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Il vice sindaco di Bari denuncia la mazzetta e manda in galera i corruttori

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Quando era numero due della giunta di Acquaviva delle fonti, nel 2015 Austacio Busto ricevette da un imprenditore una mazzetta di 5mila euro in cambio di un favore per un appalto. Lui prese i soldi, raccontò l’accaduto al sindaco e insieme andarono a denunciare il fatto ai carabinieri. Oggi, dopo gli arresti, dice a ilfattoquotidiano.it: “Non è stato facile, ma oggi posso guardare a testa alta i miei figli”. E aggiunge: “Mi sono dimesso dal Pd nel 2009 perché non c’era più nulla di sinistra in quel partito”

Sono le 19 di un giorno d’autunno del 2015. L’appuntamento è nel garage di Tommaso Procino (Apulia srl). “Era una giornata familiare un po’ particolare – racconta l’ex vice sindaco di Acquaviva delle Fonti, Austacio Busto, oggi assessore ai Lavori pubblici – Mi ha detto che doveva darmi una cosa. Per me era normale incontrarlo perché quella società aveva vinto una gara di appalto durante la precedente amministrazione. L’ho raggiunto. Mi ha consegnato una busta. All’inizio l’ho presa senza pensarci. L’ho lasciata in auto e ho raggiunto i miei figli. Solo dopo averli messi a dormire, ho preso la busta e l’ho aperta: c’erano 5mila euro in contanti in quella busta”.

È questo il punto di partenza dell’inchiesta – condotta dai carabinieri e dalla guardia di finanza – che ha portato a undici arresti, in due filoni differenti ma con un punto in comune: le mazzette. Una storia di intermediari, imprenditori e politici corrotti, assieme a dirigenti comunali. La mosca bianca è il vicesindaco di Acquaviva, Austacio Busto, 52 anni, che rinuncia alla tangente e denuncia l’accaduto. E oggi ripercorre quella giornata a ilfattoquotiano.it: “Ho subito telefonato al sindaco (Davide Carlucci, ndr). Gli ho raccontato quanto accaduto e siamo andati in caserma dai carabinieri per sporgere denuncia. In lacrime – racconta – ho detto agli investigatori che non mi interessava di me, ma che avrebbero dovuto garantire massima sicurezza alla mia famiglia“.

L’esperienza politica di Busto – nato in Svizzera ma come lui afferma “italianissimo” – comincia nel 1993, quando viene nominato ad Acquaviva assessore alle Politiche giovanili in una giunta di sinistra. “La mia esperienza è durata qualche mese, deluso dalle dinamiche del partito, ho deciso di dimettermi“. Poi ci riprova: dal 2001 al 2005 è segretario dei Democratici di sinistra del suo paese. Collabora anche alla creazione del nuovoPartito democratico, ma nel 2009 lascia. Il motivo? “Non c’era più nulla di sinistra in quel partito”. Deciderà di candidarsi in una lista civica nel 2013, momento in cui viene nominato vice sindaco con delega ai Lavori pubblici. Il clima politico continua a non essere disteso. La vecchia dirigenza del Pd che aveva appoggiato la lista civica di Carlucci e Busto, diventa la minoranza. Ad Acquaviva il Partito democratico in pochi mesi passa da 70 iscritti a 700. In tutti i modi i nuovi vertici locali dei dem cercano di ostacolare la giunta. Senza sapere, però, che nel frattempo le indagini – partite dalla prima denuncia di Busto – vanno avanti e quindi è necessario che ognuno rimanga al proprio posto. Busto rinuncia alla carica di vicesindaco, ma prosegue come assessore.

In questi momenti di “crisi politica”, riceve una seconda telefonata. Stavolta dall’imprenditore Salvatore Fatigati che vuole vincere – a tutti i costi – la gara per la costruzione del nuovo teatro comunale. Gli promette 20mila euro. Busto – consapevole che ci sono gli investigatori ad ascoltare – prende tempo. L’imprenditore non vuole aspettare: trova “nuovi amici” negli uffici tecnici e vince la gara. Infine c’è la terza tangente, stavolta consegnata: devono proseguire i lavori per l’ampliamento della rete di acqua reflua e il Comune di Acquaviva riceverà 2milioni di euro. In una busta, Busto riceverà 2mila euro. Le prove sono sufficienti e i carabinieri procedono con gli arresti. L’incubo è finito.

Oggi l’ex vice-sindaco, guardato sempre con diffidenza dalla cittadinanza viene inondato di messaggi di vicinanza e di riconoscenza. “La gente – dice – ha bisogno ancora di buoni esempi“. E precisa: “È molto più facile dare giudizi dalla tastiera: denunciare una tangente non è facile. Io l’ho fatto perché non avrei più potuto guardare i miei figli come oggi posso fare”. Tanti messaggi ricevuti, quindi. Tanti, tranne che dalla nuova dirigenza del Partito democratico di Acquaviva che a – lungo – aveva voluto farlo fuori. Senza dimenticare che uno degli arrestati, Roberto Ottorino Tisci, vicesegretario del Pd del comune, ha gestito il comitato elettorale di Giovanni Giannini, poi diventato assessore ai Lavori pubblici della Regione Puglia e oggi dimessosi dopo la notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati.

“Dobbiamo provare a creare un fronte dell’onestà che vada al di là dei partiti politici” dice invece il sindaco Davide Carlucci. “Abbiamo tentato di fare una battaglia corpo a corpo con persone e interessi e l’abbiamo vinta. Ora dobbiamo proseguire in questo senso”. Carlucci specifica che i suoi alleati, quelli del vecchio fronte del Partito democratico, fossero tutti contro “Tisci e i suoi”. Certo in questa vicenda molto politica, bisognerebbe chiedersi come un partito con 70 iscritti se ne ritrovi 700 in pochi mesi. Prima ancora se lo dovrebbero chiedere i dirigenti del partito regionale. L’inchiesta giudiziaria diventa quindi un boomerangall’interno del Pd che – almeno nel Comune di Acquaviva – ha dimostrato di avere molte ombre. Ombre che nessuno ha visto, almeno fino ad ora.

www.ilfattoquotidiano.it

 

 

Il record dell’India: 66 milioni di alberi piantati in dodici ore

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Dodici ore e un milione e mezzo di volontari. Sono questi i due ingredienti che hanno permesso all’India di registrare l’ennesimo record mondiale: 66 milioni di nuovi alberi piantati in mezza giornata. Il risultato — certificato dal «Guinness dei primati» — è stato raggiunto nello stato di Madhya Pradesh domenica 2 luglio. A prendere parte all’evento casalinghe e studenti, bambini e amministratori locali. Risultato: 66 milioni e 750 mila piante hanno trovato un nuovo terreno dove crescere. Shivraj Singh Chouhan, il primo ministro dello Stato, ha commentato su Twitter: «Sono orgoglioso di condividere con voi la notizia: gli abitanti del Madhya Pradesh hanno piantato con successo 6,63 crore (l’unità del sistema indiano che corrisponde alle decine di milioni) di alberelli». Sempre in India, nel luglio 2016, si era registrato un primato simile con la piantumazione di 50 milioni di alberi in circa un giorno, nello stato dell’Uttar Pradesh (nella foto da Facebook due ragazzi piantano alberi sulla collina di Degguradiya nella città di Indore, nello stato indiano
del Madhya Pradesh)

Un evento unico, in un Paese che risente degli effetti del cambiamento climatico: dai ghiacciai dell’Himalaya, che non riescono più a garantire l’acqua necessaria al sistema agricolo, a Nuova Delhi immersa nell’inquinamento. A farne le spese, ricordava nel gennaio scorso Oswald Gracias, arcivescovo di Bombay, «sono le donne, i poveri, i più vulnerabili». La riforestazione di ampie aree è una delle strade per contrastare il fenomeno: garantisce l’aumento della capacità di stoccaggio di carbonio, oltre ai tradizionali benefici che una maggiore copertura forestale comporta come la riduzione delle temperature. In occasione della conferenza di Parigi, il Paese si era impegnato ad aumentare il verde con 95 milioni di alberi piantati entro il 2030, investendo 6,2 miliardi di dollari

COMUNICATO STAMPA VACCINI : Interrogazione a prime firme Dirindin e Lo Moro su possibile conflitto di interesse

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vaccini in parlamento

Non è il primo caso di possibile ( nel precedente caso quantomai palese ) conflitto di interessi nel contesto del decreto legge 73/2017 sui vaccini obbligatori.

Con un’articolata interrogazione con risposta orale in Commissione, sottoscritta dai senatori del gruppo articolo1 Mdp (prime firmatarie Dirindin e Lo Moro), si chiedono al Presidente del Consiglio e al Ministro della Salute chiarimenti sulla delicata situazione venutasi a creare.

A seguito del consistente finanziamento effettuato dalla Merck Sharp & Dohme, una delle maggiori aziende farmaceutiche del mondo, leader nella lotta contro le malattie prevenibili con vaccinazione, a favore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma per la chiamata diretta di un professore di prima fascia nel settore scientifico Igiene generale e applicata della Facoltà di Medicina e Chirurgia.

L’Università Cattolica vede fra i propri autorevoli componenti il prof. Walter Ricciardi, direttore dell’Istituto di Sanità pubblica fino al 2015 ed ora presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, ISS, l’organo tecnico-scientifico del Servizio sanitario nazionale. L’ISS ha svolto un ruolo significativo nella predisposizione del Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale 2017-2019, in particolare all’interno del Gruppo di lavoro interistituzionale “Strategie Vaccinali”, mentre il prof Ricciardi ha svolto un ruolo attivo di supporto tecnico-scientifico nella predisposizione del decreto legge 73/2017 sui vaccini, in corso di esame al Senato,e nella valutazione degli emendamenti al primo articolo dello stesso.

Gli interroganti, si rivolgono al Governo per sapere, in particolare, “se non si ritiene che, in una materia così delicata come quella della obbligatorietà delle vaccinazioni ed in un contesto così difficile come quello che si sta creando in relazione alle esitazioni vaccinali, sarebbe stato opportuno evitare, almeno la coincidenza temporale, di ogni possibile situazione di interessi in conflitto (ancorché solo potenziali)”.

I senatori chiedono inoltre “se le procedure sono state adottate nel pieno rispetto, formale e sostanziale, della normativa in materia di conflitti di interesse e di trasparenza”, visto anche che l’ISS è stato “l’unico organo tecnico scientifico che si è pronunciato”, con una scarna nota del 4 luglio, rispetto all’emendamento 1.1000 della Relatrice al DL 73/2017 sulla modifica dell’articolo 1, comma 1 in merito alla obbligatorietà dei vaccini”.

FOTO DI REPERTORIO ©LAPRESSE0

FONTE: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/

Il pomodoro ancestrale super nutriente che sta rivoluzionando l’agricoltura cilena

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Un gruppo di contadini cileni della città di Peumo, ha lanciato una join-venture per raccogliere il pomodoro rosa ancestrale, una specie che, nonostante le sue qualità straordinarie, è stato messo ai margini da culture industrializzate.

Un gruppo di agricoltori della città di Peumo (Regione di O’Higgins) che si trova a circa 150 chilometri a sud di Santiago del Cile, ha intrapreso il compito di salvare una varietà di pomodoro ancestrale conosciuta come pomodoro rosa.

Jose Flores è un agricoltore che coltiva da tre anni il seme di questo pomodoro, una varietà della famiglia della “belladonna” che conserva le sue caratteristiche naturali, senza la presenza di OGM“Si tratta di una specie molto antica. Si tratta di un prodotto totalmente naturale, senza l’utilizzo di pesticidi;

“Questo pomodoro ha caratteristiche uniche, e ha un grande vantaggio, perché è molto succoso. In aggiunta ad avere un colore rosa, differisce dai pomodori rossi tradizionali. Si è molto luminoso, è piuttosto interessante ,” – ha detto il produttore.

Il progetto per salvare questa specie, iniziativa promossa dal Ministero dell’Agricoltura cileno, è effettuata da Coopeumo, una cooperativa agricola locale con più di 350 partner

L’obiettivo è quello di generare nuove fonti di reddito per le famiglie agricole locali dalla coltivazione biologica di una specie la cui proprietà e luogo di qualità che oggi come un prodotto destinato al consumo di ristoranti gourmet e segmenti di mercato che puntano alla “bella vita “fiere di prodotti biologici

Nelle fiere dedicate, molte persone acquistano pomodori rosa, soprattutto quelli più anziani che ricordano ancora il gusto che avevano i vecchi pomodori” – dice il produttore Jose Flores.  A questo proposito, Rolando Escobar, presidente della Coopeumo aggiunto  ha detto al quotidiano El Rancagüino : “stiamo rifocalizzando la cooperativa per fornire valori e servizi per consentire ai nostri agricoltori di offrire prodotti che si differenziano da quelli industriali”.

Secondo il punto LXS responsabile del progetto, l’obiettivo è quello di espandere l’iniziativa tra gli altri produttori della zona LXS agricultorxs, e di promuovere il trasferimento di conoscenze circa la crescita di questa specie di pomodori tra i produttori anziani di LXS e quelli più giovani.”Mantenere viva la tradizione culinaria vuol dire dare identità ai prodotti del territorio” – come hanno dichiarato gli agricoltori LXS agricultorxs della zona.

Per i cittadini di Peumo è parte di una tendenza globale che pone il piccolo organico, l’agricoltura a scala, gli orti comunitari, come strumenti fondamentali urbani per promuovere la sovranità alimentare, l’accesso a prodotti di qualità, freschi, senza pesticidi, e, come evidenziato dal caso del pomodoro rosa, recuperando i sapori dimenticati di specie di frutta e verdura che sono stati dimenticati dal comparti agroalimentare alla ricerca di prestazioni e dei margini di profitto più elevati.

 

Fonte: http://construirtv.com

Tratto da: www.globochannel.com

Codacons: scandaloso il premio ai medici per vaccini in Toscana

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Roma, 10 lug. (askanews) – Scandaloso per il Codacons l’accordo siglato dalla Regione Toscana che riconosce premi in denaro ai medici pediatri che sottopongono tutti i propri pazienti alle vaccinazioni. Una misura talmente grave e iniqua che porta oggi l’associazione dei consumatori a presentare un esposto alla Corte dei Conti della regione e alla Procura di Firenze e una diffida nei confronti dell’Ordine dei medici.

“La Regione Toscana ha siglato un accordo che riconosce sostanziosi premi in denaro ai pediatri – spiega il Codacons – Per ogni atto vaccinale al medico viene erogato un importo di 15 euro, ma il premio sale a 1.000 euro se si raggiunge una copertura vaccinale tra i propri assistiti maggiore del 95% per l’ esavalente; 1.000 euro per copertura maggiore del 95% per morbillo; 1.000 euro per copertura vaccinale tra gli assistiti femmine maggiore dell’ 80% per papilloma virus. Tali premi sono dimezzati se il raggiungimento è tra 92 e 95% per l’ esavalente, tra 71 e 80% per papilloma virus”.

“Lo scopo sanitario della vaccinazione viene così mercificato e si trasforma in una corsa al profitto e alla somministrazione il più elevata possibile di vaccini – prosegue l’associazione – Ci si chiede poi con quali risorse verranno pagati i medici e se tali premi ricadranno sulle spalle della collettività”.

Per questo motivo l’associazione ha deciso di presentare un esposto alla Corte dei Conti della Toscana, affinché verifichi eventuali usi impropri dei soldi pubblici derivanti dall’accordo in questione, e alla Procura di Firenze per accertare possibili fattispecie penalmente rilevanti. Una formale diffida sarà inoltre inviata all’Ordine dei medici di Firenze perché apra un procedimento disciplinare nei confronti di tutti i pediatri che hanno accettato emolumenti in denaro in cambio della vaccinazione di massa.

www.askanews.it

Pimonte, stupro diventa «bambinata»: sindaco fa dietrofront. Il parroco lo attacca

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«Sono inquietanti le parole del sindaco di Pimonte, Michele Palummo, che nella puntata de ‘L’aria che tira’ del 3 luglio ha liquidato lo stupro di gruppo su una ragazzina di 15 anni da parte di 12 suoi coetanei come una “bambinata che ormai è passata”». Lo hanno detto Celeste Costantino, deputata Sinistra Italiana, e Stefania Fanelli dell’associazione Frida Kahlo La città delle pari opportunità. Si tratta della violenza sessuale subita un anno fa da una ragazzina 15enne di Pimonte da parte di un gruppo di 11 adolescenti, tra cui il suo fidanzato. In più occasioni lo avevano attirata in trappola per poi abusare di lei nella Valle Lavatoio. E’ di pochi giorni fa la notizia che la 15enne si è trasferita in Germania con la sua famiglia dopo che al gruppo di ragazzi accusati della violenza i giudici hanno concesso la messa in prova nello stesso comune di Pimonte.

«Dalla condanna in poi la comunità, anzicché stringersi intorno a lei, l’ha stigmatizzata ed esclusa socialmente per un danno che lei ha subito e non perpetrato, come ha avuto modo di constatare il garante per l’infanzia e l’adolescenza della Campania, Cesare Romano». Ieri in tv il sindaco di Pimonte Michele Palummo, da poco rieletto primo cittadino nella tornata elettorale dello scorso mese di giugno, ha minimizzato la violenza derubricandola ad una bravata. «E’ sempre così: laddove una donna, in questo caso una bambina, denuncia una violenza sessuale, è lei a pagarne le conseguenze non solo per lo stupro subito, ma per l’additamento collettivo, come se fosse andata a cercarsela. E’ già successo ad Anna Maria Scarfò a Taurianova e a una tredicenne a Melito Porto Salvo in Calabria o durante il processo per stupro ai danni di una quindicenne a Montalto di Castro nel viterbese. Fin quando le istituzioni, come nel caso del sindaco di Pimonte, liquideranno la violenza sulle donne come una ragazzata, e gli adolescenti del nostro paese non affronteranno un percorso di educazione sentimentale condiviso tra famiglia e scuola, non possiamo che aspettarci che la storia si ripeta».

ECCO LE SUE PAROLE SCONCERTANTI NEL VIDEO

Poche ore dopo la bufera, il primo cittadino ha fatto marcia indietro. «Intendo porgere le mie più sentite scuse alla nostra giovane concittadina, – ha detto Palummo – alla sua famiglia ed all’intera cittadinanza per aver utilizzato un’espressione infelice, assolutamente impropria e che non era affatto riferita a quanto le è purtroppo capitato. Condanno ogni forma di violenza e di sopruso, tanto più se perpetrata contro una giovane donna. Ho condannato l’episodio quando è successo e continuo a ritenerlo oggi un fatto quanto mai grave. Intendo, inoltre, ribadire che Pimonte è un paese pulito, sano, fatto di persone perbene, di onesti lavoratori».

Non si sono fatte attendere le parole di sdegno del parroco della cittadina sui Monti Lattari.

«Ma quale bambinata? Ciò che è stato fatto ai danni di quella ragazza è un reato. Ed è un peccato mortale. Chi ha offeso lei, ha offeso anche Dio». Don Gennaro Giordano, parroco a Pimonte, commenta così le parole del sindaco Michele Palummo, che ha prima definito «una bambinata» lo stupro di gruppo di un anno fa ai danni di una ragazzina, e poi ha chiesto scusa

 

Ciò detto, però, don Gennaro – parroco della comunità di San Michele Arcangelo – difende Pimonte dai giudizi diffusi tra media e web dopo la notizia della «fuga» in Germania della 16enne che un anno fa fu vittima di violenze da parte di un branco di coetanei. «Non siamo un paese di bruti», dice il parroco sottolineando che la comunità si è stretta intorno alla giovanissima vittima degli abusi. Tanto che, a suo avviso, la ragazza non vorrebbe affatto allontanarsi da Pimonte. Mensa dei poveri, sport e musica. In un anno, dopo l’orribile esperienza che ha vissuto, la ragazza – racconta il parroco – ha partecipato alle attività delle tre associazioni, laiche e religiose, che afferiscono alla parrocchia San Michele.

«La ragazzina e la sua famiglia sono ancora qui – sottolinea don Gennaro – Anche ieri sera, con i volontari di »Soloperamore«, ha distribuito del pane ai clochard di Napoli. Poi ha fatto sport con l’associazione »Giovanni Paolo II«. Infine, ha studiato musica insieme con l’associazione Lunarmonica». Ma lo scorrazzare per il paese di coloro che erano stati gli autori degli abusi sulla figlia avrebbe indignato i genitori della giovane fino a esprimere la volontà di espatriare. Tre di questi ragazzi, su richiesta degli assistenti sociali, sono stati affidati dal parroco di San Michele ad attività di servizio per il prossimo. «Uno di loro è alla Casa Maria per l’assistenza ai disabili psichici – elenca don Gennaro – un altro è alla Parrocchia di Tralìa, dove cura un campetto sportivo. Un terzo è qui con noi, nell’associazione Giovanni Paolo II, ma ha orari che non lo fa mai incrociare con la ragazza. Anche lui cura delle attrezzature sportive».

tratto da IlMattino.it

Dal 2019 ogni Volvo avrà un motore elettrico

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volvo

La vera svolta? Sicuramente un annuncio, che in tanti stavamo attendendo da tempo.

La casa svedese Volvo annuncia la svolta ecologica: fra due anni ci sarà un’offerta di auto elettrificate su tutta la gamma

L’annuncio è ufficiale: dal 2019 ogni nuova Volvo avrà un motore elettrico. Punto. Il che significa che si chiude un’epoca – quella delle auto mosse esclusivamente da motore a combustione interna – e se ne apre un’altra. “La gente ci chiede in maniera sempre più esplicita e crescente auto elettrificate e noi vogliamo rispondere ai bisogni presenti e futuri dei nostri clienti”, spiega Håkan Samuelsson, presidente e CEO. “Così si potrà scegliere qualsiasi modello Volvo elettrificato.

Volvo Cars introdurrà un’offerta di auto elettrificate su tutta la gamma, comprendendo vetture solo elettriche, ibridi plug-in e auto con soluzioni mild-hybrid.

In particolare cinque auto full electric fra il 2019 e il 2021; tre di queste saranno modelli Volvo mentre le altre due saranno vetture elettriche ad alte prestazioni realizzate da Polestar, il brand per vetture ad alte prestazioni di Volvo Cars.

Certo, anche le rivoluzioni avvengono per gradi, ma qui sono tutti gradi “elettrici”: queste cinque vetture saranno accompagnate da una gamma di modelli benzina e diesel ibridi plug-in e da soluzioni mild hybrid 48 volt, una combinazione che rappresenta una delle offerte più ampie sul mercato in tema di vetture elettrificate.

“Questo annuncio segna di fatto la fine delle auto spinte dal solo motore a combustione interna,” aggiunge Samuelsson. “Volvo Cars ha già affermato di voler avere un totale di un milione di auto elettrificate vendute a clienti sulle strade di tutto il mondo per il 2025. Quando lo abbiamo detto eravamo seri, e così ci arriveremo.”

tratto da repubblica.it

MIGRANTI, EMMA BONINO: «Abbiamo chiesto noi che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia »

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Emma Bonino, durante l'iniziativa ''Alziamo la voce. Diciamo Europa'' presso il Tempio di Adriano a Roma, 13 aprile 2017. ANSA/GIORGIO ONORATI

«All’inizio non ci siamo resi conto che era un problema strutturale e non di una sola estate. E ci siamo fatti male da soli. Siamo stati noi a chiedere che gli sbarchi avvenissero tutti in Italia, anche violando Dublino». È il severo giudizio sull’emergenza migranti espresso da Emma Bonino, nel corso della 69esima assemblea di Confartigianato Brescia. Intervistata due giorni fa dalla direttrice del Giornale di Brescia Nunzia Vallini l’ex ministra ha ricostruito le scelte politiche su immigrazione e integrazione degli ultimi anni evidenziando gli errori del nostro Paese e fornendo, di fatto, una chiave di lettura del problema diversa da quella delle ultime settimane (in cui si parla di chiusura dei porti e di un’Europa che non rispetta gli accordi). Bonino dunque ribalta le carte in tavola spiegando che questa situazione ce la siamo creata da soli. L’intervista è stata pubblicata sul sito di Radio Radicale. Vi proponiamo qui uno dei passaggi più interessanti.

MIGRANTI, BONINO: «ABBIAMO CHIESTO NOI CHE GLI SBARCHI AVVENISSERO IN ITALIA»

«Una delle cose di cui sono più orgogliosa – ha detto Bonino – è Mare Nostrum. Sono convinta che sui cadaveri non si costruisce niente. Poi non l’abbiamo voluta più perché troppo cara. Poi è intervenuta l’Ue prima con Triton e poi con l’operazione Sophia. […] E nel 2014-2016 che il coordinatore fosse a Roma, alla Guardia Costiera e che gli sbarchi avvenissero tutti quanti in Italia, lo abbiamo chiesto noi, l’accordo l’abbiamo fatto noi, violando di fatto Dublino. Disfare questo accordo adesso è piuttosto complicato. Io non apprezzo per niente né l’atteggiamento spagnolo, né francese, né quello degli altri. Ma un po’ ci siamo legati i piedi e un po’ francamente abbiamo sottovalutato la situazione. Io non credo che la settimana prossima arriveremo a una soluzione».

MIGRANTI, BONINO: «ESERCITO DI 500MILA CLANDESTINI»

Emma Bonino ha anche sottolineato le difficoltà di accordi con la Libia («Non si può fare un accordo, ammesso che sia accettabile, semplicemente perché ha due governi, due parlamenti, 140 tribù») e ha ricordato quanto il traffico di esseri umani sia redditizio («come il traffico di droga, i meccanismi sono gli stessi»). Parlando poi di razzismo, ha detto: «Non credo che gli italiani siano più razzisti di altri. Penso quello che gli italiani non sopportano sia il disordine, la mala integrazione, la gente sbattuta nei Cie, o che non può lavorare o lavora in nero». «I 7 milioni di immigrati regolari, che sono l’8% della popolazione – ha proseguito – producono l’8% del pil, pagano le tasse e fanno i lavori che gli italiani non vogliono più fare, nell’agricoltura, nelle costruzioni, nell’aiuto domestico». E dunque: «Credo che quello che dà un senso di paura, di ansia, sia questo esercito che ci stiamo creando da soli, di cosiddetti clandestini, che in Italia sono 500mila».

di Giornalettismo.com

GREENPEACE: Giornata mondiale senza sacchetti di plastica

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Elphinston Reef is near Marsa Alam. Elphinston Reef, also known as the ‘Ras Mohammed of the South', is a spectacular reef and one of the most beautiful sites in the region. Crystal clear waters and unique coral reefs have made the Red Sea one of the world's prime diving destinations. Yet these reefs are threatened by problems such as overfishing, pollution and uncontrolled coastal development.

Cari amici,

oggi è la Giornata Mondiale senza sacchetti di plastica.

Perché questi sacchetti sono uno dei tanti rifiuti in plastica che vengono ritrovati sulle spiagge e che inquinano i nostri mari. Non è un problema piccolo: ogni anno, in media, finiscono nei mari di tutto il mondo 8 milioni di tonnellate di plastica.

Sono soprattutto sacchetti, cannucce, bicchieri e stoviglie usa e getta.
La plastica uccide la fauna marina, contamina la catena alimentare e persiste nell’ambiente per centinaia di anni.

Abbiamo davvero bisogno di tutta questa plastica?
Noi pensiamo di NO, e stiamo chiedendo all’Unione Europea leggi più stringenti per limitare la produzione di plastica e imballaggi usa e getta.

Siamo già oltre 90.000, ma vogliamo arrivare a 100.000 per portare le nostre firme al ministro dell’Ambiente Galletti e agli altri Ministri dell’Ambiente Europei, impegnati a rivedere le leggi europee sui rifiuti. FIRMA LA PETIZIONE

Ecco il video tratto dall’ultimo documentario SKY sulle balene morte in Norvegia a causa della plastica ingerita

Polio: Per la prima volta il numero di paralisi causate dal virus vaccinale supera il numero causato dal polio originale

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Per la prima volta il numero di paralisi causate dal virus vaccinale supera il numero causato dal polio originale.

Dall’inizio del 2017, in tutto il mondo sono stati registrati solo 6 casi di polio “selvaggio”. Con “selvaggio”, i funzionari della sanità pubblica indicano la malattia causata dal virus di polio trovato naturalmente nell’ambiente.

Al contrario, sono 21 i casi di polio derivati dal virus vaccinale. Questi casi sembrano notevolmente simili alla polio regolare. Ma i test di laboratorio dimostrano che sono causati dal residui del vaccino antipolio orale che sono stati diffusi nell’ambiente, mutati ed hanno riconquistato la loro capacità di paralizzare i bambini non vaccinati

“È davvero una scoperta interessante: lo strumento che stai usando per l’eradicazione della polio sta causando il problema”, afferma Raul Andino, professore di microbiologia presso l’Università della California a San Francisco.

Il vaccino polio per via orale usato nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo contiene una forma del virus che è stata indebolita nel laboratorio. Ma è ancora un virus vivo. (Questo è un vaccino diverso da quello iniettabile utilizzato negli Stati Uniti e nei paesi più sviluppati. Il vaccino iniettabile è molto più costoso e non contiene forme vive del virus.)

Andino studia come i virus mutano. In uno studio pubblicato a marzo, lui e i suoi colleghi hanno scoperto che il virus indebolito in laboratorio utilizzato nel vaccino orale polio può ritrovare rapidamente la propria forza se inizia a diffondersi da solo. Dopo che un bambino è vaccinato con virus polio vivo, il virus si replica all’interno dell’intestino del bambino e alla fine viene escretato. In luoghi con scarsa igienizzazione, la materia fecale può entrare nella fornitura di acqua potabile e il virus è in grado di iniziare a diffondersi da persona a persona.

“Abbiamo scoperto che ci sono solo poche [mutazioni] che devono accadere e che accadono piuttosto rapidamente nel primo o due mesi dopo la vaccinazione”, dice Andino.

“Poiché il virus inizia a circolare nella comunità, acquisisce ulteriori mutazioni che lo rendono fondamentalmente indistinguibile dal virus del tipo selvaggio. È polio in termini di virulenza e in termini di diffusione del virus”.

In giugno, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riportato 15 casi di bambini paralizzati in Siria da forme di polio derivate dal vaccino. Questi casi si aggiungono ad altri due casi di polio derivanti dal vaccino all’inizio di quest’anno in Siria e quattro nella Repubblica Democratica del Congo.

“In Siria potrebbero esserci altri casi”, afferma Michel Zaffran, direttore dell’eradicazione della polio all’Organizzazione Mondiale della Sanità. Dice che il lavoro di laboratorio sta ancora lavorando su una dozzina di casi di paralisi per confermare se sono polio o qualcos’altro

I casi in Siria sono tutti nell’ est del paese vicino al confine con l’Iraq.

È diventato abbastanza comune che ogni anno ci siano alcuni piccoli focolai di polio derivato dal vaccino. Questi focolai tendono ad accadere in zone di conflitto dove i sistemi sanitari sono crollati.

“Questi focolai si verificano solo in casi molto rari e solo in luoghi dove i bambini non vengono immunizzati”, spiega Zaffran. Il vaccino anti-polio regolare protegge i bambini dai ceppi derivati ​​del vaccino del virus proprio come li protegge dalla polio regolare. Gli epidemia di vaccino, dice, “si verificano quando ci sono grandi tasche di bambini non immunizzati, tasche sufficientemente grandi da permettere la circolazione del virus”.

L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) sta mettendo in scena una massiccia risposta all’epidemia siriana. L’OMS prevede di collaborare con funzionari della sanita’ locale e gruppi di aiuto per vaccinare un quarto di milioni di bambini all’inizio di luglio. L’obiettivo è quello di raggiungere ogni bambino di età inferiore ai 5 anni nella zona con due dosi di due diversi tipi di vaccino antipolio, distanziati da uno a due settimane a parte. Questa sarebbe una sfida logistica in molte parti del mondo, non ostante la Siria sia in guerra.

“L’accesso in queste aree è un po ‘limitato a causa della presenza di ISIS”, dice Zaffran in quello che sembra un eufemismo. La Siria orientale è la casa proprio dei siriani che sono scappati da Raqqa (la capitale ISIS in Siria), altre parti del paese e persino l’Iraq. “Inoltre c’è il rischio che i combattimenti possano effettivamente spostarsi in questa zona”.

Zaffran è fiducioso che il virus derivato dal vaccino proveniente dal vaccino circolante in Siria orientale possa essere spazzato via con una massiccia esplosione di più vaccini.

“Sapevamo che avremmo avuto tali epidemie, li abbiamo avuti già in passato, continuiamo ad averne ora, sappiamo come trovarli e sappiamo come interromperli. Abbiamo gli strumenti per farlo , “Dice Zaffran. “Quindi è un singhiozzo … uno spiacevole singhiozzo per i poveri bambini che sono stati paralizzati, naturalmente, ma per quanto riguarda l’intera iniziativa, sappiamo che non è qualcosa di inaspettato”.

L’OMS sta tentando di eliminare l’uso del vaccino antipolio vivo per eliminare il rischio che il virus attivo nel vaccino possa mutare in una forma che possa danneggiare i bambini non vaccinati.

Ma per ora, il vaccino vivo continua ad essere il cavallo di battaglia della campagna globale per l’eradicazione della polio per un paio di motivi. In primo luogo è conveniente, costando solo circa 10 centesimi rispetto ai 3 $ per una dose per il vaccino iniettabile e morto.

In secondo luogo, può essere somministrato come gocce nella bocca di un bambino, cosa che rende molto più facile somministrare il vaccino a confronte di quello inattivato o “morto”, che invece deve essere iniettato. In terzo luogo, non c’è sufficiente abbastanza vaccino ucciso sul mercato per vaccinare ogni bambino del pianeta ei produttori di vaccini non hanno la capacità di produrre le quantità necessarie auttualamente.

Infine, il vaccino vivo interrompe la trasmissione del virus della polio interamente in una comunità se un numero sufficiente di persone viene vaccinato. Inoltre il vaccino morto non blocca completamente il virus perché una persona immunizzata può ancora trasportare e diffondere il virus di polio. E questa è una differenza importante tra questi due tipi di vaccini quando l’obiettivo è quello di sterminare il virus di polio.

“Il fatto è che questo [il vaccino orale del polio] è l’unico strumento che abbiamo per sradicare la malattia”, spiega Zaffran.

Questo sforzo di eradicazione è stato incredibilmente efficace. Nel 1988, quando la campagna e’ iniziata , ogni anno c’erano 350.000 casi di poliomielite in tutto il mondo rispetto ai 6 di quest’anno.

Zaffran attribuisce al vaccino orale per la polio il fatto che oggi con il mondo ie’ ncredibilmente vicino a cancellare questa terribile malattia.

“Quattro regioni del mondo hanno completamente sradicato la malattia con l’uso del vaccino orale polio”, osserva. “Naturalmente dobbiamo riconoscere che ci sono stati casi di bambini paralizzati a causa del virus vaccinale, cosa che è deplorevole, ma dalla prospettiva della salute pubblica, i vantaggi superano il rischio”.

Tradotto con google translate dall’originale su: http://www.npr.org/

articolo originale : http://lastampa.org/polio-per-la-prima-volta-il-numero-di-paralisi-causate-dal-virus-vaccinale-supera-il-numero-causato-dal-polio-originale/

Ordinanza sui casi di paralisi da vaccino Sabin antipolio in Italia fine anni 80