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L’Italia non ce la fa e l’affare milionario passa a San Marino: i pazienti soffrono per carenza di cannabis terapeutica

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Cannabis CBD

La cannabis è associata allo sballo, al divertimento, agli psichedelici anni ’60. Ma questa pianta, facile da coltivare, ha anche altri fini. E’ un farmaco nonostante sia ancora tassato al 22% . La cannabis ha un effetto analgesico del dolore cronico, anticinetosico e antiemetico nella nausea e vomito causati da chemioterapia, radioterapia e Hiv. E In questi casi non può essere sostituito con trattamenti tradizionali.

Può fare uso della cannabis farmaceutica chi soffre di sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale, pazienti oncologici o affetti da Hiv, chi è affetto da anoressia nervosa, glaucoma, sindrome di Tourette.

Gli impieghi in medicina sono tanti e in Italia dopo anni di battaglia da parte di molte associazioni, come la Coscioni e MeglioLegale, è diventata legale. Dal 2006 qualsiasi medico, specialista o di medicina generale, può prescriverla su ricetta del Servizio Sanitario Nazionale. Un grande passo in avanti per chi soffre di patologie terribili come la sclerosi multipla. Peccato che non tutti possono accedere a questo farmaco.

Perché? Semplicemente perché spesso non è disponibile. Dal 2016 le infiorescenze, ovvero il fiore della cannabis, che è la parte della pianta contenente i principi attivi benefici possono essere prodotti dallo Stato, e solo dallo Stato, nello Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze. Ma ora San Marino apre alla cannabis terapeutica ed ha intenzione a venderla a noi.

GUARDA IL VIDEO ALLA PAGINA DE “LA STAMPA”

LEGGI ANCHE: M5S e PD respingono la calendarizzazione del Ddl sulla legalizzazione della cannabis

Green pass bocciato dal Garante Privacy

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green pass bocciato

Il Garante Privacy interviene sul green pass. Secondo l’Autorità viola la privacy: urge intervento a tutela dei diritti dei cittadini.

Secondo l’Autorità, il green pass, entrato in vigore con il Decreto Riaperture, va contro la normativa GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati).

Green pass: cos’è?

Il Governo ha da poco approvato il Decreto Riaperture che, tra le varie misure, introduce i Green Pass Covid-19, anche chiamati certificazione verde, che regoleranno gli spostamenti tra le Regioni.

Le certificazioni saranno tre, sia in forma cartacea che digitale:

  • Vaccinazione;
  • Guarigione;
  • Negatività al test.

La certificazione può essere usata per l’entrata o l’uscita dai territori delle regioni in zona rossa o arancione, ma potrebbe essere utilizzato anche per l’accesso a eventi, convegni, fieri e congressi.

Garante Privacy contro Green pass

Già gli scorsi mesi, l’Autorità aveva rappresentato alla commissione affari costituzionali del Senato la necessità di essere coinvolta nel processo legislativo dell’introduzione dei passaporti vaccinali.

Nonostante le richieste passate e gli appelli a Mario Draghi da parte dell’autorità, il decreto è stato approvato.

L’Autorità ha dunque mandato un avvertimento formale previsto dalla legge a Palazzo Chigi, nel quale comunica la presenza di diversi errori commessi dal governo nelle norme sul green pass.

Diverse criticità

Secondo il Garante il decreto legge n. 52 del 22 aprile 2021 presenta una serie di criticità in merito alla creazione e gestione dei Green pass.

L’autorità ha, innanzitutto, rilevato la violazione del GDPR, secondo cui è obbligatorio consultare l’autorità prima di approvare le norme basate sull’uso dei dati personali. Il carattere di urgenza non costituisce condizione ostativa al preventivo coinvolgimento dell’autorità.

Il Garante ha aggiunto, inoltre, che:

Il decreto Riaperture non garantisce una base normativa idonea per l’introduzione e l’utilizzo dei certificati verdi su scala nazionale, ed è gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali.

L’autorità evidenzia che il decreto  non specifica neanche le finalità del trattamento dei dati sulla salute e, di conseguenza, ciò non permette di valutare la compatibilità con la certificazione europea (Digital Green Certificate).

Il Garante, infine, sottolinea la violazione del principio di minimizzazione dei dati. I tre modelli di certificazione comportano un uso eccessivo di dati che potrebbero anche essere inesatti o non aggiornati.

Garante boccia il Green pass

Il Garante ha dunque bocciato l’attività del Governo sulla creazione dei green pass. L’autorità ha avvertito il governo: non sono stati previsti tempi di conservazione dei dati o misure adeguate per garantire la loro riservatezza.

Il Garante ha chiesto dunque che la disciplina venga opportunamente modificata con un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone.

L’autorità, infine, ha criticato direttamente il Governo: una consultazione preventiva sarebbe stata sufficiente per arrivare ad una soluzione conforme alle norme sulla tutela della privacy.

Fonte: sicurezza.net

Cosi l’Italia finanzia cornoletame e vesciche di cervo

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senatrice cattaneo

Spettacolare intervento della senatrice Cattaneo contro i fondi pubblici alla “stregoneria” dell’agricoltura biodinamica

Pubblichiamo l’intervento integrale della senatrice a vita Elena Cattaneo a commento del disegno di legge sull’agricoltura biologica in esame al Senato. In particolare il ddl equipara il biologico al biodinamico, pratica quest’ultima che per la scienziata si può definire come “stregoneria” ed “esoterismo”. “L’agricoltura biodinamica è come Stamina, una truffa scientifica. Nel 2013 quest’Aula mise a rischio la tenuta del sistema sanitario nazionale con un voto che legittimò Stamina, dopo che lo avevano fatto alcuni tribunali. Dopo l’approvazione di questa legge (che appunto equipara l’agricoltura biodinamica a quella biologica ndr), chi si affida a queste pratiche stregonesche si potrà appellare alla Gazzetta Ufficiale”. La senatrice è da sempre invece una sostenitrice dell’agricoltura integrata.

Signor Presidente, gentili colleghi, membri del Governo, come primo commento generale mi viene da dire che forse ci si poteva o doveva aspettare una legge sull’agricoltura tutta, che coinvolge 500.000 aziende, e non su un’agricoltura di nicchia, i cui numeri andrebbero veramente spiegati in modo proprio, perché sostenere che il 16 per cento del terreno italiano è dedicato all’agricoltura biologica non spiega quanta di quella percentuale è dedicata a prati e pascoli, che ricevono sussidi, ma non producono nulla. Quindi bisogna veramente spiegare.

Torniamo alla legge. Noto con piacere – lo voglio riconoscere al relatore e alla Commissione – alcune migliorie al testo, che hanno almeno in parte recepito indicazioni e rilievi provenienti dal mondo produttivo e dagli studiosi in ambito agricolo. Sottolineo due migliorie: l’introduzione del nodo dei controlli all’articolo 19 e l’eliminazione del riferimento all’interesse nazionale dall’articolo 1. Rispetto a questo aspetto, ho espresso in più occasioni come non vi sia alcun interesse nazionale in un protocollo produttivo di nicchia i cui prodotti non offrono alcuna garanzia di maggiore salubrità e alcun maggiore apporto nutrizionale significativo, come è scientificamente accertato e come è anche indicato nelle linee guida alla ristorazione del nostro Ministero della salute. In sintesi, si tratta di prodotti che si trovano nei supermercati a prezzi doppi o tripli rispetto a quelli privi di certificazione biologica, ma che non hanno nulla di più se non il prezzo. Ecco perché mi spaventa, seguendo le parole del relatore, che si voglia incentivare il consumo del biologico. Perché?

Se anche viene ristabilito un principio di realtà, rimuovendo il riferimento all’interesse nazionale, ho comunque molti motivi di dissenso su questo disegno di legge. Oggi ne tratto uno, che reputo essere una abnormità normativa e che in primo luogo, se non affrontato da noi oggi con una meditata riduzione del danno, esporrà quest’Aula al ridicolo scientifico.

Ho presentato tre emendamenti volti a eliminare almeno il richiamo esplicito e il riconoscimento in via preferenziale a pratiche non solo antiscientifiche, ma schiettamente esoteriche e stregonesche.

Mi riferisco all’equiparazione, ai fini del presente provvedimento, tra l’agricoltura biologica e quella biodinamica, una pratica agricola i cui disciplinari internazionali comprendono l’uso di preparati a base – cito testualmente – di letame infilato nel cavo di un corno di una vacca che abbia partorito almeno una volta. (Applausi). Il corno, una volta riempito, viene sotterrato per fermentare durante l’inverno e recuperato nei giorni prossimi alla Pasqua per essere sottoposto alla – cito – fondamentale operazione di miscelazione e dinamizzazione con acqua tiepida di sorgente, pozzo o piovana, che ha una durata di circa un’ora e può essere effettuata manualmente, ma anche tramite macchine speciali.

Vi ricordo che i bovini non perdono le corna come i cervi; le corna vanno segate dai crani, ma il disegno di legge n. 988 (né – mi sembra – alcun disciplinare) non ci spiega purtroppo se si deve prima macellare l’animale e tagliare le corna, oppure se queste vanno potate dall’animale ancora vivo. (Applausi). Sarebbe meglio disciplinare questa pratica per evitare abusi.

Questo che vi ho appena segnalato si chiama preparato 500 dell’agricoltura biodinamica (detto anche cornoletame). Ascoltate come funziona. Secondo il disciplinare, le corna di vacca catturano, quando la vacca è in vita, i raggi cosmici affinché, quando sarà morta o a corna espiantate, il letame in quei corni, seppelliti e diseppelliti in funzione di combinazioni astrali, riceverà le forze eteriche astrali catturate dalla punta del corno, aumentando così il potere di quel letame quando è disseminato sul campo. (Applausi).

Mi sono sempre chiesta quale sarà la dose di raggi cosmici che le corna devono catturare (le vacche devono essere primipare) affinché tutto ciò risulti efficace.

Nei preparati dell’agricoltura biodinamica c’è anche il preparato 502, ossia una vescica di cervo maschio riempita di fiori di achillea, lasciata essiccare al sole per tutta l’estate, sotterrata a 30 centimetri di profondità (non un centimetro in più) in autunno e dissotterrata sempre nel periodo di Pasqua.

Nello stesso disciplinare del marchio registrato Demeter, una multinazionale con sede all’estero alla quale si pagano royalty, si specifica che ogni preparato biodinamico sviluppa una forza potente e sottile, il cui effetto può essere comparato con quello dei rimedi omeopatici, ossia è assolutamente nullo e indimostrabile dal punto di vista scientifico. (Applausi).

Anche qui mi pongo delle domande. Delle vesciche di quanti cervi maschi ci sarà bisogno? Una vescica per ogni azienda biodinamica? Esiste una deroga alla pratica venatoria che consenta l’abbattimento di tanti splendidi animali dai nostri parchi nazionali, oppure si pensa di importare dall’estero vesciche urinarie estirpate in altre Nazioni o continenti?

Colleghi, rimuovere la parola biodinamica dal disegno di legge, come chiedono i miei emendamenti, non impedisce ai produttori di perseguire queste pratiche e ottenere la certificazione di prodotto biologico (per averla basta rispettare i protocolli), ma esplicitare il riferimento al biodinamico in questo testo di legge avrà l’effetto di dare dignità al cornoletame. Aggiungo anche che si tratta non di equiparazioni tra biologico e biodinamico solo per la parte nella quale il biodinamico mima le pratiche biologiche, ma di una totale equivalenza, al punto che il disegno di legge in discussione prevede che una quota di fondi pubblici venga dedicata specificamente alla ricerca scientifica, alla formazione nel settore biologico e, quindi, all’equiparato biodinamico.

Se quest’equiparazione restasse esplicita (non ci può essere alcun fraintendimento sul suo significato), enti e portatori di interesse potrebbero organizzare corsi e progetti incentrati sull’esoterismo biodinamico con i soldi dei cittadini italiani. Grazie ai fondi previsti dalla legge si potrebbero creare attività e istituire insegnamenti, con tanto di crediti formativi, sulla profondità migliore a cui sotterrare le vesciche di cervo, sulla direzione giusta con cui mescolare il letame o su come meglio orientare la vacca al pascolo perché catturi raggi cosmici. (Applausi).

Credo che l’errore nel sostenere tutto ciò derivi da una cattiva lettura di un regolamento UE del 2018, relativo alla produzione biologica, dove compare la parola «biodinamica», ma non per un’equiparazione. È una mera citazione. Due citazioni danno la definizione di preparati biodinamici come miscele tradizionalmente utilizzate nell’agricoltura biodinamica. La terza citazione si limita a dire che è consentito l’uso dei preparati biodinamici. Questa citazione è sufficiente a sdoganare l’esoteria biodinamica nelle leggi italiane.

Naturalmente il fine ultimo è creare mercato per prodotti che non hanno alcuna caratteristica superiore scientificamente accertata rispetto a quelli da agricoltura integrata, se non i costi. Continuerò, pertanto, a fare la mia doverosa parte per segnalare in ogni occasione che i prodotti biodinamici, come i prodotti da agricoltura biologica che si trovano nella grande distribuzione, non hanno migliori caratteristiche nutrizionale, né hanno miglior cura dell’ambiente, prevedendo entrambi i disciplinari biologico e biodinamico ampie deroghe che consente loro di utilizzare pesticidi di sintesi, che salvano le nostre colture dagli attacchi dei parassiti, consentendo a tutti di avere buoni e salutari prodotti.

Presidente, rimarco che abbiamo bisogno di prodotti sani per tutti e di fatto li abbiamo. Lo certificano la European food safety authority (ESFA). I nostri prodotti integrati bioconvenzionali sono tra i più sicuri al mondo ed è questo il messaggio di interesse nazionale che vorrei tutelato da una politica basata sulle evidenze.

Concludo senza nascondervi che da cittadina, prima ancora che da studiosa di scienze della vita, con esperienza ormai trentennale, provo sconcerto, sconforto e, quindi, dissento di fronte alla legittimazione per via parlamentare nell’ordinamento di uno dei Paesi più avanzati al mondo di pratiche antiscientifiche, esoteriche e stregonesche, specialmente se penso che, a sancire la superiorità del cornoletame sulle evidenze scientifiche, è la Camera alta del Paese che guida il G20, proprio nell’anno in cui per combattere la pandemia da Covid-19 il ruolo indispensabile della scienza è stato universalmente riconosciuto, celebrato e, anche in quest’Aula, osannato. (Applausi).

huffingtonpost.it

Truffa farmaci: a giudizio Bayer e Novartis

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Un giudice di Milano martedì ha incriminato le unità italiane di Novartis (NOVN.S) e Bayer (BAYGn.DE) con l’accusa di aver gestito un programma per truffare il servizio sanitario pubblico regionale in Lombardia, hanno detto fonti legali e giudiziarie.

Le accuse ruotano attorno alle accuse secondo cui le società hanno venduto farmaci agli ospedali a prezzi gonfiati come parte di un programma in base al quale gli ospedali hanno poi ottenuto fraudolentemente fondi dal governo regionale.

Il giudice ha anche accettato una richiesta di transazione da parte di cinque ospedali appartenenti al Gruppo San Donato, uno dei più grandi gruppi ospedalieri privati ​​europei, per il loro presunto coinvolgimento nel progetto, hanno detto le fonti.

In base all’accordo, gli ospedali pagheranno 200.000 euro ($ 241.360) ciascuno come “sanzione concordata”.

San Donato – il più grande gruppo sanitario privato italiano con 19 ospedali, più di 16.000 dipendenti e 4,7 milioni di pazienti ogni anno – ha già pagato un totale di 32 milioni di euro di danni alle autorità lombarde.

Gli ospedali, tra cui il rinomato Istituto San Raffaele di Milano, sono stati accusati di aver chiesto il rimborso di farmaci ottenuti da Novartis e Bayer tra il 2013 e il 2018 in modo fraudolento, hanno dimostrato i documenti della Procura.

I pubblici ministeri hanno affermato che gli ospedali hanno addebitato al servizio sanitario regionale il prezzo pieno per i farmaci che avevano ottenuto a un prezzo inferiore grazie alle note di credito emesse dalle società farmaceutiche, affermano i documenti.

Secondo la Procura, Novartis e Bayer avrebbero beneficiato del regime offrendo le note di credito a San Donato a condizione che il gruppo sanitario effettuasse ingenti ordini di acquisto.

PROVA

La Bayer ha rifiutato di commentare la questione martedì, mentre Novartis ha affermato di aver riconosciuto la decisione del giudice “con rammarico” e ha negato qualsiasi illecito nel caso.

Novartis ha affermato di aver sempre intrattenuto rapporti commerciali trasparenti con il Gruppo San Donato, simili a quelli con altre aziende sanitarie pubbliche e private, in linea con la politica aziendale e nel pieno rispetto delle leggi vigenti.

A settembre, un giudice di Milano ha sequestrato 2,3 milioni di euro a Novartis in relazione alle indagini.

Il processo inizierà il 14 luglio a Milano e includerà anche otto persone, tra cui un ex dirigente e consulente di San Donato, un responsabile vendite Bayer, un manager Novartis e due dirigenti ed un ex dipendente dell’unità italiana del gruppo farmaceutico Mylan ( VTRS.O) , affermano le fonti.

La stessa Mylan ha risolto il caso pagando una multa di 200.000 euro e accettando una confisca di 1,2 milioni di euro. Mylan ha rifiutato di commentare la questione.

Al termine dell’udienza a porte chiuse di martedì, Marco De Luca, primo avvocato del San Donato, ha affermato che l’accordo raggiunto con il gruppo sanitario “è sembrato giusto” oltre che essere il risultato più utile per tutti i soggetti coinvolti.

La risoluzione di un procedimento penale in Italia non comporta alcuna ammissione di colpevolezza o responsabilità.

Secondo la legge italiana, le società sono responsabili dei reati commessi dai propri dirigenti nel proprio interesse. ($ 1 = 0,8286 euro)

Fonte e articolo originale https://www.reuters.com/

Matthew McConaughey: «Il machismo? È molto più virile la paternità»

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matthew mcconaughey

Ha sempre sognato di fare il padre, soprattutto dopo aver perso il suo (che era manesco ma buono). L’attore premio Oscar si racconta in un «memoir» e a 7 rivela di quella molestia subita a 18 anni. E di come è riuscito a non vittimizzarsi

Scrive diari da quando è ragazzo. Quaderni, appunti, liste da appendere al frigo. Si definisce un egocentrico utilitarista, è molto centrato su di sé, ma di mestiere interpreta la vita degli altri. E gli piace studiarla, come ha fatto per interpretare Ron Woodroof nel film Dallas Buyers Club che gli ha fatto vincere l’Oscar come miglior attore protagonista. Storia vera di un operaio che nel Texas omofobo dei rodei si scopre malato di Aids e diventa, rocambolescamente, un campione della libertà di cura, in società con una trans.

Il successo per McConaughey era già arrivato nel 1996 con il thriller Il momento di uccidere e soprattutto le commedie romantiche da cui ha faticato a distaccarsi. Ha detto molti no, e poi sono arrivate le proposte cui ha detto sì, da Soderbergh per Magic Mike a Cristopher Nolan per Insterstellar. Sono alcune delle luci verdi del semaforo che racconta nel suo memoir, Greenlights, un bestseller negli Usa, pubblicato in Italia da Baldini+Castoldi. Ha spremuto i suoi diari in un racconto schietto e ironico della sua umile famiglia texana e delle sue avventure, non solo cinematografiche: dallo scambio scolastico in Australia (un incubo inatteso) al Mali, passando per Messico ed Europa.

Per l’intervista si collega dalla sua casa di Austin, Texas. Dal grande giardino arriva una luce bianca che viene raccolta dai capelli chiari, spiove sugli occhiali da sole rosa fumé, con riverberi intonati agli scacchi violacei della camicia,ed esplode nel sorriso affabile. È simpatico, come nel libro, e molto diretto, come nei film. Non usa intercalari, fa pause profonde, pesa le parole: le mastica, ogni tanto le sputa in texano. Nelle risposte a volte riproduce dialoghi o riformula le domande.

«Sul set di “La vita è un sogno” arriva la notizia che mio padre è morto! La recitazione scende subito di posizione. La cosa più importante, a quel punto, era la morte di mio padre. E diventare padre, l’unica cosa che sapevo di volere da sempre»

In coda al libro ha pubblicato la lista di 10 cose da fare nella vita, scritto nel 1992. Aveva 23 anni, stava recitando in La vita è un sogno di Richard Linklater. Vincere un Oscar è all’ottavo posto. Al primo: diventare padre.
«Avevo appena iniziato a recitare e dopo neanche una settimana di riprese boom! Arriva la notizia sul set che mio padre è morto! La recitazione scende subito di posizione. La cosa più importante, a quel punto, era la morte di mio padre. E diventare padre, l’unica cosa che sapevo di volere da sempre».

Al secondo posto c’era “trovare la donna giusta e tenersela”. Trovare la donna non viene prima di diventare padre?
«Sì. Ma ho fatto quel sogno, che ho scritto nel libro, l’ha letto?».

Sì, 22 auto guidate da donne con dentro quattro figli ognuna. E tutti figli suoi. Un sogno erotico automobilistico molto yankee…
«Beh… per anni non sapevo se avrei trovato la donna giusta, ma sapevo di voler diventare padre».https://video.corriere.it/video-embed/0896be36-a2c8-11eb-a9ed-6c6ca72bdef6?autoPlay=false&playerType=video_articoliMcConaughey: «L’Oscar? Il mio sogno è sempre stato diventare padre»

Cosa ricorda della nascita del suo primo figlio, Levi?
«Lo vedo tutto fasciato, piango e gli dico “sissignore”, l’ho chiamato “signore”. Rivedevo mio padre? Sì. E sentivo di essere divenuto immortale, sarei vissuto per sempre, c’era una discendenza. Gli ho detto “sissignore, Levi”. E per la prima volta in vita mia mi sentivo un signore. Come ho scritto, un uomo non è mai così virile come dopo la nascita di un figlio. Virile, non macho».

«Quando è nata la mia seconda figlia, Vida, ho pensato “caro Matthew, questa qui è arrivata per insegnarti tante cose che manco sapevi di dover imparare”. Cose che solo una figlia può insegnarti»

Poi è nata Vida, una femmina.
«In famiglia ero l’ultimo di tre fratelli non ho avuto sorelle o bambine per casa, e ho pensato “caro Matthew, questa qui è arrivata per insegnarti tante cose che manco sapevi di dover imparare”. Cose che solo una figlia può insegnarti».

Nel libro racconta che suo padre era manesco. Ma senza rancore né timore di un giudizio politicamente corretto su di lui.
«Non giudico mio padre, anzi applaudo al modo in cui mi ha cresciuto. A modo suo, nel modo in cui sapeva trasmettere determinati valori ai suoi figli: fisico. Ricordo il dolore dei suoi manrovesci se gli dicevo bugie? No, non è il dolore che ricordo, ma ricordo la maschera di dolore che era il suo volto mentre si chiedeva se avesse fallito come padre per aver cresciuto un ragazzo che gli aveva appena mentito per quattro volte sul fatto di aver rubato o meno una pizza. È l’angoscia nel suo sguardo da “cosa devo fare ora?” che mi ha fatto male, non la sberla! Io non uso i suoi metodi, ma insegno gli stessi valori: non dire bugie, non credere di poter fare qualsiasi cosa, accettare di avere dei problemi e non odiare».

Con suo padre le scazzottate erano il rituale di passaggio all’età adulta. Con i suoi figli?
«Fare assieme una casa sull’albero, abbiamo vari progettil. E stiamo assieme in cucina, ci sediamo a tavola, ringraziamo e ognuno presenta il piatto che ha fatto. Io il cheeseburger, mia moglie Camila il pollo alla Stroganoff, una ricetta brasiliana: pollo, panna e mais con sopra una palla di riso. Da noi c’è sempre una pentola di fagioli sul fuoco».

Il libro di McConaughey «Greenlight»

Nel libro racconta d’aver conquistato Camila nel 2005 a Los Angeles preparandole un margarita. L’ultima volta che l’ha fatto?
«Eh… sei mesi fa. Ci vuole tempo per preparare un buon margarita, dodici minuti. La vera ricetta è il tempo. Si può pensare di moltiplicare per 12 le dosi degli ingredienti e prepararli tutti in una volta, ma non sarebbero buoni come se li preparassi uno per uno. Devi scegliere: farne uno bene o 12 male».

Del matrimonio con Camila scrive: “Non ho sposato la donna dei sogni, ma la migliore che potesse esistere per me sulla Terra”.
«Con lei ho appreso e sto apprendendo una lezione d’amore: in passato pensavo che se ti metti con qualcuno avrai solo la metà di te stesso. Ma se incontri il partner giusto hai il 100% di te stesso, l’altra persona ha il 100% di sé stessa e insieme fate il 300%. Cioè 1 più 1 diventa 3. La mia vita è più avventurosa ora di quando ero single».

Sua madre per un po’ non è stata la persona giusta. La fama del figlio le ha dato alla testa.
«Non riusciva a trattenersi con i fan e le tv, diceva: “Certo, accendete la telecamera, vi faccio vedere dove mio figlio ha perso la verginità…”. E poi se portavo a casa una con cui uscivo scattava una foto e la inviava ai giornali. Lì ho capito che dovevo proteggere la mia vita. Per 8 anni non ci siamo parlati, solo telefonate domenicali. Ma se non fosse per lei non ce l’avrei fatta». (nella foto, McConaughey nel film «Come farsi lasciare in 10 giorni»)

«Non ho sposato la donna dei sogni,ma la migliore che potesse esistere per me sulla Terra»

Si riferisce al fatto che sua madre le ha fatto credere di aver vinto piccolo Mister Texas nel 1977?
«Lei aveva incorniciato la foto in cui stringo una statuetta: “Ecco il mio campione”. Due anni fa l’ho ritrovata e guardando bene ho scoperto che alla base della statuetta c’è scritto “secondo”. Le ho telefonato e lei ha detto che la famiglia del bambino vincitore era più ricca e gli aveva preso un completo costoso per la gara, dunque non vale! Mia madre è una grande storyteller, la regina della relatività. Ma senza di lei forse sarei cresciuto con la mentalità dell’eterno secondo».

Lei ha mai mentito davvero?
«Durante le vacanze al mare in Florida promisi a una ragazza, la responsabile dei bagnini, che l’estate dopo sarei tornato per fare il bagnino. Lei: “Sei sicuro?”, e io “Sì, sul serio, verrò il 1° giugno”. C’erano tanti ragazzi e ragazze che volevano quel posto. E io? Non ci sono andato. E non l’ho avvisata. Sono passati 35 anni, ma ci penso ancora. Non ho mantenuto la parola e c’è una donna che mi porta rancore». (nella foto, McConaughey con la moglie Camila Alves)

«Mentii a una ragazza durante le vacanze al mare… no mi feci più vedere e non l’avvisai. E 35 anni, ma ci penso ancora»

L’anno dell’Oscar per Dallas Buyers Club c’era anche DiCaprio in The Wolf of Wall Street. Il rischio di arrivare secondo c’era.
«Ho controllato la statuetta!».

Nel film di Scorsese, in un scena con DiCaprio, lei è Mark Hanna, broker tutto prostitute e cocaina.
«Nella sceneggiatura era più breve la scena, feci una improvvisazione musicale un po’ folle, battendomi la mano sul petto; prima di un ciak, faccio così per rilassarmi e concentrarmi e Leonardo mi ha suggerito di farlo nella scena».

Nei ringraziamenti del libro cita Richard Linklater, che fu il primo a vedere il suo talento. Cosa vide?
«Per la parte di Wooderson in La vita è un sogno ero andato come a un colloquio di lavoro. Camicia stirata di fresco, pettinato bene, barba fatta. Entro: “Buongiorno signor Linklater” e lui: “Stronzetto, ma lo sai che sei qui per Wooderson?”. Ho risposto “Guarda, non sono lui, ma so chi è”. Ho chiuso le spalle dietro, ho abbassato le palpebre, mosso la mia testa in su e ho cominciato a entrare nel personaggio. Lui ha detto: “Questo tipo sa chi è il personaggio anche se non è lui”».

Di Nic Pizzolatto, autore della serie tv True detective, apprezza l’onestà. Cosa vuol dire?
«Nic può propormi qualcosa e se non sono d’accordo dico: no, grazie. E lui: capito, grazie. Se vado io da lui, lo stesso. In troppe relazioni inizi a pensare “siamo amici, anche se non voglio farlo, dirò che ci darò un’altra letta” o temporeggi con l’agenda piena… si perde tempo. Vale anche nella vita privata, non ci prendiamo in giro, non siamo schiavi dell’emotività».

Matthew McConaughey e Woody Harrelson in una scena della serie tv «True detective»

Tra i grandi amici, a Hollywood, c’è Woody Harrelson. Il ruolo che l’ha reso famoso, Tempo di uccidereera suo, ma John Grisham, autore del libro, mise il veto perché Harrelson aveva interpretato Assassini nati, film che ispirò gli assassini di una amico di Grisham. Lei cosa ne pensa?
«Credo che l’esposizione frequente della mente di una persona giovane allo spettacolo abbia un’influenza da renderla insensibile? Sì, lo credo. Credo che Woody non avrebbe dovuto ottenere la parte per il ruolo in quel film? No. E ancora: credo che i bambini che usano videogiochi, diventino violenti fino a svalutare la vita? È un gioco! Possono portarlo nella realtà e diventare insensibili? Sì, lo credo. Vale anche per il porno che rende strano per alcune persone avere un rapporto perché la realtà che hanno visto è legata alla pornografia».

In True detective ha ritrovato Woody: siete due poliziotti. Uno cattivo e l’altro ancora più cattivo. Poi, di fronte al male che combattono, ci appaiono buoni. Cosa ricorda di quella serie?
«Woody ed io avevamo lavorato assieme tre volte, in commedie. E d’altronde quando passiamo del tempo insieme nella vita reale, tutto si fa commedia. Lui parte per una tangente, io gli vado dietro e poi ci pieghiamo dal ridere. In True Detective, non si può. Interpreto Rustin Cohle che è una vera e propria isola, non prende spunto per niente dall’energia degli altri. Una settimana prima dell’inizio della produzione Woody è venuto da me e mi ha detto: “Ehi, due cose: dobbiamo aggiungere un po’ di humour, la storia è cupa, e dobbiamo metterci un po’ di leggerezza”».

«Woody Harrelson ed io avevamo lavorato assieme tre volte, in commedie. E d’altronde quando passiamo del tempo insieme nella vita reale, tutto si fa commedia. Lui parte per una tangente, io gli vado dietro e poi ci pieghiamo dal ridere»

«Io ho semplicemente annuito, guardando giù. E lui: “Questo è il problema di cui parlo, Matthew, io e te lavoriamo su un campo da tennis, dove io ti lancio la palla e tu la tiri indietro. Avanti e indietro, giochiamo a pallavolo, con le idee. Ma in True detecitve io ti tiro la palla e tu stai fermo lì, la palla rimbalza, ti passa vicino, sbatte contro la rete di fondocampo e si ferma là mentre tu sei ancora lì a fissarmi; quindi forza, tirami indietro la palla!”».

«Lui parla, io resto impassibile. Lui urla “Perché fai così?!” E io: “Credo che così sia divertente, in qualche modo”. E si è messo a ridere. Parte della leggerezza della serie è in questo… Lui dice “Dai su…!” parlando a Rustin Cohle come se fosse Marty Hart, “tu hai dei grossi problemi! Io cerco di parlarti e tu stai seduto lì a guardare fuori dalla finestra”, e questo si trasforma un po’ in una frustrazione, umanità, che produce l’aspetto di humour in quella relazione».

Matthew McConaughey in «Dallas buyers club»

Lei doveva interpretare Marty Hart, poi ha ottenuto la parte di Rustin Cohle. Cosa le piace?
«Io sono credente e un mistico ottimista. Ma la filosofia mi appassiona, adoro i fatti concreti slegati dalle emozioni e il modo in cui questi ci mettono in discussione. Adoro come la scienza mette alla prova la spiritualità e la fede. Delle teorie che Rustin Cohle ha sulla vita mi piace che non vuol fare proseliti, né convincerti. Ti dice “è così, il tempo è un cerchio piatto”. Non dice “voglio che ti schieri con me”. Mentre leggevo le battute, pensavo “è fantastico”, e poi “oddio, sono felice di non essere nella sua testa”».

Tra i tanti viaggi che racconta nel libro, scrive di un giro in moto da Amsterdam a Sestri Levante, dove avete dormito in un rifugio fatto da Mussolini. Non ho trovato notizie al riguardo.
«Ricordo una grande scogliera, vicino Sestri Levante e un ascensore nella pietra. Siamo saliti in alto nelle gallerie di Mussolini. Eravamo solo io, tre amici e un tizio che ci ha detto che era una informazione molto segreta. Abbiamo cenato e dormito lì, dice che c’era il fantasma di Mussolini. In realtà ho pensato di aver visto il fantasma di Mussolini quando ho dormito a Cinecittà, a lungo, durante le riprese de Il regno di fuoco. Ero solo nel backlot e di notte me lo giravo». (nella foto, McConaughey con Jennifer Garner, nel film «La rivolta delle ex»)«A diciotto anni fui molestato. Perché l’ho scritto in due righe? Se davo più dettagli diventava gossip, voyeurismo, sensazione, titoloni… Ne ho parlato perché sono stato una vittima? Sì! Ma questa cosa mi ha definito? No!»

Nel libro racconta, tra il peyote allucinogeno in Messico e l’arresto ad Austin per aver suonato il bongo nudo a tarda notte, di questo episodio: “A diciotto anni sono stato molestato da un uomo mentre ero svenuto nel retro di un furgone”. Solo due righe.
« Se davo più dettagli diventava gossip, voyeurismo, sensazione, titoloni: “Santo cielo!! Matthew è stato molestato a 18 anni”. Ne ho parlato perché sono stato una vittima? Sì! Ma questa cosa mi ha definito? No!»

«Non sto sminuendo, è successo. Vorrei non fosse successo, ma è successo! Ho deciso di dirlo. Avevo 18 anni. Mi era chiaro fosse una cosa sbagliata, quindi non ho lasciato che influenzasse la mia vita, non me ne sono andato via confuso chiedendo cosa stesse succedendo. Se fossi stato più giovane e in dubbio sulla moralità della situazione, forse mi avrebbe traumatizzato di più. Dopo però non ho iniziato delle relazioni con un senso di disorientamento. Quella chiarezza mi ha aiutato. Ha capito il senso?»

Sì, non vuole nascondere l’episodio e teme sia strumentalizzato.
«Certe persone rimangono vittime delle stesse circostanze. Io non sto giudicando, non sto dicendo “non si deve essere vittimizzati”. Sto dicendo che sono tanti gli ostacoli che ho incontrato nella mia vita e mi hanno aiutato a vedere “l’opposto”, ad apprezzare gli aspetti sani della mia vita, a impegnarmi in relazioni più sane. Questa vita è come un rodeo, amico! Ci sono persone cattive là fuori. Io stesso sono stato una brutta persona; sì, lo sono stato. Non sono sempre stato una bella persona. Ma ti alzi e continui ad andare. Chi siamo? A cosa permettiamo di definire chi siamo?».

A proposito di definizioni. Nella sua biografia, nel libro, dice che è bravo a dare i soprannomi. Mi fa qualche esempio?
«Nascono sul momento. Woody Harrelson è facile, diventa Wood; e lui risponde chiamandomi Big City. Il figlio più grande, Levi lo chiamo Ghepardo, è velocissimo. Il più piccolo Rapa perché adora le rape. Ma lo chiamo anche Mowgli, perché si arrampica sugli alberi. Anche io lo facevo, e mio padre mi chiamava Cheeta, o Uomo-scimmia!».

CARTA D’IDENTITÀ


LA VITA — Lo statunitense Matthew David McConaughey è nato a Uvalde, in Texas, il 4 novembre 1969. Attore, produttore cinematografico, docente di sceneggiatura, è figlio di un operaio ed è il terzo di tre fratelli. Vive ad Austin, Texas, è sposato con Camila Alves e ha tre figli.Matthew McConaughey, la moglie Camila Alves McConaughey e i loro figli a Hollywood, nel 2014. Nel 2009, l’attore e la moglie hanno fondato la Just Keep Livin’ Foundation, che aiuta liceali a rischio

LA CARRIERA — Esordisce in La vita è un sogno (1993) e diventa celebre con Il momento di uccidere (1996). Dal 2000 è il protagonista di numerose commedie romantiche, tra cui Prima o poi mi sposo (2001), Come farsi lasciare in 10 giorni (2003).

Poi vira su ruoli più impegnati, e ottiene un grande successo per le sue interpretazioni in film come Bernie (2011), Killer Joe (2011), Magic Mike (2012), Interstellar (2014) e nella serie tv True detective (2014). Nel 2013 ha vinto l’Oscar come migliore attore protagonista per Dallas Buyers Club.

Coprifuoco violato: ricorso di un 21enne. E il giudice di pace annulla la multa

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giudice di pace frosinone

Studente di giurisprudenza difende l’amico sanzionato: stava rientrando dalla casa della fidanzata. “Misura incostituzionale, così si limitano le libertà personali”

Macerata, 23 aprile 2021 – Accolto il ricorso per l’annullamento di una sanzione amministrativa irrogata a un ragazzo per avere violato il coprifuoco. Non solo: la prefettura di Macerata, come rappresentante del governo in provincia, è stata condannata a compensare le spese processuali. Il ricorso al giudice di pace di Camerino è stato presentato dal settempedano Marco Dialuce, studente al secondo anno di giurisprudenza, per conto di un amico di Pioraco, multato per avere violato il coprifuoco.

Il 21enne aveva già presentato ricorso per un’altra multa simile al giudice di pace di Macerata, qualche mese fa, e in quel caso il giudice aveva accolto solo in parte il ricorso, limitandosi a ridurre l’entità della sanzione. Stavolta, invece, è andata diversamente. Il caso è quello di un ragazzo di Pioraco, che ha violato il coprifuoco per andare a trovare la fidanzata.

Fermato, è stato multato: 533 euro (373 in caso di pagamento entro cinque giorni).

“Ho difeso il mio amico ai sensi dell’articolo 317 del codice di procedura civile, il quale permette a un soggetto sanzionato di farsi rappresentare da una persona di fiducia, che può anche non essere avvocato, nelle cause per multe di entità inferiore a 1.100 euro. Ho fondato il ricorso – spiega Dialuce – sull’incostituzionalità del coprifuoco, trattandosi di una misura restrittiva della libertà personale. Nel nostro ordinamento giuridico, l’obbligo di permanenza domiciliare è una sanzione di tipo penale e solo il giudice con atto motivato può disporla. Pertanto, è incostituzionale disporre un coprifuoco attraverso un decreto del presidente del consiglio dei ministri, che è un atto amministrativo gerarchicamente inferiore alla legge, e lo sarebbe anche se fosse disposto con un atto avente forza di legge”.

“Non esistono deroghe ai principi costituzionali, se non in caso di guerra – prosegue –, e anche l’emanazione dello stato di emergenza è illegittima, perché il governo non ha ricevuto neppure una legge delega dal Parlamento, che gli conferisca i poteri necessari per incidere su diritti costituzionalmente garantiti. Lo sta facendo appellandosi al decreto legislativo 1 del 2018, che però si occupa dell’organizzazione materiale e logistica per fare fronte a emergenze calamitose, come il terremoto, e non conferisce in nessun modo allo Stato poteri pieni sui cittadini”.

Per Dialuce, quindi, lo Stato non potrebbe assolutamente limitare la libertà personale dei cittadini, fermo restando che per ragioni di carattere sanitario e sicurezza, lo Stato può limitare la libertà di circolazione, ma di certo non annullarla. Secondo la sentenza 68 del 1964 della Corte Costituzionale, “la libertà di circolazione riguarda i limiti di accesso a determinati luoghi, ma mai può comportare un obbligo di permanenza domiciliare”. L’udienza, nel corso della quale il giudice di pace di Camerino ha letto il dispositivo di annullamento della multa, accogliendo il ricorso, si è svolta ieri mattina e tra una settimana le motivazioni saranno pure rese pubbliche.

Scomparsi 18 mila minori stranieri non accompagnati in Europa

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minori scomparsi

Leo è andato via dal Kosovo perché in famiglia i fratelli maggiori già facevano l’università, ma la famiglia era di contadini e lui era il più sveglio, doveva andare in Italia a lavorare e aiutare i fratelli a mantenersi. Per pagare il viaggio hanno venduto un trattore e una mucca. Sono solo due delle migliaia di vite incredibili di bambini, o poco più, costretti a lasciare i propri Paesi per la guerra o per problemi economici. In Italia si chiamano minori stranieri non accompagnati (msna).


 Arrivano in migliaia in Europa ogni anno – anche nel 2020 della pandemia ne sono arrivati più di ottomila solo in Italia -, molti di loro poi letteralmente spariscono. Il collettivo di giornalisti di12 Stati europei Lost in Europe (lostineurope.org) ha scoperto che dal 2018 al 2020 sono almeno 18.292 i minori stranieri scomparsi. L’Italia è il Paese con il numero più alto di sparizioni, 5.775 tra il 2019 e il 2020, quasi 8 al giorno, mentre per il 2018 non sono stati forniti dati.


    “Sono due anni che ci occupiamo dei minori in migrazione in Europa – racconta Geesje Van Haren, coordinatrice olandese di Lost in Europe – e ci siamo accorti che non scompaiono solo i bambini, ma anche i numeri. Abbiamo quindi deciso di fare un’azione di richiesta di accesso agli atti per avere numeri ufficiali dei minori spariti
    “La Danimarca – spiega Adriana Holomova, coordinatrice della raccolta dati – ci ha risposto che non segnalano i minori stranieri che spariscono dai centri perché secondo loro vanno a trovare i loro amici in Scandinavia. Svezia e Norvegia invece hanno dei ‘data set’ estremamente completi”.


    Ma sono due i Paesi che hanno sorpreso di più i giornalisti: “La Francia non ha mai risposto alle nostre richieste di dati e la Gran Bretagna non raccoglie queste informazioni a livello centrale, quindi è stato impossibile per loro fornircele”.
    Secondo i dati raccolti da Lost in Europe la maggior parte dei minori che spariscono sono maschi (90%) e sopra i 15 anni (85%), le nazionalità più rappresentate sono Marocco, Algeria, Eritrea, Guinea e Afghanistan.
    “Quando si allontanano non abbiamo idea di cosa succeda loro – dice all’ANSA Carla Garlatti, che guida l’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza -. Nella migliore delle ipotesi raggiungono parenti altrove, nella peggiore finiscono nelle maglie della criminalità e dello sfruttamento”.


    Save the Children Italia si occupa da dieci anni dei minori stranieri non accompagnati. “Anche in tempo di Covid non è diminuito lo sfruttamento dei minori stranieri – spiega all’ANSA Antonella Inverno, responsabile infanzia di Save the Children -, in particolare quello sessuale di ragazze, soprattutto nigeriane, ma anche provenienti dall’Est Europa, che non potendo più stare in strada vengono ‘vendute’ dai propri sfruttatori tramite internet. Questo le rende ancora più vulnerabili”.

    Il primo a lanciare l’allarme fu in realtà, nel 2016, Brian Donald, funzionario dell’Europol. “Ogni anno – disse – spariscono nel nulla 10 mila minori stranieri, molti di loro continuano il viaggio ma altri finiscono nelle reti criminali di sfruttamento”. Queste dichiarazioni destarono molto scalpore anche perché arrivavano dall’ufficio di polizia europeo, ma non ci furono azioni concrete per contrastare il fenomeno.


    Quattro anni dopo Lost in Europe ha contattato le diverse istituzioni europee, dalla Commissione all’Europol all’Easo (European Asylum Support Office) fino all’Eurostat. Nessuno di questi sembra avere la responsabilità dei minori migranti.
    “La Commissione ha segnalato la necessità per gli Stati membri di agire per prevenire la scomparsa dei minori migranti – ha risposto il commissario agli Affari interni Ylda Johansson -, ad esempio migliorando la raccolta dei dati e la cooperazione tra Stati”. Esattamente quello che hanno fatto in questi mesi i giornalisti di Lost in Europe.

LEGGI ANCHE: In Italia scompare un bambino alla settimana, solo il 18 per…

BURIONI, CODACONS: BENE TRIBUNALE DI BOLOGNA, SCONFITTA ARROGANZA DEL VIROLOGO

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burioni omeopatia

SENTENZA CONFERMA CORRETTEZZA DEI DUBBI SU CONFLITTI DI INTERESSE DU BURIONI. VA SOSPESA OGNI SUA PARTECIPAZIONE NEI PROGRAMMI RAI

Sconfitta su tutti i fronti per Roberto Burioni, con il Tribunale di Bologna che correttamente respinge le improbabili accuse di diffamazione e pone fine all’arroganza del virologo.
Lo afferma il Codacons, commentando la decisione dei giudici bolognesi che hanno dato ragione a Red Ronnie e respinto le richieste del medico.


Con questa sentenza l’arroganza di Burioni – il virologo più presente, e forse più pagato della tv – viene messa a tacere, e si conferma la correttezza dei tanti dubbi circa potenziali conflitti di interesse in capo al medico, più volte denunciato dal Codacons e da trasmissioni televisive come Le Iene.
Ora la Rai, come conseguenza della sentenza del Tribunale di Bologna, dovrà sospendere qualsiasi ospitata di Burioni nei programmi della rete in cui si parla di vaccini, e in tal senso il Codacons presenterà una formale diffida all’azienda

Come può un vaccino COVID causare trombosi o coaguli di sangue?

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coronavirus test sangue vaccino trombosi

I ricercatori stanno cercando possibili collegamenti tra la coagulazione insolita e il vaccino contro il coronavirus Oxford-AstraZeneca.

La Food and Drug Administration statunitense e i Centers for Disease Control and Prevention hanno annunciato che stanno raccomandando una pausa nell’uso del vaccino Johnson & Johnson COVID-19 negli Stati Uniti. Stanno studiando un possibile ma raro collegamento tra il vaccino e un sangue coagulo combinato con una bassa conta piastrinica. 

Sei persone su quasi sette milioni di persone che hanno ricevuto questo vaccino negli Stati Uniti hanno sviluppato la condizione, che sembra essere simile a quella che è stata osservata solo in pochi casi tra le persone che hanno ricevuto il vaccino AstraZeneca in Europa, che è descritta nella storia sotto . Entrambi i vaccini sono costituiti da un vettore di adenovirus che fornisce DNA per la proteina spike del nuovo coronavirus. 

I funzionari statunitensi hanno sottolineato che questi fenomeni sono estremamente rari e che stavano sospendendo l’uso del vaccino Johnson & Johnson “per cautela. “Gli altri vaccini autorizzati per l’uso nel paese, prodotti da Pfizer e Moderna, rimangono sicuri ed efficaci.

Il caso molto raro di un misterioso disturbo della coagulazione del sangue tra alcuni destinatari del vaccino Oxford-AstraZeneca COVID-19 ha i ricercatori che si affrettano a capire se e come l’inoculazione possa innescare una reazione così insolita.

Dopo settimane di indagini, il 7 aprile l’Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha annunciato che esiste un possibile collegamento tra i coaguli e il vaccino. Tuttavia, il disturbo emorragico, descritto oggi in due rapporti sul   New England Journal of   Medicine, è così raro che i benefici del vaccino superano ancora i suoi rischi, ha detto ai giornalisti il ​​direttore esecutivo dell’EMA Emer Cooke. “Questi sono effetti collaterali molto rari”, ha detto. “Il rischio di mortalità da COVID è molto maggiore del rischio di mortalità da questi effetti collaterali”.

Ma la scoperta lascia i ricercatori alle prese con un mistero medico: perché un vaccino dovrebbe scatenare una condizione così insolita? “Certo, ci sono ipotesi: forse è qualcosa con il vettore, forse è un additivo nel vaccino, forse è qualcosa nel processo di produzione … non lo so”, dice Sabine Eichinger, ematologa presso l’Università di Medicina di Vienna. . “Potrebbe essere una qualsiasi di queste cose.”

Luoghi insoliti

Eichinger è stato uno dei primi a notare la malattia emorragica, una rara combinazione di coaguli di sangue, che può essere pericolosa e potenzialmente fatale, se bloccano il flusso sanguigno al cervello o ai polmoni, e una carenza controintuitiva di frammenti cellulari chiamati piastrine che possono favorire coagulazione. I coaguli sono comparsi anche in parti insolite del corpo, come il cervello e l’addome, piuttosto che nelle gambe, dove la maggior parte dei coaguli di sangue si forma nelle vene profonde.

Ciò ha fatto scattare l’allarme per Eichinger, che in precedenza aveva riscontrato un fenomeno simile in alcune persone che erano state trattate con eparina, un farmaco anticoagulante. L’eparina è normalmente utilizzata per prevenire la coagulazione, ma in casi molto rari può scatenare una sindrome chiamata trombocitopenia indotta da eparina (HIT), che causa coaguli di sangue insieme a bassi livelli piastrinici.

Entro il 22 marzo, l’EMA aveva raccolto 86 segnalazioni di persone che presentavano coaguli di sangue nel cervello o nell’addome due settimane dopo aver ricevuto una dose del vaccino Oxford-AstraZeneca, sviluppato in Gran Bretagna da AstraZeneca a Cambridge e dall’Università di Oxford. È stato confermato che alcuni di questi casi portano il marchio HIT, nonostante il fatto che queste persone non abbiano ricevuto eparina.

Fattori di rischio

L’EMA chiede ad AstraZeneca di svolgere una serie di indagini, tra cui studi di laboratorio per determinare l’effetto del vaccino sulla coagulazione del sangue e valutazioni dei dati degli studi clinici, per cercare di ottenere maggiori informazioni sui fattori di rischio. Sebbene ci siano rapporti secondo cui la sindrome è vista più spesso nelle donne rispetto agli uomini, in particolare quelle di età inferiore ai 60 anni, l’EMA non è stata in grado di concludere che le donne siano a maggior rischio. Molti paesi hanno dato la priorità agli operatori sanitari per le vaccinazioni e le donne costituiscono un segmento più ampio di questa forza lavoro.

L’EMA sostiene anche gli studi di due consorzi accademici incentrati sui Paesi Bassi, uno guidato dall’Erasmus University Medical Center di Rotterdam e l’altro da ricercatori dell’Università di Utrecht e del University Medical Center di Utrecht.

La sua lista di progetti è ambiziosa. Il consorzio, co-presieduto dal virologo Eric CM van Gorp all’Erasmus, è composto da 22 ospedali che hanno collaborato per studiare gli effetti del coronavirus sulla coagulazione del sangue. Il team cercherà potenziali casi di HIT tra i casi di coaguli di sangue dopo la vaccinazione con il vaccino Oxford-AstraZeneca e altri vaccini COVID-19. Condurrà anche studi di laboratorio per cercare segni che il rischio già piccolo potrebbe essere ulteriormente ridotto riducendo la quantità di vaccino somministrata in ciascuna dose.

L’EMA prevede di ottenere alcuni risultati dai progetti nei prossimi due mesi, ha affermato Peter Arlett, capo del gruppo di lavoro sull’analisi dei dati e sui metodi dell’agenzia. Il team cercherà anche di chiarire se questo problema è limitato a determinate popolazioni. “Quello che troviamo in Europa occidentale non sarà automaticamente vero in Sud America o in altre popolazioni”, afferma van Gorp. “Questo è un problema globale; tutti sono preoccupati. “

E, in modo critico, van Gorp ei suoi colleghi cercheranno di valutare ulteriormente se la “probabile” associazione tra il vaccino e la sindrome sia reale. È notoriamente difficile confermare se un sospetto effetto raro di un vaccino sia effettivamente correlato al vaccino, in particolare quando si tratta di un vaccino che è stato utilizzato in decine di milioni di persone. “Qualcuno che riceve il vaccino potrebbe avere un ictus o un attacco di cuore una settimana dopo perché stava già per avere un ictus o un attacco di cuore”, dice il cardiologo Behnood Bikdeli del Brigham and Women’s Hospital di Boston, Massachusetts. “È bene tenere d’occhio queste cose mentre andiamo avanti e raccogliamo i dati, ma il numero assoluto di eventi e il tasso di eventi sono molto bassi”.

Vaccino e altre cause sottostanti

Bikdeli vorrebbe anche che i ricercatori raccogliessero e condividessero più dati sull’incidenza di questa condizione di coagulazione nelle popolazioni non vaccinate. Una maggiore consapevolezza del possibile legame tra vaccinazione e sindrome potrebbe portare ad un aumento dei tassi di notifica tra coloro che sono vaccinati rispetto a quelli che non lo sono, il che potrebbe gonfiare falsamente il tasso percepito con cui si manifesta la sindrome, dice. E tali preoccupazioni potrebbero estendersi ad altri vaccini contro il coronavirus.

Altri ricercatori sono ansiosi di distinguere cosa fa scattare la sindrome. Si ritiene che HIT sia il risultato di una reazione immunitaria ai complessi formati quando le molecole di eparina caricate negativamente si legano a una proteina caricata positivamente chiamata fattore piastrinico 4, che è importante per la coagulazione. Il risultato è l’attivazione delle piastrine, che innesca una reazione a catena. 

“Una volta attivate le piastrine, è come mettere un fiammifero su Tinder”, afferma John Kelton, ematologo presso la McMaster University di Hamilton, in Canada, che studia HIT da 40 anni. “Reclutano sempre più piastrine e quando vengono attivate esplodono e producono materiale coagulante. HIT è come un incendio boschivo; semplicemente si perpetua. “

Il laboratorio di Kelton sta ora lavorando a tempo pieno per cercare di determinare cosa potrebbe causare sintomi simili all’HIT nei soggetti vaccinati, ed è fiducioso che altri laboratori seguiranno l’esempio. È un fenomeno complicato da studiare: la sua rarità rende difficile ottenere campioni di pazienti e non ci sono buoni modelli animali, dice Kelton.

Un risultato di tutta questa attività sarà una maggiore attenzione alla relazione tra il sistema immunitario e la coagulazione del sangue, dice van Gorp, ei risultati potrebbero informare lo sviluppo di vaccini aggiuntivi. “Otterremo nuove varianti del coronavirus e svilupperemo nuovi vaccini”, dice. “Abbiamo bisogno di risposte per il futuro”.

Articolo in inglese.

Moria di api in Trentino, il Wwf: ”Sintomi da avvelenamento” (IL VIDEO).

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Sono diverse le api morte e in preda a convulsioni tipiche dell’avvelenamento trovate nella zona di Caldonazzo (Trento). L’apicoltore: ”Quando si irrora bisogna seguire degli importanti accorgimenti. Se le api si poggiano su un Tarassaco contaminato dagli insetticidi, la loro lingua si ripiega verso l’esterno e queste cominciano a muoversi in maniera convulsa, fino a perdere l’orientamento e a non sapere più come tornare a casa. L’alveare perde così le sue bottinatrici”

Nelle ultime ore a Caldonazzo sono state ritrovate diverse api morte. Come scrive Wwf del Trentino, i sintomi di avvelenamento sono “conclamati”, basta osservare i movimenti scoordinati e le convulsioni che agitano questi impollinatori, la cui ligula – la “proboscide” con la quale aspirano il nettare – è estroflessa.

Non si tratta di un caso isolato, ma di un fenomeno ricorrente tra aprile e maggio. “Purtroppo succede spesso – ci racconta l’apicoltore di Pergine Francesco Mezzo rappresentante Apival – anche se quest’anno il problema si è presentato in maniera ancora più evidente del solito. Una volta finita la fioritura del melo, c’è quella del Tarassaco, il dente di cane, sul quale spesso si posano le api. A causa della siccità, attualmente gran parte della fioritura del dente di cane si concentra nelle zone irrigate, quindi nei campi, principalmente quelli di viti, di ciliegio e di melo. Di norma, poi, a fine fioritura i meli e i ciliegi vengono trattati con alcuni insetticidi. È necessario però prendere determinate accortezze”.

I trattamenti sui frutteti, infatti, possono causare dei seri danni alle api che si poggiano sulle piantine di Tarassaco, fino a provocarne la morte per avvelenamento. “Prima di fare un trattamento insetticida ai meli e ai ciliegi, quindi, bisogna sfalciare i prati – spiega Francesco Mezzo -. Il trattamento, inoltre, dev’essere fatto fuori dalla zona di volo delle api e quando non c’è vento, perché con l’aria gli insetticidi potrebbero finire nei campi limitrofi. La maggior parte degli agricoltori fa attenzione a queste regole, ma c’è ancora qualcuno che, per mancanza di tempo o per scarsa sensibilità, non le prende in considerazione. Quando le api si poggiano su un Tarassaco contaminato dagli insetticidi, la loro lingua si ripiega verso l’esterno e queste cominciano a muoversi in maniera convulsa, fino a perdere l’orientamento e a non sapere più come tornare a casa. L’alveare perde così le sue bottinatrici”.

Le api, come ricorda Francesco Mezzo, sono le impollinatrici più efficienti. “Riescono a impollinare fino a tre chilometri di distanza – racconta – anche se l’area dove depositano la maggiore quantità di polline è quella che sta a un chilometro di distanza dall’alveare. Tramite questa azione le api contribuiscono a salvaguardare la biodiversità floristica della zona. Se non ci fossero le api, non avremmo neanche i fiori e la frutta. I frutticoltori stessi, quindi, sono completamente dipendenti dalle api, tanto che spesso devono pagare per poter avere a disposizione delle api che vadano a impollinare la frutta”.

Articolo originale e fonte https://www.ildolomiti.it/ambiente/2021