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“Cascais, il mio paradiso. Se sto qui la mia pensione arriva senza trattenute”

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Qualche tempo dopo essere andato in pensione vengo casualmente a saperlo: grazie a una legge italiana del 14 maggio 1980 (accordo bilaterale con il Portogallo), se divento residente non abituale in Portogallo, il che comporta passare 6 mesi e un giorno nel nuovo Paese, posso ricevere la mia pensione, accreditata all’estero, al lordo, ossia senza il 37% di trattenute dello Stato italiano; dopodiché, per libera decisione del Portogallo, non verserò alcuna tassa per un periodo di 10 anni.

Interessante, mi dico. Ne discuto in casa e a dicembre 2016 vado a passare qualche giorno a Cascais, la città sull’oceano a 25 km da Lisbona dove re Umberto di Savoia andò in esilio nel giugno 1946, per farmi un’idea. Il periodo è il meno indicato, ma in realtà non è così: perché i giorni che trascorro li passo in un clima mite, la gente che passeggia vestita leggera, molti ragazzi addirittura in camicia o t-shirt. In quanto alla città, è splendida: inondata da una luce indescrivibile e rinfrescata dalle acque dell’oceano che respiri in ogni momento a pieni polmoni.

C’è una passeggiata che parte da Cascais e costeggia l’Oceano toccando le spiagge di Monte Estoril, Estoril, Sao Joao e Sao Pedro: 40 minuti andare e 40 tornare che ti rimettono al mondo. Torno e dico ai miei che sarebbe da pazzi non avvalersi di una simile opportunità. Così riparto e in pochi giorni sbrigo la pratica per diventare residente non abituale: codice fiscale, casa in affitto, conto corrente, documento di cittadinanza, iscrizione all’Aire.

Poi incomincio a vivere (anche) a Cascais: e subito mi accorgo che spendo la metà rispetto all’Italia. A partire dal mangiare. Cascais è piena di ristoranti turistici coi “butta dentro” che cercano di accalappiarti in strada; ma se hai l’accortezza di evitarli, scopri ristoranti, generalmente piccoli, da sogno. Alle spalle del Municipio c’è Dom Pedro: 30 coperti dentro, 16 fuori all’ombra di un ciliegio, che a pranzo propone sempre due piatti del giorno, uno di pesce e uno di carne; e dove al costo di 8,10 euro ti servono una zuppa di verdure, un pesce fresco sempre diverso oppure una carne, proposti con riso bianco, carote, insalata verde e pomodori, un quarto di vino, un dessert che scegli alla carta e un caffè.

Con mia moglie e mio figlio, che a marzo vengono a trovarmi, pranziamo spendendo 25 euro in tre. Essendo Cascais una città di mare, i ristoranti di pesce abbondano. Ognuno con la sua specialità: da Polvo Vadio cucinano solo polipo, freschissimo, tenerissimo; da Moules & Gin la specialità sono le cozze, cucinate in una dozzina di modi diversi e servite con secchiello di patatine fritte e maionese; da Marisco na Praça, nella piazza del mercato, scegli sul bancone il pesce che vuoi, te lo pesano e ti dicono il prezzo, dopodiché lo cucinano nel modo scelto da te. Ti diverti, persino. Sempre nella piazza del mercato, mercoledì e sabato c’è il mercato della frutta, della verdura e dei fiori. I prezzi sono la metà di quelli italiani. Le ciliegie, che io acquisto a Soarza e Villanova d’Arda (Piacenza), zona rinomata, a 8 euro al chilo, qui costano da 2,90 a 3,90 e sono spettacolose, nere, carnose, succose. Ma ogni tipo di frutta o verdura costa poco. Come il pane. E come i taxi (per una corsa che in Italia costa 12-13 euro, qui non arrivi a pagarne 5). E le spiagge, che peraltro per 4/5 sono libere.

Nel bagno più costoso, quella della spiaggia di Conceiçao, un mese di ombrellone a luglio e agosto costa 600 euro (150 a settimana) quando nel bagno meno rinomato a Forte dei Marmi te ne chiedono 1.500.

A 5 minuti da Piazza 5 de Outubro, dov’è il Municipio, ho visitato il museo Castro Guimaraes. All’interno ho scoperto un parco lussureggiante, il Marechal Carmona, sempre aperto al pubblico, con alberi secolari, sentieri, laghetti, ombreggiatissimo, popolato da ogni tipo di uccelli, pavoni, galli, germani, e disseminato di sgabelli e sdraio che puoi portare dove ti pare, un luogo incantato, immerso nella frescura e nel silenzio. Quando non mi va di prendere il sole, vengo qui e leggo e penso e mi rilasso. Un’altra cosa che mi ha colpito è la pulizia: delle strade (non c’è una carta per terra), della case (non c’è una scritta su un muro), di ogni luogo. Capisci che il bene pubblico è considerato qui, da tutti, un valore primario, un dovere individuale.

Sono qui, in Portogallo, a trascorrere giorni che mai avrei immaginato di poter vivere, e mentre aspetto che mia moglie si disimpegni dal lavoro e mi raggiunga più spesso, e che mio figlio, studente, ne approfitti e voli qui con amici e amiche, mi domando perché l’Italia, che certo non è meno attraente del Portogallo, non ha saputo fare altrettanto. Qui esco la mattina e sento parlare inglese, francese, tedesco, olandese, svedese, russo, italiano. Succede perché abitare qui è davvero bello, non è costoso e la gente si sente accolta. L’Italia avrebbe tutto per fare come il Portogallo. Invece, fa venire voglia di andare via.

 

fonte: www.ilfattoquotidiano.it

Dalla senatrice Dirindin aspre critiche sul Dl Lorenzin, ma poi lo ritiene costituzionale

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Dalla senatrice Nerina Dirindin: “in queste settimane si discute molto di vaccinazioni e rischi per la salute pubblica. Il dibattito si è sviluppato a partire da posizioni estreme, a favore o contro i vaccini, a prescindere dai dati e dalle evidenze scientifiche e a dispetto della complessità e delicatezza del tema. Evitare errori tecnici e azioni inefficaci è comunque necessario, a maggior ragione quando si tratta della salute dei minori.”

Concorrenza politico elettorale e aspirazione a specifici benefici

“Confesso che mi sono chiesta più volte se era opportuno scrivere un altro pezzo sulla questione vaccini: da un lato il tema è oggettivamente difficile da trattare e dall’altro si corre il rischio di contribuire ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni.

Ma il rischio che un decreto legge, che contiene importanti errori tecnici e adotta strumenti privi di adeguate evidenze scientifiche, venga convertito in legge e produca effetti sulla credibilità della prevenzione delle malattie infettive e sull’adesione alle vaccinazioni sicure ed efficaci mi induce a offrire ancora una volta qualche elemento di approfondimento.

In attesa di risposte nel merito e a costo di essere accomunata ai tanti che gridano e disorientano i cittadini.Per quanto capisco, il tema sembra attenere più a questioni di concorrenza politico-elettorale (ricerca di consenso e di finanziamenti), di compiacenza nei confronti di alcuni poteri (economici e politici) e di aspirazioni a specifici benefici (remunerazione per prestazioni aggiuntive, risorse per cattedre universitarie, nuovi ruoli per alcuni professionisti): gli aspetti inerenti la protezione contro le malattie infettive prevenibili con vaccinazione sembrano essere, ma mi auguro di potermi ricredere, il mezzo anziché il fine.”

La diffusa (salvo autorevoli voci inascoltate) adesione acritica a un decreto legge a mio giudizio inadeguato è il segno del nostro tempo:

“Ci si accontenta di generalizzazioni (tutti i vaccini e tutte le malattie infettive sono uguali: 12 vaccini obbligatori per tutti, da 0 a 16 anni), si interviene con strumenti di “polizia sanitaria” che stridono con la moderna cultura della promozione della salute (fino a evocare la sospensione della responsabilità genitoriale), si scaricano sui cittadini una montagna di adempimenti burocratici (anche quando i certificati di avvenuta vaccinazione potrebbero essere acquisiti d’ufficio), si liquidano i problemi applicativi e le difficoltà organizzative con semplici rinvii a responsabilità di altri soggetti (come se le difficoltà delle aziende sanitarie e delle istituzioni scolastiche fossero irrilevanti), si rinuncia a qualunque analisi dei fattori che hanno portato all’aumento della esitazione vaccinale.

Si interviene con durezza imponendo l’obbligatorietà quasi a punire chi si permette di chiedere più informazione e servizi vaccinali più disponibili. Il tutto alimentando un allarme che purtroppo rischia di accrescere anziché risolvere i problemi.

Nel frattempo, ci si accontenta di relazioni sommarie e di dichiarazioni sbrigative, mentre ci sarebbe un gran bisogno di ricostituire un rapporto di fiducia fra cittadini, scienza e politica.”

Sulla scientificità del dibattito

“La crescita del rifiuto delle vaccinazioni testimonia una crisi di credibilità delle nostre istituzioni sanitarie. Il fenomeno non è nuovo e pensare si affrontarlo “silenziando” il dissenso con la coercizione è miope e pericoloso.

Vanno affrontate le ragioni del rifiuto e quelle della crisi di autorevolezza. Non contribuiscono certamente a migliorare il clima i comportamenti dei massimi responsabili sanitari del Paese. L’affermazione che tutte le decisioni riguardanti gli obblighi vaccinali derivano dall’applicazione di rigorosi criteri scientifici contrasta, almeno in parte, con le informazioni messe a disposizione dalle istituzioni sanitarie, con il comportamento mediatico dei vertici e con le stesse affermazioni del ministro.

Sarebbe auspicabile che le massime autorità sanitarie del nostro Paese fossero i portatori delle migliori informazioni disponibili. Dovrebbero svolgere un ruolo di riferimento equilibrato e documentato. Dovrebbero essere arbitri della contesa, aiutando il Governo e il Parlamento a compiere la scelta più appropriata.

Invece si comportano apertamente come tifosi, sostenitori a priori delle proprie tesi e denigratori delle persone che espongono argomenti critici, anziché contro-argomentare con dati ed evidenze. Il metodo scientifico si fregia di essere, innanzitutto, verificabile. Le sue conclusioni sono solo provvisorie e il progresso delle conoscenze si nutre sia delle prove a sostegno sia di quelle contrarie.

La senatrice Dirindin analizza le varie patologie utilizzando le solite categorie come la famosa ” immunità di gregge “, ma poi si concentra sul morbillo, l’unico vero motivo di preoccupazione da tutti riconosciuto. Ebbene in questo Dl Lorenzin non viene fatto cenno alla durata e alla natura dell’epidemia in corso.

Uno sguardo ai dati avrebbe consentito di apprezzare che la soglia critica non è mai stata raggiunta (se c’è, il rischio attuale persiste almeno da 20 anni), che l’epidemia è iniziata 10 anni fa (attualmente è in regressione) e che una politica vaccinale efficace suggerirebbe di vaccinare anche i giovani adulti e, soprattutto, gli operatori sanitari.

Per non parlare delle questioni applicative, sulle quali si stanno pronunciando le regioni, che non possono essere trascurate se si intende intervenire seriamente e in modo ordinato.

Le lacune e le imprecisioni lasciano purtroppo aperti tutti i quesiti sul perché dell’accanimento inflessibile. Nessuno sottovaluta l’importanza delle vaccinazioni; nessuno vuole istituzioni indifferenti alle epidemie. Ma la gestione dei rischi richiede capacità di analisi e di intervento, altrimenti si crea solo allarme e si alimentano le esitazioni delle tante giovani mamme che chiedono trasparenza e completezza delle informazioni. E ciò può produrre effetti boomerang molto pesanti.

Insomma: se questo è il rigore scientifico su cui si basano le indicazioni credo ci siano ampi spazi per discuterne e per migliorare le strategie. Se questa è la serietà dei vertici sanitari del Paese non stupisce che cresca la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. Sono peraltro certa che il Parlamento lavorerà per garantire maggiore solidità ed efficacia al provvedimento.”

Peccato che poi, dopo tanti bei ragionamenti e parole, poi alla conta dei fatti la senatrice Dirindin abbia votato il Sì alla costituzionalità del decreto.

Visti tutti i dubbi e i presupposti reali, che tutte le persone di buon senso ormai intuiscono, sarebbe stato davvero un atto di dignità e di difesa della cittadinanza votare NO a questo tipo di impianti legislativi.

Magari per poi proporre un piano vaccinale serio, non impostato sulla paura e sulla guerra ai cittadini, che va a toccare aspetti fondamentali delle libertà individuali; tutti concetti che ai Padri Costituenti erano ben noti, ma che questa classe dirigente del XXI secolo, ha riposto in soffitta da un bel pezzo.

fonte: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/

Vaccino Sanofi Pasteur contro l’epatite B: la Corte di Lussemburgo riconosce la connessione con la sclerosi multipla!

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SANOFI PASTEUR

Può il vaccino contro l’epatite B causare la sclerosi multipla e il diritto riconosciuto al risarcimento del danno?

La Corte di giustizia dell’Unione europea ha confermato il nesso tra la somministrazione del vaccino Sanofi Pasteur e la comparsa della malattia. Una decisione che potrebbe complicare l’entrata in vigore della vaccinazione obbligatoria annunciata dal ministro francese Buzyn.

La Corte di giustizia dell’Unione europea sta prendendo in considerazione la possibilità di applicazione della legge dell’Unione europea che riconosca un nesso di causalità tra il vaccino Sanofi Pasteur contro l’epatite B e la sclerosi multipla.

Il caso riguardava un uomo francese. Un uomo in perfetta salute aveva dichiarato la sclerosi dopo la vaccinazione. Morì nel 2011.

La Corte di giustizia ha riconosciuto che questa prova non necessariamente suppone consenso scientifico, ma potrebbe semplicemente fare affidamento su basi forti e gravi. Sarà poi per ogni giudice nazionale verificare se esistano prove serie e inconfutabili.

Questa risposta apre un risarcimento delle vittime dei produttori di vaccini incriminati, e quindi risulta essere una notizia pessima per Sanofi e per il ministro francese favorevole all’obbligo

In effetti, un tale sistema si è reso necessario vista l’impossibilità da parte del mondo scientifico di accettare eventuali danni da vaccinazioni, che invece potranno essere stabiliti attraverso vari indici, la cui combinazione permetterà al giudice di appurare la reazione avversa al vaccino e il nesso di causalità tra esso e il danno subito.

Proprio perchè la ricerca medica non dimostra né smentisce l’esistenza di un nesso di causalità, è importante non mettere in discussione la responsabilità del produttore, che aumenterebbe sicuramente la tutela della sicurezza e della salute dei consumatori per garantire un’equa ripartizione dei rischi.

Tuttavia, la Corte ha precisato che i giudici nazionali devono garantire che sui prodotti ci debbano essere indizi sufficientemente forti, chiari e coerenti per accertare l’esistenza di un difetto del prodotto, tenendo anche conto degli elementi e gli argomenti difesa dal produttore, come la spiegazione più plausibile di come il danno si è verificato.

Il giudice nazionale deve anche conservare la propria discrezione sul fatto che tali prove siano state portate attraverso una logica di diritto, tale che gli permetta di formare la sua condanna definitiva.

Perde 2 milioni con la banca del crac e si barrica nella filiale minacciando il suicidio. Il dramma del piccolo azionista

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Sul posto sono intervenuti i carabinieri che ora indagano sul caso. L’uomo attualmente è ancora dentro i locali della banca

Dopo aver parlato con il direttore della filiale di Veneto Banca di Montebelluna, in piazza Dall’Armi, ed aver avuo con lui un violento alterco, un uomo di circa 60 anni, un piccolo azionista, ha tentato di togliersi la vita.

Secondo quanto riportano la Tribuna di Treviso e Il Mattino di Padova l’uomo sarebbe entrato nell’Istituto di credito per riavere i suoi soldi. Evidentemente le notizie avute non devono essere state molto soddisfacenti se è vero che la sua reazione è stata quella di un uomo disperato.

Si tratterebbe – secondo quanto emerso finora e come riporta la Tribuna di Treviso –  di Claudio Fagan, 62 anni, ex dirigente di una casa farmaceutica fallita, che aveva già tentato il suicidio nello stesso modo un anno fa. Questo lunedì, 26 giugno, si sarebbe presentato nella filiale di Montebelluna con la sorella, che a sua volta avrebbe accusato un malore.

 Nel 2016 Fagan aveva spiegato “la mia famiglia, non ha più nulla”. “Prima dello scossone – si legge sulla Tribuna di Treviso – Fagan e alcuni suoi parenti detenevano azioni per due milioni di euro.

Azioni che ora non valgono quasi più nulla”. D’un tratto l’uomo aveva “estratto una siringa di insulina (l’uomo è insulino-dipendente), dicendo che l’avrebbe fatta finita”. Dopo una lunga trattativa con i carabinieri, aveva desistito dal suo tragico intento.

La vicenda si è ripetuta in mattinata e sono dovuti intervenire i carabinieri che attualmente indagano sul caso.  A chiamare le forze dell’ordine sarebbero stati gli stessi dipendenti della filiale. Subito sarebbe arrivata un’ambulanza per soccorrere l’uomo, le cui condizioni comunque apparirebbero  non gravi.

Attualmente pare che il piccolo azionista sia barricato dentro i locali della banca  e si rifiuta di uscire.  Sul posto, per cercare di convincere il correntista di Veneto Banca a desistere dai suoi propositi, sarebbero arrivati anche il comandante dei carabinieri e il sindaco.

Fonte: Redazione Tiscali

Bimbo malato di leucemia morto per il morbillo, il medico dell’ospedale di Monza: “Non sono stati i fratellini a contagiarlo”

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bimbo morbillo

La propaganda dell’armata farmaceutico-Lorenzin stava già facendo squillare trombe e trombettine speculando sulla morte di un povero bimbo, per i propri fini pseudopolitici, ma subito dopo poche ore la smentita ufficiale anche dall’ospedale di Monza.

Il bimbo ucciso dalle complicanze del morbillo, dopo essere stato ricoverato per mesi nella clinica pediatrica del San Gerardo di Monza, non sarebbe stato contagiato dai fratellini: ad avanzare dubbi sulla prima ricostruzione dei fatti, è Andrea Biondi, primario della pediatria brianzola. “I fratellini non c’entrano nulla con il morbillo che ha provocato la morte del piccolo paziente”, dice Biondi.

In base alle prime ricostruzioni, filtrate in seguito alla morte del piccolo che era affetto da una leucemia linfoblastica acuta, il piccolo sarebbe stato contagiato dal morbillo lo scorso marzo. Dal fratellino e la sorellina maggiori, entrambi non vaccinati per scelta dei genitori, vicini al movimento no-vax. Una versione che però a 24 ore dal decesso Biondi oggi nega.

Il piccolo era stato contagiato a metà marzo, e le sue condizioni sono progressivamente peggiorate. Per un bimbo con la sua patologia “il morbillo è particolarmente insidioso”, ricorda il medico. Ricoverato in terapia da metà marzo, è morto dopo essere stato attaccato per mesi all’Ecmo, la macchina che permette la circolazione extracorporea e che consente di pompare il sangue quando il battito del cuore è talmente debole da non farcela da solo.

Questa la ricostruzione de “la Repubblica” che per voce del pediatra di turno blatera ancora di immunità di gregge naturalmente e non mette in luce altri aspetti chiave della vicenda.

Dalle fonti familiari e di amicizie stretta della famiglia, si evince che il bimbo era stato trasferito in “malattie infettive” anzichè stare in isolamento completo al fine di una doverosa protezione. Come mai?

Perchè, stranamente, in Italia i posti letto scarseggiano, ed ecco qua la triste notizia. Non c’entrano neanche stavolta i vaccini, c’entra l’incompetenza di chi si autoelegge e non ha in minima considerazione la condizione dei più deboli ed indifesi. E’ la “forza del potere che si abbatte sulla linea di minor resistenza”.

Non è un mistero infatti che il piano di spesa del ministero della Lorenzin sia stato criticato aspramente dal personale che ha visto le sue condizioni di lavoro sottomesse alle grandi spese per farmaci e vaccini. Miseri sono i fondi invece per il miglioramento delle strutture e per gli investimenti sul personale che subisce forti tagli. Ancora una volta.

Come dimenticare poi i grandi tagli dal 2015 per le visite e medici? E invece si, perchè a quanto pare in questo paese si fa troppo in fretta a dimenticare, anche i sacrosanti diritti che questo sistema oramai palesemente ingiusto, ci sta togliendo uno ad uno.

fonte: La Repubblica.it

Come il governo “gentilrenzi” sta uccidendo l’agricoltura al sud

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governo bari ceta coldiretti

In un nostro precedente articolo avevamo lanciato il grido di allarme #NOCETA. ecco cosa sta succedendo OGGI, in Italia. Purtroppo.

‘Con la forzatura dell’accordo denominato “Ceta”, il governo e il Pd vogliono dare il colpo mortale alla nostra agricoltura. Con l’accordo commerciale tra Unione Europea e Canada, infatti, 40 mila posti di lavoro nel comparto rischiano di scomparire.

“ il governo di Renzi e Gentiloni sta svendendo gli ultimi lembi di sovranità alle multinazionali della finanza massonica mondiale. Per questo il Parlamento si deve opporre in tutti i modi. Il presidente Grasso rinvii e metta nel cassetto la ratifica di questo colpo di grazia per gli agricoltori, a partire dalla Sicilia di cui lo stesso Grasso si candida ad essere governatore.
Non credo voglia passare alla storia come colui che ha affossato definitivamente l’agricoltura nell’Isola”.

Così il deputato Alessandro Pagano della Lega. ”Entrando nel merito, tutti sanno ad esempio come la concorrenza spietata del grano canadese, di cui l’Italia è il principale Paese di riferimento per l’export, rappresenterà il “de profundis” per la categoria in Italia. Senza considerare la beffa della qualità che è pessima, un rischio per la stessa salute dei consumatori visto che viene preparato con sostanze vietate in Europa, salvo essere poi spesso tagliato con il grano italiano, che ha zero tossine, per aggirare i vincoli europei. In tutto ciò, che fine ha fatto la legge sull’etichettatura obbligatoria del grano usato per fare la pasta? Renzi si riempie la bocca sul Sud, ma nei fatti la sta svendendo ai suoi amici delle multinazionali straniere”.

“No al grano importato dal Canada”: Manifestanti e trattori invadono il porto, Giugno 2017.

Centinaia di agricoltori hanno partecipato alla protesta di Coldiretti Puglia. Questa mattina la nave proveniente da Vancouver – con 50mila tonnellate di grano – ha iniziato lo svuotamento.

Al porto di Bari scoppia nuovamente la guerra del grano. Centinaia di agricoltori si sono dati appuntamento questa mattina all’uscita del ‘Varco della Vittoria’ – sul lungomare Starita -, vicino al molo dove ha attraccato la nave – proveniente da Vancouver, in Canada – contenente 50mila tonnellate di grano importato ad un prezzo più basso. L’uso della materia prima estera, come spiegano dal Coldiretti Puglia, ha messo in ginocchio i coltivatori locali, riuscendo a far crollare del 48 percento i prezzi del grano pugliese, colpito da una speculazione da 145 milioni di euro. “A tanto ammontano le perdite subite dagli agricoltori del ‘granaio d’Italia’ – spiega il presidente di Coldiretti Puglia Gianni Cantele – per il crollo dei prezzi, senza alcun beneficio per i consumatori. Si dovranno incolonnare ben 1600 autoarticolati per svuotare completamente la nave da Vancouver ha impiegato oltre 40 giorni per raggiungere il porto di Bari”.“

Da qui la scelta degli agricoltori di far sentire la loro voce con slogan come “Ci vogliono dieci chili di grano per una coca cola”, “No grano, no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, sfilando con i trattori sul lungomare bloccato per le restrizioni del Medimex, seguendo i primi camion che hanno raggiunto due stabilimenti a Melfi e a Corato.

Ora dalla Coldiretti si chiede a gran voce di accelerare l’iter di entrata in vigore della legge sull’etichettatura obbligatoria del grano usato per fare la pasta, visto che “un pacco di pasta su cinque – denuncia Angelo Corsetti, Direttore di Coldiretti Puglia – prodotto in Italia è fatto con grano coltivato in Canada, dove viene fatto un uso intensivo del glifosate proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato”.

“Le importazioni di grano dal Canada – prosegue Cantele – rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) tra Unione Europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale”.

Anche su questo fronte la Coldiretti è pronta a dare battaglia: l’approvazione potrebbe portare all’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. A rischio potrebbe esserci anche la salute: “In Canada sono usate 99 sostanze attive – conclude Cantele – vietate nell’Ue e gran parte di queste sono molecole risalenti agli anni ’70 vietate nell’UE da circa 20 anni”.“

Nota: Questi sono i risultati degli accordi internazionali che il Governo italiano si precipita a firmare sempre nell’interesse delle grandi multinazionali e mai nell’interesse della salute dei cittadini e dei produttori nazionali. La stessa cosa era accaduta per l’olio d’oliva e per gli agrumi con impostazione libera dal Marocco  decisa dalla UE e conseguente abbattimento di prezzo e rovina di centinaia di aziende agricole dalla Puglia alla Sicilia ed alla Calabria. Una politica di desertificazione e distruzione di quel  poco di economia rimasta nelle regioni del sud Italia.

 

http://www.controinformazione.info/

Scienziati confermano: il digiuno rigenera il nostro corpo – VIDEO

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Uno studio pubblicato su  Cell Stem Cell mostra che cicli di digiuno prolungato non solo proteggono contro i danni al sistema immunitario, un importante effetto collaterale della chemioterapia, ma inducono la rigenerazione del sistema immunitario, spostando le cellule staminali da uno stato inattivo a uno stato di auto-mantenimento.I risultati di esperimenti sui topi e un test clinico umano di fase 1, hanno dimostrato che lunghi periodi di digiuno abbassano significativamente i livelli di globuli bianchi.

Nei topi, il digiuno ha cambiato le vie di segnalazione delle cellule staminali ematopoietiche, un gruppo di cellule staminali che generano sangue. I ricercatori californiani confermano dunque che il digiuno innesca un meccanismo o uno switch rigenerativo che spinge le staminali a creare nuovissime cellule del sangue, nuovissimi globuli bianchi in particolare, essenziali per ripristinare l’intero sistema immunitario, promuovere la rigenerazione di cellule staminali del sistema ematopoietico.

La scoperta potrebbe essere particolarmente utile per le persone che soffrono di sistemi immunitari danneggiati, come i malati di cancro in chemioterapia. Si potrebbero anche aiutare gli anziani il cui sistema immunitario diventa meno efficace con l’avanzare dell’età, rendendo più difficile per loro combattere anche le malattie più comuni. Lo studio ha importanti implicazioni per quanto riguarda l’invecchiamento, in cui il declino del sistema immunitario contribuisce ad un aumento della suscettibilità alle malattie come per le persone  in età avanzata. Prolungati cicli di digiuno –  periodi di astensione dal cibo dai due a quattro giorni alla volta nel corso di sei mesi – uccidono le cellule immunitarie più vecchie e danneggiate generando così nuove cellule. La ricerca ha anche dimostrato implicazioni nella tolleranza alla chemioterapia per persone con un vasta gamma di carenze del sistema immunitario, tra cui disturbi causati dalle malattie autoimmuni, il corpo induce le cellule staminali a produrre nuove cellule immunitarie (globuli bianchi) capaci di combattere efficacemente ogni eventuale infiammazione del corpo.

“Non potevamo prevedere che il digiuno prolungato avesse un effetto così notevole nel promuovere la rigenerazione delle cellule staminali a base del sistema ematopoietico,” ha affermato Edna M. Jones docente di Gerontologia e le scienze biologiche alla USC School Davis Gerontologia e direttore del USC Longevity Institute .

“Quando viene privato del cibo, il sistema tenta di risparmiare energia, e una delle cose che può fare per risparmiare energia è quello di riciclare un sacco di cellule immunitarie che non sono necessarie, in particolare quelle che possono essere danneggiate”, afferma il Prof. Valter Longo lo scienziato italiano che è tra i maggiori esperti mondiali sul digiuno. “Ciò che abbiamo notato sia nel nostro lavoro sugli animali che su umani è che il numero di globuli bianchi scende con il digiuno prolungato. Poi, quando si riprende ad alimentarsi, le cellule del sangue tornano.”

Cicli di digiuno

Il digiuno prolungato costringe il corpo a utilizzare depositi di glucosio, grassi e chetoni, ma attinge anche ad una parte significativa di globuli bianchi.

Durante ogni ciclo di digiuno, questa diminuzione di cellule bianche del sangue induce cambiamenti che attivano la rigenerazione delle cellule staminali tramite nuove cellule del sistema immunitario. In particolare, il digiuno prolungato riduce l’enzima PKA, che precedentemente l’équipe di Longo ha scoperto che ciò estende la longevità negli organismi semplici e che è stato collegato in altre ricerche alla regolazione dell’auto rinnovamento delle staminali e alla pluripotenza (auto-rinnovamento delle cellule) – ossia il potenziale di una cellula di svilupparsi in altri tipi di cellula. Il digiuno prolungato, inoltre abbassa i livelli del IGF-1, un ormone collegato a invecchiamento, progressione dei tumori e rischio di cancro. Infatti per questo è fortemente sconsigliato ai malati di cancro di assumere latticini che invece stimolano l’IGF-1, come ha fatto notare il Dr. Berrino nell’articolo Raccomando a chi ha un tumore di NON bere latte di mucca.

“Spegnere il gene PKA è il passo chiave che induce le cellule staminali alla rigenerazione. E’ come dare l’ok alle cellule staminali per andare avanti e iniziare a prolifere per ricostruire l’intero sistema.”dice il Prof. Longo.

”E la buona notizia”, aggiunge, ”è che il corpo si libera anche delle parti del sistema che potrebbero essere danneggiate o vecchie e delle parti inefficienti, durante il digiuno. Se si ha un sistema fortemente danneggiato da chemioterapia o invecchiamento, i cicli di digiuno possono generare, letteralmente, un nuovo sistema immunitario“.

Se da una parte la chemioterapia può essere utile in alcuni casi, dall’altra provoca anche danni significativi al sistema immunitario e il team spera che i loro risultati possano dimostrare che il digiuno può aiutare a minimizzare alcuni di questi danni. Questo è ciò che afferma Tanya Dorff, assistente di medicina clinica presso l’USC Norris Comprehensive Cancer Center. “Sono necessari ulteriori studi clinici, e qualsiasi intervento dietetico deve essere effettuato esclusivamente sotto la guida di un medico.”

Il Prof. Longo sta ora studiando se questi stessi effetti di rigenerazione funzionano con altri sistemi e organi oltre che con il sistema immunitario. Il suo laboratorio ha già in programma ulteriori studi su animali e studi clinici.

Lo studio è stato sostenuto dal National Institute of Aging parte del National Institutes of Health (numeri di sovvenzione AG20642, AG025135, P01AG34906). La sperimentazione clinica è stato sostenuta dalla V Foundation e dal National Cancer Institute of the National Institutes of Health (P30CA014089).

Chia Wei-Cheng di USC Davis è stato il primo autore dello studio. Gregor Adams, Xiaoying Zhou e Ben Lam del Eli e Edythe Broad Centro di Medicina Rigenerativa e ricerca sulle cellule staminali a USC; Laura Perin e Stefano Da Sacco dell’Istituto Saban Research all’ospedale dei bambini di Los Angeles; Min Wei di USC Davis; Mario Mirisola dell’Università degli Studi di Palermo; Dorff e David Quinn della Keck School of Medicine della USC; e John Kopchick della Ohio University sono stati co-autori dello studio.

 

Immunità di gregge: la teoria che oggi ci equipara a un branco di pecore

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immunità di gregge

Questa teoria è il fondamento per le campagne di vaccinazione di massa di tutto il mondo. Attualmente prevede che, affinchè una popolazione sia immune verso una malattia infettiva come il morbillo, è necessario vaccinare almeno il 95% della popolazione stessa. In teoria quindi, con un tasso di vaccinazione del 95%, la malattia dovrebbe essere eradicata.

In un articolo pubblicato su “Epidemiological Review” intitolato “Immunità di gregge: Storia, Teoria, Pratica“, scritto da Paul E.M. Fine e pubblicato nel 1993, l’autore osserva che il primo uso “pubblico” del termine “Herd Immunity (immunità di gregge)” sembra essere stato nell’articolo “La diffusione delle infezioni batteriche: il problema dell’immunità di gregge“, scritto da W.W.C. Topley e G.S. Wilson e pubblicato nel 1923.

Dal lavoro di Paul E.M. Fine, sembra che la teoria dell’immunità di gregge si sia originariamente sviluppata sulla base di alcune osservazioni con i topi e da alcune “semplici formulazioni matematiche”, ma lo studio non chiarisce se questa teoria sia mai stata validata mediante processi di revisione scientifica fra pari (peer review) come avviene comunemente nel caso di teorie che vengono in seguito diffusamente accettate come “prova scientifica”.

La storia dell’immunità di gregge negli USA

Quando le campagne di vaccinazione di massa contro il morbillo sono iniziate sul serio negli Stati Uniti, verso la metà degli anni ‘60, la US Public Health Service (il dipartimento di salute pubblica americano) prevedeva di vaccinare oltre il 55% della popolazione degli Stati Uniti (basandosi proprio sull’osservazione di Baltimora), e annunciava che si aspettava di eradicare il morbillo già a partire dal 1967. Quando tutto ciò non è accaduto, il Public Health Service ha corretto il tiro, parlando della necessità di una copertura vaccinale minima del 70-75%, per garantire l’immunità di gregge. Quando l’eradicazione non venne ancora ottenuta con queste ultime coperture, i funzionari della sanità pubblica elevarono il tasso di copertura all’80%, 83%, 85%, ed infine al 90%. [5]

Il processo con il quale sono state prese le decisioni di aumentare i tassi di copertura vaccinale non è affatto chiaro. Era basata su qualche metodologia scientifica o semplicemente su ipotesi? Oppure le decisioni sono state prese semplicemente perché i funzionari erano sotto pressione per mantenere le loro promesse di eradicare completamente il morbillo? Hanno forse mai considerano di fermarsi un momento e rivalutare la premessa originale che sosteneva la teoria dell’immunità di gregge? O si sono semplicemente trascinati oltre, alzando arbitrariamente l’asticella?

Ora la copertura minima è stata fissata al 95%. Ma come possiamo constatare dai continui focolai di morbillo, anche con coperture del 95% ancora non abbiamo la totale immunità della popolazione. In Cina, la copertura vaccinale è ancora più alta, al 99% ma anche lì ci sono continui focolai di morbillo. [6] Così, la risposta sarà in una copertura del 100%? E se al 100% si verificassero ancora focolai? Siamo passati da una “herd immunity” presumibilmente raggiungibile con una copertura del 55% ad una immunità che non è chiaramente raggiunta nemmeno al 95%. Quando arriverà il momento in cui i funzionari della sanità pubblica dovranno confrontarsi con la possibilità che l’immunità di gregge potrebbe non essere la migliore teoria su cui basare la politica vaccinale di una popolazione?

La popolazione degli Stati Uniti si è attestata a circa 318,9 milioni nel 2014.  La generazione del “baby boom” (i nati tra il 1946 e il 1964) rappresentano circa il 24% del totale di questa popolazione. [8] Molti anni fa, si credeva che i vaccini per l’infanzia avrebbero protetto per tutta la vita. Solo di recente si è scoperto che la maggior parte di questi vaccini perdono la loro efficacia da 2 a 10 anni dopo essere stati somministrati. [9]

Così, almeno negli ultimi 40 anni, da un quarto a quasi il 40% della popolazione degli Stati Uniti rappresentata dai “baby boomer” non ha goduto di alcuna immunizzazione indotta da vaccino per nessuna delle malattie per le quali erano stati vaccinati da bambini. Se si considerano i nati dopo il 1964, la percentuale di non protetti supera il 50%. Secondo il famoso neurochirurgo (ora in pensione) dott. Russell Blaylock, “Se ci basassimo sulle attuali verità scientifiche dovremmo concludere che oggi siamo tutti a rischio di epidemie di massa, dal momento che le coperture “immunitarie” sono ben al di sotto dei valori limite minimi del 95%” [9]

Dato che almeno la metà della popolazione è stata effettivamente senza alcuna protezione vaccinale per molti anni, avremmo dovuto assistere ad un massiccio ritorno di malattie infettive infantili. Ma questo non è accaduto. In altre parole, non abbiamo raggiunto la “herd immunity” negli Stati Uniti, ma il mondo non è ancora crollato.

L’esempio della Mongolia e il morbillo “sfuggente”

Nel 2014 la Mongolia ha ottenuto il premio la certificazione dall’Oms, che viene concessa ai Paesi in cui non si siano verificati casi di malattia da almeno tre anni.

Purtroppo invece, come si evince dal grafico sottostante, negli ultimi 2 anni sono ritornati moltissimi casi sebbene vi sia una copertura vaccinale altissima ( 99%) proprio nella nazione mongola. Sembra quindi lecito porsi dei dubbi.

Questo fornisce forza alla tesi di Roberto Gava, il quale aveva messo in guardia in tempi non sospetti sulla pericolosità della vaccinazione MPR, che avrebbe portato il virus del morbillo del ceppo nativo a “mutare” per diventare più aggressivo eludendo le potenziali immunizzazioni da vaccino. Anche negli USA, lo scenario pare tutto fuorchè esente da pericoli per i bambini sottoposti a vaccinazioni. In Italia, vogliamo ricordare i numeri al lotto che ha fornito in questi anni il ministro Lorenzin?

Considerazioni sull’immunità di gregge in generale

Chiaramente parlando di immunità di gregge dobbiamo andare a includere tutta la popolazione e non solo quella in età pediatrica. E allora come non prendere in considerazione gli adulti che non fanno richiami e che non sono più immuni a certe malattie come Difterite, Pertosse, Tetano. Se non facessimo così,è come se pensassimo che adulti e bambini vivano in mondi separati e valga solo l’immunità dei più piccoli.

POLIOMELITE  

Sorvolando sul fatto che non è presente in Italia da 35 anni…chi sostiene che la malattia non c’è e non ricompare in quanto la popolazione vaccinata la blocca, probabilmente non sa che il virus può essere contratto e contagiato (senza sintomi) ad altri individui, per cui la circolazione NON VIENE BLOCCATA dai vaccinati.

L’ immunità di gregge non esiste per questa malattia, i vaccinati possono contagiare se contraggono il virus e sono quindi pericolosi esattamente quanto i non vaccinati, e il fatto di non vaccinare più la popolazione non può portare quindi ad una maggiore circolazione del virus.

DIFTERITE

Bisognerebbe fare richiami ogni 10 anni, quindi diciamo che la maggior parte degli adulti, non facendo questi richiami, uccide la teoria dell’ immunità di gregge per questa malattia, diventando pericoloso esattamente come i bimbi non vaccinati che vengono additati come untori pericolosi. Ricordiamo però che anche questa malattia non è presente in Italia da lungo tempo, esattamente da 26 anni (ultimo caso 1991). In questo caso, il vaccino contiene la tossina difterica, per cui il batterio difterico è assolutamente in grado di proliferare anche nell’ organismo dei vaccinati, che essendo immunizzati per la tossina, non svilupperanno sintomi della malattia, MA contageranno il batterio esattamente come i non vaccinati. Anche per questa malattia, quindi l’ immunità di gregge non esiste affatto, e i vaccinati non fermano la circolazione del batterio. Di conseguenza, il calo delle vaccinazioni non porta ad una maggiore diffusione del batterio.

PERTOSSE

Vale lo stesso discorso fatto per la difterite. Con l’ unica differenza che la pertosse è ancora presente in Italia. La sua diffusione però non dipende dal numero dei non vaccinati, poichè anche i vaccinati veicolano il batterio senza presentare i sintomi della malattia, e gli adulti non facendo solitamente il richiamo del vaccino sono inoltre non immuni.

TETANO

 Inutile citarlo… Non esiste contagio interumano, per cui immunità di gregge inesistente.

VARICELLA

Questa è proprio una questione curiosa… Infatti, il vaccino della varicella è costituito dal virus vivo e attenuato. Capita molto spesso che non solo il bambino appena vaccinato sviluppi la malattia (bella fregatura), ma è anche contagioso per gli altri bambini non vaccinati. L’ immunità di gregge quindi viene addirittura ostacolata dal vaccino in questione, in quanto gli untori pericolosi per i fratelli, parenti e neonati sono esattamente i bambini appena vaccinati.

Insomma, non tutto è come la “scienza”, parolone di cui si riempono la bocca i più saccenti, ci vuole far credere. Ci chiediamo, come mai non si fa mai nessuna campagna sul “rafforzamento delle difese immunitarie”? Non sarebbe anche quello un buon deterrente per impedire la circolazione delle malattie? Ma non se ne parla MAI, e perchè? La risposta trovatela da soli, per ora, la medicina “ufficiale” ad ogni domanda, come risposta ha sempre il suo bel ” vaccino “, che per gli “scienziati” è la cura ad ogni male, tanto che addirittura oggi su parla di VACCINO CONTRO IL COLESTEROLO!

Per noi ignoranti questo sistema vaccinale guidato dal turbocapitalismo odierno, si perchè il vaccino è un farmaco e quindi un mero prodotto commerciale e si assoggetta alle leggi del mercato, sta diventando solamente l’alter ego della malattia stessa. Si perchè noi “ignoranti” non ci fidiamo più della scienza che va in tv a mettere in mostra i propri prodigi e le sue sicurezze assolute. Piuttosto tendiamo a seguire delle persone che stanno portando avanti le nostre battaglie, come il Dott.Stefano Montanari, il quale ci ha messo la faccia anche mettendo in discussione l’operato il Presidente della Repubblica, reo di dichiarazioni ambigue e di aver firmato il Decreto Legge Lorenzin, palesemente anticostituzionale, con la stessa noncuranza con il quale si beve un succo di frutta al bar.

I LEADER MONDIALI NELLA GESTIONE DELLE RISORSE IDRICHE IN ITALIA PER TOCCARE CON MANO LA WATEREVOLUTION DI GRUPPO CAP

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risorse idriche

Nell’ambito di uno scambio bilaterale tra Italia e Olanda, una trentina di delegati olandesi hanno visitato il depuratore di Bresso-Niguarda, uno degli impianti più innovativi del paese, modello di circular economy

I leader mondiali nella gestione delle risorse idriche arrivano in Italia per toccare con mano la Waterevolution di Gruppo CAP. In occasione della visita di Stato in Italia dei reali d’Olanda e della missione economica guidata dal ministro del commercio olandese, il gestore del servizio idrico della città metropolitana di Milano ha aperto le porte del depuratore di Bresso-Niguarda ai delegati tra rappresentanti di organizzazioni, esponenti politici e imprese olandesi che riuniscono la massima competenza nell’ambito della gestione e difesa delle risorse idriche.

Siamo molto felici di accogliere in uno dei nostri impianti più innovativi i migliori esperti al mondo in fatto di gestione delle acque e delle risorse idriche”

afferma Alessandro Russo, presidente di Gruppo CAP. L’Olanda è uno dei pionieri di un approccio estremamente innovativo nella gestione delle risorse idriche, e Rotterdam è un esempio di resilienza e efficientamento senza pari. Per questo è molto importante per noi aprire un canale di confronto con loro, per continuare a rispondere in modo nuovo alle sfide dei cambiamenti climatici e raggiungere i più alti standard nella gestione del servizio idrico”.

Tra i delegati intervenuti Jaap Smit, presidente della Regione dell’Olanda meridionale, la zona più densamente popolata dei Paesi Bassi, nonché la più influente sul piano economico: un quarto del PIL nazionale viene prodotto qui. La regione, che ha in Rotterdam il più grande porto del mondo e il più virtuoso esempio di resilienza territoriale, si distingue per altrettanto virtuoso approccio all’innovazione, ai sistemi di transizione energetica in nome di uno sviluppo davvero sostenibile, anche alla luce dell’attuale allerta siccità nel territorio italiano

Erano inoltre presenti, tra gli altri, Hein Molenkamp, managing director di Water Alliance; Edyta Wisniewska e Mark Niesten di Netherlands Water Partnership (l’Associazione Olandese delle Acque); Anouk van Eekelen, vicesindaco della Regione di Drechtsteden; Arnoud Molenaar, Chief Resilience Officer per la città di Rotterdam e tanti altri esponenti di aziende, banche e imprese olandesi.

Nell’ottica di individuare ambiti concreti per una collaborazione italo-olandese tra aziende e amministrazioni italiane e dei Paesi Bassi, il confronto tra i delegati e Gruppo CAP proseguirà domani, 23 giugno, con la partecipazione di Alessandro Russo al Water Forum presso la Triennale di Milano, in qualità di relatore al tavolo del convegno “The Resilient City”.

Con una superficie di 142.473,22 mq, l’impianto di Bresso-Niguarda rappresenta uno dei depuratori più importanti e innovativi non solo della Lombardia, ma dell’intero Paese, sia per le tecnologie impiegate, sia per le attività di sperimentazione in corso. Qui Gruppo CAP ha infatti avviato l’estrazione di biometano per automobili dai reflui fognari: un progetto rivoluzionario, gestito con la collaborazione tecnica di FCA, che mira a trasformare i depuratori del gruppo in vere bio-raffinerie, in grado di generare combustibile green dalle acque di scarto.

Da qualche tempo inoltre, Gruppo CAP, insieme all’Università di Milano-Bicocca, al Politecnico di Milano e a Fondazione Cariplo, sta anche sperimentando l’inserimento di microalghe nel processo di depurazione, per migliorare le performance dell’impianto dal punto di vista ambientale ed energetico, in nome dell’economia circolare, riducendo il contenuto di microinquinanti nei reflui in modo assolutamente naturale.

E questo è solo il primo passo di una strategia di lungo periodo: Gruppo CAP vuole infatti estendere questo sistema ai suoi principali depuratori, attraverso un importante piano di investimenti sul territorio pari a oltre 500 milioni di euro in 5 anni.

La Corte Ue: non indispensabile la certezza scientifica per dimostrare i danni da vaccino

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danni da vaccino

Secondo i giudici sono sufficienti indizi “gravi” e altri casi analoghi di danni da vaccino.

Recentemente abbiamo voluto dare voce a tante mamme che hanno denunciato la loro triste esperienza alla luce del decreto che impone l’obbligatorietà vaccinale.

I giudici della Corte di Giustizia proprio oggi hanno decretato che non è indispensabile la certezza scientifica per provare che una malattia sia stata causata da danni da vaccino. Bastano indizi «gravi», come l’assenza di precedenti familiari e l’esistenza di un numero significativo di casi a seguito di somministrazione dei vaccini, per formare una «prova».

Infatti, un regime probatorio del genere non è tale da comportare un’inversione dell’onere della prova gravante sul danneggiato, poiché spetta a quest’ultimo dimostrare i vari indizi la cui compresenza permetterà al giudice adito di convincersi della sussistenza del difetto del vaccino e del nesso di causalità tra il medesimo e il danno subìto».

Ma avverte anche che «i giudici nazionali devono assicurarsi che gli indizi prodotti siano effettivamente sufficientemente gravi, precisi e concordanti da consentire di concludere che l’esistenza di un difetto del prodotto appare, tenuto altresì conto degli elementi e degli argomenti presentati a propria difesa dal produttore, la spiegazione più plausibile dell’insorgenza dei danni da vaccino».

Le motivazioni di questa sentenza riguardano il caso del «sig. W. » a cui tra la fine dell’anno 1998 e la metà dell’anno 1999, è stato somministrato un vaccino contro l’epatite B prodotto dalla Sanofi Pasteur di Parigi.

Nell’agosto 1999, il sig. W ha iniziato a manifestare vari disturbi, che hanno condotto, nel novembre 2000, alla diagnosi di sclerosi multipla. Il sig. W è deceduto nel 2011. Fin dal 2006 lui e la sua famiglia hanno promosso un’azione giudiziaria contro la Sanofi Pasteur per ottenere il risarcimento del danno che il sig. W affermava di aver subìto a causa del vaccino.

«Nel caso di specie, viene fatto riferimento, in particolare – scrivono i giudici – , alle eccellenti condizioni di salute pregresse del sig. W, alla mancanza di precedenti familiari e al collegamento temporale tra la vaccinazione e la comparsa della malattia».

Vogliamo ricordare questo tra le migliaia di segnalazioni e casi che oramai accertano il nesso di causalità tra vaccino e danni irreversibili