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Lettera delle mamme al Presidente del Consiglio, per la tutela della salute dei minori in emergenza Covid-19

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  • Al Presidente del Consiglio dei Ministri Dott. Giuseppe Conte
  • Alla Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Dott.ssa Elena Bonetti
  • Alla Ministra dell’Istruzione Universita’ e Ricerca Dott.ssa Lucia Azzolina

Gentilissimo e Gentilissime,
siamo un gruppo di mamme papà, insegnanti, educatrici ed educatori, psicologhe e psicologi, sociologi e sociologhe, associazioni, e enti locali che vi scrivono con un unico scopo: dare voce alle bambine, bambini ed alle loro famiglie.

In questa situazione di emergenza sanitaria è stato detto più volte che nessuno sarà lasciato indietro, che nessuno sarà dimenticato. Non vorremmo però che ad essere dimenticati e calpestati fossero però proprio i diritti dei bambini. La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza all’art. 27 sancisce il diritto di ogni fanciullo a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, mentale, spirituale, morale e sociale. L’art. 28 sancisce il diritto all’educazione e impegna gli Stati nel garantire questo diritto, rimuovendone gli ostacoli al pieno godimento. Questi diritti con la ratifica italiana della Convenzione nel 1991 sono legge dello Stato italiano e riteniamo che dovrebbero orientare le decisioni e le politiche legate al mondo dell’infanzia e della scuola anche durante la gravissima emergenza sanitaria che stiamo vivendo.

La didattica a distanza, pur preziosa e utile, non può essere sostitutiva della vita scolastica. Il rischio è che si creino muri insormontabili e barriere non facilmente superabili. Uno schermo non potrà mai sostituirsi all’insegnante, i genitori non possono essere esperti di didattica. Un ringraziamento va al corpo docente, tutto, che in questo momento così difficile, si è reso disponibile, seppur con mezzi e strumenti limitati, a ripensare la propria professione, garantendo a tutti i bambini e a tutte le bambine il diritto all’istruzione.

La Scuola, inoltre, non è né un parcheggio per i genitori, né il luogo dove imparare nozioni, è il luogo dove stare insieme, dove imparare a stare con l’altro, dove il tuo compagno/a di banco diventa tuo fratello o tua sorella, e quella classe, quella piccola comunità una seconda famiglia.

E’ questo il valore della scuola, non imparare a lavarsi le mani, le tabelline o le date degli avvenimenti storici, la scuola in ogni grado deve essere confronto con l’altro, solidarietà, collaborazione e cooperazione, insomma la scuola ci prepara alla vita, e di certo non può essere questa “a distanza”.

Non tutti hanno le competenze, come è giusto che sia, non tutti hanno gli strumenti. E’ per una parità di diritti che ci battiamo, in primis. I bambini sono tutti uguali indipendente dalla capacità intellettiva, economica, dal paese di nascita o di provenienza.

Ma vi sono anche altri diritti.

Tra questi il diritto al lavoro. I genitori non devono essere costretti a scegliere tra famiglia e lavoro, i genitori devono essere messi in condizione di gestire i tempi e gli spazi come meglio credono. Quali sono le proposte formulate dal Governo? Quelle pervenute ad oggi non sono sufficienti, non bastano più.

Solamente rispettando i diritti sopracitati si arriva al pieno soddisfacimento del diritto più importante: quello alla felicità, dei genitori, dei figli e dei nonni. Di una società intera, quindi.
La nostra battaglia si basa proprio su questo sulla costruzione di idee, proposte e soluzioni da presentare ai vari ministeri, al fine di poter affrontare la fase 2 nei migliori dei modi, nel rispetto delle regole, ma soprattutto senza lasciare indietro nessuno. Si può veramente parlare di fase 2 con le scuole chiuse e con i bambini consegnati ai nonni e comunque reclusi in casa? Il diritto alla socialità dell’infanzia come può essere tutelato pur in una situazione eccezionale come quella che stiamo attraversando?

Noi pensiamo che la risposta a queste domande dovrebbero essere poste al centro delle prossime scelte che il Governo si appresta a prendere.

Abbiamo deciso di attivarci concretamente dal nostro piccolo con delle proposte che riteniamo utili mettere in atto in questo momento che ci aiutino a superare concretamente e fattivamente più aspetti:

• preparare i bambini e le bambine alla convivenza con il virus;

• donare loro, gli spazi di socialità,
• colmare il buco emotivo scaturito da questi 60 giorni di isolamento;
• aiutare i genitori, in questo percorso nuovo, alleggerendo il carico e aiutandoli nella gestione quotidiana della fase 2.

Ci siamo approcciati alla problematica, trattando due materie importanti, carenti durante l’emergenza Covid-19, e probabilmente carenti da sempre nel nostro paese. Scuola e sostegno alla Famiglia.

Il grido che ci è arrivato da numerose famiglie durante questo triste periodo è che senza Scuola e senza il sostegno dei nonni, anche loro in quarantena, decadeva quella rete di soggetti che fungono da supporto al lavoro genitoriale.

E’ scaturita qui una prima domanda, possono i nonni e la scuola rappresentare il Welfare di questo paese? Pare evidente che no, non è possibile, o almeno non è sufficiente.

Ed è qui che pensiamo che ci servano soprattutto in questo momento delle proposte che vadano a sostenere l’individuo in questo momento storico, ma che sono proposte che possono essere mantenute anche al di là di questa crisi.

E’ necessario che qualora, le proposte educative siano limitate ad orari ed ingressi ridotti, e che la scuola rimanga chiusa, trovare delle soluzioni che sostengano i genitori lavoratori e non, e tutte le famiglie che necessitano bisogno.

Per quanto riguarda il sostegno individuale, pensiamo, che il Governo potrebbe così agire coinvolgendo tutto il settore sociale, chiamato a prendersi cura del suo bene più importante, i bambini, le bambine, i ragazzi e le ragazze, in parole povere, il suo futuro.

E’ necessario quindi coinvolgere l’associazionismo, il volontariato, il terzo settore ma anche le aziende.
In che modo?

  1. Incentivando una riduzione oraria per chi ha figli minori, andando a premiare le aziende che adotteranno part time con sgravi fiscali e chiedendo di contribuire allo stesso livello salariale del full time.
  2. Chiedere a tutte le aziende che hanno spazi inutilizzati che siano donati alla collettività per la creazione di spazi educativi con personale qualificato, ove i genitori che vi lavorano possano affidare i loro figli durante l’orario di lavoro.
  3. Creando sinergie con le Cooperative Sociali del Territorio impegnando le educatrici e gli educatori in un lavoro a domicilio in tutte le realtà familiari svantaggiate, pensiamo concretamente alle famiglie con bambini/e diversamente abili o con bisogni educativi speciali.
  4. estendendo i congedi parentali almeno a tutto il periodo estivo con un’indennità del 70% che permetta alle famiglie di mantenere una vivibilità economica sufficiente.

La seconda parte della nostra riflessione, che è forse quella più importante riguarda la sfera educativa e il Diritto all’Istruzione sancito dalla nostra Costituzione agli articoli n. 33 e n. 34 ed è qui che nasce la nostra critica rispetto alle modalità messe in campo fino ad adesso, e che sembrano voler essere riproposte anche per settembre, la famigerata Dad o Didattica a distanza.

L’articolo 34, Caro Presidente, Care Ministre, dichiara che:
“La scuola è aperta a tutti. L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.
La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze che devono essere attribuite per concorso.”

E’ chiaro che la Dad viola pesantemente quest’articolo, perché non bastano i mezzi tecnologici, un computer, un Ipad, una rete veloce a rendere accessibile l’Istruzione. Servono persone fisiche che supportino i lavori degli studenti, che aiutino gli studenti con disabilità o svantaggiati culturalmente e a livello sociale a raggiungere il livello di apprendimento consono.

Ma qui occorre anche opportunamente parlare di tecnologie educative e lo facciamo citando l’Instructional Design e la letteratura basata sulle evidenze, che ci dicono criticamente quanto abbia senso avvalersi della tecnologia e delle interfacce nella didattica e nel processo educativo.

Da questi studi che sono noti agli addetti ai lavori ci vengono fornite informazioni negative in questo senso. L’interazione con l’interfaccia tecnologica non solo appare poco utile alla Didattica ma addirittura dannosa nella fascia d’età che va dagli 0 ai 13 anni. (Calvani – Di Gennaro)

Le evidenze negative soprattutto ci sottolineano che sul lungo periodo questo tipo di didattica crea dei fenomeni di limitato coinvolgimento cognitivo, lo scambio assume la valenza puramente informativa e mantiene un coinvolgimento caratterizzato da basse implicazioni cognitive, e di Deskilling ovvero soprattutto nei più piccoli, l’utilizzo dell’interfaccia, disabilita importanti aree celebrali come quella riflessiva o del lavoro manuale. (Calvani)

Alle insegnanti, agli educatori, alle educatrici, la Pedagogia e la Ricerca Didattica dice che ai due livelli di istruzione, livello Infanzia e Livello Scuola l’utilizzo della tecnologia deve essere così ripartito:

  • Livello Infanzia: l’esposizione alla tecnologia deve essere minima se non assente, è stato riscontrato che anche un’esposizione limitata soprattutto al di sotto dei 3-4 anni renda i soggetti irritabili, demotivati e irascibili.
  • Livello Scuola: in base alle fasce d’età, secondo le evidenze ci deve essere un avvicinamento graduale e blando alle tecnologie e soprattutto fino ai nove anni non deve essere di tipo formativo ma ludico e sempre con la mediazione di un adulto, si passa poi alla scuola secondaria di primo grado dove la tecnologia deve essere utilizzata per imparare lo strumento, fino all’utilizzo finalizzato all’istruzione e alla didattica con i ragazzi delle scuole superiori e università. (Calvani)Appare evidente Presidente che la Didattica a distanza, è stata fondamentale in una prima fase emergenziale ma che è opportuno abbandonare questa strada per non creare danni allo sviluppo cognitivo dei nostri bambini e bambine.
    Per i motivi sopracitati chiediamo a gran voce la certezza di una riapertura delle scuole di ogni ordine e grado a settembre, ma anche della fascia 0-6 anni. Chiediamo altresì che in questo periodo che va da maggio a giugno siano trovate soluzioni che non escludano i bambini/e e i ragazzi/e dalla socialità, e in maniera più ampia dalla società e dalla ripresa di una vita per quanto possibile normale.Parlare di distanziamento sociale tra bambini è possibile, ma soprattutto è necessario? Soprattutto nella Fascia 3-6 anni i bambini hanno bisogno di una socialità e di una vicinanza che permette loro di sperimentare, toccare, e fare esperienza di se e dell’altro.

Se i bambini come ci dicono gli studi sono quelli meno colpiti dal virus perché reprimerli ad una vita asociale?
Quello che in psicologia chiamiamo “il Tocco” e che ci fa attivare neurotrasmettitori e serotonina è fondamentale per lo sviluppo cognitivo del bambino.

Non vogliamo una scuola a distanza di sicurezza, vogliamo una scuola che torni ad accogliere, che torni a far stare insieme i nostri bambini.

Quindi proponiamo a codesto Governo, che dopo le opportune sanificazioni, di utilizzare gli spazi scolastici per attività estive che facciano da ponte tra la chiusura delle scuole e la riapertura a settembre.

  1.  che vengano usati tutti quei luoghi quali parchi pubblici, palestre, anfiteatri come SPAZI DELLE BAMBINE e DEI BAMBINI, ove impegnare gli educatori ed educatrici ad accogliere i bisogni dei bambini.
  2.  che siano attivati dei percorsi terapeutici gratuiti a tutti i soggetti che lo richiedano.
  3.  l’istituzione di un centro d’ascolto dei bisogni dei piccoli in ogni comune.

In vista di una normale ri-apertura dell’attività scolastica a settembre si chiede che i bambini e le bambine, i ragazzi e le ragazze e tutti gli insegnanti in quanto Individui facenti parte di una comunità, quella scolastica ed educativa appunto, siano sottoposti a test e tamponi, in modo di avere una mappatura del covid-19 sulla loro fascia d’età.

Auspichiamo altresì che a settembre i bambini possano riprendere i loro spazi e la loro routine, per fare questo chiediamo che ORA si pensino soluzioni alternative alle strutture vigenti e nuovi finanziamenti da destinare alla scuola:

1) un implemento del personale scolastico in forza sia docente che Ata;
2) di pensare ad una suddivisione delle classi più numerose in altri spazi scolastici e/o comunali;
3) di fornire DPI a tutto il personale e a tutti i bambini;
4) di guardare all’Europa, ci siamo sentiti dire in fase emergenziale che il nostro paese fosse un modello, adesso chiediamo ai nostri governanti che comunichino con quei paesi che hanno ripreso l’attività scolastica e ne colgano gli atteggiamenti e le buone pratiche da seguire.
5) un coinvolgimento immediato dei Comuni nelle scelte future.

È nostro interesse che anche la comunità scientifica, virologi, infettivologi e pediatri diano il loro contributo per capire, cosi come viene fatto in Regione Veneto, la modalità con cui agisce il covid19 nella fascia 0-18 anni.

Nell’interesse di tutte le cittadine e cittadini,

Martina Leonardi Erica Rampini

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