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Con il viaggio in Bahrain la sfrontatezza di Renzi supera il suo peggior se stesso

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Matteo Renzi Barhein arroganza
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 17-09-2019 Roma Politica Trasmissione tv "Porta a Porta" Nella foto Matteo Renzi Photo Roberto Monaldo / LaPresse 17-09-2019 Rome (Italy) Tv program "Porta a Porta" In the pic Matteo Renzi
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Dopo aver parlato di nuovo rinascimento arabo e aver sostenuto che bin Salman non è il mandante dell’omicidio Khashoggi, oggi, con un Paese chiuso in zona rossa, troviamo l’ex sindaco di Firenze al paddock del Gran Premio del Bahrain

L’avevamo lasciato comodamente seduto in poltrona a disquisire con il suo amico principe saudita Mohammed Bin Salman, lo ritroviamo ora a fare lo stesso con il primo ministro del BahrainSalman ben Hamad Al Khalifa. Parliamo ovviamente di Matteo Renzi, che ancora una volta è stato pizzicato in un palcoscenico noto per lo stato critico dei diritti umani, non in veste istituzionale ma per questioni private.

Non ha resistito al rombo dei motori il leader di Italia Viva, che si è recato in Medio Oriente a gustarsi il primo Gran premio dell’anno con tutta la sfrontatezza che lo contraddistingue. Certo, viaggiare all’estero si può per noi comuni cittadini, in quel paradosso per cui la libertà di spostamento sussiste se ti rechi in un altro continente, ma non se esci dal circondario di casa. Figuriamoci quindi se la cosa non vale per un politico come Matteo Renzi, trottola impazzita che tra Arabia Saudita, Emirati Arabi, Senegal e ora Bahrein sembra stia riscrivendo in chiave contemporanea il giro del mondo in 80 giorni.

Qualcosa in realtà non torna anche da questo punto di vista, dal momento che dopo le polemiche post gran premio l’ufficio stampa del senatore di Rignano ha fatto sapere che “ha come sempre rispettato tutte le norme e martedì sarà in aula a fare il suo lavoro per intervenire sul Family Act”.

Una temporalità quanto meno sospetta, visto che il Bahrain appartiene agli stati di classe E, quelli dove è possibile recarsi solo per motivi di lavorosalutestudioassoluta urgenza e rientro presso il proprio domicilio e per cui al ritorno “è necessario sottoporsi a isolamento fiduciario e sorveglianza sanitaria per 14 giorni” – virgolettato preso dal ministero della Salute italiano.

Tralasciando questo, comunque, Matteo Renzi è libero di andare un po’ dove vuole, ma la sfrontatezza con cui si sta recando sempre nei posti sbagliati, ergendosi peraltro a ufficio stampa degli stessi, è quanto meno discutibile. Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a riprenderci dalle sue dichiarazioni sull’Arabia Saudita “nuovo Rinascimento” e a cui invidiare il costo del lavoro, che l’ex sindaco di Firenze ha deciso di rispondere alle critiche non facendo un passo indietro, ma come nel suo stile rincarando la dose e arrivando a sconfessare perfino la Cia, quando ha negato la responsabilità del principe saudita Mohammed Bin Salman nell’omicidio del giornalista Khashoggi.

Pensavamo di aver visto tutto, e invece eccolo di nuovo lì Matteo Renzi, sguardo fiero e petto in fuori a chiacchierare sorridente a bordo pista con Jean Todt, legato a quel Future Investment Initiative saudita che lo paga per le interviste coi reali, e Salman ben Hamad Al Khalifa, principe del Bahrain e un altro di quegli amici da cui i genitori da piccoli ti chiedono di stare alla larga.

Si perché la passerella renziana in Bahrain, per quanto avvenuta meno in pompa magna e senza i riflettori (e le retribuzioni) di quella saudita, non è concettualmente tanto diversa nella sua valenza simbolica. Il Paese è infatti un altro di quei partner con cui si intrattengono relazioni diplomatiche e commerciali ma con cui tendenzialmente ci si vergogna di farlo, motivo per cui si tiene sempre un profilo basso.

Il Bahrain è infatti un inferno per quanto riguarda i diritti umani. Il tasso di abusiarresti arbitrari e violenze subite dai cittadini per mano delle forze di sicurezza locali è tra i più alti al mondo, con la tortura che è ordinaria amministrazione come denunciato da diverse associazioni, in particolare la Americans for Democracy & Human Rights in Bahrain (ADHRB).

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Gli episodi di questo tipo ufficialmente documentati negli ultimi anni sono più di mille, a fronte di una popolazione di soli due milioni di persone, mentre nel Paese vige ancora la pena di morte. Anche dal lato delle donne la situazione non è tanto diversa da quella saudita: in Bahrain vige il sistema del guardiano maschile, che di fatto decide sulla loro partecipazione alla vita sociale ed economica. E il contesto non appare in miglioramento, come denunciato da Human Rights Watch nel suo ultimo report annuale. 

Di Matteo Renzi possiamo dire che non è una persona ipocrita. Le sue amicizie le coltiva, le difende, le mette in piazza, anche quando di quelle amicizie bisognerebbe vergognarsi. Una magra consolazione, dal momento che tutto questo viene fatto con una sfrontatezza e un’aria di sfida che oltre che tossica nei confronti del cittadino di cui è rappresentante, lo è anche per l’immagine del paese che rappresenta.

Renzi si è trasformato, o forse ha solo completato la transizione, in un gaffeur ambulante, capace di mettere in imbarazzo l’Italia ovunque si muova. Ma il problema vero è che tutto questo lo fa in modo perfettamente consapevole, alzando ogni volta l’asticella quando un nuovo polverone lo travolge, ennesima dimostrazione dell’egomania e dei deliri di onnipotenza che da sempre lo contraddistinguono. Finché questo avveniva su affari interni o altre cose di poco conto, erano problemi suoi. Quando però ciò si intreccia al tema delle violazioni massive dei diritti umani, sputando sulle stesse, si è oltrepassato decisamente il limite.

fonte: Wired

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