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Cina, così la guerra dei dazi di Trump sta mettendo in ginocchio gli agricoltori Usa che in gran parte lo avevano eletto

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Pechino blocca l’import agroalimentare da Washington che nel 2017 valeva oltre 17 miliardi di euro. Trump ha stanziato 25 miliardi di euro per sostenere il settore che fronteggia la crisi peggiore dagli anni ’80, tra reddito dimezzato e debiti alle stelle che fanno esplodere i fallimenti

La guerra dei dazi tra Washington e Pechino fa le prime vittime. Sono gli agricoltori a stelle e strisce, colpiti dal fuoco delle ritorsioni commerciali cinesi scattate come risposta alla nuova ondata di dazi decisi dagli Stati Uniti. Per sostenere i coltivatori americani, che rappresentano uno dei principali bacini elettorali diDonald Trump (gli Stati rurali hanno sostenuto l’attuale presidente nelle elezioni del 2016), il governo federale Usa ha messo in campo da due anni una massiccia campagna di aiuti e sostegni finanziari. Ma le misure non sono riuscite a riequilibrare la crisi del settore e l’inasprimento del confronto commerciale con la Cina potrebbe tramutarsi in un bagno di sangue per questo comparto strategico già finito in ginocchio.

Pechino ferma l’import agroalimentare dagli Usa – Il primo agosto il presidente Trump ha dichiarato che Pechino non ha mantenuto la promessa di acquistare grandi volumi di prodotti agricoli statunitensi e ha promesso di imporre dal primo settembre nuove tariffe su importazioni dalla Cina del valore di circa 300 miliardi. Come risposta, lunedì 5 agosto la Cina ha lasciato che la sua valuta per la prima volta in oltre un decennio scendesse sotto il livello chiave di 7 renminbi per dollaro. Gli Stati Uniti hanno risposto denunciando la Cina all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) come manipolatore di valuta. Martedì 6 agosto il ministero del Commercio cinese ha poi annunciato che le aziende cinesi smetteranno di acquistare prodotti agricoli statunitensi e che Pechino potrebbe anche imporre tariffe aggiuntive sui prodotti agricoli statunitensi, aumentando la barriera al commercio con Washington.

In due anni persi ricavi per 17,3 miliardi di euro – Piove sul bagnato per gli agricoltori statunitensi che hanno già visto le loro esportazioni verso la Cina più che dimezzate a causa della guerra commerciale nell’ultimo anno. La prospettiva di una rapida fine della guerra tariffaria con Pechino che aveva già colpito le esportazioni statunitensi di soia, mais e grano era uno dei pochi aspetti positivi che sostenevano il tono dei mercati agricoli americani. Secondo il presidente della Federazione americana degli Uffici agricoli (American Farm Bureau Federation), Zippy Duvall, l’annuncio dalla Cina “è un duro colpo per migliaia di agricoltori e allevatori che stanno già lottando per sopravvivere”.

Le tariffe imposte dalla Cina alla soia americana hanno ridotto le esportazioni del principale prodotto agricolo statunitense e hanno costretto l’amministrazione Trump a compensare gli agricoltori per due anni con una spesa complessiva di ben 28 miliardi di dollari (25,2 miliardi di euro). Secondo l’American Farm Bureau nel 2018 la Cina ha più che dimezzato le importazioni di prodotti agricoli statunitensi a 9,1 miliardi di dollari (8,2 miliardi di euro) – principalmente soia, latticini, sorgo e carne di maiale – rispetto ai 19,5 miliardi di dollari (17,3 miliardi di euro) del 2017. Ma nel primo semestre di quest’anno il Farm Bureau ha registrato che le esportazioni agricole Usa verso la Cina si erano già ridotte su base annua di altri 1,3 miliardi di dollari (1,1 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I maggiori Stati produttori di soia, Iowa e Illinois, sono anche i più colpiti dallo scontro commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina.

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