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Adolescenza: servono più genitori e meno psichiatri

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Bellezza, denaro, morte, corpi, vecchiaia, attesa, le droghe che sono una maschera. Lo psichiatra racconta con onestà gli adolescenti di oggi. «La soluzione migliore per lavorare con loro è accettare e dire che non sappiamo chi sono. E aggiungo: essere adolescenti significa, prima di tutto,”essere contro”. Preoccupatevi quindi di quelli che non hanno conflitti»

Vittorino Andreoli, psichiatra, è intervenuto durante il seminario “Adolescenti e dipendenze” organizzato dalla Fondazione Exodus di don Mazzi. Andreoli restituisce un’immagine degli adolescenti inedita. E per farlo parte della dipendenza: «Il problema della dipendenza è grande. Ma per parlarne dovremmo partire dalla nostra vita e della società, solo così possiamo capire quella dei nostri figli».

Chi sono gli adolescenti di oggi?
Non c’è nessuna dottrina in grado di spiegare chi è l’adolescente. Vive dentro la società ma muta continuamente. La soluzione migliore per lavorare con loro è accettare e dire che non sappiamo chi sono, solo cosi potremmo conoscerli meglio. Poi, bisogna guardare all’adolescenza nel mondo e nell’ambiente. Non è possibile separare i ragazzi, decontestualizzarli. Mi chiedete chi sono gli adolescenti? Per me giovani che vivono in un’età difficile ma piena di fascino e che meritano di essere non aiutati ma capiti. Io non ho formule, sia chiaro, ma solo alcune considerazioni.

Quali?
La prima – fondamentale – è che l’adolescenza non è una malattia. Sembrerà banale sottolinearlo, ma ormai c’è la tendenza a considerarla tale appena si presenta un problema, anche minimo. L’adolescenza è una fase dell’esistenza che ha delle caratteristiche precise. Come la vecchiaia d’altronde, che pure è una fase straordinaria dell’esistenza con caratteristiche proprie da cui non bisogna scappare, anzi bisogna viverle perché hanno grande senso e valore nel mondo sociale. Ecco la vecchiaia c’entra molto con l’adolescenza. Questi giovani hanno bisogno dei vecchi, del rapporto con i nonni: perché la figura del nonno rappresenta la storia e bisogna far sentire all’adolescente che anche lui si inserisce in una storia, e la storia si capisce solo in relazione a chi è più grande. Adolescenza e vecchiaia non sono diversissime tra loro.

In alcuni adolescenti la bellezza è diventata un trauma. Se non sei bello sei da buttare.

Vittorino Andreoli

Da cosa è caratterizzata questa età?
Essere adolescenti significa, prima di tutto, essere contro. E questo dipende da una percezione del mondo che vorrebbero diverso. Ma non perché non gli piaccia la famiglia, la mammà, il papà, o la casa. Ma perché in qualche modo devono trovare un equilibrio, una sincronia tra il loro mondo che sta cambiando e quello che hanno attorno. “Sono contro” perché non si sentono più simmetrici: l’adolescenza è una metamorfosi. E sono conviti che sia il modo a dover cambiare e non loro ad aspettare di cambiare, di trasformarsi appunto.

Non sanno aspettare?
Bisogna amarla l’attesa. Oggi, e questo non riguarda più solo gli adolescenti, nessuno sa più aspettare. Si vuole tutto subito. Invece l’attesa vuol dire poter vedere che cos’è la crescita, la curiosità. Attesa significa saper immaginare. Quello che dobbiamo insegnare è la pazienza. Ma “essere contro” non significa conflitto, non è una patologia. Abbiamo considerato il conflitto una patologia per molti anni. Senza accettare che esiste anche un conflitto positivo, che alla fine è quello che si verifica con più frequenza negli anni dell’adolescenza. “Essere contro” è fondamentale, preoccupatevi di quelli che non hanno conflitti.

Quali sono le altre possibilità?
Poi ci sono le adolescenze difficili e quelle malate, ma non sono la regola. È questo che dobbiamo capire.

In quanti modi si può essere contro?
Io ne riconosco tre. Utilizzando la trasgressione, i ragazzi che seguono le regole e in maniera ritmica le infrangono per poi rientrarci. Poi si può essere oppositivi. Oppositivo è il ragazzo che dice sempre no a tutto, dice di no anche quando vorrebbe dire sì. L’opposizione è una dipendenza al contrario e in questo caso il ragazzo va aiutato.

Le droghe sono le maschere che gli adolescenti usano perché non si piacciono, con le droghe l’adolescente si percepisce diverso

Vittorino Andreoli
Andreoli E Don Mazzi

Come si supportano i ragazzi durante gli anni dell’adolescenza?
Nella nostra società c’è bisogno di sicurezza. La nostra è la società della paura. Ogni giorno ci facciamo sollecitare, oltre che da quella esistenziale, anche da tante altre paure. La paura è uno strumento difensivo che ci permette di riconoscere i rischi ma noi la stiamo esasperando. E allora come facciamo da insicuri a supportare gli adolescenti nelle loro insicurezze? Nell’adolescente l’insicurezza ha una via potentissima e privilegiata.

E il rapporto con le dipendenze? Tutto è cambiato e continua a cambiare velocemente. In 10 anni si sono diffuse altre 600 nuove sostanze. E il rapporto tra gli adolescenti e le sostanze è molto cambiato.

In che senso?
Partiamo dalla bellezza, occupiamoci della bellezza. Ormai è diventata un trauma. Una specie di imperativo. Se non sei bello sei da buttare. Ma sentirsi orrendi è la condizione più ricorrente nell’adolescenza. Proprio perché è una condizione di trasformazione.

E gli adolescenti non sanno come cambierà il corpo e se sarà uguale all’immagine stabilita dai giornali di moda. Domina la bellezza di superficie in questa società dei sacerdoti della dieta. Questa società sta ossessionando l’adolescenza. Ma la bellezza è un’altra cosa. C’è la bellezza del modo di fare, del sorriso, dello sguardo. Quindi per evitare che i ragazzi cadano nel circolo delle dipendenze, la prima cosa, è aiutarli parlando con loro della bellezza. Discutere con loro su che cos’è essere belli. Altrimenti si corre il rischio di buttarsi via, e ci sono tanti modi per farlo: usando le sostanze per non sentirsi più brutti, bere cinque bicchieri di vino alla volta perché così si sballano e non si sentono più preoccupati per il naso o non so che cosa.

Il secondo tema è il denaro, che è un vero problema per l’adolescente. Perché se non hai quei venti euro li devi avere, diventa una questione di vita o di morte, di morte sociale. Poi se non hai denaro e avverti la bruttezza è difficile girare per strada. Ci sono persone brutte che vogliono morire e la droga si inserisce in questo malessere per essere la maschera. Le droghe sono le maschere che gli adolescenti usano perché non si piacciono, con le droghe l’adolescente si percepisce diverso. Attenua il dolore. La terza parola è la morte. Non si parla mai di morte, la morte è un tabù. Eppure se parliamo di morte possiamo spiegare ai ragazzi che cosa significa essere in questo mondo, e che la vita è un’esperienza straordinaria, basta superare delle difficoltà e non credere che tutto sia legato al denaro. Dobbiamo dire della bellezza di vivere, raccontare la gioia di vivere.

L’amore è una grande cosa e anche il corpo è una cosa meravigliosa, le persone con il corpo si devono amare. Il corpo l’ha dato il Padreterno quindi basta con questi tabù. Basta vederlo come qualcosa di osceno. Il corpo è un’espressione straordinaria, gli educatori la devono raccontare questa cosa ai loro ragazzi. Perché non dire dell’umanità straordinaria e della bellissima storia di essere amati e che se perdiamo – attraverso le sostanze – la sensazione della nostra fragilità queste cose non possiamo ricordarcele.

Testo raccolto durante il seminario “Adolescenti e dipendenze” organizzato dalla Fondazione Exodus di don Mazzi

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Coronavirus dalla Cina: nel mercato di Wuhan si vendevano anche koala, salamandre, topi e persino lupi!

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coronavirus mercato wuhan cina

In molti si interrogano sul perché il nuovo coronavirus cinese sia partito proprio dalla città di Wuhan, in Cina centrale.

Il direttore del Center for Infectious Disease Research and Policy dell’Università del Minnesota, Michael Osterholm, ha spiegato sulle pagine del Wall Street Journal che il capoluogo della provincia dello Hubei ospita tutti gli ingredienti per un’epidemia perfetta: “È una città densamente popolata, con numerosi mercati di animali vivi dove si mescolano persone, maiali, pipistrelli o altri mammiferi potenzialmente infetti”. Per la cronaca, stiamo parlando di un centro urbano di 11 milioni di abitanti.

In ogni caso il South China Morning Post ha cercato di approfondire la questione per capire cosa diavolo accadesse quotidianamente nel mercato del pesce di Huanan, a Wuhan. Ebbene, è emerso che, accanto a pesci e frutti di mare, in quel luogo si vendessero Koala, serpenti, topi, cuccioli di lupo. E ancora: tartarughe, salamandre, pavoni e perfino porcospini. Tutte queste specie citate erano esposte nei giorni scorsi al mercato di Wuhan, luogo da dove si sarebbe generata l’epidemia di coronavirus.

Gli animali venduti nel mercato di Wuhan

Animali del genere, vivi e venduti come prodotti alimentari, potrebbero aver giocato un ruolo chiave nella propagazione della pandemia che ha messo in ginocchio la Cina. D’altronde le pubblicità esposte tra i banchetti reclamizzavano la vendita di volpi, coccodrilli ma anche altre bestie particolari e rischiose per le più basilari norme igienico sanitarie. Gli animali erano destinati ad essere uccisi e cucinati dai clienti in un secondo momento.

Su Weibo, un social molto popolare oltre la Muraglia, numerosi utenti hanno scritto messaggi inequivocabili: “Si mangiavano anche i koala. Non c’è niente che i cinesi non mangerebbero”. Il risultato è che adesso c’è un virus che sta circolando a ritmi da record in tutta la nazione cinese e sta allarmando il mondo intero. Pechino ha imposto il blocco di 13 città per un totale di 40 milioni di persone in “isolamento”.

Le ipotesi in circolazione

L’origine del coronavirus non è ancora nota. Circolano varie ipotesi. Alcuni scienziati cinesi hanno puntato il dito contro i serpenti, i quali, dopo essere stati infetti dai pipistrelli, avrebbero trasmesso il morbo – nel frattempo mutato – all’essere umano.

“I risultati della nostra analisi evoluzionistica – affermano gli studiosi – suggeriscono per la prima volta che il serpente è il più probabile animale selvatico serbatoio del virus 2019-nCoV”.

Altri si dicono scettici. Stando a quanto affermato da David Robertson, un virologo dell’Università di Glasgow, “nulla supporta il coinvolgimento dei serpenti. Ci vuole molto tempo perché questo processo si svolga. Mancano prove che i serpenti possano essere infettati da questo nuovo coronavirus e fungere da ospite”.

Anche Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani, è dello stesso avviso di Robertson: “La trasmissione del coronavirus dai serpenti è stata esclusa. Questo virus, per essere trasmesso ha bisogno dei mammiferi e non dei rettili”.

Altri ipotizzano che dietro l’epidemia di polmonite possa esserci un errore umano capitato al Wuhan National Biosafety Laboratory, una struttura situata proprio a Wuhan dove vengono studiati gli agenti patogeni più pericolosi al mondo.

di Federico Giuliani – Fonte

Enpa scrive ad Amazon: rimuovete dal catalogo gli stivaletti antigraffio per gatti

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gatti amazon

Il tuo gatto si fa le unghie sui mobili o sui tappeti? Nessun problema: basta chiudere le sue zampe ben strette in appositi cilindri di silicone e così i tuoi arredi saranno al sicuro”.

Questa l’ironica affermazione dell’Ente Nazionale Protezione Animali nei confronti di Amazon Italia, che ha messo in catalogo degli stivaletti antigraffio per gatti. Un prodotto che Enpa boccia e che definisce “folle” perchè impedisce i movimenti dei mici. Da qui la decisione dell’associazione di scrivere una lettera direttamente al colosso e-commerce per richiedere la rimozione dell’articolo.

L’allarme di Enpa

“Il gatto deve avere tutte e 4 le zampe libere per poter saltare, arrampicarsi, correre, cacciare e potersi difendere. Grattare una superficie ruvida è un’esigenza per i gatti, aiuta a mantenere gli artigli in perfetto stato ed aiuta l’animale a stirarsi per rafforzare la muscolatura.

Le zampe servono anche per lavarsi, questi “cilindri in silicone” non lo permettono” si legge nella nota divulgata dall’Ente che aggiunge che in commercio esistono moltissimi modelli di tiragraffi e graffiatoi nelle più svariate forme e dimensioni. ENPA consiglia di consultare siti come Zooplus, ma è anche possibile costruirne fai-da-te, seguendo, per esempio, le indicazioni di alcuni libri appositi.

Pugno di ferro per Carla Rocchi, Presidente nazionale ENPA, nella lettera di protesta ad Amazon Italia: “Il vostro prodotto denominato come “guanto antigraffio per gatti” è un mezzo coercitivo che provoca nel gatto uno stato di malessere dovuto all’impedimento motorio. Se prolungato, potrebbe addirittura determinare un maltrattamento. Per questo motivo, vi chiedo di rimuovere il prodotto dal catalogo”.

La Rocchi fa poi leva sulle qualità di cui Amazon si vanta: “Dai vostri video promozionali emerge che Amazon dispone di una dirigenza attenta alla qualità dei prodotti che immette sul mercato.” La lettera si conclude con un appello: “Confido in un vostro pronto intervento per rimuovere il prodotto e volto alla tutela del benessere degli animali”.

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Lettera di un Veterinario – Vivere di paure, l’amara verità del sentito dire

Il gatto ucciso a bastonate dal bidello della scuola davanti ai bambini

Immagine divulgata dall’Enpa – Fonte

Islanda ha sconfitto droga e alcol tra i giovani. Ecco come

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In soli venti anni l’Islanda è riuscita in un’impresa titanica: liberare i suoi teenager dalla dipendenza da alcol e droghe e trasformarli in salutisti. Una specie di miracolo se si considera che, numeri alla mano, gli adolescenti abituati alle sbronze sono passati dal 48% nel 1998 al 5% nel 2016. In pratica, non solo si sono scrollati di dosso il record che li vedeva tra i più pesanti consumatori di alcol e droga in Europa, ma oggi sono gli adolescenti più ‘puliti’ in assoluto, come riporta uno studio pubblicato da Mosaic Science

Come si è arrivati a un simile risultato?

Con il giusto mix di divieti, un coinvolgimento totale nelle attività sportive e creative, uno stretto rapporto tra genitori e scuola e perfino un coprifuoco.

Il programma pilota, ribattezzato Youth in Iceland, potrebbe essere applicato anche agli altri Paesi europei, compresa l’Italia che, secondo l’ultimo rapporto del Centro europeo per il monitoraggio della dipendenza dalle droghe, è il Paese dell’Ue dove più ragazzi di età compresa tra i 15 e i 16 anni fumano. Il dato si aggira attorno al 37% contro il 21% della media europea, mentre il 21% degli adolescenti consuma alcol in modo eccessivo. Tuttavia, nonostante sia nata una vera e propria organizzazione che si propone di fare da consulente a città, municipalità e Paesi esteri, la ricetta non sembra piacere oltre i confini islandesi.

Rivoluzione anti-droga e anti-alcool

In Islanda la rivoluzione anti-droga iniziò ufficialmente nel 1992 ma le basi erano state gettate molto prima e molto lontano, a New York da una tesi di dottorato di Harvey Milkman, professore di psicologia americano che oggi insegna all’università di Reykjavik. Lo studio di Milkman concluse che le persone consumano eroina o anfetamine a seconda della loro predisposizione nella gestione dello stress. Chi usa l’eroina vuole ottenere un effetto di stordimento, chi assume anfetamine cerca un effetto contrario. Mentre l’alcol è sedativo. Dopo la pubblicazione della tesi, Milkman fu inserito nel team di ricercatori ‘arruolati’dall’Istituto Nazionale statunitense per l’abuso di droghe. L’idea di fondo della ricerca era questa: “Perché non ottenere lo stesso effetto di ‘sballamento’ attraverso attività che incidono chimicamente sul cervello senza gli effetti deleteri delle droghe?”

Il metodo Milkman conquista l’Islanda

Nel 1991 Milkman fu invitato per la prima volta in Islanda per parlare dei suoi studi. Un anno dopo, i ragazzi di età compresa tra i 15 e i 16 anni di tutte le scuole furono sottoposti a un questionario. L’esperimento fu ripetuto nel 1995 e nel 1997. Questi alcuni quesiti:

  • Hai mai bevuto alcolici?
  • Se si, quando è stata l’ultima volta?
  • Ti sei mai ubriacato?
  • Hai mai fumato?
  • Se si, quante sigarette fumi in un giorno?
  • Quanto tempo trascorri con i tuoi genitori?
  • Che tipo di attività svolgi?

I risultati furono allarmanti: il 25% dei giovani islandesi fumava ogni giorno, mentre il 40% si era ubriacato l’ultima volta appena un mese prima. Non solo. Lo studio aveva portato a galla un aspetto fondamentale: coloro che praticavano sport, frequentavano corsi, avevano un ottimo rapporto con i genitori erano meno inclini ad assumere alcol e droghe.

Dal coprifuoco allo sport, la ricetta di ‘Youth in Iceland’

Sulla base dei risultati dello studio di Milkman e del sondaggio, il governo islandese avviò un programma nazionale di recupero –  il Youth in Iceland – che coinvolse anche i genitori e la scuola per quella che divenne una vera e propria rivoluzione culturale. Spendere molto tempo di qualità a casa, fu uno dei pilastri del programma. Ma anche le leggi furono modificate: via le pubblicità di bevande alcoliche e fumo, e divieto di acquisto di sigarette per i minori di 18 anni e di alcol per i minori di 20 anni. Agli adolescenti di età compresa tra i 13 e i 16 anni fu imposto, inoltre, il coprifuoco alle 10 di sera in inverno e a mezzanotte d’estate.

Ma, soprattutto, furono introdotte moltissime attività sportive e artistiche per permettere ai ragazzi di ‘fare gruppo’  e di ottenere quel senso di benessere psico-fisico che può dare una sostanza stupefacente. Tutti gli adolescenti furono inclusi nel programma, e per i meno facoltosi furono previsti degli incentivi statali.

Islanda, caso unico in Europa

Tra il 1997 e il 2012 raddoppiò il numero degli adolescenti che praticava sport quattro volte a settimana e che trascorreva più tempo con i genitori. Di pari passo crollò la percentuale di ragazzi che assumevano alcol e droghe. Non solo in Islanda, in realtà, ma tra i Paesi europei è stato l’unico con un dato così marcato. E nessuna altra nazione ha saputo sostituire alcol e sigarette con lo sport. Nel Regno Unito, ad esempio, sembra che i giovani siano meno schiavi delle dipendenze perché chiusi in casa a fare in conti con la realtà virtuale.

Fonte https://www.agi.it/estero/islanda_droghe_alcol_abuso_soluzione_sport-1404316/news/2017-01-24

Photo by Helena Lopes from Pexels

Orrore in Gambia, bambini venduti a pedofili europei per 2 sterline: l’inchiesta di “The Sun”

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Un’inchiesta giornalistica di “The Sun “ha svelato una situazione da incubo che riguarda i bambini del Gambia: i loro genitori, disperati per la povertà, li vendono ai pedofili britannici per 2 sterline.

Bambini africani venduti ai pedofili per 2 sterline. Succede in Gambia, dove le difficoltà economiche vissute dal Paese e una giustizia più o meno assente stanno facendo sì che negli ultimi tempi si siano intensificate le vacanze sessuali dei pedofili europei.

Inchiesta del The Sun

Nell’inchiesta pubblicata, in merito, da “The Sun” si parla di persone di nazionalità britannica (ma non solo, a quanto pare) interessate sia a bambini sia a bambine. I piccoli vengono venduti dalle loro famiglie, nel tentativo di scampare alla povertà. Un inviato del quotidiano è stato sul posto e ha potuto vedere con i suoi occhi il dramma che sono costretti a vivere i bimbi che finiscono sotto il giogo degli occidentali.

Pedofilia in Gambia, la crisi economica sta trasformando il Paese in un paradiso per pedofili

Uomini e donne di mezza età che si recando in vacanza in Gambia, in quello che “The Sun” ha definito il “paradiso dei pedofili”. Accade che bambini molto piccoli (alcuni non superano di molto i due anni di età) siano stati visti dal reporter che il giornale britannico ha inviato sul posto in compagnia di persone che non erano i loro genitori biologici. La location in cui questi incontri hanno luogo è una struttura turistica del posto, situata vicino all’oceano.

Queste persone, di nazionalità britannica, pagano e comprano un bambino del posto con cui trascorrere (e non innocentemente) il loro tempo. Così, come ci racconta il tabloid nella sua inchiesta, è capitato che alcuni di questi piccoli siano stati avvistati a pranzo o in acqua in compagnia dei paganti.

 

Come se il quadro della situazione non fosse già agghiacciante di per sé, si aggiungono altri dettagli spaventosi: i bambini vengono venduti con il consenso delle famiglie che- attanagliate dalla povertà- sperano di tirare su qualche soldo. Il costo di un bambino? La loro vita e la loro dignità (che non dovrebbero essere messe in vendita, in alcun caso) valgono due sterline. La situazione è allarmante perché il Gambia rischia di diventare una zona dell’Africa in cui i pedofili potranno operare senza controllo, qualora non venissero presi provvedimenti importanti per impedire che ciò accada.

L’inchiesta de “The Sun” sulla pedofilia in Gambia, le parole di Lamon Fatty

Il tracollo della compagnia di viaggi Thomas Cook, sottolinea “The Sun”, ha provocato una crisi economica che sta aiutando questi loschi traffici sessuali. In Gambia il turismo sostiene un terzo del Pil del Paese e in seguito all’innescarsi di questa crisi si teme un crollo pari al 50% delle attività economiche. Le località balneari sono già state, in buona parte, colpite.

Lamin Fatty, coordinatore nazionale dell’Alleanza per la protezione dell’infanzia in Gambia, ha rivelato in un’intervista esclusiva che i turisti di entrambi i sessi stanno prendendo di mira i minori africani:

Il sesso è economico nel mio Paese e i bambini vengono venduti per un minimo di 150 dalasi o poco più di £ 2 nella vostra valuta. Alcuni dei genitori sanno che i loro figli vengono maltrattati e lo accettano perché sono così disperati per il fatto di non avere cibo nella pancia. Altri sono troppo ingenui per rendersene conto. Pensano che l’Occidente stia pagando le bollette e aiuti il ​​loro ragazzo o ragazza per bontà del loro cuore, mentre in realtà sono persone che hanno cattive intenzioni. Gli abusi sui minori si verificano continuamente in Gambia e il governo non sta facendo abbastanza per fermarli. I nostri bambini vengono avvicinati direttamente sulla spiaggia o in strada e per questo motivo vengono i maltrattatori da tutta Europa, incluso il Regno Unito. Voglio chiarire che ciò non riguarda solo gli uomini ma anche le donne adulte, che pagano per fare sesso con ragazzi adolescenti in Gambia. Abbiamo leggi che dovrebbero impedire che ciò accada, ma non vengono applicate, quindi siamo diventati un paradiso per i pedofili“.

Foto https://www.britannica.com/place/The-Gambia

Fonte www.newnotizie.it

 

Coltiviamo gentilezza: la scuola che al posto dei compiti assegna gesti di cortesia

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Coltiviamo gentilezza: è partita una bella idea da una scuola Irlandese che ha assegnato  a tutti i suoi alunni al posto dei compiti delle vacanze, missioni di gentilezza da fare ogni giorno.

Questa splendida iniziativa arriva da una scuola irlandese Gaelscoil Mhichíl Uí Choileáin, di Clonakilty , la quale per il terzo anno consecutivo ha deciso di non consegnare compiti agli alunni ma di dare loro un diario dove ogni giorno dovevano fare dei gesti di gentilezza e poi di raccontarli nel loro diario, “il diario della gentilezza”.

Il lunedì gli studenti dovevano impegnarsi a chiacchierare gentilmente con una persona anziana,
Il martedì invece  il compito era di aiutare un membro della propria famiglia
Per il  mercoledì i gesti di gentilezza generici ma da divulgare in qualche maniera ad amici e familiari
I giovedì dovevano fare qualcosa di bello per se stessi, per il loro benessere emotivo, mentale e fisico.

Anche da noi esistono dei progetti legati al coltivare la gentilezza.

ColtiviAmo Gentilezza è una piattaforma di condivisione diffusa delle buone pratiche di gentilezza, mappate sul territorio nazionale: buone pratiche attuate da scuole, attività commerciali, aziende, enti, associazioni, con l’obiettivo di far venir fuori ciò che di buono e gentile c’è nel nostro Paese.

ll progetto COLTIVIAMO GENTILEZZA nasce dall’esigenza di diffondere una cultura delle emozioni e dell’empatia. Una sociologia pedagogica positiva per contrastare la VIOLENZA in tutte le sue forme, e per portare le persone a non dire più io sono contro ma piuttosto io sono per.

​COLTIVIAMO GENTILEZZA coinvolge direttamente cittadini di ogni età in progetti, eventi e laboratori con continuità e per diffondere una cultura della gentilezza a partire dall’infanzia.

Il progetto ha come obiettivo quello di riportare le emozioni al loro equilibrio naturale, organizzando, con persone di tutte le età, laboratori, eventi, incontri di formazione e con spunti didattici nei Comuni, nelle scuole, in enti pubblici e privati, attraverso diverse attività e differenti metodologie.

Praticare gentilezza fa bene
Praticare atti di gentilezza riduce l’ansia e permette di vivere meglio in società. Questa è la conclusione a cui sono giunte le due psicologhe americane Trew e Alden in uno studio del 2015 svolto su un campione di studenti che aveva dichiarato di provare disagio nei rapporti interpersonali. Ma non è tutto. Secondo un altro studio del 2013, la psicologa Fredrickson, a partire da anaisi mediche, ha scoperto che l’altruismo ha effetti positivi anche sulla nostra salute e ci rende addirittura più longevi.

Il terrore di tutti i genitori: i compiti delle vacanze!
Superato lo scoglio del rientro a scuola diamo uno sguardo ad

Orate e branzini imbottite di farmaci e rinchiuse in gabbie

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Cosa si nasconde dietro il mercato di orate e branzini che vengono esportati nel nostro Paese?

Essere Animali, l’organizzazione no-profit che si occupa prevalentemente, della difesa degli animali utilizzati per la produzione di cibo, gira una video-inchiesta “Rinchiusi in mare aperto” dove svela che cosa succede all’interno degli allevamenti di pesci destinati a essere venduti in Italia.

Nelle immagini, riprese dal team investigativo sotto copertura inviato nella zona di Sagiada, località non distante da Igoumenitsa, viene dato spazio anche alle dichiarazioni di alcuni soggetti che hanno a che fare con quegli allevamenti.

Così, assieme alle riprese delle condizioni di vita dei pesci, stipati all’inverosimile all’interno di quelle specie di enormi gabbie circolari che facilitano la proliferazione di batteri e parassiti, si scopre che gli antibiotici vengono somministrati assieme al cibo. Che quegli antibiotici e gli antiparassitari, vengono assimilati da tutti gli esemplari indistintamente data l’impossibilità materiale di distinguere tra pesci sani e malati. Con quasi 18 chilometri di costa occupati, la distesa degli allevamenti sembra infinita. Quei branzini e quelle orate, imbottite di farmaci e non proprio in ottima salute che continuano a nuotare in tondo per anni, alcuni esemplari risultano essere lì dal 2014, in buona parte sono destinati al nostro Paese.

“Solo nel 2016, viene sottolineato da Essere Animali, l’Italia ha importato circa 64mila tonnellate di orate e spigole. Di queste, circa 40mila direttamente dalla penisola ellenica”. Vale a dire che “un’orata o una spigola su due, in vendita nelle pescherie e nei supermercati, arriva dagli allevamenti greci”.

Per arrivare a pesare un paio di chili, orate e branzini dovrebbero vivere all’interno di quelle gabbie per almeno 5 anni, con tutti i medicinali assunti nell’arco di questo tempo.

Condizioni estreme assurde.

Fonte https://www.ilmessaggero.it/

Lo avevamo detto che catene come la Lidl vendono pasta con grano non italiano: ecco la maxi multa

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Maxi multa a Lidl. La celebre catena tedesca di supermercati diffusa ovunque anche in Italia è stata multata con un milione di euro di sanzione per aver diffuso informazioni fuorvianti sull’origine del grano duro utilizzato nella produzione della pasta.

Si tratta, nello specifico, delle proprie linee di pasta di semola a marchio Italiamo e Combino. Secondo quanto riferito dall’Antritrust, Lidl avrebbe utilizzato negli ultimi 30 mesi semola ottenuta da miscele di grani duri provenienti sia dai paesi Ue che non Ue, in cui quello italiano rappresentava in media una quota del 40%.

Benché Lidl sia da tempo considerata tra le aziende migliori in cui lavorare, qualcosa di non corretto ci sarebbe, invece, nei confronti dei consumatori. Le diciture “Specialità italiana” e “Prodotto in Italia” sulle confezioni risulterebbero ingannevoli. La pasta al centro della bufera. Ricordiamo ad esempio il caso del glifosato trovato in diversi tipi di grano.

Di cosa è accusata Lidl

Il procedimento riguarda scorrettezze, dice l’Antitrust, nella promozione e nella commercializzazione, sia nei punti vendita Lidl sia sul sito internet lidl.it, delle proprie linee di pasta di semola di grano duro mediante confezioni che rappresentano in maniera ingannevole le caratteristiche della pasta stessa, “enfatizzando sulla parte frontale l’italianità del prodotto”, in assenza di adeguate e corrette indicazioni sull’origine anche estera del grano duro impiegato nella produzione della pasta.

Complessivamente l’Antitrust ha concluso in tutto cinque procedimenti istruttori riguardanti informazioni fuorvianti sull’origine del grano duro usato nella produzione di pasta di semola di grano duro. Nel mirino dell’Antitrust sono finite anche le etichette DivellaDe CeccoMargherita Distribuzione (ex Auchan Spa, marchio Passioni), e Pastificio Artigiano Cav. Giuseppe Cocco (marchio Cav Giuseppe Cocco).

Come “ingannava” i consumatori

Lidl, tuttavia, è stata l’unica azienda raggiunta da un provvedimento di pratica commerciale scorretta perché è la sola a non aver presentato impegni nel corso del procedimento. Il grano utilizzato per la produzione della pasta indicato come italiano in realtà arrivava anche da Canada, California, Arizona e, nel caso del marchio Passioni distribuito dall’Auchan, da Argentina, Russia, Francia, Grecia, Messico e altri.

Nel caso in cui si esalti l’italianità del prodotto sulla confezione, ha ricordato l’Antitrust, “si rende necessario controbilanciare tale enfasi con una più evidente e contestuale indicazione dell’origine del grano”.

Le confezioni a marchio Italiamo riportano con grande evidenza indicazioni relative all’italianità del prodotto: le diciture Italiamo e Passione Italiana, l’immagine della bandiera italiana e persino l’indicazione IGP nel caso della Pasta di Gragnano IGP. Mentre l’indicazione sulla provenienza del grano si trova nella parte laterale o posteriore della confezione scritto a caratteri minuscoli. Sul sito lidl.it, invece, non compare proprio.

Una recente indagine europea ha mostrato che l’origine del prodotto alimentare è la variabile di scelta maggiormente considerata dagli italiani al momento dell’acquisto del cibo (è indicata dal 62% dei consumatori italiani, contro il 53% della media Ue) e ha un’importanza ben superiore a quella del prezzo.

Come si è difesa Lidl

Lidl Italia si è difesa con una nota, in cui ha dichiarato di non condividere l’interpretazione alla base del provvedimento dell’AGCM in merito alla provenienza della pasta e origine del grano dei suoi marchi Italiamo e Combino.

La comunicazione riportata sulle confezioni, sostiene Lidl, “è perfettamente conforme a quanto stabilito dalla normativa vigente, in linea con l’impegno quotidiano nel garantire trasparenza e completezza di informazione al consumatore sulla provenienza delle materie prime utilizzate nei prodotti offerti nei propri punti vendita”. Lidl Italia ha concluso di riservarsi di tutelare la propria immagine e i propri diritti nelle sedi più opportune.

La pasta italiana è contaminata?

Secondo il servizio mandato in onda ieri sera dal Tg satirico di Canale 5 e in collaborazione con il portale ilsalvagente.it saltano fuori verità inquietanti. Nella rubrica ‘È tutto un magna magna‘ vengono mostrati dei test di laboratorio. Questi test riguardano 23 pacchi di pasta italiana analizzata ed i risultati non sempre sono confortevoli.

I principali problemi derivano dall’importazione di grano dagli Stati uniti e Canada, quindi con le conseguenti contaminazioni da Glifosato, utilizzato prima del raccolto. Diversi produttori di pasta italiana hanno comunque deciso saggiamente di rinunciare al grano che proviene da queste zone.

L’allerta dell’oncologo

Gli approfondimenti della puntata toccano i pesticidi presenti nella pasta. Viene quindi trasmessa un’intervista all’oncologa Patrizia Gentilini che descrive quelli che sono i pericoli legati alla presenza di cocktail di fitofarmaci, ovvero alla presenza in contemporanea di più fitofarmaci, anche se tutti nel rispetto della soglia limite di tolleranza.

Viene anche puntualizzata che la presenza di micotossine che viene paradossalmente aggirata con assurdi limiti di legge. Limiti che sono stati fissati per bimbi sotto i tre anni e gli adulti. Praticamente andando a equiparare consumatori che hanno appena superato i tre anni con dei cinquantenni.

Le peggiori e migliori paste italiane

Il servizio non si ferma qui, indicano quali sono le marche di pasta migliore e quali le peggiori. L’elenco integrale di questo test scientifico è stata pubblicata su ilsalvagente.it e ve la riportiamo qui sotto. Tra i marchi peggiori troviamo la pasta venduta dai discount, nello specifico da Eurospin e Lidl.

LE 22 PASTE ESAMINATE E I GIUDIZI

Giudizio ECCELLENTE

De Cecco: voto 9,8 – De Cecco integrale: voto 9,6 – Voiello 100% grano aureo: voto 9,5 – La Molisana: voto 9,5 – Rummo: voto 9,1

Giudizio OTTIMO

Alice Nero Bio: voto 9 – Garofalo integrale: voto 8,9 – Rummo Bio integrale: voto 8,9

De Cecco Bio: voto 8,8 – Coop Bio: voto 8,7 – Buitoni: voto 8,7

Giudizio BUONO

Barilla Bio: voto 7,5

Giudizio MEDIO

Barilla 5 cereali: voto 6,9 – Garofalo: voto 6,7 – Esselunga: voto 6,5 – Barilla: voto 6,4

Divella: voto 6,3 –  Coop: voto 6,2 – Granoro: voto 6,1 – La Molisana integrale: voto 6

Giudizio MEDIOCRE

Del Verde: voto 4,5

Giudizio SCARSO

Combino (Lidl): voto 3,5 – Tre Mulini (Eurospin): voto 3

Qui il link al servizio di Striscia la notizia

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Ecco le 6 migliori confezioni di pasta senza glifosato

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La pila perenne di Karpen che funziona ininterrottamente da 60 anni

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L’inventore di questa magico dispositivo fu un certo Vasile Karpen e’ sembra che lo scienziato abbia vinto la scommessa, cioe’ creare un generatore che funzionasse in modo perpetuo a costo zero.Ma perche’ questa invenzione e’ stata, e continua ad essere insabbiata dalla comunita’ scientifica internazionale?

La storia purtroppo ha dei segreti che per tutta una serie di motivi devono rimanere nascosti, vuoi per motivi politici, vuoi per motivi militari, ma anche come per questo caso per motivi scientifico-commerciali, e spesso questi sono i casi che nascondono queste scoperte praticamente per sempre. In Romania nel museo nazionale c’e’ una strana batteria che produce elettricità ininterrottamente da 60 anni.

L’inventore di questo magico dispositivo fu un certo Vasile Karpen, è sembra che lo scienziato abbia vinto la scommessa, cioè riuscire a creare un geniale dispositivo che potesse funzionare in modo perpetuo, in pratica a vita, ma soprattutto funzionare a costo zero. Ma perchè questa invenzione è stata, e continua ad essere insabbiata ” DIMENTICATA VOLONTARIAMENTE ” dalla comunità scientifica internazionale?

Il prototipo di questa stupefacente invenzione è stato assemblato nel 1950, ed è costituito da due pile ( batterie ) collegate in serie. Questo collegamento trasmette un impulso elettrico ad un piccolo motore, il quale per mezzo di un filo è collegato ad uno switch ( comunicatore per chi non è molto pratico ).

Ad ogni mezzo giro la lama apre e poi richiude successivamente. Il tempo di rotazione della lama era calcolato in modo che i pali avessero il tempo di ricaricarla, e che essi potessero ricostruire la loro polarità durante il tempo che il circuito rimanesse aperto. Un giornale rumeno, lo Ziua ( Il Giorno ), si recò al museo per chiedere la possibilità di una verifica al direttore Dr. Diaconescu.

Questo è successo il 27 febbraio 2006. Le due batterie avevano indicato la stessa tensione di 1 Volt, la stessa che possedevano nel 1950. Un particolare interessante: nella pila di Karpen uno dei due elettrodi è d’oro, l’altro di platino.

L’elettrolita (il liquido in cui sono immersi i due elettrodi), è acido solforico di grande purezza. Alcuni scienziati sostengono che il dispositivo trasformi l’energia termica in energia meccanica, ma Dr. Diaconescu non condivide questa teoria.

Secondo altri, che hanno studiato il lavoro teorico di Karpen, la pila sfida il secondo principio della termodinamica (in riferimento alla trasformazione di energia termica in lavoro meccanico), e questo la rende una macchina a moto perpetuo.

Altri dicono che non è così, ma che sfrutta l’energia di punto zero (ZPE). Incredibile vero?

Purtroppo casi del genere ( anche riferiti a tutt’altro tipo di scoperte ) non sono casi isolati. Esistono scoperte che si possono ” DONARE ” al mondo, e altre che non devono essere divulgate….perchè rompono gli equilibri…economici?

fonte: www.jedanews.it

Caos inquinamento e smog: Fermiamo le auto, ma gli aerei?

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inquinamento scie aerei

Occhio non vede, cuore non duole

Per contrastare l’aumento del particolato nell’aria, molti sindaci hanno imposto e stanno imponendo il divieto di circolazione alle automobili.

L’aumento degli inquinanti solidi e liquidi nell’aria è causato dall’assenza di pioggia: in Lombardia, ad esempio, non piove da due mesi.

Gli inquinanti solidi sono costituiti prevalentemente da particelle carboniose, gli inquinanti liquidi sono gli idrocarburi incombusti.

Le misure restrittive al traffico applicate nell’ultimo periodo non stanno dando risultati: questo accade perché il particolato e gli idrocarburi incombusti hanno dimensioni talmente piccole da non risentire quasi per niente della gravità e quindi restano sospesi in aria.

In alta quota, dove volano gli aerei, non piove mai e il particolato e l’aerosol hanno dimensioni ancora più piccole di quelle emesse dalle automobili: questo significa che i tempi di ricaduta di tali inquinanti sono ancora più lunghi.

Il traffico aereo è in continuo aumento, nel 2018 il numero di passeggeri è stato di 4 miliardi e 322 milioni, nel 2017 di 3 miliardi e 974 milioni. Si stima che ogni anno i cieli siano solcati da 30-40 milioni di aerei con rilascio di oltre 350 milioni di tonnellate di vapore acqueo, centinaia di migliaia di idrocarburi incombusti e di circa 45 mila tonnellate di particolato. Oltre, ovviamente, agli altri gas (CO2, NOx, CO, SOX) e i numerosi additivi aggiunti al cherosene.

Tuttavia, tranne quando le condizioni meteorologiche favoriscono la formazione di cirri d’alta quota, che rendono evidenti le scie emesse dagli aerei, il problema è ignorato.

Meglio tacere sulla questione: il giro d’affari è enorme; gli aerei infatti, grazie alle deroghe concesse nelle conferenze sul clima, non hanno vincoli sulle emissioni con conseguenti minori costi. E’ questa una delle ragioni che spiega il basso costo del biglietto aereo rispetto agli altri mezzi di trasporto.

Gli elevati quantitativi di particolato carbonioso, gli idrocarburi incombusti e il vapore acqueo presenti in alta quota condizionano il clima contribuendo fortemente all’effetto serra.

Da tempo, però, è stato trovato un unico capro espiatorio (la CO2) a cui attribuire ogni responsabilità e così si tace su questioni ben più importanti.

[Fonti: The World Bank per il numero di passeggeri; The Federal Office of civil Aviation per il calcolo delle emissioni]

La foto è ripresa da wikipedia. – articolo Facebook – dal web