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Bill Gates finanzia la start up che vuole produrre latte materno in laboratorio “per salvare il pianeta”

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Ma precisamente qual è il nesso tra latte materno e il climate change?

Una start up nata a fine 2019 a Durham nello Stato della Carolina del Nord, con l’obiettivo di “offrire alle famiglie una nuova opzione per l’alimentazione dei neonati nutrizionalmente equivalente al latte materno”, con dubbi e perplessità annesse.

Titubanze che non sembrano aver sfiorato la mente di Bill Gates, pronto con un assegno da 3,5 milioni di dollari per finanziare le attività della giovane azienda, che prevedono la riproduzione del latte materno in laboratorio attraverso la crescita in coltura di alcune cellule mammarie umane in grado di produrre almeno due dei componenti più comuni del latte materno, ovvero la caseina e il lattosio.

Il patron di Microsoft, impegnato tra le altre cose con la Bill and Melinda Gates Foundation nel finanziamento per il vaccino anti coronavirus AZD1222 di Oxford, con la sua Breakthrough Energy Ventures, la società di investimenti focalizzata sui cambiamenti climatici, ha dimostrato di credere fortemente nel progetto messo in piedi da Leila Strickland e Michelle Egger.

Ma qual è il nesso tra latte materno made in laboratorio e climate change? Come riporta la cnbc, la convinzione delle due founder (e a questo punto anche di Bill) è “che il latte materno prodotto da Biomilq dalla coltura di cellule epiteliali mammarie contribuirà a ridurre l’impronta di carbonio dal mercato globale del latti in formula per lattanti”.

Un’idea quella di Biomilq che sembrava traballante e piena di punti di domanda (gli anticorpi del latte materno non provengono solo dal seno della madre, ma anche dal suo sangue, dal sistema endocrino, dalla dieta, dal microbioma), ma che con l’investimento massiccio di 3,5 milioni di dollari si appresta a diventare più concreta che mai, come espresso da Leila (biologa cellulare) e Michelle (scienziata del settore alimentare, per un periodo ha lavorato alla Gates Foundation) su twitter, pronte finalmente a “creare il proprio team”.

Anche Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Richard Branson e Michael Bloomberg tra i sostenitori della Breakthrough Energy Ventures il che rende il tutto ancora più pragmatico. “In questo momento, secondo le nostre stime almeno il 10% del mercato lattiero-caseario corrisponde globalmente alla realizzazione di latte artificiale per neonato”, ​​ha detto la Eggers come riporta la cnbc, “ciò significa che negli Stati Uniti solo per il latte in formula vengono prodotte 5.700 tonnellate di CO2 ogni anno senza contare i 4.300 litri di acqua dolce consumati”.

Un prodotto pensato anche per le mamme in difficoltà con l’allattamento ma che non vogliono rinunciare alle proprietà nutrizionali del latte materno, un modo per “offrire alle famiglie, genitori (adottivi e biologici) e i caregiver una nuova opzione per l’alimentazione dei bambini nutrizionalmente equivalente al latte materno e coltivata in condizioni di sicurezza grazie a una tecnologia unica nel suo genere”.

La missione è di avere un prodotto “migliore dell’84% rispetto al latte in formula” sugli scaffali dei negozi entro cinque anni e tutto sembra andare verso quella direzione.

Una buona notizia ma che non deve confondere e finire per far passare il messaggio sbagliato: l’obiettivo non è quello di sostituire il latte materno, che rimane un diritto fondamentale del bambino e il modo più efficace per garantirne uno sviluppo sano ed equilibrato, ma solo di “creare un buon prodotto nel caso in cui non fosse possibile”.

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