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“Avevo un gregge che fruttava 200mila euro l’anno, le vaccinazioni preventive l’hanno sterminato”

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Un calvario che sembra non avere fine . “Avevamo un’azienda che si tramandava di generazione in generazione fatturando 200 mila euro all’anno. “

Ce l’hanno rovinata per sempre. E, dopo un’odissea di rimpalli di responsabilità tra varie istituzioni, abbiamo ricevuto un misero risarcimento. Facciamo appello al presidente del Consiglio, Renzi, per avere giustizia». Pietro Demelas e Antonia Falconi avevano a Roccastrada un allevamento di mille capi di pecore per la produzione di latte e carne.

Un’attività florida che, grazie all’esperienza di oltre cinquant’anni, aveva raggiunto elevati standard qualitativi. “Ma la rovina – raccontano i proprietari – è cominciata con le vaccinazioni obbligatorie preventive per la Blu tongue, una malattia diffusa soprattutto tra gli ovini arrivata in Italia a partire dal 2000.

Il nostro gregge, anche se non aveva manifestato segni di infezione, è stato vaccinato nel 2002, 2003 e 2004. Da subito ci siamo accorti dei danni: una perdita considerevole nella produzione di latte, moria di alcuni capi, mancata inseminazione di centinaia di pecore.

Ci siamo rivolti alla Asl 9 di Grosseto. Nel 2003 il servizio Veterinario del dipartimento della Prevenzione della Asl 9 ha dichiarato per iscritto che: i danni erano da ascrivere inequivocabilmente agli effetti degli interventi vaccinali, con un rapporto causa effetto indiscutibile.

Nel frattempo il ministero della Salute riconosceva che questo vaccino poteva essere dannoso e ha stanziato milioni di euro da ripartire a ogni Regione: abbiamo quindi chiesto un risarcimento”.

Ma lo scambio di lettere e gli incontri durano ormai da più di dieci anni. “Nel 2005 – spiega Demelas – siamo stati costretti a riformare, cioè a mandare al macello il bestiame rimasto perché ormai improduttivo e in agonia. La nostra azienda, quindi, ha cessato di esistere”.

La famiglia Demelas, che è passata da gestire un’azienda florida a non avere più nulla, è seguita dagli avvocati Vito Ganci e Corinna Carannante di Roma e Palermo. Nella speranza di un indennizzo i proprietari hanno partecipato anche a un bando regionale.

Nonostante l’ampia documentazione presentata, a fronte di una richiesta di oltre 700 mila euro, ne sono stati dati solo 14 mila. Lo studio legale che li segue ha presentato un atto di citazione contro il ministero della Salute e la Regione Toscana. La prima udienza c’è stata a marzo, la prossima è fissata per dicembre.

 

fonte: http://www.lanazione.it/grosseto

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