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Il canto degli uccelli sarà un evento raro a causa dell’estinzione entro il 2030

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Numerose specie di uccelli ben note sono ora a rischio di estinzione.

Questa è la conclusione principale di State of the World Birds 2018, un nuovo rapporto di BirdLife International che esamina la salute delle popolazioni di uccelli in tutto il mondo. Specie immediatamente riconoscibile e amati di uccelli tra cui Civetta Bubo scandiacus , Pulcinella di mare Fratercula Arctica , ed europeo Tortora Streptopelia turtur sono tutti minacciata a livello globale di estinzione.

Il rapporto, che era in preparazione da cinque anni, è la principale pubblicazione scientifica di BirdLife International. La principale valutazione globale utilizza la salute delle popolazioni di uccelli per “prendere il polso del pianeta”. Sfortunatamente, l’immagine globale descritta nel rapporto è terribile per molti uccelli in tutto il mondo. Complessivamente, mostra che il 40 percento delle 11.000 specie di uccelli del mondo è in declino e che una specie su otto è minacciata di estinzione globale.

In nord America il fenomeno è molto grave. Secondo uno studio pubblicato in ottobre scorso su Science, dal 1970 a oggi sono stati persi circa 3 miliardi di individui, vale a dire il 29 per cento della massa esistente. E secondo un’altra analisi pubblicata sempre in ottobre dalla Audubon Society, un gruppo americano di conservazione animale, due terzi degli uccelli che vivono nel continente sono a rischio a causa della crisi climatica. Il continente perderà 389 dei 604 tipi di uccelli che abitano negli Usa. Il 90 per cento appartengono a 12 famiglie, che includono i passeri, i fringuelli, le rondini. Proprio quelli che più frequentemente incontriamo nei nostri cieli.
In Italia non siamo messi meglio: quasi un terzo degli uccelli selvatici che nidificano nel nostro territorio è in una situazione di grave vulnerabilità. E sei specie, tra cui il capovaccaio, il grifone e l’aquila di Bonelli, potrebbero estinguersi tra poco.
La scomparsa di animali in realtà è un fenomeno assolutamente naturale. Va di pari passo all’apparizione e fa parte dei meccanismi dell’evoluzione. Secondo i paleontologi in media un vertebrato ha speranza di aggirarsi sulla Terra per un periodo che va da uno a tre milioni di anni. Sulla base dei dati compilati dalla Lista rossa, il database che controlla lo stato di conservazione di animali e vegetali, l’aspettativa di vita media di una specie al giorno d’oggi si è ridotta invece a 5 mila anni, anche se gli sforzi fatti finora sono serviti, perché se non avessimo fatto nulla sarebbero diventati appena 3 mila.

Dal 1500 a oggi 187 delle circa 10 mila specie di uccelli sono andate estinte, mentre sulla base di modelli matematici avrebbero dovuto essere solo 2 o 5.
La scomparsa degli uccelli deve mettere in allarme. Sono infatti un indice importante che fornisce informazioni sullo stato di salute degli ecosistemi, perché sono diffusi ovunque.

Prima ancora del riscaldamento globale, una delle minacce che più li hanno colpiti è stata l’agricoltura. Oltre mille tipi minacciati sono risultati sensibili all’estensione dei campi coltivati intensivamente e un particolare alla diffusione degli insetticidi neonicotinoidi, che riducono i grasso e la massa corporea e interferiscono con i sistemi di navigazioni necessari alle migrazioni. A questo si aggiungono il taglio degli alberi, la presenza di animali che provengono da altre regioni e infine l’uccisione illegale portata avanti dai bracconieri, che ne eliminano tra 12 e 38 milioni ogni anno solo nella regione mediterranea.

Il cambiamento climatico è un nuovo attore, che aggrava la situazione, per esempio modificando i ritmi delle migrazioni, o spostando gli areali. La temperatura mondiale si è già rialzata di un grado.

Recentemente si è aggiunto un altro fattore, che dipende sempre dal riscaldamento del Pianeta: un’onda di calore emessa dal Pacifico tra il 2013 e il 2016. E’ responsabile della morte di oltre un milione di urie. Si tratta della più grande strage mai verificatasi, probabilmente dovuta alla fame: i pesci predatori si sono messi a mangiare molto di più togliendo alle urie le loro prede preferite.
Le onde di calore sono diventate più frequenti e probabilmente aumenteranno ancora di più. Secondo uno studio apparso su Nature dal 1925 al 2016 la loro ricorrenza è aumentata del 54 per cento. Nel corso di questo gennaio se n’è verificata una a 800 chilometri dalla Nuova Zelanda, nei pressi delle isole di Chatham, dove le temperature si sono rialzate di sei gradi. Normalmente ci sono 15 gradi, sono diventati oltre 20.

Fonte https://it.businessinsider.com/

Photo by Tina Nord from Pexels

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