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Malata terminale sul letto di morte riceve visita fiscale. La famiglia sbigottita: «un’umiliazione»

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malato terminale visita fiscale

Una storia di burocrazia assurda quella che vede protagonista la 64enne Virginia Corini, malata terminale, ricoverata in un hospice a Gorlago. Ormai in fin di vita per un tumore ai polmoni, ricoverata nella struttura assistenziale a fine ottobre, la donna si è vista presentarsi al capezzale il medico fiscale incaricato dall’Inps per verificare se fosse effettivamente malata. La visita è arrivata il 7 novembre. Due giorni dopo la donna è morta. La vicenda è riportata da bergamopost.it

Famiglia: «Umiliazione». Sbigottiti familiari e amici della donna, che dal 2000 era dipendente di una cooperativa e si occupava di lavori domestici. «Virginia ha sorriso a quella dottoressa che le ha chiesto di firmare una carta – ha raccontato la cognata -. Lei lo ha fatto, con la mano che tremava… Davanti alle lamentele dei medici della struttura, la dottoressa ha replicato: “Voi fate il vostro lavoro, io devo fare il mio”.

E poi le ha detto che avrebbe avuto i giorni di malattia fino al 10 dicembre». Un’umiliazione che si poteva risparmiare, «una mancanza di rispetto totale, perché lo sanno tutti che all’hospice vanno solo i malati terminali».

Le scuse dell’Inps. «Il controllo è scattato da un accertamento automatico di routine del nostro sistema informatico – comunica l’istituto di previdenza – Siamo molto dispiaciuti e ci scusiamo con la famiglia.

Ma il medico di base aveva indicato sul certificato l’indirizzo dell’hospice senza la parola “hospice” e omesso di scrivere che la signora fosse ricoverata. Per questo il medico fiscale ha raggiunto quella struttura: certo, quando ha visto di cosa si trattava, si sarebbe dovuto astenere dal visitarla. Purtroppo spesso abbiamo a disposizione medici a contratto, non sempre formati a dovere sulle procedure da adottare».

I poveri mangiano veleno a prezzo scontato. E a qualcuno fa comodo

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sconti veleni

Bassi salari, pensioni miserabili spingono a nutrirsi con alimenti a poco prezzo, in offerta. La qualità è scadente ma i ripiani sono vuoti.

Nei supermercati, se guardiamo sugli scaffali, ci rendiamo conto di come mangiano i poveri, e anche di quanti sono. La carne di pollo e di maiale, la prima a 3 euro e la seconda a 5 euro al chilo, sono ormai le carni scelte di chi non arriva più a fine mese. Per il filetto di manzo invece bisogna salire a 35 euro al chilo, oltre dieci volte il prezzo del pollo.

Chi ha avuto la fortuna o la sfortuna di vedere un allevamento di polli, sarà rimasto sconcertato per la concentrazione degli animali in pochissimo spazio. Luci sempre accese, musica ad alto volume sono le caratteristiche degli allevamenti intensivi.
Questa società capitalistica, sempre più spinta ad aumentare i profitti, non si fa scrupolo riguardo al trattamento degli animali.

Il mangime che viene somministrato agli animali non è certo di prima qualità, ci ricordiamo tutti di carcasse di animali morti che venivano triturati e dati in pasto negli allevamenti. Senza entrare in dettagli medici, un erbivoro che mangia carne, per giunta morta o magari ammalata, non ci si può aspettare che non contragga qualche malattia pericolosa per l’uomo.

Naturalmente per chi se la può permettere c’è sempre la carne di manzo di qualità, tipo la Chianina, dove viene specificato il luogo di allevamento e un certo controllo sull’alimentazione.

Un altro alimento tra i tanti è l’olio d’oliva, che nei supermercati si può trovare a tre euro al litro. Difficile pensare che possa essere prodotto con le olive.

Chi ha vissuto in campagna lo sa bene, ci sono vari sistemi per aumentare la produzione, varie tecniche che vanno dalla raccolta, all’irrigazione, alla spremitura, e che se da una parte aumentano il rapporto tra quantità d’olio e olive, dall’altra aumentano acidità e alterazioni del gusto, oltre ad essere meno salutari per l’organismo.

I prezzi più bassi per cibi di meno qualità

È chiaro che per abbassare il prezzo si vende un prodotto, nel migliore dei casi, più acido, nel peggiore malsano.
Altro alimento fondamentale è il pane. In negozio si trovano prezzi che variano da un paio di euro a sei/sette al chilo. Provate a comprare quello da due euro, vi accorgerete subito della differenza, oltre al fatto che sarà già duro la sera stessa.

Il vino lo troviamo ad un paio di euro al litro. I vecchi dicevano che si fa anche con l’uva, e la battuta è tornata di moda.
Stiamo parlando di generi di prima necessità, alimenti che mangiamo tutti i giorni.
È sconcertante vedere nei piani bassi dei supermercati la scritta “meno costoso” e constatare che il ripiano è spesso vuoto, e non perché di merce ne mettano poca, ma perché va a ruba.

Sbarcano sui cellulari delle applicazioni per poveri e impoveriti della piccola borghesia, e soprattutto per i giovani squattrinati, il cibo che avanza nei supermercati o ristoranti, che per vari motivi, prossima scadenza o prodotti invenduti, viene messo a disposizione ad un prezzo scontato fino al 50% a disposizione appunto dei poveri. Sull’applicazione possiamo trovare il luogo, il tipo di alimento e il suo prezzo. Non solo i poveri mangiano cibi scadenti, ma anche scaduti, altro gioco di parole che sembra fatto apposta.

Come succede da qualche decennio, è sufficiente modificare qualche parola per rendere più digeribile (e non è un gioco di parole), la qualità della vita per alcuni . Lo spazzino è diventato operatore ecologico, la serva, collaboratrice domestica, e via così, fino a spacciare il consumo di generi alimentari di livello scadente come una riduzione allo spreco.

Nel settore dei cellulari vanno molto di moda i siti che vendono i ricondizionati, come se fosse un sistema per ridurre l’inquinamento. Acquistare un cellulare usato contribuisce ad inquinare meno, questa la parola d’ordine.

La cosa buffa è che non succede con le automobili, dove gli incentivi all’acquisto di nuovi autoveicoli, sono pubblicizzati criminalizzando l’inquinamento dei vecchi veicoli circolanti, ma questa è un’altra questione…
Tornando al tema, è chiaro che alle aziende che vendono prodotti quasi in scadenza o cellulari ricondizionati, non frega proprio niente né dell’ambiente, né della salute della povera gente.

Il pianeta intero si sta lentamente modificando sempre in peggio e per quanto riguarda la salute della popolazione intera, i padroni della produzione mondiale sono tra i maggiori responsabili.
S.D. . Operai Contro

Olio di cocco: il prezioso alleato per la nostra bellezza e la salute. Tutti gli usi interni ed esterni

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L’olio di cocco è un vero e proprio alleato per la nostra bellezza e per la nostra salute.

Da tempo conosciuto e utilizzato nei paesi tropicali, e recentemente riconosciuto anche nel mondo occidentale, in seguito a diversi studi scientifici, che hanno confermato tutte le proprietà benefiche di quest’olio preziosissimo.

L’olio di cocco viene ricavato dalla spremitura della polpa dei frutti maturi. Il processo che viene scelto per la spremitura e decisivo per la qualità dell’olio:

  • l’olio di cocco puro (o vergine): è ricavato dal frutto fresco, senza alcun tipo di intervento artificiale di raffinazione (pastorizzazione, idrogenazione…) mantenendo il profumo e il sapore del cocco inalterato, senza perdere le sue proprietà organolettiche.
  • l’olio di cocco raffinato: è ricavato dalla polpa della noce di cocco essiccata, e viene sottoposto ad una serie di lavorazioni meccaniche e chimiche in conseguenza dei quali perde colore e odore e alcuni componenti come le proteine, ma non gli acidi grassi (quindi non perde le proprietà antivirali), con il vantaggio di un periodo di conservazione più lungo.

Proprietà e benefici per uso interno (alimentazione)

L’olio di cocco è ricco di acido laurico e acidi grassi facilmente digeribili, di grande aiuto per il buon funzionamento della tiroide e del sistema endocrino, ha la capacità di elevare il livello del colesterolo buono HDL, e ridurre il colesterolo cattivo LDL, e da una mano anche al metabolismo pigro.

Le proprietà più note dell’olio di cocco sono:

  • antivirali
  • antibatteriche
  • antifunginee
  • antimicrobiche

Grazie a queste proprietà è un ottimo rimedio naturale contro malattie come:

  • herpes
  • influenza
  • citomegalovirus
  • gonorrea
  • candida

In seguito a diversi studi è stato dimostrato che il consumo regolare (2 cucchiai al giorno) di olio di cocco, non solo rafforza l’organismo e le difese immunitarie, ma aiuta anche a tenere sotto controllo il peso, favorendo l’eliminazione del grasso addominale, molto difficile da smaltire anche per chi segue rigide diete dimagranti.

Previene le malattie del fegato, dei reni combattendo la formazione dei calcoli, aiuta a controllare gli zuccheri nel sangue e a migliorare la secrezione dell’insulina. Tiene sotto controllo la pressione arteriosa, prevenendo l’aterosclerosi.

Da consumare preferibilmente crudo e di origine biologica per essere sicuri della qualità del prodotto.

 Proprietà e benefici per uso esterno (cosmetico)

L’olio di cocco è molto nutriente grazie all’alto contenuto di:

  • Vitamina A: ha un’azione anti-radicali e protegge dalla degradazione dei tessuti
  • Vitamina E: ha un’azione antiossidante naturale.

Grazie alle sue proprietà emollienti e lenitive viene impiegato moltissimo nella realizzazione di prodotti cosmetici come: saponi, creme per corpo/viso e prodotti per la cura dei capelli, ma si può utilizzare anche da solo:

    • per struccare il viso – come sostituto del latte detergente, per un’intensa idratazione
    • per lavarsi i denti – applicare sullo spazzolino al posto del dentifricio, combatte le carie, il tartaro e rinforza le gengive
    • per fare impacchi sui capelli – da solo o in aggiunta ad altri oli (oliva, ricino, jojoba, burro di karité), per dare morbidezza, elasticità e lucentezza in caso di capelli secchi, crespi, opachi o che presentano doppie punte. (da fare prima dello shampoo)
    • per idratare la pelle – usato dopo la doccia sulla pelle bagnata
    • per lenire la pelle – dopo l’esposizione al sole; lenisce e rigenera.
    • per realizzare degli fantastici scrub homemade – può essere abbinato a varie tipologie di oli a vostra preferenza, che renderanno la pelle morbida ed idratata.

L’olio di cocco si presenta in forma solida, molto simile alla consistenza del burro, si fonde quando raggiunge la temperature di 24°/25°, e non va conservato in frigo.

“Quel ragazzo è autistico e non può gareggiare con voi”. Ma il resto della squadra si ritira:”E’ come noi”

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autismo

Domenica in una gara di ciclocross tra ragazzi nel Vercellese.

Il giudice decide che il compagno deve correre da solo perché è autistico, così il resto della squadra incrocia le braccia: “Se non può correre con noi, noi non partiamo”. È quanto accaduto nella gara di ciclocross di Serravalle Sesia nel Vercellese, e i protagonisti sono i ragazzi della squadra Flower Bike di Villareggia.

Tutto è successo prima della gara di domenica scorsa. La giuria ha comunicato che, dopo aver approfondito il regolamento, Andrea, 16enne di Viverone – in squadra dal 2010 ma che gareggia da 3 anni – sarebbe dovuto partire staccato rispetto agli altri perché autistico.

Dal team avevano proposto di farlo partire in coda e accompagnato, come è successo negli anni, ma la disciplina questa volta era diversa (non country cross ma ciclocross), così la giuria all’inizio ha proposto di farlo partire un minuto prima, poi 30 secondi.

A quel punto i compagni di squadra non hanno avuto dubbi: “Se non parte con noi, ce ne andiamo tutti”. Anche gli altri team hanno chiesto “di farlo partire come sempre, insieme agli altri, perché lui sa correre esattamente come i suoi coetanei – spiegano dal team -. Niente, proprio non si può fare, perché lui è diverso”.

Ed è per questo che la squadra ha deciso di abbandonare la gara e di andare a festeggiare: “È stata una vittoria perché avere il coraggio di “metterci la faccia” a 13-17 anni va considerata come una vittoria morale, un successo nella propria esperienza di vita”.

Con la piena soddisfazione degli educatori che però annunciano di continuare nella missione con l’hashtag #iocorroconandrea: “Ci muoveremo nelle sedi opportune per far correre Andrea, ma è bene che anche chi ci segue lo sappia, perché ora siamo stufi di combattere in silenzio e con discrezione; lo facciamo da ormai troppo tempo…e non è servito”, spiega il direttore sportivo della società Christian Peterlin.

Andrea è munito di tessera speciale “Intellettual disability”, che permette, a seguito di un accordo tra la federazione che si occupa di sport paralimpici e quella ciclistica, di partecipare alle gare ma non è chiaro come. Finora è stato accompagnato in ogni gara, come richiesto dalla giuria (tranne alla gara di mountain bike di 48 chilometri che aveva un regolamento diverso) ma «ora Andrea non lo tollera più.

È in grado di gareggiare da solo e non capisce perché non può farlo. E questo a causa di un regolamento esistente ma non chiaro. Per questo Ieri sera – aggiunge Peterlin – ho sentito la vicepresidente della federazione ciclistica, le ho spiegato che nonostante le modifiche il regolamento è confuso e non spiega come fare. Mi ha assicurato che se ne interesserà e aspetteremo, preparandoci a sollecitare periodicamente. Anche perché il problema è a livello nazionale e per noi si riproporrà già nella gara di domenica: se questa volta non lo faranno partire con gli altri, Andrea però resterà a casa. È  stufo di essere trattato così».

di CRISTINA PALAZZO

REPUBBLICA.IT

Brasile, la zanzara OGM sfugge al controllo dei suoi creatori

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zanzara OGM Brasile

Sembra uno scenario da film di fantascienza, invece è tutto vero: in Brasile, delle zanzare Ogm, elaborate per contrastare la febbre gialla, sono sfuggite al controllo degli scienziati e hanno cominciato a comportarsi in un modo imprevisto.

A scriverlo è un report scientifico pubblicato su Nature, coordinato da Benjamin R. Evans: “Nel tentativo di controllare le malattie causate dai morsi di zanzara, come febbre gialla, dengue, chikungunya, e Zika, una varietà di zanzare Aedes aegypti modificate transgenicamente contenenti un gene letale dominante è stata sviluppata da una società commerciale, la Oxitec Ltd”.

Il rilascio di questo ceppo, fatto per non sopravvivere, avrebbe dovuto solo ridurre la dimensione della popolazione e non influire sulla genetica delle popolazioni target.

Circa 450 mila maschi di questo ceppo sono stati rilasciati ogni settimana due anni e tre mesi a Jacobina, nello stato di Bahia, in Brasile.

Ma gli studiosi che firmano il report su Nature hanno identificato il ceppo di rilascio e la popolazione target di Jacobina prima che iniziassero i rilasci, trovando prove evidenti che parti del genoma del ceppo transgenico sono state incorporate nella popolazione target.

 “Evidentemente, la rara progenie ibrida praticabile tra il ceppo di rilascio e la popolazione di Jacobina è sufficientemente robusta da riuscire a riprodursi in natura” spiegano i ricercatori. Il ceppo di rilascio è stato sviluppato utilizzando un ceppo originario di Cuba, poi incrociato con una popolazione messicana.

Quindi, Jacobina Ae. aegypti ora sono un mix di tre popolazioni. “Non è chiaro come ciò possa influenzare la trasmissione della malattia o influire su altri sforzi per controllare questi pericolosi vettori. Questi risultati evidenziano l’importanza di disporre di un programma di monitoraggio genetico durante tali rilasci per rilevare esiti non previsti” continuano gli autori del report.

fonte

Il primo aereo prodotto ed alimentato dalla Canapa

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canapa aereo

Il primo aereo al mondo realizzato ed alimentato interamente dalla canapa è stato progettato dalla società Canadese di Cannabis Hempearth.

Sembra una favola, invece è tutto vero. 

La canapa, fibra non psico-attiva della famiglia della cannabis, può essere forte fino 10 volte di più dell’acciaio.
La cosa straordinaria è che tutto è fatto di canapa: dai sedili alle ali, dalle pareti ai cuscini interni.
L’aereo ha un apertura alare di 36 piedi e può contenere un pilota e quattro passeggeri.

E come viene alimentato? 

Qui è la cosa straordinaria: con olio di canapa al 100%!
La canapa è risulta essere più leggera dei materiali aerospaziali tradizionali (come alluminio e fibra di vetro) e quindi richiede molto meno carburante per raggiungere le alte quote.

Ancora più importante è che la canapa non è tossica, è sostenibile richiede molta meno acqua e terra per crescere rispetto alle fibra di cotone e non ha quasi nessun impatto ambientale.

L’INTERVISTA AL CEO

Ad un intervista al CEO di Hempearth, Derek Kesek annuncia:
“Il progetto del nostro aereo è il primo esperimento ufficiale con la canapa industriale, e pianifichiamo di esplorare tanti altri usi.

Una volta stabiliti i test strutturali e le informazioni da questo progetto, lo applicheremo ad altre forme di costruzione.
Questo è il tipo di futuro che tutti noi desideriamo qui sulla Terra
Il cielo potrebbe non essere il limite”

Che dire, noi non possiamo che essere dalla tua parte Derek e speriamo che la Cannabis non rimanga vista come qualcosa di negativo e nocivo per tutti.

Fonte

eBay e Amazon nel mirino: vendono illegalmente glifosato

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monsanto roundup

La guerra ai pesticidi sta imperversando arrivando a coinvolgere anche due giganti delle vendite on line: Amazon e eBay chiamate in causa dall’associazione Eau et Rivières de Bretagne che li ha accusati di vendere ancora erbicidi a base di glifosato nonostante la legge francese vieta espressamente  “l’immissione sul mercato, la consegna, l’uso e la detenzione di prodotti fitofarmaceutici per un uso non professionale dal 1 ° gennaio 2019”.

L’associazione ha presentato due denunce nella Côtes-d’Armor: “Vogliamo sfidare il governo ad affrontare questo stato di cose, che le autorità giudiziarie afferrano il caso per far rispettare la legge”, ha dichiarato Brieuc Le Roch, avvocato dell’associazione.

La pena massima per il reato di “vendita illegale di prodotti sanitari” è di 300.000 euro di multa e 2 anni di reclusione.

Eau et Rivières de Bretagne ha avviato diverse procedure contro questo tipo di reati in passato. In precedenza, era vietata solo la pubblicità di questi pesticidi.

Pertanto, l’associazione aveva presentato un reclamo contro la società Shopix che distribuiva volantini di vendita contenenti un erbicida vietato per la vendita. Prima era toccato a Monsanto condannata per pubblicità dei prodotti vietati.

La risposta di Amazon non è tardata ad arrivare: “Chiediamo a tutti i fornitori di rispettare le nostre politiche di vendita e di avere team con strumenti dedicati per garantire che i prodotti vietati non appartengano al nostro negozio. Per questo il prodotto in questione è stato cancellato“.

La provocazione: Perché non bisognerebbe dare nemmeno un centesimo per Venezia

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di Francesco De Collibus

La tragedia della meravigliosa città di Venezia smuove i cuori e le coscienze. Le incommensurabili perdite umane, artistiche, morali e materiali della più bella città del mondo, una bellezza che appartiene non solo agli italiani ma a tutto il genere umano non possono che straziare chiunque abbia in petto un cuore.

Verrebbe quindi, istintivamente, per un gesto di solidarietà umana, mettere la mano al portafoglio, un piccolo segno tangibile, come nobilmente invita a fare per esempio Enrico Mentana.

E invece no è la cosa più sbagliata che si possa fare: cari italiani, voi avete già versato sette miliardi di euro dei vostri soldi, delle vostre tasse, del vostro lavoro per far sì che ESATTAMENTE situazioni di questo tipo non avvenissero più.

La solidarietà personale, umana, cristiana etc etc. non può sistematicamente fare da alibi alle ruberie, al latrocinio, all’inefficienza crassa, ignorante, sfacciata. Questa tragedia non è un terremoto imprevedibile e improvviso: i contribuenti italiani hanno pagato di tasca propria perché tragedie come queste – assolutamente ovvie, strapreviste, lapalissiane, note a tutti, non si ripetessero.

Mi sono rotto i coglioni di fare le gare di solidarietà, gli SMS, le raccolte delle arance, le stelle di natale, le riffe, le lotterie per supplire all’inefficienza abietta di uno stato che non è capace di pianificare nulla tranne le ulteriori catastrofi che falcidiano sistematicamente i poveri cittadini. Persino i ponti autostradali crollano di colpo, tutto crolla. Niente è certo nella vita, tranne il crollo!

Questo è il paese in cui persino le normali stagioni sono «emergenze», emergenza caldo, emergenza freddo, emergenza freschino la sera mettiti la giacca. Ma basta! Io voglio sapere perché il MOSE non è pronto, perché non è in funzione, io voglio sapere perché l’ILVA non è stata messa in sicurezza quando doveva essere messa in sicurezza, perché chi doveva controllare non ha controllato, non voglio dover scegliere se sia peggio piangere per i bambini morti di cancro o per i padri di famiglia licenziati!

Io non voglio impietosirmi, io voglio indignarmi, questo è il momento di indignarsi, indignarsi cazzo, perché se non ci indigniamo tra 10, 20 o 30 anni stiamo ancora punto e daccapo con le stesse ruberie, gli stessi cialtroni, la stessa crassa ignoranza, le stesse facce di merda, la stessa approssimazione in una serie infinita, nello spazio e nel tempo non di ritorno dell’eguale ma di ritorno del sempre peggio.

Cannabis e CBD come antinfiammatorio: “30 volte più efficace dell’aspirina” grazie alle cannaflavine

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cannabis CBD

Grazie a due potenti molecole la cannabis risulta essere un antinfiammatorio fino a 30 volte più potente dell’Aspirina. Questa la scoperta dei ricercatori dell’Università di Guelph, in Canada, che nello studio “Biosynthesis of cannflavins A and B from Cannabis sativa L” pubblicato su Phytochemistry, hanno rilevato l’efficacia della cannabis usata come antinfiammatorio.

Le molecole in questione sono la cannaflavina A e la cannaflavina B, classificate come flavonoidi, cioè composti che si trovano nelle piante (in questo caso nella cannabis). Già una ricerca del 1985 ne evidenziò l’efficacia antinfiammatoria, ma da allora gli studi sono proseguiti con incertezza a causa delle leggi proibitive che hanno interessato anche la ricerca scientifica.

Il gruppo dell’Università di Guelph guidato dal professor Tariq Akhtar ha portato avanti le scoperte fatte prima, sperimentando con tecniche avanzate di biochimica la canapa sativa sui ceppi pro infiammatori.



Come agisce la cannaflavina: risultati dei test

I risultati del test sono stati sorprendenti, tanto che le molecole non solo combattono le infiammazioni ma riescono a colpire il dolore dal punto di origine. Rispetto poi ad altre sostanze, la cannafavina A e B non hanno effetti psicoattivi e non danno dipendenza dato che agiscono solo sulla zona da curare. L’azione antinfiammatoria risulta fino a 30 volte più forte rispetto a una normale Aspirina.

Oltre ai tradizionali medicinali chi soffre di dolori cronici è costretto ad assumere farmaci analgesici oppiacei che però agiscono sul cervello, bloccando i ricettori del cervello, lasciando intatta la fonte del dolore.

Negli Stati Uniti infatti ogni giorno muoiono centinaia di persone per sovraddosaggio di oppioidi. Il problema è che la cannaflavina A e la cannaflavina B sono presenti solo in piccole quantità nella pianta della canapa e quindi servirebbero più piante da cui estrarre il materiale.

Ad oggi non esistono sul mercato prodotti con le sole molecole, ma i risultati dell’Università di Guelph offrono l’opportunità per creare prodotti naturali per la salute di chi soffre.


Da sottolineare inoltre come poco tempo fa un altro studio scientifico, condotto da ricercatori italiani, avesse individuato come un efficace antinfiammatorio una estratto di cannabis e il CBD in particolare.

di Matteo Melani

Galan, tangenti Mose riciclate in paradisi fiscali: sequestrati 12,3 milioni di euro

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mose galan

Le tangenti del Mose sarebbero state reinvestite in appartamenti di lusso a Dubai e fabbricati industriali in Veneto: un sequestro di 12,3 milioni di euro è stato infatti eseguito dalla polizia economico finanziaria di Venezia, su ordine del gip, nell’ambito di un’indagine per riciclaggio internazionale ed esercizio abusivo dell’attività finanziaria.

L’inchiesta riguarda il reinvestimento all’estero delle tangenti incassate dall’ex presidente del Veneto, Giancarlo Galan, che ha scontato una pena patteggiata nel 2014 per corruzione di 2 anni e 10 mesi, trascorsi poi ai domiciliari, più una multa di 2,6 milioni di euro.

L’indagine coinvolge sei persone, tra cui il commercialista di Galan e la moglie del professionista, e i due colleghi di studio del commercialista. Gli altri due indagati sono i professionisti svizzeri, che avrebbero avuto il compito di tentare di occultare il denaro.

Conti correnti in Svizzera intestati a società in paradisi fiscali

Gli accertamenti finanziari e le indagini tecniche hanno consentito di accertare che tra il 2008 e il 2015 i due commercialisti avevano garantito, attraverso il loro studio professionale, l’intestazione fiduciaria di quote di una società veneziana di fatto riconducibile a Galan.

I professionisti avrebbero messo inoltre a disposizione conti correnti in Svizzera, intestati a società di Panama e delle Bahamas e gestiti da due fiduciari elvetici. Le somme sarebbero state successivamente trasferite su un conto corrente di una banca a Zagabria, intestato alla moglie di un terzo professionista dello stesso studio padovano.

Appartamenti di lusso a Dubai

I finanzieri hanno allargato il raggio dell’indagine partito da Galan e giungendo ad altri imprenditori veneti, grazie all’esecuzione di una rogatoria in Svizzera.

Dopo il “giro” in diversi conti correnti esteri, le somme sarebbero rientrate nella disponibilità degli imprenditori veneti, che le avrebbero utilizzate per effettuare investimenti, tra cui molti di natura immobiliare, in appartamenti di lusso a Dubai e in fabbricati industriali in Veneto.

I sequestri della Guardia di finanza riguardano denaro depositato presso banche venete, due imprese e quote di società e 14 immobili in Veneto e Sardegna.

Indagine partita da accertamenti sul commercialista di Galan

La ricostruzione dei flussi di denaro legati al Mose e riconducibili a Giancarlo Galan, secondo fonti della procura di Venezia, è partita dallo studio di un commercialista padovano, uomo di fiducia dell’ex governatore veneto.

Il commercialista era finito nella rete delle 35 persone arrestate nel 2014 dalla Guardia di finanza per le tangenti sul Mose. Finito in carcere, ne era uscito riconoscendo davanti ai pm Stefano Ancillotto (che coordina anche l’inchiesta in corso) e Stefano Buccini di essere stato il prestanome di Galan per quanto riguardava il denaro probabile frutto di tangenti.

Gli altri cinque indagati, sempre secondo la procura lagunare, rientrano nella cerchia dello studio del professionista e delle sue conoscenze.

Fonte