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Aglio: come riconoscere quello proveniente dalla Cina sbiancato con la candeggina

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aglio

80% dell’aglio venduto in tutto il mondo proviene dalla Cina.

Vista la percentuale potrebbe capitare che possa finire nel nostro piatto se non facciamo la dovuta attenzione.

Una buona parte dell’aglio prodotto in Cina è considerato tossico. Gli agricoltori cinesi infatti, per stimolare ed aumentare la loro produzione, utilizzano prodotti chimici, pesticidi ed effettuano trattamenti sui loro prodotti che in Europa sono severamente vietati.

Teniamo a precisare che i pesticidi purtroppo,vengono utilizzati da moltissime aziende agricole, cinesi e non, anche italiane, ma il trattamento particolare che i cinesi effettuano sul loro aglio è un qualcosa di assurdo.

Trattamento con candeggina

Non si vuole fare di tutta l’erba un fascio, ma è stato dimostrato che buona parte dell’ aglio cinese viene sbiancato artificialmente con la candeggina. Questo perché la candeggina  allontana e uccide gli insetti fungendo da pesticida, e aiuta a rendere più bianco il bulbo dell’ aglio, per questo viene usata dai cinesi per eliminare le macchie di sporco, anche se naturali.

Per non parlare poi dell’ inquinamento e della contaminazione che in Cina sono dei problemi enormi. La Cina infatti è uno dei paesi più contaminati ed inquinati del mondo, sia per quanto riguarda il suolo sia per l’atmosfera.

A causa di ciò il suolo cinese contiene un elevato livello di metalli pesanti, come per esempio piombo, arsenico e cadmio.

Per proteggere la nostra salute sarebbe meglio eliminare questo aglio dalla dieta, per farlo bisogna imparare a riconoscerlo.

Come riconoscere l’aglio cinese

  • Radici e stelo. Se vi trovate di fronte ad un aglio in cui sono stati rimossi radici e stelo, vi è una buona probabilità che provenga dalla Cina. Vista la massiccia esportazione, i cinesi rimuovono radici e stelo dall’aglio da esportare per ridurre il peso e risparmiare spazio e denaro durante la spedizione.
  • Peso. L’aglio cinese contiene una maggiore quantità d’acqua rispetto a quello italiano, quindi risulta essere più leggero.
  • Gusto. L’aglio cinese ha un gusto meno intenso di quello italiano. Inoltre lascia un retrogusto amarognolo quasi metallico.

Fonte

 

Attrice italiana cerca scambio della futura figlia con un maschio su Facebook

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scambio figlia con maschio su facebook

È questo il messaggio che sabato scorso, 3 novembre, Lisa ha pubblicato su un gruppo Facebook dedicato a coppie che hanno intrapreso il percorso della fecondazione assistita, cercando di fatto lo scambio della-figlia con un maschio attraverso Facebook

«Ciao, da tre anni stiamo provando a dare a nostro figlio un fratellino… vogliamo completare la nostra famiglia con un maschio. Abbiamo un embrione femmina di ottima qualità: ovulo di donatrice italiana e sperma anglo-irlandese, da uomo laureato a Yale. A qualcuno interessa uno scambio?».

«COMPLETARE LA FAMIGLIA AD OGNI COSTO»

Lisa (il suo nome, come gli altri, è stato cambiato per ragioni di privacy) è un’attrice italiana di 37 anni con problemi di infertilità che vive negli Stati Uniti, a New York. Al New York Post, che l’ha contattata dopo aver letto il messaggio, ha raccontato di avere preso questa decisione estrema «per mio figlio». Daniel ha 5 anni e chiede insistentemente un fratellino con cui condividere la passione per i Boston Red Sox alla madre, che però ha problemi di infertilità. «Anche mio marito Ray è cresciuto con le sue sorelle e vorrebbe un maschio. È così che vorremmo completare la nostra famiglia».

I COSTI DELLA FECONDAZIONE

E poiché dall’ultimo ciclo di fecondazione le è rimasto solo un embrione femmina, attualmente crioconservato in un centro, ha deciso di affidare a Facebook la sua offerta di scambio. Molti membri del gruppo hanno chiesto al moderatore di rimuovere il messaggio, ritenendolo illegale, ma Lisa si difende: «Ho speso 15 mila dollari in una clinica di Manhattan, ottenendo quattro embrioni. Uno di questi è poi diventato il mio Daniel, che ora però vorrebbe un fratellino. Continua a chiedermi: “Perché io non posso avere un fratellino?”. Non sa quanto sia difficile per me».

scambio  figlia con maschio su facebook

«NON POSSIAMO PERMETTERCI UNA FEMMINA»

Raschiando il fondo del suo conto in banca, Lisa e Ray hanno speso altri 30 mila dollari (per un totale di 45 mila) per ulteriori cicli di fecondazione, ma le cose non sono andate bene: la famiglia ne ha ricavato “solo” un embrione femmina.  Lisa inoltre vive a New York, una città «molto costosa. Abbiamo solo due camere da letto in casa, per cui ha senso per noi avere un altro maschio che possa dormire nella stessa stanza di Daniel. Non possiamo permetterci una femmina, che ci richiederebbe di acquistare una casa più grande: dovremmo trasferirci in Nebraska».

I LEGAMI BIOLOGICI NON CONTANO

Lisa e Ray pagano attualmente 1.000 dollari all’anno per mantenere l’embrione femmina in stato di crioconservazione e dopo aver scartato l’adozione, perché «troppo costosa», hanno pensato di proporre uno scambio a un’altra famiglia. E a chi nel gruppo le ha rinfacciato la facilità con cui è disposta a dar via quell’embrione che è “biologicamente suo”, risponde: «Non fa realmente differenza. Quando porterò in grembo l’embrione del donatore instaurerò un legame».

«MEGLIO SE CON I CAPELLI ROSSI»

Lisa è stata contattata da una donna californiana con un figlio, sposata a un uomo con sei bambini da un precedente matrimonio, e due embrioni maschi crioconservati in un centro di fertilizzazione. Lo scambio potrebbe andare in porto, ma è improbabile per via di diverse complicazioni: «Suo marito non è convinto di un figlio con un patrimonio genetico diverso dal suo». Un’altra donna ha proposto di prendere l’embrione femmina, senza avere però un maschio da scambiare: «No», spiega Lisa. «O un maschio o niente». In realtà, avrebbe anche altre richieste: «Sarebbe meglio se potessi restare incinta entro Natale. E se il bambino potesse avere i capelli rossi, per somigliare a mio figlio». Vendere, comprare e scambiare bambini è illegale negli Stati Uniti. Ma questo non sembra rappresentare un problema per Lisa: «Vogliamo completare la nostra famiglia con un maschio». Ad ogni costo.

Leone Grotti di www.tempi.it

Giocattoli tossici: plastica riciclata con presenza di sostanze chimiche pericolose

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giocattoli tossici

Presenza di sostanze chimiche tossiche in giocattoli, utensili da cucina e altri prodotti in plastica.

Tutto questo emerge dal rapporto “Toxic Loophole. Recycling Hazardous Waste into New Products” in cui Arnika e la Health and Environment Alliance (Heal) chiedono alla Commissione europea il divieto di uso di inquinanti organici.

Dettagli del rapporto

Prodotti sempre più inquinati da sostanze chimiche. Un rapporto allarmante quello pubblicato dalle due organizzazioni non governative che hanno analizzato 430 prodotti commercializzati nei paesi dell’Unione europea.

Il 25% di essi contiene bromo e antimonio che provengono da rifiuti elettronici, sono contenuti nella plastica riciclata e vengono usate come ritardanti di fiamma. Sostanze che interferiscono secondo gli esperti nel corretto funzionamento della tiroide, che possono causare deficit neurologici e di attenzione nei bambini.

guida giocattoli

La pubblicazione del rapporto coincide con un voto cruciale al Parlamento europeo per stabilire e rivalutare le esenzioni dal riciclaggio per i POP (inquinanti organici persistenti) nei rifiuti e con la revisione da parte della Commissione europea dei limiti di rifiuti. Entrambe le decisioni determineranno se materiali di scarto tossici, come i rifiuti elettronici contenenti ritardanti di fiamma bromurati, saranno ammessi nella plastica riciclata.

Siti di raccolta del materiale analizzato

La ricerca è stata condotta da Arnika, HEAL e IPEN. Sono stati raccolti campioni nei seguenti paesi: Stati membri dell’Unione europea (Austria, Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Spagna e Svezia) e nei paesi dell’Europa centrale e orientale (Albania, Armenia, Bielorussia, Bosnia ed Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Russia e Serbia) tra aprile e luglio 2018.

Giocattoli e accessori in plastica tossici

Lo studio, come dicevamo, ha analizzato 430 prodotti tra giocattoli di plastica per bambini, accessori per capelli e utensili da cucina acquistati in 19 paesi europei.

109 (25%) avevano livelli elevati di bromo e soprattutto secondo le analisi non avrebbero rispettato il regolamento UE sui POP.

“La nostra ricerca ha trovato sostanze chimiche ritardanti di fiamma chiamate PBDE e HBCD nella stragrande maggioranza dei campioni analizzati. Questo è preoccupante in quanto queste due sostanze chimiche sono tra le 28 sostanze chimiche più pericolose del pianeta. L’unico modo per proteggere le persone dalle sostanze chimiche pericolose nei rifiuti elettronici riciclati consiste nel chiudere la scappatoia di riciclaggio”, ha detto l’autrice dello studio principale Jitka Strakova”.

Entrambe le sostanze sono inserite nella lista dei Persistent Organic Pollutants stabilita dalla Convenzione di Stoccolma e per questo sono vietati nella fase di produzione in tutti i paesi dell’Unione europea. Nello specifico, i PBDE sono un gruppo di ritardanti di fiamma chimici presenti negli involucri e nell’isolamento dei cavi di vecchie apparecchiature elettroniche ed elettrodomestici e mentre gli HBCD si trovano nel polistirene e plastica per l’elettronica e le automobili.

I ricercatori chiedono, dunque, di garantire che le materie plastiche riciclate soddisfino gli stessi standard delle nuove materie plastiche.

“Nessuno darebbe consapevolmente ai bambini rifiuti tossici con cui giocare. Attualmente l’UE consente esenzioni in modo che alcuni dei materiali più pericolosi della plastica possano essere riciclati”, ha detto Genon Jensen , co-autore dello studio.

“I consumatori non sanno che i nuovi prodotti fatti di plastica riciclata possono contenere sostanze chimiche pericolose già bandite da molto tempo. L’Ue dovrebbe creare la massima trasparenza e tracciabilità delle sostanze chimiche”, ha dettoManuel Fernández ,l’esperto chimico di BUND – Friends of the Earth Germany.

Controllo delle materie plastiche

Secondo le ong, oltre a controlli più severi, una delle soluzioni potrebbe essere quella della pulizia delle materie plastiche riciclate, in modo che quelle contenenti PBDE siano classificate come rifiuti POP e trattate come tali. Ciò significa separare e decontaminare la plastica dai rifiuti elettronici.

“I consumatori non sanno che i nuovi prodotti fatti di plastica riciclata possono contenere sostanze chimiche pericolose già bandite da molto tempo. L’Ue dovrebbe creare la massima trasparenza e tracciabilità delle sostanze chimiche”, ha detto Manuel Fernández ,l’esperto chimico di BUND – Friends of the Earth Germany.

Fonte articolo

Poliomelite: paralizzata a seguito del vaccino vince la causa ma il Ministero non paga

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poliomelite
A seguito della vaccinazione diventa poliomelitica, vince la causa e ottiene dal Tribunale di Roma un’ingiunzione di pagamento al Ministero della Salute, il quale si è opposto citandola a giudizio.

Poliomelite in seguito a vaccino vince la causa

La sentenza è a favore della donna ma i soldi continuano a non arrivare. Eppure c’è la legge che parla chiaramente, la n. 210 del 1992 dice che chiunque abbia riportato delle lesioni o delle infermità a causa delle vaccinazioni obbligatorie (che sia per legge o per ordinanza) di una autorità sanitaria italiana, e a causa di ciò abbia riportato una menomazione permanente della integrità psico – fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato.

Danneggiati da vaccino legge n.210 del 1992

Il motivo? «Dal Ministero ci riferiscono che non hanno a disposizione il personale per fare i conteggi» – spiega l’avvocato Renato Mattarelli del foro di Latina, specializzato in questa materia, che ha seguito la singolare vicenda di  Maria Clementini, 60 anni, romana, affetta da poliomelite che le ha paralizzato una gamba dopo il vaccino anti-polio somministrato a Tivoli, a pochi mesi dalla nascita.

ministero della salute

Dopo la legge 210 del ’92 – in favore dei soggetti danneggiati da vaccinazioni e trasfusioni di sangue infetto – Maria ha chiesto di avere l’indennizzo previsto, ma dopo una prima concessione il Ministero ha revocato il provvedimento in autotutela. Nel 2013 è partita l’ingiunzione di pagamento, oggi la sentenza che intima il pagamento di  circa 150.000,00 euro di arretrati e 800 euro al mese per tutta la vita, non trova applicazione.

Vaccinazioni obbligatorie

«La legge prevede  che – se un cittadino è obbligato dalla legge a vaccinarsi  e in conseguenza di questa ubbidienza per il bene della salute collettiva riceve un danno – spiega l’avvocato – deve essere indennizzato dallo Stato che non può, da una parte, imporre un obbligo di vaccinazione e poi, dall’altra parte, lavarsene le mani quando da ciò derivi una patologia».


La donna, divorziata e con due figlie, una delle quali affetta da una seria patologia, ha fra l’altro bisogno di quella somma proprio per la sua situazione familiare e a  60 anni dalla vaccinazione  che le ha causato la paralisi non riesce ancora ad avere giustizia.

Serpente esce dal Muro del pianto. Per i siti israeliani significa che il Messia sta tornando

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Può la semplice apparizione di un serpente su un muro generare entusiasmi religiosi e politici? Sì, se quel muro è il Muro del pianto. Da qualche tempo, del resto, la città di Gerusalemme ha ritrovato una sua centralità non solo in senso politico, con la volontà di Israele di spostare lì la capitale, malgrado il sito sia sacro ad altre due religioni, ma anche profetico. Le due cose, peraltro, tendono sempre più, e in modo inquietante, a fondersi.

Qualche mese fa avevamo documentato gli entusiasmi israeliani per l’apparizione di un vitello rosso, il cui sacrificio coinciderebbe con la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme e addirittura con la venuta dei tempi messianici. A gennaio, poi, era stato trovato nei pressi del Muro del Pianto un sigillo di argilla di 2700 anni, con un’iscrizione in ebraico antico che recitava “Leshar-Ir”, ovvero “Al governatore della città”. Solo l’Antico Testamento, finora, menzionava tale funzione. La scoperta, quindi, confermerebbe la versione biblica circa l’antico assetto amministrativo di Gerusalemme.

Ora, sempre da Gerusalemme, arriva un altro evento apparentemente banale, che tuttavia sta eccitando gli animi più inclini a un certo messianismo. Mercoledì sera, infatti, è stato scoperto un serpente che strisciava attraverso le fessure tra le pietre del muro occidentale di Gerusalemme.

Le interpetazioni dei religiosi all’evento del serpente

Un esperto di rettili, chiamato per liberare il luogo sacro dall’animale, si è arrampicato e ha preso il serpente, che del resto è innocuo per l’uomo e probabilmente era solo in cerca di un nido di piccioni per nutrirsi delle loro uova.

Su internet, però, c’è chi ha letto l’episodio in una chiave particolare. Un blogger in lingua ebraica ha osservato che il serpente ha fatto la sua apparizione a Gerusalemme durante un’elezione per il sindaco molto combattuta, collegandola alla distruzione del Secondo Tempio. “Il serpente è apparso durante questo periodo di dispute e divisioni nel sito del Tempio che è stato distrutto a causa dell’odio diffuso e della divisione”, ha detto. Un altro sito ha sostenuto che l’apparizione potesse essere un segno di buon auspicio. Lo Zohar (la base del misticismo ebraico) spiega che l’inclinazione al male, personificata dal serpente nell’Eden, comparirà nei giorni precedenti al ritorno del Messia.

 

Giorgio Nigra – da Il primatonazionazale.it

Le Super-Banche di Wall Street si stanno comprando tutta l’acqua del mondo

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banche comprano acqua del mondo
Di Jo-Shing Yang
Si sta accelerando una tendenza preoccupante: le banche di Wall Street e i multimiliardari dell’elite stanno acquistando l’acqua in tutto il mondo ad un ritmo senza precedenti.
Note mega-banche e colossi d’investimento come Goldman Sachs, JP Morgan Chase, Citigroup, UBS, Deutsche Bank, Credit Suisse, Macquarie Bank, Barclays Bank, the Blackstone Group, Allianz, e HSBC Bank, tra le altre, stanno consolidando il loro controllo sull’acqua. Anche magnati come T. Boone Pickens, l’ex presidente George H.W. Bush e la sua famiglia, Li Ka-shing di Hong Kong, Manuel V. Pangilinan delle Filippine e altri stanno comprando migliaia di ettari di terreno con falde acquifere, laghi, diritti di sfruttamento, aziende di erogazione, azioni in compagnie di ingegneria e tecnologia dell’acqua.
Le seconda tendenza preoccupante è che, mentre i nuovi baroni stanno comprando l’acqua in tutto il mondo, i governi stanno rapidamente limitando la capacità dei cittadini di procurarsela autonomamente (come evidenziato dal noto caso di Gary Harrington, nell’Oregon, dove lo stato ha criminalizzato la raccolta dell’acqua piovana in tre laghetti situati sulla sua proprietà privata, accusandolo di 9 imputazioni e condannandolo a 30 giorni di prigione).
Mettiamo questa criminalizzazione in prospettiva:
Il miliardario T. Boone Pickens possiede più diritti di sfruttamento dell’acqua di qualsiasi altro individuo in America, potendo sfruttare circa 250 miliardi di litri l’anno. Ma l’ordinario cittadino Gary Harrington non può raccogliere l’acqua piovana sui suoi 68 ettari di terreno. (ndr anche da noi misure in vista, vedi qui e qui )
E’ uno strano Nuovo Ordine Mondiale quello in cui i multimiliardari e le banche possono possedere falde acquifere e laghi, ma i comuni cittadini non possono neanche raccogliere l’acqua piovana o la neve disciolta nei loro cortili dietro casa.
“L’acqua è il petrolio del 21° secolo.” Parola di Andrew Liveris, amministratore delegato dell’azienda chimica Dow.
[…] Solo negli USA, l’acqua è un’industria da 425 miliardi di dollari. Nella sua conferenza annuale sui “Cinque rischi principali”, la Goldman Sachs ha affermato che una scarsità d’acqua potrebbe essere, per l’umanità del 21° secolo, una minaccia più grave di quella di cibo e d’energia. Nel 2012 la Goldman Sachs ha comprato l’azienda Veolia, che eroga l’acqua a 3 milioni e mezzo di cittadini in Inghilterra sudorientale. Nel 2003, insieme al gruppo Blackstone e ad Apollo Management, aveva acquistato Ondeo Nalco, azienda leader nella depurazione dell’acqua, con 10.000 addetti in 130 paesi.
Nel 2008, sempre la Goldman Sachs ha investito, insieme ad altri fondi, 50 milioni di dollari nella China Water & Drinks, azienda leader tralaltro nella produzione e distribuzione di acqua in bottiglia in Cina. Poiché la Cina soffre di una delle peggiori carenze d’acqua in Asia, il suo settore delle acque in bottiglia è quello che sta crescendo più velocemente al mondo, e sta vedendo profitti enormi.
[…] Il maggiore economista di Citigroup, Willem Buitler, nel 2011 disse che “L’acqua diventerà il bene più importante, di gran lunga più del petrolio, del rame, delle risorse agricole e dei metalli preziosi.”
[…] Nello specifico, una delle opportunità lucrative è la fratturazione idraulica (fracking), in quanto genera una grandissima domanda d’acqua e servizi correlati. Ogni pozzo richiede dai 10 ai 20 milioni di litri d’acqua, l’80% della quale non può essere riutilizzata perché è 10 volte più salata dell’acqua di mare. Citigroup raccomanda ai proprietari di diritti di sfruttamento dell’acqua di venderla alle compagnie di fracking anziché agli agricoltori, perché l’acqua per il fracking può essere venduta ad un prezzo 60 volte più alto di quella per l’agricoltura.
[…] La famiglia Bush, nel 2005 e 2006, ha comprato 1.200 km quadrati di terreno alla frontiera tra Bolivia, Brasile e Paraguay. Il terreno si trova sulla falda acquifera più grande del mondo, dal volume di circa 40.000km cubi. Si stima che questa riserva sotterranea potrebbe rifornire il mondo intero d’acqua potabile per 200 anni.
[…] Sfortunatamente, la corsa alla privatizzazione dell’acqua è inarrestabile: molti stati hanno difficoltà finanziarie e non sono più in grado di mantenere e aggiornare le loro aziende di erogazione. Di fronte alle offerte di milioni di dollari da parte di Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Citigroup, UBS, ecc., città e stati avranno molta difficoltà a rifiutare le privatizzazioni.
Le multinazionali e le banche di Wall Street avevano preparato e atteso questo momento da anni.

Fukushima, il Telegraph: “Giappone pronto a sversare in mare un milione di tonnellate di liquido radioattivo”

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fukushima radiazioni

L’acqua che salvò il Giappone da una catastrofe nucleare dopo il terremoto e lo tsunami che nel 2011 danneggiarono la centrale di Fukushima, oggi è una bomba a orologeria. Secondo un’inchiesta del quotidiano britannico The Telegraph, a sette anni dall’incidente Tokyo è pronta per sversare nell’Oceano Pacifico più di un milione di tonnellate di liquido altamente radioattivo, attualmente immagazzinato in 900 serbatoi. Solo di recente l’operatore della centrale, la Tokyo electric power company, ha dovuto ammettere i livelli di contaminazionedell’acqua e alcune falle nel sistema di depurazione utilizzato ma, secondo il quotidiano, si tratta di una verità che anche il governo giapponese conosceva da tempo. A svelare alcuni retroscena è stata una fonte del governo giapponese. Ora, però, c’è il fattore tempo a remare contro. Perché il Giappone sta esaurendo lo spazio per immagazzinare l’acqua venuta a contatto con il combustibile sfuggito a tre reattori nucleari danneggiati all’interno della centrale. Il quotidiano ha potuto anche visionare alcuni documenti che confermano quanto rivelato dalla fonte. Il piano di Tokyo ha scatenato una violenta reazione da parte di residenti locali e organizzazioni ambientaliste, ma anche daCorea del Sud e Taiwan che temono che l’acqua contaminata arrivi sulle loro coste.

UNA BOMBA A OROLOGERIA – Dopo l’incidente provocato l’11 marzo 2011 dal terremoto e poi dallo tsunami, l’operatore della centrale, la Tepco, con il sostegno del governo iniziò a pompare milioni di litri di acqua nei reattori per mantenerli freschi. In seguito, 160 tonnellate di acqua al giorno furono utilizzate per il combustibile fuso. L’acqua contaminata contenuta nei serbatoi è un mix fra quella pompata per raffreddare i reattori e quella sotterranea che scorre dentro i reattori nel suo corso, dalle colline intorno alla centrale verso l’oceano. Nel 2015 è iniziato, tra le proteste dei pescatori, lo sversamento in mare dell’acqua di falda radioattiva. Prima però, secondo quanto dichiarato dalla Tepco, l’acqua di falda doveva essere filtrataattraverso il sistema advanced liquid processing progettato da Hitachi, che avrebbe dovuto rimuovere sostanze radioattivecome lo stronzio e il cesio, ma che nulla può – per ammissione della stessa Tepco – contro il trizio, un isotopo radioattivo dell’idrogeno.

QUALCOSA NON TORNA – La Tepco ha dichiarato fino a poco tempo fa che l’unico elemento radioattivo presente nelle cisterne era, appunto, il trizio e sarebbe pericoloso solo in grandi quantità. A settembre scorso, poi, qualcosa è cambiato. La Tepco ha ammesso che l’acqua radioattiva racchiusa nelle vasche di contenimento all’interno dell’impianto necessita di ulteriori trattamenti di purificazione, prima di poter essere rilasciata nell’oceano. Non solo. “Se il processo di decontaminazione è in grado di rimuovere gran parte delle impurità radioattive eccetto il trizio, secondo gli esperti sicuro solo in piccole dosi, ulteriori studi – ha spiegato la Tepco solo poche settimane fa – hanno rivelato che oltre l’80% delle 920mila tonnellate di acqua accatastata nei grossi recipienti racchiude un ammontare di sostanze radioattive che eccedono i limiti consentiti dalla legge per la salvaguardia dell’ambiente”. Lo stesso operatore ha dichiarato che i livelli di stronzio 90 trovati in 65mila tonnellate di acqua passata attraverso il sistema di depurazione sono oltre 100 volte superiori ai livelli consentiti dalla legge. Secondo il quotidiano britannico si tratta di una verità di cui operatore e governo erano già a conoscenza da tempo. The Telegraph riporta, infatti, alcuni documenti consultati che dimostrano come questo sistema non abbia affatto eliminato altri elementi radioattivi, tra cui iodio, rutenio, rodio, antimonio, tellurio, cobalto e anche lo stronzio. Nessun commento né da Hitachi, né dal governogiapponese.

IL PIANO DEL GIAPPONE E LE SUE CONSEGUENZE – Nel frattempo, però, quest’acqua contaminata continua ad accumularsi e il Giappone sarebbe per questo pronto a sversarne 1,09 milioni di tonnellate nell’Oceano Pacifico. E, a proposito di trizio, la comunità scientifica ha già espresso i suoi timori, perché lo sversamento non riguarda piccole quantità, ma un’enorme mole di acqua che potrebbe avere effetti devastanti, anche sulla contaminazione dei prodotti ittici. Shaun Burnie, uno specialista nucleare di Greenpeace, contesta le affermazioni di Tepco sul trizio. “Le sue particelle beta all’interno del corpo umano sono più dannose della maggior parte dei raggi X e dei raggi gamma” ha detto. “La presenza di stronzio 90 nelle cisterne è poi una minaccia per chiunque consumi pesce in Giappone” scrive il quotidiano. Le specie più piccole, infatti, possono immagazzinare nelle ossa alte quantità di questa sostanza, che se ingerita dagli esseri umani può causare cancro e leucemia. Mentre The Telegraph ha ricordato anche i dati riportati da Kahoko Shinpo, un quotidiano giapponese locale, riguardo ad alcuni rilevamenti: “I livelli di iodio 129 e rutenio 106 hanno superato i livelli imposti dalla legge in 45 campioni su 84 nel 2017”. Anche in questo caso si tratta di sostanze che possono causare il cancro.

 

articolo originale su www.ilfattoquotidiano.it

Ponte Morandi: “Aspi sapeva del degrado ma non ridusse traffico. Utenti ‘usati’ per monitorare”

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ponte morandi

L’utenza del Ponte Morandi è stata “utilizzata, a sua insaputa, come strumento per il monitoraggio dell’opera” da parte di Autostrade. Perché “pur a conoscenza di un accentuato degrado” delle parti portanti del viadotto, la concessionaria “non ha ritenuto di provvedere, come avrebbe dovuto, al loro immediato ripristino” e per di più “non ha adottato alcuna misura precauzionale a tutela” degli automobilisti che transitavano sul viadotto della A10, crollato il 14 agosto provocando 43 morti.

Problemi “minimizzati e celati” – Le conclusioni dellacommissione ispettiva del Mit sono durissime nei confronti di Autostrade che “non si è avvalsa (…) dei poteri limitativi e/o interdittivi regolatori del traffico sul viadotto (…)” e non ha “eseguito conseguentemente tutti gli interventi necessari per evitare il crollo verificatosi”. E, secondo gli ispettori del ministero delle Infrastrutture, Autostrade “minimizzò e celò” allo Stato “gli elementi conoscitivi” che avrebbero permesso agli organi di vigilanza di dare “compiutezza sostanziale ai suoi compiti”.

Valutazione di sicurezza? “Documento non esiste” –Simbolico il caso della valutazione di sicurezza del viadotto richiesta durante l’indagine della commissione: “Non esiste, non essendo stata eseguita la valutazione di sicurezza del viadotto Polcevera”, si legge nelle 250 pagine di relazione pubblicate integralmente sul sito del Mit. La commissione “ha ribadito la propria richiesta” il 31 agosto e “ha appreso che, contrariamente a quanto affermato nella comunicazione del 23 giugno 2017 della Società alla struttura di vigilanza, tale documento non esiste“, scrivono il coordinatore Alfredo Mortellaro e gli altri 5 ispettori Gianluca IevolellaFrancesco LombardoCamillo Nuti e Ivo Vanzi. La valutazione, si legge nella relazione datata 14 settembre, “doveva essere conclusa entro il 31 marzo 2013” in base a un’ordinanza della presidenza del Consiglio del 2003. Un documento definito di “centrale importanza” anche ai fini di prevenzione “di superamento degli stati limite ultimi (e quindi dei collassi)”.

Dichiarazioni di Aspi “incoerenti” – La ricostruzione, scrivono i commissari, è stata “confermata” di fatto da Autostrade “allorché ha trasmesso “esclusivamente scheda sinteticadell’opera” e una nota nella quale afferma che “all’epoca (…) il viadotto ricadeva in zona sismica 4 e pertanto è stata redatta la “scheda di sintesi livello 0” (…) e non sono state fatte le verifiche sismiche previste in via prioritaria per le opere ricadenti in zona sismica 1 e 2″. Secondo la Commissione ispettiva, “quanto affermato dalla Società , da un lato, nuovamente incoerente” con la comunicazione del 2017 e “incoerente” anche rispetto a quanto previsto dall’ordinanza della presidenza del Consiglio “poiché esse richiedevano, entro il 31 marzo 2013, di effettuare le valutazione di sicurezza anche sulle opere d’arte strategiche o rilevanti ancorché ricadenti nelle zone sismiche 3 e 4″.

Messa in sicurezza era “improcrastinabile” – Ad avviso degli ispettori ministeriali, inoltre, nel progetto esecutivo di Autostrade per la manutenzione del ponte Morandi sono contenuti “valori del tutto inaccettabili, cui doveva seguire, ai sensi delle norme tecniche vigenti, un provvedimento di messa in sicurezza improcrastinabile” e invece “dalle informazioni a disposizione di questa Commissione non fu assunto alcun provvedimentocon tali caratteristiche”. Inoltre, aggiunge, “di tale informazione di evidente enorme importanza non era a conoscenza” il personale dirigenziale Aspi.

Misure di Autostrade “inappropriate” – Le misure adottate da Autostrade per la prevenzione del viadotto Polcevera, sostengono i commissari, “erano inappropriate e insufficienticonsiderata la gravità del problema”. Gli uomini guidati dall’ingegner Mortellaro sottolineano poi che la concessionaria “era in grado di cogliere qualitativamente l’evoluzione temporale dei problemi di ammaloramento, ma con enormi incertezze. Tale evoluzione, ormai già da anni, restituiva un quadro preoccupante, e incognito quantitativamente, per quanto concerne la sicurezza strutturale rispetto al crollo”. Da qui, commentano i commissari, “emerge una irresponsabile minimizzazione dei necessari interventi, perfino anche di manutenzione ordinaria“.

Germania: parte il primo a treno del mondo ad idrogeno e che emette solo vapore

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Dopo un era di treni a diesel, e’ partito il primo treno del mondo che va ad idrogeno e che emette solo
vapore.

I treni sono blu e sono chiamati Coradia iLint, costruiti dalla francese Alstom, e scorrazzano lungo un tracciato di 100km fra le citta’ di Cuxhaven, Bremerhaven, Bremervoerde e Buxtehude nel nord del paese. La velocita’ massima e’ di 140 chilometers all’ora.

E’ solo l’inizio, la Alstom e’ pronta per la consegna di altri 14 treni in Bassa Sassonia da qui al 2021. Altri stati tedeschi hanno espresso le stesse ambizioni.

Come funzionano?

Ci sono a bordo “fuel cells” che producono elettricita’ grazie all’idrogeno e all’ossigeno, l’energia in eccesso viene stoccata in una batteria al litio a bordo al treno. Una tanica di idrogeno e’ sufficente per mille chilometri, del tutto simile ai treni a diesel.

Ovviamente l’investimento iniziale e’ maggiore per un treno a idrogeno, ma sul lungo andare e’ piu’ economico in termini di manutenzione e di costi di alimentazione.

In Francia il governo pianifica di far partire il primo treno ad idrogeno nel 2022.

Arrivano altri ordini da altri paesi, con interesse espresso da UK, Olanda, Danimarca, Norvegia, Canada e pure dall’Italia.

E’ tutto bellissimo.

Una cosa voglio aggiungere: cerco di non parlare mai di destra e sinistra su questo blog, perche’ lo scopo e’ l’ambiente, il petrolio, l’aria pulita e quelli non hanno bandiere. E allo stesso tempo, quando c’e’ da attaccare sfruttatori di qualsiasi genere non mi interessa di che partito siano.

Pero’: so che l’Italia e’ capace di creativita’, buona volonta’, voglia di fare? Io spero che il governo attuale, fatto di persone per lo piu’ nuove, sia capace di creare le condizioni di snellezza ed efficenza affinche’ una Alstom, una Tesla, possano un giorno fiorire anche in Italia, fatte da italiani, per il bene dell’Italia.

https://dorsogna.blogspot.com

Appello di 170 scienziati: «Sospendete il wireless 5G»

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5G

Sono 170 gli scienziati indipendenti che hanno chiesto alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute per i cittadini europei. Con il sostegno dell’associazione AMICA, Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale.

I primi firmatari dell’appello sono stati Rainer Nyberg, EdD, proferrore emerito della Åbo Akademi in Finlandia, Lennart Hardell, docente al Dipartimento di Oncologia dellafacotà di medicina di Orebro in Svezia. Poi sono seguite le firme di altre decine e decine di scienziati. L’appello chiede alle istituzioni dell’Unione Europea di bloccare lo sviluppo della tecnologia 5G in attesa che si accertino i rischi per la salute per i cittadini europei. E lo fa con il pieno sostegno dell’associazione AMICA  , l’Associazione per le Malattie da Intossicazione Cronica e/o Ambientale che da anni si batte su questo fronte.

La pericolosità dei campi elettromagnetici

«Serviranno molte nuove antenne con un’implementazione su larga scala che in pratica si tradurrà in un’installazione di antenne ogni 10-12 case nelle aree urbane, aumentando così in modo massiccio l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici  – dicono gli scienziati – Con “l’uso sempre più intensivo delle tecnologie senza fili” nessuno potrà evitare di essere esposto perché, a fronte dell’aumento di trasmettitori della tecnologia 5G (all’interno di abitazioni, negozi e negli ospedali) ci saranno, secondo le stime, “da 10 a 20 miliardi di connessioni” (frigoriferi, lavatrici, telecamere di sorveglianza, autovetture e autobus autoguidati, ecc.) che faranno parte del cosiddetto “Internet delle Cose”. Tutto questo potrà causare un aumento esponenziale della esposizione totale a lungo termine di tutti i cittadini europei ai campi elettromagnetici da radiofrequenza».

www.terranuova.it