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Silvestri finalmente ammette: la strategia della Svezia sul Covid è quella giusta

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NON IGNORIAMO I DATI “SCOMODI”: Al momento la Svezia sembra essere l’unico paese europeo che non sta subendo la cosiddetta “quarta ondata” di COVID, che più o meno sembra colpire ovunque nel vecchio continente. La percentuale di soggetti vaccinati in Svezia è sicuramente alta, attorno al 70%, ma non tale da giustificare da sola l’ottima situazione odierna.

Aggiungo: gli altri paesi scandinavi (Danimarca, Norvegia e Finlandia), che secondo alcuni sono gli unici che si possono confrontare con la Svezia (e che hanno percentuali simili di vaccinati), hanno TUTTI in questi giorni il numero di casi in assoluto più alto dall’inizio della pandemia.

Naturalmente bisognerà vedere cosa succederà nelle prossime settimane e mesi, ma l’approccio giusto, dal punto di vista scientifico, è sempre quello di osservare i dati e fare ipotesi, e non quello di ripetere ad occhi chiusi ed orecchie tappate i soliti dogmi e preconcetti. E qui l’ipotesi più naturale da formularsi è che la strategia svedese anti-COVID basata sulla cosiddetta “targeted protection” dei soggetti fragili, unita al favorire lo sviluppo della immunità di gregge tra i soggetti non fragili (il tutto in assenza di qualsiasi lockdown), possa alla lunga avere avuto degli effetti positivi sul corso della pandemia.

Ricordo anche che gli epidemiologi di stato svedesi, Tegnell e Gieseke — che alcuni espertoni “made in feisbuk” avevano definito dei criminali per la loro opposizione ai lockdown — dissero fin dall’inizio che il COVID sarebbe stato una maratona e non uno sprint. In questo senso va sottolineato che il numero di morti di COVID per milione di abitanti in Svezia (1.480) è molto, ma molto inferiore di quello di paesi dove sono state fatte molte chiusure, come UK (2.104), Italia (2.206), Belgio (2.279) e Argentina (2.543), tanto per citarne alcuni (ma la lista sarebbe lunghissima).

In Svezia, senza nessun lockdown, la prima ondata non c’è praticamente stata, la seconda ondata è stata minima, e la terza e quarta ondata praticamente inesistenti

Perché discutere dati come questi? Perché chi vive di scienza, sia facendola in laboratorio che insegnandola o provando a divulgarla, dovrebbe sempre usare il metodo scientifico basato sull’osservazione asettica dei dati, sulla formulazione di ipotesi, sulla conduzione di esperimenti e sulla analisi dei risultati sperimentali. Perché nel nostro ambiente non si dovrebbero mai ignorare i dati quando non supportano una nostra tesi preconcetta (in questo caso, la tesi che “i lockdown erano la strategia giusta”).

Perché la scienza cerca la verità, e non è al servizio di gruppi politici ed interessi mediatici.Per questo sarebbe molto importante che dei dati svedesi oggi si parlasse, e se ne parlasse molto, nei convegni di specialisti come nei giornali o nelle TV generaliste. Se come scienziati e/o divulgatori vogliamo essere credibili quando “spingiamo” con forza le persone a vaccinarsi — perché la scienza, con la grande forza dei dati, ci dice che questo è il modo migliore per sconfiggere il virus — dobbiamo anche avere il coraggio e l’onestà di raccontare i dati che rivelano la debolezza estrema, dal punto di vista scientifico, della narrativa secondo cui i lockdown sarebbero stati il modo migliore per combattere il COVID.

di Guido Silvestri

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