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Dr. Gava: Tutte le informazioni utili e i consigli in merito al Coronavirus. Il Vademecum Definitivo

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roberto gava coronavirus

In questi giorni siamo bombardati da messaggi di grande allarme sanitario … che, nelle persone carenti di competenze specifiche, diventa essenzialmente paura.

La paura poi è origine di molti mali: diffidenze, divisioni, fughe, rinunce, reazioni emotive, contrasti, spese irrazionali e molto altro in base alle caratteristiche di ognuno di noi.
Alla fine, la paura della malattia può essa stessa creare malattia, perché crea tensione, stress e lo stress prolungato slatentizza i punti deboli della persona: può far salire la pressione, può causare aritmie cardiache, disturbare il sonno e la digestione … e alla fine indebolisce il sistema immunitario. Proprio quello che in questo periodo non deve avvenire!
La terapia è sempre la consapevolezza, che nasce dalla conoscenza e dal buon senso: fondamenti che la paura impulsiva ed emotiva non permette di ottenere.
Cerchiamo allora di conoscere questa infezione da Coronavirus e di capire cosa possiamo concretamente fare oggi alla luce dell’attuale situazione italiana.

Cosa dice la scienza sui Coronavirus

I Coronavirus sono una grande famiglia di virus respiratori a filamento singolo di RNA a senso positivo. Possiedono un diametro di circa 80-160 nm (1 nanometro è un milionesimo di millimetro) e il loro genoma è tra i più lunghi dei virus a RNA (conta circa 30.000 basi azotate).
Il nome “coronavirus” deriva dal loro aspetto al microscopio elettronico, dove le proteine a forma bulbosa poste sulla loro superficie esterna creano un’immagine di corona. Queste proteine sono proprio quelle che permettono al virus di attaccarsi alla membrana cellulare delle cellule che poi infetteranno. Il virus poi penetra all’interno della cellula obbligandola a codificare il suo RNA, le proteine dell’involucro esterno e quindi il virus intero che poi uscirà dalla cellula per infettare altre cellule e così via (1).
I comuni Coronavirus sono responsabili di patologie in mammiferi e uccelli, nei quali provocano diarrea (mucche e maiali) o malattie delle vie respiratorie (polli).
Nell’uomo, i comuni Coronavirus provocano infezioni respiratorie spesso di lieve entità come il raffreddore comune, ma in qualche caso possono causare polmoniti virali non gravi (i normali Coronavirus sono responsabili di circa il 20% di tutte le polmoniti virali), ma raramente possono causare anche una Sindrome Respiratoria Acuta Grave (SARS).
Come è accaduto con altri virus, anche alcuni Coronavirus specifici degli animali, e che normalmente non infettano la nostra specie, possono fare un “salto di specie” e passare all’uomo causando allora polmoniti molto gravi e occasionalmente potenzialmente letali.
In questo caso, la gravità della patologia dipende dal fatto che, se il virus è nuovo, il nostro sistema immunitario non lo conosce perché non è mai venuto a contatto con lui, non sa difendersi e subisce l’attacco che diventa particolarmente violento e pericoloso nei soggetti immunologicamente deboli o immunodepressi, specie gli anziani portatori di patologie croniche importanti o altri soggetti particolarmente deboli a livello immunitario, cardiopolmonare, renale o metabolico.
Oggi conosciamo 7 Coronavirus umani. I primi 4 dell’elenco seguente sono molto comuni (sono detti anche “virus del raffreddore”) e sono stati identificati negli anni ’60, mentre gli ultimi 3 sono stati identificati in questi ultimissimi anni:

  1. Human Coronavirus 229E (Coronavirus alpha).
  2. Human Coronavirus NL63 (Coronavirus alpha).
  3. Human Coronavirus OC43 (Coronavirus beta).
  4. Human Coronavirus HKU1 (Coronavirus beta).
  5. SARS-CoV (Coronavirus beta che ha causato la Severe Acute Respiratory Syndrome del 2002, epidemia partita dalla Cina che ha infettato circa 8.100 persone tra le quali ha provocato una mortalità del 9,5%)
  6. MERS-CoV (Coronavirus beta che ha causato la Middle East Respiratory Syndrome del 2012, epidemia partita dall’Arabia Saudita che ha infettato circa 2.500 persone tra le quali ha provocato una mortalità del 35%).
  7. CoVID-19 (nuovo Coronavirus della fine del 2019 che sta causando una sindrome respiratoria acuta grave che in una piccola minoranza di casi può portare a morte; l’epidemia/pandemia è partita da Wuhan, una città della Cina, dove ha infettato quasi 100.000 persone causando una mortalità stimata finora del 3%) (per i dati mondiali aggiornati vedi bibliografia 2).

TABELLA 1

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Il CoVID-19 è stato denominato “nuovo Coronavirus” perché è un nuovo ceppo di Coronavirus che non è mai stato precedentemente identificato nell’uomo. Il virus è associato a un focolaio di casi di polmonite registrati a partire dal 31 dicembre 2019 nella città di Wuhan (Cina centrale). Sembra, ma non è certo, che la maggior parte dei casi abbia avuto inizialmente un legame epidemiologico con il mercato di Huanan Seafood (Cina meridionale), un mercato all’ingrosso di frutti di mare e animali vivi.

I sintomi dell’infezione da Coronavirus

I sintomi più comuni nell’uomo sono rappresentati da: malessere, astenia, raffreddore, cefalea, febbre, faringite e tosse. Nei casi più gravi l’infezione può causare polmonite con difficoltà respiratoria acuta grave, insufficienza renale e raramente la morte (3).
Il problema è che siamo ancora nel periodo in cui è presente anche la sindrome influenzale comune che, come sappiamo, è causata dal virus dell’influenza vera e propria ma anche da tanti altri virus che causano dei quadri sintomatologici del tutto sovrapponibili, almeno nei giorni iniziali a quelli in cui compare la sintomatologia dell’infezione da Coronavirus.
La diagnosi differenziale è difficile ed è permessa con certezza solo dall’esame microbiologico di un campione prelevato con il tampone faringeo e che utilizza la tecnica della PCR (Reazione a Catena della Polimerasi), un esame che fornisce l’esito in solo 2-3 ore.
Però, credo che se si moltiplicano in pochi giorni non solo i riscontri di tamponi positivi per infezione da Coronavirus, ma anche i decessi per patologia da Coronavirus cinese CoVID-19, allora, dato che quest’ultimo è molto più infettante dei nostri normali Coronavirus, è probabile che anche da noi si vada incontro ad una estensione dell’infezione.

Mortalità da Coronavirus CoVID-19

Si dice che in Italia la mortalità da sindrome influenzale stagionale sia di circa 7.000 persone all’anno.
Secondo InfluNet (il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza, coordinato dal nostro Ministero della Salute con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità), ogni anno l’influenza contagia circa 6-8 milioni di persone, cioè il 9% della popolazione.
In Italia i virus influenzali causano direttamente all’incirca 300-400 morti ogni anno, con circa 200 morti per polmonite virale primaria, però a questi decessi, a seconda delle stime dei diversi studi, vanno aggiunti 4-8.000 morti “indirette” causate dalle complicanze polmonari (polmoniti batteriche) o cardiovascolari (scompenso cardiaco) dell’influenza.
I virus influenzali possono infatti creare delle complicazioni soprattutto negli anziani o comunque in tutte le persone che prima di ammalarsi di influenza erano già affette da patologie gravi o da immunodeficienze.
Quindi, si stima che il nostro tasso di mortalità dell’influenza stagionale (ossia il rapporto tra morti e contagiati) sia inferiore all’uno per mille, cioè 0,1%.
Se ora facciamo il confronto con il nuovo Coronavirus, possiamo forse dire che la nostra sindrome influenzale stagionale è più pericolosa dell’infezione da CoVID-19, considerando che solo in Italia i morti per la prima sono ogni anno più alti di quelli registrati finora in Cina a causa del nuovo virus?
A livello generale la risposta, che però per ora si basa solo su dati provvisori, dovrebbe essere “NO” perché la mortalità del CoVID-19 sembra essere intorno al 3%.
Tuttavia non credo sia la risposta vera, perchè è ancora decisamente troppo presto per trarre conclusioni: sono dati altamente provvisori perché non conosciamo l’esatto numero dei contagiati, che verosimilmente sono molti di più (moltissime persone sono sicuramente asintomatiche o scarsamente sintomatiche: perché infatti sono eccezionali i bambini infettati e pochissimi i morti tra i giovani e gli adulti?).
Pertanto, la mortalità attuale è certamente sovrastimata perché è calcolata solo sugli ammalati ricoverati in ospedale, e noi sappiamo che molte persone senza o con sintomi banali non vanno in ospedale, mentre la mortalità dell’influenza è calcolata su tutta la popolazione di uno Stato.
Insomma, non si può escludere che la mortalità del Coronavirus, alla fine, sia al massimo simile o un po’ inferiore a quella di una comune influenza stagionale.
La differenza sostanziale tra queste infezioni è che: mentre i normali virus che causano la sindrome influenzale stagionale sono noti al nostro organismo e non possono infettare tutta la popolazione perché molte persone sono già immunizzate (perché vaccinate o perché già protette dagli anticorpi naturali formatisi da precedenti contatti), dato che questo nuovo Coronavirus è sconosciutto al nostro sistema immunitario trova le persone immunologicamente impreparate e quindi potrebbe infettare molte più persone e potrebbe diffondersi anche più velocemente.
In ogni caso dobbiamo attendere qualche settimana per avere dati più precisi, ma è probabile, per i motivi appena espressi, che l’infezione da CoVID-19 si estenda.
Inoltre, va detto che la mortalità di questo virus è del 3% (dei pazienti ricoverati e trovati finora positivi al tampone) nella Repubblica cinese, mentre da noi pare inferiore. Non dimentichiamo che “in questo momento nel Sudest Asiatico imperversano i virus Nipah e Hendra che hanno tassi di mortalità del 40% eppure non generano tutto questo allarme sociale”, ci ricorda il Prof. Giorgio Palù, virologo padovano già presidente delle Società Europea e Italiana di Virologia, in un articolo del Corriere del Veneto del 22 febbraio.
Ma che caratteristiche hanno i morti causati dal nuovo Coronavirus?
Sono essenzialmente anziani (circa l’84%) e immunodepressi … e tra questi la mortalità è sicuramente molto più elevata del 3%, ma lo stesso accade anche per la comune influenza.

Persone maggiormente a rischio

I virus possono entrare e moltiplicarsi in tutte le persone che vengono a contatto con essi causando però effetti diversi. Per quanto riguarda il Coronavirus, i dati finora disponibili ci permettono di dire che questa infezione può causare (2, 5, 6):

  • un’infezione asintomatica o quasi: è difficile dire quante persone possano essere colpite perché, come per tutte le infezioni virali, molti soggetti sono asintomatici o presentano i disturbi analoghi a quelli di un comune raffreddore o di una lieve e transitoria faringite; queste persone di solito non sono anziane e hanno un sistema immunitario molto robusto;
  • un’infezione lieve: interessa circa l’81% delle persone infettate (con tampone positivo); queste persone sono quelle che hanno un sistema immunitario sufficientemente forte da confinare la patologia che quindi si esprimerà solo con i sintomi di una semplice sindrome influenzale;
  • un’infezione grave: interessa il 14-15% delle persone infettate; queste persone sono quelle immunologicamente deboli che quindi sviluppano sintomi così importanti da richiedere il ricovero ospedaliero in condizioni di isolamento;
  • un’infezione molto critica o mortale: interessa circa il 3% delle persone infettate; queste persone sono quelle così deboli da non riuscire a gestire la patologia e quindi soccombono per insufficienza respiratoria, shock settico e insufficienza multi-organo in un tempo molto variabile e soggettivo.

Il reale e concreto rischio dipende dalle condizioni del sistema immunitario:
1- Potenzialmente, a rischio possiamo essere tutti, perché ognuno di noi potrebbe trovarsi “momentaneamente” in una condizione di rischio “temporaneo” a causa di alcuni fattori squilibranti e indebolenti il sistema immunitario. Tra i principali ricordo essenzialmente:

  • stress psico-fisici molto intensi e prolungati;
  • alimentazione fortemente alterata (“cibo spazzatura”);
  • alimentazione quantitativamente alterata (troppo scarsa o eccessiva);
  • alimentazione nutrizionalmente alterata (povera cioè dei nutrienti essenziali di cui il nostro organismo ha assoluto bisogno per i suoi processi vitali: ossigeno, acqua, aminoacidi essenziali, acidi grassi essenziali, vitamine, minerali);
  • eccessiva scarsità di bevande, specie se avviene per un tempo prolungato;
  • eccessiva riduzione del riposo notturno, specie se avviene per un tempo prolungato;
  • grave intossicazione esogena cronica (eccessivo consumo di droghe, alcolici, caffè, fumo, farmaci).

Se le condizioni immunosquilibranti non sono state gravi, intense e troppo prolungate e se il soggetto è abbastanza robusto e non anziano, nell’80% dei casi la patologia si manifesta in modo lieve e quindi basta restare in isolamento/quarantena.

2- Il 14-15% delle persone infettate, però, a causa delle suddette condizioni può trovarsi in una situazione immunologicamente così debole da sviluppare una patologia grave che richiede il pronto ricovero ospedaliero in condizioni di isolamento. Effettivamente, l’infezione da Coronavirus viene generalmente aggravata dalla presenza di alcuni fattori tra i quali ricordo prevalentemente:

  • patologie immunitarie croniche gravi: immunodeficienze o squilibri immunitari di vario tipo come quelli che si esprimono con infezioni ricorrenti, infezioni da HIV, ecc.;
  • patologie polmonari croniche gravi: asma bronchiale, bronchite cronica, bronchiectasie, infezioni respiratorie, insufficienze respiratorie, ecc.;
  • patologie cardiovascolari croniche gravi: coronaropatia ischemica avanzata, fibrillazione atriale, miocardiopatia dilatativa, scompenso cardiaco, ecc.;
  • patologie metaboliche croniche gravi: diabete mellito scompensato, pancreatite cronica, malassorbimento intestinale, obesità grave, magrezza eccessiva, ecc.;
  • patologie renali croniche gravi: insufficienza renale scompensata, ecc.;
  • patologie neurologiche croniche gravi, specie quelle associate a miopatia con insufficienza respiratoria, ecc.;
  • patologie oncologiche avanzate, con interessamento di organi e centri vitali, ecc.;
  • trattamenti immunosoppressivi acuti o cronici (corticosteroidi, immunosoppressori non steroidei, chemioterapia oncologica, interventi chirurgici importanti in anestesia generale, ecc.).

3- Circa il 3% delle persone infettate, a causa delle loro precarie condizioni immunitarie, può entrare in uno stato molto critico e una parte di queste persone può addirittura andare incontro alla morte per cedimento multi-organo nonostante i potenti ausili terapeutici oggi disponibili in Terapia Intensiva.
A tale proposito chiedo: perché non vengono indagati i motivi per cui una persona muore di Coronavirus e un’altra invece supera l’infezione?
Questi sono i quesiti ai quali noi medici dovremmo dare una risposta, perché se riuscissimo a capire perché uno si ammala gravemente o muore e perchè invece uno guarisce, si potrebbe veramente impostare una efficace Medicina Preventiva.

TABELLA 2

coronavirus_2Come si trasmette l’infezione

I Coronavirus umani si trasmettono da una persona infetta a un’altra principalmente attraverso il contatto diretto con la saliva, i colpi di tosse e gli starnuti (bisogna trovarsi entro un raggio di 1,5-2 metri), ma forse (scrivo forse perché non è stato ancora accertato) anche attraverso un contatto diretto con le mucose oro-nasali o la mano di un malato (il malato ha verosimilmente le mani contaminate, perché è facile che si tocchi il naso o se le metta davanti la bocca quando tossisce e sternutisce) (7).
Ovviamente, in quest’ultimo caso chi è stato toccato dalla una mano di un malato è a rischio di ammalarsi solo se si mette la mano in bocca o se si tocca le mucose di naso e occhi prima di essersi lavato accuratamente le mani.
Un malato può diffondere i virus durante i sintomi della malattia ma, come per tutte le virosi, lo può fare anche nei giorni che precedono la manifestazione clinica dei sintomi (verosimilmente anche nei 15-20 giorni precedenti) e quindi prima che si scopra che è stato realmente infettato.

Perché si stanno moltiplicando i casi di persone infette

Prima di tutto credo sia corretto ringraziare il nostro Governo, il Ministero della Salute e degli Interni, la Protezione Civile e i vari Governatori Regionali, perché hanno lavorato insieme fin dalle prime notizie giunte dalla Cina alla fine di gennaio e hanno rapidamente preso decisioni coraggiose non attuate da tutti gli altri Paesi, come la decisione di bloccare tutti gli aerei che giungevano in Italia direttamente dalla Cina.
È vero che, anche se è facile e un po’ inutile fare i saggi con il “senno di poi”, forse avremmo dovuto bloccare tutti gli aerei che provenivano dall’Asia orientale e avremmo dovuto controllare anche tutti i viaggiatori partiti dalla Cina e dai Paesi limitrofi che hanno fatto scalo aereo in qualche altra nazione prima di giungere in Italia.
Oltre a questo, la nostra Classe dirigente ha anche ordinato di eseguire controlli a tutti i viaggiatori che giungevano negli aeroporti e ha disposto di eseguire tamponi faringei a tutti i sospetti, come coloro che presentano sintomi a rischio di CoVID-19. Inoltre, il tampone viene fatto anche a tutte le persone che sono venute a contatto con individui risultati positivi.
Dato che questo controllo microbiologico a tappeto viene fatto in Italia e, almeno per ora, non negli altri Stati europei, è ovvio che nel nostro Paese sia più facile riscontrare tanti casi di persone infettate (quasi tutte verosimilmente asintomatiche o con lievi sintomi simil-influenzali).
È ovvio quindi che l’Italia in questi ultimissimi giorni sia diventata il Paese europeo più colpito e con un numero di casi simile a quello di Hong Kong (2).
È possibile che tra pochi giorni accada lo stesso anche nel resto dell’Europa, ma per ora noi siamo i primi in questa brutta classifica.
Se si deve guardare positivamente questa realtà, va però detto che tale presa di posizione del nostro Paese può sembrare allarmante in questo momento e può spaventare le persone, ma è sicuramente una procedura giusta e positiva perché permette di arginare l’infezione isolando immediatamente i focolai di malattia.
Se poi qualcuno si chiede come mai ci siano comunque così tante persone infette, suggerirei di riflettere sul dato oggettivo che oggi i viaggi e gli spostamenti aerei internazionali e intercontinentali sono comunissimi e frequentissimi e ci sono moltissime persone che per motivi di lavoro o altro incontrano in pochi giorni decine e centinaia di persone.

Prevenzione del contagio

Nessun virus è capace di vivere e di riprodursi al di fuori di un essere vivente (uomo o animale), ma può sopravvivere un po’ di tempo all’esterno (si ritiene che il Coronavirus non possa sopravvivere più di qualche ora fuori dell’ospite, ma i dati sono ancora incerti dato che il CoVID-19 è un virus nuovo e ancora non sufficientemente conosciuto e studiato).
La vera prevenzione del contagio dipende dalla probabilità che le persone hanno di entrare in contatto con i virus emessi da soggetti malati o portatori sani (sono definiti portatori sani coloro che sono stati contaminati dal virus senza manifestare i sintomi o perché è ancora presto per manifestarli o perché non li manifesteranno mai essendo capaci di eliminare il virus).
Le norme di prevenzione del contagio da Coronavirus cinese sono praticamente le stesse che valgono per tutti i virus (8, 9, 10) e che ora cercherò di riassumere.

a. Come impostare uno stile di vita capace di aumentare le nostre difese contro le patologie infettive in generale

Se andiamo a rileggere l’elenco delle persone a rischio e la Tabella 2, ci si rende subito conto che la prima prevenzione deve mirare a tenere forte e ben funzionante il nostro sistema immunitario. Questo punto è fondamentale e lo si deve rispettare sempre e per la prevenzione di qualsiasi patologia, infettiva o non.
Quindi, la prima e più efficace prevenzione resta sempre quella di avere un corretto stile di vita!
Il nostro organismo è quasi sempre capace di superare l’attacco che gli viene mosso da qualsiasi virus, batterio, fungo o germe esistente o non ancora creato, purché noi lo manteniamo in buona salute e lo proteggiamo adeguatamente.
Ho scritto numerosi articoli e alcuni libri a tale proposito, pertanto qui mi limiterei a citare solo le norme più importanti:

  • Ridurre al massimo i cibi animali (specie carne e latte con i loro derivati) e quelli confezionati dall’Industria Alimentare (è utile ridurre il consumo di carne anche per combattere indirettamente contro gli allevamenti intensivi dove gli animali sono tenuti in condizioni malsane e trattati peggio di oggetti privi di valore; trattandoli in quel modo gli animali vengono messi in condizione di essere altamente stressati e quindi facilmente ammalabili di infezioni che predispongono all’uso cronico di antibiotici con conseguente facilitazione delle infezioni virali e alla fine con il porre le basi per germi molto patogeni che possono fare il “salto di specie” e passare dall’animale all’uomo).
  • Aumentare al massimo i cibi vegetali, specie verdura fresca, cereali integrali con poco glutine, legumi e frutta fresca e secca.
  • Bere circa 1,5-2 litri di acqua al giorno, meglio se debolmente alcalina e con basso residuo fisso.
  • Fare il possibile per normalizzare il proprio peso corporeo, mangiando quantitativamente meno se si è in eccesso ponderale, e masticare bene i bocconi allo scopo di facilitare e velocizzare la digestione.
  • Fare ogni giorno un po’ di attività fisica (per esempio almeno 30 minuti di camminata a passo veloce).
  • Dormire un minimo di 7 ore (meglio 8) al giorno, al buio e senza rumori di fondo e possibilmente lontano da sorgenti di campi elettromagnetici.
  • Abolire immediatamente o gradualmente i propri vizi (fumo, caffè, alcolici, droghe, farmaci inutili ma anche l’uso eccessivo e immotivato di cellulare, computer, televisione; abolendo pure dipendenze e/o comportamenti scorretti sotto qualsiasi punto di vista).
  • Assumere probiotici, qualche integratore o nutraceutico in base alle proprie carenze nutrizionali, specie dei nutrienti essenziali per il nostro organismo (carenze che oggi sono sempre più frequenti a causa dell’inquinamento dell’ambiente e della catena alimentare) (gli integratori antivirali più importanti sono le vitamine A, C, D e i sali minerali a base di rame e zinco: vedi oltre).
  • Ritagliare un po’ di tempo ogni giorno per la lettura e/o la meditazione e per fare qualcosa che piace, rilassa e gratifica. Nel periodo di maggior rischio infettivo, se è possibile, consiglio di cercare di allontanarsi dalle zone più affollate oppure organizzarsi per trascorrere anche solo la domenica in montagna (sopra gli 800-1000 metri e comunque ad una altezza idonea anche in base alle proprie condizioni di salute) o al mare, per respirare aria buona e rinvigorirsi (se si è ben coperti, fa molto bene, specie a bambini e anziani, camminare qualche ora lungo la spiaggia anche d’inverno).
  • Fuggire i conflitti e, più in generale, tutte le occasioni di stress che dipendono da noi (cercare però di fare qualcosa anche per migliorare le occasioni di conflitti che non dipendono da noi).
  • Avere un animo buono e sereno per ridurre al massimo le condizioni di stress sia personale che inter-personale (è certo che non tutti nascono così, ma tutti possono fare qualcosa per migliorare se stessi).

b. Come aumentare le nostre difese antivirali nei periodi più critici e quando ci si trova in una zona ad alto rischio

Quando si vuole ottenere un effetto immunostimolante abbastanza rapido, allo scopo di cercare di attivare il prima possibile le nostre difese antivirali aspecifiche, ogni consiglio dovrebbe essere attentamente personalizzato. Infatti, se una persona si trova in una delle condizioni a rischio come quelle elencate nella Tabella 2, avrebbe probabilmente bisogno di trattamenti immunostimolanti personalizzati che solo il suo medico ha la competenza per dare.
Comunque, potendo fare in questo ambito solo un discorso generico, nel periodo più a rischio di infezione consiglio di tener presenti prevalentemente questi consigli generali per cercare di avere un rapido effetto immunostimolante:

  • Impegnarsi a introdurre un digiuno periodico (almeno 1 giorno alla settimana) in modo da compensare o annullare una delle cause principali di accumulo di sostanze tossiche e cataboliti che indeboliscono anche il nostro sistema immunitario: le sregolatezze alimentari. Ad eccezione dei bambini, degli over-80 e di coloro che presentano patologie particolari, questo consiglio è utile per tutti, ma specialmente per le persone in sovrappeso o addirittura obese, coloro che sono affetti da patologie metaboliche a carico degli organi addominali o comunque coloro che sanno di mangiare troppo (ognuno di noi conosce bene i propri punti deboli alimentari!) o che sono golosi di zuccheri semplici o farine raffinate o che mangiano troppi cibi animali (specie carne e latticini).
    Esistono molti modi per digiunare, ma io consiglierei un semplice digiuno periodico personalizzato, perché è sufficiente per stimolare i processi reattivo-difensivi dell’organismo mettendolo nella condizione di reagire positivamente a molte condizioni sfavorevoli. Studi condotti su cavie da laboratorio hanno ampiamente dimostrato che se queste vengono alimentate a giorni alterni (invece che tutti i giorni), obbligandole quindi a frequenti digiuni forzati, esse allungano la loro vita persino del 30% ed evitano molte patologie, anche senza perdere obbligatoriamente peso (11, 12).
    Il consiglio che posso dare in base alla mia esperienza clinica è di digiunare 1 volta alla settimana (chi ha più bisogno potrebbe farlo anche per 2 giorni) e di assumere quel giorno solo acqua (o tisane) a volontà (circa 2,5-3 litri). Chi non è in grado di farlo, può iniziare bevendo molta acqua lontano o prima dei pasti e a pranzo e/o cena può mangiare solo verdura cotta e/o cruda condita con limone e/o aceto balsamico.
    Bisogna ricordare che in genere avere un po’ di fame fa bene al corpo e alla mente!
    Chi invece ritiene di potersi impegnare in qualcosa di più prolungato, potrebbe iniziare quella che io chiamo la “dieta dei 15 giorni” che si basa sull’assunzione, in quel periodo e in quantità moderata, di soli liquidi e alimenti vegetali:
    – 1° e 2° giorno: solo acqua o tisane depurative;
    – 3° e 4° giorno: centrifugati o estratti di verdura oppure solo mele cotte e/o crude;
    – 5°-15° giorno: brodi vegetali, passati di verdura, minestroni, verdure cotte e crude, pochi legumi, 2-3 frutti di stagione, un cucchiaio di olio di oliva al giorno, limoni a volontà.
  • Assumere elevate dosi di vitamina C (acido ascorbico) in polvere: è ampiamente noto che la vitamina C svolge molte azioni immunostimolanti. Infatti, la carenza di vitamina C provoca un’immunodeficienza con la conseguente maggiore suscettibilità alle infezioni, mentre l’integrazione con vitamina C sembra essere in grado di prevenire e curare molte infezioni respiratorie e sistemiche (13). Va però detto che se si desidera avere un effetto immunostimolante acuto e intenso, si devono assumere dosi molto elevate (14), per esempio 5 grammi di vitamina C (cioè un cucchiaino) al giorno per molti giorni. Con queste dosi, dato che la vitamina C viene assunta solo in basse quantità dal nostro intestino e dato che le dosi orali elevate verrebbero eliminate causando anche diarrea, dobbiamo sciogliere la vitamina in un litro d’acqua che va bevuta a sorsi durante la giornata (se non si può tenere la bottiglia al buio, è preferibile sciogliere mezza dose giornaliera in mezzo litro da bere nella mattinata e fare lo stesso di pomeriggio con un altro mezzo litro d’acqua, in modo da evitare che l’acqua con la vitamina C resti troppo a lungo esposta alla luce ambientale).
  • Prendere ogni sera prima di dormire un cucchiaino di bicarbonato di sodio con un po’ d’acqua (o alcune compresse di Sali Alcalinizzanti che si trovano agevolmente in commercio).
  • Utilizzare esternamente gli Oli Essenziali (OE): gli OE sono potenti agenti antibatterici, antifungini e antivirali sperimentati già da moltissimi anni (15, 16, 17) e scelti generalmente sulla base dell’aromatogramma (esame effettuato in laboratorio per valutare la sensibilità di un germe verso un determinato OE) anche secondo un rapporto del nostro Istituto Superiore di Sanità (18). Nel caso delle infezioni virali, si potrebbero usare, in associazione o singolarmente a rotazione, i seguenti OE: Eucalipto OE, Rosmarino OE, Limone OE, Chiodi di Garofano OE, Cannella OE (attenzione che è un po’ irritante), Timo OE e Tea Tree Oil. Una sola goccia di questi oli puri o delle loro miscele può essere usata per ungere esternamente le narici o la parte anteriore del collo. Questi stessi OE possono essere usati anche per essere diffusi in ambienti chiusi attraverso un diffusore elettrico (in genere si utilizza 1 goccia per ogni metro quadro della stanza) o come suffumigi (2-3 gocce in una pentola di acqua bollente della quale si respira il vapore che si sprigiona stando coperti da un asciugamano e con gli occhi chiusi), oppure direttamente versando 2-3 gocce su un fazzoletto da annusare frequentemente o infine mettendo una goccia sulla mascherina protettiva.
    Attenzione a non toccare gli occhi con le dita bagnate dagli OE! Attenzione a non dare gli OE ai bambini piccoli (sotto i 3 anni), perché in alcuni possono causare broncospasmo. Ci sono anche persone adulte ipersensibili a questi OE, pertanto prima di usare la soluzione è bene testarla mettendo una goccia sull’avambraccio: in caso di arrossamento cutaneo, lavarsi abbondantemente con acqua e sapone. Per usare gli OE in questi soggetti ipersensibili, diluirli mescolando 5 gocce di OE in un cucchiaino di olio di oliva e conservando la miscela in 1 bottiglietta di vetro ben chiusa.
  • Alcuni integratori: tra gli integratori nutrizionali più importanti nella prevenzione delle infezioni virali ricordiamo, oltre alla vitamina C già menzionata, anche:
    – Vitamina A: la sua carenza compromette sia l’immunità innata perché riduce la funzionalità di neutrofili, macrofagi e linfociti Natural Killer, sia l’immunità acquisita dato che svolge un ruolo importante nello sviluppo dei linfociti Th1, Th2 e B (19). Come dosaggio il medico potrebbe valutare di utilizzare 50.000 UI/die per 7-15 giorni e poi 10.000 UI/die.
    – Vitamina D: la carenza di vitamina D (che oggi è estremamente comune) è associata ad un aumentato rischio di infezione respiratoria acuta virale e le metanalisi di studi clinici sulla supplementazione di vitamina D per la prevenzione delle infezioni virali ha dimostrato effetti protettivi (20, 21); infatti la vitamina D svolge innumerevoli effetti immunostimolanti, ma per avere un effetto rapido bisogna usare elevate dosi quotidiane, come ad esempio 10.000 UI/die per 7-15 giorni e poi 5.000 UI/die; va ricordato che durante queste assunzioni di vitamina D è necessario bere circa 1,5-2 litri di acqua al giorno.
    – Rame: è essenziale per l’utilizzo della vitamina C, contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario e inibisce la crescita virale (22); la dose che il medico potrebbe valutare di utilizzare è di circa 1,5-2 mg al giorno (assumerlo a stomaco pieno e dimezzare la dose in caso di nausea).
    – Zinco: anche lo zinco contribuisce al normale funzionamento del sistema immunitario contro virus e batteri ed è necessario per favorire il corretto funzionamento del timo, dei leucociti e specialmente dei linfociti T (23); studi recenti hanno dimostrato che lo zinco è un potente e specifico inibitore della segnalazione degli interferoni-lambda, che sono citochine proinfiammatorie importanti nell’infezione virale acuta e cronica (24).
    – Probiotici: conosciamo da molto tempo l’efficacia di numerosi probiotici nella prevenzione e nel trattamento delle infezioni virali (25) e recenti studi hanno dimostrato pure che i virus vengono eliminati attraverso la stimolazione della produzione di interferone da parte dei probiotici (che agiscono attraverso l’attivazione delle cellule dendritiche). È stato quindi concluso che i probiotici dovrebbero essere tra le opzioni razionali aggiuntive per il trattamento delle malattie virali (26). Sono numerosi i probiotici consigliati nella prevenzione e cura delle infezioni respiratorie e il mio consiglio, in caso di rischio infettivo elevato, è di usare almeno 2 diversi probiotici al giorno oppure di usarli a rotazione. Tra le specie più documentate in letteratura ricordo: Lactobacillus rhamnosus GG, Lactobacillus paracasei, Lactobacillus plantarum L-137, Lactococcus lactis JCM5805.
  • Un trattamento omeopatico strettamente individualizzato: personalmente, considero l’Omeopatia una medicina estremamente potente e ad effetto immediato nelle patologie acute, quando il rimedio somministrato è veramente adatto alle caratteristiche della persona nel senso che esiste una forte similitudine tra i sintomi psico-fisici del soggetto e le caratteristiche omeopatiche (“Materia Medica“) del medicamento. Proprio per questo motivo, però, è praticamente impossibile dire quali rimedi si possono consigliare per prevenire o curare un’infezione o una qualsiasi patologia. Però, dato che l’Omeopatia agisce per similitudine e non per uguaglianza tra malato e rimedio, è ugualmente possibile fornire qualche consiglio generale e indicare alcuni rimedi che due secoli di esperienza clinica hanno permesso di indicare come i più adatti per qualsiasi patologia virale, già nota o del tutto ignota alla Classe Medica. Consiglio quindi di rivolgersi al proprio medico omeopata.

Infine, non dimentichiamo che il sistema immunitario è fortemente influenzato dal nostro sistema nervoso centrale (e quindi dagli stress psico-fisici), dalla nostra alimentazione (se sbilanciata, carente e/o inquinata), dal nostro grado di stanchezza o di sedentarietà, dalla presenza di processi infiammatori recidivanti o cronici, dai farmaci che assumiamo e, più in generale, dal grado di tensione con cui viviamo la nostra quotidianità.
È su questi fronti che si gioca la nostra capacità difensiva non solo verso il Coronavirus ma verso qualsiasi virus, batterio o germe. Anzi verso qualsiasi malattia!
Quindi, è certo che lo stile di vita è essenziale per mantenere normofunzionante il nostro sistema immunitario.

c. Cosa può fare una persona sana per cercare di evitare il contatto con i virus

I consigli più comuni per cercare di evitare il contatto diretto con i Coronavirus cinesi sono principalmente questi:

  • Evitare contatti diretti o ravvicinati (meno di 1,5-2 metri) con persone malate o con sintomi respiratori sospetti o anche semplicemente con le persone a rischio di malattia (cioè le persone che negli ultimi 15-20 giorni potrebbero essere state in contatto con persone che poi si sono ammalate).
  • Lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi o con soluzioni antisettiche (27) (a tale proposito considerare che se un malato ha toccato il rubinetto dove noi ci laveremo le mani, dopo che ci saremo lavati, noi lo ritoccheremo e ci ri-infetteremo … Quindi, lavarsi le mani dove si è da poco tempo lavato un malato può facilitare il contagio invece di ostacolarlo … a meno che non si prendano precauzioni aggiuntive).
  • Fare gargarismi con collutori adeguati quando si suppone di essere venuti a contatto inalatorio e orale con i virus patogeni (28).
  • Evitare di toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con mani non lavate (ovviamente se le mani hanno toccato persone od oggetti contaminati da pochissimo tempo).
  • Proteggere i propri naso e bocca con una mascherina chirurgica o comunque con qualcosa che possa essere una barriera meccanica all’entrata del virus nel proprio corpo; la mascherina va usata quando si sospetta di aver contratto l’infezione (per non trasmetterla a nostra volta), quando si va a contatto con persone ammalate di patologie respiratorie o sospette per esserlo o nel caso ci fosse una reale epidemia nella città o ambiente in cui ci troviamo.
  • Proteggere le mani utilizzando guanti monouso.
  • Pulire le superfici che potrebbero essere state contagiate utilizzando disinfettanti chimici capaci di uccidere il Coronavirus (prodotti a base di candeggina [ipoclorito di sodio] o altre soluzioni clorate, acido peracetico [anche a basse concentrazioni] o etanolo al 75%).
  • Evitare assembramenti in luoghi o città dove ci sono stati casi di malattia .
  • Ridurre al massimo le azioni immunosquilibranti (come gli stress e le sostanze tossiche volontarie o involontarie) e incentivare le azioni immunorinforzanti (come tenere un corretto stile di vita e assumere eventuali integratori).

d. Cosa fare in caso di contagio

Comunque sia, se negli ultimi 15-20 giorni si sono avuti contatti stretti con persone che poi si sono ammalate di CoVID-19 o con persone sospette per ammalarsi in futuro e ora si inizia ad accusare dei lievi sintomi respiratori simil-influenzali, oltre a seguire tutti i consigli elencati nei punti precedenti, raccomanderei di:

  • Restare in casa e contattare il proprio medico curante che valuterà la situazione clinica e le misure terapeutiche da intraprendere oppure chiamare il numero verde nazionale 1.500.
  • Starnutire o tossire in un fazzoletto o sul gomito a braccio flesso (in modo da non contaminare né l’ambiente né le proprie mani).
  • Non toccarsi il naso e la bocca con le mani (per non autocontaminarsi e rendere più agevole la diffusione del virus).
  • Utilizzare una mascherina chirurgica e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino che deve essere chiuso immediatamente dopo l’uso.

e. Cosa non ha senso fare

Per chiudere il capitolo della prevenzione, vanno anche ricordate le azioni prive di significato che quindi non vanno né compiute né sostenute:

  • Non ha senso evitare di recarsi in ristoranti cinesi o asiatici, sia perché questo virus non si trasmette per via alimentare, sia perché in Europa è vietata l’importazione di animali vivi o di carne cruda dalla Cina.
  • Non ha senso evitare persone originarie dalla Cina che vivono in Italia da anni e quindi neppure i bambini cinesi che frequentano le nostre scuole (il contagio è possibile solo con persone che si sono recate nelle zone coinvolte dall’infezione negli ultimi 15-20 giorni o che sono state in contatto con persone malate o portatrici sane).
  • Non ha senso evitare gli acquisti o disinfettare gli oggetti prodotti in Cina, perché non possono essere vettori di infezione (l’infezione è possibile solo per contatto diretto malato-sano e il virus sopravvive all’esterno dell’uomo solo poche ore).
  • Non ha senso evitare il contatto con gli animali domestici, perché non risulta che essi diffondano il virus.
  • Non prendere farmaci antivirali o antibiotici: gli antivirali non prevengono le infezioni da Coronavirus e gli antibiotici non servono contro i virus ma solo contro i batteri.

La gestione della febbre nelle infezioni virali

Non esistono trattamenti specifici per le infezioni causate dai Coronavirus e ovviamente non sono disponibili, al momento, vaccini per proteggersi dal virus.
In ogni caso, va ricordato che una grande maggioranza delle persone infettate dai Coronavirus guarisce da sola.
A tale proposito mi permetto solo di aprire una parentesi sulla febbre.
Quando compare una sindrome influenzale nel senso più largo del termine, pare che la preoccupazione oggi più diffusa sia quella di abbassare la temperatura.
Questo è un grave errore che può non solo allungare i tempi di malattia, ma in alcuni casi aumentare anche il rischio di complicazioni e addirittura di morte. Gli Autori di uno studio canadese del 2014 hanno infatti concluso suggerendo che, nel complesso, in una influenza stagionale la soppressione della febbre aumenta il numero previsto di casi di influenza e di decessi negli Stati Uniti del 5% (IC al 95%: 0,2-12,1%) (29).
Non dobbiamo infatti dimenticare che la febbre è un nostro importantissimo meccanismo di difesa estremamente utile:

  • sia per uccidere i germi (tutti i virus e i batteri sono termosensibili e un aumento di temperatura da 37°C a 38°C può ridurre la moltiplicazione virale per più del 90% e poco sopra i 39°C blocca la crescita di qualsiasi virus);
  • sia per stimolare le difese immunitarie dell’organismo, cioè quelle capaci di confinare, combattere e uccidere qualsiasi germe patogeno.

“L’utilizzo invece degli antipiretici (paracetamolo) o comunque di un qualsiasi antiinfiammatorio non steroideo (FANS), come ci ricorda anche il Dr. Donzelli (30), facilita la trasmissione delle comuni infezioni da germi, perché blocca l’aumento della temperatura e tutti i benefici dei meccanismi di infiammazione che l’organismo attiva nella sede dell’infezione per bloccare e uccidere i germi (31).”
Pertanto, non è corretto abbassare troppo presto la temperatura, ma bisogna permettere, se non ci sono controindicazioni particolari e se il soggetto la sopporta adeguatamente, che la febbre scenda spontaneamente, dato che questo è il segnale che l’organismo si è immunologicamente rinforzato e che sta vincendo la sua battaglia contro la crescita dei germi.
Eventualmente, si può intervenire farmacologicamente con un antipiretico dopo 1-3 giorni di febbre se l’organismo dimostra di non tollerarla o la persona è affetta da qualche patologia preesistente (ovviamente tutte queste scelte vanno concordate con il medico di famiglia).
Ricordiamo nuovamente che, come per tutte le infezioni virali, gli antibiotici non servono, ma possono essere prescritti in caso di sovrainfezione batterica, cioè ad esempio nel caso si instauri una complicazione bronchitica o polmonare non virale.
In questo periodo iniziale di malattia si possono utilizzare invece tanti ausili naturali e in particolare i trattamenti omeopatici che sono utili non solo per aumentare le nostre difese immunitarie, ma anche per ridurre il rischio di complicazioni, accorciare la durata della malattia e fare in modo che non ci siano ricadute (32). Di grande utilità nelle infezioni virali in genere sono sempre anche:

  • il riposo a letto,
  • un po’ di digiuno il primo giorno sostituendo il cibo solido con un’abbondante idratazione dolcificata con miele,
  • la decisione di reimpostare la nostra giornata in modo da migliorare il proprio stile di vita.

Se questa fosse la risposta alla nostra infezione virale e se quest’ultima fosse non grave e senza complicazioni, allora si potrebbe veramente dire che “non tutto il male vien per nuocere“, dato che alla fine la virosi ci avrebbe permesso di migliorare la nostra condizione iniziale.

Conclusioni

Allo stato attuale, io consiglierei a tutti non di diffondere notizie di paura, bensì di diffondere informazioni costruttive per limitare la diffusione del virus e aumentare le nostre difese immunitarie.
Bisognerebbe cioè spiegare alle persone che la prevenzione migliore, come ho sempre sottolineato e ripetuto, è quella personalizzata, quella che non va attuata quando c’è un’emergenza, ma che va iniziata molto prima: quando si sta bene!
La vera prevenzione delle infezioni virali, anzi di qualsiasi malattia, si attua dal concepimento fino all’ultimo respiro.
La vera prevenzione non sarà mai un trattamento di massa, perché nelle terapie generalizzate imposte a tutti ci sarà sempre qualcuno che avrà dei benefici, qualcuno che avrà dei danni e qualcuno che sarà del tutto indifferente al trattamento.
Il Ministero della Salute (33) e l’Istituto Superiore della Sanità (34) forniscono informazioni adeguate sul Coronavirus nei loro siti, ma dovrebbero invitare con più insistenza le persone a visitarli e ancor più invitare la popolazione ad avere un corretto stile di vita.
Nel nostro organismo c’è una legge di fisiologia molto importante che ho chiamato così: “Il tutto aiuta la parte” (35). Il nostro corpo, se sta globalmente bene perché noi lo nutriamo adeguatamente e lo rispettiamo con un corretto stile di vita, difende tutte le parti che lo compongono e non ha paura né del Coronavirus né di altre condizioni patogene … ma noi lo nutriamo e lo rispettiamo psico-fisicamente in modo adeguato?
Quindi, iniziamo subito a fare qualcosa per impostare correttamente la nostra vita e diventiamo consapevoli che ognuno di noi può sempre fare qualcosa per migliorare la sua situazione.
Infatti:

La conoscenza e la consapevolezza comportano una crescita della Persona e la strada per la salute vera parte sempre solo da qui

Bibliografia

1 – https://www.biorxiv.org/content/10.1101/2020.01.22.914952v2
2 – https://gisanddata.maps.arcgis.com/apps/opsdashboard/index.html#/bda7594740fd40299423467b48e9ecf6
3 – https://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(20)30183-5/fulltext
4 – https://www.ilgiornale.it/news/cronache/coronavirus-roberto-speranza-abbiamo-isolato-virus-1820158.html
5 – http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/dettaglioNotizieNuovoCoronavirus.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4077
6 – http://weekly.chinacdc.cn/en/article/id/e53946e2-c6c4-41e9-9a9b-fea8db1a8f51
7 – https://www.cdc.gov/coronavirus/2019-ncov/about/transmission.html
8 – https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/
9 – https://www.who.int/news-room/detail/30-01-2020-statement-on-the-second-meeting-of-the-international-health-regulations-(2005)-emergency-committee-regarding-the-outbreak-of-novel-coronavirus-(2019-ncov)
10 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21735402
11 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24606899
12 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25404320
13 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5707683/
14 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24484547
15 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30584499
16 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23157022
17 – https://soothoil.com/pages/ultimate-essential-oil-guide
18 – http://old.iss.it/binary/publ/cont/15_6_web.pdf
19 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/11375434
20 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3686844/
21 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5310969/
22 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5259989/
23 – https://pdfs.semanticscholar.org/ed0e/9fb02c3efa467826cb199b9b40d2e781dea1.pdf
24 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5442324/
25 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24638909/
26 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6006794/
27 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19116045/
28 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12011518/
29 – https://royalsocietypublishing.org/doi/pdf/10.1098/rspb.2013.2570
30 – http://www.quotidianosanita.it/stampa_articolo.php?articolo_id=80672
31 – https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4786079/
32 – Mengano, V. Influenza e Omeopatia. Una possibilità terapeutica in più. Libriomeopatia.it, 2009.
33 – http://www.salute.gov.it/portale/nuovocoronavirus/homeNuovoCoronavirus.jsp
34 – https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/
35 – Gava, R. La Medicina che vorrei. Librisalus.it, 2019

Il virologo Palù: il coronavirus è passato da contagio di importazione a contagio autoctono

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palù

«Siamo passati da una fase di importazione ad una di diffusione autoctona del virus, com’era avvenuto ad esempio in Veneto per la West Nile.

È un salto importante». Lo dice il professor Giorgio Palù, ordinario di microbiologia e virologia all’Università di Padova, presidente uscente delle società europea e italiana di virologia.

«Adesso – prosegue – bisogna capire se questi rimarranno casi isolati o se si tratta di un’endemia, perlomeno in Lombardia e Veneto. La diffusione, come si è visto – aggiunge Palù – è anche nella fase asintomatica, e questa non è una novità per le infezioni trasmesse attraverso le vie aeree. Se proseguirà bisognerà assumere decisioni più drastiche, come l’isolamento».

«Finora c’erano 26 paesi tutti con casi di importazione del virus. Adesso cominciano i casi di focolai autoctoni, come avvenuto in Corea, in Iran e, da ultima, in Italia. Se proseguirà questa incidenza – conclude Palù – è chiaro che l’Oms dovrà dichiarare la pandemia».

Psicosi per il Coronavirus in Italia, il costo dell’Amuchina alle stelle: “Siete degli sciacalli!”

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coronavirus amuchina

Gli sciacalli sono dappertutto e sfruttano ogni tipo di situazione. La corsa ai rifornimenti era già scattata nei giorni scorsi, ma dopo la scoperta del focolaio di Coronavirus in provincia di Lodi e poi in Veneto l’Amuchina, il gel igienizzante per le mani, è diventato introvabile. Scaffali vuoti e scorte in esaurimento praticamente dovunque. E, come c’era da aspettarsi, qualcuno ha deciso di approfittarsene.

Successe lo stesso per i Nutella Biscuits ( !?): poche confezioni, rifornimenti lenti, e prezzi che salivano alle stelle: anche 50 euro alla confezione rispetto al prezzo consigliato di vendita di circa 3 euro. Lo stesso sta succedendo con l’Amuchina.

I prezzi sono saliti in alcune farmacie, dove solitamente vengono venduti a tre euro, ma Fanpage.it ha constatato che gli aumenti possono arrivare ad un euro in più per confezione; il prezzo di acquisto per l’attività è di circa 2 euro, con prezzo massimo consigliato di 4.10 euro, e prezzo al pubblico di 3 euro. Sul popolare sito di e-commerce Amazon si trovano delle offerte incredibili. (Continua a leggere dopo la foto)

Su Amazon alcuni venditori privati che usano la piattaforma hanno messo in vendita l’Amuchina con rincari che superano il 700%. In uno degli annunci si legge, infatti, che 12 confezioni da 80ml di Amuchina Xgerm costano 200 euro, quindi circa 16.6 euro per ogni confezione. Quindi, ben 208 euro al litro.

Un altro inserzionista è ancora più caro: 4 pezzi da 80ml di Amuchina Xgerm (totale 320ml) a 79 euro, quindi 19,75 euro per ogni confezione. Ovvero, 246,8 euro al litro. (Continua a leggere dopo la foto

Ma per capire la consistenza dei rincari si può fare un confronto anche con le taniche che si possono acquistare, anche online, da usare come ricarica per le confezioni portatili: una tanica da 5 litri di gel igienizzante per le mani Amuchina Xgerm si può trovare su Internet a 42 euro, quindi a 8,4 euro al litro. (Continua a leggere dopo la foto)

Il coronavirus terrorizza tante persone, ma il clima no: come nasce la percezione del rischio

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coronavirus e clima percezione del rischio

Analisi delle dinamiche con cui si innesca una mobilitazione globale

Con le prime vittime italiane del coronavirus e i casi di contagio anche nel nostro Paese è scoppiata la fobia. Cittadine isolate, scuole chiuse, eventi annullati, protocolli d’emergenza.

A livello globale la comunità medico-scientifica lavora per trovare una cura, il Fondo monetario ha rivisto al ribasso le stime di crescita, sono spuntate mascherine ovunque ed è partita una mobilitazione che ha pochi precedenti nella storia. Tutto questo in poco più di un mese e a fronte di un bilancio che, mentre scriviamo, è arrivato a 2461 morti.

Secondo il Climate Index Risk negli ultimi 20 anni i fenomeni meteorologici estremi aggravati dal cambiamento climatico hanno causato 500 mila vittime nel mondo. L’Oms stima che tra il 2030 e il 2050 la crisi del pianeta ne provocherà altre 250 mila ogni anno. Solo in Italia l’inquinamento dell’aria è la causa di circa 80 mila decessi l’anno (Aea). E i ricercatori dell’Ipcc calcolano che entro il 2100 le perdite economiche dovute all’emergenza climatica oscilleranno tra gli 8,1 e i 15 trilioni di dollari. Lo scenario è apocalittico, ma oggi per scongiurare la catastrofe ambientale non c’è stata una reazione altrettanto forte. Perché?

«Per dare una risposta bisogna analizzare le dinamiche con cui avviene la costruzione sociale del rischio» spiega Giovanni Carrosio, sociologo dell’Ambiente presso l’università di Trieste. «Per comunicare efficacemente non basta utilizzare dati oggettivi o un approccio razionale, perché la percezione dei rischi è un fenomeno molto complesso che prende forma in base al vissuto e alle credenze delle persone»

Questo porta a «sottovalutare o sovrastimare un evento e contemporaneamente innesca reazioni che non sono proporzionate al fenomeno». L’esempio classico è la nostra sensazione nel viaggiare in auto o in aereo. «Razionalmente tutti sappiamo che volare è più sicuro che guidare, ma tutti abbiamo più paura di prendere il volo che di sederci al volante».

I fattori scatenanti

Alla costruzione sociale del rischio concorrono tantissimi fattori, anche molto diversi tra loro. «La scienza e la fiducia che le persone ripongono in essa giocano un ruolo chiave, ma lo stesso fanno elementi simbolici, irrazionali». Proprio parlando di coronavirus abbiamo assistito a episodi di discriminazione nei confronti di cittadini cinesi solo su base razziale, un istinto che risulta più forte di studi scientifici o calcoli probabilistici.

Per Marco Bagliani, docente di Cambiamento climatico, strumenti e politiche all’università di Torino, «il parallelismo tra coronavirus e crisi climatica chiama in causa la psicologia dei disastri». Particolare importanza assumono tempi, spazi e ricadute sociali. «L’epidemia del coronavirus si sviluppa su una scala temporale breve e rispetta i tempi tipici dell’attenzione, mentre il cambiamento climatico varia su una scala temporale più lunga.

Parlando di spazi, l’epidemia ha una sua collocazione: le città, gli ospedali, una nave in quarantena, mentre la crisi del nostro pianeta non si sviluppa per forza sotto i nostri occhi». Infine le ricadute sulla vita delle persone: «Mettersi in gioco per fermare il virus prevede un sacrificio a breve termine (limitare i viaggi, indossare le mascherine), provare a contrastare il cambiamento climatico invece significa rivedere gli stili di vita per sempre».

L’unico modo per rendere meno dolorosa questa svolta sarebbe cercare quella che Carrosio – citando Alexander Langer – definisce una «transizione socialmente desiderabile». E cioè «non una rinuncia totale, ma un cambiamento frammentato in piccoli traguardi che si portino dietro anche miglioramenti della vita e delle condizioni sociali».

Questo approccio può fare la differenza. Ne è convinto anche Luca Iacoboni, responsabile Clima ed Energia di Greenpeace. «Quindici anni fa gli ambientalisti erano considerati tutti catastrofisti. Poi alcuni studi hanno svelato che è meglio comunicare speranza e far leva sui buoni propositi delle persone».

Certo, una ricetta vincente per convincere e mobilitare le persone non esiste. «Forse il metodo migliore è arrivare a una sintesi: per indurre all’azione bisogna dire che c’è speranza e contemporaneamente essere determinati nel pretendere azioni concrete». Il mondo dell’attivismo sembra destinato a cambiare a partire da questi impulsi: «L’impegno delle persone sarà più intersecato a livello sociale, meno battaglie isolate e più obiettivi comuni a difesa delle fasce più deboli».

Coronavirus, pronto il test rapido. Cinesi in fila. Ma la Regione lo blocca tra le polemiche

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test coronavirus cinesi

Polemica sullo stop all’iniziativa dell’università di Padova

L’università di Padova è stata la prima nel nord Italia a elaborare un test in grado di individuare in meno di tre ore il coronavirus nei tamponi di saliva. Ma uno scontro interno alla sanità regionale potrebbe aver ritardato l’efficacia del dispositivo di contenimento del contagio che in queste ore ha colpito anche il Veneto, focolaio considerato “autonomo” rispetto a quello della Lombardia.

L’intenzione dei ricercatori padovani, all’inizio di febbraio, era di estendere i controlli alle persone tornate dalla Cina anche se non presentavano alcun sintomo, ipotizzando che vi potessero essere dei “portatori sani” del virus da individuare e isolare rapidamente per scongiurarne la diffusione.

E l’idea avanzata dal dipartimento di medicina molecolare diretto dal professor Andrea Crisanti, un centro di eccellenza europeo, era condivisa dalla direzione dell’azienda ospedaliera. Ma il 12 febbraio scorso, come una doccia fredda, al direttore Luciano Flor e al virologo Crisanti è arrivata una lettera al vetriolo del direttore generale della sanità del Veneto, Domenico Mantoan (dal novembre scorso è anche presidente dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco) che chiedeva di conoscere “sulla base di quali indicazioni ministeriali, o internazionali, si sia ipotizzata tale scelta di sanità pubblica”.

Il supermanager della sanità, contrariato per l’iniziativa, ordinava quindi di condividere ogni scelta “con la direzione prevenzione, sicurezza alimentare e veterinaria” della regione, ricordando che ogni analisi effettuata su “soggetti asintomatici non rientra tra le prestazioni coperte dal fondo del Ssn”, il sistema sanitario nazionale. Una bocciatura totale anche solo dell’ipotesi di estendere i controlli.

Per il capogruppo dei 5 Stelle in Regione Veneto, Jacopo Berti, sarebbero stati così “impediti screening probabilmente fondamentali”, al punto da chiedere al governatore Zaia di “rimuovere Mantoan e l’assessore alla sanità Manuela Lanzarin”.

Dopo l’elaborazione del test microbiologico ad opera del team di Crisanti era stata registrata la collaborazione della comunità cinese, tanto che al laboratorio di Padova si sarebbero presentati spontaneamente centinaia di cittadini cinesi e di persone che avevano avuto contatti con loro, invano.

Ora, in piena emergenza, Zaia ha annunciato che la Regione Veneto si appresta a effettuare controlli a tappeto sui cittadini dell’epicentro, Vo’ Euganeo, più di 3300 persone.

Coronavirus, quella strana esercitazione militare a Wuhan nel settembre 2019

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coronavirus emergenza

Un mese prima dei Giochi delle Forze armate nella città cinese, si tennero esercitazioni militari per simulare una possibile minaccia batteriologica chiamata “coronavirus”.

A pensare male si fa peccato ma, a volte, ci si azzecca. Spunta un episodio anomalo della cronache cinesi o per lo meno, da quanto trapela.

Secondo quello che risulta a Tgcom24, ben prima dell’epidemia internazionale legata al coronavirus poi chiamato Covid-19 ci fu un’esercitazione militare proprio a Wuhan. Le autorità chiesero all’esercito di organizzare per settembre delle operazioni di soccorso simulando un pericolo batteriologico.

L’esercitazione fu programmata in vista dei Giochi delle Forze Armate cinesi in programma il mese successivo a Wuhan. Casualmente il nemico da battere fu chiamato “coronavirus”, definizione che, ricordiamolo, riguarda una grossa quantità di virus conosciuti per causare diverse malattie. E qua la coincidenza: due mesi dopo a Wuhan fu registrato il “paziente zero”.

Il 18 settembre le autorità cinesi avrebbero organizzato anche un piano di risposta d’emergenza per l’aeroporto Tianhe di Wuhan nel caso si fosse riscontrato un passeggero colpito dall’infezione di quel nemico chiamato coronavirus. Ma come mai, tra tutte le possibile infezioni che possono colpire gli esseri umani, si scelse proprio il “coronavirus”?

E sono proprio le tempistiche quelle che hanno creato un alone di mistero intorno allo scoppio dell’epidemia. Ne è un altro esempio la mail spedita il 2 gennaio dall’Istituto di virologia di Wuhan al personale dei suoi dipartimenti.

 

“Il comitato sanitario nazionale richiede esplicitamente che tutti i dati sperimentali dei test, i risultati e le conclusioni relative a questo virus non siano pubblicati su mezzi di comunicazione autonomi – si legge nella lettera, che prosegue specificando –  non devono essere divulgati ai media, compresi quelli ufficiali e le organizzazioni con cui collaborano.

Si chiede di rispettare rigorosamente quanto richiesto”. In sostanza, leggendo quelle parole in controluce, il mondo non deve sapere.

Fonte

Stefano Montanari: il Coronavirus è stato creato in laboratorio ed è sfuggito al controllo militare

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coronavirus montanari

A differenza di chi vale davvero, io non sono un tuttologo. Quindi, non fatemi domande che esulino dal mio territorio.
Da qualche settimana, non passa giorno senza che io riceva domande sul Coronavirus con tanto di richieste d’interviste non solo dall’Italia, interviste che di regola rifiuto.

Vediamo, allora, per evitare reciproche perdite di tempo, di chiarire quella che è la mia opinione, visto che è quella, no so bene perché, ad essermi richiesta.
Che si tratti di un virus modificato in laboratorio non ci sono dubbi. Perché sia stato modificato lo sanno in pochi e non lo vengono certo a dire a me. Sul come sia uscito dal laboratorio e sul perché vale l’identica considerazione.

Stando ai fatti e non alle chiacchiere che tanto entusiasmano i nostri connazionali, di quel virus si sa ben poco. Si sa che è un Coronavirus come quelli responsabili di raffreddori, di epatiti e di altre patologie di varia gravità. Questo e basta, almeno per quanto riguarda il resto del mondo, cioè per chi si accalca al di fuori della stanza dei bottoni.

Spesso i virus mutano e probabilmente lo fa anche questo. Come e in quanto tempo non ci è dato sapere.

Stando ai fatti, ad oggi la sua morbilità è bassissima e la mortalità fra gl’infettati è di ben scarsa rilevanza. Dunque, ad oggi perché del domani non c’è nessuna certezza, siamo di fronte a poco più del nulla, almeno considerando i numeri, e questo non può certo sfuggire a chi tiene le redini di un paese enorme, con un giro d’affari enorme, con un’importanza per tutta l’economia mondiale enorme. E, allora, come si giustifica una reazione che, ragionando freddamente solo sui numeri, è spropositata fino alla catastrofe?

Io darei per scontato il fatto che i cinesi non sono matti e, allora, mi è logico pensare che sappiano molte più cose su quel virus di quante non trapelino. Mi chiedo pure che cosa ci facessero 300 militari americani proprio a Wuhan subito prima dello scoppio ufficiale del problema. Aggiungo che non so perché un mese prima che si conoscesse l’esistenza del virus chi frequentava l’aeroporto di Wuhan era irrorato da nuvole di un prodotto di cui non è rivelata la natura.

E perché poche settimane prima si fece una simulazione a livello mondiale che aveva come soggetto l’invasione di un virus con grande mortalità al seguito?
Non chiedete a me risposte perché non ne ho.

La sola cosa che posso dire è che, ancora una volta, si è speculato su questo fatto per cercare di spacciare i vaccini antinfluenzali rifilandoli a un po’ di gonzi grazie all’affermazione secondo cui, vaccinandosi con quella roba, si rafforzerebbe tutto il sistema sanitario dispiegato contro il mortifero Coronavirus cinese. Chi si è abbassato a raccontare questa ignobile fandonia merita solo disprezzo.

Poi c’è il lato tragicomico: soprattutto in Toscana, una regione che, per certi aspetti su cui sorvolo, assomiglia tanto all’Emilia Romagna, c’è chi se l’è presa con i cinesi residenti. Evidentemente, secondo la versione toscana, il virus è un accessorio ineludibile di chi ha gli occhi a mandorla. Altrettanto evidentemente, l’idiozia si conforma ad una specie di Acquis di Schengen intellettuale circolando senza barriere.

Domani? Chissà: potrebbe essere tutto dimenticato come fu per le epidemie paventate e mai verificatesi (splendido giro di vaccini finiti nelle fogne) o, come saggiamente desidera chi ha montagne di quattrini e un cervellino monco, il Pianeta potrebbe uscire alleggerito della zavorra di qualche miliardo di esseri umani.
Qualunque cosa sia, non coinvolgetemi perché non ne so nulla.

Virus: ecco come si genera una risposta immunitaria efficace

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Una ricerca ha svelato il meccanismo che permette o meno all’organismo di produrre tempestivamente gli anticorpi necessari per sconfiggere le infezioni virali

Virus come quello dell’influenza stimolano nel nostro organismo l’immediata produzione di anticorpi e una risposta immunitaria efficace: nella maggioranza dei casi infatti, dopo una fase acuta di malattia, questi patogeni vengono debellati definitivamente. Non accade la stessa cosa però nel caso di altri virus come HIV o HCV – responsabili di AIDS ed Epatite C, rispettivamente – che spesso danno vita a malattie virali croniche. Perché?

Una ricerca pubblicata in questi giorni su Nature Immunology e firmata dal gruppo di Matteo Iannacone – a capo del laboratorio Dinamiche delle Risposte Immunitarie dell’IRCCS Ospedale San Raffaele – punta il dito su un particolare gruppo di molecole messaggero del sistema immunitariogli interferoni di tipo I. Secondo i risultati ottenuti dai ricercatori sarebbe proprio la produzione di queste molecole – che può essere più o meno tempestiva a seconda del tipo di virus – a orientare la difesa dell’organismo verso una produzione di anticorpi sufficientemente rapida (entro o oltre le prime 24 ore). Uno scarto che può fare la differenza nella capacità dell’organismo di debellare il patogeno.

La scoperta, possibile grazie anche all’impiego di avanzate tecnologie di imaging che permettono di osservare in tempo reale i globuli bianchi in azione e ad analisi di trascrittomica, apre la strada allo sviluppo di nuove strategie per sconfiggere le infezioni virali croniche e di vaccini sempre più efficaci.

Ingegnerizzare i virus in laboratorio

“Si è pensato a lungo che la differenza tra i virus che producono una risposta anticorpale veloce ed efficace da quelli che invece riescono a ritardarla od inibirla fosse dovuta innanzitutto alle proteine espresse dai virus sulla loro superficie (antigeni)”, spiega Mirela Kuka, che ha coordinato lo studio insieme a Matteo Iannacone. “Un’ipotesi sensata, considerato che sulla base di queste proteine il sistema immunitario riconosce la minaccia e si attiva, ma che si è rivelata riduttiva.”

Per capire cosa distingue i virus che producono una risposta anticorpale veloce ed efficace da quelli che invece riescono a ritardarla e spesso a diventare ospiti cronici, i ricercatori hanno fatto ricorso all’ingegneria genetica. L’obiettivo? Produrre dei virus in grado di dare origine ai due diversi scenari pur avendo gli stessi antigeni di superficie.

Un tour de force tecnologico

Una volta ottenuti questi due virus – solo apparentemente simili – i ricercatori hanno osservato il risultato della loro azione in modelli animali di infezione.

Per farlo hanno combinato una tecnica di imaging chiamata microscopia intravitale – che permette di osservare in modo dinamico gli spostamenti delle cellule del sistema immunitario – a una tecnica di sequenziamento genetico che permette di tracciare l’identità di queste cellule e di capire cosa sta accadendo a livello molecolare al loro interno.

Unendo queste informazioni, gli scienziati sono stati in grado di tracciare, per i due diversi virus, uno scenario dettagliato della distribuzione spaziale e temporale della risposta immunitaria nelle prime fasi dell’infezione.

Il ruolo degli interferoni di tipo I

Secondo i risultati ottenuti, la risposta anticorpale dipende in modo chiave da una famiglia di molecole, gli interferoni di tipo I, che sembrano in grado di orientare il sistema immunitario verso la produzione di anticorpi piuttosto che verso l’attacco diretto dei patogeni da parte dei linfociti effettori.

In particolare, nel caso dei due virus studiati dai ricercatori, la produzione di Interferone di tipo I in tempi brevi (entro 24 ore dall’infezione) – e quindi l’efficace risposta anticorpale – è verosimilmente legata all’aggressività del virus, ovvero alla sua capacità di replicarsi velocemente e di danneggiare cellule e tessuti.

“Il fatto che la dinamica di produzione dell’interferone di tipo I giochi un ruolo così fondamentale nel determinare il tipo di risposta immunitaria a un’infezione virale ha implicazioni importanti, sia pratiche che di principio”, spiega Matteo Iannacone. “Significa che possiamo pensare di modulare questa molecola usandola a nostro vantaggio.”

16 rimedi con l’Aglio: un solo alimento, tanti benefici e usi alternativi

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aglio

Forse molti non lo sanno ma in cucina tutti abbiamo un ingrediente davvero eccezionale dalle proprietà insospettabili. Si tratta dell’aglio, un alimento che le nostre nonne hanno impiegato per anni nella cura dei malanni stagionali come raffreddore e mal di gola.

Il bulbo di questa pianta medicinale, a dispetto del suo odore particolare, è ricco di proprietà salutari e per questo andrebbe consumato giornalmente in modo da poter godere di tutti i suoi benefici.

Ci sono diversi tipi di rimedi all’aglio che si possono realizzare in casa, per prevenire e curare alcuni disturbi di lieve entità, senza ricorrere per forza ad antibiotici e antinfiammatori. L’aglio infatti è considerato uno dei migliori antibiotici naturali che non presenta particolari controindicazioni, a differenza invece di molti farmaci.

Il suo potere antibiotico agisce molto efficacemente anche in caso di graffi e piccole ferite, sulle quali si può applicare uno spicchio tritato per prevenire l’infezione.

La maggior parte dei suoi benefici è dovuta alla presenza di allicina, una sostanza (contenuta anche nelle cipolle) che si sprigiona tagliando o tritando gli spicchi. L’aglio inoltre è ricco di zolfo e di sali minerali come potassio e zinco, nonché di vitamine del gruppo B e vitamina C.

rimedi all’aglio sono davvero efficaci grazie alle sue numerose proprietà, ampiamente riconosciute. Innanzitutto questo alimento, essendo un ottimo vasodilatatore, è in grado di regolare la pressione sanguigna e per questo motivo il suo consumo è particolarmente consigliato a chi soffre di pressione alta.

Rimedi all’aglio per il raffreddore

1. Infuso di aglio e limone

In un pentolino mettere un litro di acqua e 6 spicchi di aglio pelati facendoli bollire per una decina di minuti. Aggiungere il succo di mezzo limone (che scioglie il muco ed è un ottimo disinfettante e alcalinizzante), spegnere la fiamma e lasciare in infusione fino a quando non si è intiepidito.

Bere 1/2 tazza di infuso di aglio contro il raffreddore 3 volte al giorno sorseggiando lentamente. Se avanza si può conservare in frigo, l’importante è che prima di assumerlo nuovamente si riscaldi un po’ in modo da berlo ben calda.

Leggi anche: Tisana Zenzero e Limone per Affrontare l’Inverno

2. Rimedio all’aglio, peperoncino e limone

In una ciotola spremere il succo di mezzo limone, aggiungere uno spicchio di aglio schiacciato con un mortaio e un pezzettino di pepe di cayenna (va bene anche il peperoncino in polvere).

Lasciare riposare per una decina di minuti in modo che tutti gli ingredienti sprigionino le loro proprietà benefiche. Assumere questo composto 1 volta al giorno, meglio se non a stomaco vuoto in quanto si potrebbero verificare bruciori.

Rimedi all’aglio per il mal di gola

L’aglio è un vero e proprio alimento benefico per lenire il mal di gola. Chi è abbastanza forte di stomaco, può tagliare uno spicchio di aglio a metà e metterlo in bocca. Per un lento rilascio non bisogna masticarlo ma tenerlo in bocca avendo l’accortezza di dare ogni tanto un piccolo morso e ingoiare lentamente il succo che fuoriesce.

Tra i rimedi all’aglio, questo è il più veloce; bastano 10/15 minuti per calmare i dolori alla gola dovuti a raffreddore ed infezioni. Se non si riesce, si può anche assumere qualche spicchio d’aglio crudo tagliato e pezzetti molto piccoli e mischiati con dell’olio di oliva o un po’ di pane e pomodoro!

Rimedi all’Aglio per Brufoli e Acne

L’aglio è un ottimo antibatterico naturale, ha proprietà antifungine e combatte le infezioni che causano i brufoli e l’acne. E’ utile anche per chiudere i pori dilatati ed attenuare le imperfezioni della pelle.

Con l’aglio si possono preparare dei piccoli trattamenti per eliminare i brufoli, molto semplici e veloci. Ecco quali sono i più efficaci.

1. Tonico all’aglio

Schiacciare 3 spicchi di aglio e metterli in 200 ml (1 tazza) di acqua, girare bene e lasciare riposare per 7-8 minuti. Imbevere dei pezzi di ovatta in quest’acqua per qualche minuto e tamponarli come se fosse un tonico sulle zone interessate.

Lasciare asciugare la soluzione all’aglio per una decina di minuti dopodiché lavare con acqua e un sapone molto delicato. Ripetere per un paio di volte al giorno fino a quando il problema non si risolve.

2. Impacco all’aglio

Anche l’aglio imbevuto in gel di aloe vera si rivela utilissimo per combattere i brufoli e l’acne. Per preparare questo trattamento con l’aglio si devono sbucciare 5-6 spicchi e lasciarli al sole per qualche minuto.

Nel frattempo prendere un pentolino e versare una tazzina di gel di aloe o altro olio vettore (come jojoba o olio di mandorle dolci). Riscaldare l’olio a fuoco basso e aggiungere 3 spicchi di aglio interi e 3 schiacciati. Far cuocere fino a quando il composto non assume un colorito marrone (solitamente ci vogliono 15 minuti).

Una volta pronto il rimedio con l’aglio, si può setacciare il tutto in un’altra tazzina e far raffreddare l’olio. Quando è ormai freddo si può applicare sull’acne e far riposare per una decina di minuti (va bene anche tutta la notte).

Per lavare bastano acqua tiepida e un sapone delicato per il viso. Applicare per 4-5 giorni o fino a quando il fastidio non è, almeno in parte, risolto.

3. Tonico all’aglio e aceto di mele

Il terzo dei rimedi all’aglio contro l’acne è sicuramente quello che sfrutta i benefici dell’aceto di mele, un prodotto che non deve mai mancare nelle nostre case. In questo caso prendere 6-7 spicchi di aglio ed estrarne il succo in una ciotolina.

Aggiungere, per ogni cucchiaino di succo di aglio, un cucchiaino di aceto di mele e mescolare bene. Per un trattamento efficace contro l’acne. basta imbevere un batuffolo di ovatta nella soluzione ottenuta e tamponarla delicatamente sulla zona colpita dall’acne o sui brufoli.

Lasciare riposare 10 minuti prima di rimuovere il tutto con acqua tiepida. Ripetere l’operazione una volta al giorno per 4-5 giorni.

Rimedi all’Aglio per Mal di Denti 

Grazie alle sue proprietà antinfiammatorie e antisettiche, l’aglio è uno dei migliori rimedi naturali per il mal di denti. A questo proposito gli spicchi d’aglio possono essere usati per realizzare dei trattamenti mirati per disinfiammare la zona colpita e allo stesso tempo disinfettare il cavo orale.

1. Impacco all’aglio

Quando si avverte un fastidio ai denti e alle gengive (oltre a tenere ogni tanto un chiodo di garofano sulla parte dolorante) si può schiacciare uno spicchio di aglio e ricoprirlo con un po’ sale da cucina (meglio se sale rosa o nero).

Applicarlo sul dente dolorante e lasciarlo agire. Ripetere per 1-2 volte al giorno fino a quando il dolore non diminuisce. In alternativa si può anche masticare uno spicchio di aglio, tenendolo dal lato del dente dolorante, per ottenere un sollievo quasi immediato.

2. Collutorio all’aglio contro il mal di denti

In un pentolino riscaldare circa 200 ml di acqua. Nel frattempo schiacciare 4 spicchi di aglio e metterli in una tazza insieme ad un pizzico di sale. Appena l’acqua bolle versarla sull’aglio e girare bene.

Aspettare che si intiepidisca e fare gli sciacqui come un normale collutorio, avendo cura di farlo agire per qualche secondo prima di eliminarlo.

Rimedi all’Aglio per i Capelli

La perdita dei capelli è un problema molto comune soprattutto negli uomini ma molte donne hanno capelli fragili che tendono a spezzarsi facilmente. Molte persone sono geneticamente predisposte a questo problema anche se lo stress, la cattiva alimentazione e l’inquinamento contribuiscono a indebolire i capelli.

Includere l’aglio in un’alimentazione sana fatta anche di altri alimenti come quinoa, grano saraceno, semi e olio di di canapa (ricchi di omega 3 e omega 6), semi di chia, soia (tofu e tempeh) riso e fagioli, aiuta a risolvere almeno in parte questo fastidio.

Ma si possono anche preparare degli impacchi all’aglio per capelli, che risultano essere molto più efficaci della semplice ingestione di aglio crudo.

1. Impacco anticaduta all’aglio

Ricavare il succo da 8-10 spicchi di aglio aiutandosi con uno spremiaglio. In alternativa si possono tritare molto finemente, anche se ovviamente il risultato non sarà un vero e proprio olio. In quest’ultimo caso si può aggiungere un cucchiaio di olio di oliva in modo da diluire il succo.

 

Una volta ottenuto l’olio all’aglio, si può frizionare delicatamente su tutto il cuoio capelluto per 2 volte alla settimana. Dopodiché si può procedere al consueto lavaggio dei capelli. Dopo un mese si può ripetere il trattamento anticaduta all’aglio una volta ogni 15 giorni.

2. Shampoo all’aglio

In commercio ci sono tantissimi prodotti per capelli a base di aglio. Chi vuole però può preparare in casa un ottimo shampoo all’aglio unendo il succo ricavato dall’aglio allo shampoo abituale e lavare i capelli 2-3 volte a settimana.

Per uno shampoo ancora più efficace, sarebbe meglio scegliere un prodotto delicato senza troppe profumazioni o che sia di scarsa qualità. Per realizzare lo shampoo all’aglio basta frullare 9-10 spicchi di aglio con un po’ di olio di oliva fino ad ottenere una pasta liscia e omogenea.

Miscelare il composto allo shampoo e aggiungere qualche goccia di essenza di menta piperita per ridurre l’odore pungente dell’aglio. Lavare i capelli un paio di volte a settimana con questo shampoo. Se l’odore è troppo forte, si può usare un balsamo delicato e profumato.

Altri Rimedi all’Aglio Molto Efficaci

Il nostro amico aglio ci viene incontro anche nella cura di piccoli disturbi quotidiani come il dolore all’orecchio o le fastidiose punture di insetto, ma anche per allontanare i parassiti dalle piante.

In questi casi si possono utilizzare gli spicchi per realizzare dei piccoli rimedi all’aglio fai da te utili per alleviare i sintomi. Vediamo quali disturbi possiamo trattare con l’impiego dell’aglio.

Herpes Labiale

L’herpes è un’eruzione cutanea che si manifesta soprattutto quando il sistema immunitario è debole e nei periodi di forte stress psicofisico. In questi casi è bene mangiare sempre cibi che nutrono il corpo e che non provocano ulteriori intossicazioni.

Se si verifica un focolaio si può realizzare questo semplice rimedio all’aglio per l’herpes. Si tratta di un trattamento molto efficace e che in poco più di un giorno allevierà notevolmente il disturbo. Basta pelare e tagliare a fettine uno spicchio di aglio e metterlo sulla parte interessata per 30-40 secondi.

Appena la fettina si sarà asciugata, metterne un’altra e tenerla per lo stesso tempo. Grazie alle sue proprietà antibatteriche e antibiotiche, l’aglio farà guarire l’infezione. L’ideale sarebbe fare questo rimedio all’aglio contro l’herpes 4-5 volte al giorno quindi ogni 5 o 6 ore. Per evitare una ricaduta immediata si può ripetere il trattamento per un paio di giorni.

Punture d’insetto

Grazie al suo potere lenitivo, l’aglio è un ottimo rimedio contro le punture d’insetto e di zanzare. E’ utile anche contro i gonfiori e gli arrossamenti in generale. Per lenire il prurito e calmare le irritazioni, basta tagliare in due uno spicchio di aglio e strofinarlo sulla parte arrossata o sulla puntura.

Lasciare agire per una trentina di secondi senza risciacquare subito. Anche mangiare abitualmente aglio mantiene lontano gli insetti grazie al suo odore particolare che con il tempo fuoriesce dai pori della pelle.

Tenere lontani gli acari (per gli allergici)

Per chi è allergico agli acari, ecco un ottimo rimedio all’aglio per tenerli lontani soprattutto quando si dorme. Per creare un antiacaro naturale basta dividere in due uno spicchio di aglio e lasciarlo appoggiato vicino al comodino per tutta la notte.

Allontanare i parassiti delle piante

Un rimedio contro i parassiti delle piante, invece, può essere fatto facendo bollire 30 grammi di aglio in 4 litri di acqua e far macerare per 3-4 ore. Successivamente si può mettere il liquido in uno spruzzino e ricoprire le piante e il terreno in modo da proteggerle dalle malattie causate dai parassiti.

Dolore all’orecchio

Per le infiammazioni e i dolori all’orecchio si possono schiacciare 4-5 spicchi di aglio in 200 ml (una tazza) di olio e mettere il composto in un pentolino facendolo riscaldare a fuoco molto basso. Lasciar cuocere lentamente per 30-40 minuti. Far raffreddare bene e versare qualche goccia di quest’olio nell’orecchio, tenendolo tappato per circa 10 minuti e ripetere secondo le necessità.

Attenzione: non utilizzare questo olio per cucinare e conservarlo in frigorifero avendo cura di intiepidirlo leggermente prima di mettere le gocce nell’orecchio. Non utilizzare questo o altri rimedi all’aglio fai da te se si hanno sintomi di timpano rotto.

Sinusite

Per aiutare a combattere questa dolorosa e fastidiosa infiammazione, si possono realizzare dei suffumigi facendo bollire mezzo litro di acqua con 3 spicchi di aglio e 1 cucchiaino di aceto di mele.

Quando comincia ad evaporare, coprire la testa con un asciugamano e respirare profondamente con il naso. Ripetere questo trattamento all’aglio contro la sinusite per un paio di volte al giorno.

fonte: www.vivere-armoniosamente.it

Coronavirus. Il CNR Pavia: studio dimostra che 95 per cento dei casi guarisce senza complicanze

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Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare del Cnr di Pavia,

commenta la ricerca cinese sulla morbilità.

Senza complicazioni il 95% dei malati, Colpiti soprattutto gli anziani, molto meno i bambini.

“Il primo grande studio clinico relativo alla morbilità, quindi relativo all’intensità dei sintomi e della letalità del virus, conferma il quadro che si era già venuto a definire in queste ultime settimane: siamo di fronte a un’infezione che nell’80 per cento dei casi causa sintomi lievi e all’incirca il 95 per cento delle persone guarisce senza gravi complicazioni”.

Lo ha detto all’AGI Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di Genetica Molecolare del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pavia, commentando il più grande studio condotto in Cina sul nuovo Coronavirus.

“I dati ci dicono che soltanto un numero limitato di persone può avere conseguenze anche letali, soprattutto se si tratta di persone anziane e/o con problemi di salute come malattie cardiovascolari pregresse”, spiega Maga. “La mortalità più apparentemente elevata nella provincia di Hubei, e in particolare nella città di Wuhan, dipende probabilmente – continua –  dalle difficoltà riscontrate soprattutto nelle prime fasi dell’epidemia a fornire un’assistenza puntuale ed adeguata a tutti i casi che si presentavano”.

“Si vede invece come nelle altre province, la gestione dei casi gravi ha consentito di abbassare il tasso di mortalità fino a livelli dello 0,1-0,3 per cento, confermando di nuovo che si tratta di una malattia infettiva in grado di dare conseguenze anche gravi ma in una fascia di persone ben definita e a cui invece l’assoluta maggioranza delle persone risponde senza andare incontro a gravi patologie e quindi risponde con la guarigione”, conclude il virologo.

Fonte: www.agi.it/salute