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Epidemia record di listeriosi in Spagna: è allarme mondiale, ha già causato 2 morti. Centinaia i contagi

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carne epidemia listeriosi spagna

La maggior parte degli episodi confermati è stata registrata nel Sud della Spagna, in Andalusia, dove è commercializzata una carne di maiale confezionata che – secondo gli esperti – potrebbe essere all’origine dell’epidemia. Ma anche in Cantabria e Catalogna, a Nord, si sono registrati casi.

Epidemia di Listeriosi da record in Spagna

È un’epidemia record, che in Spagna ha già causato la morte di due persone, un 62enne in Cantabria, a Nord, e una 90enne, in Andalusia, nel sud del Paese. I casi di contaminazione finora accertati sono invece 145 e il ministero della Salute sta inoltre verificando altri 523 contagi sospetti. La Spagna ha lanciato un allarme internazionale per la diffusione della listeriosi, una infezione causata dal batterio Listeria monocytogenes. La maggior parte degli episodi confermati è stata registrata nel Sud, in Andalusia, dove è commercializzata una carne di maialeconfezionata che – secondo gli esperti – potrebbe essere all’origine dell’epidemia. Ma ci sono stati casi anche al Nord in Catalogna – riporta l’Independent – dove circa 50 persone sono state ricoverate in ospedale. Il ministero della Salute ha quindi allertato l’Unione europea e l’Organizzazione mondiale della sanità sui rischi dell’epidemia. La decisione, secondo fonti ministeriali, è una precauzione nel caso in cui turisti in visita in Spagna abbiano contratto l’infezione consumando prodotti contaminati.

L’origine dell’epidemia

È stata individuata in carne di suino venduta con il nome ‘La Mecha’ e prodotta dall’azienda di Siviglia Magrudis S.L. La maggior parte delle persone contagiate si trova in Andalusia, in tutto 132, di cui 53 sono ricoverate in ospedale, tra cui una donna incinta e tre in terapia intensiva. La listeriosi è un’infezione generalmente dovuta all’ingestione di cibo contaminato e pertanto classificata fra le malattie trasmesse attraverso gli alimenti.

epidemia listeriosi spagnaQuesta infezione può assumere diverse forme cliniche, dalla gastroenterite acuta febbrile più tipica delle tossinfezioni alimentari, che si manifesta nel giro di poche ore dall’ingestione, a quella invasiva o sistemica. Nella maggior parte dei casi si tratta di un’infezione lieve e spesso, scrive El Pais, non viene nemmeno percepita da chi ne è contaminato. Al contrario, le forme più gravi – che provocano sepsi e meningite – interessano persone già immunodepresse o affette da più patologie. A correre i rischi maggiori sono anche anziani, feti e neonati. L’infezione può causare anche gastroenterite e febbre. E c’è polemica in Spagna perché il governo regionale dell’Andalusia ha impiegato cinque giorni prima di ordinare il ritiro dei lotti di carne dagli scaffali, nonostante fosse a conoscenza di test con risultati “altamente positivi”, scrive El Pais.

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Glicole Propilenico Negli Alimenti: È Sicuro O Fa Male Alla Salute?

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glicole propilenico

Il glicole propilenico, o propylene glycol, è un composto chimico comunemente usato come additivo alimentare, ma è anche l’ingrediente principale dell’antigelo. Sebbene la sua sicurezza a livello alimentare sia discutibile, la FDA considera il glicole propilenico sicuro nelle dosi consigliate. Con l’aiuto di varie ricerche scientifiche, cerchiamo di capire meglio se il glicole propilenco fa male alla salute umana.

Che cos’è il glicole propilenico?

Il glicole propilenico è un derivato del petrolio, ed è una sostanza viscosa incolore e inodore con un sapore tendente al dolce. L’industria alimentare fa uso di questo ingrediente per via della sua capacità di mantenere l’umidità e la consistenza dei cibi e per il fatto che si mescola bene con quasi tutti gli altri ingredienti, compresi l’olio, l’alcol e l’acqua. Per via di queste proprietà e dato che è generalmente riconosciuto come sicuro, il glicol propilenico è diventato un additivo alimentare abbastanza diffuso all’interno dei prodotti preconfezionati e nei cibi già pronti.

Gli alimenti trasformati contenenti glicole propilenico sono prodotti che, durante la loro realizzazione, richiedono processi quali l’emulsione, la stabilizzazione, e l’addensamento. I principali alimenti che potrebbero contenere glicol prolilenico sono: aromi artificiali in forma liquida, gelati preconfezionati, dolcificanti artificiali, condimenti già pronti per l’insalata (diffusi soprattutto nei paesi anglosassoni e noti come “salad dressing”), glassa per torte, minestre già pronte, salse pronte, pudding e altri dessert, bevande analcoliche. Il glicole propilenico viene spesso aggiunto anche nei prodotti per la cura del corpo, nei cosmetici e nei medicinali.

Il glicole propilenico fa male o è sicuro?

La sicurezza del glicole propilenico dipende dalla dose usata negli alimenti e dalla sensibilità dell’individuo a questa sostanza. Quindi, se si è sani, è possibile che l’esposizione a piccole quantità di glicol propilenico una volta ogni tanto non causi alcun disturbo.

Purtroppo però se si è abituati a un consumo regolare di uno o più alimenti elencati precedentemente, l’esposizione a questo composto aumenta e può dunque risultare dannosa.

Effetti negativi del glicole propilenico sul corpo

Il consumo abituale di glicole propilenico può causare diversi effetti collaterali. Ecco i più noti.

Il glicole propilenico acidifica il sangue

Il glicole propilenico viene assorbito molto rapidamente nell’intestino tenue, e se ne hanno livelli molto rilevanti nel sangue già da un’ora dopo la sua ingestione. Viene anche eliminato rapidamente, dato che quasi la metà di glicole propilenico introdotto nel corpo viene espulso dopo 4 ore. Circa il 55% di glicole propilenico assorbito viene metabolizzato attraverso il fegato e trasformato in acido lattico e piruvico, mentre il restante 45% viene eliminato dai reni [1].

I metaboliti ottenuti dal glicol propilenico rendono il sangue più acido. A basse dosi, i reni riescono comunque a riequilibrare immediatamente l’alcalinità del sangue. Ma se le dosi di glicole propilenico sono elevate possono acidificare il sangue, danneggiare i reni e provocare tossicità. Per tale motivo bisogna evitare di mangiare regolarmente troppi alimenti contenenti glicole propilenico.

In quantità abbastanza elevate, il glicole propilenico può acidificare il sangue fino al punto da richiede immediate cure mediche. Sono stati riportati alcuni casi in cui i pazienti ai quali erano stati somministrati farmaci psichiatrici contenenti glicol propilenico hanno sviluppato rapidamente un’acidosi che li ha messi in pericolo di vita [2].

La tossicità del glicole propilenico può anche causare sintomi simili alla sepsi o alla sindrome da risposta infiammatoria. Generalmente, questa reazione può avvenire solo dopo l’ingestione di dosi elevate superiori a 2 grammi [3].

Il propylene glycol aumenta la permeabilità intestinale e cellulare

Come i saponi, il glicole propilenico è un tensioattivo (o surfattante), il che significa che è in grado di rompere la barriera che si crea tra gli oli (o grassi) e l’acqua. Le nostre membrane cellulari sono costituite da strati sottili di molecole di lipidi, che possono essere disgregati da tensioattivi come il glicole propilenico.

Questo composto viene impiegato all’interno dei farmaci, sia orali sia topici, per aumentarne il tasso di assorbimento [4].

Le cellule esposte al glicol propilenico diventano più permeabili ad altre molecole [5]. Questo è anche uno dei motivi per cui la sicurezza delle sigarette elettroniche contenenti glicole propilenico insieme alla nicotina e ad altre sostanze di dubbia natura è molto discutibile.

Attualmente, non esiste uno studio che controlla direttamente se il glicol propilenico causa la permeabilità intestinale e i problemi a essa legati. Tuttavia, in uno studio in provetta il glicole propilenico, anche a bassa concentrazione, ha distrutto alcune cellule intestinali [6].

Coloro che soffrono di permeabilità intestinale, malattie autoimmuni o problemi digestivi, dovrebbero evitare gli alimenti e i prodotti contenenti glicole propilenico.

Il glicole propilenico aumenta i rischi di allergie infantili e asma

Essendo un composto organico volatile (COV o VOC) emesso da diversi materiali che ci circondano quotidianamente, come quelli da costruzione, i mobili, le vernici, la moquette e simili, il glicole propilenico può compromettere la salute del sistema immunitario.

Uno studio ha valutato gli effetti dei vapori di glicole propilenico e glicoleteri (PGE) sulla salute dei bambini in età prescolare, evidenziando che la presenza di tali prodotti chimici nell’aria della cameretta del bambino è associata a un maggiore rischio di asma, rinite allergica (febbre da fieno), ed eczema [7].

Un buon depuratore d’aria può aiutare a rimuovere le particelle dannose sospese nell’ambiente e contribuisce a migliorare la qualità del sonno.

Il glicol propilenico irrita la pelle

Il glicole propilenico può irritare la pelle, causando reazioni come la dermatite allergica da contatto [8]. Se presente in cosmetici o altri prodotti per la pelle e per la cura del corpo, il glicole propilenico può peggiorare i problemi cutanei. Purtroppo, è interessante notare che questo ingrediente viene talvolta usato proprio nei farmaci ad applicazione topica per trattare vari problemi cutanei.

Quando evitare il glicole propilenico

È scontato affermare che sarebbe meglio per ognuno di noi evitare il più possibile composti chimici che potrebbero mettere a rischio la nostra salute e l’ambiente. Detto ciò, alcune persone sono più sensibili di altre agli effetti nocivi del glicole propilenico. Coloro che dovrebbero evitare questa sostanza sono:

  • Le persone con problemi epatici o renali poiché il fegato e i reni sono i principali responsabili del metabolismo e dell’eliminazione del glicole propilenico e dei suoi sottoprodotti;
  • Le donne in gravidanza, i neonati e i bambini, in quanto le loro capacità di gestire e metabolizzare questi tipi di ingredienti sono ridotte [9];
  • I soggetti che presentano problemi infiammatori, dato che il glicol propilenico può danneggiare le cellule e causare o aggravare la permeabilità intestinale;
  • Le persone con disturbi digestivi perché il glicole propilenico irrita ulteriormente le cellule dell’intestino.

Fortunatamente, è possibile evitare e/o ridurre l’esposizione a questo composto chimico. Vediamo come fare.

Come evitare il glicole propilenico

Purtroppo, questo additivo è presente in tanti prodotti di uso comune e alimenti, quindi bisogna armarsi di un po’ di pazienza ed essere diligenti per cercare di evitarlo il più possibile. Ecco alcuni suggerimenti utili.

Evitare gli alimenti trasformati

Il modo migliore per eliminare dalla dieta gli alimenti contenenti il glicole propilenico è quello di mangiare il più possibile pasti preparati e cucinati in casa. Usare ingredienti poco salutari non è necessario per conferire più consistenza o gusto alle pietanze. È possibile ottenere i medesimi risultati per addensare o stabilizzare le proprie ricette usando ingredienti naturali, come per esempio un amido senza glutine o della gelatina.

Leggere le etichette dei cibi e acquistare marchi affidabili

Controllare sempre le etichette in cui sono elencati gli ingredienti usati nella preparazione dell’alimento e di altri prodotti per la cura del corpo o per la casa. Il glicole propilenico può essere indicato anche con un suo sinonimo o con abbreviazioni: glicol propilenico, propilenglicole, propylene glycol, 1,2-propandiolo, propane-1,2-diol, 1,2-diidrossipropano, metiletilglicole, PG, MPG.

Controllare i cosmetici e i prodotti per la cura di sé e per la casa

Il glicol propilenico è presente in molti prodotti convenzionali che si possono acquistare comunemente nei supermercati e che le persone usano sulla propria cute quotidianamente. Ma il problema non si limita a questo, dato che spesso tali articoli per il corpo contengono altri composti chimici tossici, i quali saranno più facilmente assorbiti dalla pelle perché resa più permeabile dall’esposizione continua al glicole propilenico.

Anziché usare questi prodotti contenenti composti chimici dannosi per la salute e per l’ambiente, è consigliabile acquistare articoli eco-bio o, meglio ancora, provare a realizzare i propri prodotti per il corpo e per la bellezza seguendo ricette naturali fai da te.

Utilizzare purificatori per l’aria e per l’acqua

Nonostante tutti gli sforzi e gli accorgimenti utili per evitare il glicole propilenico negli alimenti e nei prodotti per la cura di sé e per la casa, l’esposizione a questa sostanza può essere ancora possibile attraverso l’aria o l’acqua. Una buona ventilazione delle stanze è fondamentale per permettere il ricambio di aria nella casa e favorire l’espulsione di sostanze dannose presenti negli interni. Anche un buon purificatore d’aria, soprattutto nelle stanze da letto, e un filtro per depurare l’acqua da bere e per la doccia sono utili per tenere a bada i composti nocivi.

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Aneurisma cerebrale: come riconoscerlo e prevenirlo

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aneurisma celebrale

Probabilmente ne avrete sentito parlare e forse voi, o un vostro famigliare, ne siete stati colpiti in passato. L’aneurisma cerebrale coinvolge piccoli vasi sanguigni del cervello che si infiammano ed esercitano una forte e pericolosa pressione sulla zona della testa corrispondente.

È un problema a cui bisogna prestare molta attenzione; infatti l’incidenza dell’aneurisma celebrale è in parte legata alle abitudini di vita di ognuno di noi. Volete saperne di più? Continuate a leggere questo articolo!

1. Che cos’è un aneurisma cerebrale?

L’aneurisma cerebrale si verifica quando un vaso sanguigno del cervello si riempie di sangue, aumentando la pressione sulla parte della testa corrispondente.

Normalmente gli aneurismi hanno origine nella parte bassa del cervello, fate attenzione a non dimenticarlo.

Se non vengono identificati in tempo, possono causare problemi seri. Il rischio è che si verifichi una delle seguenti possibilità : la pressione provoca un danno irreversibile oppure il vaso sanguigno finisce per rompersi e sanguinare.

2. Che cosa provoca un aneurisma cerebrale?

Possiamo determinare la causa dell’aneurisma cerebrale e riuscire, così, ad evitarlo? La risposta è sì e no. La maggior parte delle volte può trattarsi di una patologia congenita, vale a dire:

  • È possibile che fin dalla nascita questo piccolo vaso sanguigno del nostro cervello sia già  infiammato.
  • L’altra probabilità è che l’aneurisma derivi da altre malattie, come ad esempio un problema ai reni, problemi circolatori, problemi alle vene o alle arterie.

Le infezioni, la pressione alta, un colpo alla testa, qualche tipo di cancro sono tutte condizioni che possono sfociare in questi piccoli e pericolosi accumuli di sangue nel nostro cervello che ostacolano il corretto flusso sanguigno.

3. Chi ha maggiore probabilità di essere colpito da un aneurisma cerebrale?

Soprattutto gli adulti di età compresa tra i 30 e i 60 anni. Secondo le statistiche, inoltre, le donne hanno un rischio maggiore di essere colpite da un aneurisma.

L’aneurisma al cervello è considerato pericoloso se ha una dimensione di 15 mm, infatti i vasi sanguigni potrebbero iniziare a sanguinare e, di conseguenza, originare una pressione maggiore sul cervello ed è a questo punto che compaiono i rischi più seri.

Quando i vasi sanguigni si rompono ed iniziano a sanguinare all’interno del cervello, ha origine un accidente cerebrovascolare emorragico, il quale, a sua volta, causa nuovi aneurismi.

4. Quali sono i sintomi dell’aneurisma cerebrale?

Sfortunatamente, molti aneurismi cerebrali non sono accompagnati da sintomi fino a quando non sono già molto grandi o si rompono. Se sono piccoli, vale a dire meno di 10 mm, non danno alcun fastidio. Tuttavia, se sono più grandi e le dimensioni stanno aumentando, allora si inizierà anche ad avvertirne gli effetti.

Quali sono questi effetti? Come possiamo sapere di avere un aneurisma che sta per rompersi? Normalmente si avverte dolore sopra e dietro gli occhi, debolezza, paralisi ad un lato del volto e pupille dilatate. Bisogna anche tenere presenti i sintomi associati ad un aneurisma che ha già cominciato a sanguinare:

  • Mal di testa improvviso ed intenso.
  • Visione doppia al risveglio, vertigini.
  • Vomito
  • Dolore alla nuca.
  • Svenimenti.

Altri segnali sono, ad esempio:

  • Palpebra cadente.
  • Sensibilità alla luce.
  • Mancanza di concentrazione.
  • Convulsioni e soprattutto la peggior cefalea di tutta la nostra vita.

I sintomi sono talmente evidenti che l’unica cosa da fare è rivolgersi urgentemente al medico che potrà diagnosticare l’aneurisma con maggior precisione.

5. Come viene diagnosticato l’aneurisma cerebrale?

Per verificare la presenza di un aneurisma è necessario sottoporsi ad una TAC (tomografia assiale computerizzata) o ad una risonanza magnetica.

Molto spesso è capitato di identificare per caso un aneurisma in pazienti che si stavano sottoponendo ad una TAC o ad altre analisi per altre malattie.

6. Come viene trattato l’aneurisma cerebrale?

Innanzitutto, bisogna dire che ogni paziente è unico, quindi a seconda delle sue caratteristiche personali e delle dimensioni dell’aneurisma, i medici opteranno per una strategia piuttosto che per un’altra. Di solito si prendono in considerazione due trattamenti.

Il primo trattamento è il clipping microvascolare che consente di interrompere il flusso sanguigno dell’aneurisma. Il neurochirurgo raggiunge il vaso sanguigno che alimenta l’aneurisma e applica una piccola clip metallica simile ad un fermaglio sul collo dell’aneurisma. In questo modo l’aneurisma non ricomparirà.

La seconda tecnica non viene realizzata nel cervello. Il medico, infatti, effettua una embolizzazione endovascolare, vale a dire inserisce un catetere in un’arteria dell’inguine e raggiunge l’aneurisma nel cervello tramite un filo di platino. In seguito, blocca l’aneurisma e lo distrugge.

Al giorno d’oggi, le tecniche chirurgiche sono molto avanzate, quindi non c’è motivo di avere paura. Di solito gli aneurismi vengono eliminati con successo. Dovete solo fare attenzione ai sintomi di cui vi abbiamo parlato in questo articolo in modo da intervenire in tempo ed evitare complicazioni.

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Diuretici naturali: i 9 alleati più potenti contro la ritenzione idrica

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ritenzione idrica

La ritenzione idrica, anche conosciuta come idropisia o edema, è un disturbo che si verifica quando si accumulano liquidi in eccesso nei tessuti del corpo. Per aiutare a regolarizzare il bilancio di liquidi nel corpo, è utile includere alcuni diuretici naturali alla nostra dieta.

La ritenzione idrica è un effetto di altri problemi di salute, tra cui l’ipertensione arteriosa o difficoltà a livello dei reni e di digestione. Il sintomo più evidente è l’infiammazione delle estremità, frequentemente accompagnata da dolore o da una sensazione di stanchezza.

Esistono molti fattori associati al rischio di soffrire di questa condizione. Tra questi ricordiamo l’assunzione eccessiva di sale, uno stile di vita sedentario e i cambiamenti ormonali.

Di seguito vi sveliamo i 9 diuretici naturali più potenti, affinché possiate iniziare ad includerli nella vostra alimentazione.

1. Cocomero

Diuretici naturali

Uno dei motivi per cui questo delizioso frutto è un diuretico naturale, è perché è composto quasi nella sua totalità da acqua.

Contiene licopeni, antiossidanti che aiutano a prevenire l’invecchiamento precoce e a frenare l’azione dei radicali liberi.

Inoltre, il cocomero è ricco di minerali, vitamine e amminoacidi essenziali. Questi elementi favoriscono l’eliminazione delle tossine, oltre a migliorare la circolazione e la salute digestiva.

2. Cetriolo

Questo ortaggio, divenuto popolare per i grandi benefici che apporta alla pelle, è uno dei diuretici naturali per eccellenza.

È composto per più del 90% da acqua e contiene minerali come lo zolfo e il silicio.  Pertanto, il suo consumo favorisce l’eliminazione dell’acido urico, stimolando la pulizia dei reni.

3. Pomodori

I pomodori sono ricchi di vitamine, minerali e antiossidanti. Grazie alle loro proprietà sono considerati diuretici naturali, favorendo la depurazione del sangue dalle tossine.

Grazie al loro sapore, sono utilizzati in tutto il mondo come ingrediente principale in numerosissime ricette. Tuttavia, oltre a questo, sono composti da acqua, antiossidanti e altri importanti nutrienti che favoriscono la regolazione dei liquidi nel corpo.

4. Carote

carote

Il succo di carota è ricco di antiossidanti, vitamine e minerali, che favoriscono il corretto funzionamento dei principali organi del corpo.

Le carote hanno un effetto diuretico che favorisce l’eliminazione dei liquidi e di alcune sostanze di scarto. Inoltre, aiutano ad accelerare il metabolismo e a migliorare la salute degli occhi.

5. Lattuga

Questo alimento, ideale per preparare insalate, frullati e molte altre ricette salutari, risalta fra i diuretici naturali per il suo alto contenuto di acqua e fibre.   

Entrambi gli elementi partecipano alla regolazione del transito intestinale e all’eliminazione dei liquidi in eccesso, trattenuti nei tessuti.

6. Sedano

Il sedano possiede proprietà che facilitano l’espulsione dell’acido urico e di altre sostanze di scarto che si accumulano nei reni. Favorisce la produzione di urina e contribuisce in modo efficace a regolare i liquidi. Potete assumerlo tramite infusioni oppure aggiungerlo ai vostri frullati.

7. Dente di leone

dente di leone

È una delle migliori piante dagli effetti diuretici. La sua assunzione facilita l’espulsione delle sostanze di scarto e favorisce il buon funzionamento renale.  

Ingredienti

Cosa fare?

  • Fate bollire il litro d’acqua, dopodiché aggiungete 3 cucchiai di dente di leone.
  • Lasciate riposare la tisana, con il coperchio, e poi bevetela, durante la giornata.
  • Seguite questo trattamento per 15 giorni di seguito.

8. Coda cavallina

Questa pianta ha un potente effetto diuretico, ma dev’essere assunta con cautela, per evitare effetti collaterali.  

Ingredienti

  • 1 bicchiere d’acqua (250 ml)
  • ½ cucchiaio di coda cavallina (2,5 gr)

Cosa fare?

  • Fate bollire il bicchiere d’acqua e aggiungete la coda cavallina.
  • Fatela riposare fino a che non si sarà raffreddata e bevetene 3 bicchieri al giorno, per una settimana.

9. Ortica

infuso all'ortica

La tisana all’ortica è un altro ottimo rimedio naturale per regolare l’eccesso di liquidi nel corpo e proteggere i reni.   

Ingredienti

  • 1 bicchiere d’acqua (250 ml)
  • 1 cucchiaio di ortica (5 gr)

Cosa fare?

  • Dopo aver portato ad ebollizione un bicchiere d’acqua, aggiungete un cucchiaino di ortica, e lasciate riposare per qualche minuto.
  • Bevetene tre bicchieri al giorno, per una settimana.

Includendo questi diuretici naturali nelle vostre diete, regolerete i liquidi presenti nel vostro corpo, e noterete i risultati, sia nella vostra figura sia per la vostra salute. Beveteli di frequente e godetevi i benefici che apportano al vostro organismo.   

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7 rimedi naturali che bloccano la nausea istantaneamente

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rimedi nausea

Sono tanti i motivi, più o meno gravi, che possono causare attacchi di nausea e vomito. Il miglior modo per evitare questi sintomi è senza dubbio risalire alla causa e trattarla adeguatamente, ed è per questo che suggeriamo di consultare un medico. Di seguito ti elenchiamo 7 metodi per alleviare la nausea in modo naturale.

Zenzero. E’ forse il rimedio naturale più efficace contro la nausea, in quanto capace di calmare lo stomaco. Basta masticare lo zenzero per bloccare la sensazione di nausea o, in alternativa, bere una tisana di zenzero una o due volte al giorno.

Liquidi. In caso di attacchi di nausea si suggerisce di bere molti liquidi, come acqua o brodi filtrati. Evita assolutamente bevande gassate, caffè e bevande alcoliche.

Cibi blandi. Se la causa della nausea è la gravidanza o la chemioterapia, preferire alimenti blandi e poveri di grassi, in quanto molto più semplici da digerire.

Pasti piccoli. Per trattare adeguatamente la nausea, evita di consumare i classici tre pasti grandi nell’arco della giornata: preferire pasti più piccoli e frequenti.

Agopressione. Applica una pressione sul punto P6, che si trova a circa 3 dita di distanza sotto il polso e tra i due tendini: può aiutare ad alleviare nausea e vomito.

Aromaterapia. Lavanda, camomilla, menta e chiodi di garofano sono aromi particolarmente efficaci nel bloccare la sensazione di nausea e vomito.

Bicarbonato di sodio. Aiuta ad alleviare mal di stomaco e indigestione e, anche se non aiuta direttamente contro nausea e vomito, può trattare efficacemente le condizioni che spesso li causa. Una soluzione a base di acqua e bicarbonato aiuta anche ad eliminare il fastidioso retrogusto che si avverte subito dopo aver vomitato.

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Infuso di cannella e foglie di alloro, una taglia in meno in una settimana

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alloro e cannella

Capita spesso di sentirsi gonfi e pieni di tossine. Lo avvertite anche perché anche la vostra pelle perde la sua luminosità. Non c’è bisogno di fare il mea culpa, potete rimediare iniziando ad assumere una bevanda fantastica che ha la funzione di ripulire il corpo e sgonfiare la pancia.

L’infuso di cannella e foglie di alloro accelera il metabolismo

Questa bevanda potentissima attiva anche il metabolismo, il che significa che bruciate più velocemente ciò che mangiate. L’infuso di cannella e foglie di alloro serve per togliere dal tuo corpo tutte le tossine. La principale differenza tra infuso e tisana riguarda gli ingredienti che, sminuzzati, vanno messi in infusione in acqua calda. Gli ingredienti dell’infuso, infatti, derivano tutti da una stessa pianta e comprendono fiori e foglie della stessa. A questa categoria appartengono quindi tè, camomilla, rooibos e anche il Karkadè, famoso per le preziose proprietà antiossidanti e ricavato esclusivamente dai petali sminuzzati dei bellissimi e profumati fiori rossi dell’Ibisco.

L’infuso è una bevanda che può avere degli effetti benefici sull’organismo. La caratteristica principale della tisana è proprio la possibilità di somministrare i principi attivi di diverse piante attraverso la bevanda.

Come fare l’infuso di cannella e alloro

Si tratta infatti di un’infusione benefica costituita da una miscela di al massimo sei piante officinali che vengono sminuzzate, immerse in acqua bollente e lasciate in infusione. Per preparare l’infuso di cannella e allora è facile: saranno sufficienti un litro d’acqua, due stecche di cannella, 10 foglie di alloro. Anche la preparazione è semplicissima. Dovete solo mettere a bollire un litro d’acqua con le stecche di cannella e le foglie di alloro.

Controindicazioni e sovradosaggio

Ma ci sono delle avvertenze importanti: è importante non superare le due tazze al giorno. Il motivo? La cannella contiene una sostanza chimica chiamata cumarina che può essere tossica se assunta in quantità eccessive. Se ne sconsiglia l’uso anche in caso di gravidanza, per chi ha problemi digestivi (come ulcere o gastrite) e consumo di antibiotici. Parlate in ogni caso col vostro medico o nutrizionista.

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Incidente nucleare in Russia: perché tutti stanno comprando compresse allo iodio

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iodio incidente nucleare russia
L’8 Agosto è avvenuto un grave incidente nucleare in Russia, nel Mar Bianco, non lontano dal confine con la Finlandia. Stando alle frammentarie informazioni rilasciate dall’Agenzia nucleare e dal ministero della Difesa russi, sarebbe esploso un generatore a radioisotopi, il motore di un missile a combustibile liquido, in pratica un reattore nucleare in miniatura. Nella catastrofe hanno perso la vita diversi scienziati nucleari.
La versione ufficiale del ministero della Difesa afferma che le emissioni radioattive non hanno avuto variazioni significative. Ma a questa credono in pochi, per primi alcune fonti a Severodvinsk, per cui l’alterazione dell’intensità c’è stata, anche se non sono in grado di quantificarla. Secondo Greenpeace, invece, le emissioni sono state 20 volte la norma.
Gli abitanti delle città della Russia che vivono a ridosso del luogo del misterioso incidente nucleare stanno facendo scorta di compresse di iodio, salvavita in caso di disastri atomici, che è esaurito in tutte le farmacie. Lo iodio, infatti, satura la tiroide di iodio e impedisce che si accumuli nella ghiandola lo iodio radioattivo, in grado di innescare il cancro e causare patologie alla tiroide (come noduli ed ipotiroidismo, che infatti negli italiani sono aumentati esponenzialmente dopo l’arrivo della nube di Chernobyl in Italia).

“Le compresse di iodio sono l’unico farmaco preventivo disponibile per eventuali incidenti nucleari, e non è un caso che nei Paesi in cui sono presenti le centrali – come ad esempio la Svizzera e gli Stati Uniti – questi medicinali vengano consegnati gratuitamente e periodicamente a tutti i cittadini che si trovano nelle aree a rischio.” racconta FanPage.

Recentemente in Svizzera è stato allargato il bacino degli aventi diritto cui sono state assegnate le scorte di sicurezza: adesso sono coinvolti tutti i cittadini che vivono entro 50 chilometri da una centrale, mentre in precedenza il raggio preso in considerazione era di soli 20 chilometri. Sono comunque disponibili depositi ad hoc con scorte di compresse per tutta la popolazione svizzera, in caso di necessità. In alcuni Stati degli USA le compresse vengono invece assegnate ai cittadini che vivono entro 15 chilometri di distanza da una centrale nucleare.

Il Prof. Umberto Tirelli, direttore del Dipartimento di oncologia medica dell’Istituto nazionale tumori di Aviano spiega ad Adnkronos:

“E’ infatti questa ghiandola del nostro organismo [tiroide] a correre rischi immediati, poiché assorbe le sostanze radioattive disperse nell’atmosfera, innanzitutto iodio e cesio”. Assumendo questi farmaci, dunque, “si blocca la tiroide, che potenzialmente non assorbe più iodio dall’atmosfera o dall’acqua”. Così si arginano almeno in parte i pericoli derivanti da eventuali contaminazioni.

Nel mio articolo di alcuni mesi fa avevo parlato di quanto sia importante lo iodio per la salute, non solo della tiroide. Infatti assumo quasi giornalmente iodio a scopo disintossicante (metalli, radionuclidi) soprattutto quando sono in viaggio o esposto a inquinamento delle città.

Le donne che hanno cisti al seno o all’ovaio possono trovare grande giovamento dallo iodio che ha dimostrato di ridurle e prevenirne la formazione (molto importante dato che queste cisti sono associate ad aumento del rischio di cancro).

Per approfondire sullo iodio, il test fai da te per valutarne la carenza, i benefici, le testimonianze e il modo d’uso leggere questo articolo

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La crema antirughe fai da te che elimina le rughe in pochissimi giorni

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crema fai da te antirughe

Le creme anti-rughe convenzionali contengono sostanze chimiche che, nel lungo termine, possono danneggiare la nostra pelle avendo risultati controproducenti.

Gli ingredienti naturali, oltre ad avere benefici simili, sono più economici e non hanno alcun effetto collaterale. Di seguito ti suggeriamo come preparare una crema anti-rughe naturale molto efficace, adatta a chi ha pelle normale o secca.

Gli ingredienti principali di questa crema sono: olio di cocco (grandi proprietà idratanti), cera d’api(aiuta ad eliminare le impurità della pelle), olio di rosa canina (stimola la produzione di collagene e protegge dalle irritazioni), vitamina E (è un conservante naturale con proprietà antiossidanti) e oli essenziali (danno alla crema un aroma molto gradevole).

Procedimento per la preparazione della crema antirughe fai da te

Per preparare la crema mescola versa in un barattolo di vetro 20 ml di olio di cocco e 30 ml di cera d’api e metti a bagnomaria per farli sciogliere.

Una volta sciolti e men mescolati, rimuovi dal fornello e aggiungi 5 ml di olio di rosa canina, 5 ml di vitamina E, 5 gocce di olio essenziale di geranio e 5 di olio essenziale di rosa.

Mescola bene e fai raffreddare. Conserva la crema in frigo per evitare di danneggiarla.

Applica la crema sul viso asciutto, e fai agire per 10 minuti. Risciacqua bene il viso con abbondante acqua per rimuovere la crema, e applica una crema idratante subito dopo. I risultati saranno visibili dopo le prime 3-4 applicazioni.

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10 piante da interno che purificano l’aria di casa, eliminando le sostanze tossiche

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Quando si parla di inquinamento, lo si associa sempre agli ambienti esterni, ma anche l’aria di casa può essere contaminata da sostanze dannose. Questi agenti inquinanti interni possono causare tosse, mal di testa frequenti, irritazioni agli occhi e attacchi di asma.

Tra gli agenti inquinanti più pericolosi troviamo monossido di carbonio, gas radon, formaldeide, benzene, ammoniaca e tricloroetilene, e provengono da fumo di sigarette, vernice, plastica, tappeti, prodotti per le pulizie, mobili e alcuni elettrodomestici. Di seguito ti elenchiamo alcune piante che aiutano a depurare l’aria di casa.

  1. Edera comune. E’ una delle migliori piante per purificare l’aria di casa, assorbendo molte sostanze chimiche e filtrando l’aria. L’edera è ottima anche per pulire l’aria dal fumo di sigarette.
  2. Spatifillo. E’ una delle piante d’appartamento più diffuse, capace di neutralizzare i gas interni come benzene, xilene e formaldeide. Assorbe l’acetone dall’aria, emesson da elettrodomestici e adesivi.
  3. Dracaena marginata. Rimuove tossine, xilene, benzene e formaldeide, e ci aiuta a migliorare l’aria della camera da letto.
  4. Felce comune. E’ una delle più efficaci piante purificatrici d’aria. Aiuta ad eliminare la formaldeide, che si trova nelle colle e nel legno pressato dei mobili.
  5. Sansevieria. Questa pianta elimina formaldeide e benzene dall’aria di casa, e abbassa anche i livelli di monossido di carbonio.
  6. Areca. Filtra benzene e tricloroetilene ed è molto utile nell’assorbire il formaldeide presente nei mobili.
  7. Falangio. E’ una pianta perenne che riduce l’inquinamento interno, filtrando formaldeide, xilene e toluene.
  8. Fico del caucciù. E’ molto efficace nell’eliminare le tossine e purificare l’aria. Particolarmente efficace nell’eliminazione della formaldeide, è molto utile anche contro il pericoloso monossido di carbonio.
  9. Ficus benjamin. E’ una delle piante d’appartamento più diffuse e aiuta ad eliminare sostanze chimiche pericolose dall’aria.
  10. Crisantemo. Sebbene sia associata ai cimiteri, il crisantemo è una eccellente pianta per depurare l’aria da tricloroetilene, benzene, formaldeide e altre sostanze chimiche.
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Cina, così la guerra dei dazi di Trump sta mettendo in ginocchio gli agricoltori Usa che in gran parte lo avevano eletto

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Pechino blocca l’import agroalimentare da Washington che nel 2017 valeva oltre 17 miliardi di euro. Trump ha stanziato 25 miliardi di euro per sostenere il settore che fronteggia la crisi peggiore dagli anni ’80, tra reddito dimezzato e debiti alle stelle che fanno esplodere i fallimenti

La guerra dei dazi tra Washington e Pechino fa le prime vittime. Sono gli agricoltori a stelle e strisce, colpiti dal fuoco delle ritorsioni commerciali cinesi scattate come risposta alla nuova ondata di dazi decisi dagli Stati Uniti. Per sostenere i coltivatori americani, che rappresentano uno dei principali bacini elettorali diDonald Trump (gli Stati rurali hanno sostenuto l’attuale presidente nelle elezioni del 2016), il governo federale Usa ha messo in campo da due anni una massiccia campagna di aiuti e sostegni finanziari. Ma le misure non sono riuscite a riequilibrare la crisi del settore e l’inasprimento del confronto commerciale con la Cina potrebbe tramutarsi in un bagno di sangue per questo comparto strategico già finito in ginocchio.

Pechino ferma l’import agroalimentare dagli Usa – Il primo agosto il presidente Trump ha dichiarato che Pechino non ha mantenuto la promessa di acquistare grandi volumi di prodotti agricoli statunitensi e ha promesso di imporre dal primo settembre nuove tariffe su importazioni dalla Cina del valore di circa 300 miliardi. Come risposta, lunedì 5 agosto la Cina ha lasciato che la sua valuta per la prima volta in oltre un decennio scendesse sotto il livello chiave di 7 renminbi per dollaro. Gli Stati Uniti hanno risposto denunciando la Cina all’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) come manipolatore di valuta. Martedì 6 agosto il ministero del Commercio cinese ha poi annunciato che le aziende cinesi smetteranno di acquistare prodotti agricoli statunitensi e che Pechino potrebbe anche imporre tariffe aggiuntive sui prodotti agricoli statunitensi, aumentando la barriera al commercio con Washington.

In due anni persi ricavi per 17,3 miliardi di euro – Piove sul bagnato per gli agricoltori statunitensi che hanno già visto le loro esportazioni verso la Cina più che dimezzate a causa della guerra commerciale nell’ultimo anno. La prospettiva di una rapida fine della guerra tariffaria con Pechino che aveva già colpito le esportazioni statunitensi di soia, mais e grano era uno dei pochi aspetti positivi che sostenevano il tono dei mercati agricoli americani. Secondo il presidente della Federazione americana degli Uffici agricoli (American Farm Bureau Federation), Zippy Duvall, l’annuncio dalla Cina “è un duro colpo per migliaia di agricoltori e allevatori che stanno già lottando per sopravvivere”.

Le tariffe imposte dalla Cina alla soia americana hanno ridotto le esportazioni del principale prodotto agricolo statunitense e hanno costretto l’amministrazione Trump a compensare gli agricoltori per due anni con una spesa complessiva di ben 28 miliardi di dollari (25,2 miliardi di euro). Secondo l’American Farm Bureau nel 2018 la Cina ha più che dimezzato le importazioni di prodotti agricoli statunitensi a 9,1 miliardi di dollari (8,2 miliardi di euro) – principalmente soia, latticini, sorgo e carne di maiale – rispetto ai 19,5 miliardi di dollari (17,3 miliardi di euro) del 2017. Ma nel primo semestre di quest’anno il Farm Bureau ha registrato che le esportazioni agricole Usa verso la Cina si erano già ridotte su base annua di altri 1,3 miliardi di dollari (1,1 miliardi di euro) rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. I maggiori Stati produttori di soia, Iowa e Illinois, sono anche i più colpiti dallo scontro commerciale tra gli Stati Uniti e la Cina.

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