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Tridico: “Reddito cittadinanza a immigrati”. Polemiche

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tridico reddito cittadinanza immigrati

Pasquale Tridico propone di destinare “risorse aggiuntive” del reddito di cittadinanza “soprattutto per le famiglie numerose e gli immigrati” e il centrodestra insorge. Il presidente dell’Inps si è espresso sul punto in un’intervista a La Stampa.

“Il reddito di cittadinanza è un argine importante contro la povertà assoluta che è aumentata con il Covid, raggiunge 3 milioni di persone e l’importo medio è di 550 euro. Ora sono necessarie risorse aggiuntive soprattutto per le famiglie numerose e gli immigrati”, ha detto Tridico. “Il reddito – ha ricordato – prevede un requisito di residenza in Italia di dieci anni, mi sembra eccessivo e non esiste in nessun Paese europeo.

Quanto alle famiglie numerose, occorre aumentare il sussidio in base ai componenti del nucleo, oggi al massimo si arriva a 1.330 euro. O si cambia la scala di equivalenza, oppure si potrebbe agire sul contributo da 280 euro legato all’affitto. L’idea sarebbe di modularlo in base al numero dei familiari per raggiungere maggiore equità”.




La risposta di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia non si è fatta attendere. “Ci sono degli irresponsabili che vogliono mettere a repentaglio la vita del governo. Tra questi troviamo permanentemente attivo e presente Tridico, che spero il governo rimuova al più presto dal vertice dell’Inps.

Dopo i numerosi flop della sua gestione, che abbiamo denunciato con puntualità e che ancora producono effetti nefasti, adesso l’ineffabile lottizzato grillino Tridico propone di dare il reddito di cittadinanza agli immigrati. Un vero e proprio spot per l’arrivo di clandestini”, dichiara il senatore Maurizio Gasparri, membro del comitato di presidenza di Forza Italia.

“Il presidente dell’Inps vuole cancellare il requisito di residenza da 10 anni? Prima bisogna aiutare i (tanti) italiani in difficoltà, poi (se avanza) si penserà ad altri. Punto”, scrive su Twitter Matteo Salvini, leader della Lega.

Critiche anche da Giorgia Meloni: “Siamo al delirio più totale: il presidente dell’Inps Tridico, tanto voluto dai 5Stelle, richiede risorse in più per finanziare il reddito di cittadinanza a tutti gli immigrati, ritenendo il requisito di almeno 10 anni di cittadinanza un’esagerazione -rimarca la leader di FdI su Facebook-.

Il tutto mentre le attività chiudono e i cittadini sono totalmente insoddisfatti delle briciole stanziate dal Dl Sostegni. Dopo la beffa del prolungamento del contratto ai navigator, questa sarebbe l’ennesima assurdità di una misura già di per sé totalmente insufficiente a salvare le nostre imprese in ginocchio”.

ADNKRONOS.it

Coronavirus, con seconda ondata posti di neuropsichiatria infantile al Bambino Gesù tutti occupati: “Non era mai successo”

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tampone bambini

Disturbi mentali tra giovani e giovanissimi in aumento: 500 ricoveri al Bambino Gesù entro la fine dell’anno per tentativi di suicidio, atti di autolesionismo, disturbi alimentari. “Eppure sul disagio psichico di bambini e adolescenti c’è un silenzio assordante”.

Non era mai successo. Posti letto occupati al massimo della loro capienza da settimane. Ragazzini con disturbi mentali in aumento vertiginoso, netto innalzarsi delle richieste di aiuto. “Se continua così alla fine dell’anno avremo più di 500 ricoveri e oltre 7.000 bambini in attività diurna”, spiega  Stefano Vicari responsabile di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “Questo aumento c’è stato con la seconda ondata della pandemia, da ottobre a oggi. Siamo in affanno. E siamo preoccupati”.

Con un “28 per cento in più per anoressia nella fascia 12-14 anni, che adesso colpisce molto anche i maschi, e un “25 per cento in più di tentativi di suicidio e atti di autolesionismo, tanto che”, spiega Vicari, “visto che siamo ormai consapevoli che la problematica riguarda tutta Italia, da Torino a Pisa, da Genova a Firenze, ed è trasversale in tutto il Paese, con la Garante per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, Carla Garlatti, gli ospedali pediatrici e altre organizzazioni, stiamo studiando un progetto d’intervento”.

Non c’è soltanto l’aumento a preoccupare ma anche l’età, “sempre più bassa”. Il vero problema, però, continua il primario, è anche e soprattutto “l’offerta assistenziale che per la psichiatria dell’età evolutiva in questo paese è molto modesta, molto ridotta: i disturbi mentali riguardano normalmente il 20 per cento dei bambini e degli adolescenti. Adesso il dato è cresciuto esponenzialmente e i posti in Italia sono sempre gli stessi: 92 in tutto, per non parlare del fatto che ci sono alcune regioni che ne sono completamente prive come la Calabria, Umbria e Abruzzo. L’Emilia Romagna ha solo 4 posti letti dedicati. C’è un assenza totale da parte di chi ha responsabilità di governo. Stiamo scrivendo un documento da sottoporre al ministro perché le risorse in arrivo vengano impiegate anche per la psichiatria in età evolutiva”.

A Roma i posti letto attivi sono 16: “Un numero veramente eseguio, se si pensa che il suicidio è la seconda causa di morte tra i ragazzi tra 10 e i 25 anni. Al primo posto ci sono gli incidenti. E tutto questo non fa che aumentare” continua il professore. “Ricoveriamo a rotta di collo e non sappiamo più dove mettere i bambini. Richieste vengono non solo dagli acuti: dopo c’è anche la presa in carico, il cosiddetto diurno. C’è il problema delle famiglie. Che non sono necessariamente disagiate o povere, anche se la povertà è certamente una delle cause. Per non parlare delll’uso distorto dei media – penso alle chat e ai siti dove ragazzine e ragazzini imparano tutto sull’anoressia – che non ci sta certamente aiutando. Come non ci aiuta l’indifferenza: si parla della ragazza che si suicida nel bagno della scuola ma poi tutto ripiomba in un silenzio assordante”.

C’è un fattore genetico che unito a quello ambientale fa esplodere i disturbi mentali: “È come nascere con una tendenza verso il rischio infarto che non è detto si manifesti. Certo, se uno mangia grasso tutti i giorni, non si muove dal divano, fuma e beve ha più probabilità: e questi sono i fattori che intervengono per un esito funesto. La stessa cosa sta avvenendo con la pandemia, che sta facendo da detonatore, unita magari a insuccessi scolastici o, peggio ancora, alle droghe. L’uso delle sostanze cannabinoidi è un elemento drammatico che inizia in prima media: drammatico perché la potenza della cannabis che gira oggi è 70 volte maggiore di quella di 20 o 30 anni fa: è di sintesi, a volte viene tagliata con il metadone o con altre sostanze, è fortemente potenziata e geneticamente modificata. E fa esplodere malattie mentali.

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Serve dunque una politica attiva e seria “per la salute mentale” sottolinea con forza Vicari. “Siamo una società schizofrenica: amiamo i bambini, i ragazzi, li trattiamo con i guanti, come cucciolotti, ma poi dedichiamo scarsissima attenzione alla loro crescita. A cominciare appunto dalla politica. Quello che si può fare è destinare risorse ai servizi territoriiali di neuropsichiatria che negli ultimi 20 anni sono stati tutti depotenziati”.

Gli adolescenti, secondo il primario, sono “i veri dimenticati della pandemia. Li abbiamo trattati come untori, perché si accalcano, oppure come imbecilli che passano il tempo sul divano invece dovrebbero essere contenti perché non vanno a scuola. Ma è un modo per emarginarli ancora di più. Mi fa piacere discutere del voto ai 16enni, ma prima del voto garantirei un servizio per la salute che invece viene fortemente negato.Nella prima ondata nella primavera del 2020 abbiamo assistito a una riduzione di richieste: perché è stata vissuta con più ottmismo, stavamo sui terrazzi a cantare, urlavamo ce la faremo, pensavamo che si sarebbe risolto tutto con l’estate. Ma a ottobre i genitori sono tornati al lavoro e i ragazzi sono rimasti a casa soli, solissimi, e hanno dovuto gestire il tempo in maniera autonoma e senza guida. I ragazzi hanno bisogno di relazioni per poter crescere sani, la relazione è fondamentale. Nessuno da adolescente parla con mamma e papà: c’è bisogno degli amici, dei compagni di classe e di banco. Dei bambini e degli adolescenti non ne parla nessuno: durante il lockdown si parlava dei runner e dei diritti dei cani. E loro? Dimenticati”.

Repubblica.it

“M’illumino di Meno” 2021: giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili. Scarica percorsi didattici

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illumino di meno 2021

“M’illumino di Meno” è la “Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili” lanciata da Caterpillar e Radio2 nel 2005: l’edizione 2021 torna venerdì 26 marzo ed è dedicata al “Salto di specie”, l’evoluzione ecologica nel nostro modo di vivere che dobbiamo assolutamente fare per uscire migliori dalla pandemia. L’invito di “M’illumino di Meno” 2021 è raccontare i piccoli e grandi “Salti di specie nelle nostre vite”. Quelli già fatti e quelli in programma: dalla mobilità all’abitare, dall’alimentazione all’economia circolare.

“M’illumino di Meno” è la “Giornata del risparmio energetico e degli stili di vita sostenibili” lanciata da Caterpillar e Radio2 nel 2005: l’edizione 2021 torna venerdì 26 marzo ed è dedicata al “Salto di specie”, l’evoluzione ecologica nel nostro modo di vivere che dobbiamo assolutamente fare per uscire migliori dalla pandemia. L’invito di “M’illumino di Meno” 2021 è raccontare i piccoli e grandi “Salti di specie nelle nostre vite”. Quelli già fatti e quelli in programma: dalla mobilità all’abitare, dall’alimentazione all’economia circolare.

L’Agenda 2030

Il tema del risparmio energetico e dell’educazione allo sviluppo sostenibile rientra a pieno titolo nelle iniziative previste dal “Piano per l’educazione alla sostenibilità”, promosso da questo Ministero a sostegno dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.
In considerazione della valenza educativa dell’iniziativa, sarebbe auspicabile che le scuole di ogni ordine e grado aderiscano alla campagna “M’illumino di meno”.

L’hashtag

Ciascuna scuola potrà trovare il form di registrazione per manifestare la propria adesione alla campagna. L’hashtag per raccontare le adesioni sui social è #milluminodimeno.

Il decalogo del risparmio energetico di Caterpillar

Scelta di uno o più fra i seguenti Salti di specie da approfondire:

  1. spegnere le luci quando non servono.
  2. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici.
  3. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria.
  4. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola.
  5. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre.
  6. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne.
  7. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni.
  8. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni.
  9. utilizzare l’automobile il meno possibile, condividerla con chi fa lo stesso tragitto. Utilizzare la bicicletta per gli spostamenti in città.
  10. Si potrebbe, inoltre, continuare la proposta del 2020 con l’idea di “Pianta un albero o una pianta”, a sostegno di una maggiore tutela dell’ambiente.

Proposte didattiche

Tra le proposte didattiche, quelle, ad esempio, dell’Istituto Comprensivo Statale “Giovanni XXIII” di Cesate (MI) diretto dal dirigente scolastico Prof. Graziano Palma che consiste nella lettura del Decalogo del risparmio energetico di Caterpillar e nella relativa discussione con la classe.
Ecco, a seguire, il decalogo.

  • Mobilità: dall’auto alla bici, l’auto meno inquinante, l’ibrido, l’elettrico, il monopattino, il trasporto pubblico, il piedibus
  • Abitare: efficienza energetica in casa, cappotto termico, autoproduzione di energia, elettrodomestici di classe
  • Mangiare: riduzione degli sprechi alimentari, cibi e pratiche a basso impatto ambientale
  • Economia circolare: nelle aziende, nel riuso, nel riciclo
  • Inverdimento: alberi per ridurre il cambiamento climatico, giungle urbane, orti sui balconi
  • Spegnimento delle luci: è pur sempre M’illumino di Meno, luci spente e cena a lume di candela fanno sempre piacere
  • Salto libero o interiore: se l’alunno non ha trovato il suo salto tra le categorie può proporne uno lui.

Unità didattiche non solo per un giorno

La tematica non può e non deve essere oggetto d’attenzione d’un solo giorno. È necessario che si riappropri della dimensione della quotidianità. Solo così la scommessa per un ambiente più adeguato ad un mondo migliore può essere vinta. È il caso, ad esempio, dell’I.C. “Federico II Di Svevia” di Mascalucia con la sua unità di apprendimento trasversale “Io cittadino oggi, domani … sempre”, destinato alle Scuola dell’Infanzia, Scuola Primaria e Scuola Secondaria di primo grado. Una vera preziosità. Altra UdA quella proposta dall’Istituto Comprensivo “F. De Roberto” di Catania dal titolo “Le Fonti Energetiche e lo Sviluppo Sostenibile” realizzata dalla prof.ssa Ivana Ester Caltagirone.

Ri-generare

La Scuola Primaria Salvo D Acquisto di Lari (PI) ha proposto, per esempio, di lavorare su “Riutilizzare i materiali, ridurre gli sprechi, allontanare “il fine vita” delle cose. Perché le risorse finiscono, ma tutto si rigenera: bottiglie dell’acqua minerale che diventano maglioni, carta dei giornali che ritorna carta dei giornali, una cornetta del telefono diventa una lampada, fanghi che diventano biogas”.
Si potrebbe, nelle classi:

  • parlare dell’importanza del risparmio energetico e dell’economia circolare
  • discutere di riutilizzare i materiali, ridurre gli sprechi, mantenere, recuperare, rigenerare. Tenere il più possibile in circolo
    invitare ogni alunno, insieme con la propria famiglia, a scrivere un impegno per riutilizzare i materiali, recuperare, rigenerare oggetti ecc…

per esempio:

  • Nell’atrio della scuola potrebbe essere posta la solita scatola’ “Urna degli impegni”.
  • Ciascun alunno metterà nell’Urna degli impegni il volantino con l’impegno che ha deciso con la propria famiglia.
  • Una commissione di bambini-ragazzi raccoglierà tutti gli impegni e li tabulerà in un file che sarà poi pubblicato sul blog e diffuso fra le famiglie.

Cosa posso fare io?

Ecco alcune idee…

  • Ri-uso
  • Ri-creo inventiva per dare nuova vita agli oggetti
  • Ri-metto in tavola. Una cena antispreco che svuota il frigo e finisce gli avanzi
  • Ri-acchiappo: in Svezia lo chiamano “plogging”, corro o cammino e intanto raccolgo i rifiuti
  • Ri-ciclo creativo, Ri-utilizzo: Utilizzo materiali di scarto, cose da gettare, per creare nuovi oggetti
  • Ri-pesco: organizzo una festa in cui è possibile scambiarsi capi d’abbigliamento, accessori, cose
  • Ri-vedo vecchi amici a una cena antispreco
  • Ri-penso il mio stile di vita
  • Ri-qualifico un quartiere
  • Ri-lamo il parquet invece di cambiarlo
  • Ri-fiuto la plastica
  • Ri-spetto l’ambiente e le idee degli altri
  • Ri-spengo le luci. E M’Illumino di Meno.

Oppure, si potrebbe suggerire di organizzare a casa, con i familiari, stante il momento storico:

  • Cena a Lume di Candela (luci spente, risparmio acceso)
  • Cena Plastic Free (niente stoviglie, niente imballaggi)
  • Cena Svuota Frigo (cucina con gli avanzi e approfitta per sbrinare il freezer)
  • Cena con Baratto (scambio di regali riciclati tra una portata e l’altra).

Il decalogo come stile di vita

Il decalogo di “M’illumino di meno” per il risparmio energetico e per uno stile di vita sostenibile della Scuola Primaria Salvo D Acquisto di Lari (PI), prevede:

  1. Spegnere le luci quando non servono.
  2. Spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici.
  3. Sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria.
  4. Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola.
  5. Se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre.
  6. Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria.
  7. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne.
  8. Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni.
  9. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni.
  10. Utilizzare l’automobile il meno possibile, condividerla con chi fa lo stesso tragitto. Utilizzare la bicicletta per gli spostamenti in città.

La canzone “M’Illumino di meno”

Per chi volesse, stamattina, potrebbe far ascoltare, in classe, la canzone “M’illumino di meno” al seguente indirizzo mail https://www.youtube.com/watch?v=JQ0ujPuugAY. Il brano propone l’inno di “M’illumino di meno” iniziativa lanciata da Caterpillar su Radio2. Musica, testo e produzione: Luca Zanella e Michele Mazzurana. Altro splendido inno di “M’illumino di Meno” è quello del 2017

L’inno di “M’illumino di Meno” del 2017 era ballabile: perché ballare è una delle migliori forme di condivisione e generazione di energia. Musica: Vittorio Cosma Testo: Gianmarco Bachi Eseguito da: Vittorio Cosma & l’Orchestra Italiana Bagutti. Pregevole anche il video dell’Istituto Comprensivo Savio Montalcini.

Quotidiano Sanità: I genitori devono essere informati su rischi del tampone per i bambini

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tampone bambini

 Gentile Direttore ,
da qualche tempo opero in un drive-through Covid dove eseguo i tamponi nasali e orofaringei. Negli ultimi giorni sono rimasto sconcertato dal gran numero di tamponi che vengono prescritti dai pediatri su bambini di ogni età e dal fatto che nessun genitore ha ricevuto informazioni sui rischi operativi intrinseci alle procedure del tampone rino e oro-faringeo per i bambini in quella fase dello sviluppo in cui sono oppositivi e non collaborativi nei confronti di qualsiasi procedura invasiva.
 
Tali rischi, ben noti, attuali e non semplicemente teorici, sono i seguenti:
1- Rischio di rottura del tampone e conseguente inalazione. I tamponi standard sono provvisti di un punto di frattura per spezzare il bastoncino dopo il prelievo ed inserirlo in una provetta. Molti colleghi hanno già riportato casi di tamponi che si sono rotti nel cavo orale di bambini. Recentemente è stato riportato negli EAU un caso di bambino deceduto a seguito delle procedure necessarie alla rimozione di un pezzo di tampone inalato.
 
2 – Rischio di lesioni alla mucosa nasale, orale e faringea. La stampa nazionale ha riportato molti casi di bambini prescolari giunti all’attenzione di specialisti per lesioni alle mucose causate dall’esecuzione del tampone. Per capire quanto sia concreto questo rischio tale rischio basta constatare, ad esempio, che il diametro della narice di un lattante è più piccolo di quello della punta del tampone standard e che quindi per inserirlo nella cavità nasale la narice deve essere forzata.

Ovviamente le lesioni rappresentano poi dei loci minoris resistentiae per altre infezioni delle vie respiratorie. Nei giorni scorsi la stampa internazionale ha riportato il caso di un neonato deceduto a seguito di un sanguinamento inapparente causato dall’esecuzione del tampone.





3 – Il trauma psicologico per il bambino e l’allarme sociale causato alle famiglie (che nella quasi totalità dei casi risulta poi infondato). Esiste un’ampia letteratura sui traumi psicologici anche a lungo termine provocati da procedure invasive nei bambini prescolari. Inoltre, il tampone faringeo è una delle poche procedure invasive per le quali non esistono tecniche cognitivo-comportamentali o farmacologiche locali efficaci a ridurre la paura ed il dolore nel bambino.

Quando, come è mio dovere professionale e deontologico, spiego ai genitori questi rischi, essi invariabilmente mi riferiscono di non esserne stati informati dal pediatra e di non aver avuto l’opportunità -come è loro diritto- di discuterne insieme al curante per arrivare ad una decisione consapevole e partecipata.

Molti genitori mi hanno riferito che la prescrizione di una procedura così invasiva e rischiosa è avvenuta in moltissimi casi senza che il pediatra abbia visitato il bambino ma semplicemente basandosi su sintomi lievi e clinicamente poco specifici riportati dalle madri; le quali nella maggior parte dei casi non li avrebbero neppure riferiti al pediatra se non vi fossero state costrette dalla necessità di far rientrare il bambino a scuola, dopo essere respinto dalla stessa sulla base del giudizio di personale privo di competenze per valutare i segni e i sintomi del bambino.

In altre parole, le madri riferiscono con preoccupante frequenza una catena decisionale surreale:
– il bidello o altro personale senza alcuna competenza medica ritiene che il bambino abbia sintomi riconducibili al Covid-19;

– la madre, pur ritenendo che tali sintomi siano secondo la propria esperienza del tutto irrilevanti (la letteratura scientifica ha dimostrato quanto sia sensibile e specifica la percezione della madre riguardo alla salute del bambino) è costretta a riferirli al pediatra;

-in un numero sconcertante di casi il pediatra, senza visitare il bambino e dunque senza verificare se i sintomi rilevati dal bidello siano veri e rilevanti da un punto di vista clinico, prescrive il tampone. Ai genitori spesso viene detto che “sono costretti” a prescrivere il tampone ma non viene loro chiarito sulla base di quale norma.

Il risultato paradossale è che troppo spesso, in assenza di un filtro clinico effettuato dal pediatra, il tampone viene in definitiva eseguito a seguito del giudizio clinico di un…bidello non condiviso dalla madre e avallato senza riscontri dal pediatra.

Parlando con le famiglie emerge un diffuso stato d’animo di sconcerto e di incredulità per un processo decisionale che dovrebbe avere al centro il giudizio clinico del pediatra e la partecipazione informata della famiglia ma che essi percepiscono come distorto e patologico.
Oltre a ciò che ho appena riportato, ho anche potuto constatare -con mio grande sconcerto- numerosi casi di prescrizioni di cui mi è stato veramente impossibile comprendere il razionale clinico. 





L’esempio più eclatante è stato quello di un lattante di 40 giorni allattato al seno, senza alcun segno clinico, negativo agli screening neonatali, sano e con accrescimento regolare, il cui padre era tornato senza alcun sintomo da un viaggio di lavoro ed il cui pediatra ha prescritto il tampone a tutta la famiglia incluso il piccolino.

I genitori non presentavano alcun sintomo né avevano patologie croniche o degenerative; la famiglia era composta solo da loro tre e in casa non vi erano anziani o malati cronici; il bambino aveva contatti ravvicinati solo con la mamma, che senso aveva farle fare una procedura così invasiva e rischiosa? Se la madre fosse anche positiva, a che scopo fare il tampone al piccino? Essendo allattato al seno e costantemente a stretto contatto con la mamma è praticamente certo che sarebbe risultato positivo anche lui. E se fosse risultato positivo il piccolino, a cosa sarebbe servito saperlo, dato che non esiste un trattamento preventivo e l’unico provvedimento da adottare è un’attenta osservazione?

Il numero abnorme di tamponi che vengono prescritti, l’assenza di informazione sui rischi e i racconti dei genitori sono evidentemente una spia che qualcosa in questo processo non funziona e deve essere urgentemente corretto.

Prof. Dr. Filippo Festini
Professore Associato di Scienze Infermieristiche
Generali, Cliniche e Pediatriche MED/45
Dipartimento di Scienze della Salute
Università degli Studi di Firenze

Riapertura scuole, tamponi per tutti gli studenti ogni settimana fin dall’Infanzia: il piano per il rientro in classe

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riapertura scuole

Tamponi per tutti gli studenti il primo giorno di lezioni in presenza da ripetere ogni settimana. Si tratta del piano che starebbero elaborando il Ministro Patrizio Bianchi e il consigliere Agostino Miozzo in vista della riapertura delle scuole.

Infatti, il primo giorno tutti gli studenti, bambini di nidi e scuola dell’infanzia compresi, dovranno essere sottoposti a tampone rapido. Un test che dovrà essere ripetuto ogni settimana.

Un aspetto da sottolineare è che, in caso di positività, si procederà con il tampone molecolare a tutta la classe.

Una novità potrebbe essere quella dei tamponi salivari per le scuole (ma non sono ancora autorizzati). La prospettiva è usare su tutti gli alunni i test rapidi su campione di saliva, ma l’iter per la validazione di questi dispositivi è in corso da parte dell’Istituto superiore di sanità.

Per comprendere l’idea del Ministro Bianchi si trovano all’interno del decreto sostegni, come lo stesso Bianchi ha confermato nel corso del Question time del 24 marzo: “Con il decreto-legge Sostegni, spiega il Ministro Bianchi, abbiamo stanziato, come ricordato, le necessarie risorse – 150 milioni – per l’acquisto di ulteriori dispositivi di protezione e materiali per l’igiene individuale e degli ambienti, per la predisposizione di presidi medico – sanitari di supporto all’attività di somministrazione di test diagnostici alla popolazione scolastica e all’espletamento del contact tracing per il più efficace e tempestivo raccordo con i Dipartimenti di prevenzione delle aziende sanitarie locali”.

Riapertura scuole, Bianchi: “150 milioni per presidi medico sanitari e test diagnostici alla popolazione scolastica” [VIDEO]

Adesso bisogna però mettere nero su bianco e capire nello specifico come agire e organizzare il tutto: sarà una gestione statale in raccordo con gli Enti locali oppure, come per il vaccino del personale scolastico, l’organizzazione sarà di natura regionale?

Certamente, l’altro grande obiettivo è ultimare la vaccinazione al personale scolastico: “La campagna vaccinale sta andando avanti molto bene, contiamo di raggiungere la stragrande maggioranza del corpo docente e non docente subito dopo Pasqua“, ha detto Agostino Miozzo.

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Coronavirus: 16 falsi positivi riapre la Scuola San Benedetto di Cassino

OrizzonteScuola.it

Sgarbi: “Ho avuto il Covid e ho il cancro, posso togliere la mascherina?”

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sgarbi mascherina

L’onorevole avanza una richiesta al vicepresidente della Camera Mandelli, ma gli viene temporaneamente negata

ROMA – Vittorio Sgarbi, onorevole e noto critico d’arte, durante una seduta alla Camera dei Deputati ha avanzato una richiesta al vicepresidente Mandelli: “In ordine alle vicende umane e sanitarie che mi hanno fatto conoscere di avere avuto, nel mese di dicembre, il Covid e quindi di avere gli anticorpi, in ordine alla ricetta medica, al certificato presentato alla Presidenza, che prescrive che io possa parlare senza utilizzare la mascherina, in ordine al fatto che, dopo ulteriori visite, risulto affetto da cancro, le chiedo di poter parlare senza la mascherina”.

Mentre sta per togliersi la mascherina, però, ecco che arriva il temporaneo diniego: “Per ora le chiedo la cortesia di mantenere la mascherina; farò presente al presidente Fico e lui provvederà a dare la risposta rispetto alla sua richiesta”, la risposto di Mandelli.

La neve si scioglie, in futuro non avremo più piste da sci: l’opportunità del Recovery

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addio piste da sci

Con un aumento di temperatura di più di 4C° la percen­tuale degli impianti accessibili si riduce al 12%. Inoltre si stima che allo sci da discesa sono legati 400mila posti di lavoro, tra quelli diretti e quelli dell’indotto, e il fatturato è tra i 10 e 12 miliardi di euro.

Nella gran parte delle nostre montagne è atteso, rispetto a ora, un aumento di temperatura tra i 2 e i 3°C per il 2050, ed entro fine secolo un ulteriore riscalda­mento che va dai 3 ai 7°C in funzione degli scenari di emissione di gas a ef­fetto serra considerati. È questo il ragionamento che fa da filo conduttore al dossier Nevediversa 2021 di Legambiente, che racconta conflitti, discordanze e preoccupazioni, ma anche buone pratiche e nuove speranze del turismo invernale in Italia.

Imprescindibile ripensare l’offerta puntando sul turismo dolce invernale e la diversificazione degli investimenti. A parlar chiaro sono anche alcune premesse, numeriche e scientifiche, innanzitutto sul mutamento climatico. Le previsioni di sciabilità nei comprensori alpini descrivono una situa­zione piuttosto preoccupante su tutto l’arco alpino, con comprensori dove ne­gli scenari peggiori la pratica dello sci risulterebbe in estinzione a fine secolo.

Emblematico il dato di sintesi Eurac che stigmatizza come con un aumento di temperatura di più di 4C° la percen­tuale degli impianti accessibili si riduce al 12%. Con il Recovery Fund e il Superbonus 110% anche in montagna circoleranno molte risorse e si apriranno rilevanti possibilità economiche per il mondo dell’imprenditoria, in un settore che ha particolarmente risentito della pandemia.

Per l’associazione ambientalista sebbene attualmente le condizioni del turismo invernale siano drammatiche, la situazione che si è venuta a creare potrebbe costituire un’opportunità per un ripensamento complessivo dell’offerta, con strategie innovative che inneschino percorsi di rinaturalizzazione di ambienti fortemente artificializzati e recuperino un rapporto più equilibrato con l’ambiente.

“Con l’edizione 2021 di Nevediversa – dichiara Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente – vogliamo riportare l’attenzione sullo stato di salute dell’industria dello sci alpino e sugli ingenti costi ambientali e economici sostenuti per contrastare, secondo noi in modo sbagliato, gli effetti del cambiamento climatico, a cui si sommano gli effetti della stagnazione di un mercato maturo, con presenze in lieve, ma costante riduzione, sintomatiche di una crisi destinata a diventare irreversibile. Next Generation EU può rappresentare l’occasione giusta per attrezzare il Paese al cambiamento e affermare così un nuovo profilo anche nel mondo del turismo. Ma non con un’operazione di cosmesi sostenibile sull’esistente, piuttosto ridisegnando una strategia adeguata alle nuove domande di turismo e agli effetti sempre più pesanti dei cambiamenti climatici”.

La Linea di Affidabilità della Neve (LAN), cioè l’altitudine che garantisce spessore e durata sufficienti dell’innevamento stagionale, sta risalendo con un ritmo vertiginoso. Essa stabilisce che il normale svolgimento di una stagione sciistica è possibile se vi è una copertura nevosa garantita di almeno 30 cm, per minimo 100 giorni. Dagli studi condotti nelle regioni alpine europee si stima che la LAN potrebbe elevarsi di 150 m per ogni °C di aumento della temperatura: ciò significa che con un aumento di temperatura di 5 gradi ci sarà una risalita di 750m, passando dai 1500m di media stimati nel 2006 a come minimo 2250m di altitudine.

Allargando lo sguardo, il documento dell’IPCC “Relazione speciale sull’oceano e la criosfera in un clima che cambia”, prevede che alla fine del secolo (2081-2100), l’affidabilità della neve sarà insostenibile per la maggior parte stazioni sciistiche in Nord America, nelle Alpi e Pirenei europei, Scandinavia e Giappone, con alcune eccezioni ad alta quota o ad alte latitudini.

Tornando in Italia, si stima che allo sci da discesa siano legati 400mila posti di lavoro, tra quelli diretti e quelli dell’indotto e il fatturato è tra i 10 e 12 miliardi di euro. Cifre che danno l’idea della grave perdita economica e sociale subita nella stagione invernale 20-21, a causa della pandemia e della chiusura degli impianti. Ma va detto che la crisi non è di quest’anno. I costi legati alla necessità dell’innevamento programmato sono in crescita: si stima una spesa annua di 100 milioni di euro, per imbiancare tutte le piste italiane.

Già nel 2012, in base allo studio realizzato da Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review, delle 60 società partecipate che gestivano all’epoca gli impianti di risalita, la maggioranza era in perdita, per un buco totale di 16 milioni di euro. Sul fronte delle presenze turistiche, al di là delle difficoltà nelle valutazioni che si possono fare su un’annata anomala come quella che stiamo vivendo, si può osservare che il numero degli utenti delle piste (sci alpino, snowboard, freestyle) è pressoché stabile se non addirittura in leggero calo. Le previsioni Skipass 2020-21, prodotte a ottobre 2020 prima dell’inizio della seconda ondata di pandemia, segnalavano una flessione rispetto a 2019-20 dell’8,7% per lo sci alpino, dell’11,10% per lo snowboard mentre si osservava una crescita leggera per lo sci di fondo pari al 2,20%, e molto accentuata per le ciaspole con un 28, 90% in più, a conferma del trend degli ultimi anni.

“Le località sotto i 1.800 metri di quota – spiega Sebastiano Venneri, responsabile turismo di Legambiente – sono da destinare a nuove forme di turismo oltre lo sci da discesa e non c’è più motivo che vi siano mantenuti i contributi per lo sci alpino. Per le altre stazioni più in quota, gli investimenti dovrebbero essere indirizzati a un processo di diversificazione. Si dovrebbe costruire una proposta innovativa in grado di integrare la stagione invernale con pratiche soft che permettano di fruire del territorio anche se non c’è neve e con una maggior valorizzazione delle stagioni estive, autunnali e primaverili. Le destinazioni emarginate dallo sviluppo turistico di massa devono essere incentivate e sostenute negli investimenti verso strategie imprenditoriali totalmente innovative e di sistema”.

“Non si vaccina mai durante una pandemia”, così l’infettivologo Garavelli per il pericolo delle varianti

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garavelli
  • L’infettivologo Garavelli contro la vaccinazione in una pandemia.
  • Per Garavelli il pericolo è che il Covid-19 risponda con molte varianti.
  • Garavelli contro anche il lockdown.

Pietro Luigi Garavelli è il primario della Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale Maggiore della Carità di Novara.

Intervistato da Affaritaliani.it, l’esperto sostiene che vaccinare durante la pandemia è pericoloso. Ecco perché: «È dimostrato che ormai Sars Cov 2 è presente nella popolazione tutto l’anno. I portatori sani sono milioni di italiani. Per cui assistiamo a brevi ondate epidemiche a scadenza di mesi le une dalle altre, come è normale che avvenga».

E ancora: «In questa situazione, a non essere normale è una cosa che si impara al primo anno di specializzazione. Ovvero, non si vaccina mai durante una epidemia. Perché il virus reagirà mutando, producendo varianti e sarà sempre più veloce di noi. Con un virus RNA o si trova un denominatore comune su cui montare il vaccino o, facendo vaccini contro le spike che mutano, non hai speranza di arrivare prima di lui. Lo ricorreremo sempre, ripeto, tende a mutare velocemente».

Garavelli, però, non è contario al vaccino: «Se servisse a debellare il virus sarei pronto anche ad accettare una percentuale di eventi avversi. Il punto è che come lo si sta facendo non ha speranza di essere risolutivo».

Garavelli è contrario anche al lockdown: «Il lockdown è una misura di isolamento che serve per patologie da contatto, come l’Ebola. Allo stato attuale delle cose, quando il virus è ormai endemico, un lockdown funzionerebbe se ad esempio avvenisse nello stesso lasso temporale in tutto il mondo e si vaccinassero contestualmente le persone con un vaccino risolutivo. Il virus Sars Cov 2 è un patogeno nuovo, che deve trovare la sua collocazione nell’ambiente umano, muta costantemente ma non ha ancora ridotto la sua virulenza, ci vorranno forse anni. In pratica, dobbiamo conviverci, rispettare le misure prudenziali e, oserei dire, curare a casa. Chiudere la società e la vita a tratti, non ha davvero senso».

Blogsicilia.it

Cibo scaduto o avariato, niente più denuncia penale per chi lo vende

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cibi avariati non penale

Abrogato l’articolo della legge 26 marzo del 1962. Il reato era punito anche con l’arresto. Ora scatterà una multa fino a 3mila euro.

Locali sporchi che non rispettano le norme igieniche e vendono cibi avariati, scaduti, insudiciati o pieni di parassiti, alimenti alterati o in cattivo stato di conservazione, farciti di additivi chimici non autorizzati o residui di pesticidi tossici per l’uomo.

Tutto questo fino a oggi era punito con la denuncia, l’arresto, una ammenda fino a 60 mila. la chiusura dello stabilimento per frodi tossiche, la revoca della licenza. Dal 26 marzo la legge del 1962 che tutelava gli alimenti e dunque clienti e consumatori cadrà. E così anche il divieto di importare alimenti non conformi alle attuali disposizioni. Niente più denuncia penale, ma solo una multa da massimo 3 mila euro.

Un duro colpo alla sicurezza alimentare causato dall’entrata in vigore di un decreto legislativo, il numero 27 del 2 febbraio 2021, pubblicato in Gazzetta ufficiale l’11 marzo. Decreto che adegua la normativa nazionale a un regolamento dell’Unione europea che si occupano solo di disciplinare i controlli ufficiali lungo la filiera agroalimentare ma, nella sua formulazione originaria, non prevedeva l’abrogazione dell’articolo 5, quello contestato.

A sollevare il caso sono stati alcuni magistrati come il procuratore aggiunto del pool per la tutela del consumatore Vincenzo Pacileo che da Torino ha spiegato: “Per sessant’anni quella legge ha fatto il suo onesto servizio. Svolgeva una funzione importante di tutela preventiva.

Ora, invece, con una soluzione inopinata e sorprendente, viene cancellato. E non si vede come colmare questo vuoto, visto che non si tratta di una depenalizzazione e non è prevista una trasformazione della norma in illecito amministrativo”.

La norma era applicata, per esempio, nei casi in cui le ispezioni nei negozi o nei ristoranti portavano alla luce prodotti con parassiti o in pessimo stato di conservazione. Solo a Torino il 70% dei procedimenti in materia di sicurezza alimentare si riferiva all’articolo 5 della legge del ’62. L’intensificazione dei controlli da parte di Asl e forze dell’ordine aveva portato a un aumento dei fascicoli stimato del 30-40% all’anno.

Come si sia arrivati a questa abrogazione, non è chiaro. Perché non era contenuta nella bozza di decreto trasmessa dal governo Conte al Parlamento per il parere prima dell’approvazione definitiva. Né era immaginabile dal discorso del neo ministro per le Politiche agricole, alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, il quale, due giorni prima della pubblicazione del decreto, il 9 marzo, illustrando alla Commissione Agricoltura del Senato, le linee programmatiche del governo Draghi, si impegnava a rivedere “il quadro di regole sulle sanzioni in modo da renderle più efficaci, maggiormente proporzionate agli illeciti nonché più organiche a livello settoriale”, riformando “il quadro penale dei reati agroalimentari, oggi fermo alle norme del codice del 1930 e alla legge sull’igiene degli alimenti del 1962”. Non però a un colpo di spugna sulle tutele di quella legge.

“Appare indispensabile rimediare prima che il paese ne paghi le conseguenze – ha scritto anche l’ex procuratore di Civitavecchia, Gianfranco Amendola – Lo si può fare con un decreto legge correttivo; da emanare, però, subito, prima che il nuovo provvedimento diverrà operativo”.

www.repubblica.it

Mini turbina eolica che fornisce elettricità a un’intera casa al prezzo di un iphone

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mini eolico

Il modello di turbina eolica, in grado di produrre fino a 5kWh di elettricità al giorno, misura circa 3 metri e può fornire tutta l’energia di una casa, allo stesso prezzo di uno smartphone: US 899, e a seconda del Paese, mediamente, la spesa si ripaga da sola in due o tre anni di utilizzo.

La startup indiana che ha sviluppato questa tecnologia è Avant Garde Innovations e il suo obiettivo è generare energia elettrica pulita, a un prezzo possibile per milioni di persone che attualmente non hanno accesso alla rete convenzionale.

Vantaggi e fatti della turbina eolica accessibile

La vita utile di questa piccola turbina familiare è fino a 20 anni e funziona grazie al flusso dell’aria circostante con grandi prestazioni, sebbene sia in qualche modo condizionata al clima prevalente.

La stessa startup, tra le sue raccomandazioni per l’uso, menziona fattori come la posizione in cui verrà installata, nonché i dati sulla densità del vento nella zona e le condizioni del terreno dove andranno i suoi ancoraggi.

Per ottenere la prestazione ideale di 5kWh di potenza al giorno, la turbina deve ricevere almeno una velocità del vento non inferiore a 5,5 m / s. Nonostante queste limitazioni, AVATAR è una tecnologia sostenibile che è stata una rivoluzione nel paese a causa del suo costo e della portata in luoghi in cui altre tecnologie non raggiungono.

turbina eolica, energia pulita, energia rinnovabile

Stiamo parlando di un progetto che si avvera, di un modello sostenibile e di una turbina eolica in grado di cambiare il concetto di consumo elettrico che attualmente conosciamo. Motivi per cui questa promettente startup ha ricevuto numerosi premi in India, essendo considerata una delle migliori iniziative di energia pulita del momento.

Questo è un video della startup stessa in cui sono dettagliati tutti i vantaggi di questa energia pulita, rinnovabile e accessibile.

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