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NASCE LA SERRA AUTOMATICA DOVE I DISABILI PRODUCONO CANNABIS

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Dal Piemonte un progetto unico al mondo che vede una serra automatizzata per permettere di coltivare le proprie piante senza dipendere da aiuti esterni. Il capofila è Simone Stara, presidente dell’associazione “Seminiamo Principi”, tetraplegico dal 1994 a seguito di un incidente e noto attivista a favore della Cannabis terapeutica. “Se questo test ci darà i risultati sperati presto produrremo macro serre da impiantare ovunque ce ne sia bisogno”. Sabato in streaming la presentazione ufficiale


Una serra totalmente automatizzata per permettere alle persone con disabilità di coltivare Cannabis in assoluta autonomia. Si tratta di un progetto innovativo unico in Europa e probabilmente nel mondo intero quello realizzato a Vinovo dall’associazione Seminiamo Principi di Torino, che proprio sabato lo presenterà in diretta streaming su facebook (a questo link) per poi inaugurarlo ufficialmente ad ottobre. 

L’obiettivo perseguito dal noto attivista e presidente dell’associazione Simone Stara e dai suoi quasi 300 iscritti (il numero fa riferimento al periodo pre-lock down) è quello di permettere ad utenti afflitti da qualsiasi tipo di disabilità di potersi produrre in totale autonomia la propria medicina, ricorrendo il meno possibile ad aiuti esterni e, soprattutto, ad un costo contenuto. L’impianto di prova infatti, con dimensioni di 30 metri quadrati, ha avuto un costo relativamente basso di 10mila euro che potrebbe ulteriormente diminuire nel caso di un macroimpianto suddiviso tra più utenti. 

La serra però, le cui ambizioni sono quelle di divenire un progetto replicabile in altre parti d’Italia e del mondo, è un vero e proprio gioiello tecnologico.

«La peculiarità principale è che tutto è controllato da Alexa, che funziona come centralina di intelligenza artificiale – spiega Stara – si può utilizzare attraverso i comandi vocali oppure, nel caso di utenti che non sono in grado di parlare, si può gestire tramite altri device. In questo modo si può controllare la centralina della serra, la quantità di luce, persino il riempimento e lo svuotamento della cisterna d’acqua».

Nella mente di Simone, divenuto tetraplegico nel 1994 a causa di un incidente, la necessità primaria è che possa essere un impianto versatile capace di adattarsi alla singola disabilità degli utenti. «L’idea l’ho avuta nel 2020 ma abbiamo iniziato a lavorarci solo 8 mesi fa, e oggi già vede la luce il primo prototipo da cui non ci aspettiamo quantità e qualità ma solo la verifica degli automatismi – prosegue Stara – Abbiamo installato una centralina NidoPro che permette di monitorare tramite app tutti i parametri vitali della pianta, Ph, Ec, temperatura e umidità, nutrendola quindi a seconda delle necessità. Siamo in procinto anche di attivare un impianto a osmosi inversa per purificare l’acqua. Questa volta siamo partiti da alcune talee ma la prossima contiamo di iniziare da seme».

Nella serra saranno inserite venti piante di Cbd idroponica ma l’obiettivo è quello di avere il supporto delle istituzioni per ingrandire quello che per ora sarà solo un test. «Il vero miracolo è avere il sostegno della politica locale – spiega Stara – in particolare della vice sindaco di Vinovo, Maria Grazia Midollini che verrà a visitare il nostro spazio il 17 settembre.  A Nichelino invece, grazie al sostegno dell’assessore alle politiche giovanili Fiodor Luciano Alessandro Verzola, ci vengono forniti spazi per creare dibattiti pubblici e altre iniziative. Entrambi si sono dimostrati molto sensibili alla causa e ci fa ben sperare che si passi dalle parole ai fatti anche perché i malati non hanno tempo da perdere. Proprio in questo ultimo periodo abbiamo perso tre iscritti nostri amici che ci piace ricordare: Gabriele Piovano, Piero Cane e l’artista Luca Guglielmo».

A sostenere il progetto anche alcune aziende che però hanno intravisto molte potenzialità più o meno celate. «Non si tratta solo di beneficenza fine a se stessa – continua il presidente di Seminiamo Principi – infatti nel mondo della coltivazione ci sono tantissime possibilità di business, i nutrienti, la terra passando per tutte le componentistiche degli impianti idroponici. Se il progetto venisse replicato, oltre che costituire un ottimo programma medico e di inserimento sociale, potrebbe rivelarsi una grande fonte di guadagno per le aziende partner che saremmo felicissimi di veder collaborare con noi. Inoltre nella serra non si dovrà per forza produrre solamente Cannabis ma anche vegetali e piante officinali sfociando quindi in progetti di utilità sociale dove il disabile può veramente fare la sua parte».

L’idea nasce dall’esigenza di avere disponibilità continuata della propria terapia, cosa che attualmente lo Stato non assicura: «Purtroppo è stata monopolizzata una pianta puntando su un’unica genetica che però può anche creare effetti collaterali, quando invece se ne potrebbero realizzare a migliaia – dice con malcelata rabbia Stara –  quindi lo stato impedisce di applicare l’articolo 32 che prevede la libertà di scelta della cura. Inoltre non si riesce a reperire perché ne viene prodotta poca. Immagino delle grandi serre automatizzate in cui i malati e persone con disabilità collaborano insieme producendo piante per soddisfare il proprio fabbisogno di curarsi».

Per non smettere di sognare Stara ha ancora un sogno da realizzare: «Siamo in contatto con ingegneri robotici per creare dei bracci automatici per il taglio delle foglie. Sembra fantascienza ma in realtà basta assemblare i pezzi che già esistono, ad esempio una tecnologia simile è utilizzata in ogni laboratorio chirurgico, si tratta solamente di portarla fuori dagli ospedali e applicarla a una pianta».

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