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La California vieta la produzione e la vendita delle pellicce: è il primo caso al mondo

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Un risultato storico, dicevamo, che arriva da lontano e che conferma la California uno stato all’avanguardia nelle tematiche ambientali. L’iter legislativo è iniziato nel dicembre 2018 con la proposta di legge AB44 ma a precedere l’approvazione della proposta c’erano stati altri provvedimenti sempre in tema ambientale.

L’ultimo è del settembre 2019, arrivato con la modifica al Wildlife Protection Act e con il divieto dell’uso di trappole e tagliole per la cattura di animali da pelliccia selvatici; nel settembre 2018 il City Council di Los Angeles introduce il divieto al commercio di pellicce e prodotti di pellicceria, divieto già approvato a marzo dello stesso anno dall’amministrazione della città di San Francisco e prima ancora da altre due città californiane, West Hollywood e Berkeley.

Una tendenza, quella fur-free, che ha ormai dominato anche il mondo della moda come conferma il lungo elenco di stilisti che hanno eliminato la pelliccia animale dalle loro creazioni, da Gucci a Versace, da John Galliano a Jean Paul Gaultier, da Burberry a Michael Kors, l’ultima ad aggiungersi lo scorso maggio è stata Prada che in comunicato aveva fatto sapere “la ricerca e lo sviluppo di materiali alternativi consentirà all’azienda di esplorare nuove frontiere della creatività e di rispondere, allo stesso tempo, alla domanda di prodotti più responsabili”.

Ed è dell’ultima settimana della moda di Parigi la presentazione da parte di Stella McCartney, marchio all’avanguardia sul tema dell’impatto ambientale, della prima pelliccia ecologica biologica e sostenibile. Si chiama Koba, è prodotta con l’utilizzo di ingredienti vegetali e poliestere riciclato che consente a sua volta il riciclo della pelliccia e realizzata con processi produttivi che riducono al 63% in meno i gas serra dei materiali sintetici convenzionali.
Una prospettiva però, quella della regolamentazione fur-free, ancora lontana per l’Italia ma una tendenza, quella della pelliccia, definitivamente in calo come riportano i dati forntiti dall’Associazione Italiana Pellicceria, secondo i quali tutti i canali distributivi (negozi moda mono e multibrand, grande distribuzione e pelliccerie) segnano un trend negativo con fatturato del consumo retail (vendite al dettaglio) pari a -50% nel 2018 (800 milioni di euro) rispetto al 2006 (1,6 miliardi di euro).
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Nel resto del mondo, come segnala la Peta, sono tanti i Paesi che hanno approvato il divieto di allevamento di animali da pelliccia – dalla Serbia alla Norvegia, dalla Slovenia al Giappone – il divieto di importazione e vendita – oltre alle città americana già citate ci sono San Paolo, l’India (che vieta la pelliccia di foca), la Nuova Zelanda (divieto sui visoni) – e sono numerosi gli Stati dove pe ril momento sono vietati solo gli allevamenti o le importazioni di alcuni tipi di pelliccia.

Per quanto riguarda la California il provvedimento vieta anche l’utilizzo di animali al circo, ad eccezione di cani, gatti e cavalli mentre i rodeo saranno ancora autorizzati. Il divieto, secondo il quotidiano locale San Francisco Chronicle, non riguarda per ora pellami di bovino, capra, pecora e cervo, nè gli animali imbalsamati.?

“Il divieto al commercio di pellicce in California segna il definitivo tramonto di un’industria ormai al tracollo, alimentata dalla sofferenza e dall’uccisione di milioni di animali – commenta Simone Pavesi, responsabile Lav Area Moda Animal Free – In una società in continua evoluzione, dove le più lungimiranti tra le grandi aziende della moda sono già passate al fur-free, con il plauso di milioni di consumatori, in Italia è ancora consentito allevare animali per farne pellicce. Lav chiede al Governo e al Parlamento di approvare subito le sue proposte di legge (C99, C177, S211) bloccate da anni”.

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