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Manovra: spunta una tassa su cartine e filtri per sigarette, per finanziare le sigarette elettroniche

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Il vertice di maggioranza sulla Manovra porta la legge di Bilancio, secondo Luigi Di Maio, a potersi dire “chiusa”. Il ddl prevede una nuova tassa su filtri e cartine per le sigarette “fai da te”. Dal testo sparisce invece l’aumento da 50 a 150 euro delle imposte di registro per chi acquista casa. Trovata l’intesa anche sulla flat tax per le partite Iva con l’inserimento di alcuni paletti a partire dal divieto di cumulo.

RIASSUNTO DELLE MISURE

L’obiettivo resta quello di chiudere entro il Ponte di Ognissanti, almeno entro venerdì, per mandare il testo in Parlamento entro l’inizio della prossima settimana. L’esame partirà dal Senato che al momento, però, non ha ancora aperto formalmente la sessione di Bilancio

Detrazioni al 19% per pagamenti tracciabili – Fino alla fine si cerca di limitare il proliferare di microtasse, invise anche a parte della maggioranza, e di dare una mano a famiglie e anziani: ecco quindi che si conferma la necessità di certificare le spese da portare in detrazione con i pagamenti elettronici (da quelle per lo sport dei figli ai funerali) ma senza includere ticket e acquisti in farmacia, dove si potrà continuare a pagare anche in contanti e a godere dello sconto fiscale del 19%.

Il 2020 vedrà per la prima volta anche una limitazione delle detrazioni in base al reddito: lo sconto scenderà per chi guadagna più di 120mila euro fino ad azzerarsi per chi supera i 240mila euro. Aumentare i pagamenti con la moneta elettronica rimane uno dei capisaldi della manovra, che stanzia 3 miliardi per il cashback che si tradurranno, secondo il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, in 100-200 euro di rimborso delle spese tracciabili per ogni consumatore.

Mezzo cent a cartina o filtro – Le cartine, le cartine arrotolate senza tabacco e i filtri funzionali ad arrotolare le sigarette saranno assoggettati ad imposta di consumo in misura pari a 0,005 euro il pezzo contenuto in ciascuna confezione destinata alla vendita al pubblico. L’imposta sul consumo “è dovuta dal produttore o fornitore nazionale o dal rappresentante fiscale del produttore o fornitore estero all’atto della cessione dei prodotti alle rivendite”, i tabaccai. Nessun intervento sulle sigarette elettroniche, sebbene vi fossero presupposti quantomeno per verificare la possibilità di liquidi più sicuri senza glicole propilenico.

Stretta sulle auto aziendali – Arriva una stretta fiscale sulle auto aziendali in “fringe benefit”: lo sconto al 30% del valore (ai fini fiscali) di auto e ciclomotori concessi in uso promiscuo, attualmente in vigore per tutti i dipendenti, dal primo gennaio scatterà solo per i veicoli in uso ad “agenti e rappresentanti di commercio”. Per gli altri dipendenti i mezzi in “fringe benefit” saranno calcolati per il loro valore pieno, stabilito, come si fa attualmente, su una percorrenza convenzionale di 15mila chilometri annui e in base ai costi chilometrici indicati nelle tabelle dell’Aci entro il 30 novembre.

Da Quota 100 risparmi per 1,7 miliardi – Per gli anni 2020, 2021, e 2022, le risorse finanziarie iscritte in bilancio per l’attuazione delle disposizioni su Quota 100 “sono ridotte, in via ulteriore rispetto a quanto già previsto ai sensi della Nota di aggiornamento al Documento di economia e Finanza 2019, di 300 milioni di euro per l’anno 2020, 900 milioni di euro per l’anno 2021 e di 500 milioni di euro per l’anno 2022”. Gli accantonamenti di spesa ammontano complessivamente a 1,7 miliardi.

 

Le principali misure della Manovra

Tre soglie per il bonus bebé – Per i bimbi nati o adottati nel 2020 ci sarà un bonus bebé variabile in base all’Isee: sarà di 160 euro al mese per il primo anno di vita (o di adozione) fino a 7mila euro di Isee, 120 euro al mese fino a 40mila euro di Isee e 80 euro al mese per chi supera questa soglia. Per il 2020 vengono stanziati 348 milioni, che salgono a 410 nel 2021, anno in cui ci sarà un nuovo fondo unico. Il congedo per i papà passa da 4 a 7 giorni

Meno tasse per i lavoratori – Viene istituito il “Fondo per la riduzione del carico fiscale sui lavoratori dipendenti”, con una dotazione pari a 3 miliardi di euro per l’anno 2020 e a 5 miliardi di euro annui a decorrere dall’anno 2021. Il ddl Bilancio non dà altri dettagli, rimandando ad appositi provvedimenti normativi che daranno attuazione agli interventi ivi previsti

Congelate spese per un miliardo – Come accaduto l’anno scorso, anche quest’anno l’esecutivo congela un miliardo delle spese previste “al fine di assicurare il conseguimento degli obiettivi programmatici di finanza pubblica”. I fondi potranno essere sbloccati, su proposta del ministro dell’Economia, con delibera del Consiglio dei ministri.

Plastic tax e sugar tax – Un euro al chilo per gli imballaggi in plastica. La sugar tax, che non colpirà le merendine ma le bevande analcoliche con aggiunta di zuccheri, imporrà di pagare 10 euro per ettolitro per i prodotti finiti e 0,25 euro per chilogrammo per i prodotti predisposti ad essere utilizzati previa diluizione. La tassa non verrà applicata alle siringhe e alle plastiche compostabili.

Stop al superticket – Come annunciato, il superticket scomparirà dal 1 luglio 2020. Il taglio viene compensato con un finanziamento di 185 milioni per il prossimo anno, che diventano 554 milioni a regime

Radio Radicale – Per l’emittente del partito radicale, che trasmette quotidianamente i lavori di Camera e Senato, erano previsti stanziamenti 8 milioni l’anno per il triennio dal 2020 al 2022. Ma, dopo l’opposizione di Luigi Di Maio, si è deciso di organizzare una gara nell’aprile 2020. Dovrebbero slittare di 12 mesi i tagli all’editoria previsti dal comma 819, art.1, della legge di Bilancio dell’anno scorso.

Duecento milioni per assumere 250 nuove toghe – Nella Manovra ci sono circa 200 milioni di euro destinati all’assunzione di 250 nuovi magistrati vincitori di concorso già bandito e per le relative progressioni di carriera, a partire dal 2020 e fino al 2029.

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Stop all’esportazione di tutte le armi italiane usate contro i bambini in Yemen. Firma la petizione.

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PETIZIONE SAVE THE CHILDREN YEMEN

APPELLO DI SAVE THE CHILDREN

Milioni di bambini stanno vivendo orrori indescrivibili a causa della guerra in Yemen. Colpiti per strada, bombardati mentre sono a scuola: sono bambini e bambine a cui è negata un’infanzia. Rimasti orfani, senza più una casa, senza più i propri cari. Tutto questo è inaccettabile.

Anche le armi fabbricate in Italia e vendute alla Coalizione Saudita sono utilizzate in Yemen per colpire la popolazione, case, villaggi, aree civili. Ecco perché ti chiediamo di firmare ora per fermare immediatamente l’esportazione di tutte le tipologie di armi italiane usate contro i bambini.

COSA STA SUCCEDENDO: IL CASO ITALIANO

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (art. 11 della Costituzione Italiana).

Uccidere bambini in un conflitto è vietato dal diritto internazionale umanitario. L’Italia, è il primo tra i Paesi Europei ad aver ratificato il trattato internazionale sul commercio di armi (Arms Trade Treaty – Settembre 2013) che obbliga gli Stati a fermare l’esportazione di materiali di armamento verso Paesi che minano la pace e la sicurezza internazionale o che abbiano commesso violazioni dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario, o gravi crimini contro donne e bambini.

La legge italiana sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento (legge 185/90) proibisce l’esportazione verso paesi che violano i diritti umani.

Per proteggere i bambini in conflitto è quindi necessario e urgente fermare l’esportazione, la fornitura e il trasferimento di armi e altro materiale militare alle parti in conflitto dove c’è il rischio che queste vengano utilizzate in attacchi illegali contro i bambini.

Rapporti, foto e reportage realizzati in Yemen documentano che alcuni resti delle bombe esplose in zone civili, su case e villaggi in cui erano presenti famiglie con bambini, recavano il codice A4447 che riconduce ad una fabbrica di armi in Sardegna.

CASO RWM ITALIA

RWM Italia S.p.A. è una fabbrica di armamenti parte del conglomerato industriale tedesco della Rheinmetall. La principale attività è la produzione di sistemi antimine, munizioni e testate di medio, grosso calibro. La compagnia ha sede legale a Ghedi, Brescia e stabilimento produttivo a Domusnovas, in provincia di Carbonia-Iglesias, in Sardegna. L’utilizzo di ordigni della serie MK da 500 a 2000 libbre di fabbricazione italiana da parte dell’aviazione saudita è confermato dal Rapporto finale del gruppo di esperti sullo Yemen, commissionato dall’Onu: dai documenti risulta l’impiego in due attacchi nel Settembre 2016 sulla capitale Sana’a di bombe inerti marchiate con il codice identificativo A4447, che contraddistingue i prodotti della RWM Italia [1]. A questo si aggiunge il caso documentato da Mwatana, Rete Disarmo e ECCHR dell’8 ottobre 2016 in cui alle 3 del mattino una bomba di fabbricazione italiana è stata sganciata su un’abitazione civile occupata da una donna incinta, 4 bambini e il marito [2].

Aggiornamento del 13 settembre 2019. A seguito della Mozione Parlamentare votata il 26 giugno scorso il Parlamento ha sollecitato il Governo a fermare l’esportazione di bombe d’aereo e missili verso l’Arabia Saudita. A seguito di una dichiarazione Facebook dell’allora Vice Premier Luigi Di Maio, abbiamo appreso che il Consiglio dei Ministri in data 11 luglio ha recepito l’indicazione del Parlamento, sospendendo l’esportazione di bombe d’aereo e missili diretti verso l’Arabia Saudita. Sappiamo poi che la fabbrica produttrice delle bombe esportate verso l’Arabia Saudita ha ricevuto indicazioni dall’UAMA di fermare l’esportazione per un massimo 18 mesi. Rimaniamo ancora in attesa di un documento ufficiale e pubblico in merito. Inoltre rimane ancora fermo il fondo per la riconversione bellica previsto dalla Legge 185/90 che garantirebbe continuità produttiva agli stabilimenti coinvolti in questo commercio. Una risposta positiva e concreta del Governo, che ha bloccato la concessione di nuove licenze di export verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti e sospeso quelle in essere, non può essere buona solo a metà, limitandosi a questo, ma deve essere positiva anche per i lavoratori coinvolti e per le loro famiglie, fornendo le necessarie garanzie per il loro futuro e per quello dell’economia del territorio. Abbiamo infatti chiesto con forza sin dall’inizio al Governo e alle Istituzioni di attivare per davvero e pienamente, per questo caso, il fondo per la riconversione dell’industria bellica previsto dalla legge 185/90 sul controllo dell’esportazione di materiali di armamento e prevedere piani di valorizzazione e riqualificazione economica e ambientale del territorio del Sulcis-Inglesiente.

Chiediamo, quindi, che l’Italia fermi immediatamente l’esportazione di tutti i tipi di armamenti verso i paesi responsabili delle sei gravi violazioni dei diritti di minori in conflitto armato [3] e che si faccia promotrice di un’iniziativa globale per fermare questo commercio sulla pelle dei bambini in Europa e nel mondo.

Chiediamo al Ministro degli Affari Esteri di fermare immediatamente l’esportazione, la fornitura e il trasferimento di materiali di armamento alla Coalizione Saudita, armi che uccidono i bambini yemeniti e che quando anche sopravvivono, distruggono il loro futuro. Unisciti a noi.
Firma ora la petizione.

È inoltre necessario che il Governo fermi le esportazioni e le spedizioni di tutte le tipologie di armi non solo verso l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ma nei confronti di tutta la Coalizione (composta da: Arabia Saudita, Emirati Arabi, Kuwait, Bahrein, Giordania, Senegal e Sudan) e verso ogni attore (statale o meno) che partecipa alle ostilità in corso in Yemen.

Chiediamo anche che l’Italia si faccia in promotrice, in seno al Consiglio Europeo, di un’iniziativa formale per giungere ad un embargo sugli armamenti diretti verso il conflitto in Yemen, come richiesto in numerose Risoluzioni votate dal Parlamento Europeo negli ultimi anni.

Chiediamo infine che le relazioni annuali presentate al Parlamento sul commercio e la vendita delle armi siano più trasparenti e permettano di avere informazioni dettagliate sulle tipologie di armi e i relativi destinatari.

COME PROTEGGERE I BAMBINI

Si stima che 1 bambino su 5 al mondo viva in situazioni di conflitto.

Un modo concreto per gli Stati di proteggere i bambini in conflitto è fermare l’esportazione, la fornitura e il trasferimento di armi e altro materiale militare alle parti in conflitto dove c’è il rischio che queste vengano utilizzate in attacchi illegali contro i bambini. Chiediamo, quindi, che l’Italia fermi immediatamente l’esportazione di tutte le tipologie di armamenti verso i paesi responsabili delle sei gravi violazioni dei diritti di minori in conflitto armato [5] e di violazioni del diritto internazionale umanitario. La legge italiana sul controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento (legge 185/90) vieta già l’esportazione di armi verso Paesi che commettono violazioni dei diritti umani.

Save the Children si sta inoltre attivando a livello europeo e internazionale per fermare l’esportazione di armi alla coalizione saudita e a tutti coloro che si sono resi colpevoli di gravi violazioni dei diritti dei bambini in conflitto. In particolare facendo pressione affinché si adotti e si rispetti l’Arms Trade Treaty (il trattato internazionale sul commercio di armi) che obbliga gli Stati a fermare l’esportazione di materiali di armamento verso Paesi che minano la pace e la sicurezza internazionale o che abbiano commesso violazioni dei diritti umani, del diritto internazionale umanitario, o gravi crimini contro donne e bambini.

In riferimento all’esportazione di materiali di armamento verso l’Arabia Saudita l’Italia è il 3° esportatore [6] quindi bloccando l’esportazione verso questo Paese si potrebbe generare davvero un cambiamento nella vita di tutti i bambini Yemeniti. L’Italia è, inoltre, nella top 10 dei produttori di armi. La classifica vede il nostro Paese preceduto da grandi potenze mondiali come USA, Russia, Cina, Francia e Germania [7].

Ad oggi alcuni Paesi hanno già bloccato l’export di armi all’Arabia Saudita, tra questi: Austria; Belgio (parziale – ha revocato 4 licenze); Danimarca; Finlandia; Germania; Grecia; Norvegia e Svizzera.

FIRMA LA PETIZIONE: VAI AL LINK

LA LEGGE ITALIANA

Dopo la revisione del 2013 (D.Lgs 22 giugno 2012 n. 105 e D.M. 7 gennaio 2013 n.19) della Legge 185/90 il testo normativo rende meno esplicito il divieto all’esportazione di materiali d’armamento verso paesi colpevoli di violazioni dei diritti umani nei conflitti armati, come ad esempio l’Arabia Saudita che attualmente, con armi italiane, bombarda lo Yemen. Come Save the Children siamo preoccupati dell’andamento di questo commercio che sempre più spesso finisce per avere conseguenze disastrose per i bambini.

Il commercio d’armi necessita di essere seguito con maggior attenzione a livello Internazionale viste le conseguenze che ha sulla vita dei bambini e di ogni struttura civile. Continue difficoltà di monitoraggio e interscambio di informazioni su quale sistema d’arma va a quale forza e perché rendono il commercio di materiali di armamento uno dei più difficili da tracciare.

Il Parlamento italiano e il Governo, attraverso il Ministero degli Affari Esteri, hanno un ruolo fondamentale nel controllo di questo commercio: il Ministero degli affari Esteri infatti, attraverso l’Autorità nazionale UAMA, ha la responsabilità di rilasciare le autorizzazioni all’esportazione di sistemi d’arma militari, nel rispetto della normativa italiana e internazionale vigente e deve presentare una relazione annuale al Parlamento.

Il Parlamento può e deve esercitare attivamente un controllo sulle autorizzazioni rilasciate.

Ad oggi le ultime relazioni presentate al Parlamento, pur essendo molto dettagliate (poco meno di 800 pagine) erano opache e non contenevano tutte le informazioni necessarie a tracciare il dettaglio della tipologia e della destinazione dei sistema d’arma italiani (tutte informazioni che l’UAMA è tenuta a presentare ma che ha inserito sotto una clausola di segretezza).

CONTESTO GLOBALE: COSA STA CAMBIANDO

Nell’ultima decade abbiamo assistito ad un aumento allarmante dei bambini uccisi, feriti o mutilati nei conflitti (Assemblea Generale della Nazioni Unite, Children and Armed Conflict: Report of the Secretary General, Maggio 2018). La guerra contemporanea si è modificata radicalmente con conseguenze disastrose per i bambini; in particolare nei seguenti elementi:

  • Crescente urbanizzazione delle guerre – Sempre più conflitti armati sono combattuti nelle città portando alla distruzione di strutture civili come case, scuole e campi da gioco; sempre più spesso tramutati in veri e propri campi di battaglia (International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018).
  • Utilizzo indiscriminato di armi esplosive in aree popolate – Nel 2017 i civili erano il 93% dei morti e dei feriti in attacchi con armi esplosive in aree densamente popolate – il numero più alto registrato da Action on Armed Violence dall’inizio del loro monitoraggio nel 2011 – un aumento del 38% rispetto all’anno precedente, e un 165% in più rispetto al 2011 (Action on Armed Violence, Monitoring Explosive Violence: The Burden of Harm, 2017)
  • Aumento dei gruppi armati non statali – a differenza dai militari di stato, questi gruppi non hanno una struttura gerarchica attraverso la quale formare i propri membri alle norme del diritto internazionale umanitario (IHL) (International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018). Il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha indicato 57 gruppi armati non statali negli allegati al suo rapporto annuale sui minori e i conflitti armati per aver commesso gravi violazioni dei diritti dei minori in 20 paesi diversi.
  • Natura più complessa e protratta dei conflitti moderni – Durata del conflitto sempre più lunga, molti bambini non hanno conosciuto altro che la guerra rendendo sempre più complesso il loro recupero psico-fisico
  • Sempre più diffuso utilizzo dell’esternalizzazione della guerra per mantenere una distanza geografica dal fronte e ridurre i costi domestici del coinvolgimento diretto (ad esempio attraverso il supporto ad altre forze – gruppi armati o contractors & mercenari – e l’utilizzo di tecnologia come i droni)
  • La spesa militare è quasi duplicata dal 1998 arrivando a 1.74 trilioni di dollari nel 2017 (Fonte SIPRI: Military Expenditure Database), con un espansione nel commercio di armi e di materiale militare

Ad oggi sono 420 milioni i bambini che, nel mondo, vivono in aree di conflitto o in guerra (Rapporto Save the Children: war on children 2019). Alla luce di queste tendenze dobbiamo cercare un modo immediato e pratico per meglio proteggere i bambini in conflitto.

IMPATTO SUI BAMBINI

Impatto diretto – i bambini differiscono psicologicamente, anatomicamente e fisiologicamente dagli adulti nelle loro risposte alle ferite causate dai conflitti [16]. I bambini sono particolarmente vulnerabili agli effetti dell’utilizzo di armi esplosive e muoiono più facilmente come conseguenza di lesioni da esplosione [17]. Studi epidemiologici [18] dimostrano che le ferite da penetrazione (ad esempio da proiettili) al viso, alla testa, al collo, agli arti superiori e al tronco si riscontrano nell’80% dei pazienti minori, decisamente una percentuale più alta del 31% degli adulti [19]. L’esposizione prolungata al conflitto può inoltre causare ai bambini stress tossico con sintomi come ricominciare a fare pipì a letto, autolesionismo, tentativi di suicidio e comportamenti aggressivi o regressivi. Se non trattate, le conseguenze di lungo periodo dello stress tossico è molto probabile siano irreversibili causando danni alla loro salute fisica e mentale per il resto della vita [20].

Impatto indiretto – i bambini sono anche particolarmente vulnerabili all’impatto indiretto della guerra: la distruzione delle loro case e delle strutture civili (ad esempio tralicci elettrici, provviste di acqua potabile, strutture igienico sanitarie, mercati e scuole), la distruzione di servizi essenziali (inclusi i programmi di vaccinazione, i servizi sanitari e educativi) e l’insicurezza alimentare lasciano i bambini altamente vulnerabili alla malnutrizione, alle malattie, a problemi psico-sociali e alla deprivazione materiale che può minare il loro sviluppo con possibili conseguenze durature.

FIRMA LA PETIZIONE: VAI AL LINK

Approfondimenti e link esterni:

  1. United Nations Security Council: Final report of the Panel of Experts on Yemen (Pagina 171/242)
  2. ECCHR: European responsibility for war crimes in Yemen
  3. United Nations Office of the Special Representative of the Secretary-General for Children and Armed Conflict: The Six Grave Violations
  4. United Nations Security Council: Children and armed conflict
  5. United Nations Office of the Special Representative of the Secretary-General for Children and Armed Conflict: The Six Grave Violations
  6. Dati Sipri (Stockholm International Peace Research Institute) in riferimento al biennio 2016-2017
  7. Sipri: Trends in international arms transfers, 2017 Per l’esattezza l’Italia esporta il 2.5% delle armi di tutto il mondo. Prima di noi in classifica troviamo USA (34%), Russia (22%), Francia (6.7%), Germania (5.8%), Cina (5.7%), Regno Unito (4.8%), Spagna (2.9%) e Israele (2.9%). Chiude la classifica al decimo posto l’Olanda (2.1%)
  8. Revisione legge 185/90 Decreto 22 giugno 2012 n.105
  9. Revisione legge 185/90 D.M. 7 gennaio 2013, n.19
  10. Assemblea Generale della Nazioni Unite, Children and Armed Conflict: Report of the Secretary General, Maggio 2018
  11. International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018
  12. Action on Armed Violence, Monitoring Explosive Violence: The Burden of Harm, 2017
  13. International Committee of the Red Cross, Roots of Restraint in War, September 2018
  14. Sipri: SIPRI Military Expenditure Database
  15. Rapporto War on Children 2019
  16. Centre for Blast Injury Studies, Imperial College London, The Impact of Blast Injury on Children: A Literature Review, September 2017
  17. Quintana DA, Jordan FB, Tuggle DW, Mantor PC, Tunell WP. The spectrum of pediatric injuries after a bomb blast. J Pediatr Surg. 1997;32(2):307–11
  18. Bendinelli C. Effects of land mines and unexploded ordnance on the pediatric population and comparison with adults in rural Cambodia. World J Surg. 2009;33(5):1070–4
  19. Save the Children, Invisible Wounds: The impact of six years of war on the mental health of Syria’s children, 2017.

 

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Mindfulness: consapevolezza e meditazione insegnata anche a scuola

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“Mindfulness”, un termine che contiene in sé tante sfumature e concetti come consapevolezza, concentrazione, pensiero positivo, respirazione, benessere. Le definizioni sono tante. Secondo Kabat-Zinn è “consapevolezza che emerge prestando attenzione, nel momento presente e in modo non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza”. Una pratica, insomma, che mira a fissare l’attenzione sul “qui e ora”, focalizzando la consapevolezza sull’esperienza presente. I benefici apportati sarebbero molteplici, tanto che, nelle scuole statunitensi, in Inghilterra e in diversi paesi del nord Europa, la pratica della consapevolezza attraverso la respirazione è stata inserita nel programma didattico (rivolto a ragazzi dai 7 ai 18 anni).

La mindfulness è una pratica di meditazione che può rivelarsi utilissima per affrontare il bullismo nella scuola di oggi e le difficoltà di concentrazione e di relazione degli studenti.“La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.”

“Anche in Italia, da pochissimo tempo, in molte scuole, si sono diffuse esperienze di Mindfulness Education”, spiega Paola Mamone, psicoterapeuta e istruttrice MBSR (mindful based stress reduction), che continua: “La scuola può diventare luogo d’elezione dove provare ad insegnare gli esercizi di respirazione consapevole e, attraverso questi, migliorare la capacità attentiva dei ragazzi, la capacità di concentrazione e di ascolto”. La dottoressa pone, in particolar modo, l’accento sui benefici della Mindfulness, che “può diventare uno strumento utile di prevenzione per i disturbi specifici di apprendimento, in particolare per i disturbi comportamentali, iperattività e deficit di attenzione”.

I risultati degli studi di Saltzman e Goldin sull’argomento, sembrano, in effetti, incoraggianti: si riscontra, cioè, nei bambini che hanno praticato costantemente esercizi di respirazione consapevole, una minore reattività emotiva, una minore tendenza all’autocritica verso di sé e gli altri, una diminuzione degli stati ansiosi, dell’agitazione motoria e dell’impulsività.

E gli insegnanti, quali benefici avrebbero dalla pratica della mindfulness?
“Molteplici, tanto è vero che il percorso di Mindfulness Based Teacher è stato riconosciuto dal MIUR come corso di formazione dei docenti, a supporto, ad esempio, della riduzione dello stress lavorativo e della prevenzione dei fenomeni di burn-out” spiega la dott.ssa Mamone e continua “ la pratica della mindfullness è un allenamento a coltivare una relazione consapevole con se stessi, con gli alunni e con l’ambiente”. Le caratteristiche di una mente “mindful” permetterebbero di “affrontare le sfide di un mondo in rapido cambiamento, formando persone intelligenti, cittadini partecipi e impegnati” conclude la dottoressa.

I 7 pilastri della Mindfulness

I sette principi, utili per approcciarsi -non solo alla meditazione mindfulness- ma anche alla vita, con un atteggiamento ed un’apertura mentale che aiutano a sviluppare la nostra innata capacità ad accettare le cose così come sono.

  1. Non giudizio: La mindfulness può essere utile nel prendere consapevolezza della nostra tendenza a giudicare e ad imparare, ad osservare semplicemente, questa nostra attitudine.
  2. Pazienza: quando viviamo un momento difficile, desideriamo che  le cose possano risolversi subito; ancora, quando ci apprestiamo ad imparare qualcosa, siamo impazienti di apprendere tutto e subito. In realtà, la nostra mente, il nostro corpo sono naturalmente dotati della capacità di adattamento e di apprendimento e se lo lasciamo fare, naturalmente raggiungerà quegli obiettivi; quindi la pazienza è la principale forma di saggezza. Non è semplice da praticare ma non impossibile da conquistare. La pazienza si apprende gradualmente con la meditazione mindfulness (“cento volte la mente si allontana dal respiro e cento volte con pazienza la riportiamo indietro”)
  3. Mente del principiante: significa guardare e vivere il mondo come i bambini ed il loro spontaneo atteggiamento di curiosità e scoperta.
  4. Fiducia: pazienza e fiducia sono strettamente connessi. Mi fido del fatto che un giorno imparerò quella cosa, del fatto che cambierò, che io riuscirò perché la natura mi permette di cambiare, con pazienza ed esercizio.
  5. Non cercare risultati: strettamente connesso al principio della pazienza. Se metto da parte il desiderio di ricercare il risultato a tutti i costi, ma mi concentro su altri aspetti della mia vita, del problema che mi affligge, acquisirò un senso di pace e serenità.
  6. Accettazione: vale a dire, vedere le cose così come sono, che ha anche a che fare col non cercare risultati. Io accetto che le cose siano esattamente così come sono. Questa capacità che non si impara teoricamente, ma come tutti e 7 i pilastri si impara con la pratica, crea un grande senso di liberazione.
  7. Lasciare andare: con questo principio lasciamo che le cose, le nostre esperienze, le nostre emozioni e sensazioni, siano esattamente così come sono, così come le stiamo osservando in questo preciso momento. Ciò che accade è che, accettandole in quanto esperienze del momento presente, lasciamo andare tutto con più facilità ed un maggior senso di leggerezza.

Mindfulness in Italia

Marina Panatero, pioniera di questa attività, che ha scritto con Tea Pecunia il libro “Giochiamo a rilassarci” (Feltrinelli) racconta :“Da qualche anno ho cominciato a insegnare mindfulness e meditazione a scuola, tenendo corsi alle elementari per praticarla in classe. E l’anno scorso ho istruito una decina di maestri”. I risultati sono molto positivi.

Praticare il mindfulness nelle scuole non significa ascoltare mantra salmodiati o respirare gli effluvi dell’incenso, come qualcuno potrebbe sospettare. “Per meditare bastano una sedia e la voglia di provarci: tutti ne sono dotati”, insiste l’esperta. “Quando entro in classe, gli alunni di solito smettono di parlare e mi ascoltano. La prima volta spiego cosa accadrà, poi procediamo. Si fanno 5 o 10 minuti di meditazione guidata, più che sufficienti anche per bambini abituati a tablet e videogiochi. Il mindfulness addestra la mente a rimanere focalizzati su immagini e storie. Cioè su qualcosa che, in futuro, diventerà un punto di riferimento. Alla fine, poi, chiedo ai bambini di scrivere un pensiero o fare un disegno sulla nostra attività”.

Fonte www.milano-psicologa.it/mindfulness/

www.quimamme.it/attualita/mindfulness-a-scuola/

www.alleyoop.ilsole24ore.com

 

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Allevamenti di galline: sovraffollamento, strutture abusive, mangimi mal conservati, maltrattamenti. Chiuse 9 aziende

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allevamenti di galline
Allevamenti di galline: nella filiera degli allevamenti sono state chiuse 9 aziende e sequestrate 32mila uova irregolari, dai NAS, questo è avvenuto in tutta Italia
“Nel mese di settembre, individuato quale periodo di aumento della richiesta di prodotti a base di uova da parte del settore dolciario industriale ed artigianale – spiegano i carabinieri dei Nas in una nota – il dispositivo di controllo posto in campo ha consentito la verifica di 373 obiettivi che hanno determinato l’accertamento di irregolarità in 66 casi, pari al 18% del totale”

Ad Arezzo, in un allevamento «a terra» di ovaiole, sono state trovate 19.750 galline ammassate all’interno di spazi sopraelevati, delimitati da reti metalliche, che ne impedivano la libertà di movimento. Per maltrattamento di animali è stato denunciato anche il responsabile di un allevamento avicolo di Viterbo: nel corso dell’ispezione sono state rilevate gravi carenze igienico sanitarie ed il decesso di numerosi capi, non rimossi e lasciati in regime di promiscuità con quelli vivi.

A Roma sono stati riscontrati 6 allevamenti privi delle misure di biosicurezza previste dal Piano regionale di controllo e sorveglianza per prevenire l’influenza aviaria.

Dieci allevamenti privi delle misure di biosicurezza, con carenze igienico strutturali e inadeguatezze nelle procedure di autocontrollo, sono stati scoperti nelle province di Latina e Frosinone.

In un allevamento biologico di galline ovaiole, il Nas di Perugia ha sequestrato 19.140 uova in un deposito nel quale è stata riscontrata la presenza di roditori e l’insufficienza delle misure adottate per la lotta agli animali infestanti.

Molte le situazioni di sovraffollamento nella stabulazione degli animalimangimi in cattivo stato di conservazioneuova vendute per qualità diverse da quelle possedute, prive di tracciabilità o con stampigliature fuorvianti, detenute in condizioni e ambienti non idonei, in alcuni casi in strutture abusive. Le accertate violazioni hanno determinato il sequestro di oltre 32 mila uova, 4.600 galline ovaiole e 30 tonnellate di mangimi non regolari, per un valore commerciale di circa 185 mila euro.

Fonte https://ilsalvagente.it e https://roma.corriere.it

Foto Photo by Artem Beliaikin from Pexels

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Abiti usati, una miniera d’oro spesso in mano alla camorra: lo conferma anche un servizio de Le Iene

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raccolta vestiti usati camorra

Il settore del riuso vale oltre 2 miliardi di euro. È una miniera d’oro per l’economia circolare, allunga la vita degli oggetti e permette di risparmiare le risorse necessarie per produrne di nuovi. In questo ambito, gli abiti usati rappresentano un segmento molto importante.

A fronte di aspetti molto positivi, il settore degli indumenti usati ha però un grave problema: la pesante infiltrazione mafiosa.

Per questo con la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle Ecomafie, che ho l’onore di presiedere, stiamo svolgendo un’inchiesta specifica proprio su questo settore.

In una relazione inviata di recente alla Commissione, il Procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero de Raho cita alcune importanti inchieste svolte dai magistrati delle Direzioni distrettuali a Roma, Milano, Potenza. E proprio agli “stracci” è legato il primo omicidio di camorra in Toscana, avvenuto nel 1999 a Prato, uno dei due poli principali della filiera degli abiti usati in Italia. L’altro polo è la Campania, terra di origine delle famiglie camorristiche che tengono sotto scacco il settore. «I campani sanno bene che ad Ercolano non si vendono stracci se non si è legati ai Birra-Iacomino», ha dichiarato nel 2012, di fronte ai parlamentari della Commissione Antimafia, il magistrato Ettore Squillace Greco. A Ercolano si sta affiancando Caserta, piazza emergente nel settore.

La raccolta degli abiti spesso è gestita da cooperative sociali a sfondo benefico, attraverso cassonetti stradali che in più di un caso riportano il logo della Caritas. Purtroppo, però, come spiegava la Direzione Nazionale Antimafia già nel 2014 nella sua relazione annuale, «buona parte delle donazioni di indumenti usati che i cittadini fanno per solidarietà finiscono per alimentare un traffico illecito dal quale camorristi e sodali di camorristi traggono enormi profitti».

Succede perché gli anelli della filiera dopo la raccolta sono gestiti in molti casi da soggetti affiliati ai clan o in rapporto con la camorra. E nelle loro condotte non mancano le irregolarità nella gestione dei rifiuti e nell’esportazione (in molti casi questi abiti prendono la via del Nord Africa). Inoltre, gli abiti di seconda mano vengono acquistati dai grossisti al chilo e rivenduti al pezzo: una modalità che, se non affiancata da specifici strumenti di controllo, lascia ampi spazi a riciclaggio di denaro ed evasione fiscale.

Tutto questo avviene alle spalle dei cittadini, che vedendo il logo Caritas (oppure donando alle parrocchie, ma parte del flusso si ricongiunge comunque a quello dei cassonetti) sono convinti di fare una buona azione e non sanno che potrebbe succedere ai loro vestiti.

In primo luogo, gli indumenti usati raramente vanno ai poveri: quasi sempre vengono venduti e gli stessi proventi non sempre sono usati a fini benefici.

In secondo luogo, la trasparenza della filiera è davvero poca: è facile avere informazioni sugli enti che si occupano della raccolta, spesso realizzata occupando soggetti svantaggiati, ma dietro questa facciata sugli anelli successivi cala il buio.  Le stesse Caritas, purtroppo, concedono il logo incassando delle royalty, senza preoccuparsi di ciò che avviene a valle della raccolta.

Per questo è molto importante il lavoro della magistratura per fare luce su questo settore.

In certi casi si è arrivati – a mio avviso giustamente – a sequestrare i cassonetti della raccolta, interrompendo così il flusso degli abiti che poi venivano gestiti illecitamente e finivano in mani mafiose.

Importante è anche intervenire sul fronte dell’affidamento della raccolta degli indumenti usati: le aziende di igiene urbana, alzando il livello di attenzione, attraverso i bandi di gara possono fare molto per avere sotto controllo la filiera e prevenire le infiltrazioni camorristiche. Durante un’audizione in Commissione Ecomafie, l’associazione di categoria Utilitalia ci ha detto che stava lavorando proprio a delle linee guida per rendere più efficaci gli affidamenti. Dopo mesi e mesi però, di queste linee guida non c’è traccia.  Con Utilitalia ci sarà la possibilità di confrontarci per capire con esattezza cosa stia bloccando questo percorso di autoregolamentazione verso la trasparenza.

Da parte nostra, non ci fermiamo. In Commissione continueremo a lavorare per ripulire il settore e liberare le potenzialità e le energie positive dalla cappa della camorra e dell’illegalità.

Guarda il Video de ” Le Iene ” sul rapporto tra Raccolta dei Vestiti Usati e Camorra

 

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L’albero “Imperatrice” cresce in tempi record e può produrre fino a 4 volte più ossigeno degli altri

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albero imperatrice

Che gli alberi svolgano una funzione essenziale per il benessere del nostro clima e del nostro Pianeta è una cosa che sappiamo fin da quando siamo piccoli. È grazie a questi elementi naturali che l’aria che ogni giorno respiriamo può essere filtrata da tutte le sostanze inquinanti che contiene.

Per questo, la loro presenza nei nostri ecosistemi è da preservare e garantire: sono i migliori alleati naturali per diminuire la CO2 e depurare l’aria. Fra le moltissime specie di alberi che possiamo trovare sulla Terra, ce ne sono alcuni che riescono ad assolvere questa funzione vitale meglio di altri. Queste piante hanno delle capacità “filtranti” così avanzate da risultare fondamentali in qualsiasi ambiente.

Uno di essi, nello specifico, è quasi un “super-albero”, che presenta delle caratteristiche interessanti sotto molti punti di vista. In particolare, riuscirebbe ad assorbire anidride carbonica fino a dieci volte in più rispetto agli altri. Vediamo di che albero si tratta.

Il Kiri, conosciuto anche col nome scientifico di Paulownia tomentosa o “Albero imperatrice”, è balzato agli onori delle cronache proprio per le sue incredibili proprietà. Si tratta di un albero di origini orientali (Cina e Giappone), importato in Occidente a partire dal 1800 circa e usato diffusamente come pianta ornamentale, sia negli spazi privati che nei luoghi verdi pubblici.

La sua struttura lignea è particolarmente forte ma flessibile allo stesso tempo, tanto da essere stato spesso impiegato nella produzione di mobili, componenti edilizi, ma anche di oggetti e strumenti musicali. Un’altra sua caratteristica peculiare è anche la rapidissima crescita.

Nel giro di soli tre anni, infatti, la Paulownia riesce a raggiungere il suo massimo livello di sviluppo, e può arrivare fino a quasi 20 metri di altezza. A questo proposito, nel 2011 ha vinto il Guinness World Record come “albero dalla crescita più veloce”. E non depura al meglio soltanto l’aria. La Paulownia è anche in grado di “ripulire” il terreno in cui viene piantato e intercettare moltissime polveri grossolane.

Se si mettono in relazione le sue dimensioni, la velocità di crescita e le capacità depurative del Kiri, è chiaro che tutto ciò ha fatto sì che questo albero sia divenuto quasi un simbolo della lotta contro il cambiamento climatico e il riscaldamento globale.

La sua ampia e folta chioma, in primavera, si riempie di meravigliosi fiori rosa o lilla che lo rendono apprezzabile anche dal punto di vista estetico, quindi molto adatto all’ornamento degli ambienti. Tutto questo sempre ricordando che, trattandosi di una specie di albero invasiva e legata a precisi ambiti geografici (alloctona), il Kiri va piantato tenendo sempre conto del contesto dove crescerà.

Una pianta ricca di qualità e aspetti essenziali per la nostra sopravvivenza, dunque: il Kiri è davvero uno splendido regalo della natura di cui tutti dovremmo beneficiare!

immagine: Paulownia/Facebook

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Pericolo pesticidi a Viterbo: ”In un anno spruzzate quasi 500 tonnellate di diserbante”

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fitofarmaci diserbanti

I dati relativi al Lazio e al Viterbese illustrati dal professor Giuseppe Scapigliati (Unitus): ”Fermiamoci ora o sarà troppo tardi”.

MONTEFIASCONE – In un anno spruzzate quasi 500 tonnellate di diserbanti nei campi del Lazio e della Tuscia. ”Sostanze – ha spiegato ieri nel corso di un convegno a Montefiascone il professor Giuseppe Scapigliati – che insieme ai fitofarmaci sono le peggiori invenzioni della specie umana, molto peggio delle armi atomiche, il cui effetto, dopo l’esplosione, svanisce nel tempo.

Diserbanti e fitofarmaci invece sono più stabili delle stesse rocce. Le tonnellate di queste sostanze, che a milioni produciamo ogni anno, resteranno tutte nell’ambiente, non se ne andranno mai. O si decide di abolire i veleni ora, o non sarà mai piu possibile”’.

A organizzare l’incontro è stata l’Amministrazione comunale falisca, impegnata in prima fila per una agricoltura che sia ecosostenibile.

Da alcuni mesi a Montefiascone è in vigore un’ordinanza che vieta, tra l’altro, l’uso del glifosato, il potente erbicida classificato nel 2015 come ”probabile cancerogeno per l’uomo” dalla Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) e, in tempi più recenti.

Oggetto di sentenze che in America hanno visto condannare la multinazionale che lo produce a risarcimenti milionari perché, ad esempio, non avrebbe fornito adeguate informazioni sui rischi a cui si espone chi lo utilizza. E’ il caso di un giardiniere a cui è stato diagnosticato un linfoma non-Hodgkin.

‘Salviamo il lago di Bolsena e tutto il nostro territorio dai pericoli dei fitofarmaci, erbicidi e pesticidi”: questo il titolo del convegno che si è svolto alla sala riunioni della Rocca dei Papi e a cui hanno partecipato docenti, associazioni, amministratori (in sala il sindaco di Grotte di Castro Piero Camilli, il vice sindaco di Bolsena Andrea di Sorte, i consiglieri comunali di Montefiascone Rosita Cicoria e Augusto Bracoloni). A fare gli onori di casa l’assessore all’Ambiente Rita Chiatti.

Tra gli esperti, come detto, anche Scapigliati. Docente al Dibaf dell’Università della Tuscia (il Dipartimento per la Innovazione nei sistemi biologici, agroalimentari e forestali), è impegnato in diversi progetti anche internazionali riguardanti le biotecnologie marine. ”La zona del lago di Bolsena – ha detto – è un ambiente unico dal punto di vista geologico e ambientale.

Va preservato non solo perché bello, ma per la sopravvivenza stessa dei nostri figli. L’acqua del lago viene bevuta e se nell’acqua ci sono veleni, allora non bisogna essere dei grandi scienziati per capire cosa succede. O ci si muove ora, o il lago è una risorsa morta. O si decide ora di abolire i veleni ora, o non sarà mai piu possibile”.

Scapigliati si è scagliato contro l’agroindustria – ”una agricoltura distruttiva dell’ambiente” – e ha spiegato: ”Il suolo è un corpo vivo. In una manciata di terreno (circa 200 grammi) si possono trovare 0,5 grammi di organismi viventi, la maggior parte dei quali invisibili a occhio nudo. In un ettaro, 5 tonnellate di organismi viventi: insetti, ragni, lombrichi, molluschi, radici, batteri, funghi”.

E poi ha aggiunto: ”Nel Lazio e nella Tuscia nel 2016 sono stati utilizzati 449.162 chili di diserbo. Senza contare quelli che diserbano di frodo. Queste sostanze oggi si possono comprare anche su Internet. Fitofarmaci e diserbanti, è dimostrato, provocano patologie alla nascita, malattie encefalitiche e di tipo metabolico. Non è più giustificabile che per il profitto del singolo si debba avvelenare l’ambiente di tutti”.

Fonte: ViterboNews24

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La caseina del latte è “il cancerogeno più potente della storia dell’uomo”

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caseina cancerogena

“La caseina è il più potente cancerogeno della storia. L’ho detto in passato e continuo a sostenerlo. Finora non mi hanno mai contestato su base scientifica e non possono farlo, perché è vero!”

Così con la forza dei suoi 50 anni di ricerca e nuove (prossime) pubblicazioni su Science il prof. T. Colin Campbell ha riaffermato ad Abano Terme, 3 anni fa, ciò che ha sempre sostenuto. “L’alimentazione, così come la intendiamo oggi, è il vero problema. Bisogna rivederla e approfondirne le implicazioni. Una sfida che tutti noi dobbiamo accettare e sulla quale dobbiamo organizzarci per gestirla con serietà e metodo di ricerca.”_DSC8451

Una umiltà senza paragoni quella del professore della Cornell University. Per tre giorni protagonista di un dibattito internazionale che ha visto la partecipazione di esperti americani, europei ed italiani l’autore del The China Study ha puntato dritto al punto della questione sollevata dalle sue ricerche e ha invitato gli specialisti in sala ad un confronto e approfondimento scientifico centrato sull’obbiettivo.

“Tutti noi sappiamo che le evidenze scientifiche non sono certezze matematiche, soprattutto nella scienza della nutrizione. Ci sono trilioni di cellule nel nostro organismo che colloquiano tra loro continuamente: come facciamo a dire di conoscerne davvero il funzionamento?

Fino a quando si continuerà a discutere dei singoli dettagli che si possono solo ipotizzare come veri si continuerà a spostare l’attenzione da ciò che deve essere lo scopo primo della nostra ricerca: lo studio completo dell’efficacia di un cambiamento della dieta nella salute delle persone”.

Ad accogliere il monito del ricercatore statunitense per l’ultima volta in Europa una platea di oltre 1.400 persone che tra la giornata di venerdì e quella di domenica si sono susseguiti nella sala convegni dell’Hotel Alexader Palace per un dibattito dedicato al grande pubblico e ai medici e specialisti del settore.

Una tre giorni di full immersion, con approfondimenti e tavole rotonde che hanno toccato tutti i diversi temi legati alla nutrizione e alla salute, dall’oncologia alla pediatria, dalla cardiologia al rapporto mente e corpo.

Ad aprire il dibattito le relazioni frontali di alcuni tra i principali medici italiani coinvolti nel Laboratorio professionisti che nell’ambito dell’Associazione Equilibrio Delicato – Be4eat stanno lavorando per costruire in Italia un concreto progetto di ricerca capace di dare le prime e importanti risposte alle domande di molti pazienti e parenti che oggi affollano gli ambulatori medici.

Dal tema della ricerca a quello più complicato di una adeguata proposta clinica e dietetica in ambito oncologico rivolto agli specialisti con crediti ECM, il pomeriggio del venerdì è stato la premessa della giornata di sabato che ha catturato l’attenzione del grande pubblico sui temi centrali della salute, della prevenzione e della cura delle principali patologie del nostro secolo.

Un dibattito che ha coinvolto sul palco una trentina di medici e specialisti italiani, insieme alla relazione di ospiti stranieri provenienti dall’Irlanda come il dott. John Kelly e dalla Schermata 2016-05-06 a 19.47.44Spagna, con la dottoressa Odile Fernandez Martinez che con l’esposizione medica della sua guarigione da un cancro metastatico alle ovaie ha commosso tutta la platea.

A corona dei tre giorni di discussione, i collegamenti esteri con il dr. Neal Barnard, ricercatore clinico e professore di medicina alla George OLYMPUS DIGITAL CAMERAWashington Univesity, con il dr. Micheal Greger fondatore dell’American College of Life Style Medicine e direttore sanitario della Humane Society of the Unites States, e con il dr. Dean Ornish, Clinical Professor di Medicina all’Università della California e direttore della Preventive Medicine Reserch Institute di Sausalito.

La professionalità degli 80 volontari provenienti da tutta Italia e la disponibilità degli ospiti testimonial come il grande attore Tullio Solenghi hanno reso possibile la riuscita di un dibattito che nasce spontaneo nelle case di tutti e che sulle tavole di tutti trova la sfida principale e più importante: la salute a lungo termine di chi amiamo.

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In Etiopia, le mani dei bambini guadagnano 23 euro al mese da marchi come H&M o Calvin Klein

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etiopia grandi marchi della moda

Gli etiopi sono i lavoratori meno pagati nel settore dell’abbigliamento globale, molto indietro rispetto al Bangladesh.

I dipendenti delle fabbriche di abbigliamento dell’Etiopia , che lavorano per marchi come Guess, H & M e Calvin Klein, sono i meno pagati al mondo, con solo $ 26 al mese, secondo un rapporto pubblicato da LeMonde, la celebre testata giornalistica francese

L’Etiopia, che mira a diventare il principale centro manifatturiero del continente, ha sedotto gli investitori mettendo in evidenza la volontà dei dipendenti di lavorare per meno di un terzo dei salari dei lavoratori del Bangladesh, come sostiene il rapporto del Stern Center for Business and Industry. i diritti umani della New York University. Secondo questo studio intitolato “Made in Ethiopia: le sfide della nuova frontiera dell’industria dell’abbigliamento”, i lavoratori del Bangladesh, notoriamente mal pagati, guadagnano $ 95 al mese, quelli in Kenya $ 207 e quelli in Cina $ 326.

“Piuttosto che la forza lavoro docile ed economica promossa in Etiopia, i fornitori con sede all’estero hanno incontrato dipendenti che non sono soddisfatti delle loro retribuzioni e condizioni di vita e che vogliono protestare sempre di più fermando il lavoro. O addirittura dimettersi , afferma il vicedirettore del centro, Paul Barrett. Nel loro entusiasmo di creare un marchio “Made in Ethiopia”, il governo, i marchi globali e i produttori stranieri non prevedevano che il salario di base fosse semplicemente troppo basso perché i lavoratori potessero vivere. “

Un modello di sviluppo che non rispetta i lavoratori

Secondo il rapporto, gli addetti all’abbigliamento, molti dei quali donne, lottano per avere diritti sindacali, sono scarsamente addestrati e ci sono conflitti culturali con i dirigenti delle fabbriche asiatiche. Lo studio ha esaminato l’Hawassa Industrial Park (sud), uno dei cinque centri industriali inaugurati dal governo dal 2014, che impiega 25.000 persone e produce abbigliamento per marchi di tutto il mondo. A lungo termine, vi dovrebbero lavorare circa 60.000 persone. Aziende cinesi, indiane e dello Sri Lanka hanno aperto fabbriche in questo parco.

Il governo prevede che le esportazioni di indumenti, attualmente del valore di $ 145 milioni all’anno, saliranno a circa $ 30 miliardi. Un obiettivo che “sembra irrealistico”, secondo il rapporto, se non altro perché i bassi salari hanno portato a una scarsa produttività, a ripetuti scioperi e ad un elevato turnover. Le fabbriche hanno sostituito in media tutti i loro dipendenti ogni dodici mesi, afferma il rapporto.

L’Etiopia è il secondo paese più popoloso dell’Africa, con circa 105 milioni di persone che vivono ancora in gran parte in agricoltura e affrontano siccità e povertà. L’unico auspicio che possiamo fare è che la pressione internazionale spinga il governo etiope a introdurre un salario minimo e sviluppare un piano economico a lungo termine per rafforzare l’industria dell’abbigliamento, senza sfruttare i lavoratori.

Guarda il video di LeMonde

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Difesa delle API:Il Parlamento europeo boccia proposta di regolamento della Commissione Ue. Vittoria degli apicoltori

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miele api

Oggi 23 ottobre 2019, il Parlamento europeo ha bocciato la Commissione Juncker sulle misure a tutela delle api. L’Aula riunita a Strasburgo ha respinto a larghissima maggioranza (533 sì, 67 no, 100 astensioni) la decisione adottata dall’esecutivo comunitario sulle metodologie di valutazione dell’impatto dei pesticidi per le api, responsabili dell’impollinazione dei fiori degli alberi, e ritenute insufficienti dagli europarlamentari.

Giuseppe Cefalo, presidente di Unaapi, aveva inviato la seguente missiva a tutti gli eurodeputati italiani, chiedendo loro di opporsi all’adozione della proposta di regolamento della Commissione. Questo il testo integrale del messaggio, dove viene spiegato perché è necessaria l’obiezione:

Gentile eurodeputato Italiano,

con questa lettera allegata (English Version) BeeLife, BugLife, Greenpeace, SumOfUs e Pesticide Action Network (PAN), UNAAPI (Unione nazionale associazioni apicoltori italiani) vi chiediamo di sostenere la proposta di obiezione contro il progetto di regolamento (UE) della Commissione che modifica il regolamento (UE) n. 546/2011 per quanto riguarda la valutazione dell’impatto dei prodotti fitosanitari sulle api mellifere.

Il progetto di risoluzione sarà messo ai voti nella commissione plenaria parlamentare del 23 ottobre.

Se la plenaria del Parlamento adotterà questa risoluzione, fermerà efficacemente i piani della Commissione di mantenere livelli scandalosamente deboli di protezione delle api contro i pesticidi dannosi, che si basano su una scienza obsoleta. Vi invitiamo, a nome dei nostri associati, delle centinaia di migliaia di cittadini in tutta Europa, delle migliaia di aziende apistiche italiane ed europee di richiedere l’attuazione dei più alti standard disponibili per proteggere le api dai pesticidi, come richiesto dal regolamento sui pesticidi 1107/2009 / CE e come stabilito dall’EFSA 2013Bee Guidance document.

Le api e altri insetti europei sono in pericolo. In Germania, gli scienziati hanno registrato perdite di oltre il 75 percento della massa totale di insetti nelle aree protette per 27 anni. Nei Paesi Bassi dati molto dettagliati, mostrano che oltre il 50% delle specie di api selvatiche è minacciato di estinzione. Una delle principali cause di questi sviluppi è l’agricoltura industriale che espone le api ai pesticidi dannosi.

Il documento Bee Guidance 2013 è lo standard scientifico più aggiornato per la valutazione del rischio di pesticidi per le api. Include una valutazione degli effetti acuti e cronici dei pesticidi sia sulle api che sulle api selvatiche. Questa guida ha permesso all’EFSA di fornire una valutazione completa del rischio derivante dall’uso di tre pesticidi neonicotinoidi, che a sua volta ha consentito all’UE di imporre il suo tanto celebrato divieto 2018 su tutti gli usi all’aperto di questi pesticidi.

Sia la Commissione che l’EFSA hanno ripetutamente affermato di sostenere il documento Bee Guidance 2013. Ma gli Stati membri hanno bloccato la sua applicazione in seno al comitato permanente per le piante, gli animali, i prodotti alimentari e i mangimi. Nel frattempo, restano in vigore i vecchi orientamenti del 2002, scritti dall’industria dei pesticidi e basati su una scienza “obsoleta”, secondo la Commissione e l’EFSA.

I cittadini europei sono consapevoli dell’importanza dell’applicazione di solidi test di pre-approvazione dei pesticidi per invertire il declino degli impollinatori e richiedono l’adozione immediata e integrale della guida EFSA del 2013.

L’UE deve proteggere le api e l’ambiente europei dai pesticidi pericolosi sulla base delle “attuali conoscenze scientifiche e tecniche”, conformemente al regolamento dell’UE sui pesticidi (regolamento (CE n. 1107/2009). L’incapacità degli Stati membri e della Commissione europea di applicare i regolamenti significa che ora spetta ai deputati europei porre il veto ai loro piani inaccettabili e rimettere in carre i compiti di rispettare il diritto dell’UE e proteggere le api europee.

Cordiali saluti,

Cefalo Giuseppe

Presidenza UNAAPI

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