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Mindfulness: consapevolezza e meditazione insegnata anche a scuola

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“Mindfulness”, un termine che contiene in sé tante sfumature e concetti come consapevolezza, concentrazione, pensiero positivo, respirazione, benessere. Le definizioni sono tante. Secondo Kabat-Zinn è “consapevolezza che emerge prestando attenzione, nel momento presente e in modo non giudicante, al dispiegarsi dell’esperienza”. Una pratica, insomma, che mira a fissare l’attenzione sul “qui e ora”, focalizzando la consapevolezza sull’esperienza presente. I benefici apportati sarebbero molteplici, tanto che, nelle scuole statunitensi, in Inghilterra e in diversi paesi del nord Europa, la pratica della consapevolezza attraverso la respirazione è stata inserita nel programma didattico (rivolto a ragazzi dai 7 ai 18 anni).

La mindfulness è una pratica di meditazione che può rivelarsi utilissima per affrontare il bullismo nella scuola di oggi e le difficoltà di concentrazione e di relazione degli studenti.“La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.”

“Anche in Italia, da pochissimo tempo, in molte scuole, si sono diffuse esperienze di Mindfulness Education”, spiega Paola Mamone, psicoterapeuta e istruttrice MBSR (mindful based stress reduction), che continua: “La scuola può diventare luogo d’elezione dove provare ad insegnare gli esercizi di respirazione consapevole e, attraverso questi, migliorare la capacità attentiva dei ragazzi, la capacità di concentrazione e di ascolto”. La dottoressa pone, in particolar modo, l’accento sui benefici della Mindfulness, che “può diventare uno strumento utile di prevenzione per i disturbi specifici di apprendimento, in particolare per i disturbi comportamentali, iperattività e deficit di attenzione”.

I risultati degli studi di Saltzman e Goldin sull’argomento, sembrano, in effetti, incoraggianti: si riscontra, cioè, nei bambini che hanno praticato costantemente esercizi di respirazione consapevole, una minore reattività emotiva, una minore tendenza all’autocritica verso di sé e gli altri, una diminuzione degli stati ansiosi, dell’agitazione motoria e dell’impulsività.

E gli insegnanti, quali benefici avrebbero dalla pratica della mindfulness?
“Molteplici, tanto è vero che il percorso di Mindfulness Based Teacher è stato riconosciuto dal MIUR come corso di formazione dei docenti, a supporto, ad esempio, della riduzione dello stress lavorativo e della prevenzione dei fenomeni di burn-out” spiega la dott.ssa Mamone e continua “ la pratica della mindfullness è un allenamento a coltivare una relazione consapevole con se stessi, con gli alunni e con l’ambiente”. Le caratteristiche di una mente “mindful” permetterebbero di “affrontare le sfide di un mondo in rapido cambiamento, formando persone intelligenti, cittadini partecipi e impegnati” conclude la dottoressa.

I 7 pilastri della Mindfulness

I sette principi, utili per approcciarsi -non solo alla meditazione mindfulness- ma anche alla vita, con un atteggiamento ed un’apertura mentale che aiutano a sviluppare la nostra innata capacità ad accettare le cose così come sono.

  1. Non giudizio: La mindfulness può essere utile nel prendere consapevolezza della nostra tendenza a giudicare e ad imparare, ad osservare semplicemente, questa nostra attitudine.
  2. Pazienza: quando viviamo un momento difficile, desideriamo che  le cose possano risolversi subito; ancora, quando ci apprestiamo ad imparare qualcosa, siamo impazienti di apprendere tutto e subito. In realtà, la nostra mente, il nostro corpo sono naturalmente dotati della capacità di adattamento e di apprendimento e se lo lasciamo fare, naturalmente raggiungerà quegli obiettivi; quindi la pazienza è la principale forma di saggezza. Non è semplice da praticare ma non impossibile da conquistare. La pazienza si apprende gradualmente con la meditazione mindfulness (“cento volte la mente si allontana dal respiro e cento volte con pazienza la riportiamo indietro”)
  3. Mente del principiante: significa guardare e vivere il mondo come i bambini ed il loro spontaneo atteggiamento di curiosità e scoperta.
  4. Fiducia: pazienza e fiducia sono strettamente connessi. Mi fido del fatto che un giorno imparerò quella cosa, del fatto che cambierò, che io riuscirò perché la natura mi permette di cambiare, con pazienza ed esercizio.
  5. Non cercare risultati: strettamente connesso al principio della pazienza. Se metto da parte il desiderio di ricercare il risultato a tutti i costi, ma mi concentro su altri aspetti della mia vita, del problema che mi affligge, acquisirò un senso di pace e serenità.
  6. Accettazione: vale a dire, vedere le cose così come sono, che ha anche a che fare col non cercare risultati. Io accetto che le cose siano esattamente così come sono. Questa capacità che non si impara teoricamente, ma come tutti e 7 i pilastri si impara con la pratica, crea un grande senso di liberazione.
  7. Lasciare andare: con questo principio lasciamo che le cose, le nostre esperienze, le nostre emozioni e sensazioni, siano esattamente così come sono, così come le stiamo osservando in questo preciso momento. Ciò che accade è che, accettandole in quanto esperienze del momento presente, lasciamo andare tutto con più facilità ed un maggior senso di leggerezza.

Mindfulness in Italia

Marina Panatero, pioniera di questa attività, che ha scritto con Tea Pecunia il libro “Giochiamo a rilassarci” (Feltrinelli) racconta :“Da qualche anno ho cominciato a insegnare mindfulness e meditazione a scuola, tenendo corsi alle elementari per praticarla in classe. E l’anno scorso ho istruito una decina di maestri”. I risultati sono molto positivi.

Praticare il mindfulness nelle scuole non significa ascoltare mantra salmodiati o respirare gli effluvi dell’incenso, come qualcuno potrebbe sospettare. “Per meditare bastano una sedia e la voglia di provarci: tutti ne sono dotati”, insiste l’esperta. “Quando entro in classe, gli alunni di solito smettono di parlare e mi ascoltano. La prima volta spiego cosa accadrà, poi procediamo. Si fanno 5 o 10 minuti di meditazione guidata, più che sufficienti anche per bambini abituati a tablet e videogiochi. Il mindfulness addestra la mente a rimanere focalizzati su immagini e storie. Cioè su qualcosa che, in futuro, diventerà un punto di riferimento. Alla fine, poi, chiedo ai bambini di scrivere un pensiero o fare un disegno sulla nostra attività”.

Fonte www.milano-psicologa.it/mindfulness/

www.quimamme.it/attualita/mindfulness-a-scuola/

www.alleyoop.ilsole24ore.com

 

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