Home coronavirus La “disobbedienza civile” di duecento aziende tessili di Prato: “Noi riapriamo domani”

La “disobbedienza civile” di duecento aziende tessili di Prato: “Noi riapriamo domani”

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fabbriche prato

Decine di mail sono state inviate alla Prefettura di Prato, che ha subito informato il sindaco e le forze dell’ordine. Confronto a nervi tesi sull’inizio della “fase 2”

PRATO. Gli industriali tentano di forzare la mano della Prefettura di Prato sulla riapertura delle fabbriche. Un’azione di “disobbedienza civile” che in queste ore ha fatto diventare roventi le linee telefoniche tra la Prefettura stessa, Confindustria, il Comune di Prato e le forze dell’ordine.

Con un’azione concertata, oltre cento mail sono arrivate all’indirizzo della Prefettura da parte di altrettante aziende del distretto tessile. Nei messaggi si comunica la riapertura delle aziende da domani (21 aprile), senza attendere il via libera dal governo, che sta pensando al 4 maggio per l’inizio della “fase 2”.

Non appena ricevuti i messaggi, il nuovo prefetto Lucia Volpe ha chiamato la Questura e la guardia di finanza per informarli di quanto stava accadendo e poi anche il sindaco Matteo Biffoni. Alle 16 è fissato proprio in Prefettura un incontro coi rappresentanti di Confindustria Toscana Nord, nel corso del quale la questione sarà esaminata più nel dettaglio.

I promotori della “rivolta”, che per il momento non escono allo scoperto, hanno predisposto due modelli per le comunicazioni di riapertura inviate alla Prefettura, uno per per i committenti, l’altro per i terzisti. La sostanza non cambia.

Nelle mail si dichiara che “l’obsolescenza tecnica dei prodotti del settore del tessile e dell’abbigliamento è pari a quella della filiera alimentare, in quanto attività fortemente stagionale; che il mancato rispetto dei tempi di consegna previsti dai singoli capitolati potrebbe esporre l’azienda a considerevoli penali e/o richieste di risarcimento danni difficilmente sopportabili dai conti economici aziendali già provati dall’emergenza.

Che sono già stati posti in essere (o lo saranno per la data di riapertura) tutte le precauzioni e protocolli anti-contagio previsti sia dalla legislazione nazionale che regionale; che il protocollo di sicurezza anti-contagio sarà inviato alla Regione Toscana entro 5 giorni dalla riapertura; che l’ingresso dei dipendenti e collaboratori in azienda avverrà solo su base volontaria, senza nessun obbligo a carico del singolo dipendente; che la riapertura riguarderà solamente alcuni reparti produttivi essenziali, fermo restando che le altre attività rimarranno sospese o saranno effettuate in smart working”.

“Consapevole delle sanzioni penali in cui può incorrere – si legge ancora nelle bozze delle comunicazioni – (il titolare dell’azienda, ndr) comunica che presso i locali aziendali accederà personale dipendente o terzi delegati per: realizzazione di campionari ed attività di prototipia; spedizione verso lavorazioni e contoterzisti di materie prime e di prodotti semilavorati per completare il ciclo produttivo di ordini acquisiti prima del 22 marzo 2020; ricezione in magazzino di beni e forniture relative ad ordini acquisiti prima del 22 marzo 2020; ultimazione delle fasi produttive interne relative ad ordini acquisiti prima del 22 marzo 2020”.

“La nostra produzione è stagionale – commenta il gruppo di imprenditori che si è riunito in una chat whatsapp per dare vita alla protesta – e quindi è deperibile proprio come la ricotta. Le nostre aziende devono riaprire subito, non possiamo aspettare maggio. E lo stesso vale per i negozi. Ci stiamo avviando verso un disastro economico”.

L’obiettivo è quello di mettere pressione alla politica e alle istituzioni nazionali e locali. “Vogliamo spiegazioni sul perchè in Veneto Zaia dice che il periodo di lockdown è finito e invece qui da noi si vuole aspettare maggio – proseguono gli imprenditori – Anche la richiesta di Rossi di riaprire solo le aziende che hanno il 25% di fatturato legato all’export non è ricevibile.

A Prato c’è una filiera orizzontale, non possono riaprire solo le grandi aziende ma c’è bisogno del contributo di tutti”. Le aziende che hanno aderito alla manifestazione di protesta sono 256. “Nella pec – concludono – invitiamo le istituzioni a fare i debiti controlli nelle nostre aziende.

Abbiamo tutte le dotazioni necessarie per riaprire in sicurezza e anche i nostri dipendenti ne sono consapevoli. La nostra sensazione è che la politica non sia contraria alla riapertura, ma manchi solo un po’ di coraggio. Allora cerchiamo noi di spronarli a prendere l’unica decisione sensata per evitare un disastro economico”.

Fonte: Il Tirreno

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