Home animali Moria di api in Trentino, il Wwf: ”Sintomi da avvelenamento” (IL VIDEO).

Moria di api in Trentino, il Wwf: ”Sintomi da avvelenamento” (IL VIDEO).

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Sono diverse le api morte e in preda a convulsioni tipiche dell’avvelenamento trovate nella zona di Caldonazzo (Trento). L’apicoltore: ”Quando si irrora bisogna seguire degli importanti accorgimenti. Se le api si poggiano su un Tarassaco contaminato dagli insetticidi, la loro lingua si ripiega verso l’esterno e queste cominciano a muoversi in maniera convulsa, fino a perdere l’orientamento e a non sapere più come tornare a casa. L’alveare perde così le sue bottinatrici”

Nelle ultime ore a Caldonazzo sono state ritrovate diverse api morte. Come scrive Wwf del Trentino, i sintomi di avvelenamento sono “conclamati”, basta osservare i movimenti scoordinati e le convulsioni che agitano questi impollinatori, la cui ligula – la “proboscide” con la quale aspirano il nettare – è estroflessa.

Non si tratta di un caso isolato, ma di un fenomeno ricorrente tra aprile e maggio. “Purtroppo succede spesso – ci racconta l’apicoltore di Pergine Francesco Mezzo rappresentante Apival – anche se quest’anno il problema si è presentato in maniera ancora più evidente del solito. Una volta finita la fioritura del melo, c’è quella del Tarassaco, il dente di cane, sul quale spesso si posano le api. A causa della siccità, attualmente gran parte della fioritura del dente di cane si concentra nelle zone irrigate, quindi nei campi, principalmente quelli di viti, di ciliegio e di melo. Di norma, poi, a fine fioritura i meli e i ciliegi vengono trattati con alcuni insetticidi. È necessario però prendere determinate accortezze”.

I trattamenti sui frutteti, infatti, possono causare dei seri danni alle api che si poggiano sulle piantine di Tarassaco, fino a provocarne la morte per avvelenamento. “Prima di fare un trattamento insetticida ai meli e ai ciliegi, quindi, bisogna sfalciare i prati – spiega Francesco Mezzo -. Il trattamento, inoltre, dev’essere fatto fuori dalla zona di volo delle api e quando non c’è vento, perché con l’aria gli insetticidi potrebbero finire nei campi limitrofi. La maggior parte degli agricoltori fa attenzione a queste regole, ma c’è ancora qualcuno che, per mancanza di tempo o per scarsa sensibilità, non le prende in considerazione. Quando le api si poggiano su un Tarassaco contaminato dagli insetticidi, la loro lingua si ripiega verso l’esterno e queste cominciano a muoversi in maniera convulsa, fino a perdere l’orientamento e a non sapere più come tornare a casa. L’alveare perde così le sue bottinatrici”.

Le api, come ricorda Francesco Mezzo, sono le impollinatrici più efficienti. “Riescono a impollinare fino a tre chilometri di distanza – racconta – anche se l’area dove depositano la maggiore quantità di polline è quella che sta a un chilometro di distanza dall’alveare. Tramite questa azione le api contribuiscono a salvaguardare la biodiversità floristica della zona. Se non ci fossero le api, non avremmo neanche i fiori e la frutta. I frutticoltori stessi, quindi, sono completamente dipendenti dalle api, tanto che spesso devono pagare per poter avere a disposizione delle api che vadano a impollinare la frutta”.

Articolo originale e fonte https://www.ildolomiti.it/ambiente/2021

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