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L’Olanda paradiso fiscale che si oppone agli aiuti mentre scippa 50 miliardi ai “partners”

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Il governo olandese anzichè opporsi agli eurobond (o coronabond come li si voglia denominare) dovrebbe iniziare a pensare a tagliare i troppi vantaggi fiscali che concede a grosse aziende, profilandosi di fatto come un paradiso fiscale. Bravissimo il governo olandese a chiedere sempre maggiori dosi di rigore agli altri mentre, allo stesso tempo, ne mette in difficoltà i relativi bilanci con un sistema fiscale che drena risorse dai partner.


Olanda paradiso fiscale sotto la lente di ingrandimento del Parlamento europeo

L’accusa arriva nientemeno che dal Parlamento Ue, che in un rapporto  ha acceso un faro sulle politiche di Lussemburgo, Belgio, Cipro, Ungheria, Malta e, per l’appunto, Paesi Bassi. I quali agirebbero come paradisi fiscali “di fatto”, incuneandosi nelle lacune delle normative nazionali.

A fare la parte del leone in questo “schema” sarebbe proprio l’Olanda che, mentre predica austerità e disciplina di bilancio in lungo e in largo, lavora sottotraccia per attirare le sedi fiscali di multinazionali di mezzo mondo. Che nella maggior parte sono rappresentate da una cassetta delle lettere o poco più. Neanche fossimo in un qualsiasi arcipelago caraibico.

A spingere le società a domiciliarsi nella terra dei polder è soprattutto il sistema di tassazione delle royalties, i pagamenti che soprattutto le società tecnologiche ricevono per l’utilizzo dei loro brevetti. Ebbene, in Olanda le royalties non sono tassate.

Così come i dividendi e altri diritti intellettuali, specie se derivanti da imprese straniere operanti in loco, che “vengono “blindati” in Olanda invece che nei singoli paesi europei”.

Un furto da 50 miliardi l’anno

E’ così che su un totale di 4.500 miliardi di euro (oltre 5 volte il Pil del Paese), facenti capo a oltre 15mila società, che transitano tra Rotterdam e Eindhoven meno di 200 diventano imponibili ai fini fiscali. Non sorprenderà, a questo punto, sapere che colossi come Ikea, Unilever, Shell, Adidas, Nike e anche l’italiana Fca (sede legale a Londra, sede fiscale ad Amsterdam) abbiano scelto proprio l’Olanda per “domiciliarsi”.

Risultato? Stando ad una ricerca di Gabriel Zucman dell’Università di California a Berkeley, spiega Fubini, l’Olanda sottrarrebbe ogni anno “oltre 50 miliardi di base fiscale altrui”. Contribuendo così all’impoverimento di quegli stessi “partner” sui quali vorrebbe imporre le proprie lezioni di vita.

A questo punto questi signori (si fa per dire ) o accettano gli eurobond e che il Mes venga utilizzato senza alcuna condizione capestro o li obblighiamo a cancellare subito i loro vantaggi fiscali a favore soprattutto di grosse multinazionali.

Se crucchi e olandesi non accettano suggerisco a francesi, spagnoli, italiani, portoghesi di dichiarare subito la uscita dalla Ue e il lancio di una nuova moneta europea. Che se ne vadano. Non abbiamo bisogno del loro”rigore”.

Francesco Celotto

Fonte

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