Home Blog

Uova, MAI cucinarle così: porti la salmonella a tavola | Eppure in molti lo fanno

0
uova contaminate europa

Nutriente e versatile in cucina, l’uovo delizia grandi e piccini. L’uovo è uno degli ingredienti più versatili e la chiave del suo utilizzo è il controllo della temperatura. La varietà di  preparazioni a base di uova  disponibili, da sole o come parte integrante di una ricetta, ci permette di goderne il valore nutritivo in modo molto vario e abituale.

Uova, MAI cucinarle così: porti la salmonella a tavola | Eppure tutti le mangiamo così

L’uovo è uno degli alimenti più completi e accessibili che esistono al mondo. Ha molteplici vantaggi e caratteristiche che lo rendono una fonte proteica ottimale per milioni di persone. Le uova possono essere cotte con o senza guscio, questi sono alcuni dei modi più comuni per prepararle. L’uovo però è uno degli alimenti che si possono ingerire anche poco cotti o addirittura crudi!

Basti pensare al classico “ovetto fresco sbattuto” con dello zucchero e un goccio di caffè e del liquore Marsala, ma anche l’uovo alla coque. Per chi non vuole correre rischi, sono da escludere tutte le ricette che si fanno appunto con le uova crude, come anche la maionese, alcuni dolci come il tiramisù. Chi non vuole rinunciare al sapore della maionese fatta in casa e di altre preparazioni tradizionali può ridurre al minimo il rischio di intossicazione adottando misure igieniche estreme e, per una maggiore sicurezza, è possibile pastorizzare le uova in casa o acquistare già le uova pastorizzate al supermercato.

Salmonella: attenzione, l’uovo è l’alimento principale che causa l’infezione

L’intossicazione alimentare da consumo di uova contaminate è stata notevolmente ridotta negli ultimi decenni grazie al rafforzamento delle misure di sicurezza, ma è molto difficile raggiungere una situazione di rischio zero. Il modo migliore per evitarlo è consumare sempre uova ben cotte, poiché questo è l’unico modo per eliminare i batteri patogeni.

Il principale agente patogeno con cui le uova possono essere contaminate sono i batteri del genere Salmonella, che causano la salmonella o la salmonellosi. Queste gastroenteriti possono diventare gravi, soprattutto nelle persone più vulnerabili. I batteri Campylobacter – che causano anche diarrea e vomito – possono essere presenti anche nelle uova, ma molto meno frequentemente.

Miguel Angel Lurueña, dottore in Scienze e Tecnologie Alimentari e autore del libro Non scherzare con il cibo (Destiny, 2021), spiega dei rischi dal consumo di certi tipi di alimenti e i commenti a riguardo sono molti: “Ho sempre fatto così e non mi è mai successo niente”. L’esperto ritiene che equivalga a dire: “Sono sempre andato senza mettere la cintura in auto e a me non è mai successo niente». Ovviamente, sostiene, «ci sono persone a cui non è mai successo niente, ma tante altre sì».

L’esperto di sicurezza alimentare Esther Carrera Puerta, professoressa alla CEU San Pablo University (Madrid), sottolinea che questo microrganismo viene trasmesso anche da altri prodotti, come la carne, ma l’uovo è “l’alimento principale per la salmonella”.

La quota di uova contaminate da questo batterio è notevolmente diminuita negli ultimi anni grazie ai controlli effettuati negli allevamenti di pollame e alle campagne di vaccinazione per le galline. Nonostante questo però, continuano a verificarsi molti casi di infezione, portando le galline colpite a contaminare il guscio delle uova al momento della deposizione. È più raro che i batteri si trovino anche all’interno dell’uovo.

Salmonella, solo così abbassi il rischio di contrarre l’infezione dalle uova

Le misure per ridurre al minimo il rischio di salmonellosi si basano su due fattori fondamentali: il guscio è il luogo principale dove si possono trovare i batteri e la temperatura ambiente -soprattutto in estate- favorisce la proliferazione di questo patogeno. Tenendo conto di entrambi gli aspetti, questi sono i suggerimenti più rilevanti per evitare l’infezione:

  • Conservare sempre le uova in frigo.
  • Più fresco è l’uovo, meglio è. Scegli quelli che hanno una data di scadenza più lontana.
  • Controllare che l’uovo non sia rotto. Se è così, scartalo.
  • Lavare il guscio d’uovo appena prima di romperlo, ma mai molto prima di consumarle. Gli esperti sconsigliano di pulirli molto prima del loro uso perché il guscio forma una barriera protettiva porosa, quindi durante la pulizia i batteri patogeni possono passare all’interno.
  • Estrema igiene delle mani e dei contenitori che utilizzate durante la preparazione della ricetta.
  • Non rompere l’uovo nello stesso contenitore in cui andrai a fare la maionese, la frittata o qualsiasi altro preparato, poiché potresti contaminarlo.
  • Una volta preparato il piatto, consumatelo subito. Nel caso in cui non lo consumate subito, riponetelo in frigorifero. La refrigerazione interrompe la moltiplicazione della salmonella. Ma non tenerlo in frigo per molto tempo.
  • Qualche goccia di limone o un po’ di aceto aggiunto ad esempio alla maionese o ad altre ricette a base di uova, non solo regalano un sapore diverso, ma ne abbassano anche il pH, che riduce il rischio di infezione da salmonella perché l’acidità impedisce al patogeno di moltiplicarsi.

I migliori ospedali italiani, nella «classifica» Agenas

0
migliori ospedale italia

L’impatto del Covid sugli ospedali italiani non è finito. Anche se le ospedalizzazioni e l’accesso ai trattamenti sono senz’altro in ripresa rispetto al 2020, l’annus horribilis della pandemia.

Lo dimostrano i risultati dell’ultima edizione del Programma nazionale esiti dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), che ha misurato la qualità dell’assistenza sanitaria riferita al 2021 allo scopo di valutare l’appropriatezza clinica e organizzativa e l’equità di accesso alle cure garantite dal Servizio sanitario nazionale.

I primi dieci ospedali nell’area cardiovascolare

I pazienti con infarto sottoposti a un intervento di angioplastica coronarica entro i 90 minuti dal ricovero sono stati in media il 50,6%.

Nei primi dieci posti della classifica nazionale ci sono l’ospedale del Mare di Napoli, dove la procedura è stata garantita secondo gli standard assistenziali nell’84,2% dei casi, il Policlinico Tor Vergata di Roma, con l’84% dei casi, l’ospedale Spaziani di Frosinone, con l’82,8%, seguito dall’ospedale Giovanni Paolo II di Sciacca (82,1%), l’ospedale Maria Vittoria di Torino (77,8%), l’ospedale S. Antonio Abate di Erice (77,3%), l’ospedale Centrale di Bolzano (76,3), l’ospedale Mater Domini di Catanzaro (75,4%), l’ospedale Maria Santissima Addolorata di Eboli (75%) e l’ospedale Infermi di Rimini (74,8%).

La mortalità dopo un infarto

Cala la mortalità a 30 giorni dopo un infarto cardiaco dall’8,4% nel 2020 al 7,7% nel 2021. Un trend che si riavvicina a quello prepandemico (7,3%).

Tra le strutture con almeno 350 casi in due anni, non ha registrato nessun caso di decesso l’ospedale Umberto I di Ancona. Al secondo posto l’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine (0,5%). Al terzo, la Casa di cura Montevergine di Mercogliano (0,67%). A seguire: l’ospedale Del Cuore Pasquinucci di Pisa (1,19%), l’Heperia hospital di Modena (1,32%), l’ospedale San Giovanni Di Dio e Ruggi D’Aragona di Salerno (1,43%), il policlinico Gemelli (1,63%), l’ospedale Ss. Annunziata di Chieti (1,96%), l’ospedale di Treviso (2,34%) e l’ospedale di Vicenza (2,38%).

Frattura di femore

Mentre la mortalità a un mese dal ricovero per frattura di femore nel 2021 è rimasta pressoché la stessa del 2020: 6,4% contro 6,6%. E resta più alta di quella rilevata nel 2019 (5,1%).

Al vertice della graduatoria per capacità di assicurare un intervento chirurgico per frattura del femore entro 48 ore dall’ospedalizzazione c’è l’ospedale Umberto I di Siracusa, con il 98,2% dei casi. Secondo in classifica l’ospedale Pertini di Roma (94,8%), seguito dal policlinico Campus Bio medico di Roma (94,7%), l’ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento (93,6%), l’ospedale di San Donà di Piave (90,9%), l’ospedale Humanitas di Rozzano (89,3%), l’ospedale Guzzardi di Vittoria (89,3%), l’ospedale San Camillo di Roma (88,7%) e lo Stabilimento di Jesi (88,3%).

Bypass aorto-coronarico

Per quanto riguarda gli interventi di bypass aorto-coronarico isolato, nel 2020 si è verificata una drastica contrazione della casistica (pari a una riduzione del 24% rispetto al valore atteso). C’è stato un parziale recupero della contrazione della casistica registrata nel 2020 (meno 24% rispetto al 2019, con uno scostamento dal trend stimabile intorno al 14% (pari a circa 1.900 ricoveri in meno). Nel biennio 2020-2021, l a riduzione complessiva rispetto al trend è quantificabile in circa 5 mila ricoveri.

Protesi d’anca e di ginocchio

In crescita gli interventi programmati di protesi d’anca (più 18mila) e di protesi di ginocchio (più 14mila). Tuttavia, permane il gap in confronto con il 2019: tra il 2020 e il 2021 sono stati persi in tutto 27mila interventi di protesi d’anca e 39mila di protesi al ginocchio.

Sale la quota anche dei ricoveri in day surgery rispetto al 2020 (più 27,5%), comunque ridimensionata del 31,2% rispetto ai valori prepandemici.

Tumore maligno della mammella

L’assistenza in ambito oncologico, infine, ha segnato un recupero importante. Per esempio, i ricoveri per tumore maligno della mammella si sono riallineati ai livelli del periodo pre-Covid, con un volume che ha superato di poco quello del 2019 (più 1%).

Nel 2020 avevano subìto una flessione del 10% (circa 6mila interventi in meno). La maggiore casistitica di interventi è stata rilevata all’Istituto europeo di oncologia di Milano (2716).

A seguire nella classifica per volume di attività: il Policlinico Gemelli di Roma (1208), l’ospedale Humanitas di Rozzano (1031), l’Istituto nazionale dei tumori di Milano (887), l’azienda ospedaliera Careggi di Firenze (846), l’ospedale Bellaria di Bologna (796), l’ospedale Sant’Anna di Torino (768), l’Humanitas di Misterbianco in provincia di Catania (739), l’Istituto oncologico veneto di Padova (722) e l’azienda ospedaliera di Pisa (715).

Tumore della prostata

La quota di interventi chirurgici per tumore maligno della prostata, invece, seppur aumentata rispetto al 2020, resta sotto del 13% rispetto a quella prepandemia (pari a 2774 ricoveri in meno).

La casistica più elevata si è concentrata nell’azienda ospedaliera Careggi di Firenze (621), seguita dall’Istituto europeo di oncologia di Milano (505), dalla Casa di cura Pederzoli di Peschiera del Garda (367), dall’ospedale san Raffaele di Milano (354), dall’ospedale Sant’Orsola di Bologna (321), l’ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti (305), l’azienda ospedaliera San Luigi di Orbassano (271), l’ospedale Humanitas di Rozzano (255), l’Istituto regina Elena di Roma (249) e l’ospedale Sacro cuore don Calabria di Negrar (248).

Ema ritira questi farmaci dal mercato: con anestesia possono essere letali

0
tosse folcoldina

 Si precisa che non sono autorizzati in Italia medicinali a base di folcodina.

Il comitato di sicurezza dell’EMA, PRAC, ha concluso la revisione dei medicinali contenenti folcodina, utilizzati in adulti e bambini per il trattamento della tosse non produttiva (secca) e, in combinazione con altri principi attivi, per il trattamento dei sintomi di raffreddore e influenza, e ha raccomandato la revoca delle autorizzazioni all’immissione in commercio nell’UE per questi medicinali.

Durante la revisione, il PRAC ha valutato tutte le evidenze disponibili, compresi i risultati finali dello Studio ALPHO,  i dati sulla sicurezza post-marketing e le informazioni fornite da terzi, come ad esempio gli Operatori Sanitari.

I dati disponibili hanno dimostrato come l’uso di folcodina nei 12 mesi precedenti l’anestesia generale con agenti bloccanti neuromuscolari (NMBA) sia un fattore di rischio per lo sviluppo di una reazione anafilattica (una reazione allergica improvvisa, grave e potenzialmente pericolosa per la vita) agli NMBA.

Poiché non è stato possibile individuare misure efficaci per ridurre al minimo questo rischio, né identificare una popolazione di pazienti per i quali i benefici della folcodina superino i suoi rischi, i medicinali contenenti folcodina sono stati ritirati dal commercio nell’UE e non saranno quindi più disponibili su prescrizione o come farmaci da banco.

Gli Operatori Sanitari devono prendere in considerazione alternative terapeutiche appropriate e consigliare i pazienti di interrompere l’assunzione di medicinali contenenti folcodina.

Gli Operatori Sanitari devono inoltre verificare se i pazienti che devono sottoporsi ad anestesia generale con NMBA abbiano fatto uso di folcodina nei 12 mesi precedenti e devono essere consapevoli del rischio di reazioni anafilattiche in questi pazienti.

Le raccomandazioni del PRAC saranno ora trasmesse al Gruppo di Coordinamento per il Mutuo Riconoscimento e le Procedure Decentrate per i farmaci a uso umano (CMDh)  per considerazioni nella sua prossima riunione di dicembre 2022.

Informazioni per i pazienti

  • Un recente studio ha dimostrato che l’uso di medicinali contenenti folcodina, utilizzati per il trattamento della tosse secca negli adulti e nei bambini, è legato al rischio di reazioni anafilattiche (una reazione allergica improvvisa, grave e potenzialmente pericolosa per la vita) ad alcuni farmaci chiamati agenti bloccanti neuromuscolari (NMBA), utilizzati in anestesia generale.
  • Poiché non sono state individuate misure efficaci per ridurre al minimo questo rischio, i medicinali a base di folcodina sono stati ritirati dal commercio nell’UE.
  • Se sta assumendo folcodina, ne parli con il medico o il farmacista, che le suggeriranno un trattamento alternativo. 
  • Se si deve sottoporre ad anestesia generale con NMBA ed ha assunto folcodina negli ultimi 12 mesi, è bene rivolgersi al proprio medico curante e porre tutte le domande del caso.

Informazioni per gli Operatori Sanitari

  • I risultati del recente studio ALPHO mostrano che l’uso di folcodina nei 12 mesi precedenti l’anestesia è legato a un rischio di reazione anafilattica perianestetica correlata agli agenti bloccanti neuromuscolari (NMBA) (OR aggiustato=4,2 CI 95% [2,5; 6,9]).
  • Poiché non sono state individuate misure efficaci per ridurre al minimo questo rischio, le autorizzazioni all’immissione in commercio dei medicinali contenenti folcodina sono state revocate nell’UE.
  • Gli Operatori Sanitari non devono più prescrivere o dispensare medicinali contenenti folcodina e devono prendere in considerazione alternative terapeutiche appropriate. I pazienti devono essere avvisati di interrompere il trattamento con questi medicinali.

  • Per quanto riguarda i pazienti che devono sottoporsi ad anestesia generale con NMBA, gli Operatori Sanitari devono verificare se i pazienti abbiano usato medicinali contenenti folcodina negli ultimi 12 mesi e mantenere l’attenzione sulla potenziale reazione anafilattica perianestetica legata agli NMBA.
  • Una comunicazione diretta agli Operatori Sanitari (DHPC) contenente le raccomandazioni di cui sopra sarà inviata a tempo debito agli operatori sanitari che prescrivono, dispensano o somministrano questi medicinali. La DHPC sarà anche pubblicata su una pagina dedicata del sito web dell’ EMA.

Maggiori informazioni sul medicinale

La folcodina è un farmaco oppioide utilizzato nei bambini e negli adulti per il trattamento della tosse non produttiva (secca) e , in combinazione con altre sostanze attive, per il trattamento dei sintomi del raffreddore e dell’influenza.

Funziona direttamente a livello del cervello, deprimendo il riflesso della tosse riducendo i segnali nervosi che vengono inviati ai muscoli coinvolti nella tosse.

La folcodina è stata utilizzata come sedativo della tosse sin dagli anni ’50. Nell’UE, i medicinali contenenti folcodina sono attualmente autorizzati in Belgio, Croazia, Francia, Irlanda, Lituania, Lussemburgo e Slovenia, soggetti a prescrizione medica o come medicinali da banco.

Spesso contengono folcodina in combinazione con altre sostanze e sono disponibili come sciroppi, soluzioni orali e capsule con vari nomi commerciali e come farmaci generici. La folcodina è commercializzata con vari nomi tra cui Dimetane, Biocalyptol e Broncalene.

Maggiori informazioni sulla procedura

La revisione di folcodina è iniziata il 1 settembre 2022 su richiesta della Francia, ai sensi dell’Articolo 107i della Direttiva 2001/83/EC.

La revisione è stata effettuata dal Comitato di Valutazione dei Rischi per la Farmacovigilanza (PRAC), il comitato responsabile della valutazione dei problemi di sicurezza dei medicinali per uso umano, che ha formulato una serie di raccomandazioni.

Le raccomandazioni del PRAC saranno ora trasmesse al Gruppo di Coordinamento per il Mutuo Riconoscimento e le Procedure Decentrate per i farmaci a uso umano (CMDh), che adotterà una posizione

Il CMDh è l’organismo che rappresenta gli Stati membri dell’UE, nonché l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia. È responsabile di garantire standard di sicurezza armonizzati per i medicinali autorizzati tramite procedure nazionali in tutta l’UE.

Eurospin, massima allerta: richiamato dagli scaffali uno dei prodotti più amati dagli italiani, contiene ocratossina A. Non consumatelo!

0
FOCACCIA TRE MULINI RICHIAMO

Negli ultimi anni si è registrato un numero crescente di richiami di prodotti pericolosi per la salute dagli scaffali dei negozi. Il Ministero della Salute svolge un ruolo fondamentale nel garantire la sicurezza di questi prodotti e nel proteggere i consumatori da essi. Per legge, il Ministero della Salute deve essere informato di tutti i ritiri di prodotti pericolosi per la salute.

Il Ministero ha quindi il compito di indagare sui prodotti e di stabilire se questi rappresentano un rischio per la salute pubblica. Se si stabilisce che un prodotto presenta un rischio, il Ministero ordina il ritiro del prodotto dagli scaffali dei negozi.

L’importanza di questo aspetto non può essere sottovalutata, poiché può mettere a serio rischio la salute. Nel nostro mondo sempre più interconnesso, è più che mai importante disporre di un sistema efficace per il ritiro dei prodotti pericolosi.

Il Ministero della Salute svolge un ruolo cruciale in questo sistema. Ma vediamo l’ultimo prodotto ritirato dagli scaffali, i lotti e le motivazioni!

Marchio delle focacce ritirate dal mercato per ocratossina

Il Ministero della Salute ha pubblicato sul suo portale in data 2 dicembre il richiamo di un prodotto molto consumato dagli italiani dagli scaffali di un noto discount. Si tratta delle focacce con olio extravergine d’oliva al 8,7% del marchio Tre Mulini. 

Il nome o ragione sociale dell’OSA a nome del quale il prodotto commercializzato è Eurospin Italia S.p.A. Il nome del produttore invece è: FARTONS POLO, mentre la sede dello stabilimento si trova presso Poligono Industrial III, Calle Vimeters,15 – 46120 Alboraya (Valencia) – Spagna.

Numero di lotto e scadenze

numeri di lotto delle focacce all’olio extravergine d’oliva ritirate sono:

  • 223740

La data di scadenza o il termine minimo di conservazione delle focacce richiamate sono fissate per il 13/01/2023, mentre il formato è di 200 grammi.

Il Ministero della Salute raccomanda a chi avesse acquistato i numeri di lotto delle focacce richiamate di non consumare il prodotto, ma di restituirlo nei punti vendita d’acquisto. Non è necessario lo scontrino per la restituzione.

Sul sito salute.gov.it si può leggere che la motivazione del richiamo delle focacce è per rischio microbiologico “per la possibile presenza di Ocratossina A”.

Ocratossina A negli alimenti, un rischio serio per la salute

L’ocratossina A (OTA) è una micotossina che può essere presente a volte negli alimenti. Viene prodotta da alcune muffe e può contaminare i raccolti in qualsiasi fase della produzione, dal campo alla tavola. L’OTA è stata collegata a una serie di problemi di salute nell’uomo, tra cui malattie renali, epatiche e presenta anche effetti cancerogeni.

L’Unione Europea ha stabilito dei livelli massimi di OTA in una serie di alimenti, tra cui cereali, caffè e uva. Tuttavia, i livelli di OTA possono variare a seconda del luogo di coltivazione e della lavorazione degli alimenti. Di conseguenza, è importante che i consumatori siano consapevoli dei potenziali rischi associati all’esposizione all’OTA.

LEGGI ANCHE: Merendine e snack di marca con troppi idrocarburi. La lista con…

Ischia, le cause della frana: detriti, cemento e abusivismo, così è partita la colata di fango

0
frana ischia

La pioggia record in sei ore ha provocato lo smottamento. Gli esperti accusano: «Un’area ad alto rischio, lì si è costruito troppo». Gli ambientalisti puntano il dito sul condono del 2018.

Centoventi millimetri di pioggia, tra mezzanotte e le sei del mattino. A Ischia ieri, secondo quanto riporta il Cnr, è piovuto come mai era accaduto negli ultimi venti anni. L’ennesimo fenomeno estremo del 2022 in Italia (130, quelli registrati). Il picco massimo di pioggia oraria è stato di 51,6 millimetri a Forio, uno dei Comuni ischitani, e di 50,4 millimetri sul Monte Epomeo, la montagna dalla quale si è staccata la frana che ha devastato Casamicciola Terme.

Anzi, varie micro-frane incanalate in un flusso che ha creato un unico fiume di detriti, con grande capacità distruttiva. «Una tragedia e una comunità colpita duramente da un evento importante», ha detto Fabrizio Curcio, responsabile nazionale della Protezione Civile.

Le cause naturali e antropiche

Sarebbe però semplicistico ricondurre quanto è accaduto solo alla tempesta d’acqua, secondo la geologa Micla Pennetta, docente di Geomorfologia all’Università Federico II. «La colpa — dice — è del cemento». Chiarisce il suo pensiero: «Lì c’è un terreno di natura vulcanica, ovvero poco compatto.

In caso di piogge abbondanti l’acqua lo gonfia e tende a portarlo a valle. Gli alberi svolgono un ruolo fondamentale per prevenire questi fenomeni, ma ne sono stati eliminati molti per le attività antropiche. La cementificazione dei suoli ha ridotto la capacità di assorbimento delle acque, che scivolano a valle con una violenza devastante, trascinano fango ed altri materiali e creano disastri. Si è verificata una colata detritica».

Gli interventi che mancano nel territorio

Non è la prima volta che accade, ricorda Pennetta: «È un fenomeno molto simile a quello del 2009, quando una colata rapida invase Piazza Bagni e morì una ragazza». Terrazzamenti con rimboschimento, vasche di laminazione, canali di drenaggio, secondo la geologa, sono gli interventi che vanno realizzati subito per evitare che si verifichino a Casamicciola nuove tragedie.

Gli ambientalisti puntano il dito contro il condono-Ischia inserito nel decreto sul ponte Morandi di Genova crollato nel 2018: una sanatoria che bollano come «incostituzionale» e «con tanto di contributi concessi dallo Stato a chi ha edificato abusivamente e collegandoli alla ricostruzione post sisma del 2017». Secondo Legambiente a Ischia erano ben 28 mila le richieste ufficiali di sanatoria edilizia.

Per questo, dice Gaetano Sammartino, presidente della sezione Campania della Società Italiana di Geologia Ambientale, «va posto definitivamente un freno al consumo di suolo e va adeguato il sistema drenante».

Riflette: «Quella è un’area a rischio idrogelogico molto elevato perché la stratigrafia del versante è precaria. Se l’abbandoniamo, non facciamo manutenzione e magari cementifichiamo i canali di impluvio la catastrofe è garantita. Il cemento non assorbe l’acqua, che scorre rapidamente e si precipita nelle zone di fondovalle».

Troppo cemento

A Ischia si è costruito troppo, insomma, e per lo più senza regole. Lo sa bene Aldo De Chiara, ex procuratore aggiunto a Napoli, che quando era magistrato si impegnò per contrastare il fenomeno dell’abusivismo edilizio sull’isola. «La storia si ripete — commenta —. Un terreno fragile non può subire edificazione senza criterio e fuori da ogni idonea programmazione. È il contesto fertile perché poi eventi atmosferici come quello della notte tra venerdì e sabato provochino danni irreversibili a cose e persone».

Abusivismo e condono

Eppure, ricorda De Chiara, che tra il 2010 ed il 2011 subì minacce di morte quando provò a far demolire alcune case abusive nei Comuni di Forio d’Ischia e di Barano, il contrasto al consumo di suolo ed all’abusivismo edilizio non sono tra le priorità nell’agenda politica. «Basti pensare — dice — che quando nel 2018 hanno stanziato fondi per la ricostruzione per le case danneggiate dal sisma del 2017 a Casamicciola sono state previste risorse anche per quelle abusive. Un atteggiamento irresponsabile».

Incalza: «Sull’isola c’è stato un forte abusivismo edilizio del quale la classe politica non ha mai voluto prendere atto o verso il quale è stata connivente per motivi di consenso. Non è un problema solo di Ischia, peraltro. Ho ascoltato in occasione della campagna elettorale per le politiche candidati che invocavano un nuovo condono edilizio con il pretesto, in verità poco condivisibile, dell’abuso edilizio di necessità».

Articolo di corriere.it

Non solo Superbonus: tutte le agevolazioni a disposizione per la casa

0

Bonus ristrutturazione, Ecobonus, Bonus mobili, Bonus acqua potabile: le agevolazioni messe a disposizione dei cittadini da parte del governo sono davvero molteplici, e mentre alcune di esse potranno essere richieste fine al 2024, ce ne se sono altre ormai in scadenza.

Non solo Superbonus al 110%, dunque, argomento ampiamente dibattuto in queste ultime settimane. Ci sono molte altre agevolazioni che riguardano a loro volta gli immobili. Il portale Facile.it ne ha riportate alcune, così che i cittadini possano vederle nell’insieme.

Superbunus: conferma e modifiche

La misura è stata riconfermata all’interno del decreto Aiuti quater, ma con delle modifiche. Dal comprendere il 110% delle spese sostenute per realizzare certi lavori, come era inizialmente, l’aiuto dello Stato è passato al 90% per il 2023 e continuerà a decrescere nei prossimi anni. Si parla infatti di un Superbonus al 70% nel 2024 e al 65% nel 2025.

Per i cantieri con lavori ormai avviati, tuttavia, non cambia nulla. L’aliquota rimarrà al 110%, ma la Cila (comunicazione di inizio lavori asseverata) deve essere stata presentata prima dell’entrata in vigore del nuovo decreto.

Bonus confermato anche per le case indipendenti: la proroga si è resa necessaria dato che la scadenza era segnata per la fine del 2022. Per coloro che hanno completato il 30% dei lavori entro il 30 settembre il bonus resterà al 110% fino alla data del prossimo 31 marzo.

Le novità arrivano dal 2023, quando ci si potrà avvalere di un Superbonus al 90%, e solo per prima casa non di lusso e con un limite di reddito del proprietario fissato a 15mila euro. Nel nuovo decreto è stata inserita inoltre la possibilità, previa comunicazione a Agenzia delle entrate, di avvalersi in 10 rate annuali dello stesso importo dei crediti d’imposta non ancora utilizzati.

Bonus ristrutturazione

Per quanto concerne questa agevolazione, si tratta di una detrazione del 50% per un limite di spesa massimo di 96mila euro. Il bonus ristrutturazione può essere richiesto per lavori di manutenzione straordinaria, restauro o risanamento dell’edificio, lavori di manutenzione ordinaria e molto altro. La misura resterà a disposizione fino alla fine del 2024. Alla sua scadenza, in assenza di proroghe o modifiche, l’aliquota tornerà al 36%, con un massimo di spesa fissato a 48mila euro.

Sisma bonus

In questo caso la detrazione arriva all’85% delle spese sostenute per interventi antisismici, e il limite massimo di spesa è fissato a 96mila euro. Il bonus resterà valido fino al 31 dicembre 2024, poi l’agevolazione tornerà al 36%, con spesa massima di 48mila euro.

Il bonus può essere richiesto per edifici presenti in zone sismiche e considerate ad alta pericolosità, segnalate come zona 1, 2 e 3.

Ecobonus

La misura copre tutti quegli interventi finalizzati ad accrescere il livello di efficienza energetica degli edifici, come lavori di coibentazione, sostituzione di infissi o installazione di impianti fotovoltaici. La detrazione arriva fino al 65% e resterà in vigore fino alla fine del 2024. Superata tale data, il bonus scenderà al 36% con un tetto di spesa massimo di 48mila euro.

Bonus mobili

Si tratta di un aiuto elargito per aiutare gli italiani ad acquistare elettrodomestici ad alta efficienza energetica e mobili di vario genere. L’immobile, tuttavia, deve essere stato sottoposto a interventi di ristrutturazione e recupero del patrimonio edilizio.

Si parla di una detrazione al 50% su acquisti fino a 10mila euro, almeno per questo anno. Nel 2023 e nel 2024, invece, il tetto di spesa scenderà a 5mila euro.

Bonus acqua potabile

Pensato per incoraggiare al minor utilizzo di contenitori di plastica, questo bonus può essere richiesto da coloro che intendono effettuare interventi per migliorare la qualità dell’acqua erogata per consumo domestico, come l’istallazione di sistemi di filtraggio o mineralizzazione. La detrazione è al 50% su una spesa massima di mille euro, e resterà in vigore fino al 31 dicembre 2023.

Bonus verde

Un bonus finalizzato alla cura delle aree verdi private, che copre lavori di sistemazione, installazione di irrigatori o pozzi, e di realizzazione di coperture. La detrazione è del 36% su una spesa massima di 5mila euro. È possibile usufruire del bonus fino alla fine del 2024.

Bonus facciate

La misura riguarda tutti quei lavori di recupero o restauro delle facciate esterne degli immobili presenti in zone A (centro storico) e B (zone di completamento). Esclusi, dunque, tutte le altre categorie (C, zona di espansione, D, zona produttiva, E, zona agricola).

La detrazione è del 60%, è scadrà alla fine di questo anno (dicembre 2022).

Prima casa Under 36

Questo aiuto è rivolto ai giavani under-36 che devono acquistare una prima casa, con un Isee non superiore a 40mila euro annui. L’agevolazione comprende l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro, ipotecaria e catastale per le compravendite non soggette a Iva, a cui si aggiunge il riconoscimento di un credito d’imposta di ammontare pari all’Iva corrisposta al venditore in caso di acquisto soggetto a Iva.

L’agevolazione resterà valida fino alla fine del 2022.

Motori diesel, la svolta arriva dal futuro: quando l’innovazione sfrutta l’idrogeno

0
auto a idrogeno

Svolta nel campo dei motori diesel che grazie a un’innovazione sfrutteranno l’idrogeno: ecco tutto sulla scoperta che potrebbe rivoluzionare il mercato auto e non solo dei prossimi anni nel segno di una transizione green.

Le innovazioni corrono veloci e i risultati sono strabilianti, capaci di creare due eccellenze incredibili: un sistema e un prototipo di retrofit. L’Università australiana di Sidney e si suoi ricercatori hanno dato vita a queste due eccellenze dell’hi tech.

Essi sono in grado di convertire i motori diesel in modo tale che funzionino per il 90% a idrogeno: una svolta epocale alla luce di una transizione green inevitabile e oltremodo auspicabile. Vediamo bene assieme come funziona il meccanismo e se potrà avere immediate ripercussioni sul mondo dei motori.

La prima notizia che dobbiamo però dare è che non tutti i motori possono essere riconvertiti ad idrogeno: per quelli in cui è possibile, il sistema retrofit mantiene l’iniezione diesel alla quale si aggiunge tramite il cilindro quella ad idrogeno. Ciò consente un controllo del tutto indipendente tra le due fasature alimentate dai due diversi carburanti.

I tecnici hanno effettuato in fase di test parecchie prove e i risultati son stati ben auguranti in vista di un cambio fondamentale nel mondo dell’iniezione e della motoristica. Un sistema perfetto che necessita di idrogeno il più puro possibile: vediamo come funziona.

Motori diesel del futuro: la svolta è l’idrogeno

Come detto dunque sopra, l’idrogeno deve essere purissimo, vicino al 100%: in tal modo il gas in questione è in grado di realizzare e dare vita a vere e proprie tasche in cui si concentra all’interno del cilindro. Tali vasche di idrogeno permettono una minor emissione di protossido di azoto prodotte di norma da un motore diesel montato su un rettilineo.

Le emissioni di CO2 si abbassano, stando ai risultati dei test, di ben l’85%, a circa 90 gr/kwh di energia: dati sorprendenti su cui i tecnici sono in costante lavoro per migliorare il sistema. Questa scoperta, senza troppi giri di parole, potrebbe davvero portare alla totale eliminazione di carboni fossili, la cosiddetta decarbonizzazione tanto invocata da più parti.

Discorso applicabile ovviamente alle case automobilistiche che fanno delle vetture a gasolio le loro principali produzioni, ma anche per altre situazioni. Al momento i ricercatori dell’Università australiana di Sidney sono impegnati in duri e lunghissimi test di ricerca per capire nel più breve tempo possibile se sarà presto possibile immettere sul mercato auto diesel con sistema retrofit a idrogeno.

Tutti i bonus del 2023 finanziati dalla Manovra: le principali novità nei 35 miliardi di euro

0
manovra 35 miliardi

Il Consiglio dei ministri ha varato la Manovra 2023, un pacchetto d’interventi del valore complessivo di 35 miliardi di euro. Tante le misure per sostenere famiglie e imprese, fiaccate in particolare dagli effetti dell’inflazione. Dal bonus bollette alla carta risparmi: le principali novità

BONUS BOLLETTE

E’ stato prorogato anche per il primo trimestre del 2023, ma con un aumento della soglia che passa da 12mila euro di Isee a 15mila euro. Resta il paletto dei 20mila euro per le famiglie con almeno quattro figli a carico. Per ottenere il beneficio basta inviare la Dichiarazione Sostitutiva Unica all’Inps

CARTA RISPARMIO

Sempre per i redditi più bassi fino a 15mila euro l’anno, è stata istituita una “Carta risparmio spesa”, gestita dai Comuni, destinata alle famiglie più in difficoltà per l’acquisto di beni di prima necessità. La carta potrà essere utilizzata nei punti vendita che aderiscono all’iniziativa ottenendo uno sconto su un paniere di prodotti.

BONUS GEMELLI

Per le famiglie con figli, oltre al raddoppio da 100 a 200 euro mensili della maggiorazione forfettaria dell’assegno unico riconosciuta alle famiglie dai 3 o 4 figli, viene introdotto un sostegno per i gemelli che consiste in un bonus speciale di 100 euro fino ai 3 anni di vita.

PENSIONI

Per chi sta per uscire dal lavoro è stata introdotta la decontribuzione del 10% sullo stipendio per chi ha raggiunto i 41 anni di contributi ma vuole continuare a lavorare. Ribattezzata Bonus Maroni è una sorta di “premio” al rinvio del pensionamento una volta raggiunti i requisiti. Nel caso dei lavoratori dipendenti lo stipendio dovrebbe crescere di una quota pari a quella dei contributi a suo carico (9,19%) che non verrebbero più versati. La pensione dovrebbe rimanere quella maturata al momento del raggiungimento dei requisiti per l’uscita.

PENSIONI 2

Un secondo bonus diretto ai pensionati riguarda gli assegni minimi (523,38 euro), che saliranno del 20% in più rispetto alla rivalutazione piena del 7,3% prevista dal decreto già firmato dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, garantendo un ulteriore aumento degli importi di almeno 104 euro l’anno.

BONUS TV E DECODER

Non è ancora chiaro se l’agevolazione per l’acquisto di televisori, previa rottamazione degli apparecchi non conformi, sarà rinnovata. Il ministero dello Sviluppo economico ha  proposto il rifinanziamento con 100 milioni di euro

BONUS TV DECODER 2

Obiettivo sarebbe l’erogazione di un solo contributo per nucleo familiare pari al 20% della spesa, nel limite di 100 euro, per l’acquisto di Tv con rottamazione e di un contributo pari a 30 euro per i nuclei familiari con Isee fino a 20mila euro o pari al prezzo di vendita, se inferiore, per l’acquisto di apparecchi televisivi senza rottamazione o di decoder

IVA PER ASSORBENTI E PRODOTTI INFANZIA

Ridotta la cosiddetta “tampon tax”, ovvero l’aliquota ordinaria IVA sugli assorbenti e sui prodotti per l’infanzia. La quota scende dal 10% al 5%. L’imposta sul valore aggiunto era già stata ridotta l’anno scorso dal 22% al 10% dal governo Draghi

LEGGI ANCHE: Fotovoltaico gratis (ottimo) per tutte le famiglie italiane: reddito energetico 2023,…

Auto elettriche, rivoluzione con gli incentivi? Ecco le meno care

0

Le auto elettriche rappresentano il futuro, ma le vendite non crescono. Ecco le più economiche grazie ai nuovi incentivi del governo.

Il futuro è delle auto elettriche, e questa non è una novità. Tuttavia, su questa parte di mercato ci sono ancora forti dubbi, legati al fatto che i prezzi di acquisto siano molto elevati, ed anche alle scarse infrastrutture presenti in Italia. Uscirne non sarà semplice, e le ultime notizie provenienti dall’Europa ci segnalano uno scenario che potrebbe cambiare nel breve periodo.

Occorre, per spiegarci al meglio, fare un piccolo riassunto. Qualche tempo è stato annunciato che le auto termiche, in termini di produzione, sarebbero state messe al bando a partire dal 2035, con una piccola deroga per le supercar, la cui produzione è permessa sino al 2040.

Al momento, pare che l’Europa stia pensando ad un’ulteriore deroga, per permettere la realizzazione di vetture termiche plug-in ibride o che sfruttino carburanti ecosostenibili. La scelta potrebbe quasi essere obbligata, e sui dati italiani non ci sono buone notizie per le vetture “alla spina”.

Infatti, il 2022 ha segnato un crollo delle vendite per le EV, e nelle prossime righe dell’articolo, nelle quali andremo ad elencare i prezzi di questa tipologia di modello, scoprirete il perché. Le auto elettriche sono inavvicinabili sotto i 20 mila euro senza incentivi, un prezzo che gli italiani non possono permettersi in un momento così delicato.

A ciò si aggiunge un discorso che è, per il momento, collegato ai giorni nostri, ma che potrebbe perdurare se la situazione non si sbloccherà. Con gli attuali costi sul fronte dell’elettricità, non ci sarebbe neanche un gran risparmio in termini di “pieno”, con benzina e diesel che in certi casi risultano anche più economici rispetto ad una ricarica di corrente.

Inoltre, lo scetticismo è legato anche al discorso ecologico. Sul pensiero dei cittadini pesa e non poco la produzione e lo smaltimento delle batterie, che viene giudicato ancora troppo inquinante dai cittadini. Insomma, lo scenario non è eccezionale, ed i governi stanno cercando di intervenire con vari incentivi volti a convincere la popolazione a provare le full electric.

volvo

Auto elettriche, ecco le meno costose con gli incentivi

Entro il 31 dicembre 2022 saranno attivi gli incentivi relativi alle auto elettriche di cui vi avevamo parlato qualche tempo fa. Tramite questi vantaggiosi interventi del governo, per determinate categorie scatteranno degli sconti sull’acquisto delle EV, nella speranza di far alzare le vendite nel più breve tempo possibile.

Nelle prossime righe, procederemo ad un elenco delle auto elettriche più economiche, anche se i prezzi restano comunque piuttosto elevati. I cittadini, d’ora in avanti, dovranno tentare di cambiare mentalità, sperando anche in una ripresa economica. Ecco le 10 EV meno costose sul mercato del nuovo.

  1. Dacia Spring: Il prezzo di partenza dell’elettrica più economica è di 21 mila euro, ma tramite gli incentivi si può scendere a qualcosa come 16 mila euro;
  2. Renault Twing Electric: Il suo prezzo d’acquisto base è pari a 22 mila euro, cifra che inizia a diventare importante per le tasche dei comuni cittadini in un momento delicato come quello che stiamo vivendo. Con incentivi con rottamazione, la spesa per assicurarsela scende a 15 mila, uno sconto molto importante ma solo per chi ne ha i criteri giusti;
  3. Smart EQ fortwo: Il podio delle meno costose è completato dalla più compatta che rientra nella nostra classifica, la quale dai 22,210 euro di partenza scende a circa 18,250 euro con gli incentivi;
  4. Fiat 500e: Si tratta della prima italiana in graduatoria, ed in questi giorni abbiamo avuto la possibilità di vedere le prime immagini anche della 500 elettrica by Abarth. La 500 elettrica parte da ben 29,950, ma tramite gli incentivi si scende a 22,950 euro;
  5. MG4: Dai 30 mila euro di partenza, cifra assolutamente elevata considerando anche le prestazioni del modello ed il comfort che mette a disposizione, si scende anche in questo caso leggermente sotto i 23 mila, per arrivare a 22,990 euro;

Per chi fosse interessato, si tratta di una bella opportunità, anche se accedere agli incentivi occorre un ISEE inferiore ai 30 mila euro ed altre caratteristiche particolari. Se vi state chiedendo se ciò basterà per aumentare le vendite delle EV, sappiate che non possiamo darvi una risposta definitiva.

Tuttavia, si tratta di un buon punto di partenza, anche se al momento il futuro potrebbe essere anche ben rappresentato dalle plug-in ibride e dai carburanti sintetici, già utilizzati in F1 e nel motorsport in generale. L’automotive si sta evolvendo ed i costruttori con lei, nell’attesa che la crisi economica si attenui e che si possano valutare anche i miglioramenti sul fronte dei dati sulle vendite annue.

LEGGI ANCHE: Euro4: mentre in Italia si obbligano i cittadini a cambiarla in…

Articolo di TUTTOMOTORIWEB

Fotovoltaico gratis (ottimo) per tutte le famiglie italiane: reddito energetico 2023, chiedilo immediatamente

0

Come sappiamo da quando è scoppiata la guerra in Ucraina i prezzi di luce e gas si sono impennati e per le famiglie pagare la terribile bolletta diventa sempre più difficile.

La stangata delle bollette è il vero allarme delle famiglie italiane. Un dramma che ha impedito a 5 milioni di famiglie di pagare le bollette di luce e gas ad ottobre.

Fotovoltaico gratis per tutti, finalmente

Proprio per questo il governo interviene con aiuti veramente forti e parte finalmente il reddito energetico.

Il reddito energetico è stata una buona idea del MoVimento 5 stelle perché garantire il pannello solare gratis a tutte le famiglie italiane. Il ragionamento in fondo è molto semplice più che erogare bonus all’infinito la cosa più semplice è quella di dotare le famiglie dei pannelli solari gratis in modo tale che l’energia la possano produrre da sole. Ma il reddito energetico per tanto tempo era stato purtroppo lettera morta.

Tanti aiuti in più contro la stangata energetica

Ma vediamo come il governo vuole sostenere le famiglie con il reddito energetico ma anche con l’ampliamento del bonus bollette. Infatti il bonus sociale sulle bollette dall’anno prossimo non sarà più per le famiglie con ISEE entro i 12.000 euro ma sarà per tutte le famiglie con ISEE entro i 15 mila euro. Questo significa che tante famiglie in più potranno beneficiare del bonus sociale sulle bollette.

Tra l’altro c’è sempre la possibilità di chiedere il bonus da €600 al datore di lavoro in busta paga per il pagamento delle bollette. Quindi per il prossimo anno si avrà un bonus sociale sulle bollette esteso a più beneficiari ma si avrà anche un bonus da €600 che continuerà ad essere regolarmente erogato. Ma la novità è proprio il reddito energetico.

Come avere il reddito energetico

Infatti il reddito energetico eroga ben 8500€ alle famiglie che abbiano un ISEE entro i ventimila euro. Quindi tutte le famiglie con un isee entro i €20.000 potranno avere ben 8.500 euro subito sul conto proprio per sostenere la spesa dell’acquisto ma anche dell’installazione dei pannelli solari.

Tutte le spese accessorie saranno sempre coperte dagli 8.500 euro in modo tale che la famiglia non debba sostenere nessun esborso per dotarsi dei preziosi pannelli solari. Dotandosi dei pannelli solari la famiglia potrà così produrre autonomamente la propria energia elettrica e quindi avere un corposo risparmio in bolletta.

Il reddito energetico era già partito in Puglia ma adesso parte anche nella regione Sardegna e ben presto anche tante altre regioni cominceranno a farlo partire. Quindi sebbene in maniera scaglionata in questo 2023 finalmente le famiglie potranno beneficiare del reddito energetico.