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A Trump il Santo Graal. “Sarà il Presidente USA che riporterà l’America a Dio”. Così aveva predetto nel 1980, l’eremita cattolico di Loreto, Tom Zimmer.

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Donald Trump è il presidente degli Stati Uniti d’America per volontà di Dio? E’ una domanda che in molti si stanno ponendo da quando padre Giacomo Capoverdi, nel 2017,  ha pubblicato un video nel quale racconta il suo incontro con l’eremita e mistico Tom ZimmerP. Capoverdi è un sacerdote di origini italiane appartenente alla Congregazione dell’Immacolata Concezione, incardinato nella diocesi di Providence, Rhode Island, Parrocchia di Sant’Agostino e, nel video, racconta che un suo amico medico italiano, Claudio Curran, negli anni ’80 gli disse che al suo prossimo viaggio a Roma sarebbe dovuto andare a Loreto a trovare Thomas Zimmer, un eremita laico e mistico cattolico di origini americane, il quale aveva predetto, oltre 30 anni fa, che Donald Trump sarebbe diventato il Presidente degli Stati Uniti d’America e che, per il suo mandato, sarebbe stato protetto dalla mano di Dio per salvare l’America e liberare il mondo dalle tenebre del male. Zimmer disse queste testuali parole nel 1983 a p. Capoverdi: <c’è un uomo che proprio ora, negli Stati Uniti, ha la mano di Dio su di lui … e Dio lo userà in futuro come Presidente degli USA, il suo nome è Donald Trump>.

Tanti anni fa quella profezia veniva poco creduta ma, oggi, assume una verità storica di grande valore escatologico e spirituale. Questo fatto destò l’interesse di un altro sacerdote, p. Bret Thoman che scrisse in tal senso un articolo il 3.6.2017, pubblicato sul suo blog postando anche il video di p. Capoverdi. Sempre nel 2017 è stato pubblicato anche il libro “God and Donald Trump” di Stephen E. Strang dove si ripercorrono alcuni passaggi raccontati nel video di p. Capoverdi che ha avuto migliaia di visualizzazioni.

http://stfrancispilgrimages.com/blog/tom-zimmer-the-hermit-of-loreto

P. Bret è un francescano che, a quel tempo, stava proprio a Loreto e si interessò su Tom Zimmer, andando alla ricerca di sue notizie, chiedendo ai frati francescani della Basilica di Loreto e, nel marzo 2017, fece visita al dott. Antonio Leonardo MontuoroCavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme ed anche un laico consacrato all’Ordine Francescano Secolare di Loreto, il quale gli rispose che non era sorpreso di questa premonizione su Donald Trump, perché Thomas, spesso, aveva fatto tali dichiarazioni privatamente, seppur solo a persone che conosceva e che si fidava spiritualmente.

Antonio L. Montuoro con l’Arcivescovo di Loreto, S.E. Fabio Dal Cin

Montuoro era stato per oltre 20 anni il presidente della Casa di Riposo e Residenza Protetta “Oasi Ave Maria”, sita a Loreto, dove Tom Zimmer era ospite da molti anni, fino al 25.09.2008, giorno in cui ripartì per tornare in America all’età di 82 anni, fortemente voluto e desiderato dai suoi parenti che lo ospitarono in una Casa di Riposo per Veterani di guerra. Thomas partì convinto e felice, ma dopo circa 6/8 mesi, la nostalgia di Loreto prevaleva su tutto, telefonando a  Montuoro per sapere se poteva ritornare a Loreto ed essere ancora ospitato nella Casa di Riposo. Thomas ricevette una risposta affermativa anche se, vista la veneranda età, la sua ripartenza era condizionata dalla volontà dei parenti.

Purtroppo, Tom Zimmer morì il 10.09 2009 in America. La sua morte fu ricordata con una Santa Messa nella cappella della Casa di Riposo di Loreto e con un necrologio sul giornale “Il Messaggero della Santa Casa di Loreto”, pubblicato nel n° 2 del febbraio 2010, così riportato: <In memoria di Tom Zimmer. Diamo annuncio della morte del devoto zelatore della Congregazione Universale della Santa Casa di Loreto Mr. Tom Zimmer, di nazionalità americana, avvenuta in data 10 settembre 2009, alla veneranda età di 83 anni…Lo si vedeva spesso pregare devotamente in Santa Casa, dove trascorreva gran parte del suo tempo a Loreto. Un uomo colto e profondamente devoto…>. Tom che in realtà a Loreto era conosciuto come Thomas – ci tiene a precisare Montuoro – ha ricevuto un secondo spazio nello stesso giornale “Il Messaggero della Santa Casa di Loreto” sul numero 4 del 2018, commemorandolo con queste parole: <Una piccola statua della Madonna di Loreto sulla tomba di Thomas Zimmer. Molti ricorderanno la figura di Thomas Zimmer che ha trascorso lunghi anni a Loreto, sostenuto quotidianamente in prolungata e devota preghiera nel santuario, in special modo nella Santa Casa, diventata, a così dire, la sua seconda abitazione… A ricordo della sua vivissima devozione verso la Madonna di Loreto e la sua Santa Casa sulla tomba è stata collocata una piccola statua della Madonna di Loreto, dove si recano a pregare i suoi ammiratori>.

Thomas era un uomo di profonda preghiera, un carattere mite, silenzioso e poco esigente – ricorda Montuoro– Spesso venivano amici a prenderlo la mattina per riportarlo la sera rientrando intorno all’ora della cena, venendo ospitato spesso a pranzo sempre dagli amici, ma il maggior tempo amava trascorrerlo nella Basilica della Santa Casa, partecipando alle cerimonie eucaristiche, incontrando pellegrini, pregando e distribuendo immagini religiose che riusciva a procurarsi da amici che lo rifornivano con devozione.

Tom in Basilica a Loreto, in preghiera

Thomas raccontava con molta riservatezza le sue profezie e, un girono – ricorda Montuoro – mi recai nella sua camera, perché l’addetta alle pulizie si era lamentata che vi erano molti libricini di preghiera e immagini religiose sia sui mobili che sotto il letto, rendendo difficile effettuare le pulizie quotidiane. Pregammo prima e poi parlammo a lungo, giusto per potermi poi introdurre nel problema che gli feci presente e, a malincuore, Thomas accettò di trasferire i molti libretti di preghiera  e le tantissime immagini ricevute in quei giorni, nei locali di deposito posti al piano terra, rimanendo il tutto a sua disposizione per l’occorrenza. Era tanto devoto che ogni immagine ed ogni libretto di preghiera erano per lui una fonte di devozione e di divulgazione della parola di Dio. Pregava tanto e con profonda devozione, lo si vedeva in Basilica sempre chinato o inginocchiato nella Santa Casa di Loreto, attirando involontariamente l’attenzione dei pellegrini per il suo sorriso e lo sguardo dolce e accogliente sforzandosi a sollevare il capo, alzando un po’ la schiena ormai piegata da una vistosa e caducea postura, accentuata dall’anziano ed esile corpo, che però, esaltava l’alta statura di Thomas.

Mi confidò un giorno della sua premonizione, che oggi  è una profezia che si adempie su Donald Trump – prosegue Montuoro – dicendomi Thomas, che nel 1983, in occasione del Giubileo della Redenzione indetto da Giovanni Paolo II, sentì la necessità di acquistare un mattone della Porta Santa in Vaticano, facendo incidere il nome di Donald John Trump. Devo essere sincero – afferma Montuoro – non diedi molto peso a questa premonizione perché quando mi fece la confidenza, nei primi anni del 2000, non destava interesse il nome di Trump, conosciuto più per essere un uomo d’affari che un uomo di Dio. Ma il tempo ha dato ragione all’illuminato profeta adempiendosi appieno la sua visione, rafforzata da quei segni religiosi a cui spesso, Trump, fa riferimento, sorretto da sua moglie che, in qualità di First lady, ha molto colpito allor quando, nel 2017, nel primo intervento pubblico del neo Presidente, Melania ha preso la parola recitando il Padre Nostro, dichiarando: «Mi impegnerò pubblicamente per tutte le donne e i bambini del mondo».

Thomas Zimmer detto Tom

Ho scritto in questi giorni in Vaticano alla Fabbrica di San Pietro e al Vicariato – afferma Montuoro – per risalire al quel mattone ordinato da Thomas. Anche se non sarà necessaria alcuna prova sulla profezia ormai adempiuta, sarà lunga e difficile la ricerca, ma mi impegnerò personalmente per ritrovare traccia di quel mattone del 1983, con incisa la scritta profetica: “Donald John Trump”.

Thomas Zimmer durante la sua permanenza a Loreto, conobbe nella Casa di Riposo un anziano Gran Precettore dei Cavalieri Templari, anch’egli ospite dal 2006 e, questi, aveva conservato per decenni il Santo Graal in opalina di vetro che, guarda caso, voleva donare proprio al Presidente degli Stati Uniti, a condizione che egli avesse promosso e praticato la pace nel mondo. Scrisse anche il 21 marzo del 2007 una mail a John Kerry dicendo che come Templari italiani avrebbero sostenuto anche economicamente il futuro candidato alla presidenza, a patto però, che assumesse impegno di praticare la pace e non più la guerra. A rispondergli fu Ted Kennedy nella sua qualità di incaricato alla campagna elettorale congressuale. Il Gran Precettore fece, in tal senso, anche alcune interviste che vennero riprese sui giornali dell’epoca ma, a quel tempo, evidentemente, non era stato ancora eletto quel presidente “voluto e scelto da Dio” per promuovere la pace nel mondo

L’Anziano Cavaliere Templare morì a Loreto nel 2011 nominando a vita un Custode del Santo Graal. Il Sacro Calice venne recuperato nel 1963 con l’aiuto di papa Giovanni XXIII e, nel 2000, in occasione del viaggio a Gerusalemme, papa Giovanni Paolo II volle portare con se il Sacro Calice per una Santa Messa nel Cenacolo e per una prova divina sul Golgota, restituendolo  al suo ritorno per essere custodito segretamente, fino alla fine dei Tempi che precedono la Parusia.

Una sera del 2017, il Cavaliere e Zimmer, si intrattennero nel salone della Casa di Riposo parlando del Santo Graal e della profezia di Thomas fatto che, in precedenza, aveva già raccontato al Cavaliere Templare. Per caso – conferma Montuoro – ero li presente  intrattenendomi con i due personaggi spiritualmente toccati nella loro missione, seppur per vie diverse e per volere dello Spirito Santo. Ebbene – ricorda Montuoro – l’ anziano Cavaliere Templare esclamò che il Santo Graal bisognava metterlo a disposizione del futuro presidente degli Stati Uniti, non appena si sarebbe adempiuta la profezia, ricevendo il pieno consenso e la benedizione di Thomas.

La Firs Lady Melania Trump

Sarà un caso guidato dall’alto, ma da poco è uscito nelle librerie il libro “La Profezia del Santo Graal” autore proprio il francescano Cav. Antonio Leonardo Montuoro che descrive quel Sacro Calice conservato insieme alla Boccetta in opalina di vetro di Giuseppe d’Arimatea dove raccolse sul Golgota il sangue di Cristo crocifisso e, nel trattare della Teo Intelligence, affronta tutte le tematiche legate al Deep State, alla corruzione dilagante e alla scandalosa pedofilia, il tutto in linea con le parole della First Lady Melania. ( www.laprofeziadelsantograal.it )

Nel libro si affrontano varie tematiche sulla pace e la spiritualità, legata proprio al Santo Graal che, in questi tempi escatologici, potrebbe veramente essere messo a disposizione di Donald Trump e, in caso di rielezione a novembre 2020, questo sarà il segno inequivocabile di una profezia non solo adempiuta, ma che riconferma la ferma “Volontà della mano di Dio” verso questa umanità smarrita. Una eventualità che, se si compirà, ha già avuto la condivisione e l’approvazione dell’attuale Custode del Santo Graal che, con gran fervore, metterebbe a disposizione il Sacro Calice per una Santa Messa di riconciliazione  e di redenzione, in onore della rinnovata missione del Presidente USA, possibilmente concelebrando, con la presenza dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, alla luce della recente lettera/appello inviata a Trump, nella quale già anch’egli riconosce all’uomo e al Presidente, un valore spirituale e una missione divina.

 

A causa della mascherina, 13enne asmatica intossicata dall’anidride carbonica

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“L’uso costante della mascherina chirurgica, magari indossata anche in circostanze inappropriate, può aver contribuito a una sovraproduzione di anidride carbonica che, in presenza di patologie respiratorie, può avere conseguenze gravi se reintrodotta nell’organismo”. Lo hanno detto i medici dell’ospedale Regina Margherita di Torino ai genitori di una 13enne aostana, dimessa dopo due settimane di coma durante le quali ha rischiato di morire.

La ragazzina soffre di asma e un giorno, verso la fine di maggio, durante un attacco si era sentita peggio del solito: “Mi manca il fiato, non  respiro”, aveva detto alla madre che resasi conto del pericolo aveva allertato immediatamente il 118.

Una crisi respiratoria subito giudicata grave dai sanitari del ‘Parini’ che, dopo averla presa in carico e verificato che non soffrisse di altre patologie, avevano trasferito d’urgenza la 13enne all’ospedale torinese.

Qui la giovane aostana è rimasta per due lunghe settimane, mentre i genitori disperati, che non potevano incontrarla a causa del rigido protocollo anti Covid-19, hanno fatto la spola tra Aosta e Torino praticamente tutti i giorni a turno per essere informati sul posto dell’evolversi della situazione.

I medici del reparto di Terapia intensiva del Regina Margherita hanno salvato la vita alla ragazzina, che ha risposto positivamente alle cure e dopo essere stata intubata e sedata farmacologicamente ha ripreso lentamente a respirare autonomamente, fino al giorno fatidico delle dimissioni dall’ospedale.

E quel giorno i medici hanno rivelato ai suoi genitori che a causare la crisi respiratoria era stata non una carenza di ossigeno ovvero la mancanza di aria nei polmoni, ma l’aver respirato troppa anidride carbonica ‘autoprodotta’, ovvero generata dalla stessa attività respiratoria della ragazza, complicata peraltro dall’utilizzo forse eccessivo della mascherina chirurgica a protezione dal coronavirus: uscendo dalla bocca la sostanza tossica ha incontrato la barriera generata dal tessuto. Questi fattori, unitamente alla patologia asmatica, hanno dunque generato la crisi.

“Quanto ci hanno spiegato i competenti sanitari torinesi – confermano i familiari della tredicenne –  ci ha sorpreso e preoccupato ma ora la cosa più importante è che nostra figlia si sia salvata e possa tornare a vivere normalmente pur nella consapevolezza della malattia. La mascherina? Staremo attenti, ma soprattutto è lei che ora ha capito che un uso errato del dispositivo di protezione dal Covid-19 può avere, su chi soffre di asma, effetti collaterali terribili”.

Confezioni di gamberi surgelati ‘positive’ al Covid-19: la Cina sospende le importazioni

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gamberi coronavirus

A riferirlo è Quotidiano del Popolo di Pechino e la conferma arriva responsabili del Meccanismo congiunto di prevenzione e controllo dei rischi di epidemia. Sarebbero tre imballaggi esterni di gamberi prodotti da imprese dell’Ecuador quelli risultati positivi, fermati in due dogane diverse.

n un controllo di routine le Dogane cinesi hanno rilevato la presenza di  un contagio da coronavirus sulle confezioni di gamberi bianchi congelati arrivati dall’Ecuador.

Lo riferisce oggi il Quotidiano del Popolo di Pechino. In una conferenza stampa del Meccanismo congiunto di prevenzione e controllo dei rischi di epidemie, precisa il giornale, i responsabili hanno confermato che il 3 luglio scorso, nella dogana di Dalian è stata rilevata la presenza di Covid-19 nella parete interna di tre campioni di imballaggi esterni di gamberi bianchi congelati prodotti da imprese dell’Ecuador.

La positività, provata utilizzando acido nucleico, ha permesso anche di identificare il Covid-19 in altri due campioni dello stesso prodotto, sempre proveniente da esportatori ecuadoriani, nella dogana di Xiamen.

I responsabili cinesi hanno invece assicurato che le prove di acido nucleico effettuate sui gamberi stessi hanno dato risultato negativo in tutti i casi.

Come risultato di quanto accaduto, e con l’obiettivo di proteggere la salute dei consumatori, l’Amministrazione generale delle Dogane cinesi ha deciso di “cancellare la registrazione delle tre imprese ecuadoriane coinvolte, sospendendo l’importazione e l’esportazione dei prodotti di queste imprese e adottando misure per restituire, o distruggere, i prodotti temporaneamente bloccati”.

www.ilfattoquotidiano.it

Coronavirus, Speranza: divieto di ingresso in Italia da 13 Paesi a rischio

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speranza voli

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, sentiti i ministri degli Esteri, dell’Interno e dei Trasporti, ha firmato un’ordinanza che dispone il divieto di ingresso e di transito in Italia alle persone che nei quattordici giorni antecedenti hanno soggiornato o sono transitati nei seguenti Paesi:

Armenia

Bahrein

Bangladesh

Brasile

Bosnia Erzegovina

Cile

Kuwait

Macedonia del Nord

Moldova

Oman

Panama

Perù

Repubblica Dominicana

Al fine di garantire un adeguato livello di protezione sanitaria, informa il ministero, sono sospesi anche i voli diretti e indiretti da e per i Paesi sopra indicati.

“Nel mondo la pandemia è nella sua fase più acuta. Non possiamo vanificare i sacrifici fatti dagli italiani in questi mesi. È per questo che abbiamo scelto la linea della massima prudenza”, ha sottolineato il ministro dopo la firma dell’ordinanza.

 

Seconda ondata in Serbia: Vucic impone il lockdown. La gente si ribella e assalta il Parlamento…E’ rivoluzione!

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Primi fuochi di rivolta delle popolazioni contro le strumentalizzazioni dei governi sull’epidemia da nuovo coronavirus. Ieri in Serbia è stata una notte di guerra con migliaia di persone che hanno assaltato il Parlamento a Belgrado, facendo temere il peggio per la sicurezza del premier.

Le proteste sono scoppiate a seguito della decisione delle autorità del divieto di uscire nei fine settimana, misura ritenuta esagerata dalla gente che non ci sta a farsi rinchiudere di nuovo.

Secondo i manifestanti, si tratta di esagerazioni che hanno come fine quello di far crescere la domanda del vaccino prodotto dalle multinazionali.

I numeri non giustificano altri lockdown

Vucic, presidente serbo, molto vicino agli ambienti delle corporazioni farmaceutiche, ha motivato la decisione parlando di ospedali pieni e di una seconda ondata, ma sta di fatto che i decessi (la cui attribuzione al virus è tutta da decrifrare) sono stati 13 nelle ultime ore e dall’inizio della crisi appena 331 su poco più di 16.000 contagiati. La gente non ci sta e non intende farsi rinchiudere di nuovo.

Se basta una manciata di decessi per chiudere una Nazione qualcosa non funziona più come dovrebbe nel rapporto democratico tra popoli e Istitutizioni.

La domanda che tutti si pongono è: il presidente Vucic è dalla parte del popolo o sta facendo gli interessi delle multinazionali? Troppo facile pensare a queste misure come ad un ricatto del tipo, volete essere di nuovo liberi di muovervi e allora vaccinatevi. Un ricatto al quale la gente non intende accettare.

Un’altra domanda inquietante sovviene: fino a quando polizia ed esercito saranno disposte a proteggere i governi a fronte di una situazione che, nella realtà, non appare emergenziale?

Se in Serbia è stata attuata una prova per capire come le masse avrebbero reagito a nuovi lockdown, non è da escludere che eguali reazioni si abbiano anche in altri Paesi ove i governanti pensino di attuare la stessa strategia. In Serbia la situazione è ancora lontana dal tornare normale…

Il pensiero va all’Italia dove il tam tam emergenziale dei media non si è mai fermato. Ora i problemi sono i focolai, che secondo i giornali stanno scoppiano ovunque, ma gli ospedali continuano a restare vuoti.

Gli italiani, più dei serbi, non accetteranno mai un nuovo lockdown, poichè agli occhi della gente che non vede e non percepisce alcuna situazione grave, ogni misura di questo genere si presenta solo finalizzata a far propaganda di vaccini per le multinazionali.

Coronavirus, fiducia Zangrillo: “Seconda ondata? Credo che il virus si possa fermare qua, ecco perché”

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Il prorettore dell’Università San Raffaele di Milano: “Si è ridotta la forza letale del virus, perché la correlazione tra carica virale e capacità di produrre malattia (anche grave) è dimostrata. Qualcosa sta accadendo a livello delle proteine di superficie del virus: le stesse modificazioni che lo rendevano molto letale tre mesi fa, adesso lo rendono meno aggressivo”.

Coronavirus, com’è la situazione in Italia oggi come oggi? A che punto è l’epidemia? ”La capacità del virus di produrre malattia è uniformemente scomparsa nel contesto nazionale. È un’evidenza dalle cartelle cliniche”.

Lo dice Alberto Zangrillo, Prorettore dell’Università Vita e Salute del San Raffaele di Milano, in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale sottolinea che “in questo momento” tutti gli indicatori volgono al bello, grazie alle misure adottate come ”il lockdown, il distanziamento e le mascherine, che hanno sicuramente contribuito ad abbassare la carica virale, ma si è ridotta anche la forza letale del virus, perché la correlazione tra carica virale e capacità di produrre malattia (anche grave) è dimostrata. Qualcosa ha fatto anche il virus, però: l’interazione tra Sars-CoV-2 e l’ospite ha prodotto un cambiamento che ci ha favorito”.

Zangrillo è stato tra i primi che, sulla scia dei dati molto incoraggianti sull’andamento dell’epidemia in Italia, ha cercato di ridimensionare i rischi e la gravità dello scenario attuale nel nostro paese. Il suo parere su cosa aspettarsi in autunno è un’iniezione di fiducia: ”Tutti attendono l’arrivo della seconda ondata, io credo invece che il virus si possa fermare qua.

Quanto ai due focolai in Veneto, credo che abbia ragione il presidente Zaia a voler esercitare il controllo sui cluster e impedire che chi è oggetto di sorveglianza possa sfuggire: è la base della prevenzione. Oltretutto ho saputo dal Governatore che si è trattato di un imprenditore che è andato in giro consapevole di non stare bene. Se si è aggravato, poi, dipende anche dalla carica virale che ha contratto in Serbia e che può essere più elevata di quella che circola in Italia’.

”Non l’ho mai negato che il virus circoli ancora – continua Zangrillo – Tutti i virus circolano, a maggior ragione questo. Sta circolando negli Stati Uniti e in Italia nei focolai, ma qui circola in modo ‘benigno’. In questo momento in Italia ha esaurito la sua forza letale, perché sta facendo quello che fanno tutti i virus, cioè adattarsi al suo ospite.

Come si sta modificando il virus del covid 19

Probabilmente nella sua evoluzione adattativa sta anche modificando alcune sue caratteristiche. Questo non vuol dire che sia mutato, ma qualcosa sta accadendo a livello delle proteine di superficie del virus: le stesse modificazioni che lo rendevano molto letale tre mesi fa, adesso lo rendono meno aggressivo”.

Negli Usa, prosegue Zangrillo, ”il virus circola soprattutto tra i giovani, perché l’età media si è abbassata. Aumentano le ospedalizzazioni perché il fenomeno di elevata contagiosità porta comunque a sviluppo di malattie delle prime vie aeree che devono essere tempestivamente monitorate e curate, ma il fatto che non sia ancora aumentata la letalità è perché probabilmente anche lì il virus, pur dotato di alta contagiosità, non è in grado di produrre quella virulenza che portava sempre a malattia grave.

Se per caso la curva dei decessi iniziasse a risalire, bisognerebbe riconsiderare l’ipotesi”. Tornando all’Italia, ”tutti coloro che entrano in ospedale – dice Zangrillo – vengono sottoposti a tampone, quindi c’è una coorte di potenziali nuovi positivi dovuta a questo screening, poi ci sono i controlli casuali e le situazioni che richiedono una particolare attenzione, come i mattatoi, piuttosto che le aziende di logistica o che favoriscono il lavoro in ambienti chiusi.

Arrivare a zero casi è praticamente impossibile ora, perché il virus sta ancora circolando, ma possiamo riprendere le nostre attività perché abbiamo imparato come comportarci. Credo che abbiamo il 50% di possibilità che il coronavirus ad autunno se ne vada.

Se così non fosse, quel che temo di più è aver perso tempo a organizzare strutture e infrastrutture invece di rimettere in equilibrio il rapporto tra l’ospedale e il territorio.

Chi lavora sul territorio e in prima linea negli ospedali deve pretendere che gli ammalati vengano ricoverati subito, perché quel che abbiamo capito è che, in assenza di una terapia specifica, le cure che abbiamo devono essere adottate con tempestività”.

Crisanti è più pessimista di Zangrillo

Sulla possibile seconda ondata di coronavirus altri esperti come Andrea Crisanti hanno espresso maggiori dubbi: “L’Italia non è in bolla protetta: è comunque a rischio, un rischio che aumenterà con la stagione autunnale e invernale. Quindi certi comportamenti seppur deprecabili che oggi non si associano a un rischio elevatissimo, grazie al caldo, all’uso di mascherine, ci vengono perdonati.

Ma a ottobre o novembre spero si ci sia una ripresa dell’attenzione” ha detto a più riprese nei giorni scorsi il direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera di Padova. “La situazione – ricorda – è migliorata rispetto a 2 mesi fa, abbiamo un numero ridotto di infezioni che non danno malattia grave.

C’è una diffusa euforia fra le persone che hanno fame di ritorno alla normalità confortate dal numero esiguo di casi. Non si possono biasimare queste persone, ma la situazione della pandemia non è migliore di quella italiana di 3 mesi fa”.

“Serve consapevolezza, il virus è ancora tra di noi e il pericolo non è finito – ha anche detto Crisanti – Noi dobbiamo interrogarci se siamo preparati a spegnere sistematicamente i focolai che via via si manifesteranno e che con l’autunno e l’inverno sicuramente avranno dimensioni e frequenza maggiori. Dobbiamo insistere e incalzare il governo e le autorità regionali a essere preparati, più saremo preparati più saremo pronti a convivere per un paio d’anni con la dinamica di questo virus, fino a che un vaccino speriamo arrivi. Dobbiamo attrezzarci con consapevolezza.

Quello che è accaduto all’inizio dell’epidemia è in qualche modo perdonabile perché ci ha colto di sorpresa ma riprodurre la stessa situazione a ottobre-novembre sarebbe imperdonabile. E l’Italia non credo possa permetterselo”. Punti di vista differenti di due dei massimi e più ascoltati esperti italiani.

Speranza valuta Tso per chi è positivo al virus e rifiuta le cure

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Così il ministro della Salute parlando del caso dell’imprenditore veneto ‘untore’. “Faremo test nelle scuole”.

“Sto valutando con il mio ufficio legale l’ipotesi di trattamenti sanitari obbligatori nei casi in cui una persona deve curarsi e non lo fa”: lo ha riferito a Repubblica il ministro della Salute Roberto Speranza, parlando del caso dell’imprenditore veneto che ha rifiutato le cure ed è andato in giro pur essendo positivo al coronavirus.

“Ma attenzione”, ha aggiunto il ministro, “il mio giudizio su come si sono comportati gli italiani in questa crisi è positivo, senza questa sintonia di fondo tra le misure adottate e i comportamenti individuali noi non avremmo piegato la curva”.

Per Speranza “l’unico strumento che funziona e ha funzionato” resta “la persuasione” per “far capire a tutti che finché il virus sarà attivo dovremo rispettare le tre regole rimaste: mascherina, distanziamento fisico di almeno un metro senza assembramenti e rispetto delle regole igieniche a partire dal lavaggio delle mani”.

“Ci saranno test sierologici sui lavoratori, molecolari sulla popolazione scolastica”: continua il ministro. A suo avviso occorre recuperare “una relazione organica costante della prevenzione sanitaria con la scuola”. “Ho proposto alle Regioni che questo modello venga ripristinato”, ha aggiunto alludendo alla medicina scolastica introdotta da una norma del 1961 e superata negli anni ’90.

fonte: HuffingtonPost.it

La pandemia ha causato un crack da 2 miliardi all’industria dell’olio Made in Italy

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crack olio italiano

La pandemia ha causato un crack da 2 miliardi all’industria dell’olio Made in Italy
„La Coldiretti chiede un piano di investimenti pubblici e privati per sostenere le esportazioni e il settore in generale“.

L’emergenza coronavirus ha causato un crack da 2 miliardi di euro all’olio d’oliva Made in Italy a causa della riduzione delle vendite dovuta alla chiusura forzata di bar, ristoranti e agriturismi, ancora alle prese con una difficile ripartenza, degli ostacoli alle esportazioni e dell’azzeramento delle presenze turistiche.

Impatto devastante

È quanto emerge da un’analisi della Coldiretti diffusa in occasione dell’assemblea di Unaprol, la principale organizzazione di aziende olivicole. A pesare sul comparto è stato soprattutto il blocco del canale della ristorazione, che rappresenta uno sbocco importante per l’olio sia in patria che all’estero.

Un impatto devastante a livello economico, occupazionale e ambientale per una filiera che conta oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia ma anche il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp), con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varietà di olive, il più vasto tesoro di biodiversità del mondo”, spiega la Coldiretti in una nota.

Crollo dei prezzi

Per l’organizzazione a incidere sulle imprese olivicole italiane è anche il crollo del 44% dei prezzi pagati ai produttori, scesi a valori minimi che non si registravano dal 2014.

Un trend causato, accusa Coldiretti “dalla presenza sul mercato mondiale di abbondanti scorte di olio ‘vecchio’ spagnolo, spesso pronto a essere spacciato come italiano a causa della mancanza di trasparenza sul prodotto in commercio, nonostante sia obbligatorio indicare l’origine per legge in etichetta dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario del 6 marzo 2009″.

Sulle bottiglie di extravergine ottenute da olive straniere in vendita nei supermercati “è quasi impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte ‘miscele di oli di oliva comunitari’, ‘miscele di oli di oliva non comunitari’ o ‘miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari’ obbligatorie per legge nelle etichette”, rileva la Coldiretti.

Investimenti

Per il presidente Ettore Prandini serve “sostenere con massicci investimenti pubblici e privati la ripresa delle esportazioni con un piano straordinario di comunicazione sull’olio che rappresenta da sempre all’estero un prodotto simbolo della dieta mediterranea”, una “esigenza tanto più pressante se si considera che sulle esportazioni di olio italiano rischiano anche di abbattersi i dazi annunciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump nell’ambito della disputa con l’Ue sul settore aeronautico”.

 

Non pubblicate le foto dei vostri figli su Facebook,è pericoloso! Ecco perchè

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figli su facebok

ATTENZIONE!Non pubblicate le foto dei vostri figli su Facebook,specialmente se minori,è pericoloso sia per la la loro sicurezza che per altri motivi. Ecco quali

Sempre più genitori decidono di non condividere informazioni riguardanti i propri figli per paura che immagini e dati sensibili possano essere utilizzati a sproposito“.

Un numero crescente di genitori ha deciso di dire basta alla costante, dilagante ed esagerata pubblicazione di foto dei propri figli sui social network e su Facebook in particolare, poiché divenuti consapevoli che questa tendenza a condividere tutto, quando si tratta di minori, potrebbe, a lungo andare, diventare molto pericolosa.  

Per quanto ci si senta genitori orgogliosi di pargoli ancora troppo piccoli per esprimere il loro disappunto, condividere ogni loro gesto, smorfia o prodezza porta con sé conseguenze controproducenti per una serie di motivi:

1- Le immagini, i video e le informazioni (compleanno, feste scolastiche etc.) espongono la prole a qualsiasi genere di malintenzionato che, con un paio di click, può essere in grado di sapere che faccia abbia il piccolo, quale scuola frequenti, gli orari della palestra e quelli in cui è in attesa da solo di mamma e papà.

2- Non è dato sapere con esattezza come il social network utilizzerà l’immagine e le informazioni dei bambini.

3- Non è detto che il bambino sarà entusiasta, una volta raggiunta l’età per iscriversi a Facebook, di sapere che frammenti della sua imbarazzante infanzia siano stati dispersi ai quattro venti della rete.

Ma se da un lato il numero di genitori accorti sta crescendo, dall’altro la fetta di chi condivide materiale sui propri figli a tutto spiano rimane grande: stando a una ricerca condotta nel 2011 dal University of Michigan’s Institute for Social Research, il 66% dei genitori americani nati tra gli anni ’60 e ’70 condivide senza remore la vita dei propri bambini online.

Naturalmente, Facebook mette a disposizione una serie di strumenti che dovrebbero consentire di mantenere un controllo effettivo sui contenuti condivisi, ma alcuni genitori non si fidano e volendo guardare come lo scandalo NSA abbia influito sui sistemi di messaggistica (facendo la fortuna di app come Telegram), è ragionevole immaginare che, se questa tendenza continua ad aumentare, presto spunteranno nuovi social network che promettono una privacy blindata, studiati su misura per i genitori più premurosi.

Fonte :http://www.today.it/donna/foto-figli-facebook.html

Zaia e il focolaio Covid a Vicenza: «Morto paziente 0 serbo, segnaliamo a Procura l’imprenditore che ha diffuso il contagio»

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Sarebbe morto il paziente 0 serbo che ha contagiato l’imprenditore vicentino al centro della polemica per il focolaio di Covid in Veneto. Lo ha annunciato il presidente della Regione Luca Zaia.

La storia dell’italiano che si è sentito male di ritorno dal paese balcanico e dopo la diagnosi di positività ha fatto come se nulla fosse per giorni. Ora è in terapia intensiva.

Luca Zaia: «Veneto, indice di contagio a 1.63. Regole inasprite da lunedì, in certi casi prevederei il carcere»

«Ieri abbiamo parlato di un cluster, di un focolaio, con 5 positivi. Nonostante qualcuno abbia buttato benzina sul fuoco, ricordo che abbiamo importato il virus da una persona che è andata in Serbia e ce lo ha riportato – ha aggiunto Zaia – Il Veneto non ha mai ripreso l’onda dei contagi. Vedo che c’è una sorta di volontà a livello nazionale che non è tanto coerente con quanto accaduto. Il virus non è nato in Veneto».

Un comportamento, il suo, che ha spinto Zaia a segnalarlo alla Procura di Vicenza per valutare eventuali profili di colpevolezza da parte della persona che, pur sapendo di essere positivo, ha diffuso il contagio nella regione.

Non solo: i quattro veneti che hanno viaggiato nella stessa auto al rientro dalla Serbia “non avevano addosso la mascherina”, ha precisato il governatore. “E oggi la Serbia, Belgrado, – ha aggiunto – è entrata in lockdown”

Una segnalazione, ha reso noto Zaia, sarà presentata alla Procura di Vicenza per valutare eventuali profili di colpevolezza da parte della persona che pur sapendo di essere positivo ha diffuso il contagio.