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Come richiedere la carta acquisti INPS per fare la spesa gratis e pagare bollette

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carta acquisti

E’ possibile richiedere la carta acquisti anche per l’anno 2021. Si tratta semplicemente di una carta elettronica di pagamento come tutte le altre, con la differenza che a metterci i soldi è l’INPS! Può essere utilizzata per acquistare prodotti e beni alimentarifarmaci e per pagare bollette e utenze domestiche. E’ utilizzabile in tutti gli esercizi commerciali abilitati con il circuito Mastercard. Vediamo maggiori dettagli di seguito.

Cosa si può comprare e pagare con la carta acquisti

Con questa carta ricaricabile è possibile acquistare tutte le tipologie di beni di assoluta necessità e pagare le utenze per la propria abitazione. Per beni di assoluta necessità e utenze domestiche si intende:

  • acquisto di generi alimentari di varia natura (deperibili, scatolame, latticini, pasta eccetera);
  • acquisto di farmaci;
  • pagamento bollette energetiche di luce e gas.

A chi spetta

La carta acquisti è stata pensata per cittadini e famiglie bisognose e pertanto l’accettazione della richiesta dipende strettamente dalla situazione reddituale del singolo o del nucleo familiare. Si tratta di un piccolo aiuto per venire incontro ad alcuni bisogni come acquisto di cibo, farmaci e pagamento di utenze essenziali come la corrente elettrica.

Vediamo di seguito i requisiti che deve avere il nucleo familiare per ottenere la carta acquisti:

  • possedere al massimo un autoveicolo;
  • non si deve possedere più di un immobile a uso abitativo;
  • bisogna aver intestata una sola utenza elettrica e gas;
  • il patrimonio mobiliare non deve superare i 15mila euro;
  • avere un reddito ISEE (in corso di validità) inferiore ai 7.001,37 euro per l’anno 2021;
  • avere almeno 65 anni di età o meno di 3 anni di età.

Come si può notare per richiedere la carta acquisti, oltra a requisiti di tipo reddituale ce n’è uno a carattere anagrafico. Bisogna essere o un over 65 o un under 3, ossia avere meno di 3 anni. Ovviamente nel secondo caso la carta acquisti andrà affidata ai genitori o a chi chi risulta affidatario del minore, è quindi esercitabile da chi detiene la potestà genitoriale.

L’inserimento tra i requisiti della fascia da 0 a 3 anni è stata pensata per tutte quelle famiglie in difficoltà, con figli neonati, per aiutarle economicamente a far fronte ai bisogni di prima necessità dei piccoli. La fascia over 65 è stata pensata per anziani pensionati a basso reddito.

A quanto ammonta l’importo della carta acquisti

Come sopra specificato si tratta di una carta ricaricabile che viene automaticamente ricaricata dall’INPS. La ricarica ammonta a 80 euro a bimestre. Non è molto, ma sicuramente è un aiuto da utilizzare ad esempio in casi di emergenza, quando non si possiede denaro contante, per acquistare beni di prima necessità.

Come richiederla

Per richiedere la carta acquisti basta compilare l’apposito modulo fornito dall’INPS e presentarlo presso un ufficio postale. Sono presenti due diversi moduli di domanda, uno da utilizzare se la richiesta viene fatta per un over 65 in famiglia, un altro da utilizzare per un bambino da 0 a 3 anni.
Mettiamo a tua disposizione di seguito la modulistica scaricabile con le relative guide alla compilazione delle domande:

fonte: Jedanews.com

Mettere l’aglio nel water: perché tantissime persone lo fanno ogni sera?

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aglio nel water

Mettere l’aglio nel water è una delle cose che probabilmente fanno tantissime persone prima di andare a dormire. All’interno di questo articolo andremo a capire quali sono le motivazione che spingono a portare avanti questa particolare abitudine.

L’aglio innanzi tutto è giusto dire che è uno degli alimenti più amati da tutte le casalinghe. Lo stesso infatti viene utilizzato per tantissime finalità e tra queste, una che risalta tantissimo, è appunto la pulizia del water. Abbiamo spesso parlato di cosa succede quando si mette l’aglio sotto il cuscino o tra le tende, adesso andiamo a vedere come usare l’aglio per pulire il water.

Mettere l’aglio nel water

Come è risaputo il nostro bagno è sempre un covo di batteri e chiaramente, il water, in maggior ragione. E’ giusto dunque poter effettuare una pulizia almeno ogni due giorni per poter sconfiggere ed allontanare ogni tipologia di batterio. Diversi sono i modi per pulire il water ma, oltre ai vari tradizionali che prevedono l’utilizzo di prodotti chimici, vi sono anche dei metodi alternativi. Uno di questi prevede appunto l’utilizzo dell’aglio.

Per poter pulire il water con l’aglio avremo ovviamente bisogno di sbucciarlo e metterlo all’interno del cesso. Solitamente questa operazione si fa durante la notte, ovvero quando il bagno viene utilizzato di meno. A questo punto quando la mattina ci alziamo tiriamo lo sciacquone ed il nostro water sarà perfettamente pulito e disinfettato.

Grazie all’effetto antimicotico ed antimicrobico, infatti, l’aglio ci permette di mantenere pulito il nostro water in maniera del tutto naturale. Non dobbiamo fare altro, come già detto poche righe qui sopra, di mettere uno spicchio d’aglio all’interno del water ed attendere la mattina successiva per tirare lo sciacquone. Ma non finisce qui: vi sono infatti tanti altri metodi particolari di come utilizzare l’aglio e tra questi possiamo sottolineare anche il fatto che rimuove le macchie gialle nella toilette.

Per fare questo avremo bisogno di far bollire 2 tazze di acqua insieme a tre spicchi d’aglio. A questo punto versiamo la tazza nel water dopo che si è raffreddata ed il gioco è fatto: il vostro bagno sarà tornato come nuovo.

giornal.it

“AstraZeneca sia inoculato ai politici così i cittadini si fideranno”: la proposta del consigliere regionale pugliese

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vaccino astrazeneca

L’idea del consigliere regionale Antonio Tutolo (Con Emiliano): “Dal premier ai consiglieri comunali, devono dare l’esempio: in caso contrario i cittadini avranno ragione di rifiutarsi”.


Tra polemiche, allarmi e scambi di accuse seguite allo stop del vaccino antiCovid AstraZeneca deciso il 15 marzo dall’Agenzia del farmaco, si inserisce la proposta del consigliere regionale pugliese Antonio Tutolo della lista Con Emiliano. “Se riprende la somministrazione – dice – sarà indispensabile l’esempio dei membri delle Istituzioni”.

Tutolo spiega la sua proposta: “Se il Governo, sulla scorta del parere dell’Agenzia europea del farmaco, disporrà per la ripresa della somministrazione, l’unico modo per ridare fiducia in quel vaccino è che le istituzioni diano l’esempio concreto e si vaccinino pubblicamente. Sarebbe da pazzi, altrimenti, pensare di tranquillizzare la gente solo con le parole, pretendendo che i cittadini se lo facciano somministrare tranquillamente dopo aver appreso, in questi giorni, comunicazioni e provvedimenti contrastanti”.

L’Aifa, come è stato puntualizzato dal governo e dagli esperti, ha deciso di estendere in via precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema – l’Agenzia europea del farmaco – il divieto di utilizzo del vaccino AstraZenceca Covid-19 su tutto il territorio nazionale, in linea con analoghi provvedimenti adottati da altri Paesi europei.

Quindi, prosegue Tutolo, “Nel caso in cui si dovesse propendere per la riammissione di AstraZeneca in Italia, tutti devono dare l’esempio: dal presidente del Consiglio ai ministri; dai viceministri ai sottosegretari; dai presidenti di Regione, agli assessori regionali fino ai consiglieri regionali; dai sindaci, agli assessori e ai consiglieri comunali.

Tutti i membri delle istituzioni dovranno vaccinarsi pubblicamente con AstraZeneca, nei casi in cui non sussistano motivi clinici ostativi, ovviamente. Diversamente, i cittadini avranno ben ragione di rifiutarsi e, aggiungerei, di domandarsi se siano veramente rappresentanti degnamente e da gente responsabile”.

AstraZeneca: i sintomi a cui prestare attenzione in base alle disposizioni delle autorità danesi

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La Danimarca scrive a chi ha ricevuto l’immunizzazione negli ultimi 14 giorni: “Nessuna prova che i rari problemi segnalati dipendano dal vaccino, ma ci sono sintomi che andrebbero riferiti al proprio medico”.

Macchie rosse sulla pelle e sanguinamenti che faticano a interrompersi. L’Autorità per i medicinali danese invita a fare attenzione ad alcuni sintomi, fra chi è stato vaccinato con AstraZeneca. Richiamando alla tranquillità prima di tutto, l’Agenzia ha comunque inviato una lettera ricca di informazioni a tutti quelli che hanno ricevuto l’iniezione negli ultimi 14 giorni. La Danimarca era stato uno dei primi paesi a bloccare il vaccino messo a punto dall’università di Oxford, giovedì scorso. Oggi raccomanda ai suoi cittadini immunizzati da meno di due settimane: “Se notate segni di sanguinamento sulla pelle o nelle mucose dovreste rivolgervi a un medico. Potrebbe verificarsi ad esempio un sanguinamento causato da un semplice sfregamento. Non bisogna preoccuparsi se accade nel punto di iniezione, dove è normale”. Altri segni cui prestare attenzione, secondo l’Agenzia danese, sono “le macchie rosse sulla pelle”.

I sintomi indicati nella lettera potrebbero essere, in alcuni casi, tipici della carenza di piastrine, uno dei sintomi riferiti dalle persone che si sono sentite male o sono decedute in Norvegia, Germania e Danimarca per problemi di coagulazione del sangue. L’Autorità danese non ha paura di rivolgersi ai suoi cittadini con schiettezza: “Insieme con l’Ema, l’Agenzia europea per i medicinali, stiamo investigando le notizie di alcuni casi, molto rari ma seri, di persone che hanno riportato sintomi concomitanti, come livello basso di piastrine nel sangue, emorragie e coaguli di sangue dopo aver ricevuto il vaccino di AstraZeneca”. Al momento, tranquillizza comunque la lettera, “non ci sono prove che questi problemi siano legati alla vaccinazione”. Anche il Paul-Ehrlich-Institut in Germania pubblica sul suo sito una nota simile, mettendo in guardia i neo-vaccinati da sintomi che durano per più di quattro giorni dopo l’iniezione, “mal di testa persistente e grave e sanguinamento puntiforme” (a puntini ravvicinati) sotto la pelle.

Già alcuni giorni fa l’Autorità danese aveva mandato una prima lettera agli immunizzati con AstraZeneca. Si ricordava che è perfettamente normale avere mal di testa, febbre, dolore a ossa e muscoli, brividi e rossore nel punto dell’iniezione fino a un paio di giorni dopo la vaccinazione: tutti segni della reazione del sistema immunitario. Ma che ci sono sintomi che dovrebbero invece indurre a chiamare il proprio medico. Oltre a sanguinamenti e macchie rosse sottopelle (segni di un’eventuale carenza di piastrine e quindi di difficoltà di coagulazione del sangue), l’Autorità elenca invece sintomi più tipici della trombosi: mal di testa o mal di stomaco che non passa, difficoltà di respirazione, paralisi da un lato del corpo o una gamba che diventa fredda. Questi segnali si riferiscono a casi di trombosi che possono colpire varie zone del corpo: testa, polmoni o apparato digerente. Resta ancora da capire però se le segnalazioni di effetti collaterali arrivate dai vaccinati riguardino un organo più di un altro, o se ci sia un sesso più colpito. A livello aneddotico, le donne potrebbero sembrare più toccate rispetto agli uomini: ma su questo mancano informazioni ufficiali.

Fonte e articolo originale Repubblica

Covid, perché i vaccinati devono seguire le stesse regole dei non vaccinati?

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vaccino covid moderna

Anche i vaccinati, in zona rossa, devono stare a casa. Perché? I virologi spiegano che nessun vaccino copre al 100%: «Potremmo essere contagiati e trasmettere il virus pur non sviluppando la forma grave del Covid»

Perché anche i soggetti che sono stati vaccinati ricevendo due dosi devono restare a casa se abitano nelle zone rosse?
Anche quando si è protetti dal vaccino non è completamente esclusa la possibilità di infettarsi. Tutti i vaccini, non solo gli anti-Covid, non sono uno scudo al 100%. L’immunità arriva fino a una certa percentuale (nel caso dei preparati AstraZeneca, Pfizer e Moderna si va dal 70 al 95%) e molto dipende dalla risposta individuale che può essere più o meno pronta. Alcuni non reagiscono in modo ottimale (qui si spiega cosa sia l’efficacia di un vaccino, e perché i confronti siano inutili).

Vale per tutti i vaccini contro le malattie infettive?
Anche chi fa l’antinfluenzale, che tra l’altro ha una copertura inferiore rispetto agli anti-Covid, non schiva la probabilità di prendere l’infezione.

Quindi chi ha completato il ciclo di inoculazioni deve comportarsi come tutti?
Deve restare a casa e rispettare i limiti di spostamento imposti nelle varie Regioni, indossare le mascherina e curare l’igiene delle mani. Questi sono farmaci nuovi, le campagne vaccinali sono cominciate da poche settimane, il numero delle persone che hanno ricevuto le dosi è ancora troppo limitato per trarre conclusioni definitive. Dunque è bene osservare le regole e considerarsi potenzialmente esposti per non rischiare di essere contagiati dal virus. Con alte probabilità non ci ammaleremo, ma potremmo sviluppare una forma asintomatica che passa il Sars-CoV-2 ad altri.

Quanto dura la protezione?
Non lo sappiamo, lo vedremo nel tempo. Molti vaccini hanno bisogno di un richiamo, più o meno ravvicinato.

Arriverà il momento in cui il vaccinato, forte di un ideale patentino, potrà sentirsi libero, come in Israele?
Certo che arriverà. Quando raggiungeremo una certa percentuale di popolazione vaccinata, fino all’immunità di gregge, il virus circolerà di meno e allora i vincoli potranno cadere. Non adesso, con l’epidemia al picco, l’incidenza alta, gli ospedali di nuovo sotto pressione, l’indice di replicazione Rt superiore all’unità. Il ritorno alla vita normale non avverrà all’improvviso.

Corriere.it

Non è reato impedire il taglio degli alberi, sei ambientalisti assolti

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stop taglio alberi

Rappresenta una vittoria per l’intero movimento ambientalista pescarese la sentenza di assoluzione, pronunciata ieri pomeriggio dal giudice del tribunale monocratico di PescaraTeresa De Lutiis, nel processo a carico di sei attivisti che nell’agosto del 2016 tentarono di impedire l’abbattimento di alcuni alberi in città. 

Loredana Di Paola, Simona Pieramico, Caterina Artese, Raffaello Caiano, Massimo Melizzi e Junio Valerio Araneo, tuttiesponenti di associazioni all’epoca riunitesi nel coordinamento “SalviAmo gli alberi”, erano accusati di interruzione di pubblico servizio per essersi posizionati, durante i lavori di abbattimento delle piante in via Rigopiano e in via Passolanciano, “nell’area sottostante la chioma degli alberi, impedendo per diverse ore agli operai di procedere – si legge nel capo d’imputazione – nonostante l’intervento di responsabili dell’amministrazione comunale e di appartenenti alla polizia municipale”.

Il giudice ha assolto gli imputati, assistiti a titolo gratuito dagli avvocati Salvatore Acerbo e Gianni Piscione, “perché il fatto non sussiste”. Era stata la stessa Procura, al termine della discussione tenutasi poche ore prima, a chiedere l’assoluzione. Il procedimento penale, che risale all’epoca in cui era in carica l’ex sindaco Marco Alessandrini, fu innescato da un esposto presentato dal dirigente del settore Lavori pubblici del Comune.

Per comprendere le valutazioni compiute dal giudice occorrerà attendere la pubblicazione delle motivazioni, ma di certo la decisione del tribunale tende a riconoscere la legittimità di una protesta che, al di là di qualche sporadico momento di tensione, non fu mai violenta e si mantenne sempre nei confini della disobbedienza civile.

Soddisfatti i sei attivisti, che hanno assistito in aula alla lettura della sentenza. «Questa assoluzione segna una vittoria giudiziaria – dice Pieramico – ma è stata in parte una vittoria anche la nostra protesta, perché riuscimmo comunque ad evitare l’abbattimento di una quindicina di alberi e di altri alberi sani che gli operai stavano per abbattere a causa di un errore nella mappatura delle piante». La protesta degli ambientalisti pescaresi, contro il Piano di abbattimento degli alberi varato dalla giunta Alessandrini, andò avanti per diversi giorni e finì anche per varcare i confini regionali, incassando il supporto di personaggi come Erri De Luca Alessandro Gassmann.

Il coordinamento contestava, in particolare, che la decisione di abbattere gli alberi, dichiarandoli pericolosi e a rischio crollo, venne assunta dall’amministrazione comunale in assenza delle analisi e degli approfondimenti necessari. «L’amministrazione dell’epoca da una lato fece finta di voler dialogare con noi – sottolinea Melizzi, dell’associazione Pescara Punto Zero – e dall’altro ci accoltellò alle spalle con questo esposto, ma noi non ci siamo mai lasciati intimidire e abbiamo proseguito la nostra battaglia in difesa dell’ambiente». Di Paola, del Forum Acqua, ricorda che «quando il Piano del Comune andò in porto fu un vero massacro, dal momento che furono abbattuti 150 alberi, anche se ad un certo punto riuscimmo a porre il problema e ad interrompere i lavori, tanto è vero che partì un Piano di analisi, ma intanto il procedimento penale fece il suo corso».

IlMessaggero.it

Vaccino Covid in Francia, infermieri e dottori contrari: solo il 30% lo ha fatto

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vaccinazioni francia


Il ministro Veran ha minacciato di renderlo obbligatorio. L’atteggiamento dei medici è disastroso: molti cittadini prendono il Covid negli ospedali e l’esempio è pessimo. Tra i motivi della decisione la sfida al governo giudicato sordo alla richieste dei medici.

PARIGI «Oggi, quasi il 40% del personale sanitario nelle residenze per anziani e il 30 % del personale degli ospedali sono vaccinati. Non basta, nel momento in cui degli stock del vaccino AstraZeneca sono ancora disponibili nella maggior parte delle strutture. (…) Ve lo domando per voi stessi, i vostri cari, i francesi. Se non siete ancora vaccinati, fatelo rapidamente. Ne va della nostra sicurezza collettiva», scrive il ministro Olivier Véran a tutti i professionisti della Sanità.

La lettera aperta del ministro ha posto nel modo più chiaro un problema che da qualche giorno complica la campagna di vaccinazione in Francia: i medici e ancora di più gli infermieri sono restii a farsi vaccinare. Il 27 dicembre 2020, quando la signora Mauricette è stata la prima francese a ricevere la dose Pfizer, il governo sembrava ancora temere lo scetticismo dei francesi e preoccupato di mostrare soprattutto comprensione e cautela: la formula preferita era «nessuna precipitazione», e i candidati al vaccino – per primi gli ospiti nelle residenze per anziani – venivano informati dei benefici e dei possibili effetti collaterali, poi avevano cinque giorni per riflettere, e infine venivano di nuovo interpellati prima della somministrazione.

Questa prudenza e le difficoltà logistiche hanno fatto scendere la Francia agli ultimi posti nella graduatoria europea delle vaccinazioni, provocando critiche al governo e al presidente Macron anche da parte dei tanti che fino a poche settimane prima esprimevano dubbi su vaccini messi a punto in così poco tempo.

Il clima è ormai cambiato e il governo francese, alle prese con la diffusione delle varianti, punta tutto sui vaccini per evitare un nuovo lockdown (che sarebbe il terzo dopo quelli della primavera 2020 e di novembre). Il primo ministro Jean Castex dice che «abbiamo davanti un mese e mezzo, due mesi molto delicati per colpa delle varianti, quindi dobbiamo fare di tutto per vaccinare il più possibile».

Solo che, a sorpresa, i primi a sembrare riluttanti e a non mostrare grande voglia di collaborare verso questo traguardo sono i medici e gli infermieri negli ospedali. «Tra il personale curante (medici e infermieri), solo uno su tre è vaccinato. Non è normale», aveva detto già giovedì scorso il premier durante la conferenza stampa settimanale. «Il tempo della reticenza è dietro le nostre spalle», ha aggiunto il ministro della Sanità, che non esclude di ricorrere alla vaccinazione obbligatoria per medici e infermieri.

Olivier Véran è pronto a ricorrere al Consiglio nazionale di etica, una prima tappa nel percorso verso un vaccino imposto, scelta senza precedenti in un Paese nel quale anche prima della pandemia prevaleva l’idea di lasciare libertà di scelta. Prima di intraprendere quella strada, Véran ha scritto la lettera aperta al personale sanitario, suscitando però non poche proteste. In particolare, molti non perdonano a Véran il fatto di avere scritto la verità, ovvero che quanto alla vaccinazione di medici e infermieri «ne va della nostra sicurezza collettiva»: troppi pazienti corrono il rischio di entrare negli ospedali per altre patologie e di uscirne con il covid.

Lo scetticismo sul vaccino AstraZeneca

Il personale sanitario dovrebbe vaccinarsi pensando alla propria salute, certo, ma anche a quella dei pazienti. Per non parlare del fatto che medici e infermieri, forti della loro formazione scientifica, dovrebbero dare il buon esempio al resto della popolazione. Ma secondo Thierry Amouroux, portavoce del sindacato nazionale degli infermieri, «il metodo di trasformare il personale medico in capri espiatori è ignobile, serve solo a mascherare l’incompetenza del governo nel combattere l’epidemia e gestire la campagna di vaccinazione».

«Poi, non è vero che rifiutiamo di vaccinarci – ha aggiunto alla radio Europe 1-. Però non vogliamo il vaccino AstraZeneca perché lo riteniamo poco adatto. Siamo molto esposti e abbiamo bisogno di un vaccino più efficace rispetto ad AstraZeneca». E qui si torna alla corresponsabilità del governo, che nelle settimane scorse ha avuto un atteggiamento ondivago in particolare nei confronti del vaccino AstraZeneca, in un primo tempo riservato agli under 65 e dal primo marzo invece raccomandato anche a chi ha più di 65 anni.

«Le riserve iniziali non sono più giustificate, è un vaccino molto efficace», ha ripetuto il premier Jean Castex in conferenza stampa. Osannati e ringraziati come salvatori un anno fa, quando tutte le sere alle 20 i francesi li applaudivano dai balconi, i medici e gli infermieri non sopportano adesso di essere indicati come i cattivi maestri della vaccinazione. Sullo sfondo, anni di tensione e disamore tra la Sanità pubblica e il governo, accusato di avere sistematicamente tagliato le risorse e quindi contribuito alle difficoltà attuali nelle terapie intensive.

Channelyzer Flew Deuterium’s Liposomes in Trapping on Palladium’s Reticulum under Pulsated Magnetic Field

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Motore a fusione fredda Nacci

From italian E-Book, in Internet, of Dr. Giuseppe Nacci:Fisica Eretica. Flusso Canalizzatore al Deuterio-Palladiosotto Campo Magnetico Pulsato”, February 15th, 2021

Biden’s Hera First Year. OFFICIAL TEXT of 355 Pages

In Cover: Channelyzer Flew of Deuterium’s Liposomes in trapping on capillary Reticulum of Palladium in Static Magnetic Field under Pulsated Magnetic Field

A: Pipe “A” of Stainless Steel bearing the Flew of Water in Entry of Deuterium’s Liposomes from Automatic Module of Chemical Synthesis (A.M.S.C.) of Picture 2.

B: nuclear Core H.E.A.D., in Centre of the three Fan Beam-Heads (SEE Picture 3).

C: Pipe “C” of Stainless Steel refluent in the Automatic Module of Chemical Synthesis (A.M.C.S.) with free Deuterium Molecules, not extracted from Flew of Water, in Exit from three Fan Beam-Heads of Picture 3.

D: Flux of Trizio (“Tritions”) born from the nuclear Reaction, and Sources of propulsive Push’s Power, with Neutrons, Protons, Helium and Photons.

E: Cooling of System with Helium.

Picture 2

Automatic Module of Chemical Synthesis (A.M.S.C.) for Deuterium’s Liposomes


Control’s Computer (automatic and manual)


STD Bus


Control’s Module


Chemical Synthesis’s Cell (C.S.C.) for Deuterium’s Liposomes








Pipes of Stainless Steel for free Heavy Water (Deuterium), from big Tanks to Chemical Synthesis’s Cell (C.S.C.)


Little Reserve of free Heavy Water (Deuterium) from Pipe “C” of Stainless Steel (Picture 1)


Pneumatic System Argon an/or Azote, to C.S.C. for Liposomes’s Syntesis


Pipe “A” of Stainless Steel, for Flew of Heavy Water (Deuterium’s Liposomes) in Channelyzer Flew (Picture 1)

Picture 3: three Fan Beam-Heads (every long 1 meter and broad 1 meter) with capillary Reticulum of Palladium (0,25 meter square) under Static Magnetic Field and Pulsated Magnetic Field, with in Centre the nuclear Core H.E.A.D. of Cold Plasma

Tratto da Giuseppe Nacci: la Terapia dei Tumori con Gadolinio 159 in Risonanza Magnetica Nucleare. Italo Svevo Editore. Maggio 2000. Capitolo Quindicesimo. Disegno modificato dall’Autore del presente lavoro. Derivato dastruttura base di un collimatore Fan Beam a Gamma Camera per Medicina Nucleare, tratto da: Ichihara T., Basic Development of the Toshiba Digital Gamma Camera, Model GCA-9300A, in: Hisada K., (ed), “An Atlas of second generation SPECT”, Maruzen Planning Network, Japan, pp. 13-19, fig. 3.2

“Covid durerà 20 anni se non riapriamo”. Articolo rivelazione su Science, esperti divisi

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coronavirus dura 20 anni

Allentare le misure e favorire una immunità acquisita nelle giovani generazioni, dove il Covid-19 decorre in maniera quasi asintomatica, può aiutare a ottenere prima l’immunità di gregge? Uno dei tanti studi prodotti negli Usa sta diventando virale in Europa, parliamo di un articolo pubblicato sulla rivista Science (https://science.sciencemag.org/content/371/6530/741).

Ricercatori della Emory e della Penn State University, Stati Uniti d’America, rilanciano l’idea che dovremo imparare a convivere con il virus Sars-Cov-2 senza esagerare con le chiusure, considerando che questo nemico tornerà a ripresentarsi a ondate, con alti e bassi più o meno marcati legati all’alternanza delle stagioni, fino a confondersi una volta per tutte, come avviene per il comune raffreddore. Gli esseri umani, questo l’assunto di partenza, sono sempre stati esposti ad agenti infettivi, epidemie che provocano una sorta di selezione naturale.https://d5263795470a28460f0ee7f83fd1246c.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-37/html/container.html?n=0

“Negli ultimi decenni – scrivono gli autori Jennie Lavine, Ottar N. Bjornstad e Rustom Antia – l’umanità ha affrontato molteplici sfide da infezioni virali acute, tra cui sindrome respiratoria acuta grave (SARS), sindrome respiratoria mediorientale (MERS), Ebola eccetera, tutti focolai subito circoscritti. Ma se la situazione sfugge di mano, come è successo nel caso del nuovo Coronavirus, occorre comprendere e pianificare la transizione verso un modello di comportamento diverso, che considera il virus endemico, cioè ineliminabile”. Quindi, detto in altri termini, se non riapriamo questa pandemia finirà tra vent’anni. Al contrario, più lasciamo il virus libero di circolare, prima lo sconfiggeremo, a patto ovviamente di proteggere le fasce più esposte e vulnerabili, come gli anziani, e di andare avanti con le vaccinazioni, gli anticorpi monoclonali, le eparine, gli antivirali, e le altre terapie conosciute.

Ma torniamo al dilemma iniziale, hanno senso tutte queste chiusure indiscriminate? La risposta è che in termini di costi e benefici, le società occidentali non possono permettersi un atteggiamento disinvolto, perché dopo pochi giorni salterebbe il sistema sanitario imperniato sugli ospedali, inizierebbe la roulette tra chi salvare e chi mandare a morire a casa, quindi l’esigenza resta quella di limitare i contagi, isolare i focolai e vaccinare a rotta di collo.

Questo modello ha avuto la sua massima espressione in Israele, dove in maniera ordinata e con minime perdite sono ormai arrivati alla tanto sospirata immunità di gregge. Negli Stati Uniti, dopo mesi di marasma, le vaccinazioni a tappeto vanno avanti spedite. Grazie al dinamismo tipico della società americana e alla disponibilità di mezzi le autorità calcolano di arrivare in due o tre mesi al traguardo, ovvero proteggere interi strati di popolazione, in modo da riportare la normalità senza particolari restrizioni.

Nelle zone povere del nostro pianeta, dove certe precauzioni non vengono nemmeno prese in considerazione, il virus ha già spazzato via interi strati di popolazione, quindi si è raggiunta l’immunità di gregge in maniera cruenta, con uno sterminio, come accadeva con la peste in passato.

L’articolo di Science magazine è dei primi di febbraio. Gli addetti ai lavori ritengono che il messaggio, come arrivato sui social media, è stato travisato in maniera irresponsabile. Eppure, un fondo di verità c’è. In India, complice la scarsità di mezzi, milioni di persone si sono esposte al contagio senza particolari precauzioni, ed è stata una strage, ma molti sostengono che lasciando briglia sciolta al virus abbiano quasi raggiunto l’immunità di gregge nelle aree rurali. 

Gli epidemiologi ovviamente si interrogano, è troppo presto per trarre conclusioni. Agli indiani raccomandano sempre di mantenere le precauzioni, igiene e distanza fisica, ma è pur vero che a quelle latitudini la vita è tornata quasi alla normalità, con cinema e teatri riaperti, pur con il 50 per cento della capienza, manifestazioni ed eventi religiosi e politici, fiere e mercati, mentre dall’inizio della campagna di vaccinazione, avviata lo scorso 16 gennaio, sono state immunizzate in India 17milioni e settecentomila persone. Al contrario in Italia, con questo ritmo di vaccinazioni, ci vorranno anni per proteggere tutta la popolazione.

“Mascherine chirurgiche anche ai bambini dai 12 mesi in su”. Lo studio su Jama

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bimbo mascherina

Riccardo Lubrano, direttore del Dipartimento Materno-Infantile della Sapienza: “Nessuna controindicazione. Mettendogliele ostacoliamo la diffusione del virus”

“I bambini dai 12 mesi in su possono indossare senza controindicazioni la mascherina chirurgica, una misura di sicurezza che se portata da tutti farà sicuramente cadere l’indice di infettività”. A dirlo è Riccardo Lubrano, direttore del Dipartimento Materno-Infantile della Sapienza Università di Roma, Polo Pontino, che ha guidato uno studio scientifico pubblicato due giorni fa sulla prestigiosa rivista Jama Network.

La ricerca dal titolo ‘Assesment of respiratory function in infantsand young children wearing face masks during the Covid-19pandemic’ “nasce dal bisogno di verificare le linee guida in cui si afferma che i bambini sotto i 6 anni non devono utilizzare le mascherine chirurgiche perché potrebbero essere dannose per la loro salute. In realtà – afferma Lubrano all’agenzia Dire – queste linee guida non hanno avuto alcuna verifica tecnica né c’è alcun articolo che tecnicamente dimostri se questi bambini possano o meno utilizzare la mascherina chirurgica”.

La mascherina, il lavaggio delle mani e il distanziamento, secondo il professore, restano i tre punti ineluttabili per evitare la diffusione di una infezione. Ma attenzione ai più piccoli: “Anche se il bambino non si ammala gravemente, è comunque un trasportatore del virus e deve essere salvaguardato soprattutto per salvaguardare chi gli sta intorno. Con il vaccino faremo l’immunità di gregge– ricorda il pediatra – ma rispettando le misure di sicurezza ostacoleremo in modo più empirico la diffusione del virus”.

Ma le mascherine chirurgiche sono pericolose nei primi anni di vita? Per rispondere a questo quesito, i ricercatori hanno studiato un gruppo formato da oltre 40 bambini, alcuni sopra i due anni e altri sotto: “Fortunatamente abbiamo un nuovo tipo di attrezzatura che ci permette di monitorare un parametro tecnico, la co2 di fine espirazione che si altera molto prima della saturazione di ossigeno e ci permette di vedere immediatamente se questo dispositivo sia pericoloso.

Li abbiamo monitorati per 30 minuti per osservare i parametri di base, successivamente per altri 30 minuti li abbiamo tenuti con la mascherina mentre giocavano tranquilli, come se stessero all’asilo. Infine, per altri 15 minuti li abbiamo fatti camminare velocemente, un walking test. In totale si è trattato di un percorso di un’ora e un quarto in cui abbiamo registrato l’andamento della saturazione, della frequenza cardiaca e della frequenza respiratoria, nonché la pressione parziale di fine espirazione per l’anidride carbonica (EpCO2)”.

“Mascherine chirurgiche anche ai bambini dai 12 mesi in su”.

Il risultato di questo esperimento? “L’uso della mascherina non ha modificato alcun parametro, sia nei bambini più grandi che in quelli di 12 mesi – conferma lo studioso – e questo significa che il bambino può tenere la mascherina e ostacolare la diffusione del virus”.

Un altro importante studio pubblicato sul New England riprendeva, a proposito del Covid-19, “il vecchio concetto della variolizzazione – ricorda Lubrano- ribadendo che se tutti usassimo la mascherina chirurgica diminuirebbe la possibilità di infettare in quanto diminuisce la carica virale che trasmettiamo. Ed è importante che anche i bambini siano immessi in quest’opera di prevenzione che ha già dato risultati tangibili: quest’anno è cambiato il quadro nei pronti soccorsi pediatrici, l’infettività è crollata, non abbiamo avuto polmoniti e bronchioliti, l’uso degli antibiotici ha raggiunto livelli bassissimi”.

Le mascherine chirurgiche vengono “da molti demonizzate in modo inopportuno- continua il presidente della Simeup – invece le famiglie devono farla indossare ai bambini, farla passare come un gioco per convincerli a tenerla soprattutto quando si va in luoghi pubblici e/o affollati come i supermercati”. La mascherina chirurgica, però, protegge solo se è usata in modo universale da tutti, “altrimenti occorre cambiare modello di mascherina per garantire la protezione anche a chi la porta”.

Al momento sotto la lente di ingrandimento ci sono “alcune particolari categorie di bambini a rischio e stiamo cercando di capire quale tipologia di mascherina potranno portare. Entro 20 giorni saranno probabilmente pubblicati tali dati. È necessario vedere come proteggere le categorie più fragili, un bambino cardiopatico che già di per sé ha problemi di portata cardiaca e saturazione, con la mascherina potrebbe avere difficoltà. Bisogna studiare come proteggere i più deboli – conclude Lubrano- L’immunità di gregge protegge tutti, ma è soprattutto un dovere sociale verso i più deboli, loro in molti casi sono protetti dagli altri”.