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Coronavirus, via al piano top secret “Riapri l’Umbria”. Tesei va alla guerra e vuol cambiare così il decreto del Governo

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POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Intesa con rettore e Cts, ora confronto con le parti sociali. Poi proposta dettagliata alla Conferenza delle Regioni e confronto con Conte. E con lei combattono anche il principe Romizi e l’oppositore Fora. Speranze per imprese e negozi

 

Il piano è delineato, le tesi sono chiare. Si chiama “Riapri Umbria”, ma è pronto per essere sottoposto a tutte le Regioni, tenendo presente che ce ne sono alcune che hanno numeri nettamente migliori di altre nella lotta al virus, come l’Umbria appunto, che è benchmark in Italia (ed ha un R0-1 sotto lo 0,5).

La presidente della Regione Donatella Tesei pretende che il piano sia top secret. Lo ha chiesto a tutti quelli che ci hanno dato un’occhiata e hanno contribuito a fargli prender forma. Dal rettore Oliviero a tutto il Comitato tecnico scientifico.

Verrà presentato, probabilmente oggi stesso, alle parti sociali (sindacati e imprese). Verrà discusso e limato. Poi portato alla Conferenza delle Regioni, perché la lady di ferro, dopo averci litigato, ha ottenuto da Bonaccini la convocazione di una riunione entro la settimana (si riuscirà a farla giovedì, al massimo venerdì). E il governatore dell’Emilia, un po’ perché è gentiluomo un po’ perché ha capito quante ragioni hanno la Tesei e l’Umbria, si è già mosso per organizzare.

L’ECONOMIA, LE IMPRESE, I NEGOZI

Ci sono, come detto, le linee del “Riapri Umbria”. Riguarda intanto le imprese, punta il dito sulle scelte (che sono solo annunci) economiche del Governo, sui soldi che non ci sono, sugli strappi prodotti al sistema produttivo del Paese, ma apre evidenti scenari nell’ambito dei quali possono diventare protagonisti anche i negozi e bar e ristoranti e parrucchieri per trarne il beneficio di un’apertura più rapida. Non allentamenti sciagurati, ma riaperture nella massima sicurezza.

La mission qui è davvero combattere casa per casa, esercizio commerciale per esercizio commerciale, per cambiare certe scelte infauste della presidenza del Consiglio.
Tenendo presente che l’Umbria ha una realtà totalmente diversa dopo due mesi di lockdown da certe zone del Nord o anche del Centro (come dice anche l’oppositore lucido Fora, nella sua richiesta alla presidente di fare dell’Umbria un avamposto della ripartenza).

Conta la sostanza, ma anche la forma: niente ordinanze show (di fatto tutte facilmente impugnabili dal Governo e che sono più ad uso del palcoscenico che del bene dei cittadini) ma neanche solo low profile. Confronto istituzionale, piuttosto, aperto ed energico, per ottenere un risultato che non può essere mancato. Per il bene di categorie in difficoltà, lavoratori con l’incubo della disoccupazione, imprenditori che affondano nelle sabbie mobili delle disposizioni melmose e attorcigliate dei decreti del Governo e dei suoi tanti, troppi rinvii, gente qualunque che vuole il bene del proprio Paese, della propria regione, che ha fatto con scrupolo sacrifici ma vuol sapere per raggiungere quale obiettivi deve continuare a farli.

LO SCHIERAMENTO ALLARGATO

Quindi Donna Donatella va alla guerra e fa sul serio. Per scuotere anche il sereno principe del Romizishire, Andrea I, deve essere successo qualcosa di enorme.
Perché il più attento e preparato dell’opposizione (ma comunque oppositore), il mancato candidato alla presidenza della Regione, Andrea Fora, si sia così tanto sbilanciato, vuol dire che qui la gente è davvero inviperita.

Perché tiri aria di responsabili all’interno del consiglio regionale (Bianconi e Porzi pronti a dare una mano per ottenere risultati concreti per l’Umbria, la qual cosa rende tra l’altro irrilevante l’eventuale ribellione dell’ineguagliabile assessore fibrillante, Enrico Melasecche, al quale Frecciarossa si è infilzata nel cappello da capostazione come in uno Spaghetti western) è evidente che il mondo si è rivoltato nel breve volgere di uno show serale stavolta non riuscito (quello di Conte).

Per mettere insieme per una volta Latini, Ruggiano, Carizia e Zuccarini, sindaci tutti del centrodestra ma con stili e sensibilità decisamente diversi, vuol dire che monta una protesta dalle città dell’Umbria come non si era mai vista.

IL FATTORE ROMIZI

Guardate bene: Romizi che scrive nero su bianco al Governo: «Cambiate il decreto», punto e stop, fa impressione. Dato che il Principe usa la penna con somma parsimonia e che, nel contempo, il sindaco più votato dell’Umbria ha però come pochi il polso della gente, un feeling profondo e autentico, ecco che si capisce che stavolta la battaglia sarà vera. I risultati? Incerti, come tutte le battaglie. Ma sarà combattuta in nome e per conto del popolo arrabbiato (dovevate sentirli commercianti, imprenditori, artigiani al tavolo della Regione).

Il Governo si è fatto forte di pareri di 450 scienziati in quasi tutte le discipline conosciute (ma con un solo pediatra) che non hanno prodotto un solo documento scritto e motivato. Colao voleva recludere i sessantenni ma l’impresa era così scombiccherata che appena arrivata all’orecchio della gente comune si è sciolta come dovrebbe (speranza) fare il virus davanti all’offensiva dell’estate.
E’ evidente la debacle della scienza. Per cui si naviga a vista. Con la fregatura che qui il nemico è invisibile.

Resterebbe la politica. Ma non sceglie e anzi si appoggia alle task force di una scienza che non sa e non conosce, come poche altre volte le è successo così fragorosamente.
In questo contesto l’offensiva dell’Umbria ha qualche chance. E – questo almeno è garantito – la Tesei è un comandante tosto. Poco spettacolo, tanta sostanza.

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