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I finanziamenti (nascosti) degli ospedali privati al partito del ministro della Salute Lorenzin

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di Ulisse Spinnato Vega, giornalista

Con 60mila euro gentilmente regalati tra il 2014 e il 2015, le cliniche private affiliate all’Aiop(Associazione italiana ospedalità privata) di Lazio, Toscana e Lombardia rappresentano il primo donatore del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Sì, avete capito bene: i centri medici privati e il partito che occupa il dicastero responsabile del sistema sanitario.

Il MoVimento 5 Stelle lo ha scoperto analizzando le tabelle sulle erogazioni liberali superiori a 5mila euro da parte di persone fisiche e giuridiche alle formazioni politiche. Dati in teoria pubblici, ma che, almeno nel caso di Ncd, non appaiono in dettaglio nel rendiconto 2014, mentre nella relazione del tesoriere sul 2015 vengono sì riportati in elenco, ma con gli opportuni omissis, giustificati da esigenze di privacy del donatore. E vengono esposti in modo parziale pure nella relazione del tesoriere al bilancio 2016, con Aiop che non compare affatto (malgrado i contributi dell’associazione siano stati registrati a Montecitorio proprio l’anno scorso). Insomma, si tratta di informazioni formalmente disponibili, eppure spesso difficilissime da reperire in concreto.

Inoltre Aiop, raggiunta al telefono sotto mentite spoglie (un cronista freelance) per non destare sospetti, a domanda esplicita ha negato di aver mai rigirato fondi ad alcun partito. Dunque, gli ospedali privati hanno finanziato la formazione politica del ministro della Salute con ben 60mila euro sugli 810mila incassati complessivamente da Ncd nel biennio 2014-2015 (e protocollati in Parlamento nel 2016). Una cifra importante, se si considera che gran parte degli altri fondi arriva dagli stessi esponenti del partito di Alfano. Ne deriva che le cliniche private fanno molto affidamento su un partito che naturalmente non amministra in solitudine nessuna regione (è nelle coalizioni di governatori importanti come Maroni o Toti), quindi non ha le mani in modo diretto su pezzi del Servizio sanitario nazionale. Tuttavia ha posti importanti di governo, a partire proprio dal ministero della Salute.

Peraltro, i legami tra Ncd e Aiop sono vari e ramificati, dato che, per dirne una, la presidente dell’associazione in Sicilia e vicepresidente nazionale, Barbara Cittadini, “regina” delle cliniche private nell’Isola, è sposata con il deputato alfaniano Dore Misuraca. Aiop, che aderisce a Confindustria, è la più importante sigla di settore. Rappresenta circa 500 case di cura sparse in tutta Italia, con oltre 53mila posti letto di cui 45mila immancabilmente accreditati presso il Ssn. I 60mila euro erogati in due anni a Ncd non sono esattamente “argent de poche”, visto che i consuntivi associativi 2015 e 2016 della sede nazionale riportano avanzi cumulati inferiori a 27mila euro. Però sono soldi ben spesi, data la tendenza degli ultimi governi (Lorenzin è al dicastero della Salute già dai tempi di Enrico Letta) a depauperare la sanità pubblica in favore di quella convenzionata e privata tout court.

Si potrebbe parlare a lungo, ad esempio, delle prestazioni considerate “inappropriate” dal ministero e dunque a rischio tagli per far cassa. Ma restando all’attualità, l’inquilina centrista di Lungotevere Ripa, spalleggiata fortemente dal Bomba, ha lanciato la crociata sulla vaccinazione a tappeto con un decreto che adesso prevede dieci trattamenti obbligatori dal prossimo settembre. Gli stanziamenti sono previsti dal nuovo Piano di prevenzione vaccinale 2017-19 e ammontano a 413 milioni per il triennio. Nel dettaglio: 100 milioni quest’anno, 127 milioni nel 2018 e 186 milioni a partire dal 2019. Secondo le stime delle Regioni, il piano dovrebbe raggiungere circa 800mila under 16 non vaccinati per 6-7 milioni di certificati e un primo impatto di spesa pari a 150 milioni per l’acquisto dei vaccini necessari.

Le strutture pubbliche ce la faranno da sole a rispondere all’enorme domanda che verosimilmente scaturirà dalle nuove norme? Oppure, oltre al ruolo delle farmacie, la sanità privata accreditata sarà chiamata a supporto dalle Asl, magari con convenzioni ad hoc? Secondo Vittorio Demicheli, epidemiologo di fama ed ex direttore della sanità piemontese, “sui destinatari in età da obbligo scolastico l’impatto maggiore del provvedimento riguarda la parte organizzativa degli ambulatori, con la gestione dell’anagrafe vaccinale, delle informazioni sugli inadempienti e delle chiamate per gli appuntamenti. Un’incombenza che ricade sul pubblico, sulle Asl”. “Mentre in merito alla immunizzazione degli adulti – spiega Demicheli – il piano introduce due vaccini negli over 65, pneumococco ed herpes zoster, che andranno a ricadere soprattutto sulla medicina convenzionata. E oltre ai costi di acquisto, ci saranno, a parità di accordi, circa 6 euro per ogni vaccino. Il conto è facile se si considera che avremo grossomodo un milione di vaccinazioni aggiuntive sugli adulti, facendo una previsione un po’ a spanne”, dice il manager della sanità piemontese.

E’ chiaro che siamo di fronte a mere stime predittive. E in linea generale, ovviamente, non tutta la sanità convenzionata fa capo ad Aiop. Tuttavia, quest’ultima rimane l’associazione più rappresentativa del comparto. L’interesse delle cliniche private per il dossier immunizzazioni è comunque evidente e l’offerta è già sul mercato. Bisogna allora cavalcare il clima di presunta emergenza sanitaria creatosi attorno al tema. Una delle tante strutture associate Aiop, la romana Villa Mafalda, parla sul suo blog di “rischio alto per il morbillo e la rosolia” e aggiunge: “Nel nostro Paese i bambini vengono vaccinati sempre meno: riguardo a molte patologie siamo sotto la soglia di sicurezza, quella che assicura la protezione anche di coloro che non possono vaccinarsi per motivi sanitari. Di conseguenza salterebbe l’immunità della popolazione riguardo le stesse malattie”. Mentre la stessa Aiop Lazio, presente tra i finanziatori di Ncd, aveva preso posizione contro la trasmissione Rai Report per la sua recente inchiesta sulle immunizzazioni.

Naturalmente, non c’è nulla di illegale. Si tratta di erogazioni regolarmente registrate, benché stranamente negate dal donatore e ignote al grande pubblico. Né si evince la prova di un “do ut des” diretto. Tuttavia, è chiaro che imprese private non fanno nulla per nulla. I cittadini, comunque, possono mettere in fila i fatti per farsi un’idea su cosa muova davvero i partiti che scrivono le leggi in questo Paese.

 

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Foia e Pa, il ministero della Giustizia viola la trasparenza. E i cittadini vincono il ricorso

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Tutto è iniziato su Facebooknel gruppo “Trasparenza siti web pubblica amministrazione”, fondato da Laura Strano, al quale hanno aderito tanti cittadini (tra cui il sottoscritto) che a vario titolo sono impegnati nel promuovere il rispetto delle norme sulla trasparenza amministrativa, in primis quelle derivanti dal cosiddetto Decreto Trasparenza (D.Lgs. 33/2013).

Il fatto in breve: la ricorrente, Minni Pace – che ha avviato l’iniziativa insieme a tanti altri cittadini del gruppo (anche attraverso una raccolta fondi per la partecipazione alle spese, per nulla irrisorie, richieste per l’accesso alla giustizia amministrativa) – aveva presentato ricorso al Tar impugnando il silenzio del ministero della Giustizia, seguito alla sua istanza di accesso civico presentata per ottenere dal ministero inadempiente (e illegittimamente silente) la pubblicazione in formato aperto, come la normativa prevede, delle tabelle relative all’albo degliamministratori giudiziari, secondo modalità idonee alla indicizzazione, alla rintracciabilità tramite motori di ricerca web e al riutilizzo.

Com’è andata a finire? La sezione I del Tar del Lazio, con la sentenza del 28 luglio 2017 n. 9076, ha riconosciuto da parte del ministero della Giustizia l’inadempimento agli obblighi di pubblicità,trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni, condannandolo a riscontrare l’istanza di accesso e/o a provvedere alla pubblicazione dell’albo degli amministratori giudiziari entro 30 giorni dalla notifica della sentenza.

Seppur questa vicenda ricordi per certi versi la vittoria di Davide contro Golia, rimane latente lo sconforto per il paradosso che vede proprio il ministero della Giustizia violare le norme sulla trasparenzanonostante la recente introduzione del Freedom of information act (Foia), oggetto di una campagna di promozione istituzionale da parte del governo che può vantare ben pochi precedenti, e che invece è stata aspramente criticata da associazioni di cittadini e esperti, proprio perché di fatto ha “burocratizzato” la trasparenza.

Inoltre, al di là dei propagandistici slogan istituzionali che hanno presentato come “rivoluzionario” il cosiddetto Foia (contenuto nel D. Lgs. 97/2016 che ha modificato il decreto trasparenza e che ad oggi, purtroppo, non ha prodotto risultati soddisfacenti), non si possono sottovalutare gli aspetti economici che invece finiscono con il limitare fortemente le concrete possibilità dei cittadini di vedere riconosciuto il loro diritto a ricevere informazioni dettagliatee trasparenti sulla gestione della cosa pubblica (e in fin dei conti, soprattutto, dei soldi pubblici).

Tra l’altro, l’autorità deputata a vigilare, l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), era destinataria (per conoscenza) dell’istanza di accesso, ma è stata incredibilmente silentedurante l’intera vicenda dimostrando ancora una volta la differenza – che pagano troppe volte i cittadini – tra idea e azione.

Occorre considerare che non è facile esperire azioni a tutela dei diritti all’informazione e alla trasparenza dell’agire amministrativo, nonostante siano diritti della collettività. I costi di un giudizio innanzi al Tar, infatti, rimangono elevati anche per far valere innanzi al giudice tali fondamentali diritti (non essendo previste nella norma esenzioni o riduzioni del contributo unificato, ad esempio).

Oltre a tale aspetto, la complessità e la scarsa chiarezzadell’attuale normativa (come modificata con l’introduzione del Foia) finiscono con il disorientare non solo i cittadini, ma talvolta confondono anche gli stessi giudici che, come in questo caso, decidono di compensare le spese di giudizio, considerata la novità e delicatezza della questione. Anche questo rappresenta di fatto un deterrente di natura economica per l’esercizio del diritto alla trasparenza e all’informazione sull’operato della pubblica amministrazione.

Fino ad arrivare agli estremi paradossi, come accaduto in un’altra recente sentenza del 29 giugno 2017 del Tar Veneto, con la quale il ricorso di un cittadino contro il silenzio della pubblica amministrazione alla sua istanza di accesso civico, presentato ai sensi del Foia, non solo venga rigettato, ma lo stesso ricorrente venga condannato al pagamento delle spese di lite per un cavillo interpretativo della norma, ossia perché il cittadino non aveva richiesto specificamente anche i documenti in questione.

Di fronte a questi esiti giudiziari, emerge chiaramente come la società civile si stia ponendo in prima linea per far valere il diritto a un’effettiva trasparenza amministrativa, ma al contempo non si possono non rilevare le stravaganze del nostro Paese dove accade persino che a violare la “Trasparenza” sia proprio la “Giustizia”, mentre chi dovrebbe vigilare non interviene, ma resta a guardare.

È vero. Oggi Davide ha battuto Golia. Ma la strada per un effettivo diritto alla trasparenza dell’amministrazione pubblica sembra ancora lunga e impervia. Tuttavia agendo insieme si può piegare persino l’acciaio della burocrazia. Del resto, diceva Confucio: “Spezzasi l’acciaio, per duro che sia; ciò che pare il più solidamente stabilito, sovente torna più facile a distruggere”.

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Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

Non vuoi lo psicofarmaco? Ti porto via i figli

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bimbi tolti ai genitori

Bambini prelevati dopo il rifiuto dei genitori di somministrare un farmaco psicotropo al figlio.

CCDU ( Comitato dei cittadini per i diritti umani ): sottrazione immotivata – nessun maltrattamento sui bambini, solo valutazioni soggettive. L’avvocato: qual è il progetto di tutela per i bambini?

Brescia. Bambini allontanati in seguito al rifiuto dei genitori di somministrare uno stabilizzatore dell’umore al figlio maggiore. In seguito ad un calo dei voti scolastici, lo avevano anche ritirato dal centro diurno che frequentava per “curare” una controversa diagnosi psichiatrica di disturbi della condotta e della sfera emozionale.

Nella loro ultima relazione i Servizi Sociali riferiscono il parere della neuropsichiatra al momento non sarebbe necessaria per lui alcuna terapia farmacologica ”, ma “permangono le difficoltà relazionali dei/con i genitori, che non hanno consentito di affrontare le questioni che hanno portato all’allontanamento dei minori” per cui “pare utile, nell’interesse dei minori, che gli stessi proseguano l’inserimento comunitario in corso” . I Servizi Sociali, anziché ammettere l’errore e porvi rimedio, sembrerebbero concentrarsi sulle presunte difficoltà psichiche/relazionali dei genitori.

Prima dell’allontanamento, i bambini erano sereni, andavano bene a scuola, facevano attività extrascolastiche ed erano ben curatiQuesto è stato confermato persino dai Servizi Sociali“sono state riconosciute [ai genitori] una serie di competenze, quali l’impegno affinché i figli facessero attività sportive e musicali oltre la scuola, l’attenzione a cure dentistiche/odontoiatriche, ecc.”

Il calvario di questa famiglia inizia nella primavera del 2016. Quando la mamma decide di togliere i bambini dal Centro, viene minacciata di perdere bambini. Il papà e la mamma sono increduli di fronte a questa minaccia, ma poco dopo i Servizi Sociali inviano una segnalazione al Tribunale per i minorenni, aggiungendo che i genitori rifiutano di dare psicofarmaci al figlio.

La famiglia si rivolge a un avvocato in gratuito patrocinio. I genitori vengono convocati in Tribunale ma non si presentano per ben due volte (come risulta dalla documentazione, in entrambi i casi si tratta di un errore dell’avvocato, che omette di comunicare alla famiglia). Il Tribunale, di fronte alla latitanza dei genitori, senza alcuna istruttoria e senza prove accertate di abusi o maltrattamenti, ordina l’allontanamento dei bambini dalla famiglia. E non allontana solo il ragazzo “malato” ma anche gli altri tre bambini.

I quattro fratelli vengono addirittura separati: il più grande a Verona e gli altri tre a Brescia. Gli stessi Servizi Sociali, come dichiarato espressamente dall’assistente sociale ai genitori, sono stupiti del decreto di allontanamento: una decisione così grave e invasiva, come la disintegrazione di una famiglia e la violazione degli affetti familiari, viene decretata senza alcun fatto grave e accertato, ma sulla sola segnalazione dei servizi che, paradossalmente, è stata di recente superata, se “ al momento non sarebbe necessaria alcuna terapia farmacologica ”.

Ecco la testimonianza video dei genitori in questione: IL VIDEO

Attacca Mariella Brunelli, Responsabile del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani per l’area di Brescia:

“L’assistente sociale riconosce il lavoro e la perizia dei genitori con i figli («paiono essersi adattati alla vita comunitaria») MA «pare utile, nell’interesse dei minori, che gli stessi proseguano l’inserimento comunitario in corso».

In realtà, essendo decaduta la questionabile motivazione del rifiuto agli psicofarmaci, le uniche motivazioni dell’allontanamento sono le difficoltà relazionali dei/con i genitori che, secondo quanto condiviso dall’assistente sociale con la psicologa dell’ASST (Azienda Socio Sanitaria Territoriale) «sarebbero ascrivibili ai problemi psichiatrici del padre e ai “tratti paranoidei” della madre».
Non ci sono maltrattamenti né pregiudizi accertati sui bambini, mentre il riferimento ai presunti problemi psichici dei genitori appare quantomeno campato per aria: il padre avrebbe sofferto di depressione parecchi anni fa ma poi ne è uscito, mentre non risultano diagnosi di sorta nei confronti della madre.

Si tratta di un film già visto: le cosiddette diagnosi psichiatriche, come documentato in maniera definitiva nel celebre esperimento di Rosenhan, non sono sostenute da alcun esame oggettivo e sono caratterizzate da ampi margini di discrezionalità e soggettività.
Non dovrebbero avere valore di prova nelle aule dei tribunali, tantomeno quando siano in gioco il bene, l’unità e la serenità di una famiglia con bambini piccoli.” 

Il CCDU ha redatto un appello al Sindaco, e ora 200 cittadini preoccupati chiedono un intervento per tutelare questi bambini e aprire un’inchiesta sull’operato dei funzionari coinvolti.

La famiglia ha ora deciso di rivolgersi all’avvocato Francesco Miraglia del foro di Roma. L’avvocato ha chiesto immediatamente un incontro con i servizi per capire qual è il progetto per i bambini.

Conosciamo tutti i vari percorsi e accertamenti sui genitori, ma cosa si vuole fare per tutelare i bambini? I servizi non hanno ancora risposto.

Un primo risultato, intanto, è stato ottenuto: i genitori non vedevano i bambini da un mese e mezzo, ora finalmente l’assistente sociale si è rifatta viva e ha organizzato un incontro con i bambini.

Siamo certi che il Sindaco si attiverà. L’augurio è che il Tribunale riesamini la vicenda e riporti questi bambini a casa, dove hanno chiesto più volte di poter tornare.

Un emendamento del Pd per censurare il web: “Cancellare in 5 giorni notizie sgradite”

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censura PD

Ci riprovano – Dem, centristi, FI e cespugli vari ripropongono una norma per far cancellare in 5 giorni le notizie sgradite. Nel 2015 Rodotà la definì “pericolo per la democrazia”

Per smentire una notizia, il diritto di rettifica non basta più: meglio chiedere direttamente di cancellarla. È la nuova, vecchia idea del parlamento per mettere il bavaglio a internet: una piccola richiesta al Garante della privacy e l’articolo sgradito scomparirà dal web. Dal sito dov’era stato pubblicato, magari pure dai motori di ricerca e dai vecchi archivi digitali: svanito nel nulla, come non fosse mai esistito. Anche perché tante piccole testate locali e blogger indipendenti non avranno le armi (anche economiche) per difendersi e resistere anche alle richieste più irragionevoli.

Proteggere i potenti dai terribili pericoli del web: quello della politica sembra quasi un chiodo fisso. Una norma, grosso modo identica, era già stata introdotta in prima lettura in Senato nella legge sulla diffamazione che porta il nome dell’ex ministro Enrico Costa e da quattro anni fa la spola tra Montecitorio e Palazzo Madama: proprio alla Camera, dopo le tante polemiche e le proteste del mondo dell’informazione, il “bavaglio digitale” era stato soppresso. Stefano Rodotà, peraltro ex Garante della privacy, due anni fa aveva parlato di “diritto all’oblio assoluto e senza contraddittorio”, definendo il provvedimento né più, né meno che “un pericolo per la democrazia”.

I senatori, però, sono recidivi: a distanza di tempo, in commissione Giustizia, è venuta fuori di nuovo la stessa idea, grazie ad un emendamento firmato dalla relatrice del provvedimento, la senatrice Pd Rosanna Filippin, che si è a dire il vero limitata a raccogliere un testo identico presentato da quasi tutti i partiti esclusi Articolo 1-Mdp, Sinistra Italiana e M5S. “Fermo restando il diritto di ottenere la rettifica o l’aggiornamento delle informazioni contenute nell’articolo ritenuto lesivo dei propri diritti – si legge nel testo – l’interessato può avanzare al titolare del trattamento, ivi compreso il gestore del motore di ricerca, motivata richiesta di eliminazione o di sottrazione all’indicizzazione dei contenuti diffamatori o comunque dei dati personali trattati in violazione di legge”. Cambia soltanto il destinatario della richiesta: prima era il giudice, adesso diventa il Garante della privacy. Ma l’obiettivo resta lo stesso: cancellare l’informazione sgradita. Ancor prima che venga stabilito se sia falsa o meno nell’unica sede deputata: un tribunale.

“Siamo alla censura preventiva”, spiega Giuseppe Federico Mennella, segretario di “Ossigeno per l’informazione”, associazione che si occupa delle intimidazioni e minacce nei confronti dei giornalisti italiani. “Nella foga di combattere le fake news, il controllo delle autorità si sta spingendo troppo in là: questa legge propone di rimuovere le informazioni false e lesive, ma chi stabilisce se sono realmente tali?”.

Secondo il parere dell’Osservatorio, il provvedimento, se approvato, rischia di avere gravi conseguenze sulla libertà d’informazione e persino sul funzionamento dell’Autorità, che sarà intasata di richieste da politici e aziende varie: “A pagare saranno come al solito i più deboli: non sono preoccupato per i grandi giornali, che sono comunque abituati a lottare contro le minacce dei potenti, ma per le piccole testate o i blogger indipendenti. Loro non hanno le armi per lottare alla pari coi colossi e, di fronte a una minaccia, nella maggior parte dei casi sceglieranno semplicemente di tacere” (Ossigeno ci ha aiutato a raccogliere le storie che leggete qui in basso).

Questo, spiega la senatrice (ex Pd, oggi in Articolo 1) Lucrezia Ricchiuti, “è il cavallo di troia per abbattere il diritto di cronaca, specie in ambito locale, dove le testate online continuano a fornire informazione. Io e Felice Casson abbiamo presentato diversi sub-emendamenti, volti in particolare a prevedere il diritto alla rimozione solo se la falsità della notizia è accertata con sentenza definitiva”.

Che il problema per l’arco parlamentare quasi al completo non sia però tutelare l’informazione, ma semmai ridurre le fonti di fastidio per gli oggetti dell’informazione lo testimonia il fatto che si è scelto di non inserire nel ddl Costa quello sulle “querele temerarie” proposto proprio dalla stessa Ricchiuti: in sostanza, se la denuncia nei confronti del giornalista è palesemente immotivata e pretestuosa (cosa che capita spesso) è chi la presenta che viene condannato a pagare. Ad oggi nel ddl questa fattispecie è citata genericamente – cioè senza spiegare di che si parla e perché – dicendo che “il giudice può condannare il querelante” a un’ammenda da mille a 10mila euro: certo non una cifra che spaventa un’azienda o un capobastone politico locale.

www.ilfattoquotidiano.it

 

Pallanuoto: allarme morbillo? Federazione Italiana Nuoto: «Bugie, è solo allarmismo»

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Il medico Roberto Burioni, il 15 luglio, ha pubblicato sul suo profilo Facebook il titolo de Il Messaggero: «Pallanuoto, Italia allarme morbillo: tre cambi nel Settebello», commentando: «Tranquiilli, la Dirindin e altri senatori dicono che non c’è nessuna emergenza morbillo. Stiamo facendo una figura da cavernicoli di fronte a tutto il mondo».

Allarme morbillo! Emergenza morbillo! Se ce lo dicono Il Messaggero e Burioni sicuramente sarà vero! Sicuramente avranno controllato bene prima di lanciare un simile allarme. O almeno avrebbero dovuto farlo, dato che in Italia esiste il reato di procurato allarme: «Chiunque, annunziando disastri, infortuni o pericoli inesistenti, suscita allarme presso l’Autorità, o presso enti e persone che esercitano un pubblico servizio, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da euro 10 a euro 516» (art. 658 del codice penale).

Il 20 luglio il settimanale Grazia, che non è proprio un giornale d’inchiesta, ha pubblicato un articolo che smentisce la l’allarme e l’emergenza morbillo. Il periodico ha semplicemente contattato Lorenzo Marugo, responsabile medico della Federazione Italiana Nuoto. Sapete come ha risposto?

«Bugie, è solo allarmismo». Ha spiegato che un nuotatore, Valentino Gallo, è stato ricoverato con 41 di febbre ma «nessun sintomo di morbillo»; un altro, Marco Del Lungo, aveva valori elevati di anticorpi al morbillo ma «non aveva sintomi»; infine Alessandro Velotto, che aveva esami del sangue alterati e la milza ingrossata.

Quindi dove sarebbe l’emergenza morbillo? Da nessuna parte e infatti Marugo conclude: «Non ci sono epidemie in corso».

Ma allora perché quotidiani e medici come Roberto Burioni lanciano e diffondono simili fake news?

 

da: informarexresistere.fr

Le bambine cominciano ad avere il seno a 8 anni, e i ragazzi hanno il 40% in meno di spermatozoi. Il motivo è agghiacciante.

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perturbatori endocrini

Potreste esservene già accorti guardando alle nuove generazioni: le ragazzine iniziano ad avere il seno a 8 anni, mentre i loro coetanei sono sempre più preoccupati per la loro pubertà e finiscono per produrre il 40% in meno di spermatozoi. Il motivo? È da brividi lungo la schiena.

Da qualche tempo, si sente parlare di un fattore di rischio che va sotto il nome di interferenti (o perturbatori) endocrini. Queste sostanze modificano i nostri ormoni, e arrivano a cambiare anche la nostra personalità. Quando si combinano tra loro, creano un cocktail pericoloso che può cambiare radicalmente i nostri ormoni riproduttivi, spiegando i fenomeni osservati oggi nei giovani nella fase della pubertà.

Gli interferenti endocrini sono sostanze chimiche presenti… ovunque! Sono i conservanti nel nostro dentifricio e nel gel per la doccia, si tratta dei parabeni nei deodoranti, dei pesticidi contenuti in frutta e verdura, del bisfenolo contenuto nella plastica che finisce nel nostro cibo, degli ftalati che si trovano nei giocattoli per bambini.

Ecco alcuni modi per evitarne il contatto:

1. Scegliere il biologico

Mettendo in tavola prodotti biologici si evitano i pesticidi presenti nella frutta e nella verdura. Ci sono anche altri prodotti di origine naturale che possono migliorare la nostra salute.

Ad esempio, sarebbe importante rimuovere la pellicola e i rivestimenti di pavimenti e pareti, privilegiando vernici naturali. Nel soggiorno, sarebbe bene evitare tessuti che contengono ritardanti di fiamma, che sono cancerogeni. Preferire sempre mobili di legno.

2. In cucina

Bandire la plastica! Utilizzare sempre vasetti di vetro, e, soprattutto, mai contenitori di plastica per il forno a microonde, e provare a non riutilizzare le bottiglie d’acqua. E se è proprio necessario servirsi di recipienti di plastica, preferire quelli con la numerazione 2, 4 e 5. I numeri sono riportati all’interno di un piccolo triangolo su ciascun prodotto.

3. Prodotti per la pulizia 

Per le pulizie domestiche, proviamo ad essere pratici: molto spesso anche solo l’acqua sarebbe sufficiente. Inoltre, prodotti naturali come l’aceto bianco, il limone, la cera d’api, il bicarbonato di sodio sono sempre buone alternative ai prodotti chimici per la casa.

4. I cosmetici

Non abbiamo certo bisogno ogni giorno di usare profumi, creme o smalti.

Il sapone di Marsiglia o quelli molto ricchi e nutrienti spesso basterebbero. Inoltre questo riduce anche il consumo di imballaggi di plastica. La stessa cosa  vale anche per deodoranti, gel o lacche: si dovrebbero usare con parsimonia.

5. L’abbigliamento

Lavate sempre i vestiti nuovi prima di indossarli, provate a evitare materiali sintetici o pelle finta. In questo modo si ridurranno le sostanze cancerogene a stretto contatto con la pelle.

6. Per i bambini piccoli

Un giocattolo di plastica rigida è sempre meglio di uno di plastica morbida. Inoltre, preferire sempre biberon in vetro a quelli in plastica, e ciucci in silicone o lattice naturale. Inoltre prestare attenzione ai pannolini che contengono spesso molte sostanze chimiche.

È importante ventilare bene gli ambienti e pulire spesso, molte di queste sostanze sono infatti volatili.

Speriamo che questi consigli possano essere utili sia a voi che ai membri più giovani della vostra famiglia!

da: http://www.insalute.co/

Incendio in A1: l’incubo di una famiglia che oltre al danno subisce la beffa

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incendio A1 risarcimento danni

Le loro ferie erano appena iniziate. Sabato erano partiti da Terni all’ora di pranzo e intorno alle 14.30 avevano preso l’autostrada ad Orte per raggiungere la Calabria, meta delle loro vacanze. Ma il loro viaggio è stato interrotto pochi chilometri dopo dal devastante incendio che sabato pomeriggio ha bloccato gran parte dell’autostrada e ora si ritrovano senza auto, bagagli, soldi, documenti e medicine.

Le fiamme A raccontare ad umbriaOn la disavventura di questa famiglia ternana è la signora Rita. «Poco dopo aver superato il casello di Orte in lontananza abbiamo iniziato a vedere molto fumo, ma abbiamo proseguito anche perché i carabinieri fermi a bordo strada non ci avevano segnalato nessun pericolo. Ma più proseguivamo e più il fumo aumentava, fino a quando abbiamo iniziato a vedere le fiamme arrivare dalla scarpata a bordo strada e il calore era sempre più forte. Lì abbiamo iniziato ad avere paura».

La paura Nell’auto insieme alla signora Rita c’era il marito, il figlio con la sua fidanzata, la mamma di Rita e un cagnolino. «Proprio quando pensavamo di aver superato il tratto peggiore, però, si sono chiuse automaticamente le portiere dell’auto – racconta la signora Rita – e abbiamo iniziato a vedere del fumo uscire dalla macchina. A quel punto abbiamo capito che stavamo rischiando grosso e che non potevamo assolutamente proseguire, quindi abbiamo accostato e siamo scesi tutti. Ho preso il cane in braccio e ci siamo diretti verso l’area di servizio Mascherone Ovest, che fortunatamente era poco distante».

La richiesta di soccorso Mentre la famiglia ternana si dirigeva verso l’area di servizio per mettersi al sicuro, «vedevamo la nostra auto che iniziava ad assere avvolta dalle fiamme. Abbiamo chiamato i vigili del fuoco che ci hanno detto che sarebbero arrivati prima possibile, ma intanto della nostra auto e delle nostre cose non rimaneva quasi nulla e poi i carabinieri che invece non ci hanno mai risposto. Intanto le auto continuavano a circolare senza che nessuno segnalasse il pericolo, passando anche accanto alla nostra macchina che sarebbe potuta esplodere da un momento all’altro».

«Oltre al danno anche la beffa» La signora Rita spiega che «dopo più di un’ora sono arrivati i vigili del fuoco e poco dopo la polizia. Quello che rimaneva della nostra macchina era un cumulo di lamiere bruciate. Gli agenti di polizia si sono occupati di stilare il verbale e, oltre a dirci che l’intero incidente sarà a carico nostro, ci hanno spiegato che dovremo ripagare anche i danni causati all’asfalto. Ma stiamo scherzando? Non abbiamo più nulla: valige, documenti, soldi, nemmeno le medicine importanti di mia madre e il foglio in cui avevamo scritto orari e dosaggi. Nessuno ci ha segnato il pericolo lasciando circolare tranquillamente, abbiamo rischiato la vita, per più di un’ora siamo stati abbandonati in mezzo all’autostrada e ora dobbiamo ripagare i danni all’asfalto. E’ proprio vero, oltre al danno anche la beffa, ma almeno siamo vivi».

www.umbriaon.it

foto: http://www.ilmattino.it/

Ecco il video che sta facendo cambiare idea sui vaccini a migliaia di genitori

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Il 20 luglio 2017 Beatrice Lorenzin è stata accerchiata, ancora una volta, da mamme preoccupate per il suo squallido decreto legge. Ha avuto il coraggio di pronunciare questa frase davanti alla madre di un figlio autistico: «Signora, noi non abbiamo oggi casi di bambini danneggiati da vaccini».

La stessa ministra in un lapsus evidente si è lasciata sfuggire una frase che è la sintesi di questa situazione tragicomica di cui è protagonista: Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ritiene infatti poco fruttuosa la produzione, per le case farmaceutiche, di dosi monocomponenti per i vaccini che si vorrebbero rendere obbligatori.

lorenzin 19 giugno vaccini singoli non convegnono alle case farmaceutiche

Genitori del NO Obbligo Lombardia hanno realizzato un breve documentario in cui parlano i genitori di figli inesistenti, almeno secondo le convinzioni della Ministra Lorenzin. Non solo, parlano anche due adulti inesistenti, un ragazzo reso invalido dal vaccino per la poliomielite e una ragazza che stava benissimo, prima di sottoporsi alle vaccinazioni militari. Purtroppo queste persone esistono e sono tante, troppe (anche una sola sarebbe una di troppo), e sono sempre più conosciute dagli altri genitori, quelli fortunati, quelli di bambini ai quali i vaccini non hanno scatenato reazioni avverse, quelli che fino a poco fa neppure sapevano che il vaccino è una roulette russa: ti può andare bene una volta, due tre, sempre… ma può anche andarti male.

Cara Ministra, hai parlato troppo. Quindi adesso, da brava Ministra, stai in silenzio e ascolta queste testimonianze. Perché ricorda che tu sei solo il nostro servo, questo significa la parola ministro, lo sai? Non siamo più nell’antica Mesopotamia in cui i governanti erano considerati divinità. Dunque ascolta, Ministra. Ascolta e guarda.

articolo originale: informare x resistere

Genitori del NO Obbligo Lombardia

Importanti novità su come (non) possono fare multe con gli autovelox

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autovelox nascosto

Ci sono voluti quasi otto anni perché arrivassero nuove regole sugli autovelox e il loro uso da parte delle forze dell’ordine.

Una buona notizia per gli italiani che stanno per andare in vacanza, visto che la direttiva del ministero dell’Interno sui servizi di polizia stradale dello scorso 21 luglio descrive in modo dettagliato tutti i casi in cui non dovranno più essere usati gli autovelox.

Le novità, riportate da Italia oggi, partono dai Tutor, che non potranno tenere sotto controllo un tratto inferiore a 500 metri. Nuova stretta sui dispositivi di misurazione della velocità, che ora dovranno essere sottoposti alla taratura ogni anno. A usarli potranno essere sempre e solo gli operatori delle forza di polizia, escludendo quindi tutti i tecnici privati.

Le nuove regole vietano nel modo più assoluto che i controlli per eccesso di velocità bidirezionali siano piazzati senza un’adeguata segnaletica disposta su entrambi i sensi di marcia. Sono altresì vietati i cartelli che avvertono della presenza di controlli senza l’installazione di una strumentazione nei paraggi. Arrivano conferme anche sul coinvolgimento dei privati e la tutela della privacy. Il fotogramma dell’infrazione non potrà mai essere inviato a casa del trasgressore. E già nello scatto, i volti dei trasgressori dovranno essere comunque oscurati in automatico.

Dal Viminale arriva finalmente il bando ai dispositivi, autovelox o sistemi con puntamento a laser, che non siano ben visibili agli automobilisti. Sia gli strumenti che gli agenti non potranno più nascondersi dietro cartelloni o cespugli per cogliere di sorpresa chi è al volante.

ricordiamoci che le multe devono arrivare entro un tempo prestabilito pena la loro validità.

del settore AUTO, leggi anche le importanti novità nel settore delle assicurazioni

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/

Concorsi truccati: assunti medici ​”amici” delle case farmaceutiche

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concorsi truccati

VERONA 20 luglio 2017 – Favorivano l’assunzione di medici e paramedici di fiducia condizionando concorsi pubblici, percepivano soldi dalle case farmaceutiche in cambio della prescrizione dei farmaci, ricevevano il finanziamento da parte delle società farmaceutiche per convegni ed eventi.

Sono alcuni dei risultati dell’indagine “Dominio” condotta dai carabinieri del Nas di Milano sulla gestione «illecita e clientelare» di una Asst (Agenzie Socio Sanitaria Territoriale) di Milano.

Questa mattina i militari hanno notificato 4 avvisi di garanzia per accuse – a vario titolo – di corruzione, induzione indebita a dare o promettere denaro o altre utilità, abuso d’ufficio, truffa e riciclaggio.

La procura di Milano ha disposto 29 perquisizioni e 21 ordini di esibizione di documentazione eseguite nelle province di Milano, Monza e Brianza, Lecco, Varese, Vercelli, Verona, Piacenza, Bologna, Roma, Firenze, Latina e Palermo.

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