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Per la Cirinnà scrivere padre e madre nei documenti è «vergognoso» in quanto fonte di «discriminazione»

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La rappresentante del Partito Democratico Monica Cirinnà torna a tuonare dai banchi del Senato per chiedere “vendetta” contro il precedente governo, che aveva “osato” reintrodurre la terminologia “padre” e “madre” nei documenti d’identità dei minori.

L’occasione è quella del dibattito sul disegno di legge per convertire il decreto relativo alla proroga del Garante della privacy.

“Ricordo personalmente con grande soddisfazione in primo luogo l’importantissimo intervento del Garante su uno dei più odiosi provvedimenti del precedente governo.”, attacca la Cirinnà. “Cioè il decreto con il quale il ministro dell’Interno impose la reintroduzione dell’addizione di padre e madre sui documenti di identità dei minori. Così tagliando con l’accetta la pluralità di esperienze familiari che caratterizzano la nostra società ed esponendo bambini e bambine di questo Paese a delle discriminazioni intollerabili sulla base della famiglia in cui crescono. Un’ingerenza pesantissima nella sfera più intima dell’identità personale e dell’intimità della vita personale e familiare che, come tipico di quel tipo di cultura politica, ignora la pluralità di esperienze di vita, e anzi le taglia consapevolmente con l’accetta dell’ideologia e dell’oscurantismo.

La senatrice del Pd non perde dunque tempo e chiede al nuovo governo di intervenire sull’argomento che più le sta a cuore, ovvero la tutela delle “famiglie arcobaleno”.

“Un decreto grave, pericoloso, vergognoso, che mi auguro venga presto eliminato dal nostro ordinamento giuridico. Ed in tal senso rivolgo fin d’ora una richiesta alla ministra Lamorgese”.

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