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Isola di Aruba: pinzate le ali dei fenicotteri rosa per i selfie dei turisti

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aruba fenicotteri rosa

Ancora una volta, l’ennesima volta, in cui il turismo ignorante e di massa, fa vittime e distruzione. E come sempre a subirne le conseguenze sono gli animali in cambio di un selfie e qualche carezza

Questa volta siamo ad Aruba (Isola del Rinascimento), dove i turisti prendono d’assalto la spiaggia per fotografare e fotografarsi con i fenicotteri rosa. Gli uccelli esotici popolano l’isola privata che appartiene al Renaissance Resort And Casino a cinque stelle nelle vicinanze. I “curiosi” (eufemismo) ospiti dell’hotel condividono foto e selfie giocando con gli uccelli rosa sui social media e persino dando loro snack. Lo stabilimento vende anche visite turistiche per turisti da altri hotel a $ 99 a persona, che li porta a fare un giro in barca per l’isola, così come il pranzo e un drink in bassa stagione.

aruba fenicotteri rosaE, a parte alimentare i selvatici, fin qui, nessun grosso problema sembrerebbe. Ma da qualche mese è stato scoperto perchè, questi uccelli migratori, invece, da quest’Isola maledetta non volano mai.

I fenicotteri hanno le ali pinzate (clippate), così non possono spiccare il volo, migrare e andarsene dall’Isola e in questo modo, quindi, l’Hotel avrà sempre turisti paganti che riempiono le casse del resort. Questo non è Ecoturismo. Questo non è Umano. Questo è vergognosamente riprovevole!
Ancora una volta, la dimostrazione che interagire con gli animali selvatici è innaturale e distruttivo. La dimostrazione che la smania di accarezzare e fotografarsi con i selvatici, cela un mondo oscuro e pericoloso, fatto di sofferenza e abuso. aruba fenicotteri rosa
Ancora una volta la dimostrazione che dobbiamo allontanarci e ripudiare OGNI forma di interazione con gli animali selvatici – perchè se stanno lì vicino a noi, qualcosa non va! E caso strano, si scopre sempre cosa c’è che non va.

E se per il vostro selfie da instragram, la vostra foto profilo, il vostro book fotografico, i vostri like,  gli animali selvatici devono soffrire ed essere vittime del business del turismo e dell’ignoranza, allora io vi chiedo solo: Ne vale la pena?

Riflettete, prima di scattare la foto. Riflettete prima di pagare per interagire con animali selvatici!

Chiara Grasso da ecocoscienza.net

Sclerosi multipla, arriva il nuovo farmaco che contrasta l’evoluzione della malattia

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sclerosi multipla

Farmaco sclerosi multipla recidivante remittente: via libera alla terapia con farmaco orale Fingolimod

Per combattere le forme recidivanti-remittenti di sclerosi multipla, Novartis annuncia ila via libera della Commissione europea ad un nuovo farmaco. Il farmaco per il trattamento di bambini e adolescenti dai 10 ai 17 anni con forme recidivanti-remittenti di sclerosi multipla si chiama fingolimod.

La decisione della Commissione europea è applicabile a tutti i 28 stati Ue oltre a Islanda, Norvegia e Liechtenstein. Fingolimod era stato inizialmente approvato per gli adulti a partire dai 18 anni di età con forme recidivanti di sclerosi multipla negli Stati Uniti e in Europa.

Il Fingolimod ha ricevuto l’approvazione della Fda per il trattamento di bambini e adolescenti con sclerosi multipla a partire dai 10 anni l’11 maggio 2018.

Sclerosi multipla farmaci orali: approvazione della Ce dopo studio clinico su sclerosi multipla con fingolimod

L’approvazione della Commissione Europea si basa sul ‘Paradigms’, uno studio clinico di riferimento di fase III sulla sclerosi multipla, specificamente disegnato per bambini e adolescenti dai 10 ai 17 anni. I risultati di questo studio multicentrico randomizzato in doppio cieco condotto con fingolimod verso interferonebeta-1a dimostrano che, rispetto al comparatore, fingolimod ha ridotto in modo significativo (82%) il tasso annualizzato di recidive e che una percentuale stimata dell’85,7% dei pazienti trattati con fingolimod è risultata libera da recidive fino a 24 mesi, rispetto al 38,8% dei pazienti trattati con interferone beta-1a.

Farmaco fingolimod per bambini e adolescenti con sclerosi multipla recidivante remittente aiuta a combattere la disabilità

I pazienti trattati con fingolimod hanno anche dimostrato una riduzione pari al 77% del rischio di progressione della disabilità rispetto ai pazienti trattati con interferone beta-1a.

Inoltre, il farmaco ha ridotto in modo significativo (53%) il numero di lesioni T2 nuove o di nuovo allargamento fino a 24 mesi rispetto a interferone beta-1a e il tasso annualizzato di perdita di volume cerebrale (40% rispetto a interferone beta-1a). I dati completi del Paradigms sono stati pubblicati su The New England Journal of Medicine nel settembre 2018.

“Questa autorizzazione all’immissione in commercio europea, al momento, rende – spiega l’azienda in una nota – fingolimod il primo e unico trattamento che modifica la malattia con somministrazione orale per bambini e adolescenti basato su dati clinici di fase III.

Questa giovane popolazione che soffre di sclerosi multipla ha estrema necessità di un’opzione terapeutica efficace, poiché sperimenta recidive con una frequenza due o tre volte maggiore rispetto agli adulti, con una conseguente prognosi spesso più grave e un’insorgenza di disabilità irreversibile più precoce rispetto alla sclerosi multipla nell’adulto”.

“Siamo entusiasti di apprendere che ora in Europa esiste un nuovo trattamento approvato e indicato per i giovani con sclerosi multipla recidivante remittente. Ci auguriamo che questo sia il primo passo verso la disponibilità di diverse opzioni terapeutiche per i bambini e gli adolescenti con sclerosi multipla”, ha dichiarato Pedro Carrascal,presidente della European Multiple Sclerosis Platform.

“I giovani pazienti – ha aggiunto – sperimentano spesso un impatto più grave nel corso dell’intera vita. L’approvazione odierna offre a loro e alle loro famiglie l’opportunità di guardare a un futuro più luminoso”.

www.affaritaliani.it

Gilet Gialli anche in Italia: intervista al capo del movimento

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gilet gialli italia

Piace a oltre 4.000 persone, ma il vero boom c’è stato nelle ultime ore quando in tre giorni il numero dei “mi piace” è cresciuto al ritmo di circa un migliaio al giorno. Sono i numeri della pagina Facebook del Coordinamento Nazionale Gilet Gialli Italia. Dietro il gruppo ci sono due volti noti della politica e dell’imprenditoria torinese: Giancarlo Nardozzi, presidente di GOIA (Gruppo organizzato indipendente ambulanti di Torino) e Ivan Della Valle, ex deputato grillino torinese espulso del Movimento Cinque Stelle a seguito dello scandalo sui rimborsi (per intendersi quello che aveva ammesso di aver modificato con il Photoshop i cedolini di rimborsi mai effettuati e che secondo i vertici del movimenti avrebbe “dimenticato” di corrispondere 51 bonifici per un totale di 272 mila euro).

Il gruppo nasce ovviamente sulla scorta di chi da giorni sta protestando in Francia contro l’aumento delle accise sul carburante. E quindi, perché una versione italiana di una protesta tutta legata ad una decisione politica francese? Lo spiega all’AGI lo stesso Ivan Della Valle.

“Io, che da Parlamentare sono stato in Commissione Attività Produttive, e Nardozzi siamo da sempre attenti alle esigenze di ambulanti, pmi, partite Iva. Abbiamo appoggiato la nascita di questo governo Lega-M5s perché nei loro programmi c’era l’uscita dalla Bolkestein, la flat tax, la riduzione delle accise sulla benzina, la flat tax. Ma ora inizia ad uscire il malcontento, nel senso che siamo a 6/7 mesi e ormai alla legge di bilancio e della cancellazione delle accise non c’è nemmeno, idem dell’uscita dalla Bolkestein”

Quindi il vostro movimento nasce da una serie di promesse tradite?

“Sì, un malcontento che vorremmo rendere costruttivo, fatto di promesse non mantenute fatto di riduzione delle accise, riduzione dei pedaggi autostradali, revoca delle concessioni autostradali, uscita dalla Bolkestein, stralcio delle cartelle, flat tax. Ci siamo legati alle proteste in Francia perché anche quella è legata al malcontento e anche in quel caso Macron sembrava rappresentare un cambiamento fatto di tante promesse”.

Ve le aspettavate 4 mila adesioni in una decina di giorni?

“No. Questo dimostra che c’è un bel fermento. Abbiamo registrato l’adesione di imprenditori del nordest (almeno 4 in Veneto già iscritti), gruppi di risparmiatori truffati dalle banche, popolo delle Partite Iva, artigiani, camionisti”

E ora come avete intenzione di muovervi?

“Sicuramente a breve, nel giro di una settimana faremo una assemblea. Nel frattempo abbiamo chiesto di aprire gruppi territoriali in ogni regione e abbiamo già registrato adesioni in Campania, Sicilia, Sardegna, Veneto, Lombardia e Toscana. Poi vedremo il da farsi e se non viene realizzata alcuna promessa siamo pronti a scendere in piazza già a gennaio e ogni volta che ci saranno promesse disattese”

Probabilmente a molti, vedendo i “gilet gialli”, saranno tornati in mente i “forconi” del 2011/2012, vi riconoscete nella loro protesta?

“Non ci riconosciamo nelle modalità, la loro era una protesta disorganizzata e anche a tratti violenta, ma effettivamente era una protesta nata da un malcontento che è lo stesso che riscontriamo anche oggi. Anzi, diverse persone hanno aderito al nostro gruppo raccontando di aver un passato aderito ai forconi. Stiamo tornando agli anni bui della crisi e del malcontento diffuso”.

FONTE

Euro4: mentre in Italia si obbligano i cittadini a cambiarla in Germania si stanziano soldi per evitarlo installando nuovi filtri più efficienti!

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In Italia si obbligano i cittadini a cambiare l’auto Euro4 mentre in Germania su base volontaria si possono inserire dei nuovi filtri. Ma non facevamo tutti parte dell’Europa??

Euro4

Il sole 24ore ci informa precisamente di quanto sopra. Ma non nel titolo, fra le righe dell’articolo, alla fine. In tutto questo, giova ricordarlo, ormai è chiaro che:
  • l’auto elettrica allo stato attuale inquina più di un mezzo diesel
  • il diesel emette meno CO2 di quasi tutti i cicli termici tradizionali (vedasi, oltre a quelli sopra anche questo LINK)

Parallelamente, ormai penso tutti abbiate capito che le leggi di blocco del diesel nei centri superiori a 30’000 abitanti sono la traslazione di imposizioni europee da applicare per disposizione dell’EUropa, pena multe all’Italia. Di fatto il risultato è che un cittadino con un’auto Euro3 o Euro4 che deve usarla per lavoro nelle città medio-piccole e nelle metropoli è costretto a cambiare l’auto. Leggasi, sebbene la crisi morda e si sia tutti in crisi bisogna spendere soldi!

Filtri che riducono le emissioni

La cosa interessante è che, come cita il sole24ore.com nel corpo del suo articolo, al contrario dell’Italia in Germania – che è sempre nell’UE, almeno per ora – vengono stanziati soldi per migliorare i filtri esistenti delle auto inquinati in modo da evitare di costringere la gente a cambiare l’auto. E’ risaputo infatti che esistono riconosciute tecnologie relativamente semplici ed a basso costo in grado di ridurre le PM10 praticamente a zero iniettando idrogeno in camera di combustione (costo: qualche centinaio di euro per installazione, più 10 euro per 10’000 km circa).

Cito, dall’articolo del Sole24ore.com, dal titolo “Auto diesel, blocchi del traffico con scatola nera solo su base volontaria“, del 14.11.2018:“…L’azione legale conta sulla collaborazione di Ugo Taddei, avvocato specializzato in materia perché lavora per ClientEarth, organizzazione che ha già portato avanti iniziative analoghe con risultati in Germania, Regno Unito, Francia e Polonia. Ma solo in Germania la combinazione tra blocchi del traffico imposti dalle amministrazioni locali e pressioni della politica ha indotto i costruttori a stanziare una cifra considerevole (si parla di 3.000 euro) per montare su ogni vettura diesel già circolante filtri e aggiornamenti che consentano di ridurne realmente le emissioni di polveri sottili e biossido di azoto. …”

Diesel Euro4

SOSTENETE QUESTA INIZIATIVA CHE CI IMPONE DI CAMBIARE AUTO PER FAVORIRE LE LOBBIES DELL’ AUTOMOTIVE

In Italia invece no, nessun aiuto, gli italiani devono spendere e magari indebitarsi per cambiare l’auto pena multe da sanguisuga: classico esempio di asimmetria intra-comunitaria, comportanti diversi dello Stato a fronte dello stesso problema! Ovvero oggi in Italia si fa pagare al cittadino il costo di far girare l’economia [ed arricchendo con i poveri soldi dei “consumatori obbligati” sempre i soliti eletti, che però oggi non impiegano più nemmeno così tante persone in Italia per produrre auto, …].

Italia vacca da mungere, i cittadini italiani sono vacca da mungere e dunque devono indebitarsi per cambiare l’auto. Finchè la mucca non muore….

Viene il dubbio – legittimo – che lo scopo di queste leggi EUropee non sia quello di salvaguardare l’ambiente (visto che le auto elettriche, sebbene più inquinati siano esonerate dai blocchi) ma espressamente di costringere i cittadini italiani a SPENDERE PER CAMBIARE L’AUTO! [per volere – ed interesse – EUropeo, ndr]

Per inciso, quanto sopra rappresenta il classico sintomo del colonialismo imperante con cui gli italiani dovranno abitarsi a convivere negli anni a venire, se non si uscirà dall’EU. Per inciso, se ancora non lo avete capito, i colonizzati siete voi che mi leggete.

Fonte Scenarieconomici

L’UE vuole commissariare l’Italia possibile uscita euro imminente

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Per la prima volta nella storia dell’Unione europea, uno Stato membro, in questo caso l’Italia, rischia una procedura d’infrazione da parte della Commissione UE per aver rispettato le regole, riteniamo possibile l’uscita euro.

E’ quello che rischia di accadere se Bruxelles deciderà di sanzionare l’Italia, “colpevole” di aver proposto una manovra di bilancio sotto il 3% di deficit/PIL, dunque in linea con le regole europee.

Italia sanzionata possibile uscita Euro

Secondo fonti vicine alla Commissione, i tentativi di mediazione del governo che sarebbe intenzionato a proporre un taglio dello 0,2% del deficit per trovare un compromesso con l’UE, verrebbero comunque respinti .

A Bruxelles non basta, vuole molto di più. Il vero obbiettivo dell’UE sarebbe quello di provocare una crisi dello spread, da portare vicino ai 400 punti,  soglia giudicata insostenibile per l’Italia dai tecnici comunitari.

Dunque qui ci si troverebbe di fronte ad un mero gioco delle parti. L’UE non avrebbe nessuna intenzione di trattare. Vorrebbe in realtà solo commissariare il governo da sostituire con un altro più accondiscendente ai suoi desiderata.

In questo caso, non si tratterebbe nient’altro che di un famigerato governo tecnico che potrebbe chiedere sostegno alla Bce, una volta che il QE, il programma di acquisto dei titoli di Stato terminerà il prossimo 31 dicembre.

Il sostegno in questione prenderebbe la forma delle OMT (Outright Monetary Transactions), un altro strumento a disposizione di Mario Draghi per abbassare il rendimento dei titoli di Stato italiani.

Ma la corsa non è gratis. Peter Praet, membro del comitato esecutivo Bce, ha già dichiarato che in cambio di questa concessione, l’Italia dovrebbe attuare un piano di robuste riforme strutturali, che in altre parole non sarebbero altro che una riedizione dell’austerità.

Secondo Market News, la Bce sta studiando una soluzione apposita per applicare questo strumento all’Italia, ma le OMT non possono essere attivate fino a quando uno Stato membro non ne fa esplicita richiesta.

Dunque appare piuttosto improbabile che il governo giallo-verde che ha fatto della fine dell’austerità la sua linea del Piave, ceda di schianto alle condizioni di Bruxelles e decida di attuare un programma di lacrime e sangue.

Ecco perchè negli ambienti della Commissione si brama un commissariamento dell’Italia, dove il Paese finirebbe di fatto nelle mani della famigerata Troika composta da Bce, FMI, e Commissione UE.

Se è questo il piano, il governo giallo-verde deve essere pronto ad andare fino in fondo ed a utilizzare tutte le sue armi a disposizione.

L’Italia ha un enorme potere negoziale, lasciato praticamente inutilizzato dai precedenti governi, del tutto asserviti alle richieste dell’asse franco-tedesco che manovra Bruxelles.

Il governo avrebbe tre opzioni principali a disposizione per rispondere ad una eventuale procedura di infrazione ai suoi danni da parte di Bruxelles.

La prima è un veto dell’Italia sulla manovra UE 2021-2027 in Consiglio UE. Questa scelta di fatto renderebbe inapplicabile il varo della manovra comunitaria con grave pregiudizio per tutte le attività future europee.

La seconda è una sospensione dei contributi annuali finanziari che Roma versa nelle casse di Bruxelles e che ammontavano per il solo 2017 a 12 miliardi di euro, una somma che fa dell’Italia il terzo contributore netto in UE.

La terza è la cosìddetta opzione nucleare, ovvero l’uscita unilaterale dall’euro. Se l’Italia torna a disporre della sua sovranità monetaria, il ricatto dello spread finirebbe istantaneamente perchè i titoli del debito verrebbero emessi in una moneta stampata dalla nuova banca centrale italiana.

Il sostegno di Mosca e Washington per uscire dall’euro

Può Roma ricorrere all’utilizzo di questi strumenti? Le mutate condizioni geopolitiche fanno pensare di sì.

L’asse Washington-Roma-Mosca che si è creato recentemente continua a consolidarsi.

La scorsa settimana il sottosegretario alle infrastrutture Siri si è recato in visita ufficiale negli Stati Uniti, dove ha incontrato il consigliere economico del presidente Trump, Larry Kudlow.

Nel colloquio tra i due, Kudlow avrebbe assicurato l’esponente del governo italiano che il sostegno degli USA non mancherà in caso di un nuovo attacco speculativo sui mercati.

Mentre Siri incontrava Kudlow, a Roma invece giungeva il ministro degli Esteri russo Lavrov in visita ufficialeche elogiava gli sforzi dell’Italia di tenere aperti i rapporti tra i due Paesi, nonostante le sanzioni UE imposte contro la Russia.

Il presidente Conte assieme al ministro degli Esteri russo, Lavrov

E’ questo il secondo atto del nuovo corso dei rapporti tra Mosca e Roma. Nel primo, il presidente russo Putin non aveva nascosto l’intenzione di sostenere l’Italia, acquistando i suoi titoli del debito pubblico.

Dunque, l’asse si rafforza, si consolida e si rinnova in vista di quello che sembrerà un inevitabile redde rationem tra Roma e Bruxelles.

E’ fondamentale a questo punto sfruttare una contingenza geopolitica talmente favorevole da essere probabilmente irripetibile per l’Italia.

Ma il governo italiano deve essere pronto a capitalizzare questo sostegno che va dalla Casa Bianca e giunge fino al Cremlino.

L’asse franco-tedesco che sorregge Bruxelles inoltre in questo momento non è mai stato così debole e fragile.

E’una occasione unica. Se il governo giallo-verde saprà sfruttarla, l’Italia avrà enormi spazi per tornare ad affermarsi pienamente sulla scena internazionale.

In ogni caso, per capire cosa succederà nel mondo, occorre guardare in Europa. Per capire cosa succederà in Europa, occorre guardare in Italia.

Fonte articolo

Il contagio dei gilet gialli: dopo la Francia segue a ruota il Belgio, la Germania e la Bulgaria

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Il movimento dei gilet gialli, che ha spinto per le strade francesi milioni di manifestanti,  adesso dilaga anche oltre i confini della Francia.

In Belgio , i giubbotti gialli hanno bloccato rotatorie e depositi di carburante, soprattutto in Vallonia , bloccando il traffico.

In Bulgaria, migliaia di gilet gialli hanno bloccato le principali strade e le frontiere per protestare contro l’impennata dei prezzi del carburante in un contesto di malcontento generale causato dal basso tenore di vita nel paese, il più povero dell’Unione europea.

In Germania, il simbolo del giubbotto giallo è stato “adottato” dai tedeschi arrabbiati e delusi dalla politica fiscale e di immigrazione di Angela Merkel.

Batterio killer, la Regione Veneto richiama 10mila pazienti

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Sono quelli che tra il 2010 e il 2017 hanno subito la sostituzione della valvola cardiaca, con l’utilizzo dei macchinari infetti. Gli ispettori: «Nessuna responsabilità degli ospedali».

PADOVA

Diecimila pazienti che tra il 2010 e il 31 dicembre 2017 hanno subìto la sostituzione della valvola cardiaca nelle quattro Cardiochirurgie degli ospedali di Padova, Vicenza, Treviso e Mestre riceveranno un’informativa dalla Regione contenente una scheda sui sintomi provocati dal Mycobacterium Chimaera (febbre, sudorazioni notturne e deperimento organico protratti per oltre due settimane e non legati ad altre cause) e l’invito a contattare i numeri di telefono indicati qualora ne fosse insorto anche solo uno. In quel caso saranno affidati ai reparti di Malattie Infettive e sottoposti a specifico esame microbiologico per la diagnosi. L’ha deciso il gruppo di lavoro istituito dalla Regione in seguito ai 18 casi di infezione (due su persone trattate fuori dal Veneto) e ai sei decessi — su 30mila interventi eseguiti negli ultimi otto anni — legati al batterio killer che si è annidato nei macchinari della LivaNova Deutschland GmbH per il riscaldamento/raffreddamento del sangue in pazienti operati a cuore aperto e tenuti in circolazione extracorporea.

Batterio killer, le tappe della vicenda

Il pool

Il pool coordinato dalla dottoressa Francesca Russo, a capo della Direzione regionale Prevenzione, e composto dai primari delle quattro Cardiochirurgie interessate, dai responsabili dei centri di Malattie infettive di Padova, Verona, Treviso, Vicenza e Mestre e dai direttori medici degli ospedali coinvolti, si è riunito ieri nella città del Santo. E, in base al principio di massima precauzione, ha deciso di richiamare i pazienti con protesi valvolare perchè ad alto rischio, riservandosi di valutare l’allertamento dei soggetti ai quali è stato installato il bypass dal 2010 a oggi e considerati dalla letteratura scientifica a basso rischio. È stato inoltre formulato un protocollo condiviso con l’Emilia Romagna, che ha accertato due vittime al Salus Hospital di Reggio, sta conducendo accertamenti su altre due morti sospette avvenute nello stesso ospedale e su un centinaio di cartelle cliniche relative a pazienti sottoposti a interventi di cardiochirurgia nel periodo 2010-2017 e poi deceduti. A sua volta l’Emilia ha richiamato con una lettera tutte le 10mila persone operate a cuore aperto in quegli anni. Le linee guida elaborate dalle due Regioni saranno inviate al ministero della Salute, che le utilizzerà come prototipo. E che sta pensando a un’azione legale contro la LivaNova — provvedimento già deciso da Palazzo Balbi per il risarcimento danni— e a divulgare una nota a livello europeo per mettere in guardia gli ospedali ancora dotati del dispositivo sotto accusa.

La relazione degli ispettori

A tale proposito il gruppo di lavoro ha esaminato la relazione degli ispettori mandati dall’area Sanità negli ospedali di Vicenza (4 morti), Treviso (una vittima), Padova (un decesso) e Mestre dopo che il caso è venuto alla luce. Nel dossier si legge che le aziende sanitarie interessate non hanno alcuna responsabilità, perché «hanno fatto tutto ciò che la ditta produttrice ha consigliato per la pulizia e la sterilizzazione del dispositivo». Istruzioni potenziate a giugno 2015, quando la LivaNova Deutschland GmbH inviò una e-mail al capo tecnico responsabile della manutenzione della tecnologia all’Usl di Vicenza, per dire: «Bisogna intensificare i lavaggi della macchina con il perossido di idrogeno». L’Usl ha eseguito e la ditta produttrice per due volte, a cavallo tra il 2015 e il 2016, ha mandato tecnici propri a verificare le procedure di sanificazione, trovando «tutto a posto», scrivono gli ispettori. Ma visto che nel resto del mondo il «caso Mycobacterium Chimaera» era ormai esploso, con le prime vittime in America (dove già nel 2015 il macchinario venne bandito dagli ospedali), nel 2017 l’Usl vicentina, grazie anche al diario lasciato da un proprio anestesista, a sua volta rimasto vittima del batterio, condusse un esame microbiologico nel serbatoio dell’acqua del dispositivo «incriminato» (leggi l’intervista a Maria Rosa Frassetto, moglie del medico ucciso dall’infezione). E ci trovò il batterio killer. A quel punto lo dismise e ne diede comunicazione alle altre Usl, che a loro volta non lo usarono più. Tutti sono stati sostituiti dalla tecnologia stagna della francese Marchet, con l’ordine categorico da parte della Regione di tenerla comunque fuori dalla sala operatoria.

Fonte

Amianto e metalli pesanti nascosti nell’asfalto: maxi sequestro di tonnellate di rifiuti tossici

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Sono 280 mila le tonnellate sequestrate di rifiuti contaminati da amianto e altri metalli pesanti miscelati ad altro materiale edile, e poi riutilizzati per fare lavori stradali.

Sono stati sequestrati dalla Direzione distrettuale antimafia di Venezia. L’azienda stava attendendo un altro grosso appalto per poterli scaricare, nonostante le diffide della Regione.

L’accusa è traffico illecito di rifiuti perché di fatto quell’immondizia tossica invece di essere smaltita regolarmente veniva miscelata con altri rifiuti e poi riutilizzata nell’edilizia o nelle grandi opere stradali. Ciò che emerge è veramente un meccanismo perverso.

Le aree sono quelle di Paese nel trevigiano e Noale nel veneziano dove i rifiuti tossici provenienti da tutto il Veneto venivano gestiti come normali.

L’operazione è stata effettuata dai carabinieri forestali di Mestre con il supporto del 14/o Gruppo elicotteri di Belluno, su delega della Procura di Venezia. Le due discariche sono utilizzate dalla società Cosmo Ambiente di Noale, che è specializzata nel recupero e nello smaltimento di rifiuti speciali pericolosi nonché nella realizzazione di discariche e manufatti in calcestruzzo.

Come si apprende dalle forze dell’ordine, l’azienda miscelava materiale contaminato, principalmente da metalli pesanti come rame, nichel, piombo e selenio con altri rifiuti, al fine di diluire gli inquinanti e alla successiva realizzazione, attraverso tali rifiuti e con l’aggiunta di calce, leganti e cemento, di aggregati da utilizzarsi nel campo dell’edilizia ed in particolare, per la realizzazione di sottofondazioni o rilevati stradali.

In alcuni casi sui materiali miscelati è stata riscontrata anche la presenza di frammenti di cemento contenenti fibre di amianto classificato come cancerogeno.

Per la società è scattato il sequestro mentre le indagini proseguono per verificare dove e come sia stato utilizzato il materiale ricavato dai rifiuti tossici.

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Guerra al vino italiano: Europa da il via ai vini taroccati, duro colpo per il Made in Italy

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L'EUROPA DA' IL VIA LIBERA AI VINI TAROCCATI

L'EUROPA DA' IL VIA LIBERA AI VINI TAROCCATIL'Unione Europea rischia di affossare alcune eccellenze italiane. Sarà possibile fare in 'laboratorio' vino italiano usando vini o mosti provenienti da altri Paesi per essere poi venduto specie sui mercati esteri sotto la copertura di simboli tricolori ma senza alcun legame con i vigneti ed il territorio italiano. INACCETTABILE!

Gepostet von Silvia Sardone am Montag, 19. November 2018

L’Unione Europea rischia di affossare alcune eccellenze italiane.

Ue affossa Made in Italy

Sarà possibile fare in ‘laboratorio’ vino italiano usando vini o mosti provenienti da altri Paesi per essere poi venduto specie sui mercati esteri sotto la copertura di simboli tricolori ma senza alcun legame con i vigneti ed il territorio italiano.

Dopo lo spumante, la Commissione europea ha dato il via libera alla cancellazione dell’obbligo di indicare l’origine delle uve per le bottiglie di Chardonnay, Merlot, Cabernet, Sauvignon e Shiraz.

Settore vinicolo

Per il settore vinicolo, un colpo mortale. Nel 2018, l’export italiano ha segnato un nuovo record, con un aumento del 4% soltanto nei primi sette mesi dell’anno.

La Coldiretti è già sul piede di guerra. Secondo l’associazione, l’Italia deve opporsi con tutte le forze alla modifica del regolamento 607/09 sull’etichettatura dei vini. Il pericolo è gravissimo: rendendo obbligatorio solo il luogo della spumantizzazione ma non quello di origine delle uve, di fatto qualsiasi Paese può dire di produrre vino “italiano” con vini o mosti proveniente di altri Paesi. Ed è per questo che Stati europei o con cui l’Unione europea ha accordi commerciali nel settore agricolo, già festeggiano.

Lo fa per agevolare il consumatore? Ma neanche per sogno“, spiega La Verità. La scelta dell’Unione europea è come al solito quella di penalizzare un Paese, l’Italia, che ha un export maggiore e di qualità, rispetto ad altri Paesi comunitari che hanno vini e mosti generici in quantità industriale ma senza riuscire a utilizzarli per venderli e guadagnare. E adesso, per Gian Marco Centinaio, ministro delle Politiche Agricole, è tempo di passare all’attacco. Per lui come per tutto il governo, specialmente in un periodo di negoziati sul bilancio e sulla manovra economica.

Vino italiano

Il vino italiano è sotto attacco. Come denunciato dalla Coldiretti, questo nuovo regolamento Ue conferma la tendenza a penalizzare l’agricoltura del nostro Paese. Un trend chiarito anche dalla decisione in sede europea di ammettere lo zuccheraggio dei mosti nei Paesi del Nord, la produzione di vino da frutta nei Paesi dell’Europa dell’Est, e che si è palesata anche nella scelta di con contrastare in modo netto la produzione di vino in polvere che punisce l’eccellenza italiana utilizzando finti marchi Made in Italy.

Inoltre, spiega sempre la Coldiretti, la nuova stagione di accordi fra Unione europea e altri grandi potenze commerciali (Canada, Giappone Cina in primis) rischia di minare nel profondo le potenzialità economiche del vino italiano. “Se il trattato di libero scambio con il Canada (Ceta) non protegge dalle imitazioni dall’Amarone all’Ortrugo dei Colli Piacentini insieme a molti altri vini, quello siglato con il Giappone esclude dalla tutela ben il 95% delle 523 denominazioni di vini riconosciute da Nord a Sud del Paese e la situazione è ancora più preoccupante nella trattativa in corso con i Paesi del Mercosur dotati di un forte potenziale vitivinicolo che già producono copie dei vini italiani, dal Prosecco brasiliano al Bordolino argentino“.

Se si calcola che il settore vinicolo è il maggiore comparto dell’agricoltura italiana, con 15 miliardi di fatturato e 1,2 milioni di posti di lavoro, la notizia della modifica del regolamento Ue non va sottovalutata. Secondo La Verità, se è vero che “circa il 70% delle uve raccolte in Italia serve a produrre vini certificati“, è anche vero che “il 30% della produzione di uve è destinata a vini comuni che con il nuovo regolamento europeo sarebbero spazzati via. Senza contare che anche l’Igt, a seconda di come sarà licenziato questo regolamento, potrebbe essere attaccato dal virus del falso“. Basta per lanciare l’allarme. E ora il governo deve battere un colpo.

Fonte 

Cina: nate due gemelle con il Dna modificato, resistente al virus Hiv

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Dna modificato

I primi esperimenti genetici li abbiamo avuti con la famosa pecora Dolly , poi c’è stato il toro Galileo a seguire due femmine di macaco Zhong Zhong e Hua Hua.

Ci si chiedeva quando sarebbe avvenuta la clonazione umana e ora abbiamo invece notizie di questo esperimento di Dna modificato. Ci chiediamo quanto possa essere etico tutto questo.

Nate in Cina in due gemelle con il Dna modificato con la tecnica del taglia-incolla del Dna, la Crispr, in modo da renderlo resistente al virus Hiv.

I primi essere umani geneticamente modificati del mondo

L’annuncio della nascita dei primi esseri umani geneticamente modificati al mondo è stato dato alla stampa da un ricercatore cinese. Le due gemelle sarebbero nate lo scorso mese e il loro Dna sarebbe stato modificato con un ‘nuovo potente strumento’ in grado di riscrivere il codice genetico. Uno scienziato statunitense asserisce di aver aver preso parte al lavoro in Cina, dove ha utilizzato una tecnica di genoma-editing vietata negli Stati Uniti. I cambiamenti del DNA, è il timore di parte del mondo scientifico, rischiano di danneggiare altri geni.

Se fosse vero, si tratterebbe di un profondo salto sia dal punto di vista scientifico che dal punto di vista etico. Alcuni scienziati hanno denunciato l’esperimento cinese come sperimentazione umana. Il ricercatore ha dichiarato di aver alterato gli embrioni di sette coppie durante i trattamenti di fertilità, con una gravidanza giunta a termine. Il suo obiettivo era quello di conferire la capacità di resistere a future infezioni da HIV. Non c’è però alcuna conferma indipendente della ricerca.

Dettagli esperimento

L’esperimento è descritto in un documento della Southern University of Science and Technology della città cinese di Shenzhen: un esperimento in cui il Dna degli embrioni di sette coppie è stato modificato per renderlo resistente al virus Hiv responsabile dell’Aids, intervenendo sul principale recettore cui si lega il virus, il CCR5. Nel documento, reso noto dalla rivista del Massachusetts Institute of Tecnology (Mit), Technology Review, si legge che l’esperimento è stato condotto con il consenso del comitato etico.

L’obiettivo dell’esperimento è ottenere individui resistenti al virus Hiv responsabile dell’Aids. Al di là di questo obiettivo, l’unico dichiarato nel documento della Southern University of Science and Technology di Shenzhen, i ricercatori hanno detto alla stampa di voler silenziare il recettore cellulare CCR5, al quale si lega il virus dell’Aids, anche per ottenere la resistenza a vaiolo e colera.Dna modificato

Ricercatori e Nobel

Ricadute scientifiche dalla portata “incalcolabile” e degne del premio Nobel per la cura delle malattie ereditarie: così il gruppo di ricerca del laboratorio Southern University of Science and Technology di Shenzhen, diretto da Jiankui He, ha scritto in un secondo documento, nel quale chiede al comitato etico dell’università l’autorizzazione a condurre su embrioni umani l’esperimento nel quale si modifica il Dna con la tecnica della Crispr.

Nel documento i ricercatori sottolineano che “alla luce della crescente competizione internazionale relativa alle applicazioni della tecnologia dell’editing del Dna”, il loro risultato “andrà oltre rispetto a quello che nel 2010 ha portato al Nobel la tecnica della fecondazione in vitro”. Nel documento si legge inoltre che la ricerca pionieristica nel campo della medicina “porterà all’alba di cure dal valore incalcolabile contro le più importanti malattie ereditarie”.

Fonte http://www.ansa.it/canale_scienza_tecnica/notizie/biotech/2018/11/26/cina-creati-i-primi-esseri-umani-con-dna-modificato_9d59e126-5d9e-40f2-8c4b-d332ee8c5a55.html?fbclid=IwAR3Mo8_74Z_TszoBVfr_K1-bRnIh6OH5UBZBOdgazz5TvxcdXbt77zUpOYE