Home Blog Page 2

La Polonia vuole costruire “Fort Trump” in onore del Presidente USA, spendendo 2 miliardi di dollari

0
fort trump

Washington – Varsavia è pronta a pagare almeno due miliardi di dollari per ospitare una base militare Usa. Lo ha detto il presidente Donald Trump, segnalando di valutare “seriamente” la richiesta di una presenza militare permanente in Polonia, nazione strategica in Europa per contrastare quello che ha definito l’atteggiamento “aggressivo” di Mosca.

“La stiamo valutando, in primo luogo, dal punto di vista della protezione militare, per entrambi i nostri Paesi”, ha affermato Trump durante la conferenza stampa congiunta con il presidente polacco, Andrzej Duda, alla Casa Bianca. “E poi anche dal punto di vista dei costi – ha aggiunto – se vogliono pagare tanto è qualcosa di cui certamente discuteremo”. Washington si è comunque impegnata a rafforzare la cooperazione militare con Varsavia. “Intensificheremo le consultazioni – ha poi rimarcato la Casa Bianca in una nota – per determinarne la fattibilità  e il risultato di questo sforzo contribuirà alla difesa non solo dell’Europa centrale e orientale ma anche dell’intera alleanza”.

Duda, dal canto suo, ha scherzato sul fatto che la base Usa in Polonia potrebbe chiamarsi “Fort Trump“, in onore del miliardario. Il segretario americano alla Difesa, James Mattis, ha poi elogiato la Polonia per aver aumentato le spese militari ma ha frenato sulla presenza militare permanente nel Paese, indicando che non è ancora stata presa una decisione. “Le questioni sono diverse. Come sapete non riguardano solo la base ma il training, la gestione della struttura, insomma tanti dettagli che devono venire analizzati con i polacchi”, ha spiegato Mattis

“Tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà”. Si concretizza la preoccupazione del presidente di Confindustria Genova

0
ponte morandi

Giovanni Calvini, favorevole alla Gronda, avvertì la città. A cui rispondeva il M5s, Paolo Putti: “A noi Autostrade ha detto che starà in piedi per altri 100 anni”

Le previsioni di quanto sarebbe accaduto, che oggi suonano ciniche e nefaste, si trovano nero su bianco perfino nei verbali delle sedute del Consiglio comunale di Genova. E’ il 2012, dicembre, Giovanni Calvini, allora presidente di Confindustria locale a fine mandato, è furioso per chi – fra politici e amministratori – si oppone alla realizzazione della Gronda di Ponente, necessaria per agevolare il traffico nella zona dove oggi è accaduta la tragedia.

Dice testualmente rispondendo al giornalista che lo intervista sul Secolo XIX“Perché guardi, quanto tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto “no” (alla Gronda, ndr)”.

Di anni ne sono passati sei e mezzo, e il ponte è crollato prima. In rete si trovano forum, dibattiti, comitati pro e contro Gronda che parlano della fragilità del ponte Morandi, dagli anni Sessanta una infrastruttura continuamente sotto l’occhio del ciclone.

Già allora però, nel 2012, il presidente di Confindustria tra i primi a livello pubblico e politico dichiarò l’emergenza e la necessità di interventi immediati e soluzioni alternative, in buona sostanza, della creazione della Gronda, per la quale poi soltanto nel 2018 (tre mesi fa) è arrivato l’ok anche dall’Ue dopo un lunghissimo e criticatissimo percorso.

Il caso vuole che le parole di Calvini finirono perfino in Consiglio Comunale: quella frase sul “ponte che crollerà” fu così dibattuta pubblicamente in aula.Seduta del 4 dicembre 2012 .

ponte morandi
Ecco le condizioni del ponte prima del crollo

 

A parlare è Paolo Putti, consigliere del MoVimento 5 stelle, totalmente contrario alle parole di Calvini.

“La mia sarà una mozione d’ordine. Ho appreso solo questa mattina di alcuni articoli di giornale… Leggo, questa mattina, su un quotidiano genovese, il quale dice che il Presidente della Confindustria di Genova dice: ” Ci ricorderemo di chi dice no alla Gronda.” Io allora colgo l’occasione per manifestare il mio sentimento di rabbia rispetto a questa affermazione e devo dire anche un po’ di stupore e poi, per facilitare la cosa, indicando il mio nome e cognome: Paolo Putti, consigliere del Movimento 5 Stelle, uomo libero che non ha voglia di fare carriera politica, non è questa la mia ambizione, che non ha interessi personali o di bottega, ma il solo interesse di fare il bene della comunità in cui vive e tra le persone che vivono nella mia comunità ci sono anche quegli imprenditori che io, credo, fra 10 anni, andranno a chiedere come mai si sono sperperati 5 miliardi di euro che si potevano utilizzare per fare delle cose importanti per l’industria. Aggiungo. Magari questa persona dovrebbe, prima di utilizzare questo tono, un po’ minaccioso (diciamo così) perché testualmente dice “Ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no!”, informarsi perché dice che il Ponte Morandi crollerà fra 10 anni. A noi Autostrade, in quest’aula, ha detto che per altri 100 anni può stare in piedi. Per fortuna gli ha risposto, sullo stesso quotidiano, l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, che ha detto il perché ci sono queste situazioni di dubbi etc.: “perché è connaturato alle democrazie immature dove la prevalenza dei diritti forti di pochi, rispetto agli interessi collettivi, prevale agli interessi collettivi di molti.”

Il grillino continua: “Credo che si riferisse a lui, perché mi farebbe sorridere se l’Amministratore di Autostrade per l’Italia si riferisse a dei cittadini, che in realtà sono migliaia, perché in migliaia hanno firmato il ricorso al Tar, e poi pensare che noi siamo i forti e Calvini ed altri sono i deboli, mi farebbe, oltre ad arrabbiare, sorridere. Grazie.”

Le parole di Putti – se confermate – ci dicono anche un’altra cosa: la rassicurazione di Autostrade per l’Italia che parlava di “un ponte che starà in piedi per altri 100 anni”.

La questione della Gronda è al centro di un dibattito costante da anni nel genovese. In molti, dal mondo delle imprese ai semplici cittadini, avevano sollevato dubbi sulla stabilità del ponte. Ma fa ancora più specie leggere che il mondo accademico indicava la necessità di una ricostruzione: due anni fa, la televisione ligure Primocanale, intervistò infatti il professor Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, per chiedere un parere proprio sulla tenuta del Ponte Morandi. Il docente lo definì un “fallimento dell’ingegneria, altro che capolavoro” chiedendone “la ricostruzione”.

Diceva: “O costi della manutenzione sono elevatissimi, non esiste che dopo trent’anni un’opera abbia già subito tanti lavori di manutenzione. Ci sono ponti in cemento armato che dopo cento anni non hanno ancora subito nessuna modifica”.

Lo ricordava sottolineando come alla fine degli anni Novanta si era già speso in lavori l’80 per cento di quanto speso per la realizzazione.

Oggi, due anni dopo quell’ennesime parole, il ponte realizzato fr ail 1963 e il 1967 è definitivamente crollato portando con sè morte e distruzione annunciate da tempo.

Infiammazione addominale: la soluzione con papaya, tè verde e aloe vera

0
infiammazione addominale

L’infiammazione addominale è un problema molto comune, sia per gli uomini che per le donne. Le cause possono essere tante, per cui il problema non è di facile soluzione. Tuttavia, la natura ci dona alcuni alimenti ricchi di proprietà per chi soffre di questo disturbo.

Scopriamo in questo articolo come preparare un rimedio naturale a base di papaya, tè verde e aloe vera. In una settimana noterete un notevole miglioramento per il problema dell’ infiammazione addominale.

Infiammazione addominale: come risolvere

Sempre più persone lamentano frequenti infiammazioni addominali. La sensazione di gonfiore può avere diverse cause che è importante conoscere se vogliamo risolvere questo disturbo:

  • Mangiare porzioni abbondanti
  • Intolleranze alimentari
  • Bere troppo durante i pasti
  • Abbinare alimenti diversi tra loro
  • Eccesso di fibre
  • Accumuli di liquidi nella zona addominale
  • Nervosismo. Mangiando con nervosismo, non mastichiamo bene il cibo e inghiottiamo aria
  • Sindrome dell’intestino irritabile

Oltre ai disturbi dell’apparato digerente, le donne possono anche soffrire di gonfiore addominali a causa di fattori ormonali. Le cause di solito sono legate alle cisti ovariche, ai fibromi uterini e alla sindrome premestruale. In alcuni casi, la causa può anche essere una gravidanza o il ciclo mestruale.

Cibi ricchi di proprietà lenitive

In questo articolo, vi proponiamo tre alimenti dalla proprietà medicinali che contribuiscono a ridurre l’infiammazione addominale in modo naturale. Con questi ingredienti possiamo preparare in casa un rimedio da assumere per diversi giorni al fine di ottenere risultati sorprendenti.

Questo rimedio deve essere accompagnato da corrette abitudini alimentari da assumere durante i pasti. Allo stesso tempo, aiuta a placare il nervosismo e a tenere sotto controllo le emozioni, dati i suoi effetti positivi sull’organismo.

La papaya

La papaya è uno dei frutti migliori per trattare diversi disturbi gastrci. Grazie al suo contenuto di enzimi -tra cui spicca la papaina- questo frutto tropicale stimola la digestione delle proteine e riduce l’infiammazione addominale.

La papaya è ad alto contenuto di fibre, dunque previene la stitichezza e riduce i livelli di zucchero nel sangue. È importante sottolineare che i picchi di glucosio possono favorire l’accumulo di grassi nella zona addominale.

Il tè verde

Il tè verde è una bevanda antica e dalle numerose proprietà medicinali. In passato spiccava per il suo elevato potere antiossidante e stimolante.Oggigiorno molte persone consumano questa bevanda per prevenire molti disturbi e persino per perdere peso più facilmente.

Il tè verde è anche un ottimo rimedio per combattere l’infiammazione addominale grazie al suo contenuto di flavonoidi, dato che le sostanze antiossidanti agiscono anche come antinfiammatori naturali. In secondo luogo perché questa bevanda aiuta a bruciare grassi e a perdere volume.

L’aloe vera

Il gel che si estrae dalle foglie di aloe vera è un ingrediente base di molti rimedi per la salute e trattamenti di bellezza. Le sue proprietà antinfiammatorie, antisettiche, rimineralizzanti e rigenerative fanno dell’aloe una pianta medicinale molto conosciuta.

Possiamo estrarre noi stessi il gel dalla pianta oppure comprarlo. Ricordiamo che ha effetti lassativi, dunque consumato in eccesso, potrebbe irritare un po’ l’intestino.

www.viversano.net

Chiara Ferragni: il web insorge per la pubblicità al latte artificiale e il post viene rimosso

0

“Ho scelto ++++ perché è simile al latte materno”. E’ il post della blogger Chiara Ferragni che pubblica una foto su Instagram tenendo in braccio il proprio bambino e in bella mostra, un contenitore di latte artificiale, che pubblicizza in maniera non troppo velata (anzi). Dopo qualche ora di critiche feroci, il post è stato rimosso (anche per questioni legali).

“I chose +++ because it is close to breast milk”. Secondo la Ferragni, dunque, il latte artificiale sarebbe simile al latte materno. Una frase che ha suscitato non poche polemiche soprattutto perché lo slogan, l’indicazione della marca del prodotto e la foto in sé, suonano tanto di pubblicità (e neanche tanto occulta).

Non spetta né a noi, né di certo alla Ferragni stabilire cosa sia meglio per i propri figli: ogni mamma ha le proprie esigenze ed è giusto che si senta libera di nutrire il neonato come vuole e come meglio crede. Ma da qui a dire che il latte materno e quello artificiale siano simili, ce ne vuole davvero.

Il tema è da sempre controverso e dibattuto. Ma che il latte materno possa essere considerato addirittura un vero e proprio “farmaco” che fa bene a mamma e bambino lo dicono gli esperti della Società italiana di neonatologia, e non solo. L’Assemblea mondiale della sanità con una risoluzione dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) consiglia e promuove il latte materno riconoscendolo come fondamentale almeno nei primi sei mesi di vita del neonato.

In Italia è illegale pubblicizzare questi prodotti

Ma qui il punto è anche un altro e va al di là delle scelte personali, di giudizi e pregiudizi, perché la blogger Ferragni con il suo post ha violato la legge. In Italia è illegale reclamizzare il latte artificiale per neonati, lo dice chiaramente il decreto 9 aprile 2009, n. 82, in attuazione della direttiva 2006/141/CE. Riferimenti si trovano anche nel Codice internazionale sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno Oms/Unicef.

“Molto grave che la Ferragni scriva che il latte artificiale sia simile a quello materno”, scrive su Facebook International Baby Food Action Network, la rete che da sempre si propone di far avvenire miglioramenti duraturi nelle pratiche alimentari di neonati e bambini.

Non discutiamo quindi la scelta della Ferragni di nutrire suo figlio con il latte artificiale, ma discutiamo il modo subdolo di fare pubblicità a un prodotto di marca. La blogger vive negli Stati Uniti dove non vige il divieto di reclamizzare il latte artificiale, ma il post è visibile in Italia dove esistono norme severe.

Vista la rimozione immediata qualche dubbio sarà venuto anche al suo staff.

Latte artificiale spesso nella bufera

Tempo fa vi avevamo parlato del fatto che il latte in polvere per neonati può contenere olio di palma e contaminanti pericolosi oltre la dose giornaliera. Dalle analisi condotte lo scorso anno da Altroconsumo su diversi marchi di latte in polvere erano emersi dati davvero preoccupanti. Nel latte artificiale infatti possono essere presenti oli di scarsa qualità come olio di palma e olio di colza e contaminanti pericolosi per i più piccoli.

A gennaio di quest’anno, ben 83 nazioni sono state coinvolte nella vicenda del latte in polvere per neonati contaminato da salmonella. Partito dalla Francia, l’allarme ha fatto il giro del mondo. A fine mese, nonostante il richiamo dei prodotti, erano stati riscontrati 35 casi di contagio da salmonella fra i neonati con età inferiore ai sei mesi residenti in diverse regioni della Francia. Di questi 16 erano stati addirittura ricoverati.

La bellezza dell’allattamento al seno

Non è la prima volta, comunque, che la blogger finisce nella bufera parlando di allattamento al seno. Fin dal secondo mese, ha scelto di nutrire Leone non solo al seno, ma anche con i biberon (riempito sia del suo stesso latte che di quello artificiale) dicendo di adorare le persone che allattano fuori casa, ma che lei avrebbe paura di essere fotografata al parco e al ristorante.

Ci viene un po’ da sorridere visto il lavoro che ha scelto di fare, visto che la foto di Leo è stata pubblicata forse a 4 minuti dal parto e che i seguaci conoscono ogni centimetro del corpo della blogger, ma anche su questo non discutiamo.

Una cosa sola lasciatecela dire: è bellissimo vedere una mamma che allatta e tanti vip per fortuna lo fanno senza remore, da Gisele Bundchen a Bianca Balti fino Eva Riccobono. 

Qualunque sia la scelta di ogni donna, l’allattamento non dovrebbe essere strumentalizzato, utilizzando metodi subdoli di guadagno.

Fonte https://www.greenme.it

Usa, Onu a Trump: ‘Inaccettabile separare migranti dai figli’. Deputato dem: ‘Bimbi chiusi in gabbie’. Melania critica il marito

0
migranti messico

E’ è il monito lanciato a Ginevra dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein durante la sessione del Consiglio per i diritti umani. Per la prima volta la first lady parla apertamente di politica e interviene su quanto sta succedendo al confine con il Messico, dove 2mila bambini sono stati separati dalle loro famiglie perché entrate illegalmente in territorio americano

L’Onu punta il dito contro Donad Trump per la pratica pratica in vigore negli Stati Uniti di separare i figli dai genitori migranti che entrano illegalmente dalla frontiera con il Messico. La prassi “è inaccettabile e crudele“, è il monito lanciato a Ginevra dall’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Zeid Raad al-Hussein. “Pensare che uno Stato possa cercare di dissuadere i genitori infliggendo tali abusi sui bambini è inammissibile”, ha detto al-Hussein aprendo una sessione del Consiglio per i diritti umani. La vicenda è quella che riguarda 2mila bambini alla frontiera sud degli Usa che sono stati separati dai lori genitori, colpevoli di essere entrati in territorio americano illegalmente. Un conseguenza della politica di tolleranza zero voluta dall’amministrazione Trump.

Le parole del rappresentante Onu arrivano il giorno dopo l’attacco di Melania Trump alle politiche del marito sui migranti. Per la prima volta la first lady ha parlato apertamente di politica. E lo ha fatto criticando apertamente il marito presidente degli Stati Uniti per come sta gestendo la questione degli immigrati al confine con il Messico. La first lady “odia vedere bambini separati dalle loro famiglie e spera che entrambi gli schieramenti possano alla fine unirsi per ottenere una riforma migratoria di successo”, ha dichiarato alla Cnn la sua portavoce Stephanie Grisham.

Che sia una critica a suo marito e alla sua politica è reso evidente dal secondo pensiero riferito dalla portavoce Grisham. Melania “crede che dobbiamo essere un Paese che segue tutte le leggi ma anche un Paese che governi col cuore“, ha aggiunto. Del resto la first lady ha indicato il sostegno e la difesa dei bambini come la priorità della sua piattaforma sociale Be best, lanciata recentemente. E il suo prolungato silenzio sulla vicenda, da giorni uno dei principali titoli dei media americani, cominciava a fare rumore. Oggi le tv hanno cominciato a trasmettere anche le immagini delle tendopoli dove sono trattenuti i bimbi e delle proteste di molti attivisti.

Cosa succede al confine Messico-Usa – La scelta di Trump di rimanere intransigente di fronte ai clandestini che fuggono dalle violenze dell’America centrale ha suscitato riserve tra gli stessi repubblicani, indignazione tra i democratici e i leader religiosi. Recentemente sono state escluse come base per le richieste di asilo anche la violenza domestica e quella provocata dalle gang criminali. “Se non vogliono essere separati dai loro figli, non dovrebbero portarli”, aveva ammonito cinicamente il ministro della giustizia Jeff Sessions. L’attorney general ha inoltre scomodato la Bibbia per giustificare la necessità di rispettare rigorosamente la legge, assecondato dalla portavoce della Casa Bianca Sarah Sanders.

Ma Trump continua a scaricare la colpa sui democratici, ammonendoli su Twitter a lavorare con i repubblicani alla nuova legge per l’immigrazione, se vogliono risolvere il problema. Un modo, secondo alcuni osservatori, per costringerli a sostenere uno dei due progetti di legge che saranno messi al voto la prossima settimana alla Camera e al Senato (dove c’è solo un voto di scarto). Ma, ha avvisato il presidente Usa, “qualsiasi legge sull’immigrazione deve contenere”: il completo finanziamento del muro al confine, la fine del Catch and release – la prassi di fermare e rilasciare subito i clandestini – della lotteria dei visti e della catena migratoria, e “basarsi sul merito”.

Deputato democratico: “Bambini chiusi in gabbia” – “Ho visto gabbie piene di bambini. Non è nient’altro che una prigione”. Peter Welch, deputato del Vermont, è uno dei Congressman che ha visitato nelle ultime ore la struttura dove a Brownsville, in Texas al confine col Messico, vengono trattenuti i minori separati dai genitori dopo l’ingresso illegale negli Stati Uniti.
Su Twitter, con una serie di messaggi, Welch descrive il quadro. “La struttura accoglie 1500 ragazzi, è piena. E’ una vergogna”, scrive, contestando in maniera diretta le affermazioni del segretario alla Sicurezza Interna, Kirstjen Nielsen. “Non adottiamo una policy per separare le famiglie al confine. Punto. La narrazione ingannevole”, afferma Nielsen, “è irresponsabile e non produttiva. Come ho già detto tante volte in passato, se cercate accoglienza per la vostra famiglia, non c’è motivo per violare la legge e attraversare illegalmente il confine”.

Welch replica stizzito: “Lei non può dire sul serio – scrive rivolgendosi a Nielsen – sono appena arrivato a Casa Padre a Brownswille con il senatore Jeff Merkley. Qui ci sono 1500 ragazzi, abbiamo visto bambini in gabbie chiuse con catene. Da soli. Non c’è un genitore qui. E’ una vergogna”. “I ragazzi -racconta il deputato in un altro tweet- sono seduti su panchine metalliche, guardano fissi davanti rimanendo in silenzio”.

Immagini analoghe vengono descritte dai giornalisti del Guardianche hanno avuto accesso alla struttura, in una sorta di tour – autorizzato dallo US Border Patrol – nel quale non è stato possibile parlare con i migranti o scattare foto. “Questi ragazzi sono traumatizzati – dice il senatore Merkley – non ha nessuna importanza se il pavimento venga spazzato e le lenzuola piegate. Sono stati separati dai genitori e sono traumatizzati”. Secondo gli agenti presenti nel centro, a ogni individuo viene garantito cibo, accesso alla doccia, abiti puliti e cure sanitarie. La struttura ospita minori non accompagnati, adulti e genitori che non sono stati separati dai figli. A quanto pare tale trattamento, riporta il quotidiano britannico, è stato riservato in alcuni casi a famiglie con bambini di età inferiore ai 5 anni.

www.ilfattoquotidiano.it

 

“Nel mio negozio piega gratis alle donne con la pensione minima. Sperando che la politica si svegli”

0

L’iniziativa di Salvatore Visone, che lavora nei Quartieri spagnoli a Napoli, è cominciata tre anni fa, quando ha visto una signora avvicinarsi al suo locale, dare un’occhiata al prezzario e poi andarsene. Oggi cerca di coinvolgere anche altri esercenti, “perché se ognuno avesse un po’ più di attenzione verso gli altri l’Italia sarebbe un posto migliore”.

“Chi ha detto che anche a 80 anni una donna non debba sentirsi amata, preparata, in ordine e pure coccolata?”. Salvatore Visone, per tutti Sasi, ha 41 anni ed è originario di Napoli. Il suo negozio di acconciature si trova nel cuore dei Quartieri spagnoli. Da più di tre anni, ormai, porta avanti la sua offerta: messa in piega gratis, tutti i martedì, per le donne con pensione minima. “Se ognuno avesse un po’ più di attenzione verso gli altri l’Italiasarebbe un posto migliore”, sorride.

Tutto è nato un giorno di fine ottobre del 2015, quando Salvatorevede una signora avvicinarsi al suo locale, dare un’occhiata al prezzario e poi andarsene. “Ricordo quel momento come se fosse ora – racconta – Così, da allora, ho deciso di dedicare un’intera giornata alle donne”. Ogni martedì, così, Sasi offre dieci messe in piega gratuite per le signore del quartiere con pensione minima.

Il suo locale in Vico Due Porte a Toledo si è trasformato in un piccolo punto di ritrovo. Ma senza mai approfittarne: “Nessuno è venuto solo per lo sconto – spiega Salvatore –. Anzi, qualche turista, conoscendo l’iniziativa, ha deciso di venire a fare i capelli e poi lasciare un taglio pagato per chi non poteva permetterselo”, continua. In più Salvatore ha provato a fare rete, a coinvolgere anche gli altri lavoratori del quartiere. Come la promozione accordata con la vicina trattoria Da Nennella dove ogni martedì, dopo la messa in piega, le signore potevano usufruire di un pasto gratuito. “Eppure nessuno, ad oggi, ha mai sfruttato l’offerta – racconta Salvatore – Dobbiamo tener conto di una cosa: stiamo parlando di una categoria di persone molto particolare. E molto delicata. Le donne anziane che vivono con la minima hanno una dignità che va al di là dell’immaginabile”.

La reazione dei clienti, comunque, è stata molto positiva. L’opposto rispetto ad altri parrucchieri della città. “Alcuni mi hanno chiamato, consultato. Ma poi subito si sono concentrati sul ritorno d’immagine. Io posso assicurare che l’aspetto economico non c’entra niente in questa vicenda. Né che esiste un guadagno di alcun tipo”.

La decisione di Salvatore nasce anche da una volontà politica ben precisa. “Da tre anni cerchiamo di attirare l’attenzione dei vari politici che promettono di ritoccare le pensioni minime – spiega l’acconciatore napoletano – Ma alla fine non agiscono”. Dal Comune o dalle istituzioni Salvatore non ha mai ricevuto nulla: una mail, una visita, un sostegno simbolico. Eppure nel luglio 2016 è stato premiato con una medaglia al valore civico dall’associazione Carlo La Catena, vigile del fuoco napoletano morto nella strage di Via Palestro, a Milano, nel 1993. “Ricordo ancora la sera della premiazione – sorride Salvatore –. C’erano magistrati, carabinieri, persone che avevano fatto qualcosa di grande per qualcuno o per la città di Napoli. Quando sono salito sul palco ero emozionato e mi sentivo quasi fuori luogo. Tutti mi hanno rassicurato, dicendomi che ognuno fa quel che può, nel suo campo”.

Il futuro? “No, la promozione non avrà termine – sorride Salvatore –. Nel mio piccolo voglio far felice per almeno mezz’ora qualche nonna. E magari toccare la coscienza dei miei colleghi e di qualche politico”. Anzi, il parrucchiere dei Quartieri spagnoli rilancia. “Stiamo lavorando a un progetto di crowdfunding per far allargare la forbice”. Oltre alla messa in piega, così, si potrà donare un taglio, un colore, un’acconciatura ad hoc. “Il tutto sempre riservato alle nostre donne che vivono con una pensione minima”.

Così ogni martedì Salvatore porta avanti la sua piccola battaglia. Nel suo salone, dal nome #Hairstudio76, lo aiutano la sua compagna e una giovane ragazza. “Mia moglie Maria all’inizio era scettica. Poi col tempo ha cambiato idea. Soprattutto da quando ha visto lo sguardo con cui ti ringraziano le persone che non possono permetterselo appena finito il taglio”. Tra i vicoli dei Quartieri spagnoli Salvatore è diventato quasi una star. Qualcuno vuole attribuirgli il premio Nobel. Tuttavia Sasi non lo nasconde: “Mi aspettavo qualcosa di più da una città così generosa come Napoli. Anche da parte delle istituzioni”. Ma il suo lavoro non cambierà. “Se anche un solo parrucchiere, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia sposasse la nostra causa – conclude – l’Italia sarebbe un posto migliore. Lo sguardo di quelle donne me lo porterò dentro per sempre”.

www.ilfattoquotidiano.it

La Germania si compra tutti gli aeroporti greci alla vigilia dell’estate

0
aeroporti greci germania

Sarà un caso ma ora tutti gli aeroporti maggiori della Grecia sono in mano a società della Germania, il creditore più severo con Atene a cui chiede austerità e privatizzazioni.

La società aeroportuale tedesca AviAlliance, che possiede al 49% l’aeroporto di Amburgo e il 30% di quello di Dusseldorf in Germania, ha vinto il rinnovo della concessione per 20 anni fino al 2046 dell’aeroporto di Atene per una somma pari a 600 milioni di euro. Nel terzo piano di aiuti da 86 miliardi di euro la Grecia aveva promesso nel 2015 alla Ue e al Fmi di rinnovare la concessione per l’aeroporto della capitale greca, il maggiore del Paese, alla sua scadenza naturale.

Come promesso il governo di sinistra guidato da Alexis Tsipras ha mantenuto fede all’impegno e ieri il Fondo per le privatizzazioni greco (Hradf) ha confermato il rinnovo della concessione alla Aia, l’Athens International Airport, la società che gestisce l’aeroporto di Atene dal 1995.

Più in dettaglio la società aeroportuale tedesca AviAlliance (al 40%) e il gruppo greco Copelouzos (al 5%) hanno una quota complessiva del 45 per cento nella società aeroportulae di Atene ( AIA). Il fondo greco per le privatizzazioni HRADF detiene una quota del 30% e il governo greco del 25%. Il completamento dell’intesa è soggetto all’approvazione delle autorità europee e del Parlamento greco.

LA STRUTTURA
AviAlliance ha delle società holding negli aeroporti di Atene, Budapst, Dusseldorf, Amburgo e San Juan (Portorico). Nel grafico le quote relative di possesso. Fonte sito aziendale AviAlliance

I 600 milioni di euro sono ossigeno per le esauste casse dello stato greco che a luglio deve ripagare 7 miliardi di euro di crediti e che aspetta da un anno la tranche per la seconda revsione del terzo piano. Atene ha approvato circa 100 delle 140 azioni prioritarie richieste dai creditori.

Nel dicembre 2015 il direttore dell’agenzia per le privatizzazioni greche annunciò che il gestore aeroportuale tedesco pubblico Fraport (quello che gestisce l’aeroporto di Francoforte) aveva firmato l’accordo del valore di 1,2 miliardi di euro per la locazione e gestione di 14 aeroporti greci regionali greci, fra cui molti collocati strategicamente nelle maggiori isole turistiche. La Fraport ha vinto il diritto di gestire e sviluppare gli aeroporti per un periodo di 40 anni. Fra gli scali compresi nell’accordo ci sono quelli di Salonicco, seconda città del paese, e delle isole di Creta, Corfù e Rodi.

Insomma dopo gli aeroporti regionali, anche quello di Atene resta nelle mani di investitori tedeschi, il creditore più duro con Atene sempre in prima fila a chiedere austerità e privatizzazioni per ridurre il debito.

www.ilsole24ore.com

 

Coas Governo ITA: La Merkel ci paragona subito alla Grecia

0
caos governo ITA

Ecco qua che la leader tedesca non aspetta un attimo per paragonare l’Italia alla Grecia! Intanto lo spread si impenna in maniera preoccupante

L’auspicio ricorrente è che le prossime elezioni consegnino all’Italia un governo stabile, ma soprattutto pro-europeo. Nei commenti pronunciati all’indomani della decisione di Sergio Mattarella di non dare seguito alla formazione del governo Lega-M5s, i leader dell’Ue e i massimi rappresentanti dei principali Paesi e delle istituzioni di Bruxelles rischiano di alimentare il risentimento di coloro che vedono nell’Unione il principale ostacolo all’autodeterminazione dei singoli Stati.

Il commento più forte porta la firma di Angela Merkel. Se il suo portavoce Steffen Seibert in mattinata aveva rilasciato virgolettati calibrati con il bilancino (“Il nostro rispetto per la democrazia italiana e per le sue istituzioni democratiche ci impone adesso di aspettare quale governo reggerà il Paese e con quali idee si rivolgerà a noi e ai partner europei”), nel pomeriggio la cancelliera ha pronunciato parole più politiche: “Vogliamo collaborare con tutti i governi, ma ci sono anche dei principi nell’eurozona”, ha detto la cancelliera rispondendo ad alcune domande sulle difficoltà future con l’Italia al Global Solutions Summit a Berlino. “Ovviamente ci saranno dei problemi – ha tenuto a puntualizzare – anche all’epoca, con la Grecia di Tsipras, ci furono problemi, e poi ci siamo accordati“. “Lavorammo per molte, molte notti fino ad arrivare ad un accordo”, ha aggiunto. Ne vale la pena, per la cancelliera, “l’Italia è un membro importante dell’Ue”. Poco prima, arrivando a Bruxelles alla riunione dei ministri degli Esteri dell’Unione, il ministro per gli Affari europei, Michael Roth, auspicava che “si arriverà presto a un governo stabile e pro-europeo in Italia”.

Unica voce fuori dal coro: Marine Le Pen

A soffiare sul fuoco era stata in mattinata Marine Le Pen: “Per la prima volta dalla crollo dei regimi autoritari in Europa, un Paese europeo viene messo di fronte ad un reale colpo di Stato, il cui obiettivo è sovvertire l’obiettivo delle urne e imbavagliareistituzionalmente la democrazia – si legge in un comunicato diffuso dal Front National, principale partito dell’estrema destra francese, modello della Lega formato nazionale di Matteo Salvini – ovviamente dietro questo colpo di forza dobbiamo vedere la mano di Bruxelles, dei mercati finanziari e della Germania”.

Mentre tutti gli altri si allineano

La Spagna, anche lei impegnata in una crisi politica dopo che il Psoe ha depositato una mozione di sfiducia contro il governo di Mariano Rajoy (che sarà discussa giovedì e venerdì in Parlamento), ha commentato per bocca del suo ministro degli Esteri, Alfonso Dastis. L’incertezza in Italia “non aiuta certamente a garantire la stabilità” di cui “l’Europa ha bisogno in questo momento”, ha dichiarato a Bruxelles. E sulla stabilità ha insistito anche il Belgio: “Bisogna privilegiare soprattutto la messa in campo di un governo stabile”, ha dichiarato il titolare degli Esteri, Didier Reynders, sottolineando che “l’ideale è andare verso un governo con cui l’Ue possa lavorare in modo efficace”.

La fotografia la scatta Clemens Fuest, presidente dell’istituto economico tedesco Ifo, e tra i consiglieri economici della Merkel. “Cottarelli è un ottimo economista” premette Fuest, ma “non penso sia quello che voleva la Germania. Non viviamo in una società di esperti, ma viviamo in una società democratica quindi un governo deve avere il sostegno del Parlamento e questo esecutivo non ce l’ha, dunque temo che i due partiti populisti Lega e 5Stelle ne escano ulteriormente rafforzati“.

Per Fuest “Cottarelli è la migliore intenzione possibile, ma non ha il sostegno del Parlamento e questo aumenta l’incertezza e lascia l’Italia in una situazione economica difficile”. Ora Roma, prosegue l’economista, “si trova davanti due problemi concatenati: un alto debito pubblico e una bassa competitività“. Dunque o porta avanti “un ulteriore consolidamento fiscale, combinato con una moderazione salariale e le riforme strutturali, rimedi dolorosi, o decide di uscire dall’euro. Questo renderebbe più facile ottenere maggiore competitività ma le perturbazioni politiche ed economiche e i rischi sarebbero ancora più gravi”. L’unica strada che Cottarelli può percorrere è “spiegare agli elettori italiani che possono scegliere tra due scenari entrambi non gradevoli”. “Non c’è una via d’uscita facile”, conclude.

 

fonte: Ilfattoquotidiano.it

Autismo non incluso nei Lea. Le Associazioni: “Impugneremo l’atto di intesa”

0
autismo bimbi

I disturbi dello spettro autistico escono dai Lea, non sarà più garantito dal Fondo del Servizio Sanitario Nazionale.

E’ successo ieri in Conferenza Unificata , con l’approvazione dell’atto di intesa che aggiorna le nuove Linee di indirizzo in relazione ad autismo e spettro autistico.

Solo un anno fa, vi era stato un timido plauso a quello che sembrava un passo avanti nel riconoscimento dell’autismo, ovvero l’entrata della patologia nei Lea, e la garanzia che ai pazienti fosse garantita dal SSN, l’erogazione di cure e servizi.

Rifacendosi alla legge 134 del 2015, all’articolo 60 si leggeva:

Il servizio sanitario nazionale garantisce alle persone affette dai disturbi dello spettro autistico, prestazioni di diagnosi precoce, cura e trattamento individualizzato”

Oggi la doccia fredda, perché ieri l’atto di intesa che è scaturito dalla Conferenza Unificata del 10 maggio, ha squalificato il documento precedente, cancellando di fatto la legge 134 del 2015 e l’articolo 60.

Nella revisione della linee di indirizzo è stata inserita la clausola:

tali linee di indirizzo saranno realizzate compatibilmente con le risorse disponibili a livello territoriale”.

I servizi e le cure previste per le persone affette da autismo, saranno garantiti dalle Asl e solo in relazione alle risorse finanziare disponibili.

Le associazioni minacciano di impugnare l’atto di intesa.Gli autistici rimarranno privi di cura e di assistenza, rilegandoli allo stato di abbandono.Le famiglie al solito dovranno farsi completamente carico dell’assistenza al proprio caro.

Ricordiamo che negli ultimi 20 anni l’autismo nei bimbi è passato da 1:10.000 a 1:90. E il SSN non è in grado di fornire diagnosi nè precoci nè puntuali, nè servizi o indicazioni realmente utili

Manca la volontà politica di affrontare realmente la peggiore “epidemia” degli ultimi decenni. Il sostegno e l’assistenza scolastica e/o domiciliare sono assolutamente insufficienti, e l’INPS spesso si comporta in maniera illogica e illegittima.

Molte strutture, diurne e non, non sono altro che carrozzoni create ad arte per foraggiare il solito meccanismo delle cooperative che hanno già di default servizi appaltati dagli enti pubblici. E cioè alimentare il vero cancro del tessuto sociale italiano!

Mentre la famiglie sono lasciate sistematicamente sole con i loro problemi; negli ultimi anni la spesa sanitaria è stata tagliata per tutto,tranne che per i vaccini per i quali sono più che triplicati!

Ancora un volta quello che sembrava un passo avanti, indietreggia irrimediabilmente.

da: il sole 24 h – Roberto Mastalia

In Slovenia apre la prima fontana di birra in Europa, ed è gratis

1
birra

Nella città slovena di Zalec, la birra scorre a fiumi grazie ad una fontana che la elargisce. Turismo alcolico assicurato

Le fontane sono dei bellissimi monumenti decorativi che spruzzano acqua.E se da questa zampillasse anche della fresca birra?

Che abbiano strane architetture, puttini svestiti con vasi in mano o che siano sculture moderne le fontane allietano sempre la giornata dei cittadini, soprattutto nelle calde giornate di estate. Ce ne sono in tutte le maggiori piazze europee e mondiali. Anche i piccoli paesini ne hanno almeno una per dare un tono di eleganza e bellezza al proprio panorama cittadino.

Ma le fontane non sono solo questo. Insomma se spruzzassero solo acqua sarebbe banale, e sappiamo benissimo che in questo vario mondo non esistono solo cose normali. Chi non conosce ad esempio o non ha mai provato una fontana di cioccolato? Intingere dolce frutta fresca nello scorrere del cioccolato di una fontana sempre in movimento è una bellissima e deliziosa esperienza a cui i più golosi non possono resistere.

La fontana di birra

Ma le dolci fontane di cioccolato caldo e fuso, che scorre incessante non sono l’unica stranezza inventata dagli ingegneri. Gli sloveni hanno una delle maggiori fortune, almeno per gli amanti della bevanda al malto più bevuta nel mondo. Si perché in questo paese dell’Europa dell’est, in cui si consuma un sacco di birra è stata installata la prima fontana che spilla solamente la bevanda dorata.

Se avete mai avuto sogni su strutture che vi permettessero il continuo accesso alla vostra bevanda alcolica preferita, oggi è realizzato. Sembra il sogno di un sommelier, ma in Slovenia la birra scorre a fiumi, o meglio a zampilli. Quindi se volete usufruire di questo particolare privilegio dirigetevi direttamente in Slovenia la prima volta che ne avete la possibilità.

La città

Il comune che ha avuto questa brillante idea è Zalec, nella Slovenia centrale. La cittadina è in realtà un piccolo paesino che conta nel suo territorio poco più di 20 mila abitanti. L’idea era stata annunciata da mesi prima dell’effettiva installazione della fontana. Era stata proposta alla giunta comunale ma dai consiglieri sia per l’ampio amore dei cittadini per la birra, sia per attirare i turisti più golosi.

Come per l’Oktober fest questa fontana muove i greggi di visitatori in cera della bevanda gasata a base di luppolo. Si è creato quindi anche in Slovenia un vero e proprio turismo alcolico. La fontana sembra in realtà uno di quei distributori dell’acqua che si trovano in giro, più che un monumento. Ha 5 spillatori ed è attiva ormai da mesi per tutti gli abitanti e i visitatori. La birra che offre è addirittura di diverse qualità.