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Green pass bocciato dal Garante Privacy

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Il Garante Privacy interviene sul green pass. Secondo l’Autorità viola la privacy: urge intervento a tutela dei diritti dei cittadini.

Secondo l’Autorità, il green pass, entrato in vigore con il Decreto Riaperture, va contro la normativa GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati).

Green pass: cos’è?

Il Governo ha da poco approvato il Decreto Riaperture che, tra le varie misure, introduce i Green Pass Covid-19, anche chiamati certificazione verde, che regoleranno gli spostamenti tra le Regioni.

Le certificazioni saranno tre, sia in forma cartacea che digitale:

  • Vaccinazione;
  • Guarigione;
  • Negatività al test.

La certificazione può essere usata per l’entrata o l’uscita dai territori delle regioni in zona rossa o arancione, ma potrebbe essere utilizzato anche per l’accesso a eventi, convegni, fieri e congressi.

Garante Privacy contro Green pass

Già gli scorsi mesi, l’Autorità aveva rappresentato alla commissione affari costituzionali del Senato la necessità di essere coinvolta nel processo legislativo dell’introduzione dei passaporti vaccinali.

Nonostante le richieste passate e gli appelli a Mario Draghi da parte dell’autorità, il decreto è stato approvato.

L’Autorità ha dunque mandato un avvertimento formale previsto dalla legge a Palazzo Chigi, nel quale comunica la presenza di diversi errori commessi dal governo nelle norme sul green pass.

Diverse criticità

Secondo il Garante il decreto legge n. 52 del 22 aprile 2021 presenta una serie di criticità in merito alla creazione e gestione dei Green pass.

L’autorità ha, innanzitutto, rilevato la violazione del GDPR, secondo cui è obbligatorio consultare l’autorità prima di approvare le norme basate sull’uso dei dati personali. Il carattere di urgenza non costituisce condizione ostativa al preventivo coinvolgimento dell’autorità.

Il Garante ha aggiunto, inoltre, che:

Il decreto Riaperture non garantisce una base normativa idonea per l’introduzione e l’utilizzo dei certificati verdi su scala nazionale, ed è gravemente incompleto in materia di protezione dei dati, privo di una valutazione dei possibili rischi su larga scala per i diritti e le libertà personali.

L’autorità evidenzia che il decreto  non specifica neanche le finalità del trattamento dei dati sulla salute e, di conseguenza, ciò non permette di valutare la compatibilità con la certificazione europea (Digital Green Certificate).

Il Garante, infine, sottolinea la violazione del principio di minimizzazione dei dati. I tre modelli di certificazione comportano un uso eccessivo di dati che potrebbero anche essere inesatti o non aggiornati.

Garante boccia il Green pass

Il Garante ha dunque bocciato l’attività del Governo sulla creazione dei green pass. L’autorità ha avvertito il governo: non sono stati previsti tempi di conservazione dei dati o misure adeguate per garantire la loro riservatezza.

Il Garante ha chiesto dunque che la disciplina venga opportunamente modificata con un intervento urgente a tutela dei diritti e delle libertà delle persone.

L’autorità, infine, ha criticato direttamente il Governo: una consultazione preventiva sarebbe stata sufficiente per arrivare ad una soluzione conforme alle norme sulla tutela della privacy.

Fonte: sicurezza.net

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