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Covid, fino a 70 mila euro in 6 mesi per un medico e 103 mila in 14 per uno specializzando in Umbria

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pagamenti sanitari umbria covid19

Compensi sotto i radar per i sanitari umbri chiamati in prima linea. Si arriva fino a circa 12 mila euro in un mese

Se li sono senz’altro meritati. Mettendo a rischio la propria vita nelle corsie, facendo turni di lavoro anche superiori alle 10, 12, persino 15 ore. Probabilmente, a gran parte di questi si dovrebbero riservare persino maggiori riconoscimenti. E se tra loro c’è chi ne ha approfittato, ad esempio licenziandosi per rientrare, ‘dalla finestra’ con un nuovo inquadramento libero professionale, o con gli straordinari, questo lavoro giornalistico non è stato in grado di intercettarlo. Provvederà, eventualmente, chi di dovere.

Quello che fotografiamo è l’investimento che ha fatto la sanità umbra sui medici ‘esterni’, liberi professionisti, tramite contratti con partite iva o collaborazioni coordinate, per arginare il covid. Emergono, costi, che andrebbero per la maggior parte definiti, appunto, investimenti, anche fino a 70mila euro, per un medico pensionato richiamato in ‘trincea’. O chi, come specializzando, in 14 mesi è costato 103 mila euro ai quali, come vedremo, ha avuto occasione di aggiungere anche dell’altro.

Pensionati in corsia 

Andiamo per ordine. Nella Asl Umbria 1, tra contratti co.co.co e partite Iva emergono costi quali, 70.910 euro, in 6 mesi, per prestazioni di ‘medico specialista’, pagato a 70 euro l’ora, dal 27 marzo al 26 settembre 2020, compreso quindi il periodo nel quale la pandemia ha conosciuto una fase di riduzione dell’emergenza. Provando a fare una divisione semplice risulterebbero 11.800 euro lordi di media mensile.

Seguono costi di 66.395 euro, sempre nell’arco di sei mesi, ovvero dal 2 aprile al 1 ottobre, pagati a 70 euro l’ora. In questo caso il compenso medio mensile sarebbe di 11 mila euro. Si tratta di personale in pensione chiamato a dare il proprio contributo.

Specializzandi 

C’è chi, da specializzando, in poco più di un anno, costerà 86.162 euro complessivi, per un contratto che va dal 3 giugno 2020, al 31 luglio 2021, con un compenso di 40 euro l’ora. Chi, con lo stesso profilo, dal 4 maggio 2020 al successivo 3 novembre è costato 52.860 euro, sempre a 40 euro l’ora. E chi, in un periodo più lungo, dal 18 maggio 2020 al 31 luglio prossimo costerà 85mila euro.

Nello stesso periodo, per poco più di 14 mesi, un altro specializzando costa, 103.320 euro, a cui, se aggiungiamo 25mila euro di borsa di studio, l’investimento diventa di 128 mila euro, alla prossima data del 31 luglio. Senza calcolare la borsa di studio parliamo di una media lorda mensile di 7.380 euro, per questo specializzando.

Il monte totale ore risulterebbe di 2.575. Se avesse lavorato tutti i giorni, senza nessuna interruzione, per 14 mesi ovvero, 425 giorni, il suo impegno sarebbe stato di 6 ore giornaliere. Da qui, a scendere, si trovano altri compensi, tipo 79mila euro, sempre per uno specializzando, dal 3 giugno scorso al 31 luglio prossimo.

Medici specializzati

Un’altra borsa da 25mila euro si aggiunge al profilo di un medico specialista, pagata 80 euro l’ora, che dal 14 dicembre scorso al 31 marzo appena concluso è costata 57.120 euro, per 3 mesi e mezzo di lavoro. Il totale è di 82.120 euro. Il costo medio per questo medico specialista è di 16.320 euro mensili, senza considerare la borsa di studio. Un suo collega, dal 2 gennaio al 31 marzo è costato 38 mila euro circa, a parità di compenso orario. Un altro ancora dal 27 marzo del 2020, al 26 settembre, questa volta a 70 euro l’ora, è costato 57.120 euro. Una media mensile di 9.520 euro.

Ospedale Terni

All’ospedale di Terni, per collaborazioni coordinate e continuative ci sono 18 operatori sanitari attivi e 33 cessati, alla data di inizio marzo. Emergono costi per 30 euro l’ora a figure professionali di comparto, 40 euro l’ora per incarichi di lavoro autonomo a dirigenti medici e sanitari in formazione specialistica fino a 32 ore settimanali, «previa presentazione di note regolarmente emesse, approvate e sottoscritte dai responsabili di struttura». E’ quanto rende noto la stessa dirigenza sanitaria. Parliamo invece di 60 euro l’ora, per incarichi di lavoro autonomo a medici sanitari specialisti (anche collocati in quiescenza). All’ospedale ternano il costo complessivo per partite iva per l’anno 2020 e il primo bimestre 2021, è di 758.651 euro. Mentre il costo complessivo per co.co.co, per lo stesso periodo, è di 417.640 euro.

Ospedale Perugia

Nell’azienda ospedaliere di Perugia emergono professionisti che dal 24 marzo al 23 settembre sono costati, in 6 mesi, 63.420 euro in un caso, in altro 51.366 euro, pagati a 70 euro l’ora con contratti libero professionali. Qui abbiamo incarichi per 70 euro lorde per i medici: vanno dall’Anestesia e rianimazione, alla Vascolare e d’urgenza, al Pronto soccorso, alla Mecicina interna, alla Medicina del lavoro, Malattie respiratorie e Tossicologia ambientale e fino all’ospedale da campo. Per i co.co.co invece abbiamo contratti per 5mila euro al mese, omnicomprensivi di tutti gli oneri fiscali, assicurativi e previdenziali.

Asl Umbria 2

Per la Asl Umbria 2 emerge un costo complessivo per contratti di lavoro autonomo, dall’inizio della pandemia e fino alla data del 1 marzo, pari 1.273.619 euro. Per il personale medico delle Usca, le unita speciali di continuità assistenziali, un costo complessivo di 2.810.664 euro. I compensi sono di 40 euro l’ora omnicomprensivo per attività di reparto e 360 omnicomprensivi per guardia di 12 ore, vale sia per medico neolaureato non specializzato che per medico neolaureato e specializzato.

Sono stati riconosciuti 60 euro l’ora a dirigenti medici, per attività di reparto e 480 euro per le 12 ore di guardia. Ai medici iscritti al penultimo anno di specializzazione, sono state riconosciute 40 euro l’ora. Per il profilo di biologo o laureato in farmacia, riconosciuti 30 euro l’ora. Gli addetti al contact tracing: per profilo di ‘scienze delle professioni sanitarie, diploma universitario in tecnico della prevenzione in ambienti di lavoro’, 26 euro l’ora, mentre 15 euro l’ora agli amministrativi. Agli infermieri 30 euro l’ora.

di Maurizio Troccoliumbria24.it

Fukushima, l’Italia importa dal Giappone 21mila tonnellate di pesce

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pescatori giapponesi

È quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al 2020

Il governo di Tokyo ha deciso di riversare in mare dal 2022 oltre un milione di tonnellate di acque contaminate dalla catastrofe del 2011. Suscitando le ire di Paesi vicini, associazioni ambientaliste e dell’industria nazionale della pesca. Con Seul pronta a rivolgersi al Tribunale internazionale del diritto del mare

«Oltre 21 milioni di chili di pesci, crostacei e molluschi arrivano in Italia dalle acque del Giappone»: è quanto emerge dall’analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al 2020, che evidenziano anche l’arrivo in Italia di 18 milioni di chili di pesce dalla Cina e di 3,3 milioni di chili dalla Corea.

«È devastante la decisione del Giappone – scrive la Coldiretti – che ha pesanti ripercussioni dal punto di vista ambientale, economico e sanitario a livello globale, sulla quale devono intervenire le istituzioni internazionali».

La pubblicità negativa che deriverà al pescato giapponese da questa iniziativa preoccupa non poco i 1.500 pescatori della zona che si sono battuti contro questa decisione e che oggi, per sopravvivere, contano soprattutto sui ristoranti e le rivendite locali.

La pesca, una delle attività determinanti per il sostentamento alimentare ed economico del paese, ripartita gradualmente a poco più di un anno dalla catastrofe, e in aree limitate, sfiora attualmente appena il 20% del fatturato generato prima del 2011.

Per controllare direttamente l’origine del pesce acquistato il consiglio della Coldiretti è di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere la zona di pesca, e scegliere la “zona Fao 37” se si vuole acquistare prodotto pescato nel Mediterraneo.

Il cloro delle piscine potrebbe inattivare il coronavirus in 30 secondi

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piscina cloro covid

Uno studio dell’Imperial College di Londra (che deve ancora concludere la revisione) mostra come gli effetti deleteri sul virus

L’acqua clorata delle piscine potrebbe inattivare il coronavirus in soli 30 secondi. Questo è quanto emerge da uno studio, non ancora sottoposto a revisione, condotto dagli scienziati dell’Imperial College di Londra, che hanno studiato l’impatto delle diverse concentrazioni di cloro diluito in acqua su SARS-CoV-2.

In Inghilterra le piscine riapriranno questa settimana e il team sostiene che il rischio di trasmissione di Covid-19 attraverso l’acqua clorata è estremamente basso. “Abbiamo eseguito questi esperimenti nei nostri laboratori ad alto contenimento a Londra – afferma Wendy Barclay, dell’Imperial College di Londra – in questo modo siamo stati in grado di misurare l’infettività del virus e la sua capacità di attaccare le cellule”.

La ricerca, commissionata da Swim England, l’ente governativo inglese per gli sport acquatici, e dalla scuola di nuoto Water Babies, è stata condotta mescolando campioni di SARS-CoV-2 con acqua clorata. Stando ai risultati del gruppo di ricerca, la bassa infettività e la diluizione del virus suggeriscono che la possibilità di contrarre Covid-19 dalla piscina è trascurabile.

Gli esperti riportano, infatti, che una concentrazione di cloro di 1,5 milligrammi per litro e un indice di acidità compreso tra 7 e 7,2 possono ridurre l’infettività dell’agente patogeno di oltre mille volte in soli 30 secondi.

Gli autori hanno poi utilizzato diverse concentrazioni di cloro e livelli di pH per valutare scenari differenti, riscontrando che una concentrazione di cloro libero di 1,5 milligrammi per litro e un livello di pH di 7,0, come raccomandano le linee guida per il funzionamento delle piscine, sono sufficienti per rendere trascurabile la possibilità di contagio.

“Questi risultati – commenta Jane Nickerson, amministratore delegato di Swim England – supportano l’ipotesi che le piscine siano ambienti sicuri se si adottano le misure appropriate. È una notizia fantastica per gli operatori, i nostri membri e club che prendono parte alle attività sportive, i nuotatori e coloro che fanno affidamento sull’acqua per restare fisicamente attivi”.

“Siamo entusiasti di questi risultati – aggiunge Paul Thompson, fondatore di Water Babies – mentre ci prepariamo a ricominciare le lezioni e ad accogliere nuovamente bambini e clienti nelle piscine coperte del paese. Sappiamo che il nuoto ha molteplici benefici per la salute fisica e mentale sia per i bambini che per gli adulti di tutte le eta’ e non vediamo l’ora di riprendere le attività”.

Vaccini, AstraZeneca e Johnson&Johnson rischiano il ritiro definitivo dal mercato

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covid 19 vaccino

Studi sul vettore virale: «Possibili trombosi, ictus e ischemie anche per gli anziani». Ema verso lo stop

Prima è stata la volta di AstraZeneca, fermato, rimesso in produzione, stoppato definitivamente in alcuni Paesi mentre in altri si continua a somministrarlo tra i timori, crescenti, dei cittadini. Lo stesso copione ha poi visto protagonista il vaccino Johnson & Johnson, neanche arrivato in Italia e già finito sul banco degli imputati in America per le possibili, gravi conseguenze sui pazienti.

Con le autorità sanitarie a tentare di mettere una pezza, abusando di espressioni come “via precauzionale” e “benefici superiori ai rischi”. Ma la realtà è che ora per alcuni dei farmaci pagati a peso d’oro ai colossi di Big Pharma (con l’Ue in prima fila) si rischia addirittura l’alt definitivo.

Nel mirino sono infatti finiti col passare dei mesi i vaccini a vettore virale, ovvero proprio quelli come AstraZeneca e Johnson & Johnson. Al momento restano riservati agli over 60, ma nel giro di poche settimane potrebbe scattare addirittura il clamoroso ritiro dal mercato, qualora gli accertamenti in corso dovessero dimostrare il legame con i casi di trombosi cerebrale che si sono verificati in diverse zone del mondo dopo la somministrazione. Con l’Italia a correre frettolosamente ai ripari puntando ora forte su Pfizer, vaccino a Rna messaggero.

La ministra rock Dadone (M5s) sfida i parlamentari: “Facciamo il test antidroga a tutti i politici”

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fabiana dadone
FABIANA DADONE MINISTRO PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

“Io invito i colleghi, soprattutto quelli che hanno fatto polemiche, a farci tutti insieme un test antidroga. In un’ottica costruttiva, così daremo un bel messaggio: siamo tutti coesi nella lotta alla droga”. Così la ministra per le Politiche Giovanili Fabiana Dadone, ospite di Un giorno da Pecora su Radio Rai, ha risposto alle critiche sulle sue posizioni antiproibizioniste.

Poi la ministra ha parlato anche della sua passione per la musica metal. Ospite di Giorgio Lauro e Geppi Cucciari a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, oggi la titolare del ministero per le Politiche Giovanili, tra i molti temi toccati, ha parlato anche delle sue preferenze musicali, tutte rivolte verso il rock più duro.

“Sono appassionata di musica metal, sono una ‘metallara’, ho anche il ‘chiodo’ di pelle”, ha spiegato Dadone a Un Giorno da Pecora. Oltre alla giacca di pelle si veste anche da rocker? “Diciamo che mi sono vestita con delle t-shirt particolari o coi pantaloni un po’ larghi e le catenine fino ai 25 anni. Ora continuo a coltivare la mia passione per la musica ma l’abbigliamento, com’+ ovvio, è iverso”.

La ministra Dadone (M5s) sfida i parlamentari: “Facciamo il test antidroga a tutti i politici”

Tra i suoi gruppi preferiti ci sono gli svedese In Flames, che sono davvero estremi. “Io ci sento della melodia di fondo, una melodia che solo le band svedesi hanno. Sembra strano ma questa musica mi da’ una sensazione di quiete”.

Le piacciono anche band italiane? “Qualcosina si: ad esempio i Lacuna Coil oppure un gruppo più vecchio come i Linea 77”. E ama anche qualche cantautore? “I classici come Battisti sì, molto”. Lei è molto attiva e seguita sui social. C’è qualcuno che l’ha corteggiata su questi media? “Mi è arrivato qualche messaggio dopo la pubblicazione di una mia foto coi piedi sulla scrivania, c’e’ qualcuno che evidentemente ha una grande passione per i piedi femminili”.

E con questi followers come si comporta? “Li blocco, ma sono decisamente pochi”. Ha ricevuto anche qualche proposta di matrimonio? “Quando ho svelato di essere un amante della musica metal sì, molte, una trentina direi”. Cosa le avevano scritto? “Sei la donna della mia vita, vuoi sposarmi?”.

L’intervento a Un giorno da pecora

“Ministra Dadone si è mai fatta una canna?”, chiede il conduttore Giorgio Lauro, in diretta a Un giorno da pecora, su Rai Radio 1. La prima volta la ministra per le Politiche giovanili (con delega all’antidroga) glissa, chiedendo il test del capello per chi l’attacca (Salvini e Gasparri).

Ospite di Giorgio Lauro e Geppi Cucciari a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, la ministra per le Politiche giovanili ha frignato come una scolaretta più che come una metallara. “Sono delusa dalle bieche argomentazioni rivolte nei miei confronti, l’immagine che ne è uscita è che io sostanzialmente sarei una persona che fa uso di sostanze, cosa che ovviamente non corrisponde a verità. Io invito i colleghi, soprattutto quelli che hanno fatto polemiche, a farci tutti insieme un test antidroga. In un’ottica costruttiva, così, daremo un bel messaggio: siamo tutti coesi nella lotta alla droga”.

Nessuno, però, ha mai scritto o detto che la Dadone si droga. Sulle sue prese di posizione per la droga libera, c’è anche una proposta di legge che porta la sua firma. Poteva ripetere che lei non si è mai drogata, ma ha perso l’occasione per dirlo. Sicuramente un’occasione persa.  Tuttavia, per stare in tema e nel mood da politica trendy, con le scarpe sulla scrivania, la Dadone ha ribadito la sua sfrenata passione per la musica heavy metal.

5G, SCIOPERO DELLA FAME CONTRO L’INNALZAMENTO DELL’ELETTROSMOG!

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sciopero della fame contro 5G

Riportiamo grazie a Sara Cunial il comunicato stampa di Alleanza Italiana Stop 5G e aderisco allo sciopero della fame contro l’innalzamento delle emissioni elettromagnetiche.Per scongiurare l’aumento di 10 volte dei limiti italiani sulle emissioni elettromagnetiche approvate in Commissione parlamentare, Alleanza Italiana Stop 5G promuove lo sciopero della fame. Hanno già aderito cittadini, attivisti, politici, sindaci, medici e tecnici.

Raccolte 62.000 firme.Nella Proposta di Piano nazionale di ripresa e resilienza approvata dalla IX Commissione (Trasporti, poste, telecomunicazioni) della Camera dei Deputati, i parlamentari si sono dichiarati favorevoli ad innalzare drasticamente l’elettrosmog passando dall’attuale media di 6 V/m ad un massimo di 61 V/m (valore per il campo elettrico) e da 0,1 Watt/mq ad un massimo di 10 Watt/mq (valore per la densità di potenza del campo elettromagnetico in alta frequenza), assecondando la volontà delle compagnie telefoniche, in dispregio a qualsiasi appello alla prudenza.

Se la manovra venisse infatti approvata anche dal Parlamento e/o dal Governo, su tutta Italia verrebbe ad abbattersi un vero e proprio tsunami elettromagnetico senza precedenti, aumentando l’overdose elettromagnetica di un valore arbitrario pari a ben 10 volte più alto di quello di oggi (in fisica un ordine di grandezza più alto di 110 volte), il tutto per favorire il 5G nell’installazione di milioni di nuove antenne via terra e del Wi- Fi dallo spazio.

Ciò sconfesserebbe la minimizzazione del rischio indicata nei Report del Bioinitiative Group, dal Parlamento Europeo nella Risoluzione del 2009 e dall’Assemblea del Consiglio d’Europa con la Risoluzione n° 1815 del 2011, ovvero nelle indicazioni invero protese ad un abbassamento dei limiti di legge a 0,6 V/m nell’immediato e a 0,2 V/m sul lungo termine, ignorato pure l’acceso dibattito nella Commissione europea, dove il Panel per il futuro della scienza e della tecnologia (STOA) ha seriamente messo in discussione l’affidabilità delle obsolete politiche dettate dalla Commissione Internazionale sulla Protezione dalla Radiazioni non Ionizzanti (ICNIRP, ente privato già al centro di reiterati scandali per la vicinanza all’industria, sue le linee standard sui 61 V/m), proprio mentre è in atto la rivalutazione con priorità entro il 2024 della cancerogenesi delle radiofrequenze onde non ionizzanti annunciata dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC).

La condizione attuale, critica ed emergenziale dell’Italia nel sistematico calpestamento di diritti costituzionali, civili e umani, impone quindi scelte nette e consapevoli in grado di risvegliare le coscienze, sensibilizzando l’opinione pubblica su un grave problema di interesse generale, volutamente sottostimato per i troppi interessi in gioco. Da Martedì 13 Aprile 2021 e fino alla conclusione del voto parlamentare sul PNRR, per scongiurare l’aumento dei limiti italiani sulle emissioni elettromagnetiche nel rinnovo della moratoria nazionale sul 5G ispirata al principio di precauzione e di prevenzione del danno, Alleanza Italiana Stop 5G promuove una catena solidale per lo sciopero della fame, invitando i cittadini ad aderire e appoggiare questa civile forma di lotta politica e sociale, con l’obiettivo di sensibilizzare Governo Draghi, Parlamento italiano e mezzi di informazione sull’incombente pericolo, punto di non ritorno.

Lanciata nel 2019, infine Alleanza Italiana Stop 5G ha poi promosso la petizione già sottoscritta da oltre 62.000 cittadini, nella richiesta al Governo di “mantenere gli attuali valori limite di legge nella soglia d’irradiazione elettromagnetica, puntando sulla minimizzazione del rischio (….) abrogando altresì l’articolo 14 del Decreto Sviluppo “Ulteriori misure urgenti per la crescita del Paese” (DL n° 179 del 18/10/2012 pubblicato sulla G.U. n° del 19/10/2012), che impone una misurazione dei campi elettromagnetici su una media di 24 ore (valore arbitrario), anziché sui 6 minuti (valore basato su motivazioni biologiche)”.PER INFO.www.alleanzaitalianastop5g.it alleanzaitalianastop5g@gmail.com

“Una volta, per tutti”, nuova manifestazione a Roma di oggi 13 aprile: commercianti, ambulanti, ristoratori e tassisti “Riaprire”

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manifestazione esercenti roma

‘Una volta, per tutti’, nuova manifestazione a Roma il 13 aprile: commerciani, ambulanti, ristoratori e tassisti.

Nuova manifestazione oggi a Roma, con lo slogan ‘Una volta, per tutti’, per chiedere al governo la riapertura delle attività economiche fermate durante l’emergenza Coronavirus e aiuti economici alle attività. E’ in programma per oggi, martedì 13 aprile, dopo quella di ieri organizzata da ‘Io apro’.

L’appuntamento di oggi è in programma proprio in queste ore al Circo Massimo. “Ancora una volta, in campo per il diritto al lavoro”, scrivono in un comunicato congiunto le sigle che per il momento hanno aderito all’iniziativa ‘Una volta, per tutti’ e tra le quali figurano ‘Roma più bella’, I.H.N. Italian Hospitality Network, la TNI Tutela Nazionale Imprese del fiorentino Pasquale Naccari (portavoce dei Ristoratori Toscana), ‘Lupe Roma’.

Partecipano imprenditori e lavoratori del mondo Horeca, ambulanti, discoteche, commercianti, lavanderie industriali e partite Iva, “categorie che da oltre un anno hanno visto azzerati i loro fatturati, non hanno percepito sostegni reali, non sono state ascoltate né aiutate attraverso un piano d’emergenza reale volto alla salvaguardia delle attività piuttosto che al loro totale oblio”.

“Sarà una manifestazione pacifica, che ripudia qualsiasi forma di violenza, ma che andrà avanti ad oltranza fino a quando non ci saranno risposte concrete”, dichiarano gli organizzatori.

“Siamo allo stremo ma crediamo fermamente che con educazione, rispetto e tenacia si possano fare richieste puntuali e lungimiranti per salvare le nostre aziende”, afferma Roberta Pepi di Roma Più Bella.

“L’Italia è in ginocchio, le istituzioni sono assenti e con la stessa forza del loro silenzio è necessario che tutti i commercianti si uniscano per portare in strada il loro disagio. Aderiamo a questa iniziativa perché la nostra categoria, dopo 14 mesi di chiusure e restrizioni, è ormai alla disperazione. Per questo abbiamo deciso di scendere in piazza: per difendere il nostro diritto al lavoro, ma anche quello di tutti”, spiega il presidente di TNI Horeca Italia, il fiorentino Pasquale Naccari.

Ilaria Capua: “È plausibile l’ipotesi che il Covid-19 sia nato in laboratorio”

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Intervista della virologa al Corriere della Sera: Investire oggi nella ricerca del vaccino che potrà essere anche spray o in cerotto

Esiste “l’ipotesi che Sars-Cov-2 possa essere figlio di un virus generato in laboratorio” ed “è ritenuta plausibile al punto tale da dover mandare una squadra di esperti a verificare cosa è successo in quel laboratorio”. E’ quanto afferma la virologa Ilaria Capua, in un’intervista al Corriere della Sera.

“Se l’Oms, oltre un anno dopo il fatto, decide di spedire un gruppo di esperti in Cina per cercare di stabilire che cosa è successo – fa notare Capua – un motivo c’è”. “E il motivo che serpeggia nel fondo – spiega – è che è accettato e risaputo che in alcuni laboratori del mondo esista la tecnologia per alterare virus naturali più o meno innocui e trasformarli in stipiti virali potenzialmente pandemici”.

“Questi esperimenti detti Gof (Gain of fuction, acquisizione di funzioni) – prosegue la scienziata – mirano a far acquisire a virus naturali o di laboratorio alcune caratteristiche come la virulenza o la trasmissibilità per poi studiarne i meccanismi in sistemi di ricerca artificiali” tanto che di questi stessi esperimenti “si parlò molto nel 2012 quando alcuni gruppi di scienziati finanziati da enti pubblici trasformarono virus influenzali aviari H5N1 in una variante più contagiosa”. 

Secondo Capua si tratta di scegliere oggi cosa fare per la salute mondiale: “in futuro vogliamo investire sul potenziamento dei virus o dei vaccini?”.

Affrontare il rapporto rischio-beneficio di moltiplicare i laboratori che possono generare virus con potenziale patogeno rafforzato – si domanda – oppure spingersi nell’immaginare un mondo che grazie al Covid-19 avrà presto vaccini in formato cerotto, spray, chip che possono arrivare a destinazione anche senza un involucro gigantesco e refrigerante, che a oggi si è mostrato uno dei principali colli di bottiglia della logistica?”.

“Si tratta solo di pensarci bene e scegliere – sottolinea Capua – perché questo dibattito plasmerà il futuro delle nostre società e proprio per questo motivo al tavolo ci devono stare tutti”. 

“Di soldi per la ricerca – conclude – non ce n’è mai abbastanza e prima che sia troppo tardi riflettiamoci bene perché questo momento di consapevolezza non ripasserà fino alla (ahimè) prossima pandemia”.

AGI

Russia, Vladimir Putin firma la legge che gli permette di restare al potere fino al 2036

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russia covid 19 putin

La legge, modificata con il referendum costituzionale, limita a due i mandati presidenziali ma non vale per chi abbia ricoperto la carica prima del 2020. Quindi Putin e Medvedev potranno candidarsi altre due volte

A luglio 2020 il referendum da lui voluto sulla Costituzione russa gli aveva già assicurato di restare al potere fino al 2036. E oggi il presidente russo Vladimir Putin ha perfezionato la riforma firmando la legge che gli permette di candidarsi altre due volte alla presidenza e dunque rimanere potenzialmente in carica per altri 15 anni.

La legge, modificata con il referendum costituzionale, vieta a un presidente russo di rimanere in carica per più di due mandati. Tuttavia questo non si applica a chiunque abbia ricoperto la presidenza prima dell’entrata in vigore dei relativi emendamenti alla costituzione (in altre parole, prima del 2020).

Pertanto il presidente Vladimir Putin e l’ex presidente Dmitry Medvedev possono candidarsi alla presidenza per altre due volte.

Ecco tutti i bonus INPS che si possono richiedere nel 2021

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inps bonus baby sitter

Sono diversi gli aiuti economici previsti per le famiglie in difficoltà quest’anno, si tratta di alcuni bonus erogati dall’INPS nell’anno 2021. L’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale infatti è l’ente maggiormente chiamato in causa per l’erogazione dei bonus 2021 previsti dalle norme vigenti.

Nella nuova manovra finanziaria approvata verso la fine dello scorso anno sono state introdotte una serie di agevolazioni per famiglie e cittadini italiani in difficoltà. Tali aiuti vengono erogati sia dall’INPS che da altri enti come l’Agenzia delle Entrate. Oggi ci concentreremo sui bonus erogati esclusivamente dall’ INPS.

Necessario il rinnovo ISEE

Quasi tutti gli aiuti dipendono dal reddito ISEE, pertanto l’Istituto Nazionale della Previdenza sociale invita tutti i richiedenti ad effettuare il rinnovo dell’ISEE quanto prima, per poter usufruire dei bonus a disposizione.
Tale rinnovo va fatto anche per continuare a percepire le agevolazioni richieste in precedenza, anche nel 2021. Il mancato rinnovo dell’Indicatore della Situazione Economica Equivalente infatti comporta la sospensione dell’erogazione degli aiuti richiesti.

Quindi in entrambi i casi, sia per effettuare nuova richiesta, sia per continuare a beneficiare delle prestazioni assistenziali richieste in precedenza, bisogna rinnovare l’Isee per il 2021. Per il rinnovo dell’ISEE ci si può rivolgere ad un CAF abilitato, ad un commercialista oppure effettuale la procedura online in piena autonomia sul sito ufficiale dell’INPS.

Per coloro che si recheranno in un CAF, tali enti sono abilitati anche per richiedere molti dei bonus INPS a disposizione. Quindi in un CAF è possibile sia rinnovare l’ISEE, sia successivamente fare domanda per ricevere uno degli aiuti a disposizione.
vediamo di seguito quali sono i bonus INPS previsti per il 2021.

Bonus INPS 2021: la lista

Come sopra descritto, nella nuova manovra finanziaria sono state introdotte alcune prestazioni assistenziali molte delle quali sono erogate al”INPS. Per richiederle però è necessario il rinnovo dell’ISEE relativo all’anno 2021. Vediamo di seguito quali sono.

Assegno unico figli a carico

Si tratta di un contributo economico che fa parte del provvedimento family act atto a sostenere i genitori con figli a carico a partire dal settimo mese di gravidanza fino ai 21 anni di età. Nessun limite di età invece è previsto per i figli disabili. L’ammontare del contributo economico va dai 50 ai 250 euro mensili, l’importo esatto dipenderà dall’ISEE familiare.
Al link di seguito troverete maggiori informazioni sull’assegno unico figli a carico.

Reddito di Emergenza (REM)

Si tratta di una misura di sostegno alle famiglie in difficoltà, come il reddito di cittadinanza. La differenza è che per richiedere il REM bisogna dimostrare che le difficoltà economiche sono state causate dall’emergenza epidemiologica. L’ammontare del Reddito di Emergenza va dai 400 agli 800 euro in base ai componenti del nucleo familiare, e, come ovvio che sia, non è cumulabile con il reddito di cittadinanza.
Qui troverete maggiori informazioni sul Reddito di Emergenza.

Bonus studenti

Chi ha dei figli studenti potrebbe approfittare di questo contributo economico erogato dall’INPS. E’ possibile richiedere il bonus studenti presentando domanda all’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale a partire dal 27 gennaio 2021. Per ottenere il contributo economico però lo studente deve avere dei requisiti particolari. si tratta in pratica di una borsa di studio erogata dall’INPS per i risultati maturati dallo studente nell’anno accademico 2018/2019. Viene erogato anche alle famiglie che hanno un reddito ISEE superiore a 40 mila euro.
Cliccate sul link di seguito per ulteriori informazioni sul bonus studenti.

Assegno sociale INPS

L’assegno sociale è un sussidio è rivolto praticamente a tutti, anche agli stranieri residenti in Italia da almeno 10 anni che versano in una situazione di difficoltà economica. Ma per averlo sono necessari dei requisiti a carattere reddituale e anagrafico.
L’importo dell’assegno sociale, con ISEE pari a zeeo, è pari a  459,83 euro e viene erogato per 13 mensilità. L’importo viene definito in base all’Indicatore della Situazione Economica Equivalente.
Al link di seguito troverete maggiori informazioni sull’assegno sociale.

Bonus bebè

Tra gli aiuti economici attuati in precedenza è stato rinnovato il bonus bebè o assegno di natalità. E’ rivolto alle famiglie con bambini nel primo anno di vita. In caso di adozione viene riconosciuto durante il primo anno di inserimento nel nucleo familiare. Anche in questo caso l’importo varia in base all’ISEE e va dagli 80 ai 190 euro al mese per ogni figlio. Può richiederlo anche una famiglia con ISEE superiore a 40 mila euro.
Qui troverete maggiori informazioni sul bonus bebè.

Bonus asilo nido

Si tratta di un sostegno economico erogato dall’INPS per pagare le rette degli asili nido o per pagare assistenze domiciliari per bambini affetti da gravi patologie da 1 a 3 anni di età. Il contributo ha cadenza mensile, è rivolto a tutte le famiglie e, per coloro che hanno un ISEE basso può anche arrivare a 3 mila euro.
Cliccate sul link di seguito per ulteriori informazioni sul bonus asilo nido.

Reddito di cittadinanza

Coloro che hanno un ISEE inferiore a 9.360 euro possono richiedere all’INPS il famigerato Reddito di Cittadinanza, mentre per i pensionati a basso reddito è prevista la Pensione di Cittadinanza.
Al link di seguito troverete maggiori informazioni sul reddito di cittadinanza.

Social card

E’ una carta di pagamento elettronica chiamata carta acquisti rivolta a coloro che hanno un Isee massimo di 6.966,54 euro. Oltre al reddito i requisiti per ottenerla sono:

  • avere un’ètà superiore ai 65 anni;
  • essere genitori di bambini sotto i 3 anni.

L’ammontare accreditato nella carta acquisti è di 40 euro al mese, e questa è abilitata solo al pagamento di beni alimentari in punti vendita convenzionati. e al pagamento di bollette, ma solo presso gli uffici postali.
Qui troverete maggiori informazioni sulla carta acquisti.

fonte: Jedanews.it