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Messina, corteo funebre per il fratello del boss pentito mentre tutta Italia è a casa per il Covid

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messina funerale

C’è chi in queste ore ha messo persino in dubbio la notizia lanciata dal giornale cittadino e ripresa anche dalle cronache nazionali di un corteo funebre, vietato in piena emergenza covid 19.

Si tratta di un accompagnamento avvenuto lo scorso venerdì in occasione della morte di Rosario Sparacio, “U Ziu Sarinu” (come molti lo appellano sui social) fratello del boss pentito Luigi Sparacio.

In questi giorni di grande stress in città, con polemiche a tutti i livelli, grazie alla potenza divisiva del nostro primo cittadino De Luca, ci si chiede come mai nessuno abbia bloccato il corteo, mentre i vigili urbani hanno multano un ragazzo che passeggiava da solo nella spiaggia deserta di San Saba.

Certamente serve chiarezza, e soprattutto le foto serviranno a testimoniare che il corteo (qui immortalato in via del Santo, angolo via Piemonte) era composto da decine di persone, a piedi e in auto: nonostante sia vietato già dall’8 marzo celebrare funerali, tanto meno accompagnamenti funebri, come hanno sperimentato anche a Messina i cittadini che in questi giorni hanno provato l’ulteriore dolore di non poter salutare, una ultima volta, il proprio caro congiunto.

Scrive la nipote del defunto: “Funerali non ce ne sono stati! C’è stato un corteo a piedi e ovviamente c’era presente la famiglia, poi a nostra insaputa è venuto qualche amico… ma purtroppo non c’è stata nè messa, bensì una breve benedizione fuori dalla chiesa e lo abbiamo lasciato davanti La porta del cimitero….”

“La morte di una persona, così come il dolore dei cari e della comunità di affetti che ne è colpita, sono questioni delicate. Né, in assenza di informazioni sulla biografia di chi è mancato, e nel facile proporsi di giudizi che sono spesso avventati quando si parla di familiari di criminalità organizzata, è possibile esprimere giudizi definitivi – scrive oggi in una nota la Rete 34+ all’indirizzo delle autorità – Al di là di chi manca, insomma, la morte è una questione delicata e la rispettiamo profondamente.

Malgrado questo, però, non possiamo evitare di chiedere spiegazioni al Sindaco De Luca, alla Questura, alla Prefettura e alla Chiesa messinese su cosa sia successo veramente lo scorso venerdì allorché si sarebbe svolto l’accompagnamento funebre di un defunto.

È giusto chiederlo perché a essere leso è quel principio di uguaglianza che ha impedito a molte famiglie di onorare i propri cari in questa stagione di divieti. Rendere conto di questa liberalità – ma anche dell’assenza di parole di quel radicale e rumoroso persecutore delle illegalità che corrisponde al nome di Cateno De Luca – è obbligatorio. Cosa è accaduto dunque lo scorso venerdì e cosa ha reso questa situazione – pur dolorosa e delicata – diversa dalle altre?”

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