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PLASTIC FREE e CORONAVIRUS, BASTA GUANTI IN PLASTICA O RISCHIAMO UN DISASTRO AMBIENTALE

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COMUNICATO STAMPA – Responsabilità editoriale Progetto Comunicazione

8 Maggio 2020 – Utilizzare i guanti in plastica è sbagliato. L’associazione Plastic Free boccia senza appello l’utilizzo dei guanti in plastica colpevoli di inquinare e contribuire alla diffusione del virus. Le misure di contenimento della pandemia non sempre infatti ottengono gli obiettivi per i quali vengono messe a punto come nel caso dei guanti in plastica o in lattice.

Sono sempre più frequenti le immagini di strade, piazzali, marciapiedi, giardini invasi da guanti gettati a terra dopo essere stati utilizzati. Immagini che devono far riflettere perché se è vero, come certificato, che il virus sopravvive fino a 72 ore sulla plastica e gettarli a terra potrebbe contribuire alla diffusione della pandemia, è anche vero che lo stesso utilizzo non ci mette al riparo dal contagio.

Pensare che i guanti in plastica, o anche quelli in lattice, servano davvero se poi tocchiamo ogni cosa è sbagliato – dice il Presidente di Plastic Free, Luca De Gaetano. Soprattutto quando andiamo a fare la spesa, con gli stessi guanti usciamo di casa, guidiamo l’auto, tocchiamo il carrello, poi il telefono per leggere la lista della spesa, poi la spesa, i soldi o la carta di credito per il pagamento. Una volta tolti, tocchiamo nuovamente la spesa e il cellulare senza problemi.

Davvero, quindi, pensiamo che l’utilizzo dei guanti in plastica sia davvero efficace? Purtroppo, non lo è. Il loro utilizzo non scongiura la diffusione del virus perché con gli stessi guanti con i quali possiamo toccare un oggetto potenzialmente infettivo, magari prendiamo il telefono per rispondere ad una chiamata, oppure tocchiamo il volante della macchina che utilizziamo”.

“La cosa più utile ed efficace – spiega De Gaetano – è lavarsi spesso le mani ed utilizzare disinfettanti gel. È molto più igienico, infatti, uscire dal supermercato e igienizzarsi le mani con un disinfettante gel prima di toccare il volante dell’auto o prendere il telefono. Abituarsi a questa misura sicuramente può metterci molto di più al riparo rispetto ad utilizzare dei guanti in plastica o lattice”.

Secondo il Presidente di Plastic Free, inoltre, esiste il problema inquinamento per l’utilizzo di guanti in plastica. “Nella maggior parte dei casi, – dice De Gaetano – il loro utilizzo si circoscrive all’interno dei centri commerciali dove alla fine vengono lasciati nei carrelli, gettati in secchi della spazzatura senza coperchio o lasciati a terra. La nostra denuncia verso i guanti in plastica è anche dovuta al loro peso, infatti, con un colpo di vento finiscono ovunque.

Proprio per questo abbiamo già chiesto loro di pulire più volte i piazzali davanti gli ingressi e li abbiamo invitati a mettere contenitori della spazzatura idonei e non contenitori aperti senza riparo dal vento”. La situazione – sottolinea De Gaetano – sta davvero sfuggendo di mano. “L’uomo e la plastica non vanno d’accordo. Il coronavirus doveva farci riflettere sull’importanza del nostro pianeta ma non è andata così.

L’inquinamento e l’inciviltà è aumentata, il senso di responsabilità per avere un mondo migliore è scomparso. I guanti in plastica monouso, spesso simili a bustine, sono ovunque e presto raggiungeranno fiumi e mari trasformandosi in cibo per la fauna marina. Cosa significa questo? Disastro ambientale e sterminio di tante creature innocenti. Se non invertiamo il trend del monouso, ci ritroveremo con miliardi di guanti in plastica che svolazzano nell’ambiente, fino a raggiungere il mare”.

Per Plastic Free, quindi, l’unico modo per fermare questa catastrofe è dire NO ai guanti in plastica! Per questo ha promosso una petizione per metterli al bando al sito https://www.change.org/bastaguanti_plasticfree.

 

Fonte: ANSA.IT

“Stiamo male” – 5G, le testimonianze shock di chi è già costretto a viverci (e subirlo)

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5G

di Arthur Firstenberg

“Il 5G è stato lanciato qui due giorni fa”, ha scritto Gudrun da Seattle, Washington l’8 dicembre 2019. “Non appena è stato acceso, ho cominciato a sentire un ronzio a bassa frequenza nel mio cranio.”

“Io vivo in un alto edificio con 12 antenne di telefonia mobili piazzate sul mio tetto”, ha scritto Lilia dall’Inghilterra il 14 gennaio 2020. “Nel corso dell’ultimo anno la mia salute ha iniziato ad essere colpita, con dolori nelle ossa, allo stomaco e al torace, dolore nel mio plesso solare. Ho la calcificazione nelle mie unghie dei piedi, mi è stato diagnosticata l‘anemia e aritmia cardiaca.”

“Hanno appena lanciato il loro 5G”, scrive Gwen da Mount Shasta, in California, il 26 gennaio 2020. “Ora sto vivendo forti dolori vertigini e la testa, sentendo i disturbi anche agli occhi. Il mio vicino di casa avverte lo stesso.”

“Viviamo in un cantiere stabile nel paese alle frontiere”, ha scritto Lauraine dalla Scozia il 11 febbraio 2020. “Le compagnie sono venute a mettere giù cavi in fibra ottica nelle case e alcuni vanno sopra il nostro tetto. I nostri vicini sono felici di ottenere 50 volte la connessione più veloce a internet, ma stanno usando wireless in tutto le loro case e ciascuno è un trasmettitore del segnale. Una volta che sono stati collegati i cavi in ​​fibra ottica è stato come vivere in un inferno. La mia testa si sente come una zucca che esplode, la mia pelle e sulle mie mani prurito bruciore, le mie gambe fanno male. Ho avuto l’acufene come un lamento del wireless, è stato così intenso, e sto soffrendo un mal di testa incredibile come se la mia testa dovesse scoppiare e i muscoli sul collo lo stesso. Inoltre i miei occhi iniziano a bruciare.”

“Ero pronto a fuggire ma un paio di giorni fa sono andato in città e ho sperimentato 5G per la prima volta”, ha scritto Pat dal Giappone il 29 febbraio 202. “Quello che mi ha sorpreso, non è stata la reazione di mia corpo, ma gli effetti neuropsicologici che stavano vedendo le persone intorno a me. E ‘stato spaventoso.”

“Abbiamo un’antenna 5G di 3.6GHz entro 300 metri della nostra casa”, ha scritto Angela dall’Australia il 1 ° marzo 2020. “da allora cattive condizioni di salute e mi sento stanco.”

“Abbiamo antenne con amplificatori che li rendono 4.5G”, ha scritto Michelle da MontrealQuebec il 3 marzo 2020. “Dal novembre 2018, quando hanno installato le antenne non ci sono ragni, nessun uccello, nessun formiche, non scoiattoli. Le persone sono sempre più malate e i nostri animali domestici pure“.

“L’antenna 5G è stata attivato a metà del mese di novembre e si trova a circa 120 metri da casa nostra”, scrive Marco da Gold River, British Columbia il 17 marzo 2020, “a livello degli occhi, mi fa male. Mia moglie, che si stava riprendendo bene dalla leucemia, ha cominciato a stare peggio da quando la torre 5G è arrivata. È morta il 13 febbraio

“Sono stato al pronto soccorso due volte negli ultimi 30 giorni per il mio cuore”, ha scritto Ann da Colorado il 15 aprile 2020. “Le mie braccia e le mie mani tremano, le dita vanno indipendentemente l’una dall’altra, ed i muscoli sulla schiena hanno di recente subito pressioni. Il mio cuore si sente come scosso da un bruciore, una corrente elettrica che lo attraverso. Ci si sente come se dovesse esplodere fuori dal petto. Io vivo al 10 ° piano di un condominio di 11 piani. Ci sono cinque antenne 5G a circa 35 piedi sopra il mio divano. I miei occhi hanno drasticamente subito un abbassamento della vista, provo nausea e da gennaio che sto vivendo la perdita della mia memoria. Soffro problemi di stress, esaurimento e di sonno.”

“Sono 46 e tuttavia in buona salute”, ha scritto Andrew da Guernsey il 5 maggio 2020. “Vicino a me hanno iniziato a testare 5G all’inizio di quest’anno, 46 torri 5G. Poco dopo io e molti altri ….abbiamo cominciato a sviluppare una tosse persistente che dura da 3 mesi“.

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Mascherine inutili: la lezione di Montanari sulle capacità di filtraggio e sulle bufale che i media ci propinano

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“Io non ho nessun problema a mettere una mascherina mezz’ora se devo andare a far la spesa. Anche se non serve a niente (o meglio serve tanto quanto starnutire nella manica o nel fazzoletto, che preferirei usare) perché i virus sono più piccoli della trama, se siete più felici la metto. Male per mezz’ora non mi fa.

Ma se mi venite a dire che i miei figli devono tenerla per tutte le ore che andranno a SCUOLA, quando qualunque cardiologo vi dirà che rischiano L’INFARTO, qualunque dermatologo che rischiano micosi e dermatiti, qualunque immunologo che sotto la mascherina i germi si moltiplicheranno e che senza contatti sociali il sistema immunitario si indebolirà, allora NO, non ci sto più.

Accendete il lume della ragione e spegnete la paura, non possiamo ubbidire a ogni ordine assurdo di task force di gente in conflitto di interessi. Leggete cosa ne pensa un esperto VERO:
“Qualche anno fa, pochi anni fa, io insieme con mia moglie e insieme al CNR di Bologna, ho studiato un filtro per la respirazione…
Questo filtro per la respirazione era stato studiato perché c’era stato chiesto al ministero della difesa, quindi lavoravamo per il ministero…mia moglie, io e il CNR di Bologna…
La parte CNR era diretta da Franco Prodi, (fratello di Romano Prodi) che è un ottimo fisico, è andato in pensione da poco, ma è un bravissimo fisico…

Abbiamo lavorato proprio su un problema, che è lo stesso problema di oggi, cioè impedire che qualcosa di estremamente piccolo possa entrare nel nostro organismo.
Quel qualcosa di piccolo allora erano le nano polveri causate dalle esplosioni, ma le dimensioni sono quelle dei virus.
Il coronavirus è grande 120 nanometri, più o meno come le polveri di cui noi ci occupavamo.

Per un filtro, che sia un virus o che sia un’altra cosa, non importa. Il filtro è, semplificando molto, uno scolapasta: blocca quella determinata dimensione…
Noi, per poter studiare quel filtro, ci abbiamo impiegato un anno e mezzo…abbiamo lavorato su delle apparecchiature, con un gruppo di fisici, abbiamo fatto degli esperimenti, tanti esperimenti…abbiamo fatto dei prototipi di filtro, abbiamo lavorato con Finceramica per produrre questi prototipi, e alla fine ce l’abbiamo fatta.

Vi assicuro, è tutt’altro che facile fare un filtro di quel genere…non tanto per il fatto della dimensione di quello che devi bloccare, ma il problema grosso era il fatto che chi le portava doveva respirare…perché se io ti metto una mascherina di cemento armato è chiaro che fermo tutto, ma dopo due minuti tu muori! Quindi devo rendere compatibile la mascherina con la tua vita…
Noi lavoravamo per il ministero della difesa, quindi per qualcosa che doveva andare ai soldati, ai militari…e il soldato deve scappare, deve inseguire, deve portare dei pesi, deve fare degli sforzi quindi deve respirare bene…assicuro che è difficilissimo…
Allora chi è che può pensare che tutti i nostri sforzi siano stati ridicolizzati da una mascherina di carta o di stoffa…
Cioè noi, un gruppo di scienziati, con apparecchiature costose, tempo, viaggi, non c’eravamo accorti che bastava una mascherina di carta per fare esattamente la stessa cosa…

Purtroppo …la mascherina di carta è una truffa!

Voi vi mettete questa mascherina, e non importa se è di tipo 1,2,3,4,5,27…voi ve la mettete e respirate, dovete respirare, altrimenti morite 🙃
Quando voi respirate emettete del vapore…bagnate la mascherina…e quando la mascherina è bagnata prende i virus, i batteri, i funghi, i parassiti e li concentra lì, e voi vi portate per delle ore funghi, batteri, virus, parassiti ad un millimetro dal naso e ve li tenete lì.

Quindi vi ammalate o rischiate di ammalarvi a causa di QUEI patogeni…perché adesso la gente è convinta che esiste solo il coronavirus, ma il coronavirus è uno dei molti miliardi di virus che esistono…ma poi ci sono anche i batteri, che sono una quantità enorme, i funghi, i parassiti, le rickettsie…tutta roba che si appiccica lì e voi ve la tenete appiccicata al naso, quindi è follia pura…

E questo basterebbe per dire “abbiamo scherzato”…
Quando porti la mascherina ed espiri, cioè butti fuori quello che i tuoi polmoni hanno deciso essere lo scarto del metabolismo dei tuoi tessuti, delle tue cellule, cioè l’anidride carbonica…hai un impedimento a buttarlo fuori, quindi inevitabilmente ributti dentro al tuo organismo l’anidride carbonica…

Il tuo sangue va in ipercapnia, vuol dire che hai un eccesso di anidride carbonica, porti alle tue cellule il loro scarto…
Quando sei in ipercapnia, vai anche in acidosi, il tuo organismo diventa più acido del dovuto, il ph si abbassa…più è acido l’organismo, più hai facilità ad ospitare malattie…
La malattia più vistosa che si instaura con acidosi è il cancro!…. “

Dr. Stefano Montanari

Guarda il video del Dott.IVO PULCINI

Ecco chi pensa che tutto ciò sia una bufala cosa dice

Come spiega tra gli altri anche l’università di Padova e la Reuters attraverso le parole di un rappresentante dei Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC), è vero che respirare quantità eccessive di anidride carbonica può essere pericoloso nel tempo (può provocare l’ipercapnia, condizione derivante da troppa anidride carbonica nel sangue), il livello di CO2 che si può accumulare nella mascherina è per lo più tollerabile per le persone esposte, anche se può provocare alla lunga mal di testa. Ma nessun avvelenamento.

 

 

Mascherine, l’uso prolungato sta aumentando irritazioni, funghi, acne e dermatiti sul viso. Come alleviare i sintomi

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conte Fase 2

Pericolo di irritazioni al viso, funghi e dermatiti a causa delle mascherine. Se da un lato è ora assolutamente necessario indossarle, dall’altro in molti stanno conoscendo gli effetti collaterali di un loro utilizzo prolungato: mantenere il naso e la bocca coperti dalle mascherine per un periodo di tempo più o meno lungo, infatti, può scatenare eruzioni cutanee, funghi nel cavo orale (per esempio candida) e persino acne. Come evitare tutto ciò?

In un articolo apparso su Forbes, i dermatologi americani dell’University of Huddersfield’s Institute of Skin Integrity and Infection Prevention sostengono che il problema risiede nella natura praticamente occlusiva della stessa mascherina protettiva. È qualcosa che colpisce chiunque la indossi e sia particolarmente sensibile, ma soprattutto i dottori e gli infermieri impiegati in prima linea contro la pandemia.

Perché succede? Proteggere il viso con una maschera crea un ambiente caldo e umido per la pelle, mentre il respiro viene a sua volta intrappolato. Questo può portare a un accumulo di sudore e olio sulla pelle sotto la maschera, che può portare a infiammazioni ed eruzioni cutanee. E non solo.

Cosa accade alla pelle del viso se si indossa a lungo una mascherina

I materiali con cui vengono fatte le mascherine sono per lo più il poliestere e il cosiddetto Tessuto Non Tessuto o TNT. Qualunque tipo si indossi, tuttavia, una volta messa sul viso lo scambio tra l’aria calda e umida della  respirazione e l’aria esterna crea una condensa e un aumento dell’umidità. È per questo che averle in volto per lungo tempo fa sì che la pelle dell’area intono alla bocca e al naso si adatti all’ambiente caldo umido. E non solo, vi è anche un continuo sfregamento con la mascherina stessa.

Come spiegano i ricercatori, quale più quale meno, tutte le mascherine hanno una sorta di “aderenza facciale”, che forma come un sigillo intorno alla bocca e al naso. Mentre queste caratteristiche da un lato le rendono efficaci nel filtrare le particelle disperse nell’aria, dall’altro creano anche una forza di attrito e un vero e proprio “carico di pressione”, che può portare anche delle “ulcere da pressione”. Inoltre, le aree in cui l’osso è vicino alla pelle, come il naso, sono soggette a maggiori danni.

Insomma, mentre di per sé le maschere non sono oggetti pesanti, la pressione che creano è concentrata su una così piccola area della pelle che possono causare dolorosi danni.

Le condizioni della pelle e il microclima di chi indossa una maschera possono esacerbare ulteriormente i danni causati dalle ulcere da pressione. Mentre la pelle grassa, per esempio, è suscettibile all’irritazione, la pelle troppo secca può portare a una maggiore infiammazione e a desquamazioni e fessure. Inoltre, le maschere possono intrappolare il calore, causando una maggiore umidità e aumentando la fragilità comunque della pelle.

La stessa umidità che produce il nostro stesso respiro in uno spazio così ristretto può provocare, inoltre, anche un fungo in bocca.

Come alleviare gli effetti collaterali delle mascherine

Per prevenire questi problemi della pelle e ridurre al minimo i problemi quando si presentano, i dermatologi consigliano di curare la pelle mattina e sera e non fare a meno di passaggi come:

  • lavare il viso ogni mattina con un detergente delicato
  • dopo il lavaggio, applicare una crema idratante, prestando particolare attenzione nelle aree in cui si posizionerà la maschera
  • di contro, al pari di una palle arrossata dalla rasatura, possono essere utili gel alla Aloe vera
  • o anche la crema alla calendula, dal forte potere lenitivo e decongestionante
  • anche prima di andare a dormire, lavate il viso con un detergente delicato
  • applicare una crema idratante più spessa per aiutare a reintegrare le cellule della pelle e riparare i danni durante il sonno. Se di solito applicate sieri anti-invecchiamento o altri prodotti durante la notte, meglio non usarli in questo periodo
  • se invece avete la pelle eccessivamente screpolata, ecco qualche rimedio naturale:

Anche con una buona routine di cura della pelle e seguendo tutte le misure preventive, indossare una maschera può portare a una riacutizzazione di condizioni croniche della pelle, come acne, dermatite atopica o rosacea. In questo caso, parlatene col vostro dermatologo. Alcuni detergenti raccomandati per l’acne, per esempio, possono portare a un aumento del’irritazione e dell’infiammazione della pelle.

Per le infezioni da candida che compare nel cavo orale, invece, può essere utile applicare tamponi di bicarbonato e acqua e aggiungere nella alimentazione probiotici e yogurt:

Ovviamente, si raccomanda di contattare il proprio medico per qualsiasi sintomo.

www.greenme.it

Aumento prezzi, negli scontrini spunta la tassa Covid da 2 a 4 euro

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Il Codacons denuncia aumenti medi del 25% per taglio capelli o messa in piega. Con in più quella che è stata ribattezzata la “tassa Covid”. Un surplus, con tanto di voce a parte sullo scontrino, per le spese di sanificazione e messa in sicurezza

di Andrea Gagliardi

File davanti alle vetrine, ciocche sui pavimenti dei saloni, gazebo aperti. Gli italiani hanno ormai iniziato a fare capolino nei negozi, dai parrucchieri, dagli estetisti e nei bar. Ma la ‘fase 2’ dei commercianti riparte con il freno a mano della crisi economica, tra aumento dei prezzi e difficoltà organizzative. Il Codacons denuncia aumenti medi del 25% per taglio capelli o messa in piega. Con in più quella che è stata ribattezzata la “tassa Covid”.

Un surplus da due a quattro euro, con tanto di voce a parte sullo scontrino (per le spese di sanificazione e messa in sicurezza del locale) come testimoniano i due scontrini allegati, rilasciati uno da un parrucchiere per donna e l’altro da un centro estetico. Non solo. Sempre al Codacons arrivano segnalazioni di estetisti che impongono, per l’emergenza Covid, «kit obbligatori da indossare con costo extra di 10 euro a carico del cliente».

Tassa di sanificazione

La prassi della tassa Covid è riscontrata e denunciata anche dall’Unione nazionale consumatori. «Si tratta di una sorta di tassa di sanificazione applicata da parrucchieri, estetisti e alcuni dentisti – spiega il presidente Massimiliano Dona -, una prassi scorretta che si sottrae forse anche da un punto di vista fiscale alla somma dovuta al consumatore».

 

Rincari per messa in piega e taglio

«Stiamo ricevendo decine di segnalazioni sugli incrementi dei listini dei parrucchieri» spiega ancora il Codacons, che in base ai costi medi nelle grandi città, ha calcolato come il prezzo di un taglio passi da una media di 20 a 25 euro (+25%), ma con punte di incremento che arrivano al +66%. Sembrano rientrati invece gli aumenti segnalati inizialmente del prezzo del caffè al bar, con casi di espresso a 2 euro a Milano e di 1 euro e 50 a Roma.

Le regole per parrucchieri ed estetisti

Va ricordato che in base alle linee guida per le riaperture approvate dalla conferenza delle regioni e recepite dal governo nell’ultimo Dpcm con le nuove regole sulla Fase 2 sono previste misure di sicurezza molto “stringenti” per gli esercizi commerciali. In particolare i parrucchieri possono lavorare solo su prenotazione e devono assicurare un metro di separazione sia tra le singole postazioni di lavoro, sia tra i clienti. Per operatore e cliente c’è l’obbligo di indossare la mascherina. Per gli estetisti/e si aggiunge l’obbligo di visiera protettiva e mascherina FFP2 senza valvola. Obbligatoria l’igienizzazione delle postazioni di lavoro dopo ogni cliente. Va assicurata le regolare pulizia e disinfezione dei servizi igienici.

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R2020: la proposta di Cunial, Barillari e Catalano alla finta politica italiana. Nasce per unire tutti coloro che resistono, reagiscono e si reinventano

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R2020

Roma, 20 mag. – “In questi tempi bui, in cui i valori democratici sono calpestati insieme ai diritti degli italiani, tantissime persone stanno aprendo gli occhi. Da una parte la delusione e la rabbia verso una politica portata avanti contro qualsiasi ragionevolezza e rispetto per la Vita, dall’altra la consapevolezza di non essere soli nel ripudiare questa situazione e a immaginare un domani diverso.

La nuova Resistenza nasce da qui: da una nuova coscienza. Per mantenere in piedi un sistema neoliberista che ha fallito sotto tutti i punti di vista ci hanno ingabbiati, imbavagliati, ingannati, svenduti e umiliati. Hanno ridotto interi Paesi alla fame e un Pianeta allo stremo.

È tempo di reagire e di costruire insieme un futuro diverso da quello che ci stanno propinando”. Ad affermarlo sono la deputata Sara Cunial, il consigliere regionale del Lazio, Davide Barillari, e l’ex parlamentare Ivan Catalano, i promotori di R2020, un coordinamento di cittadini, gruppi, associazioni, comitati riuniti nell’obiettivo di creare un fronte comune per riaffermare e tutelare i propri diritti di libertà, dignità e autodeterminazione.

“Siamo cittadini liberi che vogliono vivere in un Paese libero – continuano – per questo abbiamo deciso di mettere al servizio della collettività uno strumento di aggregazione in cui riunire tutti i vari movimenti che già oggi si battono per gli stessi interessi: per il Bene Comune, la tutela della salute, dell’ambiente e dei propri figli.

Per ripristinare immediatamente la nostra Costituzione e farla valere, davvero. Non si tratta di un partito né, tantomeno, un invito ad abbandonare le singole battaglie o la propria identità, anzi – spiegano – Rafforziamo quel tipo di impegno, amplifichiamolo, ma facciamolo nel contesto di un progetto comune.

Accendiamo tanti piccoli fuochi di resistenza, in Italia come altrove, mettiamoli in rete e rendiamo virale la ribellione, cosicché sia impossibile reprimerci tutti. Ciascuno sarà il megafono delle singole istanze. Tutti insieme saremo un’unica voce – proseguono –. È il momento di agire per il mondo che vogliamo. Un mondo in cui l’interesse di tutti sia prioritario a quello di pochi.

Un mondo in cui il Ben-Essere delle persone e della Terra non sia sacrificato a potenti multinazionali o a un manipolo di criminali come sta avvenendo oggi. Chiunque desideri conoscere il progetto e aderire, mettendo eventualmente a disposizione le proprie professionalità e competenze per supportare istanze comuni potrà farlo sul sito www.r2020.it.

È tempo di cambiare rotta – concludono – Non sarà una cosa semplice, ma uniti ce la possiamo fare. Ognuno con le proprie peculiarità. Adesso è il momento di ribellarci, creare nuove comunità resilienti e rinascere insieme, come singoli e come Paese”.

www.r2020.it
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Buono mobilità sostenibile da 500€, come ottenerlo? Risponde il ministero dell’Ambiente

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mobilità sostenibile

Sono online da oggi sul sito del ministero dell’Ambiente le Faq sul programma buono bici 2020, previsto nel Dl rilancio. Quindici domande e risposte per dare ulteriori informazioni ai cittadini sulle modalità di acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, come monopattini, hoverboard e segway, e per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.

Il buono bici, senza rottamazione, è un contributo pari al 60% della spesa sostenuta e comunque non superiore a 500 euro. Ci saranno due fasi: in una sarà il cliente ad essere rimborsato del 60% della spesa; nella seconda, il cittadino paga al negoziante aderente direttamente il 40% e sarà il negozio a ricevere il rimborso del 60%.

Il buono può essere fruito utilizzando una specifica applicazione web che è in via di predisposizione e che sarà accessibile, anche dal sito istituzionale del ministero dell’Ambiente, entro sessanta giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale attuativo del Programma buono mobilità. Per accedere all’applicazione è necessario disporre delle credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

Possono usufruire del buono bici per l’anno 2020 i maggiorenni che hanno la residenza nei capoluoghi di Regione e di Provincia anche sotto i 50.000 abitanti, nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e nei comuni delle Città metropolitane (anche al di sotto dei 50.000 abitanti).

In cosa consiste?

Il buono mobilità è un contributo pari al 60 per cento della spesa sostenuta e, comunque, in misura non superiore a euro 500 per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica (ad es. monopattini, hoverboard e segway) ovvero per l’utilizzo di servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.

Chi viene rimborsato?

Ci saranno due fasi: in una sarà il cittadino ad essere rimborsato del 60% della spesa; nella seconda il cittadino paga al negoziante aderente direttamente il 40% e sarà il negoziante aderente a ricevere il rimborso del 60%.

Come funziona?

Il buono mobilità può essere fruito utilizzando una specifica applicazione web che è in via di predisposizione e sarà accessibile, anche dal sito istituzionale del Ministero dell’ambiente, entro 60 giorni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale attuativo del Programma buono mobilità. Per accedere all’applicazione è necessario disporre delle credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale).

  • Fase 1(dal 4 maggio 2020 fino al giorno di inizio operatività dell’applicazione web): è previsto il rimborso al beneficiario; per ottenere il contributo è necessario conservare il documento giustificativo di spesa (fattura e non scontrino) e allegarlo all’istanza da presentare mediante l’applicazione web.
  • Fase 2(dal giorno di inizio operatività dell’applicazione web): è previsto lo sconto diretto da parte del fornitore del bene/servizio richiesto, sulla base di un buono di spesa digitale che i beneficiari potranno generare sull’applicazione web. In pratica gli interessati dovranno indicare sull’applicazione web il mezzo o il servizio che intendono acquistare e la piattaforma genererà il buono spesa digitale da consegnare ai fornitori autorizzati per ritirare il bene o godere del servizio individuato.

Possono usufruirne solo i cittadini in comuni sopra i 50.000 abitanti?

No! Possono usufruire del buono mobilità per l’anno 2020 i maggiorenni che hanno la residenza (e non il domicilio) nei capoluoghi di Regione (anche sotto i 50.000 abitanti), nei capoluoghi di Provincia (anche sotto i 50.000 abitanti), nei Comuni con popolazione superiore a 50.000 abitanti e nei comuni delle Città metropolitane (anche al di sotto dei 50.000 abitanti).

Cosa si intende per comuni delle Città metropolitane?

Le Città metropolitane sono 14: Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma Capitale, Torino, Venezia. L’elenco dei Comuni appartenenti alle suddette Città metropolitane è consultabile sui relativi siti istituzionali.
Per la popolazione dei Comuni si fa riferimento alla banca dati Istat relativa al 1 gennaio 2019.

Cosa posso acquistare?

Per l’anno 2020 il buono mobilità può essere richiesto per una sola volta e per un unico acquisto di:

  • biciclette nuove o usate, sia tradizionali che a pedalata assistita;
  • handbike nuove o usate;
  • veicoli nuovi o usati per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, di cui all’articolo 33- bis del DL 162/2019, convertito con modificazioni dalla legge 8/2020 (es.  monopattini, hoverboard, segway);
  • servizi di mobilità condivisa a uso individuale esclusi quelli mediante autovetture.

Posso acquistare accessori?

Non è ammissibile l’acquisto di accessori (caschi, batterie, catene, lucchetti, ecc.).

Posso acquistare bici o veicoli usati?

Sì, possono essere acquistati veicoli usati per la mobilità personale e bici usate.

Posso acquistare la bici in qualsiasi negozio?

  • Per la fase 1puoi acquistare la bici o il veicolo per la mobilità personale in qualsiasi negozio. Basta che venga rilasciata la fattura.
  • Nella fase 2, sulla piattaforma che sarà rilasciata e comunicata attraverso il sito del Ministero dell’Ambiente (minambiente.it) sarà pubblicato l’elenco di tutti i negozianti aderenti all’iniziativa.

Posso comprare la bici o il veicolo della mobilità personale su un sito online di un’azienda straniera?

Sì, è comunque necessario ottenere una fattura, anche in lingua inglese, che abbia però tutte le voci di una fattura italiana.

Per ottenere il contributo nella fase 1 serve la fattura o lo scontrino?

Nella Fase 1 (dal 4 maggio 2020 fino al giorno di inizio operatività dell’applicazione web) per ottenere il contributo è necessario conservare la fattura (non lo scontrino) e allegarla all’istanza da presentare mediante l’applicazione web.

È possibile acquistare on line?

Sì. In particolare:

  • nella Fase 1 (dal 4 maggio 2020 fino al giorno di inizio operatività dell’applicazione web) è possibile acquistare on line purché venga emessa la fattura, che dovrà essere successivamente allegata all’istanza di rimborso;
  • nella Fase 2 (dal giorno di inizio operatività dell’applicazione web) è possibile acquistare on line solo presso i rivenditori accreditati sull’applicazione web.

Periodo di validità del buono

I buoni di spesa devono essere utilizzati entro 30 giorni dalla relativa generazione, pena l’annullamento.

Programma buono mobilità 2020 (senza rottamazione) e programma buono mobilità 2021 (previa rottamazione)

Il Programma buono mobilità (art. 2 comma 2 del DL Clima così come modificato dal DL Rilancio) prevede:

  • per il 2020 l’erogazione di buoni mobilità per acquisti effettuati dal 4 maggio 2020 al 31 dicembre 2020, senza provvedere ad alcuna rottamazione di veicoli vetusti;
  • a partire dal 1 gennaio 2021 l’erogazione di buoni mobilità a fronte della rottamazione di veicoli vetusti effettuata solo nel corso del 2021; i buoni mobilità potranno essere spesi entro il 31 dicembre 2024.

Se nel 2020 ho usato il bonus mobilità 2020 (senza rottamazione) il prossimo anno posso usare anche il buono mobilità 2021 (con la rottamazione prevista per legge nel legge clima?)

Si. Modalità e termini per l’ottenimento e l’erogazione dei benefici saranno definiti con un successivo decreto interministeriale attuativo del Programma buono mobilità.

di ministero dell’Ambiente

Vaccini. La 5 Stelle De Vito contro obbligo vaccinazione influenzale e pneumococcica nel Lazio. Ma il gruppo M5S si dissocia

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analisi sui vaccini

“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”, dice Francesca De Vito nel suo Odg contro l’ordinanza di Zingaretti. E poi aggiunge: “Potrebbe essere che la morte nella popolazione anziana per Covid sia dipesa anche dalla forte debilitazione di queste persone, dovuta al vaccino stesso. Perché il vaccino è anche l’inizio del sorgere di una malattia”. Il M5S di dissocia e vota contro l’Odg. IL TESTO

20 MAG – “La vaccinazione antinfluenzale risulta essere uno strumento indispensabile” contro il Covid e “la dichiarazione della consigliera Francesca De Vito è una iniziativa del tutto personale dalla quale il gruppo M5S alla Regione Lazio si dissocia”.

Il Movimento 5 Stelle del Lazio scarica così, attraverso una nota, l’iniziativa della consigliera pentastellata De Vito, che oggi in consiglio regionale ha presentato un Odg per chiedere “l’annullamento immediato dell’ordinanza n. Z0030 del 17/04/2020” con cui il presidente della Regione, Nicola Zingaretti, ha introdotto l’obbligo, a decorrere dal 15 settembre 2020, di vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica agli tutti gli over 65enni e tutto il personale sanitario del Lazio.

La motivazione principale in base alla quale De Vito ha presentato la richiesta riguarda il fatto che l’ordinanza andrebbe contro il principio costituzionale che prevede che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”.

Ma “in un colpo solo il Presidente Zingaretti scavalca la Costituzione e” anche “i contratti collettivi”, osserva la consigliera dalla sua pagina Facebook. Anche nel suo intervento in Aula, De Vito ha infatti evidenziato come tale obbligo non sia previsto nel contratto del personale sanitario.

“Voglio vedere quel personale sanitario, che sulla base di questa ordinanza viene considerato temporaneamente non idoneo alla sua mansione lavorativa, che impugna questa ordinanza per dire che nessun contratto collettivo prevede una conseguenza del genere”, ha detto la consigliera in Aula.

Ma De Vito non nasconde neanche i suoi dubbi in merio ai vaccini: “Da tempo si dibatte sulla necessità o meno di procedere alle #vaccinazioni come strumento di salvaguardia della #salute nostra e dei nostri figli. Luminari e più umili cittadini si interrogano e sentenziano sulla reale efficacia o l’eventuale danno”, scrive sul Facebook.

Dai banchi dell’Aula, De Vito ha poi dichiarato: “Non sono contro il concetto di vaccino anticovid, ma stiamo parlando di un vaccino antinfluenzale. Se poi il covid dipenda o meno dall’apparato respiratorio piuttosto che dal sangue è un chiarimento che la scienza è ancora lontana da accertare e definire. Perché potrebbe essere che tutte le morti che si sono verificate nella popolazione anziana forse sono dipese anche dalla forte debilitazione di questo persone, dovuta al vaccino stesso, perché il vaccino è anche l’inizio del sorgere di una malattia”.

Queste ultime parole sono state pronunciate da De Vito dopo che la sua collega, Valentina Corrado, ha annunciato il voto contrario del Movimento 5 Stelle all’Odg.

“Io mi auguro che la collega De Vito rifletta sulla gravità di quanto sostenuto e ritiri odg perché la necessità del vaccino contro il pneumococco e influenza è dettata dal fatto che peneumococco e influenza sono principali agenti che causano le polmoniti nelle persone anziane. I vaccini, conferendo protezione, diminuiscono la possibilità di infezione polmonare nell’anziano e, di conseguenza ,anche compromissione della funzionalità polmonare. Che in caso di covid determina la morte”.

Confermata, dunque, in Aula, la linea precedentemente comunicata dal M5S nella nota diramata in mattinata: “I consiglieri del MoVimento 5 Stelle, oggi in Aula non appoggeranno in alcun modo tale richiesta” di annullamento della ordinanza del 17 aprile scorso.

“La vaccinazione antinfluenzale – prosegue la nota del Movimento – risulta essere uno strumento indispensabile se, come sembra, nei prossimi mesi sarà ancora in corso l’epidemia Covid19, sebbene ridotta, in quanto con il sopraggiungere dell’influenza stagionale, la sovrapposizione di tale patologia con il Coronavirus e la difficolta’ nell’individuazione dei sintomi riconducibili all’una o all’altra malattia produrrebbe danni incalcolabili per la salute delle persone”.

Ora, il Movimento 5 Stelle, dovrebbe rendere noto su quali evidenza scientifica ed epidemiologica può affermare che il vaccino antiflu RISULTA ESSERE uno strumento indispensabile..ecc ecc, poichè sia il libretto indicativo ( interferenza virale ). guarda l’immagine qui sotto:

influenza vaccino

dello stesso vaccino che studi internazionali, affermano il contrario, soprattutto sostenendo l’immunodepressione dei soggetti vaccinati per svariate settimane, il che li porterebbe ad essere ancora più esposti al rischio di altri virus o malattie. Potete trovare tutti gli approfondimenti scientifici di queste evidenze a questo nostro articolo di qualche settimana fa.

Fonte: quotidianosanità.it

Pakistan, chi ha perso il lavoro causa Covid è assunto dallo stato per piantare alberi

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pakistan piante

Il Pakistan per tamponare la grande crisi economica mondiale causata dal covid assume le persone rimaste disoccupate per piantare alberi

Sappiamo che i lockdown causati dall’emergenza sanitaria, hanno già portato il mondo in una grande crisi economica e a causa delle restrizione e dei blocchi, assolutamente necessari, sono tantissime le persone che hanno perso il lavoro e le attività che sono state costrette o che saranno costrette a chiudere, mettendo così in ginocchio lavoratori e famiglie,

ogni stato sta adottando e adotterà misure per far fronte a questa grande crisi economica, ma una bella idea arriva dal Pakistan che unisce la possibilità di dare uno stipendio a molte persone che hanno perso il lavoro, con una spinta ecologista volta a contrastare la grandissima minaccia dei cambiamenti climatici e la desertificazione del paese.

Partiamo da una storia come tantissime altre, quella di Abdul Rahman, un muratore che a causa del covid ha perso il suo lavoro, con una famiglia da mantenere e nessun risparmio da parte, l’unica soluzione che Abdul vedeva davanti a sé era quella di chiedere l’elemosina per strada,

fino a che il governo il 28 Aprile non gli ha prospettato una scelta migliore: a lui e ad altre decine di migliaia di lavoratori disoccupati è stato proposto di essere assunti dallo stato per piantare miliardi di alberi in tutto il paese, in determinate zona desertiche, per far fronte ai cambiamenti climatici e all’impoverimento del suolo,

Questi nuovi “lavoratori dei boschi” prendono parte di un progetto portato avanti da diversi stati africani che prevede in questo caso per il Pakistan la riforestazioni del territorio con la messa a dimora di 10 miliardi di piante nei prossimi 5 anni,

Lo stato paga ai lavoratori dalle 500 alle 800 rupie al giorno, (3/5 euro) che è circa la metà/ della paga giornaliera di un operaio e seppur si tratti di circa la metà dello stipendio di un lavoro a tempo pieno, sono abbastanza soldi per riuscire a sopravvivere in un momento difficile senza dover ricorrere a fare la carità,

Rahman ha spiegato alla Thomas Reuter Fondation:

“A causa del coronavirus, tutte le città sono state chiuse e non c’è più lavoro. La maggior parte delle persone che per sopravvivere hanno bisogno di un salario giornaliero non possono guadagnarsi da vivere, adesso abbiamo un modo di guadagnare di nuovo un salario giornaliero per portare a casa il pane per le nostre famiglie”

Il Global Climate Risk Index 2020, ha classificato il Pakistan al quinto posto in una lista dei paesi più colpiti dal surriscaldamento climatico negli ultimi due decenni,

Il programma quinquennale di piantumazione degli alberi, è stato lanciato dal primo ministro Imran Khan nel 2018, e mira a contrastare l’aumento delle temperature, inondazioni, siccità e altri fenomeni meteorologici estremi nel paese che gli scienziati collegano ai cambiamenti climatici.

Così mentre all’inizio della pandemia anche la campagna di piantumazione dei 10 miliardi di alberi era stata interrotta, adesso il programma è stato riavviato, proprio come aiuto nel contrastare l’emergenza economica e la disoccupazione e sono inseriti nel programma stesso oltre 63 mila persone rimaste senza lavoro

Alla polizia locale e alle autorità distrettuali è stato detto che i camion che trasportano alberi devono essere autorizzati a viaggiare e agli abitanti del villaggio autorizzati a lasciare le loro case per lavorare con il progetto.

Al momento gran parte del lavoro si sta svolgendo su 15.000 acri (6.000 ettari) di terra vicino alla capitale Islamabad e su altri tratti di terreni forestali di proprietà statale in tutto il paese.

il governo ha spiegato che molti dei nuovi posti di lavoro vengono creati nelle aree rurali con particolare attenzione all’assunzione di donne e disoccupati che lavorano alla giornata.

A tutti gli operai vengono applicate le regole attuali dell’emergenza sanitaria, viene detto di indossare mascherine o protezioni facciali e mantenere i due metri obbligati di distanza sociale tra loro,

I responsabili del progetto hanno spiegato:

“Questa tragica crisi ci ha offerto una importante opportunità per migliorare le condizioni ambientali e investire sul verde, per cui l’abbiamo afferrata. Nutrire la natura ed investire su di essa darà un sostegno economico a migliaia di persone”

“Siamo in grado di assorbire tutti i lavoratori disoccupati e i lavoratori che sono fuggiti dalle città e sono tornati nei loro villaggi nelle ultime settimane. Vogliamo fornire un modo per i nuovi disoccupati pakistani di riprendersi dalla crisi con dignità”

 

Fonte: Positizie.it

Coronavirus, è guerra tra virologi. Tarro querela Burioni e due giornalisti: «Opera di denigrazione ai miei danni»

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burioni-tarro

Nuovo capitolo della querelle Tarro-Burioni. Il virologo napoletano Giulio Tarro ha infatti incaricato il suo legale, l’avvocato Carlo Taormina di presentare querela nei confronti del professor Roberto Burioni e di due giornalisti per «l’opera di denigrazione continuamente perpetrata a danno del suo prestigio scientifico professionale e personale».

Nel dettaglio, «il professor Burioni – si legge in una nota del legale – è entrato volgarmente in polemica con il professor Tarro per recondite ragioni che l’autorità giudiziaria dovrà approfondire», mentre un giornalista ha divulgato notizie false intorno al curriculum universitario del professor Tarro, addirittura accusandolo di manovre truffaldine tendenti a far emergere una immagine di studioso e di scienziato attraverso la contraffazione di titoli e di risultati della ricerca scientifica, e persino di essere stato al centro di mercimonio di riconoscimenti scientifici internazionali».

antidiplomatico tarro

Quanto a un altro giornalista – dettaglia l’avvocato Taormina – »si è addirittura prodotto in un’accusa di falsificazione per avere il professor Tarro anticipato la data di pubblicazione di due suoi lavori scientifici».

«Il professor Tarro, rivolgendosi all’autorità giudiziaria romana si è riservato la costituzione di parte civile ponendosi a disposizione della Procura di Roma per essere immediatamente sentito», riferisce Taormina.

Tarro, «docente universitario di alto prestigio, primario del reparto di virologia del Cotugno di Napoli e oggi primario emerito, legato a momenti fondamentali della virologia mondiale, quale collaboratore di Sabin nella scoperta del vaccino per la poliomielite – annuncia ancora l’avvocato Taormina – diffida persone fisiche, giuridiche e mass media dal consumare opere di diffamazione e denigrazione, ferma la legittimità di un confronto, anche robusto, sulle questioni scientifiche che oggi suscitano particolare interesse».

fonte: IlMattino.it