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Incendi/ Sorpresa: i Canadair e gli elicotteri antincendio sono gestiti da privati!

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Lo scrive sulla propria pagina facebook Gherardo Chirici, professore associato di Inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze. Contratti sempre alle stesse ditte. Chiede il docente: “E se non ci fossero più incendi queste ditte che vendono i loro servizi di antincendio otterrebbero ancora i loro appalti milionari?”

Sorpresa: i Canadair che in questi giorni sorvolano il Sud Italia, e in particolare la Sicilia, al costo di 14 mila euro l’ora, per spegnere gli incendi sono gestiti da privati. La stessa cosa riguarda gli elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi. Lo scrive sulla propria pagina facebook Gherardo Chirici, professore associato di inventari forestali e telerilevamento presso Università degli Studi di Firenze. Post riportato sulla pagina facebook del SI.F.U.S., il Sindacato Forestali Uniti per la Stabilizzazione (qui la pagina facebook).

“Tutti forse lo sanno già… – scrive il docente universitario – ma vorrei ricordare che la nostra famosa flotta di 19 Canadair così come la maggior parte della flotta di elicotteri per il salvataggio e la lotta agli incendi è privata. Ogni anno i Vigili del Fuoco, la Protezione Civile e gli altri enti danno in appalto questi servizi di soccorso dal cielo. I contratti se li aggiudicano sempre le stesse ditte”.

Possibile? A quanto pare sì:

Tant’è – scrive sempre il professore Gherado Chirici – che dopo aver osservato un campione di 18 gare d’appalto, è intervenuta l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Il docente universitario riporta anche il passaggio dell’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato dove si leggono i nomi delle società e dove si parla di possibili violazioni:

“RITENUTO, pertanto, che le condotte sopra descritte poste in essere dalle società Babcock Mission Critical Services Italia S.p.A. (già Inaer Aviation Italia S.p.A.), Airgreen S.r.l.Elifriulia S.r.l., Heliwest S.r.l., Eliossola S.r.l., Elitellina S.r.l., Star Work Sky S.a.s. e dall’Associazione Elicotteristica Italiana sono suscettibili di configurare un’intesa restrittiva della concorrenza in violazione dell’articolo 101 del TFUE”.

Testo del provvedimento – Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, 14 Marzo 2017.

Amaro il commento del docente universitario:

“E se non ci fossero più incendi queste ditte che vendono i loro servizi di antincendio otterrebbero ancora i loro appalti milionari? Quando vedete un bel Canadair che sgancia la sua bomba d’acqua di 6000 litri pensateci…”.

Sullo sfondo di questa realtà troviamo gli effetti estremamente negativi della riforma Madia, ecco quello che sta succedendo secondo “il Fatto quotidiano”:

Direttori operativi dequalificati, presidio sul territorio smantellato, complicazioni burocratiche interminabili e Regioni depotenziate. Mentre l’Italia brucia, tutte le storture e i ritardi della riforma Madia vengono a galla: non riguardano soltanto gli elicotteri dell’antincendio boschivo costretti a restare a terra, che già è paradossale. A distanza di 7 mesi dalla sua entrata in vigore, la “rivoluzione” voluta dalla ministra della Pubblica amministrazione si rivela un sostanziale flop. Causato, soprattutto, dalla soppressione del Corpo Forestale dello Stato. “Una soppressione affrettata, fatta in nome della semplificazione, che non ha tenuto conto delle prevedibili complicazioni che si sarebbero verificate. E che puntualmente sono emerse in tutta la loro evidenza proprio nel momento della verità” commenta Gabriele Pettorelli, coordinatore nazionale dei Forestali per il Conapo, il sindacato autonomo dei vigili del fuoco.

Il pasticcio della riforma arriva nell’annus horribilis dell’ultimo decennio per le emergenze incendio. Dal primo gennaio ad oggi sono state 764 le richieste di soccorso aereo: nel 2007 erano state 722 nello stesso periodo nel 2007, nel 2012 458. Non è un caso, secondo Pettorelli: “Sopprimendo la Forestale si è notevolmente indebolita quell’opera di presidio sul territorio e di prevenzione che era propria dei nostri uomini”. Erano 8mila, fino al 31 dicembre 2016: poi sono stati distribuiti tra i vigili del fuoco (360 appena) e la Pubblica amministrazione (circa 1240). Ma è ai carabinieri che sono stati destinati in modo massiccio: ben 6400. Ed è stato un passaggio che ha lasciato conseguenze pesanti. Soprattutto per quanto riguarda il ruolo dei cosiddetti Dos, ovvero i direttori operativi degli spegnimenti: sono coloro che sono in grado di coordinare i lavori in caso di emergenza. La Forestale era particolarmente preparata in questo compito e le ex guardie trasferite tra i pompieri speravano di vedersi riassegnare automaticamente quell’incarico (i carabinieri non operano nell’antincendio). Così non è stato. E così da un lato i vigili del fuoco sono stati costretti a una corsa contro il tempo per formare il proprio personale in questa difficile mansione, dall’altro molti ex forestali specializzati si sono ritrovati relegati in ruoli di minore responsabilità o parcheggiati senza mansioni, nell’attesa di decreti attuativi previsti nella riforma. E nell’attesa, chissà, della prossima emergenza.

Poi c’è la storia dei mezzi aerei di soccorso. “Qui il cortocircuito nasce dalle difficoltà legate al passaggio di proprietà dei mezzi della Forestale” racconta il coordinatore del Conapo. Fino all’anno scorso, la Forestale poteva mettere a disposizione dello Stato una flotta di 32 elicotteri, di cui ben 30 in grado di intervenire per spegnere gli incendi. Al primo gennaio 2017 sono transitati tutti sotto la proprietà dei carabinieri. Che ne hanno trattenuti per sé la 13, convertendoli però ad altre finalità. Cinque dei 18 Ab412, velivoli di dimensione media capaci di trasportare fino a 1000 litri d’acqua, e tutti gli 8 nh500, piccoli ma maneggevoli, utilissimi in situazioni critiche. Tredici elicotteri che fino all’anno scorso operavano in casi d’incendio, e quest’anno no. Ma non è finita qui. Perché dei 17 mezzi aerei assegnati ai vigili del fuoco per effettuare operazioni di spegnimento, in questi giorni ne vengono impiegati appena 7. Si tratta dei 4 S-64, enormi “gru volanti” in grado di sganciare fino a 9mila litri per volta, e di 3 Ab412. Solo 3, a fronte dei 13 modelli finiti nella disponibilità dei pompieri.

Com’è possibile? Secondo Pettorelli, il motivo è semplice. “La riforma Madia ha provocato tutta una serie di complicanze burocratiche e ora, nel momento della verità, i nodi arrivano al pettine”. Da un lato i problemi legati ai protocolli di volo. “Quelli dei forestali erano diversi da quelli adottati dai vigili del fuoco: per cui molti piloti hanno dovuto rivedere le procedure e questo ha prodotto ritardi”. Poi c’è il problema della manutenzione. “Sembra assurdo – prosegue Pettorelli – ma si è arrivati a luglio, cioè al mese più critico dell’anno, con vari elicotteri non autorizzati a volare”. La prima parte del 2017 ha visto una corsa contro il tempo per riassegnare ruoli e competenze un tempo svolti dai Forestali: così anche la manutenzione è stata ritardata. Risultato? Elicotteri parcheggiati negli hangar, in attesa di un certificato, mentre i boschi sono in fiamme. Quelli che fino al 2016 appartenevano alla Forestale non sono gli unici velivoli di cui dispone lo Stato. La flotta italiana conta anche su 16 Canadair, dislocati su 14 diverse basi sul territorio nazionale, più altri mezzi – privati, talvolta, o messi a disposizione dalle Capitanerie di porto – cui ci si affida attraverso delle convenzioni ad hoc.

Ma è evidente che i problemi connessi alla riforma Madia si fanno sentire. Soprattutto per le Regioni, cui compete la gestione dell’antincendio boschivo, per il quale sono obbligate a mettere a punto ogni anno un piano specifico. Alcune – come il Veneto e la Toscana – hanno deciso, nel tempo, di organizzarsi in maniera sempre più autonoma, facendo affidamento sui propri dipendenti o sui volontari della Protezione Civile. La maggior parte, però, continua a scegliere la soluzione più canonica delle convenzioni. Che, fino all’anno scorso, venivano stipulate sempre con la Forestale e i vigili del fuoco. Ora che il primo di questi corpi è stato soppresso e il secondo è costretto a fare i salti mortali per coprire tutti gli interventi, la situazione è molto più complicata. Soprattutto perché a non essere operativi sono appunto i mezzi aerei. Un esempio su tutti riguarda la regione più martoriata dalle fiamme in questi giorni. La Sicilia, fino a tutto il 2016, ha potuto contare su 4 Ab412: li utilizzava praticamente come propri, ma di fatto appartenevano alla Forestale. Non è più così, da quest’anno. E i risultati sono nelle pagine della cronaca.

 

tratto da ” i Nuovi Vespri.it ”

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