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Brasile, Bolsonaro: “La Foresta Amazzonica non è patrimonio dell’umanità”

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Secondo il presidente brasiliano Bolsonaro “è sbagliato sostenere che l’Amazzonia fa parte del patrimonio dell’umanità”. Nel cuore della foresta vuole invece costruire autostrade e città espellendo con la forza le popolazioni indigene.

E’ sbagliato sostenere che l’Amazzonia fa parte del patrimonio dell’umanità. A dichiararlo è stato il presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, che ha accusato alcune nazioni di comportarsi in modo “coloniale” verso il Brasile.

“Invece di aiutarci”, alcuni paesi, sulla base di “bugie mediatiche”, “si comportano in modo irrispettoso e coloniale, attaccando la nostra sovranità”, ha affermato il presidente brasiliano durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite, senza citare Paesi particolari.

Il progetto di Bolsonaro: autostrade in Amazzonia
Che il leader brasiliano, esponente dell’estrema destra, non consideri la Foresta Amazzonica – cioè il più importante “polmone” del pianeta – come un bene comune indisponibile a chi vuole trarne profitti è chiaro da mesi ed è stato ribadito anche nelle ultime settimane, dopo i roghi che hanno cancellato centinaia di ettari di boschi la scorsa estate.

Bolsonaro, stando a quanto emerso da documenti confidenziali preparati dalle Forze Armate, sta infatti elaborando un progetto per lo sviluppo dell’Amazzonia che prevede la costruzione di una centrale idroelettrica, l’ estensione dei collegamenti autostradali e uno spostamento di popolazione verso la regione. La notizia è stata resa nota da The Intercept, il sito news del giornalista americano Glenn Greenwald, che ha potuto ottenere le registrazioni di riunioni ufficiali nelle quali si è discusso l’iniziativa.

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Il progetto, chiamato Barone di Rio Branco, è considerato strategico dal governo e “prevede incentivi per grandi lavori pubblici che attraggano popolazioni non indigene di altri regioni del paese, perché si stabiliscano in Amazzonia e aumentino il contributo del Nord del paese nel Pil nazionale”. Lo scopo di Bolsonaro è di combattere la penetrazione cinese nell’area, ma anche l’influenza della Chiesa cattolica e degli ambientalisti.

L’iniziativa è stata presentata, in una serie di summit a porte chiuse, da un colonnello in pensione, Raimundo Cesar Calderaro. Durante una di queste riunioni, quella dello scorso 25 aprile a Belem, un ufficiale militare ha spiegato che la Cina promuove migrazioni massicce verso regioni di frontiera che considera strategiche, osservando che “sul confine con la Siberia oggi ci sono più cinesi che cosacchi, e la Russia sta cominciando a capire che esiste un problema di sicurezza molto serio” per concludere che “dobbiamo agire per evitare che lo stesso problema arrivi qui”.

Secondo Bolsonaro e i suoi collaboratori le le comunità indigene dell’Amazzonia rappresentano un ostacolo per la presenza dello Stato  e lo sviluppo della regione, dal momento che hanno prodotto paradigmi ideologici come “l’indigenismo, il quilombolismo e l’ambientalismo”, al quale si oppone ora il “il liberalismo conservatore” dell’amministrazione Bolsonaro che “porta una nuova speranza per la nostra patria”.

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