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Coronavirus, l’allarme di Trizzino, medico e deputato 5S: “Una follia i tamponi di massa. Rischiamo una valanga di errori”

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Il parlamentare è anche direttore sanitario dell’ospedale civico di Palermo: “Basta con le polemiche sui test. Adeguiamoci ai criteri dell’Istituto superiore di sanità. Il voto a distanza? Noi parlamentari dobbiamo seguire l’esempio dei medici”.

Non parla da politico, Giorgio Trizzino. In queste ore di timori e angoscia, per il dilagare del coronavirus in Italia, il deputato M5S siciliano interviene soprattutto da medico, direttore sanitario dell’ospedale civico di Palermo. E stronca le iniziative in ordine sparso dei governatori italiani.

“Da igienista ed epidemiologo – dice – chiedo a tutte le Regioni di seguire le stesse indicazioni e di utilizzare solo i tamponi certificati dall’Istituto superiore di Sanità. No ad altre tipologie, come quelle proposte – ad esempio – dal governatore della Toscana Rossi”.

Inizialmente è stato il governatore veneto Luca Zaia a proporre tamponi a tappeto contro il coronavirus. Ma si sono aggiunti Bonaccini, per l’Emilia-Romagna, e Ceriscioli, per le Marche. Perché, secondo lei, sbagliano?

“Perché se noi facciamo tamponi di massa, addirittura con i caravan, sovraccarichiamo con centinaia di migliaia di casi i pochi laboratori di analisi – quelli di virologia – in grado di eseguire il tampone per il Covid19. E sa cosa significa?

Che si avranno tantissimi falsi positivi e falsi negativi. E questo può diventare un boomerang. E poi c’è un altro rischio, quello di ricorrere ad altri test in laboratori privati – come quelli sul siero – che hanno un grosso margine di errore. Lasciamo che sia l’Istituto superiore di sanità a decidere le procedure da seguire. Per non parlare dei costi insostenibili dei tamponi di massa”.

Quanto costa un singolo tampone?
“Può costare dai 15 ai 30 euro. Ma il punto è un altro. Che se procediamo, a livello nazionale, con strategie differenziate non saremo in grado di capire più nulla sui dati del contagio”.

In Corea del Sud però l’uso massiccio dei tamponi ha funzionato.

“Non è stato applicato su tutta la popolazione, in modo indiscriminato, ma in aree circoscritte. E poi che succede se testiamo tutti i cittadini? Ora siamo tutti chiusi in casa. I negativi riprenderebbero a uscire esponendosi al contagio? E ricordiamoci che, nei primi giorni dopo il contagio, il tampone può anche risultare negativo”.

Insomma, chi deve sottoporsi al tampone secondo lei?
“Non ha senso farlo a chi ha 37 e qualche dolore articolare. Può servire a partire dalla febbre a 38, magari tenendo presente – come indicatore – l’ossimetria, cioè un valore di saturazione dell’ossigeno dubbio”.

E come si rileva?

“E’ semplice, basta una molletta su un dito”.

Comunque è un esame che va eseguito da un medico o da un infermiere…

“Per questo vanno potenziate le attività di assistenza domiciliare. Tanti polemizzano, ma la scelta va lasciata ai medici di medicina generale. Una volta individuato, con l’uso razionale del tampone, un paziente positivo al coronavirus si deve procedere rigorosamente a ricostruire i suoi contatti degli ultimi 3-4 giorni. Ma c’è un tema che mi sta più a cuore rispetto alle polemiche sui tamponi. Posso lanciare un appello?

Certo.

“La morte provocata dal coronavirus è orribile. Avviene per soffocamento. Dobbiamo potenziare la rete di cure palliative per quei pazienti che è impossibile salvare anche se sono curati in rianimazione”.

L’ultima domanda è da parlamentare, non da medico. Per lei il Parlamento può lavorare a distanza?

“Il voto implica il confronto. Mi costa molto dirlo perché anch’io ho tanti timori ma i parlamentari non possono tirarsi indietro. Devono seguire l’esempio dei medici. Bisognerà tornare a riunirsi”.

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