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Coronavirus, “Chiusela Lombardia e altre 14 province in Veneto, Emilia-Romagna, Piemonte e Marche”. Le nuove misure del governo per contenere il contagio

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An Italian Finance Police officer stops cars trying to enter or leave the cordoned area in Codogno, Italy, Monday, Feb. 24, 2020. Police manned checkpoints around quarantined towns in Italy's north on Monday and residents stocked up on food as the country became the focal point of the outbreak in Europe and fears of its cross-border spread. (AP Photo/Antonio Calanni)
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Una misura che può apparire drastica ma che in molti aspettavano da giorni: rendere sona rossa tutta la Lombardia, e le altre province del Nord Italia più colpite. Ecco la bozza del governo in fase di approvazione.

Per contenere il contagio del coronavirus il governo chiude l’intera Lombardia e altre undici province di quattro Regioni. La misura è prevista dall’articolo 1 della bozza del nuovo decreto del presidente del consiglio, è sarà in vigore da domani e fino al 3 aprile. Dopo le richieste dei sindaci dei capoluoghi della Lombardia, gli allarmi lanciati dagli anestesisti e rianimatori, dunque, il governo contrattacca e vara misure assolutamente eccezionali per provare a fermare il coronavirus.

Ieri, nella parte conclusiva del consiglio dei ministri finito a tarda notte il premier Giuseppe Conte ha condiviso con i ministri presenti la necessità di una ulteriore stretta informandoli e condividendo con loro preoccupazioni per la nuova iniziativa in arrivo. “In assenza di tempestive ed adeguate disposizioni da parte delle Autorità saremo costretti ad affrontare un evento che potremo solo qualificare come una disastrosa calamità sanitaria“, hanno scritto in un documento indirizzato al governatore della Lombardia Attilio Fontana dal Coordinamento delle terapie intensive della Lombardia. Una lettera con cui i medici pregano il presidente di girare le loro preoccupazioni al governo centrale. Così è stato, visto che l’esecutivo è pronto a vare regole inedite dal Dopoguerra a oggi.

Le nuove zone rosse – La nuova stretta dell’esecutivo per ridurre l’emergenza è contenuta in un decreto di cinque pagine e tre articoli. Il più importante è il primo, quello che prevede il divieto di ingresso e di uscita dalla Lombardia e da altre undici province, e l’estensione delle zone controllate a Piemonte ed Emilia-Romagna. Nel dettaglio, le province diventate “zona rossa” sono le seguenti: Modena, Parma, Piacenza, Reggio Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Venezia, Padova, Treviso, Asti, Vercelli, Novara, Verbano Cusio Ossola e Alessandria.

 

In queste zone è vietato “in modo assoluto ogni spostamento in entrata e in uscita, nonché all’interno dei medesimi territori, salvo che per gli spostamenti motivati da indifferibili esigenze lavorative o situazioni di emergenza”. Si prevede inoltre il “divieto assoluto di mobilità dalla propria abitazione o dimora per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus”. Nelle zone interessate dal nuovo decreto basterà ai cittadini qualche linea di febbre – sopra i 37 gradi – per restare nel proprio domicilio e limitare al massimo i contatti.

Stop musei, pub, discoteche, cinema, centri commerciali nel week end – La stretta riguarda anche “tutte le manifestazioni organizzate, nonché gli eventi in luogo pubblico o privato, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico, quali, a titolo d’esempio, grandi eventi, cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati; nei predetti luoghi è sospesa ogni attività”. Vengono chiusi anche “i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura”. Stop anche a alle “attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi”.

 

Non vengono chiusi i ristoranti e i bar ma “con obbligo, a carico del gestore, di far rispettare la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione”. Permessa l’apertura di tutte le altre strutture ma “in presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza nterpersonale di un metro, le richiamate strutture dovranno essere chiuse”. Il decreto prevede anche la chiusura “nelle giornate festive e prefestive” delle medie e grandi strutture di vendita, nonché gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati. Nei giorni feriali, il gestore dei richiamati esercizi deve comunque garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione.

Ok a mezzi pubblici, sospesi congedi per lavoratori sanitari – Non si fermano i mezzi pubblici e non si chiudono gli uffici pubblici ma “si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di anticipare, durante il periodo di efficacia del presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario o di ferie”.

Sospese poi le “procedure concorsuali pubbliche e private ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica; sono inoltre esclusi dalla sospensione i concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e quelli per il personale della protezione civile, i quali devono svolgersi preferibilmente con modalità a distanza o, in caso contrario, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro“. Sospesi, invece, “i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale”.

Sospesi eventi sportivi – Il decreto ferma lo sport nelle nuove zone rosse: “Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Resta consentito lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico.

 

In tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus Covid-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano. Lo sport di base e le attività motorie in genere, svolte all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metrosi raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di anticipare, durante il periodo di efficacia del presente decreto, la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario o di ferie”. Chiusi anche gli impianti nei comprensori sciistici.

Sospesi i funerali pubblici – Una parte del decreto riguarda le chiese: “L’apertura dei luoghi di culto è condizionata all’adozione di misure organizzative tali da evitare assembramenti di persone, tenendo conto delle dimensioni e delle caratteristiche dei luoghi, e tali da garantire ai frequentatori la possibilità di rispettare la distanza tra loro di almeno un metro. Sono sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri“.

Stop scuole e università – Per quanto riguarda le scuole, vengono chiusi “i servizi educativi per l’infanzia e le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie”.

I numeri verdi per Emergenza Coronavirus

Ecco i numeri verdi regionali attivati per l’emergenza Nuovo Coronavirus utili a decongestionare le linee di emergenza e garantire rapida risposta a chi ha bisogno immediato di aiuto.

Calabria: 800 76 76 76
Campania: 800 90 96 99
Emilia-Romagna: 800 033 033
Friuli Venezia Giulia: 800 500 300
Lazio: 800 11 88 00
Lombardia: 800 89 45 45
Marche: 800 93 66 77
Piemonte: 800 333 444
Provincia autonoma di Trento: 800 86 73 88
Sicilia: 800 45 87 87
Toscana: 800 55 60 60
Trentino Alto Adige: 800 751 751
Umbria: 800 63 63 63
Val d’Aosta: 800 122 121
Veneto: 800 46 23 40

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