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Coronavirus, pronto il test rapido. Cinesi in fila. Ma la Regione lo blocca tra le polemiche

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Polemica sullo stop all’iniziativa dell’università di Padova

L’università di Padova è stata la prima nel nord Italia a elaborare un test in grado di individuare in meno di tre ore il coronavirus nei tamponi di saliva. Ma uno scontro interno alla sanità regionale potrebbe aver ritardato l’efficacia del dispositivo di contenimento del contagio che in queste ore ha colpito anche il Veneto, focolaio considerato “autonomo” rispetto a quello della Lombardia.

L’intenzione dei ricercatori padovani, all’inizio di febbraio, era di estendere i controlli alle persone tornate dalla Cina anche se non presentavano alcun sintomo, ipotizzando che vi potessero essere dei “portatori sani” del virus da individuare e isolare rapidamente per scongiurarne la diffusione.

E l’idea avanzata dal dipartimento di medicina molecolare diretto dal professor Andrea Crisanti, un centro di eccellenza europeo, era condivisa dalla direzione dell’azienda ospedaliera. Ma il 12 febbraio scorso, come una doccia fredda, al direttore Luciano Flor e al virologo Crisanti è arrivata una lettera al vetriolo del direttore generale della sanità del Veneto, Domenico Mantoan (dal novembre scorso è anche presidente dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco) che chiedeva di conoscere “sulla base di quali indicazioni ministeriali, o internazionali, si sia ipotizzata tale scelta di sanità pubblica”.

Il supermanager della sanità, contrariato per l’iniziativa, ordinava quindi di condividere ogni scelta “con la direzione prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria” della regione, ricordando che ogni analisi effettuata su “soggetti asintomatici non rientra tra le prestazioni coperte dal fondo del Ssn”, il sistema sanitario nazionale. Una bocciatura totale anche solo dell’ipotesi di estendere i controlli.

Per il capogruppo dei 5 Stelle in Regione Veneto, Jacopo Berti, sarebbero stati così “impediti screening probabilmente fondamentali”, al punto da chiedere al governatore Zaia di “rimuovere Mantoan e l’assessore alla sanità Manuela Lanzarin”.

Dopo l’elaborazione del test microbiologico ad opera del team di Crisanti era stata registrata la collaborazione della comunità cinese, tanto che al laboratorio di Padova si sarebbero presentati spontaneamente centinaia di cittadini cinesi e di persone che avevano avuto contatti con loro, invano.

Ora, in piena emergenza, Zaia ha annunciato che la Regione Veneto si appresta a effettuare controlli a tappeto sui cittadini dell’epicentro, Vo’ Euganeo, più di 3300 persone.

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