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Dalla senatrice Dirindin aspre critiche sul Dl Lorenzin, ma poi lo ritiene costituzionale

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Dalla senatrice Nerina Dirindin: “in queste settimane si discute molto di vaccinazioni e rischi per la salute pubblica. Il dibattito si è sviluppato a partire da posizioni estreme, a favore o contro i vaccini, a prescindere dai dati e dalle evidenze scientifiche e a dispetto della complessità e delicatezza del tema. Evitare errori tecnici e azioni inefficaci è comunque necessario, a maggior ragione quando si tratta della salute dei minori.”

Concorrenza politico elettorale e aspirazione a specifici benefici

“Confesso che mi sono chiesta più volte se era opportuno scrivere un altro pezzo sulla questione vaccini: da un lato il tema è oggettivamente difficile da trattare e dall’altro si corre il rischio di contribuire ad alimentare la sfiducia nelle istituzioni.

Ma il rischio che un decreto legge, che contiene importanti errori tecnici e adotta strumenti privi di adeguate evidenze scientifiche, venga convertito in legge e produca effetti sulla credibilità della prevenzione delle malattie infettive e sull’adesione alle vaccinazioni sicure ed efficaci mi induce a offrire ancora una volta qualche elemento di approfondimento.

In attesa di risposte nel merito e a costo di essere accomunata ai tanti che gridano e disorientano i cittadini.Per quanto capisco, il tema sembra attenere più a questioni di concorrenza politico-elettorale (ricerca di consenso e di finanziamenti), di compiacenza nei confronti di alcuni poteri (economici e politici) e di aspirazioni a specifici benefici (remunerazione per prestazioni aggiuntive, risorse per cattedre universitarie, nuovi ruoli per alcuni professionisti): gli aspetti inerenti la protezione contro le malattie infettive prevenibili con vaccinazione sembrano essere, ma mi auguro di potermi ricredere, il mezzo anziché il fine.”

La diffusa (salvo autorevoli voci inascoltate) adesione acritica a un decreto legge a mio giudizio inadeguato è il segno del nostro tempo:

“Ci si accontenta di generalizzazioni (tutti i vaccini e tutte le malattie infettive sono uguali: 12 vaccini obbligatori per tutti, da 0 a 16 anni), si interviene con strumenti di “polizia sanitaria” che stridono con la moderna cultura della promozione della salute (fino a evocare la sospensione della responsabilità genitoriale), si scaricano sui cittadini una montagna di adempimenti burocratici (anche quando i certificati di avvenuta vaccinazione potrebbero essere acquisiti d’ufficio), si liquidano i problemi applicativi e le difficoltà organizzative con semplici rinvii a responsabilità di altri soggetti (come se le difficoltà delle aziende sanitarie e delle istituzioni scolastiche fossero irrilevanti), si rinuncia a qualunque analisi dei fattori che hanno portato all’aumento della esitazione vaccinale.

Si interviene con durezza imponendo l’obbligatorietà quasi a punire chi si permette di chiedere più informazione e servizi vaccinali più disponibili. Il tutto alimentando un allarme che purtroppo rischia di accrescere anziché risolvere i problemi.

Nel frattempo, ci si accontenta di relazioni sommarie e di dichiarazioni sbrigative, mentre ci sarebbe un gran bisogno di ricostituire un rapporto di fiducia fra cittadini, scienza e politica.”

Sulla scientificità del dibattito

“La crescita del rifiuto delle vaccinazioni testimonia una crisi di credibilità delle nostre istituzioni sanitarie. Il fenomeno non è nuovo e pensare si affrontarlo “silenziando” il dissenso con la coercizione è miope e pericoloso.

Vanno affrontate le ragioni del rifiuto e quelle della crisi di autorevolezza. Non contribuiscono certamente a migliorare il clima i comportamenti dei massimi responsabili sanitari del Paese. L’affermazione che tutte le decisioni riguardanti gli obblighi vaccinali derivano dall’applicazione di rigorosi criteri scientifici contrasta, almeno in parte, con le informazioni messe a disposizione dalle istituzioni sanitarie, con il comportamento mediatico dei vertici e con le stesse affermazioni del ministro.

Sarebbe auspicabile che le massime autorità sanitarie del nostro Paese fossero i portatori delle migliori informazioni disponibili. Dovrebbero svolgere un ruolo di riferimento equilibrato e documentato. Dovrebbero essere arbitri della contesa, aiutando il Governo e il Parlamento a compiere la scelta più appropriata.

Invece si comportano apertamente come tifosi, sostenitori a priori delle proprie tesi e denigratori delle persone che espongono argomenti critici, anziché contro-argomentare con dati ed evidenze. Il metodo scientifico si fregia di essere, innanzitutto, verificabile. Le sue conclusioni sono solo provvisorie e il progresso delle conoscenze si nutre sia delle prove a sostegno sia di quelle contrarie.

La senatrice Dirindin analizza le varie patologie utilizzando le solite categorie come la famosa ” immunità di gregge “, ma poi si concentra sul morbillo, l’unico vero motivo di preoccupazione da tutti riconosciuto. Ebbene in questo Dl Lorenzin non viene fatto cenno alla durata e alla natura dell’epidemia in corso.

Uno sguardo ai dati avrebbe consentito di apprezzare che la soglia critica non è mai stata raggiunta (se c’è, il rischio attuale persiste almeno da 20 anni), che l’epidemia è iniziata 10 anni fa (attualmente è in regressione) e che una politica vaccinale efficace suggerirebbe di vaccinare anche i giovani adulti e, soprattutto, gli operatori sanitari.

Per non parlare delle questioni applicative, sulle quali si stanno pronunciando le regioni, che non possono essere trascurate se si intende intervenire seriamente e in modo ordinato.

Le lacune e le imprecisioni lasciano purtroppo aperti tutti i quesiti sul perché dell’accanimento inflessibile. Nessuno sottovaluta l’importanza delle vaccinazioni; nessuno vuole istituzioni indifferenti alle epidemie. Ma la gestione dei rischi richiede capacità di analisi e di intervento, altrimenti si crea solo allarme e si alimentano le esitazioni delle tante giovani mamme che chiedono trasparenza e completezza delle informazioni. E ciò può produrre effetti boomerang molto pesanti.

Insomma: se questo è il rigore scientifico su cui si basano le indicazioni credo ci siano ampi spazi per discuterne e per migliorare le strategie. Se questa è la serietà dei vertici sanitari del Paese non stupisce che cresca la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni. Sono peraltro certa che il Parlamento lavorerà per garantire maggiore solidità ed efficacia al provvedimento.”

Peccato che poi, dopo tanti bei ragionamenti e parole, poi alla conta dei fatti la senatrice Dirindin abbia votato il Sì alla costituzionalità del decreto.

Visti tutti i dubbi e i presupposti reali, che tutte le persone di buon senso ormai intuiscono, sarebbe stato davvero un atto di dignità e di difesa della cittadinanza votare NO a questo tipo di impianti legislativi.

Magari per poi proporre un piano vaccinale serio, non impostato sulla paura e sulla guerra ai cittadini, che va a toccare aspetti fondamentali delle libertà individuali; tutti concetti che ai Padri Costituenti erano ben noti, ma che questa classe dirigente del XXI secolo, ha riposto in soffitta da un bel pezzo.

fonte: http://www.sanita24.ilsole24ore.com/

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