Home Salute Pubblica L’Europa vuol mettere al bando l’Aloe: grave errore, senza prova scientifica!

L’Europa vuol mettere al bando l’Aloe: grave errore, senza prova scientifica!

995
0
gel curativo aloe vera

La foglia di #aloe è stata dichiarata #cancerogena dall’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (#EFSA) ❗️È molto tempo che lavoro su questo tema e so che in Italia ci sono diverse aziende medio-piccole che producono #integratori alimentari o alimenti contenenti aloe-emodina, emodina o estratto dalla foglia di aloe e molti agricoltori che hanno investito nella coltivazione di aloe.

Sono sostanze efficaci per il miglioramento il transito intestinale e utilizzate tradizionalmente e in modo sicuro nella nostra cultura. Eppure il loro #uso #alimentare è stato #vietato dalla #CommissioneEuropea e presto lo sarà anche quello delle altre piante sotto sorveglianza (rabarbaro, senna e frangola).

Una pianta discriminata come la canapa?

Ieri il tentativo da parte del #Parlamento di contrastare questa proposta è stato affossato da 55 voti contrari. Personalmente ho supportato la proposta che era in discussione in Parlamento perché ritengo sproporzionata e discriminatoria l’azione della Commissione europea a riguardo.I #dati epidemiologici e gli studi pre-clinici sono scarsi e contrastanti e non permettono di affermare che queste sostanze sono dannose per la salute umana.

L’applicazione del principio di precauzione non significa divieto automatico, significa #approfondimento #scientifico e ricerca della verità e per questo è fondamentale capire da che parte stanno gli #interessi della grande #industria. Per noi la decisione della Commissione è spinta anche da una battaglia tra i vari poteri e interessi industriali dove l’Italia, con la sua produzione di integratori alimentari a base di piante e altre sostanze #naturali, si trova a rivaleggiare con i grandi gruppi farmaceutici tedeschi.

Per noi non è finita qua, continueremo questa battaglia non solo informando i cittadini ma intervenendo all’interno delle #istituzioni con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Perché la sfida è: prodotti naturali contro prodotti sintetici, nel rispetto e per difesa della #salute dei cittadini.

Aloe arborescens

di Paolo Pelini (Erbochimico Ricerca e Sviluppo Controllo Qualità Fitochimico e Microbiologico Estratti Vegetali, Valutazione Farmacognostica e Ricerca Microbiota Piante Officinali)

Nessuna prova scientifica su presunta tossicità dell’aloe

L’Europa Sbaglia a Voler Eliminare L’Aloe e le altre piante antrachinoniche e vorrebbe farlo, oltretutto, su basi scientifiche inesistenti. Non vi è nessuna prova scientifica della genotossicità e cancerogenicità dei prodotti idrossiantracenici! 

Inoltre vi è da dire che lo studio condotto dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSAè basato su test come quello di Test Ames  non attendibili né predittivi nei confronti della genotossicità e tantomeno della cancerogenicità in quanto è stato utilizzato un modello biologico batteri (Salmonella typhimurium) non equiparabile biologicamente né geneticamente alla complessità di un organismo eucariote.

Inoltre da quello che si evince dalla relazione del suddetto ente gli studi presi in considerazione non sono stati svolti a regola d’arte nel metodo in quanto nei terreni di coltura utilizzati viene la mancanza di enzimi p450 che dovevano essere addizionati al terreno mediante estratto di fegato di ratto (S9) per simulare l’azione biochimica e la modificazione delle molecole idrossiantracenici rendendole eventualmente cancerogene o comunque mutagene, oltre che per stessa dichiarazione del EFSA altri test ad esempio di ripartizione del danno del DNA SOS, condotti non sono validati per la genotossicità.

La mancanza di questi requisiti rende i test in vitro assolutamente inaffidabili e mancanti dei requisiti per poter dichiarare i derivati idrossiantracenici a mio avviso pericolosi per la salute.

Inoltre, la giustificazione che asserisce qualcuno per avallare l’idea di voler eliminare le piante antrachinoniche  come l’aloe perché potenzialmente tossiche in quanto contengono derivati idrossiantracenici non trova alcun fondamento, dato che basterebbe  stabilire una dose minima di antrachinoni consentita e inserire in farmacopea i relativi metodi analitici come HPLC, Spettrofotometria e il più banale ma il più accessibile alle aziende come il test Colorimetrico per individuare negli estratti tale percentuale. 

fonte: OASISANA.COM

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.