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Creme solari a protezione 50, Altroconsumo: “In due prodotti il fattore non supera il 20”

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L’associazione ha analizzato diversi prodotti sul mercato, scoprendo che in due casi il fattore 50+, indicato per i più piccoli, è solo sulla carta.

Affidare la pelle dei propri bambini a una crema solare e poi scoprire che il fattore di protezione reale è inferiore di 30 punti rispetto a quanto dichiarato. È quanto sta accadendo a molti consumatori italiani dopo che l’associazione Altroconsumo ha pubblicato i risultati dei suoi test su 16 prodotti. Due dei quali sono risultati non conformi. Si tratta di una crema Rilastil e di una Isdin. Il primo prodotto è il Baby transparent spray wet skin 200 ml, il secondo è il Transparent spray wet skin da 200 ml.

Entrambi indicano il fattore di protezione (Spf) 50+ adatto, quindi, alla pelle dei bambini che è più delicata e sensibile di quella degli adulti. Ma secondo i test effettuati da Altroconsumo l’Spf sarebbe molto più basso: rispettivamente 20,9 e 16,5 per Rilastil e Isdin. Analisi ripetute, in seconda battuta, da un laboratorio indipendente che ha rivisto al ribasso quelle precedenti: fattore di protezione 16,3 per la crema Rilastil e 14,1 per Isdin. Altroconsumo ha quindi segnalato entrambe le creme al ministero della Salute chiedendo il ritiro dei lotti dal mercato.

Le due aziende coinvolte avevano già risposto ad Altroconsumo a giugno, quando erano usciti i risultati dei primi test: Rilastil sostenendo che i propri test confermavano il livello di protezione 50+ dichiarato in etichetta; Isdin ribattendo che il campione analizzato a giugno era stato acquistato in Spagna e non apparteneva a un lotto in vendita in Italia. Ma anche l’analisi del campione acquistato in Italia ha dato esiti identici al primo test dell’associazione di consumatori, secondo la quale le due creme hanno un’altra criticità.

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Questi prodotti infatti devono proteggere sia dai raggi Uvb (che possono causare eritemi) che dai raggi Uva (i più penetranti e pericolosi). In etichetta, però, è segnalato solo il fattore di protezione dagli Uvb, mentre per gli Uva bisogna affidarsi al produttore. Una raccomandazione europea chiede che la protezione dai raggi Uva sia almeno un terzo dell’Spf dichiarato in etichetta. Parametro, questo, non rispettato né dalla crema Rilastil né da quella Isdin.

L’analisi è stata estesa anche alle sostanze utilizzate per produrre la crema solare. E in questo caso il lotto dei prodotti bacchettati da Altroconsumo si estende. Interferenti endocrini sono stati riscontrati in:

  • Uriage bariésun spray kids 200 ml
  • Coop latte solare spray per bambini 200 ml
  • Chicco spray solare 150 ml
  • Bilboa bimbi spray solare molti-posizione 150 ml
  • RIlastil Baby transparent spray wet skin 200 ml, del quale abbiamo già parlato.

In particolare, la sostanza trovata nei test è il filtro solare ethylhexyl methoxycinnamate, che potrebbe alterare l’equilibrio ormonale dei bambini. Sul suo sito, Altroconsumo ha pubblicato i risultati integrali del test, dove è possibile scoprire quali sono le migliori sul mercato che non sempre coincidono con le più care. Per risparmiare c’è anche chi le creme solari se le prepara in casa: una moda che gli esperti hanno però sconsigliato di seguire anzitutto per la propria sicurezza.

In risposta all’indagine di Altroconsumo, Isdin si è difesa in una nota sottolineando che ci sono due studi indipendenti – risalenti al 2015 e 2017 – che certificano che “il Prodotto ha un SPF 50+ d’accordo con la norma ISO 24444:2010”. E altrettanti studi – datati questa volta la marzo e aprile 2018 – “evidenziano che il Prodotto ha un UVA-PF superiore a 20 d’accordo con la norma ISO 24444:2010”. Informazioni “a riprova dell’efficacia e di quanto dichiarato in pubblicità e nelle comunicazioni del Prodotto” che l’azienda dice di aver trasmesso ad Altroconsumo, senza che questa ne tenesse conto. “Il consumatore – dice Isdin – può essere sicuro che le affermazioni e indicazioni che compaiono sul packaging del Prodotto sono supportate da Studi Indipendenti effettuati da enti e organizzazioni di certificazione di primo livello.

www.repubblica.it

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