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Stefano Montanari: il Coronavirus è stato creato in laboratorio ed è sfuggito al controllo militare

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A differenza di chi vale davvero, io non sono un tuttologo. Quindi, non fatemi domande che esulino dal mio territorio.
Da qualche settimana, non passa giorno senza che io riceva domande sul Coronavirus con tanto di richieste d’interviste non solo dall’Italia, interviste che di regola rifiuto.

Vediamo, allora, per evitare reciproche perdite di tempo, di chiarire quella che è la mia opinione, visto che è quella, no so bene perché, ad essermi richiesta.
Che si tratti di un virus modificato in laboratorio non ci sono dubbi. Perché sia stato modificato lo sanno in pochi e non lo vengono certo a dire a me. Sul come sia uscito dal laboratorio e sul perché vale l’identica considerazione.

Stando ai fatti e non alle chiacchiere che tanto entusiasmano i nostri connazionali, di quel virus si sa ben poco. Si sa che è un Coronavirus come quelli responsabili di raffreddori, di epatiti e di altre patologie di varia gravità. Questo e basta, almeno per quanto riguarda il resto del mondo, cioè per chi si accalca al di fuori della stanza dei bottoni.

Spesso i virus mutano e probabilmente lo fa anche questo. Come e in quanto tempo non ci è dato sapere.

Stando ai fatti, ad oggi la sua morbilità è bassissima e la mortalità fra gl’infettati è di ben scarsa rilevanza. Dunque, ad oggi perché del domani non c’è nessuna certezza, siamo di fronte a poco più del nulla, almeno considerando i numeri, e questo non può certo sfuggire a chi tiene le redini di un paese enorme, con un giro d’affari enorme, con un’importanza per tutta l’economia mondiale enorme. E, allora, come si giustifica una reazione che, ragionando freddamente solo sui numeri, è spropositata fino alla catastrofe?

Io darei per scontato il fatto che i cinesi non sono matti e, allora, mi è logico pensare che sappiano molte più cose su quel virus di quante non trapelino. Mi chiedo pure che cosa ci facessero 300 militari americani proprio a Wuhan subito prima dello scoppio ufficiale del problema. Aggiungo che non so perché un mese prima che si conoscesse l’esistenza del virus chi frequentava l’aeroporto di Wuhan era irrorato da nuvole di un prodotto di cui non è rivelata la natura.

E perché poche settimane prima si fece una simulazione a livello mondiale che aveva come soggetto l’invasione di un virus con grande mortalità al seguito?
Non chiedete a me risposte perché non ne ho.

La sola cosa che posso dire è che, ancora una volta, si è speculato su questo fatto per cercare di spacciare i vaccini antinfluenzali rifilandoli a un po’ di gonzi grazie all’affermazione secondo cui, vaccinandosi con quella roba, si rafforzerebbe tutto il sistema sanitario dispiegato contro il mortifero Coronavirus cinese. Chi si è abbassato a raccontare questa ignobile fandonia merita solo disprezzo.

Poi c’è il lato tragicomico: soprattutto in Toscana, una regione che, per certi aspetti su cui sorvolo, assomiglia tanto all’Emilia Romagna, c’è chi se l’è presa con i cinesi residenti. Evidentemente, secondo la versione toscana, il virus è un accessorio ineludibile di chi ha gli occhi a mandorla. Altrettanto evidentemente, l’idiozia si conforma ad una specie di Acquis di Schengen intellettuale circolando senza barriere.

Domani? Chissà: potrebbe essere tutto dimenticato come fu per le epidemie paventate e mai verificatesi (splendido giro di vaccini finiti nelle fogne) o, come saggiamente desidera chi ha montagne di quattrini e un cervellino monco, il Pianeta potrebbe uscire alleggerito della zavorra di qualche miliardo di esseri umani.
Qualunque cosa sia, non coinvolgetemi perché non ne so nulla.

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