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Coronavirus e vitamina C: come utilizzarla sia per la prevenzione che per la cura

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Vitamina C
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E’ notizia di questi giorni che la popolazione cinese ha l’obbligo integrare la vitamina C al fine di rallentare il contagio con esiti importanti. Non basta la semplice spremuta d’arancia, ma integratori che contengono alte dosi di vitamina C.

La maggior parte dei decessi per coronavirus sono causati da polmonite. La vitamina C è nota, da oltre 80 anni, a beneficio enorme dei pazienti con polmonite.

L’impiego delle alte dosi di Vitamina C nella cura di diverse malattie (infettive, cardiovascolari e cancro), risale agli anni ’40.
Frederik Klenner, medico americano di origine austriaca, alla fine degli anni ’40 scrive un articolo scientifico nel quale riferisce di 60 casi di poliomielite bulbare, trattati con Vitamina C ad alte dosi, somministrata in contemporanea per bocca, per via intramuscolare e per via endovenosa.

Nell’articolo, lo scienziato afferma di essere in grado di curare la poliomielite bulbare in 96 ore, posto che la Vitamina C venga somministrata senza interruzioni.
La pandemia di coronavirus può essere drammaticamente rallentata o fermata, con l’immediato uso diffuso di alte dosi di vitamina C.  medici hanno dimostrato per decenni la potente azione antivirale della vitamina C.

I medici del servizio di notizie di medicina ortomolecolare e della Società internazionale di medicina ortomolecolare sollecitano un metodo basato sui nutrienti per prevenire o ridurre al minimo i sintomi di future infezioni virali. I seguenti livelli supplementari economici sono raccomandati per gli adulti; per i bambini ridurli in proporzione al peso corporeo:

Vitamina C: 3000 milligrammi (o più) al giorno, in dosi divise.

Vitamina D3: 2.000 unità internazionali ogni giorno. (Inizia con 5.000 UI / giorno per due settimane, quindi riduci a 2.000)

Magnesio: 400 mg al giorno (in forma di citrato, malato, chelato o cloruro)

Zinco: 20 mg al giorno

Selenio: 100 mcg (microgrammi) al giorno

Modalità di assunzione conservazione e controindicazioni

È importante ricordare che la prevenzione e il trattamento delle infezioni respiratorie con grandi quantità di vitamina C è ben consolidata .

La vitamina C (Acido Ascorbico) si assume 3-4 volte al giorno, prima o durante i pasti principali. Si può cominciare con una dose minima di 500 mg, per testare mano a mano le reazioni del nostro corpo e aumentare gradualmente finchè non si trova la tose che va bene per noi, senza creare flautolenza o problemi intestinali che indicano che abbiano raggiunto la nostra Tolleranza Intestinale.

Tendenzialmente è bene assumere una media di 3-4 grammi al giorno suddivisi durante l’arco della giornata, ma ognuno di noi ha dosaggi diversi rispetto al proprio organismo e alle proprie condizioni di salute.
Durante una malattia o forte stato di stress il fabbisogno di Vitamina C aumenta molto.

Suddividerla durante l’arco della giornata va bene perchè la vitamina C ha un emivita breve e assumerla una media di 3/4 volte al giorno sarebbe meglio. In casi di fasi acute di malattie il dosaggio aumenta e anche la frequenza di assunzione, calcolandola in 1/2 ore.

Nella somministrazione della vitamina C bisogna seguire anche alcune semplici regole di conservazione e somministrazione. Essendo facilmente ossidabile, sensibile al calore e alla luce è preferibile usare  un cucchiaino di plastica per verdarla nel bicchiere di vetro e amagari se chi pensa che può danneggiare lo smalto dei denti può utilizzare la cannuccia per berla.
La polvere non deve venire in contatto con metalli,a eccezione dell’acciaio inox.
Deve essere tenuta nella sua confezione originale oppure barattolo ben chiuso,lontano da fonti di calore, lontano dall’umidità,e dalla luce.

Se la vitamina C si ossida assume colorazione giallo-giallo chiaro e non va assolutamente ingerita in questo caso.

Controindicazioni per i dosaggi superiori al grammo o due sono: insufficienza renale, emocromatosi, e favismo.

Ci sono alcuni farmaci che possono avere interazioni con la vitamina C e potete vedere a questo link.

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Cenni storici medici sull’utilizzo di vitamina C

Negli anni ’70, Irwin Stone, con una serie di articoli scientifici e un libro, intitolato “The healing factor”, porta all’attenzione del mondo il problema dell'”ipoascorbemia” (ossia della carenza cronica di Vitamina C. È noto che la carenza acuta di Vitamina C determina lo scorbuto, malattia gravissima e fatale se non trattata. Ma la scoperta fondamentale, fatta da biochimico americano, è che  il nostro fabbisogno di Vitamina C non è affatto nell’ordine dei milligrammi, ma dei grammi al giorno.

L’uomo è uno dei rarissimi mammiferi non più in grado di produrre la Vitamina C per proprio conto e poiché con la sola dieta non è possibile raggiungere quantità nell’ordine dei grammi, tutti ci troviamo in una condizione di carenza subacuta di Vitamina C, che l’Autore definisce “scorbuto cronico subclinico”, ritenendolo il principale responsabile di tutte le malattie che affliggono la specie umana.

Stone, negli anni ’70, conosce Linus Pauling, (unico uomo al mondo premiato due volte con il Nobel), inizia l’epoca d’oro della Vitamina C che vede proprio in Pauling il più fervente ed accanito sostenitore dell’impiego delle alte dosi della Vitamina per curare praticamente tutte le malattie.

Nel 1976 – 78, insieme a Ewan Cameron, Pauling pubblica due articoli nei quali dimostra che 10 grammi al giorno di Vitamina C, somministrati inizialmente per via endovenosa e successivamente per via orale, prolungano la sopravvivenza e migliorano la qualità della vita dei pazienti.

Gli studi e gli esperimenti sulle potenzialità che la vitamina C anche nella cura dei tumori vengono affossati fino a quando nel 2005, gli studi di Chen e coll. riportano alla luce gli effetti anti tumorali dell’ascorbato di sodio (Vitamina C) con degli studi in vitro che dimostrano, inequivocabilmente, la marcata efficacia delle alte concentrazioni di Vitamina C, nel distruggere le cellule tumorali in vitro. Gli studi in vitro si moltiplicano ed iniziano, sulla base di questi esperimenti, una serie di “trials” clinici volti a dimostrare l’efficacia della Vitamina C anche in vivo. Ma rimangono dei problemi, legati soprattutto alle modalità di somministrazione e ad alcuni aspetti che devono essere meglio indagati.

La controversia sulla reale possibilità di sfruttare la Vitamina C ad alte dosi nel trattamento del cancro rimane aperta fino a quando, nel 2015, Science pubblica un articolo nel quale si dimostra che nei tumori del colon retto (quelli usati dagli oncologi della Mayo Clinic per valutare l’efficacia della Vitamina C!) con mutazioni dei geni KRAS e BRAF, la Vitamina C ad alte dosi distrugge selettivamente le sole cellule tumorali. Dopo 40 anni, gli autori sono costretti ad ammettere che Linus Pauling aveva ragione.

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