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I migliori ospedali italiani, nella «classifica» Agenas

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L’impatto del Covid sugli ospedali italiani non è finito. Anche se le ospedalizzazioni e l’accesso ai trattamenti sono senz’altro in ripresa rispetto al 2020, l’annus horribilis della pandemia.

Lo dimostrano i risultati dell’ultima edizione del Programma nazionale esiti dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha misurato la qualità dell’assistenza sanitaria riferita al 2021 allo scopo di valutare l’appropriatezza clinica e organizzativa e l’equità di accesso alle cure garantite dal Servizio sanitario nazionale.

I primi dieci ospedali nell’area cardiovascolare

I pazienti con infarto sottoposti a un intervento di angioplastica coronarica entro i 90 minuti dal ricovero sono stati in media il 50,6%.

Nei primi dieci posti della classifica nazionale ci sono l’ospedale del Mare di Napoli, dove la procedura è stata garantita secondo gli standard assistenziali nell’84,2% dei casi, il Policlinico Tor Vergata di Roma, con l’84% dei casi, l’ospedale Spaziani di Frosinone, con l’82,8%, seguito dall’ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca (82,1%), l’ospedale Maria Vittoria di Torino (77,8%), l’ospedale S. Antonio Abate di Erice (77,3%), l’ospedale Centrale di Bolzano (76,3), l’ospedale Mater Domini di Catanzaro (75,4%), l’ospedale Maria Santissima Addolorata di Eboli (75%) e l’ospedale Infermi di Rimini (74,8%).

La mortalità dopo un infarto

Cala la mortalità a 30 giorni dopo un infarto cardiaco dall’8,4% nel 2020 al 7,7% nel 2021. Un trend che si riavvicina a quello prepandemico (7,3%).

Tra le strutture con almeno 350 casi in due anni, non ha registrato nessun caso di decesso l’ospedale Umberto I di Ancona. Al secondo posto l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine (0,5%). Al terzo, la Casa di cura Montevergine di Mercogliano (0,67%). A seguire: l’ospedale Del Cuore Pasquinucci di Pisa (1,19%), l’Heperia hospital di Modena (1,32%), l’ospedale San Giovanni Di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno (1,43%), il policlinico Gemelli (1,63%), l’ospedale Ss. Annunziata di Chieti (1,96%), l’ospedale di Treviso (2,34%) e l’ospedale di Vicenza (2,38%).

Frattura di femore

Mentre la mortalità a un mese dal ricovero per frattura di femore nel 2021 è rimasta pressoché la stessa del 2020: 6,4% contro 6,6%. E resta più alta di quella rilevata nel 2019 (5,1%).

Al vertice della graduatoria per capacità di assicurare un intervento chirurgico per frattura del femore entro 48 ore dall’ospedalizzazione c’è l’ospedale Umberto I di Siracusa, con il 98,2% dei casi. Secondo in classifica l’ospedale Pertini di Roma (94,8%), seguito dal policlinico Campus Bio medico di Roma (94,7%), l’ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento (93,6%), l’ospedale di San Donà di Piave (90,9%), l’ospedale Humanitas di Rozzano (89,3%), l’ospedale Guzzardi di Vittoria (89,3%), l’ospedale San Camillo di Roma (88,7%) e lo Stabilimento di Jesi (88,3%).

Bypass aorto-coronarico

Per quanto riguarda gli interventi di bypass aorto-coronarico isolato, nel 2020 si è verificata una drastica contrazione della casistica (pari a una riduzione del 24% rispetto al valore atteso). C’è stato un parziale recupero della contrazione della casistica registrata nel 2020 (meno 24% rispetto al 2019, con uno scostamento dal trend stimabile intorno al 14% (pari a circa 1.900 ricoveri in meno). Nel biennio 2020-2021, l a riduzione complessiva rispetto al trend è quantificabile in circa 5 mila ricoveri.

Protesi d’anca e di ginocchio

In crescita gli interventi programmati di protesi d’anca (più 18mila) e di protesi di ginocchio (più 14mila). Tuttavia, permane il gap in confronto con il 2019: tra il 2020 e il 2021 sono stati persi in tutto 27mila interventi di protesi d’anca e 39mila di protesi al ginocchio.

Sale la quota anche dei ricoveri in day surgery rispetto al 2020 (più 27,5%), comunque ridimensionata del 31,2% rispetto ai valori prepandemici.

Tumore maligno della mammella

L’assistenza in ambito oncologico, infine, ha segnato un recupero importante. Per esempio, i ricoveri per tumore maligno della mammella si sono riallineati ai livelli del periodo pre-Covid, con un volume che ha superato di poco quello del 2019 (più 1%).

Nel 2020 avevano subìto una flessione del 10% (circa 6mila interventi in meno). La maggiore casistitica di interventi è stata rilevata all’Istituto europeo di oncologia di Milano (2716).

A seguire nella classifica per volume di attività: il Policlinico Gemelli di Roma (1208), l’ospedale Humanitas di Rozzano (1031), l’Istituto nazionale dei tumori di Milano (887), l’azienda ospedaliera Careggi di Firenze (846), l’ospedale Bellaria di Bologna (796), l’ospedale Sant’Anna di Torino (768), l’Humanitas di Misterbianco in provincia di Catania (739), l’Istituto oncologico veneto di Padova (722) e l’azienda ospedaliera di Pisa (715).

Tumore della prostata

La quota di interventi chirurgici per tumore maligno della prostata, invece, seppur aumentata rispetto al 2020, resta sotto del 13% rispetto a quella prepandemia (pari a 2774 ricoveri in meno).

La casistica più elevata si è concentrata nell’azienda ospedaliera Careggi di Firenze (621), seguita dall’Istituto europeo di oncologia di Milano (505), dalla Casa di cura Pederzoli di Peschiera del Garda (367), dall’ospedale san Raffaele di Milano (354), dall’ospedale Sant’Orsola di Bologna (321), l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (305), l’azienda ospedaliera San Luigi di Orbassano (271), l’ospedale Humanitas di Rozzano (255), l’Istituto regina Elena di Roma (249) e l’ospedale Sacro cuore don Calabria di Negrar (248).

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