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Coronavirus, quanto dura sulle superfici e quali sono quelle più contaminate.

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coronavirus superfici

I coronavirus possono resistere anche a lungo sulle superifici, ma con una buona disinfezione si inattivano facilmente

Quanto resiste il nuovo coronavirus sulle superfici?

Partiamo dalla risposta “istituzionale” al quesito, fornita dal Ministro della Sanità nella pagina dedicata alle domande e risposte su questo coronavirus. “Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina)”.

Le superfici più contaminate

Le maniglie, le pulsantiere, le tastiere, gli smartphone, i sostegni nei mezzi pubblici sono continuamente utilizzati. Tramite queste superfici si può venire in contatto con i virus, raccolti dalle mani e portati poi all’interno del proprio organismo attraverso le mucose di occhi, naso e bocca (di qui l’indicazione di non toccarsi il viso con le mani sporche e di lavarle spesso). Il nodo allora è quanto riesca il Covid-19 a vivere sulle superfici.

Il sito del ministero della Salute, nella sua pagina informativa sul coronavirus, scrive in proposito: «Le informazioni preliminari suggeriscono che il virus possa sopravvivere alcune ore, anche se è ancora in fase di studio. L’utilizzo di semplici disinfettanti è in grado di uccidere il virus annullando la sua capacità di infettare le persone, per esempio disinfettanti contenenti alcol (etanolo) al 75% o a base di cloro all’1% (candeggina)».

Gli studi sugli altri coronavirus

Tuttavia la ricerca è ancora aperta su molte caratteristiche del nuovo coronavirus come la durata dell’incubazione, la capacità di contagio e appunto la sopravvivenza su oggetti e superfici.

Un esercito di ricercatori è impegnato a studiare il Covid-19 tanto con l’obiettivo di combattere l’epidemia quanto di mettere a punto un vaccino. Una risposta definitiva sulla longevità del virione non pare esser stata ancora trovata, tanto che l’informativa del ministero parla di «informazioni preliminari».

Ad oggi sono comunque state eseguite molte ricerche sulla famiglia dei coronavirus, in particolare su quello responsabile dell’epidemia di Sars, con quale anche il Covid-19 è imparentato. In base a questi studi, il virus può restare attivo su superfici come vetro, plastica e metallo fino a 9 giorni. Il coronavirus che causa la Mers ha capacità simili, così come altri coronavirus che infettano gli animali e non gli esseri umani.

Ma per il Covid-19 non vi sono dati certi e i virologi hanno anche ammonito sulle mutazioni del virus. Le condizioni ambientali rappresentano poi una variabile capace di influire sulla capacità dei coronavirus di resistere sulle superfici.

Come tenere pulite maniglie, scrivanie e tastiere

In ogni caso, il coronavirus non può resistere ai disinfettanti più comuni, pertanto in questa fase è buona norma una disinfezione degli oggetti e superfici più utilizzate. Una soluzione contenente tra il 60 e il 70 per cento di etanolo (alcol etilico) inattiva il coronavirus, oppure l’impiego di una soluzione di acqua ossigenata allo 0,5 per cento o di candeggina (sodio ipoclorito) allo 0,1 per cento, oppure anche un disinfettante che si può fare in casa sulla base di una ricetta dell’Organizzazione mondiale della Sanità.

Dalle pulsantiere (bancomat) alle tastiere (computer), dalle maniglie alle scrivanie le superfici possono essere contaminate e generare contagi indipendentemente dalla longevità del virione del Covid-19. Ancora una volta il sistema più efficace di contrasto al coronavirus è, come insistono gli esperti, quello di lavarsi le mani accuratamente con acqua e sapone e non portarsi mai le mani a bocca e occhi.

I raggi solari come possibili alleati

Il nuovo Coronavirus è un nemico invisibile ma “stiamo comprendendo che il Covid-19 può rimanere attivo per molte ore, forse anche giorni su alcune superfici, ma notiamo che i raggi Uva del Sole aiutano a degradare questi patogeni”.

 

A riferirlo all’Adnkronos è il chimico del centro Scitec del CnrMatteo Guidotti. Il Covid-19 , spiega Guidotti, ” è ancora poco conosciuto” e gli studi su cui si basano in queste ore gli scienziati “sono per lo più in relazione ai ‘vecchi’ coronavirus come Sars e Mers, ma riusciamo già a comprendere che il nuovo coronavirus resta attivo sulle superfici per ore, anche giorni, in base a fattori legati alla temperatura, all’umidità atmosferica e all’irraggiamento solare”.

 

Su quest’ultimo aspetto, il chimico del Cnr evidenzia che “i raggi solari Uva, quelli che ci fanno abbronzare, aiutano a degradare più velocemente questi patogeni, se ad esempio esponiamo al Sole una superficie di plastica ‘infettata’, l’irraggiamento aiuta”.

Ritirato lo studio cinese sul contagio a distanza di oltre 4,5 metri

E’ stato invece ritirato lo studio condotto da epidemiologi cinesi, pubblicato sul Practical Preventive Medicine, in cui si sosteneva che il virus potrebbe riuscire a diffondersi, e dunque causare un contagio, anche a distanze più alte rispetto a quelle indicate dagli esperti per rimanere in sicurezza, ovvero fino a 4,5 metri.

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