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Via obbligo di mascherina, ma tanti continuano ad usarla anche all’aperto sotto al sole

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coronavirus e clima percezione del rischio

PADOVA, 1 GIU – E’ ancora un panorama di mascherine per strada quello visto oggi in Veneto, nel giorno in cui, per effetto dell’ordinanza regionale, cade l’obbligo di usarle per strada. Ma l’abitudine, e la cautela, hanno fatto si’ che molte persone continuino a portarle al volto.

Era così nelle piazze di Padova, dove in media stamane 8 passanti su 10 l’avevano ancora sul volto, o al collo – “preferiamo continuare a metterla per non rischiare di contagiare o essere contagiati” hanno spiegato due ragazzi, e in piazza Bra a Verona, accanto all’Arena, dove pochi giovani passeggiavano senza indossare la protezione per bocca e naso.

Più ‘libera’ Venezia, in questi giorni semi-invasa dai turisti locali, dove si sono notate alcune comitive di vacanzieri senza mascherina, soprattutto famiglie o gruppi di amici: chi la teneva abbassata sul collo, ma anche diversi che non la indossavano proprio, mentre scattavano foto degli scorci più suggestivi, a San Marco o sul Ponte della Paglia.

Il Primario del San Raffeale Zangrillo: “Da un punto di vista clinico il virus non esiste più, qualcuno vuole terrorizzare il paese”

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zangrillo

Il primario del San Raffaele di Milano, direttore della terapia intensiva: “Sono tre mesi che sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero”. Il componente del comitato tecnico scientifico: “Sbagliati i messaggi fuorivianti”

Il Covid-19 “dal punto di vista clinico non esiste più”. Ne è convinto il primario del San Raffaele di Milano Alberto Zangrillo, direttore della terapia intensiva. Parole che hanno immediatamente infiammato la polemica tra gli esperti, con espressioni di sconcerto e di condanna soprattutto da parte degli “scienziati” che fanno parte del comitato tecnico scientifico.

Tutto è cominciato durante la trasmissione Mezz’ora in più su Raitre, quando a proposito delle osservazioni sulla situazione della Regione Lombardia, Zangrillo ha detto: “Mi viene veramente da ridere.

Oggi è il 31 di maggio e circa un mese fa sentivamo gli epidemiologi dire di temere grandemente una nuova ondata per la fine del mese/inizio di giugno e chissà quanti posti di terapia intensiva ci sarebbero stati da occupare. In realtà il virus, praticamente, dal punto di vista clinico non esiste più”.

“Questo – ha aggiunto – lo dice l’Università vita-salute San Raffaele, lo dice uno studio fatto dal virologo e direttore dell’Istituto di virologia, professor Clementi, lo dice, insieme alla Emory University di Atlanta, il professor Silvestri. I tamponi eseguiti negli ultimi 10 giorni hanno una carica virale dal punto di vista quantitativo assolutamente infinitesimale rispetto a quelli eseguiti su pazienti di un mese, due mesi fa.

Lo dico consapevole del dramma che hanno vissuto i pazienti che non ce l’hanno fatta, ma non si può continuare a portare l’attenzione, anche in modo ridicolo, dando la parola non ai clinici, non ai virologi veri, ma a quelli che si auto-proclamano professori: il virus dal punto di vista clinico non esiste più”. Lucia Annunziata, la conduttrice della trasmissione, ha replicato: “È una frase molto forte quella che lei dice, professore”. E il clinico di rimando: “La firmo”.

A quel punto il dott. Zangrillo va oltre e chiede al dott. Cartabellotta, presentato dallo stesso come Presidente di una società che propone la “evidence based medicine”: ” Ma quale evidenza migliore, se io mi prendo la responsabilità di affermare che da oltre un mese al San Raffaele non arriva più nessun malato che non meriti neanche di essere curato in semi-intensiva? Questa è una evidenza, oppure al San Raffaele siamo soltanto fortunati che non arrivano casi gravi?”.

Il Dott. Cartabellotta, sostanzialmente sulla bassa virulenza del virus conferma la tesi di Zangrillo, ma poi si inerpica nelle solite teorie del tracciamento ad ogni costo e della possibilità che ci siano nuovi mezzi di contagio ecc ecc. A quel punto Cartabellotta è stato provocato dalla conduttrice per aver detto in settimana che c’erano stati addirittura dei “magheggi” sui dati e lo accusa implicitamente di essere stato ” domato ” dalle tesi di Zangrillo.

Il Prof. Zangrillo ci tiene a ribadire le sue tesi in risposta alle elaborazioni di Cartabellotta, incalzato dalla Annunziata, ribadendo la forza di quanto afferma come co-rettore dell’Università:

“Sono tre mesi che tutti ci sciorinano una serie di numeri che hanno evidenza zero, che hanno valore zero: siamo passati da Borrelli, da Brusaferro, al presidente del Consiglio superiore di sanità. Tutto questo ha portato a bloccare l’Italia mentre noi lavoravamo e adesso noi, che abbiamo visto il dramma, chiediamo di poter ripartire velocemente perché vogliamo curare le persone che altrimenti non riusciamo a curare.

Non ce ne frega niente né del campionato né di dove vanno in vacanza gli italiani, ma dobbiamo ritornare a un Paese normale perché ci sono tutte le evidenze che questo Paese possa tornare ad avere da oggi una vita normale”.

Secondo il professore, “c’è un solo numero che vale” ed “è l’evidenza: noi in questo Paese abbiamo sentito un mese fa un professore di Boston, che è un epidemiologo-statistico che si chiama Vespignani, condizionare le scelte del governo dicendo che andavano costruiti 151 mila posti di terapia intensiva.

Domani uscirà un editoriale a firma mia e del professore Gattinoni in cui diciamo ufficialmente perché questo non va bene, perché è una frenesia, perché terrorizzare il Paese è qualcosa di cui qualcuno si deve assumere le responsabilità, perché i nostri pronto soccorso e i nostri reparti di terapia intensiva sono vuoti e perché la Mers e la Sars, le due precedenti epidemie, sono scomparse per sempre e quindi è auspicabile che capiti anche per la terza epidemia da coronavirus. Dovremo stare attentissimi, prepararci, ma non ucciderci da soli”.

Ascolta l’audio delle affermazioni del Prof. Zangrillo

Morti Covid, tutte le bugie in Europa. Ecco i dati reali della Gabbanelli

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plasma iperimmune
Ogni giorno tutti i Paesi d’Europa (e non solo) comunicano i bollettini ufficiali con contagi e decessi. Ma, in particolare sul numero di vittime, quanto sono davvero attendibili Italia, Spagna, Regno Unito, Francia, Svezia, Svizzera e Paesi Bassi?
Per la Germania e il Belgio non è possibile saperlo, perché non comunicano ancora i dati necessari a scoprirlo. In base alle statistiche ufficiali, oggi l’Italia è il Paese europeo più colpito dopo la Spagna. Il drammatico bilancio delle vittime, ormai intorno alle 27 mila, è addirittura il più alto. Per capire, però, il reale impatto del virus sul nostro Paese rispetto al resto d’Europa bisogna sapere chi dice davvero la verità e quanto è ridimensionato il numero dei decessi.
I dati sulle morti da Covid-19, che ci vengono comunicati quotidianamente dalla Protezione civile, si riferiscono solo ai pazienti con una diagnosi accertata tramite il tampone, e quindi sono inferiori rispetto alla realtà. La stessa cosa avviene negli altri Paesi europei considerati.
Un’elaborazione dell’Istituto per gli studi di Politica internazionale(Ispi) sui morti registrati dai rispettivi Istituti di statistica nazionali, che Dataroom consulta in anteprima, ci permette di mettere a confronto Paese per Paese il numero dei morti di quest’anno con quelli degli anni precedenti.
La differenza dovrebbe corrispondere alle morti da Covid-19, ma rispetto ai dati comunicati durante i mesi dell’epidemia c’è una notevole distanza. Cosa vuol dire? Che sono i morti sottostimati, cioè i pazienti che hanno contratto la malattia ma non sono stati tamponati e quelli deceduti per effetti collaterali del coronavirus: dai pazienti con infarti, ictus, aneurismi, o altre patologie, non visitati e soccorsi in tempo a causa degli ospedali pieni.
Una volta individuato questo numero è possibile sapere anche quali sono i Paesi che hanno barato di più nella comunicazione e che hanno il tasso di mortalità in eccesso più alto per milione di abitanti.
Il confronto con gli anni precedenti

Il periodo preso in considerazione tra un Paese e l’altro può variare di qualche giorno, in base all’aggiornamento che ciascuno fa, ma vengono sempre analizzati i dati dei decessi fotografati dagli Istituti di statistica nazionali tra marzo e aprile 2020 rispetto alla media degli ultimi quattro anni (2015-2019).

Per avere un confronto attendibile ovviamente non sono paragonati i dati dell’ultimo minuto. Dimentichiamoci, allora, per un attimo i bollettini quotidiani e guardiamo i morti registrati dalle anagrafi. La Spagna conta 68.056 decessi contro i 39.981 dello stesso periodo negli anni precedenti. È il Paese dove la crescita è maggiore: più 70%.

I Paesi Bassi fanno registrare un più 50% (22.352 contro 14.895). Segue l’Italia con 78.757 decessi al 4 aprile contro 57.882. Gli ormai noti dati Istat ci dicono che a livello italiano l’aumento in media è del 36% (ben sappiamo, però, che la più colpita è la Lombardia con incrementi che arrivano a decuplicarsi nei comuni della Bergamasca).

Anche il Regno Unito registra un più 36% (63.842 contro 46.877). Poi Svizzera più 25%, Francia e Svezia più 20%.

Vittime reali e morti comunicati

Questo aumento dei decessi, in gergo statistico, viene definito «eccesso di mortalità». Per fare un passo in avanti occorre quantificare la distanza che c’è tra le vittime in più che si contano quest’anno e i morti che ci vengono comunicati tutti i giorni dalla Protezione civile e dalle autorità degli altri Paesi.

Il confronto fa emergere un numero: quello delle vittime non contemplate dai bollettini Covid-19, ovvero la sottostima. In cima alla graduatoria in termini assoluti c’è il Regno Unito (meno 8.184), poi la Spagna (meno 7.326), quindi l’Italia (meno 5.547), i Paesi Bassi (meno 3.797), la Francia (meno 3.679), la Svizzera (meno 339) e la Svezia (298). Annota il ricercatore dell’Ispi Matteo Villa: «Qui capiamo, ancora, cosa manca per un approccio più sistematico alla Fase 2: riuscire a tener traccia delle persone decedute è cruciale per poter comprendere come stia procedendo realmente l’epidemia in ciascun Paese».

La sottostima dei decessi Covid-19

È ovvio che non tutti i decessi in eccesso possono essere considerati di sicuro morti da Covid-19. Ma il numero è la spia più attendibile che possiamo avere sul reale tasso di incidenza dell’epidemia sulla popolazione, i cosidetti «effetti collaterali», che include appunto i decessi non da coronavirus, ma di pazienti che non sono riusciti a essere curati al meglio in un momento in cui gli ospedali sono stati travolti dai malati Covid-19.

Qui prendiamo in considerazione la differenza tra i decessi reali e quelli comunicati non più in termini assoluti, ma in percentuale. Ne esce la classifica dei Paesi con i bollettini meno affidabili. La sottostima maggiore è dei Paesi Bassi (104%), a ruota il Regno Unito (93%), la Francia (41%), l’Italia (36%), la Svezia e la Spagna (35%) e la Svizzera (34%).

«Non è vero che l’Italia sottostima i decessi molto più degli altri Paesi europei — sottolinea Villa —. Anzi, è sorprendente constatare come siano più o meno tutti in linea tra il 30 e il 40%, tranne Paesi Bassi e Regno Unito che invece sono molto lontani dagli altri». Complessivamente, la verità è che i dati comunicati sono sottostimati del 49%. Manca, insomma, all’appello una vittima su tre.

L’incidenza sulla popolazione

I dati reali — ossia i morti in più rispetto agli anni scorsi — ci permettono anche di sapere qual è il Paese europeo davvero più colpito per milione di abitanti. Spagna 663 decessi, Italia 586, Regno Unito 554, Paesi Bassi 524, Francia 482, Svezia 295, Svizzera 246. «Questa classifica è molto più realistica di quella che otterremmo utilizzando i soli numeri comunicati», riflette Villa.

Il caso Belgio

Il Belgio è un caso a sé, addirittura quasi ignorato. Non è possibile calcolare il numero reale di morti causati dalla pandemia perché non è aggiornato il registro con il numero totale dei decessi a marzo e aprile.

Il governo belga, però, dice di essere più trasparente rispetto al resto d’Europa perché, dentro ai suoi 7.200 morti Covid dichiarati, include anche i sintomatici non testati e le morti sospette dentro le case di riposo, dove si sta consumando una silenziosa strage: quasi il 50% dei morti.

Anche se prendiamo questo numero per buono, restano fuori dal conto tutti gli altri. Infatti se si confronta l’unico dato disponibile, ovvero la media dei decessi degli anni 2009-2018, si può vedere per esempio che dal 7 al 13 aprile il numero dei morti Covid-19 supera quello relativo a tutte le altre cause.

Resta il fatto che se vogliamo attenerci ai bollettini ufficiali comunicati da tutti i Paesi, il Belgio oggi conta il numero di decessi più alto di tutto il continente (e forse nel mondo): 597 per milione di abitanti, contro i 480 della Spagna e i 430 dell’Italia.

Un dato disastroso se si considera che non è solo un piccolo Paese dell’Unione (11 milioni di abitanti), ma rappresenta il cuore stesso dell’Europa. Bruxelles è la sede del Parlamento e della Commissione europea, e la ripartenza passa anche da lì. Eppure, sulla gestione della pandemia è anche il Paese sul quale ci sono meno informazioni.

Tg1: “Piantare alberi fa male al pianeta”. Anzaldi: “Dov’è la Task Force Rai anti fake news?”

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Disinformazione dalla principale testata giornalistica nazionale. Il Segretario della Vigilanza Rai chiede spiegazioni ad Antonio Di Bella

Secondo il Tg1 piantare alberi e riforestare danneggia l’ambiente. Il servizio del notiziario cita “nuovi studi” e “scienziati”, senza entrare nei dettagli, e dipinge a vividi colori scenari nei quali gli alberi creerebbero fra le altre cose un effetto serra a bassa quota facendo, in ultima analisi, più male che bene al pianeta.

Perplesso e interdetto come molti spettatori che hanno manifestato il proprio dissenso, il Segretario della Vigilanza Rai Michele Anzaldi, su Facebook, ha pubblicato il video tratto dal notiziario e, segnalando che, secondo il suddetto servizio del Tg1, “il rimboschimento non sempre aiuta” e “non ha alcun effetto positivo in Europa e Usa”, si domanda: “Che ne pensa la task force anti fake news di Di Bella?”.

In verità, effettuando una ricerca in rete, per trovare un riferimento scientifico alla notizia occorre risalire a uno studio di Robert Jackson del 2005 pubblicato in Italia sul Corriere della Sera nell’aprile del 2007, quando invece in questi tredici anni tale teoria è stata sviluppata e approfondita, e soprattutto argomentata.

Secondo i nuovi studi, per esempio quelli dell’ecologista Thomas Crowther del prestigiosissimo Politecnico Federale di Zurigo, studi pubblicati dal Guardian nel 2019 (clicca qui per leggere), il rimboschimento avrebbe invece “sbalorditive potenzialità nell’affrontare la crisi climatica” con la possibilità di piantare un trilione di alberi per catturare ingenti quantità di biossido di carbonio, mentre – secondo un’analisi pubblicata sul sito del WWF (clicca qui per leggere), “piantare alberi è bene, preservare le foreste già esistenti è meglio”.

Senz’altro, argomentazioni e dissertazioni non altrettanto semplicistiche come quelle veicolate del Tg1 in pochi minuti di servizio, nel quale si lascia intendere che gli alberi in fin dei conti siano perfino dannosi per l’ambiente.

Ci si domanda come mai, vieppiù, la principale testata giornalistica nazionale sia andata a riesumare uno studio del 2005 sbandierandolo come “nuovo”.

Unendoci al Segretario Anzaldi, ci domandiamo che cosa ne pensi, per l’appunto, Antonio di Bella e la tanto sbandierata Task Force – una delle molteplici istituite negli ultimi tempi in Rai – contro le fake news.

fonte: notizienazionali.it

Il dispositivo che ricrea il gusto del cibo senza ingerire nulla

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Un ricercatore giapponese, Homei Miyashita dell’Università Meiji in Giappone, ha ideato un dispositivo digitale in grado di ricreare il gusto del cibo attraverso la stimolazione elettrica della lingua.

Chiamato Norimaki Synthesizer, il dispositivo utilizza elettroliti inseriti in cinque stringhe di gel colorati, ognuno dei quali controlla i livelli di intensità di cinque sapori base: dolce, salato, acido, amaro e umani. Il termine meno familiare, umami, deriva dalla parola giapponese che definisce un gusto piacevole e sapido.

I 5 gel sono fatti di agar, un addensante utilizzato in cucina per realizzare gelatine con l’addizione di cinque differenti molecole: glicina, cloruro di magnesio, acido citrico, cloruro di sodio e glutammato monosodico, per far percepire alle papille gustative i cinque sapori fondamentali.

Il gusto virtuale avviene tramite elettroforesi, una tecnica che permette di muovere molecole all’interno di un fluido applicando un campo elettrico. La quantità di molecole dei gusti viene regolata tramite opportuni potenziometri collocati ad un’estremità del dispositivo. Quando la lingua entra in contatto con il dispositivo, l’utente percepisce tutti e cinque i gusti insieme, ma miscelandoli opportunamente in quantità differenti è possibile ricreare sapori specifici, illudendo il cervello.

Il dispositivo ha permesso agli utenti di provare il sapore di tutto, dalle caramelle gommose al sushi, senza dover mettere in bocca un singolo alimento.

Miyashita ha paragonato la capacità del dispositivo di aumentare la percezione del gusto alle immagini o monitor video: “I nostri occhi possono vedere bellissime immagini su uno schermo e persino formare una risposta emotiva, nonostante sappiano che ogni immagine non è altro che una serie di pixel rossi, blu e verdi a pulsazione continua di intensità e combinazioni variabili”.

La scoperta di sicuro apre nuove possibilità per l’interazione uomo-computer, fornendo uno strumento completamente nuovo per le esperienze multimediali e di sicuro innovativo per le diete del futuro.

Di seguito il video di presentazione del prototipo:

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Delirio transumanista del Ministro del 5G Pisano: “Uomo-Robot, avanti senza paura!” Dimissioni subito, non scherziamo!

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di Maurizio Martucci

Non scherziamo, un vero e proprio deliro transumanista! Le parole del Ministro dell’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione Paola Pisano si commentano da sole: con la scusa dell’inarrestabile progresso e del futuro fantascientifico sempre più alle porte, il tentativo di violare il Codice di Norimberga si manifesta alla luce del sole dopo soli tre mesi di dicastero. Svelato sui social l’abominevole progetto di fondere l’umanità con i cyborg, il 5G è solo l’inizio di un programma di ibridizzazione della specie.

Non c’è dubbio, siamo sotto attaccomicrochip, droni, digitalizzazione dell’esistenza e satelliti irradianti wireless dallo spazio sono l’inizio. Si salvi chi può! “Saranno i robot a salvare l’Uomo – scrive il ministro Pisano – Ne miglioreranno la vita, lo sottrarranno a rischi inutili e a lavori disumanizzanti e anzi gli permetteranno di migliorarsi e di migliorare la propria vita.” Le profezie turbo-illuministe dell’ex assessora di Torino puntano dritto al transumanesimo, cioè alla creazione di un ibrido, di un Uomo-Cyborg, con l‘Intelligenza artificiale destinata a soppiantare quella umana, così come posti di lavoro e risorse naturali dovranno farsi da parte. Proprio come si abbattono gli alberiSiamo all’anti-Uomoall’anti-Storia, all’anti-Natura. Chi l’ha deciso? Non si sa. Noi no. Ma così è.

Perché intanto “ci dobbiamo augurare il nuovo ibrido “uomo-macchina”, senza alcuna paura, perché alla parte macchina lasceremo i lavori usuranti, pericolosi e ripetitivi mentre alla parte uomo resterà l’intelligenza e la creatività. In Italia – chiude Paola Pisano senza più freni, nei panni della nuova mamma di Frankenstein  siamo già molto avanti e ci vorrebbe una vera “silicon Valley” della robotica, un hub produttivo dove sviluppare e far crescere il settoreD’altronde basta leggere i dati 2018 del WEF, citati da Bentivogli: nel 2025 perderemo 75 milioni di tipologie di lavoro ma ne creeremo 133 milioni. Quindi, benvenuti Robot e benvenuti a noi uomini e donne che non abbiamo paura del cambiamento dei nuovi lavori e delle nuove opportunità. Il mondo si trasforma siamo pronti ad osare? “

L’annuncio della Pisano prefigura il dischiudersi di un futuro disumano e distopico, uno scenario d’evoluzione apocalittica disegnato da 5G, rivoluzione digitale, chip dermali sottocutanei, nanorobotica, ma secondo alcuni anche da clonazione e tecnosessoAlgoritmi nel cervello, banca dati in cloud. L’ibrido uomo-macchina è dietro l’angolo.

E’ in ballo la nostra sopravvivenza. “Il transumanesimo è una prospettiva negativa sulla natura umana, unita a una visione tecnico-scientifica che immagina il “come” dovremmo migliorare – affermano gli accademici che hanno lanciato il manifesto contro il Trasnumnesimo e l’Intelligenza Artificiale – Questa prospettiva è sostenuta da una credenza superstiziosa nella scienza come salvifica tout court e da un astratto disprezzo per la nostra natura umana: la nostra fragilità, la nostra mortalità, la nostra senzienza, la nostra auto-consapevolezza e il nostro senso incarnato di “chi” siamo (distinto da ‘cosa’ siamo).

La gravità delle affermazioni della Ministra Pisano non lasciano altre soluzioni: nel chiederne le immediate dimissioni, gli italiani (esseri umani) devono interrogarsi sul ruolo che certe figure svolgono in alcuni posti chiave, decisionali per il presente ed il futuro delle prossime generazioni: a quale titolo una componente dell’esecutivo del Governo di un paese occidentale (sulla carta civile e democratico, culla di millenni di civiltà e tradizioni umanistiche) si è spinta a ricoprire il ruolo di madre surrogata di un inedito ibrido Uomo-Cyborg?

Tanto da sbandierare una vera e propria apologia al transumanesimo? Dimissioni subito e pubbliche scuse all’Umanità intera (e alla nostra intelligenza di esseri senzienti, liberi e non automi né telecomandati), dimissioni prima che continui a fare altri danni. E possa, poi, diventare troppo tardi.

“LE PRIME FORME, ANCORCHE’ GREZZE, DI INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE SIAMO RIUSCITI A CREARE FINO AD OGGI,SI SONO DIMOSTRATE MOLTO UTILI. MA IO CREDO CHE LO SVILUPPO DI UN’INTELLIGENZA ARTIFICIALE COMPLETA POTREBBE METTERE FINE ALLA RAZZA UMANA. QUANDO GLI UOMINI AVRANNO SVILUPPATO L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE, QUESTA PROGREDIREBBE IN MODO AUTONOMO, RIDEFINENDOSI SEMPRE PIU’ VELOCEMENTE.GLI ESSERI UMANI, LIMITATI DA UN’EVOLUZIONE BIOLOGICA PIU’ LENTA, NON POTREBBERO MANTENERE IL SUO PASSO E, INCAPACI DI COMPETERE,FINIREBBERO PER VENIRNE SCHIACCIATI“” (Stephen Hawking,cosmologo, fisico, matematico, astrofisico, accademico e divulgatore scientifico britannico, fra i più autorevoli e conosciuti fisici teorici al mondo).

RIPRODUZIONE CONSENTITA, CITANDO AUTORE E FONTE

“Dittatura orwelliana”: così i francesi sulla decisione del governo italiano di assumere 60.000 “assistenti civici” per distanziamento sociale

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boccia assistenti civici distanziamento sociale

Questa settimana il governo invierà 60.000 cosiddetti “Assistenti civici” per aiutare a svolgere attività di monitoraggio e assistenza – come la segnalazione di reati di allontanamento sociale o la mancanza di mascherine – durante la sua riapertura da lockdown, per prevenire una nuova ondata di infezioni, ha riferito AdnKronos.

Il governo assumerà in modo specifico i disoccupati che traggono vantaggio dalle prestazioni per effettuare il monitoraggio e la “base volontaria”. Coloro che si registreranno mostreranno un “grande senso civico” una nota del governo che annuncia il suddetto piano.

Gli informatori indosseranno un pettorale blu con le parole “Assistente civico” scritto su di esso e ricorderanno alle persone “Gentilmente” che i sacrifici devono ancora essere fatti per proteggere i vulnerabili, ha detto il ministro degli affari regionali Francesco Boccia al TG1. L’Italia è uno dei paesi europei più colpiti dal virus Covid-19, con oltre 32.000 morti e quasi 230.000 casi confermati.

Non sorprende, tuttavia, che il piano di spionaggio sociale non sia andato molto bene alla destra o alla sinistra della politica italiana.

Carlo Calenda, un deputato europeo del partito d’azione di sinistra, ha criticato la mossa “paternalista” , in un video pubblicato sui social network. Non è possibile che 60.000 persone senza esperienza e che non siano agenti delle forze dell’ordine possano andare in giro per il paese “Dire agli italiani cosa fare in base a regole che nessuno capisce”, ha detto.

Anche il presidente del partito di destra Fratelli d’Italia (Fratelli d’Italia), Giorgia Meloni, ha criticato il concetto in un post su Facebook, descrivendo le reclute pianificate come “milizia autorizzata dal governo  e accusando il governo di andare alla deriva verso l’autoritarismo.

L’ex primo ministro Matteo Renzi anche pesato , chiamando il piano di “demenza” e dicendo che se i locali sono aperti, la gente ci andrà. L’unico modo per far fronte all’afflusso è di avere un numero limitato autorizzato e procedure e controlli in atto per far rispettare queste regole.

Il piano ha anche suscitato indignazione e incredulità sui social media, con alcuni che si chiedono se dovrebbero mostrare documenti a persone che in realtà non sono dipendenti pubblici. L’economista e autrice Ilaria Bifarini descrive la situazione come una “dittatura orwelliana basata sull’odio e sulla sfiducia reciproca”.

Un altro tweeter ha messo in dubbio il motivo per cui le persone sono state casualmente per le strade a confrontarsi con grandi gruppi di giovani che possono bere alcolici, chiedendo: “qualcosa potrebbe andare storto?”

Roberto Burioni, l’accusa: “Conflitto d’interessi con case farmaceutiche”. Tirato in mezzo anche il Corsera

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burioni omeopatia

Roberto Burioni continua ad essere sotto attacco. Il Codacons non ha infatti alcuna intenzione di mollare l’osso e, stando a quanto riportato da affaritaliani.it, ha presentato l’ennesimo esposto contro il virologo marchigiano: “La motivazione fondamentale è un forte conflitto d’interessi, che ravvisiamo da tempo”.

Parole di Carlo Rienzi, presidente del Codacons che evidenzia presunti rapporti con case farmaceutiche che non sarebbero del tutto leciti. In particolare, vengono elencati i brevetti che farebbero capo a Burioni e vengono citate le sponsorizzazioni da parte di case farmaceutiche in varie attività e progetti.

Roberto Burioni, Alessandro Giuli: Perché il virologo divide come il Ct della Nazionale

A finire nel mirino del Codacons è anche il Corriere della Sera, “colpevole” di aver pubblicato a tutta pagina un articolo sull’ultimo libro pubblicato dal virologo (Virus, la grande sfida): “Abbiamo appreso che i proventi sarebbero andati alla ricerca sul coronavirus ma poi questo elemento non veniva riportato da nessuna parte – ha dichiarato Sonya De Sarli, l’avvocato del Codacons – quindi abbiamo ravvisato il pericolo di una pubblicità poco trasparente”.

E ovviamente non poteva mancare il passaggio su Che tempo che fa, l’unica trasmissione televisiva alla quale ha preso parte Burioni negli ultimi mesi: la contestazione mossa è che “in un momento di debolezza dei cittadini e consumatori, avrebbe giovato un’informazione pluralista, la possibilità di comprendere il problema facendo confronti tra diverse posizioni, invece la visione offerta è stata unilaterale”. Quindi piu che con Burioni in questo caso il Codacons ce l’ha con Fabio Fazio.

Usa, Trump ha firmato il decreto contro la censura che i social network effettuano sugli utenti, “Per difendere la libertà di parola”. Ecco cosa prevede

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L’ordine esecutivo renderà Più facile per le Authority intervenire per accertare se le compagnie sopprimano la libertà di espressione quando sospendono gli utenti, segnalano o cancellano i loro post. Jack Dorsey: “Continueremo a segnalare informazioni errate”. Zuckerberg contro Twitter: “Non siamo arbitri”.

Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per ridurre l’immunità di cui godono i social per i contenuti dei loro siti che li protegge da eventuali cause. È questa la mossa pensata dal tycoon dopo lo scontro nato con Twitter che ha introdotto uno strumento di verifica delle informazioni diffuse sulla propria piattaforma che, tra gli altri, ha bollato come “potenzialmente fuorvianti” alcuni tweet del presidente su possibili brogli dovuti al voto per posta negli Usa.

L’ordine esecutivo ha come obiettivo l’immunità concessa alle società attraverso la Sezione 230 del Communications Decency Act. Senza un’azione congressuale, tuttavia, ci sono limiti a ciò che un presidente può fare con l’ordine esecutivo. “Siamo qui oggi per difendere la libertà di parola da uno dei maggiori pericoli”, ha dichiarato l’inquilino della Casa Binaca durante una breve cerimonia di firma presso l’Ufficio Ovale alla Casa Bianca.

Contro il social dell’uccellino si è schierato anche il Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg: “Credo fortemente che Facebook non debba essere l’arbitro della verità di tutto ciò che la gente dice online – ha detto il Ceo in un’intervista a Fox – Le società private, specialmente queste piattaforme, probabilmente non dovrebbero essere nella posizione di farlo”.

Ma poco dopo, nell’attesa del preannunciato ordine esecutivo sui social, aggiunge: “In generale penso che la scelta di un governo di censurare una piattaforma perché è preoccupato della sua censura non sia la giusta reazione“.

Il presidente degli Stati Unitidopo aver annunciato ieri una riflessione sulla possibilità di regolamentare la libertà delle piattaforme o, addirittura, di chiuderle, è passato ai fatti per rendere più facile per le Authority, come la Federal Trade Commission, intervenire per accertare se compagnie come Twitter, Facebook, Google o Youtube sopprimano la libertà di espressione quando sospendono gli utenti, segnalano o cancellano i loro post. “Questo sarà un grande giorno per i social media e l’imparzialità”, aveva twittato il presidente.

La portavoce della Casa Bianca, Kayleigh McEnany aveva annunciato il provvedimento anche se non era stato diffuso alcun dettaglio attraverso i canali ufficiali: nel briefing con i giornalisti McEnany avevaconfermato che l’ordine esecutivo riguarda le protezioni legali di cui godono per i contenuti sulle loro piattaforme, e ha ribadito l’accusa che essi censurano le voci dei conservatori.

Da parte sua, il Ceo di Twitter, Jack Dorsey, in tre tweet aveva annunciato che “continueremo a segnalare informazioni errate o contestate sulle elezioni a livello globale”. I tweet di Trump, ha continuato il capo del social, “potrebbero indurre le persone a pensare erroneamente che non è necessario registrarsi per ottenere una scheda elettorale”. E, anticipando l’intervento di Zuckerberg, ha anche specificato che segnalare le informazioni errate “non ci rende un arbitro della verità”.

 

Palamara e le cene segrete, le accuse: “Una pizza tutti insieme per spartirsi le procure”

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luca palamara

Le chat depositate in procura a Perugia nell’ambito dell’inchiesta per corruzione

Perugia, 28 maggio 2020 – «Mercoledì organizziamo cenetta da me ore 21 solito gruppo ristretto e riservato, ti aspetto». Il solito gruppo sono Luca Palamara, ex consigliere del Csm, numero uno di Unicost, il deputato renziano Cosimo Ferri (ex magistrato) e due consiglieri all’epoca in carica a Palazzo dei Marescialli, Corrado Cartoni e Antonio Lepre, entrambi di Magistratura indipendente, la corrente conservatrice e moderata delle toghe che si dimetteranno in seguito allo scandalo sul cosiddetto ’mercato delle toghe’.

Le ’chat’ di Palamara, depositate dalla procura di Perugia nell’ambito dell’indagine per corruzione, continuano a ’parlare’, facendo emergere le trame per indirizzare le nomine negli uffici giudiziari di tutta Italia e il sottobosco di relazioni di cui godeva Palamara. Nei messaggini whatsapp ci sono proprio tutti: dagli auguri del numero uno dei Servizi, il generale Luciano Carta alle richieste di informazioni dell’ex capo della polizia Alessandro Pansa.

Da Maria Elena Boschi e Marco Minniti. Da Giovanni Nistri a Mario Parente e Tullio Del Sette. E poi cantanti (Claudio Baglioni e Antonello Venditti), attori come Raoul Bova e Anna Kanakis, e giornalisti. Parecchi. Alcuni contatti sono amici, altri conoscenti ai quali Palamara dissemina complimenti e auguri.

Altri invece si rivolgono a lui per interventi e consigli. Alcune chat sono spianate, come quella con l’imprenditore Fabrizio Centofanti. Ma torniamo agli incontri segreti. E’ il 5 gennaio 2019, 4 mesi prima che la riunione notturna dell’8 maggio 2019 in un albergo della capitale, intercettata grazie al trojan, restituisse all’opinione pubblica gli accordi per decidere le sorti delle procure più importanti della capitale.

Niente di male? Bè a quella riunione c’erano consiglieri del Csm in carica, insieme ad estranei: Palamara, Ferri e addirittura quel Luca Lotti, ex ministro indagato, proprio da Roma per l’affaire Consip. Ma dalle chat emerge che gli incontri riservati c’erano da un pezzo.

Se è vero, come è vero, che Cartoni propone di «estendere riunioni casa Palamara Loredana. Secondo me andrebbe fatto». La Loredana che il gruppetto vorrebbe coinvolgere potrebbe essere Loredana Miccichè, che però – avvertono – «basta che non lo dica a nessuno».

Dalla cena si passa al dopo cena: «Così risolvo problema con procuratore Venezia che mi vuole a cena e non posso portarlo», spiega il solito Ferri. «Facciamo tutti insieme altrimenti è un casino a parlare». All’epoca il trojan non era attivato ma facile che gli incontri riservati non servissero per decidere la prossima nazionale magistrati di calcio se dovevano restare segreti.

Il 22 gennaio Ferri propone: «Ma Lotti lo portiamo?». «Ti chiamo tra 5 minuti», taglia corto Palamara. Incontri così segreti da costringere Palamara a chiedere a moglie e figli di lasciargli casa libera: «Senti ti volevo dire, domani sera (è un’intercettazione del 17 aprile 2019, ndr) se faccio una cosa ristretta da me non è che potete usci tutti?».

Messi alla berlina fino alle 23.30. La moglie prova a protestare: «Basta che non entr… scusa Luca ma io fino alle undici e mezzo che faccio da mia sorella…». Per la cena segreta… pizza. «Che si può fare di pronto, senza pagà tanto…», chiede alla donna Palamara. Fino al fatidico 8 maggio.

Palamara scrive: «Come rimaniamo?». E Ferri: «Hotel champagne via principe Amedeo 82». Sono le 23.29 Palamara whatsappa: «Stiamo arrivando tutti». E’ la sera prima della fine.

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