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Di Maio, il traduttore automatico e l’ennesima gaffe con l’inglese: “Manlio Of Stefano”

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Lo conoscete Manlio Of Stefano? No? Beh, è normale. Se mai, avrete sentito parlare di Manlio Di Stefano. Peccato che se si usa un traduttore automatico (e non Google Traduttore, perché lui traduce correttamente e lascia “Di Stefano”) questo tipo di incidenti possono capitare. Certo, sarebbe grave se accadessero al Ministero Degli Esteri… E infatti ora il dubbio è proprio questo.

Una vera e propria figuraccia. L’ennesima da parte di Luigi Di Maio. Tutto parte dal comunicato stampa apparso sul sito del Ministero degli Esteri – tra l’altro neanche rivisto per eventuali correzioni – che conteneva una traduzione errata. E così Manlio Di Stefano, il vice di Di Maio, è diventato “Of Stefano”.

Colpa del traduttore automatico? Chi lo sa. Sta di fatto che improvvisamente “Di” in inglese è diventato “Of”. E non se ne erano neanche accorti. Questo accade quando prendi un intero testo in italiano, lo metti su un traduttore automatico e quello, logicamente, ti traduce tutto, anche le particelle dei cognomi. Una prova, dunque, che inchioderebbe la Farnesina. La modifica successiva, come riporta Il Foglio, è arrivata qualche ora dopo, ma ormai le tracce del clamoroso inciampo erano rimaste sul web. E quindi via con altre ironie sul povero Di Maio, che da diverso tempo non si prestava ai giochi della rete.

Così il cognome del sottosegretario è stato confuso e tradotto automaticamente in “Of”. Una persona umana lo avrebbe capito subito, mentre il Traduttore usato da Di Maio&Co. non ce l’ha fatta, ed ecco qua la gaffe in mondovisione. Sui social si sono scatenati immediatamente i commenti: “Siamo alle comiche finali”; “Esprimo la mia indignazione per essere rappresentato nel mondo da questa gente”; “Abbiamo un ministro degli Esteri che non sa l’inglese e usa Google Traslate che gli traduce in ‘Of Stefano’ il cognome del sottosegretario Di Stefano. Non è un governo ma un circo”.

La prova che Google lo avrebbe tradotto correttamente…

Ma Di Maio non è nuovo a queste cose. Come dimenticare la gaffe di due anni fa, quando sbagliò il nome del presidente cinese Xi Jinping chiamandolo “Ping”. O quando salutò “mister Ross”, peccato che aveva davanti Mike Pompeo, il segretario di Stato Usa. E quando disse che Pinochet era in Venezuela anziché in Cile? Ah, che meraviglia…

Diciamo che siamo sui soliti livelli della politica italiana, casta o non casta. Chi non ricorda lo splendido Angelino Alfano da ministro degli esteri, che in cronico ritardo ad un appuntamento diplomatico, si scusò con un epico ” Sorry, the wAind ” , allundendo al vento contrario che avrebbe rallentato il suo volo e generato così il ritardo. Senza speranze…

 

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