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Anche la Germania apre alla legalizzazione della cannabis

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Due politici di spicco in Germania hanno aperto alla legalizzazione della cannabis ricreativa riaccendendo un dibattito aperto in diversi paesi d’Europa. Intanto la Germania ha legalizzato la cannabis medica nel 2017 e sta compiendo le mosse necessarie per diventare il futuro leader di settore in Europa.

Zitti zitti potrebbero essere i tedeschi ad avviare la rivoluzione verde che ha contagiato l’America e che inevitabilmente arriverà anche in Europa. Parlando di legalizzazione infatti ormai non c’è più da chiedersi se sia giusto o sbagliato, ma quando arriverà.

Le ragioni economiche, che sono quelle che hanno portato ad oggi 11 dei 50 paesi degli Stati Uniti a legalizzare la pianta proibita, parlano la lingua universale dei soldoni e di centinaia di migliaia di posti di lavoro e non passerà molto tempo prima che i finti scrupoli morali vengano appianati dagli enormi profitti potenziali.

Noi preferiamo tenere alta la bandiera dei benefici sociali, che sono quelli che ci più convincono, anche se i soldi che in America vengono guadagnati con la cannabis legale e spesi per campagne di sensibilizzazione sugli stupefacenti, case per i senzatetto, borse di studio per gli studenti e le ricerche che raccontano come calino gli overdose da oppiacei, la violenza domestica e l’uso di armi, in questo sistema capitalistico hanno probabilmente meno fascino del dio denaro che tutto può.

Fatto sta che anche la CDU, il partito di Angela Merkel, ha aperto alla legalizzazione della cannabis.

E’ un partito di centro-destra che probabilmente è più abituato a guardare ai fatti e a scegliere per i cittadini, piuttosto che ripetere slogan vecchi di 50 anni che rimandano alla guerra alla droga di nixoniana memoria, sconfessata ormai da tutti, ONU compresa, oltre che dal paese che l’aveva inventata.

Germania che, partita molto in ritardo rispetto all’Italia, sta facendo tutte le mosse necessarie per diventare leader di settore nella cannabis medica, che è stata legalizzata nel 2017. Un mercato, quello della cannabis medica tedesca, che secondo le stime di Prohibition Partners potrebbe raggiungere la cifra di 7,7 miliardi di euro entro il 2028.

Intanto, dopo il bando governativo per selezionare le aziende che la coltiveranno, prevedono una produzione di 10 tonnellate l’anno entro il 2024. Noi a Firenze dopo 5 anni dovremmo arrivare a 300 chili nel 2020.

Intanto, secondo la testata Deutsche Well, “membri di spicco dell’Unione Democratica Cristiana al potere hanno iniziato a discutere apertamente di legalizzare la marijuana in Germania. La mossa sarebbe una svolta politica storica per il partito conservatore”.

Cosa sta accadendo? Che Marian Wendt (Cdu), vicepresidente del gruppo italo-tedesco al Bundestag e membro della Commissione Affari Interni, ha detto alla rete RND pochi giorni fa che: “La cannabis potrebbe essere resa legale per uso personale, ovviamente con produzione e distribuzione controllate”, specificando che: “Le risorse liberate nella polizia e nella magistratura dovrebbero essere utilizzate per combattere il commercio illegale”.

Qualche giorno prima Daniela Ludwig, che fa parte del partito CSU (Unione cristiano-sociale) considerato come il partito gemello della Cdu in Baviera, si era spinta oltre sostenendo che: “Dobbiamo smetterla con i dibattiti ideologici perché non è tutto bianco o nero, e in questo modo non andremo avanti nella discussione”.

Secondo la Ludwig, che è il nuovo commissario per gli stupefacenti, il focus della politica sulle droghe dovrebbe essere basato sulla praticità. “Alla fine della giornata, qual è il modo migliore per proteggere la salute delle persone, in particolare i giovani, e quale strada ha più senso per la situazione in questo paese?”

La risposta arriverà dalla politica, sperando che anche in Italia, dopo la formazione del nuovo inter-gruppo parlamentare formato al momento da 50 deputati, si possa seguire lo stesso sentiero, riproponendo la legge depositata in Parlamento nel 2016 da Radicali e Associazione Luca Coscioni, che avevano raccolto 68mila firme nel 2016, che si sono arricchite con altre 25 mila consegnate al presidente Fico il 23 ottobre, quando proprio i Radicali avevano organizzato una manifestazione per la legalizzazione davanti a Montecitorio.

Una discussione, quella sulla regolamentazione del mercato della cannabis, che sta animando diversi paesi europei come Spagna e Gran Bretagna, ma anche il Lussemburgo, dove il governo ha spiegato di voler studiare l’esperienza canadese, o la piccola Repubblica di San Marino, dove è stata approvata un’istanza d’Arengo, una sorta di legge di iniziativa popolare, che però dovrà essere discussa dal Parlamento.

https://www.fanpage.it/attualita/anche-la-germania-apre-alla-legalizzazione-della-cannabis/

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L’ultimo hamburger di McDonald’s venduto in Islanda compie 10 anni ed è ancora tutto intero!

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Vi avevamo già parlato della curiosa storia di un hamburger del McDonald’s conservato in Islanda in quanto ultimo panino venduto sull’isola da parte del noto fast food che ha poi definitivamente chiuso i battenti nel 2009. Oggi il suddetto hamburger ha compiuto 10 anni e, sorpresa (ma non troppo), non si è affatto decomposto e appare ancora intero!

L’ultimo hamburger con patatine venduto da un Mc in Islanda è diventato famoso in tutto il mondo in quanto è stato conservato ed esposto in una teca di vetro al Bus Hostel di Reykjavik.

A dare notorietà al panino è stato un fan di McDonald’s che ha deciso di acquistare e tenere il suo cibo preferito come ricordo, dato che il fast food non è riuscito (caso strano ma non unico) a rimanere aperto in questo paese e nel 2009 ha chiuso tutti e 3 i suoi punti vendita.

L’uomo, Hjortur Smarason, voleva anche capire se davvero gli hamburger di McDonald’s, come si vociferava, erano molto resistenti al tempo e non si decomponevano in fretta. E, dopo 10 anni, guardate voi stessi come appare oggi il panino che nel frattempo ha cambiato sede e si trova presso l’ostello Snotra House nel sud dell’Islanda.

Come si vede chiaramente dalle foto, non vi sono segni di muffa né di marciume e l’hamburger con le patatine appaiono ancora incredibilmente interi, quasi pronti per essere mangiati (ad essere maggiormente invecchiato è piuttosto l’involucro di carta!).

Tanti fan e curiosi che si recano in Islanda lo vanno a vedere come fosse una reliquia o attraverso il sito lo “ammirano” in streaming, ma la cosa di per sé non è poi così divertente, considerando che si tratta di un cibo che tante persone nel mondo consumano frequentemente.

E sapete che non è neanche l’unico caso? Un altro hamburger di McDonald’s si è conservato benissimo dal lontano 1995!

Fonte: Greenme.it

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Migliaia di Pettirossi sterminati per il famoso piatto ” Polenta con Osei “

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Pochi animali ispirano tenerezza come il pettirosso. Così piccolo e fragile, viene a svernare nel nostro Paese dopo un volo di centinaia di chilometri in cerca di riparo e qualche briciola di pane.

Specie protetta dalla Direttiva Uccelli, il pettirosso non dovrebbe essere cacciato. Eppure, di stagione in stagione, gli esemplari catturati, sparati e uccisi, non si contano più.

Migliaia e migliaia di esemplari che, spesso, invece di un riparo sicuro, finiscono per diventare l’ingrediente principale di uno dei tradizionali piatti del nord del Paese come la “polenta con osei“.

Così, in barba a leggi e regolamenti e divieti, anche il tenero pettirosso rischia di finire nella lista nera delle specie a rischio estinzione, insieme a quel canto che lo costraddistingue e che fa così tanto Natale.

“Quando sentite cantare un pettirosso, scrive in un comunicato affidato ai social il Centro Fauna Selvatica Il Pettirosso che ha diffuso le immagini che pubblichiamo, ricordatevi anche di loro. Di quelle migliaia di pettirossi che non potranno più farlo per colpa della vigliaccheria dell’essere umano”.

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Roberto Burioni attaccato da Del Gaiso per la sua posizione sull’omeopatia

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Il botta e risposta è avvenuto su Fb. Per il virologo è “minaccia inaccettabile”. Nel post, l’odontoiatra fanese promette al collega: “Presto avrai mie notizie”

Il professor Roberto Burioni ha denunciato su facebook di esser stato minacciato verbalmente da un collega fanese, il dottor Giovanni Del Gaiso, 72 anni, tesoriere dell’Ordine dei medici. Questi si è rivolto su fb al professor Burioni contestando l’assunto che l’omeopatia sia pari all’acqua fresca. Aggiungendo anche altro: «…sull’omeopatia puoi avere una tua opinione personale, per carità, siamo in democrazia. Ma quando attacchi i medici e metti in discussione la loro laurea e, colmo dei colmi, offendi un presidente di Ordine e tutti i medici che da almeno 30 anni lo eleggono presidente, non ci sto più. Ti ricordo, se sei un medico, che hai un codice deontologico da rispettare. Mi pare che tu abbia dimenticato alcuni articoli. E siccome appartiene al mio Ordine presto avrai mie notizie. Di solito evito di scrivere su fb ma oggi hai superato i limiti. Stammi bene e più calmo».

 

Il professor Burioni ha risposto così: «Giovanni Del Gaiso non è un antivaccinista, ma è un medico che mi minaccia con toni inaccettabili perché mi permetto di dire che l’omeopatia non ha plausibilità scientifica, che i preparati omeopatici non contengono nulla e che non hanno alcuna efficacia. Non è la mia opinione personale, lo dice la scienza, e chi pensa che sia una mia opinione ignora duecento anni di scienza. Giovanni Del Gaiso, si renda conto di che figura ha fatto di fronte al mondo».

Per il professor Roberto Burioni , non c’è medicina alternativa che tenga. Scrive nel suo ultimo libro ‘Omeopatia: bugie, leggende e verità’: « Così come una medaglietta raffigurante san Cristoforo incollata sul volante non è un ‘airbag alternativo’, così come un estintore pieno di cherosene non è un ’estintore alternativo’, la “medicina alternativa” non è nulla e, fino a prova contraria, non ha alcuna utilità nel mantenere o nel recuperare la salute. Per essere precisi, non esiste una ’medicina alternativa’: esistono invece pericolose quanto inefficaci alternative alla medicina tradizionale».

Il dottor Del Gaiso, odontoiatra, è il responsabile all’interno dell’Ordine dei medici di Pesaro e Urbino per le «Medicine Non Convenzionali». Forse non ha gradito l’ultimo libro di Roberto Burioni che attacca l’omeopatia, ma arrivare a scriverei che «avrai presto mie notizie» non è chiaro dove volesse andare a parare. Nel dubbio, Burioni l’ha classificata come «una minaccia inaccettabile».

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Appello per curare Pepa, il cane eroe che salvò un neonato abbandonato

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l bene che fai nella vita poi ti torna indietro. È così che la pensa chi fa volontariato: sarebbe bello  fosse così anche quando chi ha fatto del bene è un animale, il miglior amico dell’uomo.

Pepa, il cane che la primavera scorsa fiutò e rese possibile il ritrovamento di Giorgio, il neonato abbandonato nei pressi del cimitero di Rosolina, vicino Venezia.

«Pepa sta male, si è ammalata di un brutto tumore – racconta Sara, la figlia dell’anziana proprietaria – le cure sono molto costose e l’operazione complicata. Da sole non siamo in grado di affrontare questi costi, per questo abbiamo chiesto aiuto a tutti quelli che avevano esaltato il cane-eroe».

Il cane eroe ora sta male. E la comunità di Rosolina – ma non solo – si organizza per sostenere le spese mediche di Pepa, l’animale che, nell’aprile scorso, aveva “fiutato” ed individuato il piccolo Giorgio, il bebè di poche ore di vita abbandonato dalla madre nei pressi dell’obitorio del cimitero della città del delta del Po.

Proprio la curiosità di Pepa, attirata da quel cucciolo di uomo in fasce, dentro ad un borsone, che rischiava di morire di freddo e di fame, aveva consentito alla sua padrona, che quella mattina stava passeggiando, di dare l’allarme.

Subito, la corsa degli uomini del 118 e delle forze dell’ordine, con quell’infermiera, Giorgia, che per prima ha preso in braccio il bimbo, di appena 47 centimetri per poco meno di tre chili, fondamentali per salvare la vita del piccolo.

Una vicenda che aveva sconvolto Rosolina e il Polesine, generando un’ondata di emozione che, in breve, si è allargata ben oltre i confini della nostra provincia traducendosi in una toccante gara di solidarietà per aiutarlo. Ora, Giorgio è stato adottato e ha tutta una vita davanti per crescere felice e dimenticare quel terribile giorno.

Non sta bene, invece, Pepa. Il cane – così come il piccolo Giorgio – a Rosolina è rimasto nel cuore di tutti. E anche per questo, non appena in città e sui social si è sparsa la voce che l’animale stava male, sono iniziate le richieste di aiuto e i gesti di solidarietà per poterlo aiutare.

Su Facebook – proprio attraverso la pagina social della Voce di Rovigo – un rosolinese ha lanciato l’appello: “Pepa, il cane di Rosolina che ha trovato il bimbo appena nato vicino al cimitero, si è ammalata di un brutto tumore. Le spese per curarla sono altissime e i suoi proprietari non ce la fanno più. Facciamo una piccola raccolta fondi per aiutarla?”. In poche ore, sono state moltissime le condivisioni: è iniziata una nuova gara di solidarietà, per aiutare il cane eroe a continuare a vivere.

 

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Il Portogallo riduce l’IVA sulle bollette dal 23 al 6%. E in Italia?

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In Portogallo l’Iva sull’elettricità e il gas passa dal 23 al 6%. Buone notizie per i consumatori portoghesi che vedranno ridurre l’importo delle bollette, mentre in Italia si parla di aumentarla dal 10 al 24%.

La coalizione di sinistra alla guida del Portogallo dal 2015 ha preso una decisione tanto sorprendente quanto coraggiosa: dal 1° giugno prossimo l’Imposta sul Valore Aggiunto per luce e gas verrà ridotta dal 23% al 6%.

L’annuncio del governo portoghese arriva dopo aver ottenuto l’autorizzazione dall’Ue. Il Portogallo è uno dei paesi europei con l’IVA più alta di tutta l’Europa, specialmente dopo che il precedente esecutivo di destra aveva deciso nell’agosto 2012 di aumentare tale imposta al 23% entro pochi mesi dall’entrata in carica.

La misura favorirà gran parte dei privati, che hanno un contratto di 3 kilowatt e il consumo di gas naturale che non supera i 10.000 metri cubi all’anno. Di fatto, metà dei consumatori portoghesi vedrà la bolletta ridursi in media del 6%, secondo le prime stime. In particolare, a beneficiarne saranno 3,1 milioni di consumatori di elettricità (45% dei contratti) e 1,4 milioni di gas naturale (92% del totale).

La decisione del governo portoghese pone l’accento sulla Spagna con cui il Portogallo condivide il mercato all’ingrosso dell’elettricità. In altre parole, il prezzo al megawattora è quasi identico ma qui l’IVA sull’energia è pari al 21% a cui si aggiunge in fattura un ulteriore 5% come tassa speciale sull’elettricità, tariffa applicata dal 1997.

E in Italia?

Nel nostro paese, l’Iva sulle bollette elettriche, applicata al costo complessivo del servizio, è pari al al 10% per la fornitura luce a uso domestico mentre per tutti gli altri usi è al 22%.

In realtà, per il 2019 si paventava un rincaro fino al 24,2%. La Legge di Stabilità del 2015 aveva infatti introdotto un piano di salvaguardia dei conti dello Stato Italiano, puntando sull’aumento graduale dell’IVA. Dal 1° gennaio 2019, l’Iva avrebbe dovuto subire un incremento fino al 24,2%, pericolo finora scongiurato.

“quali misure urgenti intendano adottare, per evitare che le società erogatrici possano continuare impunemente ad applicare l’Iva anche sulle accise dovute allo Stato (calcolate sulle forniture di gas o energia), in assenza dell’azione collettiva o “class action”, che potrebbe permettere di azionare un unico giudizio per ottenere il risarcimento del danno subito da un gruppo di cittadini danneggiati dal medesimo fatto […]”.

A rispondere è stato il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, Davide Crippa che ha spiegato che l’Iva

“è un’imposta generale sul consumo che si ispira ad un modello europeo”, tracciato dalla direttiva 2006/112/UE che stabilisce (neretti nostri) “il principio secondo cui la base imponibile all’interno del Paese è rappresentata, per le cessioni di beni e la prestazione di servizi, da tutto ciò che costituisce il corrispettivo versato o da versare al fornitore da parte dell’acquirente, del destinatario o di un terzo”.

Difficile sperare in un calo come in Portogallo, l’unica cosa che possiamo augurarci è che non vi siano ulteriori rincari.

www.greenme.it

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Renzi in Arabia Saudita con i produttori di armi, bufera social: ‘Ipocrita’

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Il Financial Times scrive che Matteo Renzi il 31 ottobre era nella capitale saudita insieme ai ‘capi delle più grandi industrie di armi del mondo’.

di Domenico Camodeca (articolo) e Sarah Giannelli (video)

Secondo quanto riportato dal prestigioso quotidiano economico britannico Financial Times, tra il 29 e il 31 ottobre scorsi Matteo Renzi si sarebbe recato in Arabia Saudita per presenziare alla Future Investment Initiative tenutasi nella capitale Riyad.

Il fondatore di Italia Viva si sarebbe trovato in mezzo ai “cinque Presidenti e capi di alcune delle più grandi banche e industrie di armi del mondo”.

Una notizia, anche se non confermata ufficialmente dal diretto interessato, che ha scatenato un putiferio sui giornali e sui social network.

A puntare il dito contro Renzi è soprattutto il Fatto Quotidiano di Marco Travaglio, ma anche Tommaso Labate sul Corriere della Sera non ha mancato di sottolineare l’irritualità della scelta compiuta dal rottamatore che fino a qualche giorno invocava il blocco della vendita di armi alla Turchia di Erdogan, impegnata a bombardare i curdi siriani. Sui social, poi, la rabbia degli utenti si è riversata contro la sua presunta ipocrisia.

Matteo Renzi in Arabia, le accuse del Fatto: ‘Aveva chiesto il blocco della vendita di armi alla Turchia’

Matteo Renzi ospite della casa reale dell’Arabia Saudita per presenziare alla cosiddetta ‘Davos del deserto’, un incontro riservato ai politici e agli uomini d’affari più potenti del mondo.

Secondo quanto riferito dal Financial Times, il leader di Italia Viva si sarebbe trovato gomito a gomito con i “cinque Presidenti e capi di alcune delle più grandi banche e industrie di armi del mondo.

Nello specifico, il 31 ottobre l’ex Premier italiano sarebbe stato tra gli animatori del dibattito intitolato ‘What’s next in economic diplomacy and G20?’, vertice dei 20 Grandi del pianeta che si terrà proprio nel paese arabo il prossimo anno.
Insieme a lui c’erano il Ministro degli Esteri saudita Ibrahim Alassaf e tre ex Premier: il britannico David Cameron, l’australiano Kevin Rudd e il Francese Francois Fillon.
Renzi ha definito una “superpotenza” l’Arabia Saudita, ma su di lui si sono riversate le critiche del Fatto Quotidiano che lo accusa, in pratica, di aver modificato le sue “convinzioni in tema di armamenti e diritti umani”, considerato che, solo pochi giorni prima, aveva condannato senza sconti l’aggressione compiuta da Erdogan contro i curdi.

Le reazioni social: ‘Era meglio se rimaneva in Arabia Saudita’

Reazioni negative alla decisione di Matteo Renzidi recarsi nella penisola araba sono arrivate anche dai social network.

L’hashtag #ArabiaSaudita è divenuto subito trending. “Bene che la questione sia stata sollevata anche dal Corriere della Sera”, scrive qualcuno riportando i link dei pezzi di Corriere e Fatto dedicati all’argomento.
“È in Arabia Saudita a lodare il regime, infatti non è un selfie”, ironizza qualcun altro. “Leggo che ha avuto l’imprudenza di dire che l’Arabia Saudita è un super potenza – commenta invece un altro internauta – Sostenibilità? Si, sostiene l’unica super monarchia assoluta al mondo”. “Era meglio se rimaneva lì dove era in ottima compagnia”, propone invece qualcuno.
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Il Canada legalizza l’eutanasia per alcune categorie di bambini tra cui i disabili

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sanità pubblica italiana

I medici canadesi ora sono in grado di eutanizzare i bambini disabili, malati o morenti in base alle nuove leggi.

Il Canada ha appena introdotto una nuova legge che legalizza l’eutanasia per i genitori che vogliono che i loro medici uccidano i loro bambini malati, disabili o morenti. L’eutanasia in Canada è legale ormai da poco più di un anno, ma i pediatri hanno riferito di una “domanda crescente” di eutanasia di bambini e neonati, cosa che non era precedentemente consentita.

La legge canadese consentiva il “suicidio medico assistito” per malati terminali o adulti sofferenti che potrebbero legalmente “fare volontariato” per porre fine alla propria vita. Questa legge non è stata estesa ai bambini in quanto si ritiene che un minore non sia in grado di acconsentire alla propria morte.

Ora, la nuova legislazione passerà la responsabilità di morte consensuale ai genitori, permettendo loro di decidere se eutanilizzare il loro bambino.

[…]

Il CPS ha esaminato 1050 pediatri sulle loro esperienze di “assistenza medica nella morte”  e ha pubblicato un rapporto alla fine di ottobre. i medici hanno riferito di aver ricevuto richieste esplicite da parte dei genitori per l’eutanasia di 91 bambini.

Più della metà di queste richieste era rivolta a “neonati o bambini di età inferiore a un anno”. Altri 118 pediatri hanno avuto discussioni “esplorative” sull’eutanasia con genitori di 419 bambini.

Per quanto riguarda le richieste dei bambini stessi, 35 pediatri hanno riferito di discutere di eutanasia con 60 minorenni. Nove hanno riferito di aver ricevuto richieste dirette di eutanasia da 17 minori.

“Dato il panorama legislativo in evoluzione, è ragionevole prevedere che tali domande aumenteranno nel prossimo futuro”. Il CPS ha anche condotto un’indagine sull’attitudine all’eutanasia, con 574 su un possibile 1.979 membri, o il 29 percento, che ha risposto. Il 46% ha sostenuto eutanizzanti minori maturi che hanno “malattia progressiva o terminale o dolore intrattabile”.

Il 33% si è opposto a minori maturi eutanizzanti per qualsiasi motivo. I minori maturi sono bambini che sono presumibilmente in grado di comprendere la natura e le conseguenze del trattamento, e quindi giudicati competente a richiedere la morte per iniezione letale.

Lo studio del CPS ha suggerito che l’eutanasia non volontaria per i bambini “non competenti e / o gravemente disabili” morenti è accettabile.

Fonte: https://www.maurizioblondet.it

Articolo originale: https://news.nbcm.ca/

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Manovra: spunta una tassa su cartine e filtri per sigarette, per finanziare le sigarette elettroniche

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Il vertice di maggioranza sulla Manovra porta la legge di Bilancio, secondo Luigi Di Maio, a potersi dire “chiusa”. Il ddl prevede una nuova tassa su filtri e cartine per le sigarette “fai da te”. Dal testo sparisce invece l’aumento da 50 a 150 euro delle imposte di registro per chi acquista casa. Trovata l’intesa anche sulla flat tax per le partite Iva con l’inserimento di alcuni paletti a partire dal divieto di cumulo.

RIASSUNTO DELLE MISURE

L’obiettivo resta quello di chiudere entro il Ponte di Ognissanti, almeno entro venerdì, per mandare il testo in Parlamento entro l’inizio della prossima settimana. L’esame partirà dal Senato che al momento, però, non ha ancora aperto formalmente la sessione di Bilancio

Detrazioni al 19% per pagamenti tracciabili – Fino alla fine si cerca di limitare il proliferare di microtasse, invise anche a parte della maggioranza, e di dare una mano a famiglie e anziani: ecco quindi che si conferma la necessità di certificare le spese da portare in detrazione con i pagamenti elettronici (da quelle per lo sport dei figli ai funerali) ma senza includere ticket e acquisti in farmacia, dove si potrà continuare a pagare anche in contanti e a godere dello sconto fiscale del 19%.

Il 2020 vedrà per la prima volta anche una limitazione delle detrazioni in base al reddito: lo sconto scenderà per chi guadagna più di 120mila euro fino ad azzerarsi per chi supera i 240mila euro. Aumentare i pagamenti con la moneta elettronica rimane uno dei capisaldi della manovra, che stanzia 3 miliardi per il cashback che si tradurranno, secondo il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, in 100-200 euro di rimborso delle spese tracciabili per ogni consumatore.

Mezzo cent a cartina o filtro – Le cartine, le cartine arrotolate senza tabacco e i filtri funzionali ad arrotolare le sigarette saranno assoggettati ad imposta di consumo in misura pari a 0,005 euro il pezzo contenuto in ciascuna confezione destinata alla vendita al pubblico. L’imposta sul consumo “è dovuta dal produttore o fornitore nazionale o dal rappresentante fiscale del produttore o fornitore estero all’atto della cessione dei prodotti alle rivendite”, i tabaccai. Nessun intervento sulle sigarette elettroniche, sebbene vi fossero presupposti quantomeno per verificare la possibilità di liquidi più sicuri senza glicole propilenico.

Stretta sulle auto aziendali – Arriva una stretta fiscale sulle auto aziendali in “fringe benefit”: lo sconto al 30% del valore (ai fini fiscali) di auto e ciclomotori concessi in uso promiscuo, attualmente in vigore per tutti i dipendenti, dal primo gennaio scatterà solo per i veicoli in uso ad “agenti e rappresentanti di commercio”. Per gli altri dipendenti i mezzi in “fringe benefit” saranno calcolati per il loro valore pieno, stabilito, come si fa attualmente, su una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri annui e in base ai costi chilometrici indicati nelle tabelle dell’Aci entro il 30 novembre.

Da Quota 100 risparmi per 1,7 miliardi – Per gli anni 2020, 2021, e 2022, le risorse finanziarie iscritte in bilancio per l’attuazione delle disposizioni su Quota 100 “sono ridotte, in via ulteriore rispetto a quanto già previsto ai sensi della Nota di aggiornamento al Documento di economia e Finanza 2019, di 300 milioni di euro per l’anno 2020, 900 milioni di euro per l’anno 2021 e di 500 milioni di euro per l’anno 2022”. Gli accantonamenti di spesa ammontano complessivamente a 1,7 miliardi.

 

Le principali misure della Manovra

Tre soglie per il bonus bebé – Per i bimbi nati o adottati nel 2020 ci sarà un bonus bebé variabile in base all’Isee: sarà di 160 euro al mese per il primo anno di vita (o di adozione) fino a 7mila euro di Isee, 120 euro al mese fino a 40mila euro di Isee e 80 euro al mese per chi supera questa soglia. Per il 2020 vengono stanziati 348 milioni, che salgono a 410 nel 2021, anno in cui ci sarà un nuovo fondo unico. Il congedo per i papà passa da 4 a 7 giorni

Meno tasse per i lavoratori – Viene istituito il “Fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti”, con una dotazione pari a 3 miliardi di euro per l’anno 2020 e a 5 miliardi di euro annui a decorrere dall’anno 2021. Il ddl Bilancio non dà altri dettagli, rimandando ad appositi provvedimenti normativi che daranno attuazione agli interventi ivi previsti

Congelate spese per un miliardo – Come accaduto l’anno scorso, anche quest’anno l’esecutivo congela un miliardo delle spese previste “al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica”. I fondi potranno essere sbloccati, su proposta del ministro dell’Economia, con delibera del Consiglio dei ministri.

Plastic tax e sugar tax – Un euro al chilo per gli imballaggi in plastica. La sugar tax, che non colpirà le merendine ma le bevande analcoliche con aggiunta di zuccheri, imporrà di pagare 10 euro per ettolitro per i prodotti finiti e 0,25 euro per chilogrammo per i prodotti predisposti ad essere utilizzati previa diluizione. La tassa non verrà applicata alle siringhe e alle plastiche compostabili.

Stop al superticket – Come annunciato, il superticket scomparirà dal 1 luglio 2020. Il taglio viene compensato con un finanziamento di 185 milioni per il prossimo anno, che diventano 554 milioni a regime

Radio Radicale – Per l’emittente del partito radicale, che trasmette quotidianamente i lavori di Camera e Senato, erano previsti stanziamenti 8 milioni l’anno per il triennio dal 2020 al 2022. Ma, dopo l’opposizione di Luigi Di Maio, si è deciso di organizzare una gara nell’aprile 2020. Dovrebbero slittare di 12 mesi i tagli all’editoria previsti dal comma 819, art.1, della legge di Bilancio dell’anno scorso.

Duecento milioni per assumere 250 nuove toghe – Nella Manovra ci sono circa 200 milioni di euro destinati all’assunzione di 250 nuovi magistrati vincitori di concorso già bandito e per le relative progressioni di carriera, a partire dal 2020 e fino al 2029.

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Stop all’esportazione di tutte le armi italiane usate contro i bambini in Yemen. Firma la petizione.

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PETIZIONE SAVE THE CHILDREN YEMEN

APPELLO DI SAVE THE CHILDREN

Milioni di bambini stanno vivendo orrori indescrivibili a causa della guerra in Yemen. Colpiti per strada, bombardati mentre sono a scuola: sono bambini e bambine a cui è negata un’infanzia. Rimasti orfani, senza più una casa, senza più i propri cari. Tutto questo è inaccettabile.

Anche le armi fabbricate in Italia e vendute alla Coalizione Saudita sono utilizzate in Yemen per colpire la popolazione, case, villaggi, aree civili. Ecco perché ti chiediamo di firmare ora per fermare immediatamente l’esportazione di tutte le tipologie di armi italiane usate contro i bambini.

COSA STA SUCCEDENDO: IL CASO ITALIANO

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art. 11 della Costituzione Italiana).

Uccidere bambini in un conflitto è vietato dal diritto internazionale umanitario. L’Italia, è il primo tra i Paesi Europei ad aver ratificato il trattato internazionale sul commercio di armi (Arms Trade Treaty – Settembre 2013) che obbliga gli Stati a fermare l’esportazione di materiali di armamento verso Paesi che minano la pace e la sicurezza internazionale o che abbiano commesso violazioni dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario, o gravi crimini contro donne e bambini.

La legge italiana sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento (legge 185/90) proibisce l’esportazione verso paesi che violano i diritti umani.

Per proteggere i bambini in conflitto è quindi necessario e urgente fermare l’esportazione, la fornitura e il trasferimento di armi e altro materiale militare alle parti in conflitto dove c’è il rischio che queste vengano utilizzate in attacchi illegali contro i bambini.

Rapporti, foto e reportage realizzati in Yemen documentano che alcuni resti delle bombe esplose in zone civili, su case e villaggi in cui erano presenti famiglie con bambini, recavano il codice A4447 che riconduce ad una fabbrica di armi in Sardegna.

CASO RWM ITALIA

RWM Italia S.p.A. è una fabbrica di armamenti parte del conglomerato industriale tedesco della Rheinmetall. La principale attività è la produzione di sistemi antimine, munizioni e testate di medio, grosso calibro. La compagnia ha sede legale a Ghedi, Brescia e stabilimento produttivo a Domusnovas, in provincia di Carbonia-Iglesias, in Sardegna. L’utilizzo di ordigni della serie MK da 500 a 2000 libbre di fabbricazione italiana da parte dell’aviazione saudita è confermato dal Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen, commissionato dall’Onu: dai documenti risulta l’impiego in due attacchi nel Settembre 2016 sulla capitale Sana’a di bombe inerti marchiate con il codice identificativo A4447, che contraddistingue i prodotti della RWM Italia [1]. A questo si aggiunge il caso documentato da Mwatana, Rete Disarmo e ECCHR dell’8 ottobre 2016 in cui alle 3 del mattino una bomba di fabbricazione italiana è stata sganciata su un’abitazione civile occupata da una donna incinta, 4 bambini e il marito [2].

Aggiornamento del 13 settembre 2019. A seguito della Mozione Parlamentare votata il 26 giugno scorso il Parlamento ha sollecitato il Governo a fermare l’esportazione di bombe d’aereo e missili verso l’Arabia Saudita. A seguito di una dichiarazione Facebook dell’allora Vice Premier Luigi Di Maio, abbiamo appreso che il Consiglio dei Ministri in data 11 luglio ha recepito l’indicazione del Parlamento, sospendendo l’esportazione di bombe d’aereo e missili diretti verso l’Arabia Saudita. Sappiamo poi che la fabbrica produttrice delle bombe esportate verso l’Arabia Saudita ha ricevuto indicazioni dall’UAMA di fermare l’esportazione per un massimo 18 mesi. Rimaniamo ancora in attesa di un documento ufficiale e pubblico in merito. Inoltre rimane ancora fermo il fondo per la riconversione bellica previsto dalla Legge 185/90 che garantirebbe continuità produttiva agli stabilimenti coinvolti in questo commercio. Una risposta positiva e concreta del Governo, che ha bloccato la concessione di nuove licenze di export verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti e sospeso quelle in essere, non può essere buona solo a metà, limitandosi a questo, ma deve essere positiva anche per i lavoratori coinvolti e per le loro famiglie, fornendo le necessarie garanzie per il loro futuro e per quello dell’economia del territorio. Abbiamo infatti chiesto con forza sin dall’inizio al Governo e alle Istituzioni di attivare per davvero e pienamente, per questo caso, il fondo per la riconversione dell’industria bellica previsto dalla legge 185/90 sul controllo dell’esportazione di materiali di armamento e prevedere piani di valorizzazione e riqualificazione economica e ambientale del territorio del Sulcis-Inglesiente.

Chiediamo, quindi, che l’Italia fermi immediatamente l’esportazione di tutti i tipi di armamenti verso i paesi responsabili delle sei gravi violazioni dei diritti di minori in conflitto armato [3] e che si faccia promotrice di un’iniziativa globale per fermare questo commercio sulla pelle dei bambini in Europa e nel mondo.

Chiediamo al Ministro degli Affari Esteri di fermare immediatamente l’esportazione, la fornitura e il trasferimento di materiali di armamento alla Coalizione Saudita, armi che uccidono i bambini yemeniti e che quando anche sopravvivono, distruggono il loro futuro. Unisciti a noi.
Firma ora la petizione.

È inoltre necessario che il Governo fermi le esportazioni e le spedizioni di tutte le tipologie di armi non solo verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ma nei confronti di tutta la Coalizione (composta da: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Bahrein, Giordania, Senegal e Sudan) e verso ogni attore (statale o meno) che partecipa alle ostilità in corso in Yemen.

Chiediamo anche che l’Italia si faccia in promotrice, in seno al Consiglio Europeo, di un’iniziativa formale per giungere ad un embargo sugli armamenti diretti verso il conflitto in Yemen, come richiesto in numerose Risoluzioni votate dal Parlamento Europeo negli ultimi anni.

Chiediamo infine che le relazioni annuali presentate al Parlamento sul commercio e la vendita delle armi siano più trasparenti e permettano di avere informazioni dettagliate sulle tipologie di armi e i relativi destinatari.

COME PROTEGGERE I BAMBINI

Si stima che 1 bambino su 5 al mondo viva in situazioni di conflitto.

Un modo concreto per gli Stati di proteggere i bambini in conflitto è fermare l’esportazione, la fornitura e il trasferimento di armi e altro materiale militare alle parti in conflitto dove c’è il rischio che queste vengano utilizzate in attacchi illegali contro i bambini. Chiediamo, quindi, che l’Italia fermi immediatamente l’esportazione di tutte le tipologie di armamenti verso i paesi responsabili delle sei gravi violazioni dei diritti di minori in conflitto armato [5] e di violazioni del diritto internazionale umanitario. La legge italiana sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento (legge 185/90) vieta già l’esportazione di armi verso Paesi che commettono violazioni dei diritti umani.

Save the Children si sta inoltre attivando a livello europeo e internazionale per fermare l’esportazione di armi alla coalizione saudita e a tutti coloro che si sono resi colpevoli di gravi violazioni dei diritti dei bambini in conflitto. In particolare facendo pressione affinché si adotti e si rispetti l’Arms Trade Treaty (il trattato internazionale sul commercio di armi) che obbliga gli Stati a fermare l’esportazione di materiali di armamento verso Paesi che minano la pace e la sicurezza internazionale o che abbiano commesso violazioni dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario, o gravi crimini contro donne e bambini.

In riferimento all’esportazione di materiali di armamento verso l’Arabia Saudita l’Italia è il 3° esportatore [6] quindi bloccando l’esportazione verso questo Paese si potrebbe generare davvero un cambiamento nella vita di tutti i bambini Yemeniti. L’Italia è, inoltre, nella top 10 dei produttori di armi. La classifica vede il nostro Paese preceduto da grandi potenze mondiali come USA, Russia, Cina, Francia e Germania [7].

Ad oggi alcuni Paesi hanno già bloccato l’export di armi all’Arabia Saudita, tra questi: Austria; Belgio (parziale – ha revocato 4 licenze); Danimarca; Finlandia; Germania; Grecia; Norvegia e Svizzera.

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LA LEGGE ITALIANA

Dopo la revisione del 2013 (D.Lgs 22 giugno 2012 n. 105 e D.M. 7 gennaio 2013 n.19) della Legge 185/90 il testo normativo rende meno esplicito il divieto all’esportazione di materiali d’armamento verso paesi colpevoli di violazioni dei diritti umani nei conflitti armati, come ad esempio l’Arabia Saudita che attualmente, con armi italiane, bombarda lo Yemen. Come Save the Children siamo preoccupati dell’andamento di questo commercio che sempre più spesso finisce per avere conseguenze disastrose per i bambini.

Il commercio d’armi necessita di essere seguito con maggior attenzione a livello Internazionale viste le conseguenze che ha sulla vita dei bambini e di ogni struttura civile. Continue difficoltà di monitoraggio e interscambio di informazioni su quale sistema d’arma va a quale forza e perché rendono il commercio di materiali di armamento uno dei più difficili da tracciare.

Il Parlamento italiano e il Governo, attraverso il Ministero degli Affari Esteri, hanno un ruolo fondamentale nel controllo di questo commercio: il Ministero degli affari Esteri infatti, attraverso l’Autorità nazionale UAMA, ha la responsabilità di rilasciare le autorizzazioni all’esportazione di sistemi d’arma militari, nel rispetto della normativa italiana e internazionale vigente e deve presentare una relazione annuale al Parlamento.

Il Parlamento può e deve esercitare attivamente un controllo sulle autorizzazioni rilasciate.

Ad oggi le ultime relazioni presentate al Parlamento, pur essendo molto dettagliate (poco meno di 800 pagine) erano opache e non contenevano tutte le informazioni necessarie a tracciare il dettaglio della tipologia e della destinazione dei sistema d’arma italiani (tutte informazioni che l’UAMA è tenuta a presentare ma che ha inserito sotto una clausola di segretezza).

CONTESTO GLOBALE: COSA STA CAMBIANDO

Nell’ultima decade abbiamo assistito ad un aumento allarmante dei bambini uccisi, feriti o mutilati nei conflitti (Assemblea Generale della Nazioni Unite, Children and Armed Conflict: Report of the Secretary General, Maggio 2018). La guerra contemporanea si è modificata radicalmente con conseguenze disastrose per i bambini; in particolare nei seguenti elementi:

  • Crescente urbanizzazione delle guerre – Sempre più conflitti armati sono combattuti nelle città portando alla distruzione di strutture civili come case, scuole e campi da gioco; sempre più spesso tramutati in veri e propri campi di battaglia (International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018).
  • Utilizzo indiscriminato di armi esplosive in aree popolate – Nel 2017 i civili erano il 93% dei morti e dei feriti in attacchi con armi esplosive in aree densamente popolate – il numero più alto registrato da Action on Armed Violence dall’inizio del loro monitoraggio nel 2011 – un aumento del 38% rispetto all’anno precedente, e un 165% in più rispetto al 2011 (Action on Armed Violence, Monitoring Explosive Violence: The Burden of Harm, 2017)
  • Aumento dei gruppi armati non statali – a differenza dai militari di stato, questi gruppi non hanno una struttura gerarchica attraverso la quale formare i propri membri alle norme del diritto internazionale umanitario (IHL) (International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018). Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha indicato 57 gruppi armati non statali negli allegati al suo rapporto annuale sui minori e i conflitti armati per aver commesso gravi violazioni dei diritti dei minori in 20 paesi diversi.
  • Natura più complessa e protratta dei conflitti moderni – Durata del conflitto sempre più lunga, molti bambini non hanno conosciuto altro che la guerra rendendo sempre più complesso il loro recupero psico-fisico
  • Sempre più diffuso utilizzo dell’esternalizzazione della guerra per mantenere una distanza geografica dal fronte e ridurre i costi domestici del coinvolgimento diretto (ad esempio attraverso il supporto ad altre forze – gruppi armati o contractors & mercenari – e l’utilizzo di tecnologia come i droni)
  • La spesa militare è quasi duplicata dal 1998 arrivando a 1.74 trilioni di dollari nel 2017 (Fonte SIPRI: Military Expenditure Database), con un espansione nel commercio di armi e di materiale militare

Ad oggi sono 420 milioni i bambini che, nel mondo, vivono in aree di conflitto o in guerra (Rapporto Save the Children: war on children 2019). Alla luce di queste tendenze dobbiamo cercare un modo immediato e pratico per meglio proteggere i bambini in conflitto.

IMPATTO SUI BAMBINI

Impatto diretto – i bambini differiscono psicologicamente, anatomicamente e fisiologicamente dagli adulti nelle loro risposte alle ferite causate dai conflitti [16]. I bambini sono particolarmente vulnerabili agli effetti dell’utilizzo di armi esplosive e muoiono più facilmente come conseguenza di lesioni da esplosione [17]. Studi epidemiologici [18] dimostrano che le ferite da penetrazione (ad esempio da proiettili) al viso, alla testa, al collo, agli arti superiori e al tronco si riscontrano nell’80% dei pazienti minori, decisamente una percentuale più alta del 31% degli adulti [19]. L’esposizione prolungata al conflitto può inoltre causare ai bambini stress tossico con sintomi come ricominciare a fare pipì a letto, autolesionismo, tentativi di suicidio e comportamenti aggressivi o regressivi. Se non trattate, le conseguenze di lungo periodo dello stress tossico è molto probabile siano irreversibili causando danni alla loro salute fisica e mentale per il resto della vita [20].

Impatto indiretto – i bambini sono anche particolarmente vulnerabili all’impatto indiretto della guerra: la distruzione delle loro case e delle strutture civili (ad esempio tralicci elettrici, provviste di acqua potabile, strutture igienico sanitarie, mercati e scuole), la distruzione di servizi essenziali (inclusi i programmi di vaccinazione, i servizi sanitari e educativi) e l’insicurezza alimentare lasciano i bambini altamente vulnerabili alla malnutrizione, alle malattie, a problemi psico-sociali e alla deprivazione materiale che può minare il loro sviluppo con possibili conseguenze durature.

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Approfondimenti e link esterni:

  1. United Nations Security Council: Final report of the Panel of Experts on Yemen (Pagina 171/242)
  2. ECCHR: European responsibility for war crimes in Yemen
  3. United Nations Office of the Special Representative of the Secretary-General for Children and Armed Conflict: The Six Grave Violations
  4. United Nations Security Council: Children and armed conflict
  5. United Nations Office of the Special Representative of the Secretary-General for Children and Armed Conflict: The Six Grave Violations
  6. Dati Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) in riferimento al biennio 2016-2017
  7. Sipri: Trends in international arms transfers, 2017 Per l’esattezza l’Italia esporta il 2.5% delle armi di tutto il mondo. Prima di noi in classifica troviamo USA (34%), Russia (22%), Francia (6.7%), Germania (5.8%), Cina (5.7%), Regno Unito (4.8%), Spagna (2.9%) e Israele (2.9%). Chiude la classifica al decimo posto l’Olanda (2.1%)
  8. Revisione legge 185/90 Decreto 22 giugno 2012 n.105
  9. Revisione legge 185/90 D.M. 7 gennaio 2013, n.19
  10. Assemblea Generale della Nazioni Unite, Children and Armed Conflict: Report of the Secretary General, Maggio 2018
  11. International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018
  12. Action on Armed Violence, Monitoring Explosive Violence: The Burden of Harm, 2017
  13. International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018
  14. Sipri: SIPRI Military Expenditure Database
  15. Rapporto War on Children 2019
  16. Centre for Blast Injury Studies, Imperial College London, The Impact of Blast Injury on Children: A Literature Review, September 2017
  17. Quintana DA, Jordan FB, Tuggle DW, Mantor PC, Tunell WP. The spectrum of pediatric injuries after a bomb blast. J Pediatr Surg. 1997;32(2):307–11
  18. Bendinelli C. Effects of land mines and unexploded ordnance on the pediatric population and comparison with adults in rural Cambodia. World J Surg. 2009;33(5):1070–4
  19. Save the Children, Invisible Wounds: The impact of six years of war on the mental health of Syria’s children, 2017.

 

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