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Trattativa Stato-Mafia, le parole del pm Nino Di Matteo: “Canali di comunicazione tra Berlusconi, Dell’Utri e Riina”

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Secondo la procura di Palermo il boss dei boss, morto lo scorso novembre, non era consapevole di essere intercettato. Il magistrato recita alcune delle frasi intercettate: “Ma noi altri abbiamo bisogno di Giovanni Brusca per cercare Dell’Utri? Questo Dell’Utri è una persona seria…”. E ancora: “…Berlusconi in qualche modo mi cercava… si era messo a cercarmi… mi ha mandato a questo… Gli abbiamo fatto cadere le antenne”

“Erano diversi i canali di comunicazione tra Riina-Dell’Utri-Berlusconi. È lo stesso Riina che lo racconta mentre è intercettato in carcere senza sapere di essere ascoltato”. È uno dei primi passaggi della requisitoria del pm Nino Di Matteo al processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Il magistrato recita alcune delle frasi intercettate in carcere al capomafia: “Ma noi altri abbiamo bisogno di Giovanni Brusca per cercare Dell’Utri? Questo Dell’Utri è una persona seria…”, diceva Riina al codetenuto Alberto Lorusso. E ancora: “…Berlusconi in qualche modo mi cercava… si era messo a cercarmi… mi ha mandato a questo… Gli abbiamo fatto cadere le antenne – diceva Riina in un’altra intercettazione del 2013 – e non lo abbiamo fatto più trasmettere”. Le intercettazioni del capomafia di Corleone, morto lo scorso novembre, sono state lette in aula dal pm. “Nei dialoghi intercettati in carcere – dice il magistrato – Riina più volte parla dei canali tramite i quali avrebbe potuto contattare Dell’Utri“, l’ex senatore imputato nel processo per minaccia a corpo politico dello Stato e detenuto perché condannato per concorso in associazione mafiosa. Non solo. Secondo Di Matteo “Riina dimostra di essere consapevole dei rapporti che i fratelli Graviano avevano per i loro canali con l’imprenditore e poi politico Berlusconi. Alterna momenti di sincera confidenza con dei momenti in cui invece assume ufficialmente la parte di chi non sa nulla”. Proprio in una controversa intercettazione, pubblicata in esclusiva da SekretGiuseppe Graviano, parla riguardo alle stragi mafiose di un favore chiesto a Graviano da ‘Berlusca’ secondo l’interpretazione delle parole data dai periti di pm e giudice.

Pm: “Riina non consapevole di essere intercettato”

Secondo la procura di Palermo comunque Riina “non era consapevole di essere intercettato nello spazio esterno del carcere” in cui era detenuto. “Se fosse stato consapevole o avesse avuto un sospetto serio, non avrebbe parlato così a lungo e approfonditamente di quasi tutti gli omicidi di cui si è reso protagonista e non si sarebbe vantato, con profili di autoesaltazione che stridono con la purezza del racconto delle stragi e di omicidi eccellenti. Inoltre, non avrebbe parlato tante volte dei suoi congiunti, della moglie e dei figli” ha proseguito Di Matteo nell’udienza in corso all’aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo. Una replica a distanza a chi sostiene da tempo che il capomafia di Corleone “sapeva di essere intercettato in carcere”. Le intercettazioni a cui fa riferimento il pm della Dna sono quelle del 2013 tra Totò Riina e il codetenuto Alberto Lorusso, che sembrava il depositario degli sfoghi e dei propositi di morte del boss.

L’odio per i magistrati Chinnici, Falcone e Borsellino
In quelle lunghe ore di conversazioni, tutte registrate dalle cimici del carcere, Riina aveva parlato degli anni Ottanta e inizio Novanta, e del suo odio contro i magistrati, da Rocco Chinnici a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, fino allo stesso Nino Di Matteo e gli altri pm antimafia. E quasi si lamentava, Riina, che gli affiliati a Cosa nostra ancora liberi avessero seguito la strategia dell’inabbissamento: “Mi viene una rabbia a me… ma perché questa popolazione non vuole ammazzare a nessun magistrato?”, diceva a Lorusso. “Se avesse saputo di essere intercettato – prosegue il pm Di Matteo – Riina non avrebbe parlato così approfonditamente di suo nipote Giovanni Grizzafi e delle aspettative che nutriva rispetto alla prossima scarcerazione di Grizzafi che gli avrebbe permesso di tessere le fila di tante situazioni. Se avesse avuto un serio sospetto di essere intercettato nello spazio esterno non avrebbe mai parlato di beni patrimoniali riconducibili alla sua famiglia. In alcuni momenti delle conversazioni con Lorusso parla di beni che ha nella disponibilità di cui nessuno aveva sospettato”. “Inoltre – dice ancora il pm Di Matteo – Riina non avrebbe sollecitato l’eliminazione di uno dei pm del processo”, facendo riferimento a lui stesso, nel mirino del capomafia Riina. Parlando del magistrato, Riina aveva detto nelle intercettazioni: “Ti farei diventare il primo tonno, il tonno buono… Ancora ci insisti? Perché, me lo sono tolto il vizio? Inizierei domani mattina… Minchia ho una rabbia… Sono un uomo e so quello che devo fare, pure che ho cento anni”. Il nome del pm venne fuori anche in riferimento alle polemiche seguite alla citazione come testimone dell’ex capo dello Stato Giorgio Napolitano (‘Questo Di Matteo, questo disonorato, questo prende pure il presidente della Repubblicà), a cui Riina immagina di fargli fare la fine del procuratore Scaglione, assassinato nel 1971: “A questo ci finisce lo stesso”. Nelle intercettazioni Riina parlava anche della strage di Capaci in cui morirono Giovanni Falcone, sua moglie Francesca e tre agenti di scorta. Per Riina fu “una mangiata di pasta”.

“Riina disse che fu lo stato a cercarlo”
Nel 1992, secondo la procura, non sarebbe stato il boss mafioso a volere avviare una trattativa con pezzi dello Stato. Ma sarebbero stati esponenti delle Istituzioni a volere dare vita a un accordo per fare cessare le stragi mafiose. Di Matteo, durante la requisitoria, ha letto la relazione fatta nel 2013 da due assistenti penitenziari del carcere di Opera a Milano sulle parole pronunciate dal boss Riina. Riina disse “Non mi hanno arrestato i Carabinieri ma Vito Ciancimino e Bernardo Provenzano – dice il magistrato – E lo stesso Riina ha poi sottolineato, come emerge dalla relazione dei due assistenti penitenziari: ‘Non ero io a cercare loro per trattare con loro ma era loro che cercavano me per trattare, io non cercavo nessuno‘”. Secondo il pm Di Matteo un “riscontro alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Cancemi e Brusca” ma anche del “dichiarante Massimo Ciancimino“, quest’ultimo imputato nel processo per concorso esterno in associazione mafiosa.

www.ilfattoquotidiano.it

Come l’ eccessivo uso di ibuprofene può portare a infertilità maschile. Lo studio

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L’ibuprofene, preso ad alte dosi, può mettere a rischio la fertilità maschile, oltre a provocare altri problemi, come la perdita di tenore muscolare, la disfunzione erettile e affaticamento. Lo riferisce uno studio di cui parla il quotidiano Guardian.

I ricercatori hanno effettuato le loro ricerche su giovani uomini sani che hanno preso l’antinfiammatorio per periodi fino a sei settimane. Il farmaco, secondo quanto osservato, ha interrotto la produzione di ormoni sessuali maschi e ha portato a una condizione normalmente osservata nei maschi più anziani e fumatori.

I pazienti, tutti tra i 18 e 35 anni, hanno sviluppato un “ipogonadismo compensato” nelle due settimane in cui assumevano 600 mg di ibuprofene due volte al giorno. Si tratta di una condizione nella quale il corpo accresce i livelli di testosterone, perché la normale produzione nei testicoli è crollata.

La ricerca condotta in Danimarca ha sottolineato che il problema si è mostrato temporaneo, ma il timore è che possa cronicizzarsi per i consumatori di ibuprofene per lunghi periodi. “La nostra preoccupazione è per la fertilità deglui uomini che usano questi farmaci per un lungo periodo”, ha detto David Moeberg Kristensen dell’Università di Copenaghen. “Sono buoni antidolorifici, ma una certa quantità di perosne nella società li usa senza pensare a loro come vere medicine”.

A marzo di quest’anno Jiri Dvoral, ex capo medico della Fifa, ha avvertito su un “allarmante trend” tra i giocatori di calcio d’élite di un “abuso” di antidolorifici legali come l’ibuprofene.

www.askanews.it

Il governo italiano sta cercando di comprare 100 chili di cannabis dall’estero (pagandola uno sproposito)

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In Italia la cannabis terapeutica è di fatto irreperibile per i malati ormai da mesi, ora il Ministero della Difesa per correre ai ripari ha pubblicato una sorta di bando per le aziende produttrici di cannabis: fornire allo stato italiano 100 chilogrammi di cannabis con un massimale di spesa previsto in 573.770 euro più iva.

La decisione è arrivata dopo le proteste delle associazioni dei pazienti, che da mesi vedono compromessa la continuità delle terapie. La produzione della cannabis di stato, affidata all’Istituto farmaceutico militare di Firenze, si è rivelata profondamente insufficiente, così come la quantità di cannabis da importare prenotata dal ministero della Salute alla casa farmaceutica olandese Bedrocan, che da tempo ha sospeso le forniture all’Italia dopo visto il raggiungimento della quota di 200 chili che era stata riservata al nostro paese (in quanto giudicata erroneamente sufficiente dal ministero).

Al bando pubblicato dal ministero italiano hanno risposto solo due aziende tedesche, una delle quali esclusa per non meglio specificate “irregolarità nella proposta”. Altri 100 chilogrammi di cannabis terapeutica arriveranno quindi a fornire i malati italiani. Una buona notizia che però getta ancora una volta luce sull’incompetenza con la quale tutta l’operazione è stata gestita in questi anni dal governo.

Era il settembre 2014 quando le ministre della Difesa e della Salute Roberta Pinotti e Beatrice Lorenzin stabilirono che la cannabis terapeutica italiana dovesse essere prodotta solo dall’Istituto militare di Firenze, negando la possibilità dell’autocoltivazione per i malati così come la nascita di imprese e consorzi produttori privati. A tre anni di distanza l’intera operazione si è dimostrata fallimentare: la produzione è andata a rilento e solo a dicembre 2016 le prime scorte sono arrivate nelle farmacie, dimostrandosi fin da subito insufficienti ed anche provocando forti dubbi tra i malati circa la qualità del prodotto. Un quadro al quale poi si sono aggiunte anche le proteste delle farmaciecostrette a vendere la cannabis sottocosto.

L’intera faccenda è stata pianificata con un dilettantismo indegno di un paese civile, ovviamente sulla pelle dei malati che da mesi faticano a trovare la cura alla quale hanno diritto. Ora questa nuova “pezza” che porterà sollievo per qualche settimana, a fronte di un esborso notevole per tutti i cittadini, visto che la cannabis verrà pagata 5.737 euro più iva al chilogrammo. Cifra che ha provocato le accuse dei Radicali, che in un comunicato hanno accusato il governo di cercare di riparare ai propri errori facendo pagare a tutti i cittadini la cannabis mancante a “un prezzo analogo del tartufo bianco di Alba”.

www.dolcevitaonline.it

Israele espelle 38mila migranti africani. Con assegno

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israele

Principalmente si tratta di eritrei e sudanesi entrati illegalmente. Dovranno lasciare il Paese entro fine di marzo. Ciascuno riceverà un biglietto aereo e 2.900 euro. Se si rifiuta sarà arrestato

Israele ha iniziato oggi ad attuare un piano per costringere decine di migliaia di migranti africani a uscire dal Paese entro aprile, minacciando di arrestare coloro che rimangono. “Questo piano prenderà il via oggi”, ha detto il primo ministro Benjamin Netanyahu all’inizio di una riunione di gabinetto. Nell’ambito del programma, circa 38.000 migranti che sono entrati illegalmente in Israele, principalmente eritrei e sudanesi, dovranno lasciarlo entro la fine di marzo.

Ciascuno riceverà un biglietto aereo e l’equivalente di 2.900 euro per farlo. Dopo la scadenza, questo importo diminuirà e coloro che continuano a rifiutarsi di andare saranno arrestati. Commentando la decisione, Netanyahu ha difeso il piano: “Ogni Paese deve mantenere i propri confini e proteggerli dall’infiltrazione illegale è sia un dovere basilare sia un diritto per uno Stato sovrano”.

“Vediamo qui l’attuazione della decisione”, ha detto Drori-Avraham dell’Organizzazione di aiuto per rifugiati e richiedenti asilo in Israele (Assaf) con sede a Tel Aviv. Gli africani hanno attualmente visti di soggiorno di breve durata che devono essere rinnovati ogni due mesi. “Da oggi, quando una persona va a chiedere un’estensione del visto, se non ha una domanda di asilo in sospeso, non gli verrà rinnovato il visto e gli verrà dato un ordine di espulsione”, ha aggiunto.
“Al momento – ha concluso – ci sono eccezioni per donne, bambini, genitori di bambini e vittime della tratta di esseri umani, ma le regole procedurali chiariscono che quelle esenzioni sono solo temporanee”.

www.affaritaliani.it

Soldi italiani in Niger a proteggere l’uranio dei francesi

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  1. Soldi e uranio, col rischio di finire in mezzo a una guerra. L’Italia in Niger con 500 soldati, su invito della Francia? Motivo ufficiale: fermare, nel Sahel, la tratta dei migranti e il fondamentalismo islamico. Ma attenzione: il Niger ha appena ottenuto, dalla conferenza parigina dei donatori, un super-finanziamento da 23 miliardi di dollari. Un pacchetto di aiuti, come si dice in gergo, “allo sviluppo e alla sicurezza”, i cui appalti sono destinati a imprese europee. «Di sicuro vedremo quindi imprese italiane su quel campo, per non parlare della fornitura di armi necessaria alla “stabilizzazione”», scrive il blog “Senza Soste”, che mette a fuoco anche l’altra possibile motivazione della strana missione italiana, annunciata da Gentiloni dal ponte di una portaerei. «Il punto è che in Niger, oltre ai 23 miliardi di dollari in aiuti che andranno trasformati in appalti, c’è qualcosa che vale, come sempre, una spedizione militare: qualcosa di serio, come quel tipico prodotto da green economy che è l’uranio». Non è certo una novità: proprio per l’uranio destinato al nucleare fu montato, nel 2002, il caso Nigergate. «In poche parole, si scrive Niger e si legge uranio. Stiamo parlando del quinto produttore di uranio al mondo ma con una popolazione, di venti milioni di persone, stimata tra le dieci più povere del pianeta».

In Niger c’è anche Arlit, una delle capitali mondiali della produzione di uranio impoverito, continua il newsmagazine. E’ proprio il pericolosissimo materiale «che provocò la morte dei soldati italiani al ritorno dalle missioni coloniali in Kosovo, DroneAfghanistan e Jugoslavia (340 morti, 4000 malati, una strage silenziata al massimo dai media, con D’Alema e Mattarella, all’epoca ministro della difesa, che in materia negarono l’impossibile)». Ma in Niger, continua “Senza Soste”, «se si scrive uranio si legge Areva, una multinazionale francese a proprietà pubblica, con un proprio distinto grattacielo al quartiere parigino della Défense». Il campo si fa quindi più chiaro: resta in mano francese lo sfuttamento e l’export dell’uranio del Niger, i cui proventi non vanno certo ad una popolazione ben al di sotto del livello di povertà. «L’export di uranio del Niger, oltre a non fruttare niente per il popolo di quel paese e inquinarne pesantemente le acque, fornisce energia per il 50 per cento della popolazione francese». E’ evidente quindi che «lo sviluppo drammaticamente ineguale in Niger è un affare interno della Francia». Ma anche esterno, «perchè nella fornitura di energia atomica in Ue, che è circa un terzo di quella complessiva, l’uranio permette alla Francia di essere la principale produttrice di energia del continente, con una quota del 17,1% sulla produzione totale Ue e davanti a Germania (15,3%) e Regno Unito (in calo, ma al 13,9%)».

Così è tutto più chiaro, scrive “Senza Soste”: «Gli scafisti di un paese senza sbocco al mare c’entrano poco, se non come fake news all’amatriciana». L’Italia? Forse potrebbe ricavarne, in cambio, anche una quota di energia. Ma, al netto degli eventuali appalti per Roma – una possibile fetta dei 23 miliardi concessi in “aiuti” – il blog segnala che le nostre truppe saranno inserite in un disegno, interamente francese, di ristrutturazione “coloniale” dell’area, dopo la crisi apertasi nel 2011 per Areva, costretta a rivedere una serie di reattori dopo il disastro giapponese di Fukushima. Il 2011, ricorda la “Bbc”, è anche l’anno del cosiddetto “uranium-gate”, che coinvolge l’Areva in fenomeni di corruzione in Niger, con fondi neri finiti in Russia e in Libano, fuori dal controllo di Parigi. Altro obiettivo, per la Francia: contrastare la presenza della Cina sul terreno: «E visto che in Africa i cinesi non esistono, sul piano militare, non c’è niente di meglio che ristrutturare Areva dall’interno e far valere la propria presenza sul campo in termini di truppe, con l’aiuto dell’Italia». Il rischio? La guerriglia: dopo la sollevazione dei GentiloniTuareg che ha minacciato proprio le miniere di uranio, si è già fatta sentire una guerriglia definita “islamista”, che ha già colpito siti francesi nel 2013.

«Secondo fonti africane in lingua inglese, la guerra dell’uranio in Niger sembra essere appena cominciata: una guerra con gli Usa che forniscono i droni, mentre la Francia e l’Italia sono sul campo – la prima a difendere i propri interessi diretti, la seconda a supporto», cercando di rimediare appalti o magari una posizione privilegiata nella produzione di energia. Gruppi islamisti? In un articolo seguito all’uccisione di quattro soldati americani nell’area, il “Guardian” parla di gruppi in grado di colpire ma difficili da identificare, «in una delle più remote e caotiche zone di guerra del pianeta». Ed è in questo tipo di zona che la Francia vuol rimettere ordine, con l’aiuto italiano, anche per fronteggiare la minacciosa concorrenza del Kazakhstan, super-produttore di uranio. «Se ne può stare certi: le mosse legate al Niger vedranno un piano di decisione politico, su più capitali dell’Occidente, e uno legato alla situazione sui mercati finanziari. Poi si potrà raccontare degli scafisti, dei progressi contro la guerriglia islamista», a beneficio dei grandi media e del loro pubblico ignaro. Non a caso, è già partito il ritornello degli “aiuti” per fronteggiare la devastante Parà della Folgore in Libiaemergenza-siccità che sta flagellando l’area. «Per evitare tragedie nel Sahel, legate alla fuga dai territori, basterebbe intervenire sulle crisi idriche, favorendo le naturali economie locali, e non immaginare di creare fortezze da fantascienza».

Se però andiamo a vedere la vastità della crisi idrica che tocca il Niger, aggiunge “Senza Soste”, vediamo che non comprende solo quel paese ma anche tutta la grande fascia sub-sahariana, dalla Mauritania all’Eritrea. E spesso, le zone toccate dalla crisi idrica coincidono con quelle interessate dalla cosiddetta guerriglia islamica: è il caso del Mali, oggetto di intervento francese a inizio 2013. «Parigi interviene, quando la crisi economica e politica precipita, per “stabilizzare” economia e situazione politica del paese e far valere gli interessi francesi. La novità è che, stavolta, interviene anche l’Italia», coinvolta anche nell’intricato dopoguerra in Libia. Riusciranno a pesare sulla crisi, i maxi-appalti in arrivo? «A essere cinici – scrive “Senza Soste” – con 150 milioni annui, e qualche cerimonia militare, l’Italia si dovrebbe garantire un po’ di appalti, per una cifra magari 20 o 30 volte superiore, per le proprie imprese dal settore infrastrutture a quello della fornitura». Secondo Gianandrea Gaiani di “Analisi Difesa”, non è né garantito l’affrancamento dalla subalternità militare a Parigi, già evidenziatosi con la crisi libica del 2011, né il processo di razionalizzazione dei flussi migratori. La politica italiana? Considera “naturale” «l’assenza di qualsiasi visione strategica sull’Africa, continente la cui sinergia tra miseria e boom demografico è ottima candidata ad essere un futuro problema per l’Europa».

Intercettazioni: dal governo un regalo a tangentisti, corrotti e corruttori

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Il Governo approva l’ennesimo atto osceno di questa scellerata legislatura: il decreto intercettazioni. Un provvedimento fortemente voluto da Berlusconi e Verdini che rappresenta di fatto un regalo a tangentisti, corrotti e corruttori. Nonostante l’allarme di quasi tutti i Procuratori della Repubblica interpellati in Parlamento e nonostante il parere contrario dei relatori in Commissione, il Governo ha approvato il decreto cheimpedirà di fatto il contrasto al fenomeno del malaffare e delle mazzette.

Il principale strumento che hanno oggi i magistrati inquirenti per perseguire i reati di corruzione, e cioè le intercettazioni informatiche (attraverso il cd Trojan), è stato per legge impedito. Vergognoso!

Il Governo, dunque, si è reso gravemente responsabile nel limitare in questo modo l’azione della magistratura e nello stesso tempo complice di coloro che stanno erodendo le risorse di interi settori pubblici.

Il provvedimento, inoltre, restringe notevolmente la trascrizione delle conversazioni intercettate, anche quando le stesse abbiamo rilevanza pubblica e politica di un certo peso. Questo, evidentemente, nasce dall’esigenza dei politici di nascondere ai cittadini la verità sulle loro malefatte. Un favore in pratica per politici corrotti, per funzionari pubblici tangentisti e per finti imprenditori mafiosi.

NanoChip Vaccinali Glaxo-Hitachi e Inquietanti Intrallazzi Renziani

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intrallazzi renziani
PROGETTI ALLUCINANTI PER IL CONTROLLO UMANO

Ciao Valdo. Gianni Lannes ci spiega come le multinazionali del vaccino stanno mettendo le mani sui nano-chips, a completamento logico del progetto “vaccino più nanochips” per etichettare e sorvegliare la popolazione mondiale. Direi che qualsiasi commento sia superfluo!!! Un caro abbraccio.

ARTICOLO DI GIANNI LANNES   (Titolo e sottotitoli di VV)
VACCINI DOMINIO ASSOLUTO: NON PIÙ UOMINI LIBERI MA AUTOMI TELECOMANDATI

La tecnocrazia ha soppiantato la democrazia. Dall’uomo alla macchina. Nei nuovi vaccini da sperimentare per la prima volta al mondo proprio in Italia ci sono i nanochip, ovvero dei microchip miniaturizzati che stanno dentro l’ago di una siringa ed entrano in circolo nel corpo umano e vanno ad interagire con il DNA. Il rischio e pericolo? Il controllo totale degli esseri umani trasformati in automi telecomandati.

NANOCHIP DA SORVEGLIANZA DI MASSA INSERITI NEI VACCINI

I nano-microchip invisibili all’occhio nudo sono una realtà già utilizzata in un’ampia gamma di applicazioni. Questi nano-microchip sono stati inseriti all’interno dei vaccini per etichettare e sorvegliare la popolazione mondiale.

UN NANOMETRO È 100.000 VOLTE PIÙ SOTTILE DI UN CAPELLO

La nanotecnologia si occupa di strutture più piccole di un micron (meno di 1/30 del diametro di un capello umano), e comporta lo sviluppo di materiali e dispositivi di tale dimensione. Per fare un esempio, un nanometro è 100.000 volte più piccolo della larghezza di un capello umano.

MOLTITUDINE DI UTILIZZAZIONI IN ATTO

Tre lustri fa, tecniche a basso costo hanno migliorato la progettazione e la produzione di nano-microchip. Ciò ha aperto la strada ad una moltitudine di metodologie per la loro fabbricazione ed il loro uso in una vasta gamma di applicazioni, in dispositivi ottici, biologici, ed elettronici. L’uso congiunto della nano-elettronica, della fotolitografia, e di nuovi biomateriali, ha fornito la tecnologia necessaria per la costruzione di nano-robot per le applicazioni mediche comuni: strumenti chirurgici, per la diagnosi e per il rilascio dei farmaci.

IL CHIP CHE PARLA E DIALOGA COI MEDICI

Un microchip cutaneo permetterà di monitorare lo stato fisico di una persona, trasmettendo i dati dell’ospedale mediante un server. Tale microchip è stato ideato da Abderrazek Ben Adballah, ingegnere informatico tunisino che lavora all’università giapponese di Aizu. Alimentato dalla bioenergia e da reazioni chimiche nell’organismo, il microchip fornirà ai medici indicazioni su pressione sangue, temperatura organica, dati cardiologici e altro ancora. Si pensa a prossima sperimentazione su persone anziane.

LA HITACHI È IN POSSESSO DI UN CIRCUITO INTEGRATO MINUSCOLO QUANTO UN GRANELLO DI POLVERE

L’Hitachi giapponese ha infatti affermato di avere sviluppato il microchip più piccolo e più sottile del mondo, che può essere incorporato nella carta per rintracciare i pacchi o per provare l’autenticità di un documento. Il circuito integrato (CI) è minuscolo come un granello di polvere.

DIETRO A QUESTO SINISTRO PROGETTO CI STA LA GLAXO

Provate a indovinare chi sta dietro? Facile: Glaxo Smith Kline. Addirittura all’Ibm il 31 marzo 2016 l’allora primo ministro Matteo Renzi, mediante un accordo segreto ha concesso i dati sanitari sensibili della popolazione italiana, in cambio di un investimento di appena 150 milioni di dollari a Segrate.

PROGETTO WATSON DECOLLATO A OTTOBRE IN LOMBARDIA SULLA PELLE DI UNA POPOLAZIONE DEL TUTTO IGNARA

Boston, 31 marzo 2016: seduti da sinistra: Erich Clementi, SVP, IBM Europa, Ivan Scalfarotto, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio italiano; in piedi da sinistra: Ginni Rometty, Chairman, Presidente e CEO di IBM; Matteo Renzi, primo ministro italiano.

Il progetto Watson è decollato un mese fa in Lombardia sulla pelle di 3 milioni di ignari residenti, grazie al beneplacito di Roberto Maroni. Il 3 luglio scorso ho chiesto pubblicamente a Matteo Renzi di spiegare la provenienza di ben 4 milioni di euro recapitati alla sua fondazione Open. A tutt’oggi non ho avuto alcuna risposta. Chi ha dato a Renzi tutti quei soldi e perché?

RIFERIMENTI

http://www.reuters.com/article/us-novartis-bayer-britain/bayer-novartis-clash-with-uk-doctors-over-use-of-cheap-eye-drug-idUSKBN1D136C

http://www.telegraph.co.uk/business/2016/08/01/glaxosmithkline-and-googles-verily-to-invest-540m-in-join-uk-res/

https://www.youtube.com/watch?v=ytNvg4Vs25w

https://www.theguardian.com/business/2016/aug/01/google-gsk-bioelectronic-medicines-verily-life-sciences-alphabet

https://www.theguardian.com/science/2017/aug/07/nanochip-could-heal-injuries-or-regrow-organs-with-one-touch-say-researchers

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2017/07/vaccinazione-dittatoriale-domande.html

www.valdovaccaro.com/2017/12/nanochip-vaccinali-glaxo-hitachi-e-inquietanti-intrallazzi-renziani/

A chi giova la tassa sui sacchetti di plastica biodegradabili per frutta e verdura?

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novamont

L’ obbligo di comprarli scatta da oggi, e nei supermercati si respira già il malumore dei clienti per la «tassa sui sacchetti». Quel che non è ancora chiaro a chi fa la spesa, è chi incasserà i proventi della nuova subdola imposta. Per capire chi in queste ore sorride al pensiero dei sacchetti a pagamento bisogna mettere insieme alcuni fatti, qualche sospetto e un numero impressionante di coincidenze.

Che hanno una data d’ inizio: 3 agosto 2017. È il giorno in cui viene approvato in commissione, con voto compatto del gruppo del Pd, l’ emendamento che introduce il balzello. In pieno clima di ferie il Parlamento sente l’ esigenza di accelerare la norma infilandola in una legge che c’ entra ben poco, il Dl Mezzogiorno.

Col paradosso che in un provvedimento che dovrebbe portare sviluppo al sud compare un emendamento, firmato dalla deputata Dem Stella Bianchi, i cui frutti saranno goduti molto più a Nord, e precisamente in Piemonte. Vedremo dopo per quali strade.

Prima è meglio dare un’ occhiata a come è stato congegnato l’ emendamento. Da una parte si impone il divieto di usare i sacchetti ultraleggeri di plastica, quelli che servono a pesare la frutta o a incartare formaggi e salumi.

Fin qui è l’ attuazione di una direttiva europea che ha uno scopo condivisibile, ridurre il consumo di plastica e il suo impatto ambientale rendendo obbligatori i sacchetti con almeno il 40% di componente biodegradabile. Il Pd aggiunge però un altro meccanismo diabolico: ai supermercati è vietato regalarli ai clienti, pena una multa salatissima, fino a 100mila euro.

Una misura spacciata per incentivo a ridurre il consumo di sacchetti che, pur biodegradabili, sono per più di metà ancora composti di plastica. Eppure il fine nobile della sanzione durissima è completamente vanificato da un’ altra norma: è vietato riciclare i sacchetti. Né, per motivi igienici e di taratura delle bilance, è possibile portarsi da casa borse o contenitori di tipo diverso che finiscano a contatto diretto con gli alimenti e con le bilance.

Dunque, se non posso portarmeli da casa e non ho altre alternative che usare quelli forniti dal supermercato, il disincentivo del pagamento, obbligatorio per legge, non può scoraggiare il consumo. I dirigenti di alcune catene di supermercati, sentiti dal Giornale, confermano i dubbi sul meccanismo cervellotico e sugli effetti perversi. E allora, chi ci guadagna?

La norma sgrava la grande distribuzione, che in Italia conta un player storicamente legato alla sinistra, la Coop, dal costo degli shopper, riversandolo sul cliente. Ma non è poi un grande vantaggio, perché i negozi dovranno fronteggiare la rabbia dei clienti. C’ è anche perplessità sulla scelta di non regolamentare il prezzo dei bio-sacchetti che, essendo un bene ormai obbligatorio per legge, è esposto a possibili speculazioni sul prezzo.

Gli unici ad applaudire pubblicamente la norma sono i vertici di Assobioplastiche, il cui presidente, Marco Versari, è stato portavoce del maggiore player del settore, la Novamont, già nota per aver inventato i sacchetti di MaterBi, il materiale biodegradabile a base di mais. E infatti l’ azienda di Novara sul suo sito, senza ironia, pubblica un sondaggio secondo cui i consumatori italiani sarebbero in maggioranza contenti di pagare.

Intorno a Novamont si concentrano altre coincidenze.SACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILISACCHETTI DI PLASTICA BIODEGRADABILI

L’ amministratore delegato è Catia Bastioli, una capace manager che ha incrociato più volte la strada del Pd e di Renzi. Nel 2011 partecipa come oratore alla seconda edizione della Leopolda, quella in cui esplode il fenomeno Renzi. Molti degli ospiti di quell’ evento oggi occupano poltrone di nomina politica.

E Catia Bastioli non fa eccezione: nel 2014, pur mantenendo l’ incarico alla Novamont, viene nominata presidente di Terna, colosso che gestisce le reti dell’ energia elettrica del Paese. Con i buoni uffici del Giglio magico, si dice all’ epoca. A giugno 2017 Mattarella la nomina cavaliere del lavoro.NOVAMONTNOVAMONT

L’ azienda che guida è l’ unica italiana che produce il materiale per produrre i sacchetti bio e detiene l’ 80% di un mercato che, dopo la legge, fa gola: inizialmente i sacchetti saranno venduti in media a due centesimi l’ uno. Le stime dicono che ne consumiamo ogni anno 20 miliardi. Potenzialmente dunque, è un business da 400 milioni di euro l’ anno. Il 15 novembre scorso Renzi ha fatto tappa con il treno del Pd proprio alla Novamont. Ha incontrato i dirigenti a porte chiuse e all’ uscita ha detto ai giornalisti: «Dovremo fare ulteriori sforzi per valorizzare questa eccellenza italiana». Promessa mantenuta.

 www.dagospia.it

5 cose che possono accadere con l’astinenza sessuale delle donne

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Cosa succede se non fai sesso per un po’ di tempo

Che fare l’amore abbia tanti benefici lo sappiamo. Ci fa stare bene ed essere felici; è un ottimo rimedio anti-age, distende la pelle, fortifica l’organismo e ci rilassa. Non è solo una questione di desiderio, questi effetti positivi sono il frutto di tutte le reazioni chimiche che il fare l’amore comporta, a livello fisico e a livello emotivo. Si sa, la coppia, la convivenza, lo stress, il lavoro, gli impegni quotidiani, la noia, l’abitudine possono spegnere la miccia e spedirci direttamente nell’universo dell’astinenza. Niente di strano, può capitare, anzi, capita a tutti, ma cosa succede se non facciamo sesso per un po’ di tempo? Siate coraggiosi come questo bimbo e ascoltate:

1.Non fare l’amore per un po’ può aumentare il livello di stress e di ansia

“Fare sesso fa bene all’umore” non è solo un modo di dire che utilizziamo per “giustificare” la nostra libido. Durante un rapporto sessuale, il cervello rilascia endorfine e ossitocine. In particolare quest’ultima è definita “l’ormone della felicità”. Se 1+1 fa sempre 2, diminuire o interrompere l’attività sessuale coinciderà con la diminuzione dell’osstocina. Vi sarà capitato alla fine di un rapporto di sentirvi tristi, no? Questo perché, durante il rapporto, l’ossitocina circolava come se non ci fosse un domani poi, all’improvviso, smette, e sale la tristezza. Figuriamoci se non facciamo l’amore per un po’ di tempo! Ci ritroviamo tutte così:

2.L’astinenza riduce la libido: meno sesso fai, meno voglia ne avrai.

Ecco, se già eravamo in paranoia per la questione ossitocina, di certo credere di essere finiti in un circolo vizioso non aiuta. Se fare tante volte l’amore contribuisce ad alzare il livello di desiderio, altrettanto smettere di farlo lentamente ne farà passare la voglia. Ragazze, forza, ricordiamoci che il sesso distende la pelle ed è un ottimo anti-age, non possiamo permetterci di non fare l’amore per molto tempo !

 3.Il sesso allena cervello e corpo, non puoi non fare l’amore!

L’attività sessuale sviluppa i neuroni dell’ippocampo, una parte del cervello che svolge una funzione importante per la memoria a lungo termine e per l’orientamento nello spazio. Insomma, non fare l’amore influisce sull’invecchiamento non solo della pelle ma anche del cervello. Inoltre, un rapporto sessuale equivale ad un bel po’ di attività fisica, migliora il sistema cardiovascolare e permette di bruciare un bel po’ di calorie. Guardate qui il rapporto tra sesso e calorie. Insomma, se non fate l’amore sarete costretti a fare tantissima palestra, senza confondere le due cose…

4.Se non fai l’amore per molto tempo la tua vagina può avere qualche problema…

Sì, oltre a sentirsi sola e triste, la vagina potrebbe avere problemi più, come dire, tecnici. Fare l’amore allena la vagina, la rinforza a livello muscolare. Smettere implica anche perdere tono muscolare, come accade a chiunque smetta di fare palestra. Inoltre, potrebbero esserci anche problemi di lubrificazione dovuti al calo di estrogeni, proprio perché l’eccitamento induce la vagina a inumidirsi. Insomma, bisogna prendersi cura della propria intimità

5.Oltre ad essere triste, ti indebolisci: non ti conviene non fare l’amore per molto tempo

Una ricerca proveniente dalla Wilkes-Barre University in Pennsylvania ha scoperto che il maggior numero dei pazienti che faceva l’amore 1 o 2 volte a settimana aveva incrementato del 30% circa la presenza di immonoglobulina, l’anticorpo che ci permette di combattere i virus, rispetto a chi faceva sesso raramente o non lo faceva da tempo. Siamo in inverno, fuori fa freddo, abbiamo preso qualche chiletto durante le feste natalizie che stiamo cercando di perdere con un’alimentazione detox e siamo consapevoli di cosa può succedere se non facciamo l’amore per un po’. Forse è il momento di cambiare qualcosa e dare sfogo all’energia sessuale! Vi aiutiamo noi così, buon divertimento ragazze

fonte http://www.alfemminile.com/sesso/cosa-accade-se-non-facciamo-sesso-s2113481.html

Fentanyl, la droga che uccide in un respiro. In crescita tra i giovani italiani

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fentanyl droga

L’epidemia di abuso di oppiacei che da qualche tempo preoccupa gli Stati Uniti non accenna a placarsi: secondo alcuni dati preliminari diffusi qualche giorno fa dalla US Drug Enforcement Administration, nel 2016 i casi di overdose sarebbero aumentati del 20% rispetto all’anno precedente, con oltre 59 mila decessi dovuti all’abuso di stupefacenti.

L’ultima e più grave minaccia nella famiglia degli analgesici è un oppioide sintetico chiamato Fentanyl, da 50 a 100 volte più potente della morfina: inizialmente sviluppato negli anni ’60 per uso clinico, si sta ora diffondendo tra le droghe di strada dove spesso è mischiato e spacciato con eroina o altre sostanze.

In ambito clinico è impiegato in cerotti transdermici, lecca-lecca o pastiglie per la terapia del dolore cronico dei malati di tumore; in ambito criminale viene sintetizzato dai cartelli della droga messicani a un costo più basso di quello necessario per produrre eroina, con cui spesso viene mischiato per renderla più potente.

Il cantante americano Prince sarebbe morto il 21 aprile 2016 proprio per un’overdose di Fentanyl, farmaco che assumeva per alleviare il dolore causato da un operazione alla gamba. Il Fentanyl, infatti, è così potente che è facile andare in overdose, anche inavvertitamente ed è molto difficile dosarne la quantità giusta: quella in grado di uccidere una persona potrebbe essere giusta per alleviare il dolore di un’altra.

Uno dei partecipanti a uno studio australiano sul Fentanyl commentò l’efficacia del farmaco dicendo che una volta provata «non si può tornare indietro», perché gli altri oppiacei, a confronto «sono merda».

Prince, una delle più grandi rockstar di sempre, è morto per un’overdose accidentale di Fentanyl, il potente antidolorifico oppioide sintetico, che stava assumendo per alleviare un dolore cronico all’anca.

RESPIRO FATALE. La sua crescente popolarità è un pericolo sia per chi ne fa uso, sia per addetti alla sicurezza e personale sanitario: la sola inalazione di poche particelle di Fentanyl può risultare letale. Lo scorso mese, un ufficiale di polizia dell’Ohio è collassato per aver respirato minuscole tracce della droga che stava scuotendo via dalla divisa: l’uomo non è deceduto, ma ha avuto bisogno di quattro dosi consecutive di trattamento per overdose.

DALLA NASCITA. Secondo quanto riportato dai CDC, i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle malattie americani, tra 2014 e 2015 le morti per overdose dovute agli oppioidi sintetici come il Fentanyl sarebbero cresciute del 72%. Soltanto nel 2014 più di 18 mila statunitensi sono morti per overdose da oppioidi regolarmente prescritti. Di questi, 700 decessi sono dovuti al Fentanyl: se il numero vi sembra statisticamente irrilevante è perché il farmaco, per la sua pericolosità, è prescritto pochissimo.

La dipendenza da analgesici avrebbe fatto impennare anche il numero di nascite di bambini con astinenza neonatale (una patologia causata dalla brusca cessazione, al momento del parto, della somministrazione di sostanze chimiche – spesso stupefacenti – assunti dalla madre durante il periodo di gestazione e trasferite al feto).

Nella Virginia occidentale, lo stato americano con il più grave bilancio di vittime per overdose nel 2015, stanno aumentando i neonati con dipendenza da carfentanyl, un derivato del fentanyl 10 mila volte più potente della morfina.

Recentemente si sono sentiti molti casi di overdose da Fentanyl anche in Italia, in quanto l’abuso di fentanyl è sbarcato fra i tossicodipendenti da eroina italiani e questo, alla luce delle disastrose conseguenze della sua diffusione negli Stati Uniti, è un fatto molto allarmante.  Per questo motivo riteniamo opportuno condividere, oltre alla notizia, alcune importanti informazioni per gli addetti ai lavori e per gli stessi eroinomani, anche in un’ottica di riduzione del danno.

DATI TECNICI

Il fentanyl è un potente analgesico oppioide sintetico, appartenente alla classe delle fenilpiperidine. Come antidolorifico oppioide il fentanyl è circa 100 volte più potente della morfina. Per quanto si riferisce in particolare all’attività analgesica, 0.1 milligrammi di Fentanyl equivalgono approssimativamente a 30 mg di morfina pura (o a 15 mg di eroina). Si tratta di un agonista forte del recettore μ, dotato di elevatissima attività oppioide intrinseca.

Il farmaco è utilizzato da circa 20 anni soprattutto per le cure palliative oncologiche in forma di cerotti, lecca-lecca, soluzioni oromucosali e spray sublinguali o nasali. Per avere un’idea della potenza del fentanyl, basti pensare che esso ha provocato la morte di due agenti di polizia americani che avevano imprudentemente toccato una grossa partita sequestrata senza utilizzare i guanti: nell’assorbimento transdermico, infatti, la biodisponibilità del fentanyl supera il 95%.

Come agonista puro degli oppioidi il fentanyl può provocare molto facilmente overdose ed insufficienza respiratoria nei soggetti privi di tolleranza o con scarsa tolleranza agli oppioidi, anche a dosaggi bassissimi. La potenza e l’emivita del farmaco (7 ore) rendono problematico l’uso del naloxone in caso di overdose e richiedono somministrazioni ripetute dell’antagonista. Il fentanyl è tristemente famoso anche per essere stato diffuso dai russi attraverso l’impianto di condizionamento durante la crisi del Teatro di Dubrovka, provocando la morte di quasi 200 persone: questo, ancora una volta, restituisce l’idea della potenza del farmaco.

Tutte queste caratteristiche fanno del fentanyl un farmaco poco maneggevole e molto problematico per il medico stesso. E’ comunque da sottolineare che il fentanyl, come tutti gli altri analgesici oppioidi, utilizzato in pazienti selezionati da parte di medici competenti si dimostra estremamente utile ed efficace nel campo delle cosiddette ‘terapie compassionevoli’ o cure palliative, sempre più rivalutate in quanto in grado di dare sollievo a persone in condizioni di grande sofferenza e che quindi rispondono alla parte più antica e nobile della professione medica.

PRECAUZIONE. Proprio per il rischio che il normale commercio di un oppioide potesse degenerare in abuso, qualche giorno fa la Food and Drug Administration ha ritirato, per la prima volta con questa motivazione, un analgesico (l’Opana ER) dal mercato.

fonti: www.wired.it