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“Tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà”. Si concretizza la preoccupazione del presidente di Confindustria Genova

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Giovanni Calvini, favorevole alla Gronda, avvertì la città. A cui rispondeva il M5s, Paolo Putti: “A noi Autostrade ha detto che starà in piedi per altri 100 anni”

Le previsioni di quanto sarebbe accaduto, che oggi suonano ciniche e nefaste, si trovano nero su bianco perfino nei verbali delle sedute del Consiglio comunale di Genova. E’ il 2012, dicembre, Giovanni Calvini, allora presidente di Confindustria locale a fine mandato, è furioso per chi – fra politici e amministratori – si oppone alla realizzazione della Gronda di Ponente, necessaria per agevolare il traffico nella zona dove oggi è accaduta la tragedia.

Dice testualmente rispondendo al giornalista che lo intervista sul Secolo XIX“Perché guardi, quanto tra dieci anni il Ponte Morandi crollerà, e tutti dovremo stare in coda nel traffico per delle ore, ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto “no” (alla Gronda, ndr)”.

Di anni ne sono passati sei e mezzo, e il ponte è crollato prima. In rete si trovano forum, dibattiti, comitati pro e contro Gronda che parlano della fragilità del ponte Morandi, dagli anni Sessanta una infrastruttura continuamente sotto l’occhio del ciclone.

Già allora però, nel 2012, il presidente di Confindustria tra i primi a livello pubblico e politico dichiarò l’emergenza e la necessità di interventi immediati e soluzioni alternative, in buona sostanza, della creazione della Gronda, per la quale poi soltanto nel 2018 (tre mesi fa) è arrivato l’ok anche dall’Ue dopo un lunghissimo e criticatissimo percorso.

Il caso vuole che le parole di Calvini finirono perfino in Consiglio Comunale: quella frase sul “ponte che crollerà” fu così dibattuta pubblicamente in aula.Seduta del 4 dicembre 2012 .

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Ecco le condizioni del ponte prima del crollo

 

A parlare è Paolo Putti, consigliere del MoVimento 5 stelle, totalmente contrario alle parole di Calvini.

“La mia sarà una mozione d’ordine. Ho appreso solo questa mattina di alcuni articoli di giornale… Leggo, questa mattina, su un quotidiano genovese, il quale dice che il Presidente della Confindustria di Genova dice: ” Ci ricorderemo di chi dice no alla Gronda.” Io allora colgo l’occasione per manifestare il mio sentimento di rabbia rispetto a questa affermazione e devo dire anche un po’ di stupore e poi, per facilitare la cosa, indicando il mio nome e cognome: Paolo Putti, consigliere del Movimento 5 Stelle, uomo libero che non ha voglia di fare carriera politica, non è questa la mia ambizione, che non ha interessi personali o di bottega, ma il solo interesse di fare il bene della comunità in cui vive e tra le persone che vivono nella mia comunità ci sono anche quegli imprenditori che io, credo, fra 10 anni, andranno a chiedere come mai si sono sperperati 5 miliardi di euro che si potevano utilizzare per fare delle cose importanti per l’industria. Aggiungo. Magari questa persona dovrebbe, prima di utilizzare questo tono, un po’ minaccioso (diciamo così) perché testualmente dice “Ci ricorderemo il nome di chi adesso ha detto no!”, informarsi perché dice che il Ponte Morandi crollerà fra 10 anni. A noi Autostrade, in quest’aula, ha detto che per altri 100 anni può stare in piedi. Per fortuna gli ha risposto, sullo stesso quotidiano, l’Amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, che ha detto il perché ci sono queste situazioni di dubbi etc.: “perché è connaturato alle democrazie immature dove la prevalenza dei diritti forti di pochi, rispetto agli interessi collettivi, prevale agli interessi collettivi di molti.”

Il grillino continua: “Credo che si riferisse a lui, perché mi farebbe sorridere se l’Amministratore di Autostrade per l’Italia si riferisse a dei cittadini, che in realtà sono migliaia, perché in migliaia hanno firmato il ricorso al Tar, e poi pensare che noi siamo i forti e Calvini ed altri sono i deboli, mi farebbe, oltre ad arrabbiare, sorridere. Grazie.”

Le parole di Putti – se confermate – ci dicono anche un’altra cosa: la rassicurazione di Autostrade per l’Italia che parlava di “un ponte che starà in piedi per altri 100 anni”.

La questione della Gronda è al centro di un dibattito costante da anni nel genovese. In molti, dal mondo delle imprese ai semplici cittadini, avevano sollevato dubbi sulla stabilità del ponte. Ma fa ancora più specie leggere che il mondo accademico indicava la necessità di una ricostruzione: due anni fa, la televisione ligure Primocanale, intervistò infatti il professor Antonio Brencich, docente di strutture in cemento armato alla Facoltà di ingegneria di Genova, per chiedere un parere proprio sulla tenuta del Ponte Morandi. Il docente lo definì un “fallimento dell’ingegneria, altro che capolavoro” chiedendone “la ricostruzione”.

Diceva: “O costi della manutenzione sono elevatissimi, non esiste che dopo trent’anni un’opera abbia già subito tanti lavori di manutenzione. Ci sono ponti in cemento armato che dopo cento anni non hanno ancora subito nessuna modifica”.

Lo ricordava sottolineando come alla fine degli anni Novanta si era già speso in lavori l’80 per cento di quanto speso per la realizzazione.

Oggi, due anni dopo quell’ennesime parole, il ponte realizzato fr ail 1963 e il 1967 è definitivamente crollato portando con sè morte e distruzione annunciate da tempo.

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