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Coronavirus. Dov’era questa gente, dove erano questi giornali quando l’UE imponeva i tagli alla sanità?

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di Paolo Desogus

Ho cercato di tenermi alla larga dalla discussione sulla pericolosità del Coronavirus. Non ne ho le competenze e confesso di non sapermi raccapezzare tra le diverse posizioni espresse dalla comunità scientifica. Posso al massimo rilevare che se .è vero che si tratta di “poco più” di un’influenza, su scala nazionale, “poco più” significa che il paese necessita di migliaia e migliaia di posti letto oltre le proprie effettive possibilità.

E questo perché per quanto la stima dei malati gravi possa essere bassa in termini percentuali, essa rischia di essere enorme in termini assoluti. Ci troviamo dunque non solo di fronte alla minaccia di un virus più pericoloso della solita influenza stagionale, ma anche al potenziale collasso del sistema sanitario nazionale, oramai ridotto all’osso dopo anni e anni di tagli e di sussidiarietà.

Nonostante l’enorme confusione prodotta dai media, entro un contesto nazionale che non sa più esprimere solidarietà e vive l’ethos comunitario solo in termini negativi, sotto forma di paura e anzi di bisogno di paura collettiva, fa parecchio specie sentire i discorsi degli opinion leader che ora si lamentano del governo, dell’efficienza degli ospedali pubblici, delle mancanze di quel medico o della disparità di punti di vista tra gli esperti.

Insomma, si sentono tante parole di rimostranza verso lo stato, la cui vicenda attraverso la storia nazionale – certo – non è certo sempre stata edificante. Ora però a gran voce si leva la richiesta del suo intervento, delle sue istituzioni, dei suoi ospedali, dei suoi medici. È allora lecito chiedersi: dov’era questa gente quando venivano operati i tagli alla sanità.

Quando la grande stampa pubblicava paginate e paginate di discutibili reportage sulla sanità italiana? Dov’erano quando in Italia veniva portata avanti una feroce campagna manipolatoria contro lo stato in favore del privato?

Sarebbe bello, per quanto impossibile, prendere questa gente che, per qualche euro di tasse in meno, ha avallato i tagli alla salute e invitarla a rivolgersi alle cliniche private. Chi ha scelto la sussidiarietà col privato al posto della solidarietà del pubblico ha ben poco da lamentarsi.

Fonte: L’antidiplomatico.it

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