanno ricevuto per bocca un ciclo di 12 settimane di doxiciclina, claritromicina e idrossiclorochina o placebo e tutti in precedenza, avevano ricevuto ceftriaxone per via endovenosa.

Dai risultati di questo studio sembrerebbe che in caso di sintomi persistenti legati al morbo di Lyme, un trattamento antibiotico sul lungo termine non dona effetti benefici aggiuntivi sulla qualità della vita, rispetto a quanto si può ottenere con un trattamento antibiotico a breve termine.

È bene ricordare che curare una volta anche con successo la malattia di Lyme non produce immunità e quindi se si viene punti di nuovo vi è sempre la possibilità di sviluppare il morbo di Lyme; se non si fa diagnosi tempestiva o se il trattamento antibiotico non produce guarigione la malattia cronicizza con la comparsa di alterazioni a carico dell’apparato muscolo scheletrico, del sistema nervoso centrale e periferico, alterazioni sensoriali, comportamentali e dell’apparato cardiovascolare.

www.lastampa.it

Cina: oltre 650.000 vaccini ritirati perchè inefficaci

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vaccini ritirati cina

Pechino (AsiaNews) – Più di 650mila dosi di vaccini ritirati dal mercato cinese dei farmaci. Erano da somministrare a bambini sono stati dichiarati inefficaci e per questo sono stati ritirati dall’Istituto nazionale per il controllo delle medicine, che avverte che essi non sono comunque dannosi per la salute.

I vaccini ritirati dovevano immunizzare contro la difterite, la pertosse e il tetano (Dft). Le dosi di Dft sono state ritirate dallo Shandong, dall’Hebei e dalla provincia di Chongqing.

Durante alcune ispezioni di prova, l’Istituto ha riconosciuto che i vaccini non operano in modo proprio. Secondo la Xinhua alcuni vaccini sono stati già spediti e usati. Le autorità stanno studiando l’incidente per vedere chi sono i responsabili. L’Istituto statale ha messo a disposizione un numero telefonico d’emergenza per dare informazioni ai parenti che hanno somministrato il vaccino ai loro bambini.

La Cina ha iniziato a vaccinare i bambini contro la Dft fin dagli anni ’70 del secolo scorso e ha quasi sradicato queste tre malattie.

Non è chiaro come mai le dosi sono state distribuite prima della verifica dell’Istituto. I vaccini ritirati sono stati prodotti da due ditte: la Changchun Changsheng Biotech, che le ha vendute al Centro governativo di controllo e prevenzione delle malattie; e da un istituto di Wuhan, che fa parte di una ditta statale farmaceutica.

La Cina combatte da decenni contro la corruzione nel mondo della medicina. Lo stesso capo dell’Istituto nazionale della sanità è stato coinvolto con condanne per aver dato licenze per farmaci rivelatisi poi inefficaci o dannosi. Negli anni passati vi sono stati anche scandali legati alle donazioni di sangue infetto da Hiv, di cui però gli uffici governativi garantivano la qualità.

AsiaNews,07 novembre 2017

Continua a leggere: CINA – Richiamati oltre 650mila vaccini: sono inefficaci | Laogai Research Foundation Italia ONLUS

La proposta di Natale: «Piantate un albero nei boschi bruciati invece che portarlo a casa»

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boschi alberi natale

L’iniziativa parte da Claudio Chiarle, segretario generale della Fim-Cisl, ma va sostenuta dalla Regione e dalle istituzioni. Intanto Coldiretti lancia l’allarme: «15 anni per ricostruire i boschi»

Alberi di Natale non nelle case, ma nei boschi. L’idea è semplice e nasce dalla situazione disperata in cui versano le montagne piemontesi dopo gli incendi di queste due settimane: invece che piantare alberi di Natale veri nelle proprie case, i cittadini possono contribuire alla piantumazione degli alberi nei boschi bruciati.

LA PROPOSTA – La proposta è stata avanzata da Claudio Chiarle, segretario generale della Fim-Cisl: «Per il periodo natalizio sostituiamo gli alberi di Natale veri, che di solito seccano un mese dopo, con alberi di Natale simbolici. Ad esempio, un palo in ferro piantato nel vaso con rami fatti da appendini in ferro. Il ferro per ricordare la nostra vocazione prioritaria e essenziale di Città industriale e per ricordare i fusti degli alberi brulli e secchi dei nostri boschi bruciati». Un’iniziativa che per essere davvero efficace andrebbe sostenuta dalla Regione Piemonte e dalle istituzioni locali, che potrebbero fare da tramite con i vivaisti che vendono gli alberi di Natale.

BOSCHI IN PERICOLO – Se è vero che l’emergenza sembra essere rientrata, secondo la Coldiretti gli effetti si vedranno nitidamente nei prossimi anni. Quindici anni. E’ questo il tempo calcolato per ricostruire i boschi distrutti dagli incendi: un danno non da poco sia per l’ambiente che per l’economia, il turismo e il lavoro. Una situazione terribile e triste, soprattutto se si considera che dietro i roghi è stata accertata la mano dell’uomo. L’emergenza è alle spalle, il Piemonte dopo mille difficoltà prova a rialzarsi.

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Toscana, la discarica raddoppia? Per convincere la Regione Pd l’azienda manda il tecnico. Che è vicesindaco di Pisa col Pd

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discarica toscana

ESEMPIO PERFETTO DELLA TRASPARENZA DEL CONFLITTO DI INTERESSI IN CUI SI IMMERGE LA POLITICA ITALIANA

Il caso dell’impianto tra i colli di Volterra della cui chiusura si parla da vent’anni. Ma ora la società vuole conferire un altro milione di tonnellate di rifiuti perché, assicura il sindaco di Pomarance, porta soldi e lavoro. Ma le anomalie (e i possibili conflitti d’interessi) non mancano

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