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Metalli pesanti, pesticidi e acrilammide nella ciotola del tuo gatto. Le marche migliori e peggiori

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Metalli pesanti, pesticidi e acrilammide nel cibo per gatti, ma anche carne proveniente da animali ignoti e pochissimo pesce nelle lattine, a dispetto dei proclami delle etichette. E la cosa più grave è che la legge lo consente. Una nuova analisi condotta da Il Salvagente su 15 marchi noti e diffusi in Italia ha scoperto che il cibo per gatti fa davvero paura.

Circa 7,3 milioni di proprietari rischiano di offrire ai loro gatti un pasto a base di pesticidi e metalli pesanti come cadmio, piombo, mercurio e sostanze come arsenico e acrilammide, certi che il cibo acquistato sia il meglio per loro. E purtroppo, nonostante dalle analisi sia emersa la presenza di sostanze tutt’altro che salutari per i mici, tutti i marchi esaminati sono in regola, in altre parole rispettano le leggi sulla quantità di metalli pesanti, di pesticidi e di acrilammide: in tutti i casi esaminati dal Salvagente sono al di sotto dei limiti consentiti.

Ecco i 15 marchi esaminati:

  • Coop
  • Conad
  • Coshida
  • Radames
  • Hill’s
  • Monge
  • Purina
  • N&D
  • Miglior Gatto
  • Royal Canin
  • Natural Trainer
  • Le Chat
  • Friskies
  • Ultima
  • Almo Nature

LE MARCHE MIGLIORI E PEGGIORI

Il marchio migliore, secondo quanto emerso dall’analisi è Ultima, classificato come eccellente, seguito da Monge e Almo Nature. In ultima posizione troviamo Coshida.

Metalli pesanti

Le analisi hanno evidenziato in tutti i campioni almeno 3 tipi di metalli. Per quantificarne il contenuto, sono sottoposte le crocchette a una duplice analisi. E i risultati purtroppo non hanno dato buone notizie. Il problema di fondo è che il mercato del pet food – che vale oltre 2 miliardi di euro – ha pochissime regole e non tutte obbligatorie.

I metalli pesanti rintracciati nei 15 alimenti esaminati vanno da quantità irrisorie a quasi 4 mg. Anche se in molti casi, alcune sostanze erano presenti nel cibo per gatti in piccole quantità il problema è legato all’accumulo, che la legislazione europea non considera a differenza di quanto accade per l’uomo, per il quale è definito il livello di esposizione tollerabile.  Nonostante i danni per gli animali siano paragonabili a quelli umani, la normativa non se n’è occupata.

Pesticidi

Sul fronte dei pesticidi, purtroppo non esiste per il pet food alcuna norma che ne regoli il limite massimo. Le analisi hanno rilevato la presenza di almeno un pesticida in tutte le crocchette. Si tratta del piperonyl butoxide che l’Epa, l’Agenzia americana per l’Ambiente, nel 2015 ha classificato come possibile cancerogeno per l’uomo.

“La direttiva del Parlamento e del Consiglio 32 del 7 maggio 2002, con 17 articoli e 3 allegati fa il punto sulle sostanze indesiderabili nell’alimentazione degli animali. Dopo una lista di definizioni, indica il contenuto massimo di alcune sostanze tra cui i metalli pesanti, le aflatossine e la diossina.

cibo gattiNon esiste, invece, una normativa sui pesticidi che invece, come hanno dimostrato le nostre analisi, contaminano i prodotti data anche la presenza all’interno dei mangimi di una certa quantità di materia prima di origine vegetale” spiega il Salvagente. “Silenzio anche sull’acrilammide, sostanza che si forma nella cottura di alcune materie prime e riconosciuta come sostanza cancerogena per gli animali e possibilmente cancerogena per l’uomo”.

In un marchio è stato trovato anche il Glifosato.

Acrilammide

In tre campioni le analisi hanno rilevato la presenza di acrilammide, una sostanza potenzialmente cancerogena che si sviluppa ad alte temperature nei cibi contenenti amido. Non esiste un limite di legge per gli alimenti destinati all’alimentazione umana, così come in quelli per animali.  N&D Ocean contiene la maggiore quantità di Acrilammide tra i marchi esaminati.

Etichettatura ingannevole

Nonostante tutto l’aspetto che riguarda l’etichettatura, gli ingredienti e i claim sia regolato dalle Linee guida della Fediaf, esse non sono del tutto vincolanti per le aziende, ma non solo. Esse ammettono che venga utilizzata in etichetta la dicitura “carni e derivati” senza indicare l’animale e il taglio. Oppure indirettamente esse consentono che si possa vantare in etichetta

“la presenza di salmone salvo vederlo apparire tra gli ultimi ingredienti. Questa non si chiama trasparenza. Ovvio che non per tutte le aziende vale lo stesso discorso. Ci sono, per fortuna, e negli anni il loro numero è destinato a salire, imprese che guardano ad altro oltre al profitto e appaiono tra i primi posti della nostra classifica”.

Amare sorprese.

Per gli altri risultati potete fare riferimento a Il Salvagente.

Fonti di riferimento: IlSalvagente

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