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“La vaccinazione obbligatoria dei sanitari è illegittima”. La clamorosa ordinanza del Tribunale di Roma

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Finalmente il Tribunale di Roma, il più grande d’Italia e d’Europa, prende posizione sulla questione dell’obbligo vaccinale per i sanitari e quindi in generale per tutti.

In un procedimento iniziato con ricorso da una sanitaria sospesa, assistita dall’Avv. Andrea Perillo del Foro di Roma, il Giudice ritiene con ampie e condivisibili argomentazioni che la previsione di una sospensione senza alcuna retribuzione si ponga in evidente contraSto con gli artt. 2,3, 32 comma 2, oltre che 36 della Costituzione (“Visti gli artt. 134 Cost. e 23 l. 11.3.53 n.87; visti gli artt. 2, 3, 32, c. 2, Cost., ritenuto, in relazione alle suddette disposizioni, non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale relativa all’art. 4, comma 5, D.L. 1 aprile2021, n. 44 (in Gazz. Uff., 1 aprile 2021, n. 79), convertito con modificazioni dalla Legge 28 maggio 2021, n. 76, nella parte in cui, nel prevedere che “per il periodo di sospensione non sono dovuti la retribuzione né altro compenso o emolumento, comunque denominato”, esclude, in favore del pubblico dipendente esercente una professione sanitaria o di interesse sanitario, nel periodo di sospensione ex art. 4 D.L. 44/2021, l’erogazione dell’assegno alimentare (comunque denominato) previsto dalla legge ovvero dalla contrattazione collettiva di categoria in caso di sospensione cautelare o disciplinare.

Afferma il Tribunale di Roma che “considerato che le questioni di legittimità costituzionale prospettate appaiono rilevanti e non manifestamente infondate e consigliano di avvalersi dell’istituto della c.d “sospensione impropria” in attesa dell’esito dei relativi giudizi.

In sostanza il Giudice ritiene che effettivamente la sospensione dal lavoro per mancato adempimento dell’obbligo vaccinale sia illegittima.

Questo provvedimento è importantissimo perché pronunciato da un Tribunale che fino ad ora aveva sempre respinto i ricorsi in materia presentati dai sanitari sospesi.

Il Tribunale non si spinge oltre, nel senso che il Giudice non ritiene di avere i poteri di far tornare la sanitaria a lavorare essendo pendente la questione avanti alla Corte Costituzionale.

Tuttavia, l’Avv. Andrea Perillo che assiste la sanitaria sospesa, sta valutando se eventualmente impugnare l’Ordinanza per richiedere che la stessa venga riammessa immediatamente al lavoro.

Di seguito il link per visionare l’ordinanza: https://www.ilparagone.it/wp-content/uploads/2022/06/Ordinanza-Tribunale-di-Roma_.pdf

Questo è il cibo più irregolare e contraffatto di Italia (e lo consumi tutti i giorni)

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olio pesticidi

I prodotti enogastronomici italiani sono fra i più imitati e contraffatti al mondo: venduti come eccellenti, spesso si tratta di materie prime di qualità scadente, irregolari e neanche italiani. È quanto emerge, anche quest’anno, dal report sull’attività operativa dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi (ICQRF).

Oltre 60.000 controlli in Italia e quasi 1.000 interventi fuori dai confini nazionali (anche sugli store online) hanno portato gli ispettori a sequestrare più di cinque milioni e mezzo di merce contraffatta o irregolare, per un valore di oltre nove milioni di euro.

Su 33.404 operatori ispezionati e 62.316 prodotti controllati (90% di prodotti alimentari finiti e 10% circa di mezzi tecnici per l’agricoltura come mangimi, fertilizzanti, sementi e prodotti fitosanitari), le irregolarità hanno riguardato l’11,6% dei prodotti e il 9,0% dei campioni analizzati.

Le battaglie condotte dal Ministero in materia di contrasto a contraffazioni e “Italian sounding” sono basate sulla ferma convinzione che la tutela dei prodotti di qualità rappresenti lo strumento principale per valorizzare l’agroalimentare italiano, le filiere e rendere un servizio indispensabile al consumatore – ha spiegato il Ministro delle Politiche Agricole, Stefano Patuanelli.

Il report dell’ICQRF anche quest’anno dimostra come sia fondamentale garantire i nostri prodotti attraverso un sistema di controlli efficace sul territorio nazionale e internazionale e sul web, tanto più in un momento storico così complicato e difficile come quello che stiamo attraversando a causa della pandemia prima, e del conflitto in atto poi, in cui stiamo assistendo a fenomeni speculativi inaccettabili

I prodotti più contraffatti

Olio d’oliva e carne (anche processata) si confermano in testa alla classifica dei prodotti più contraffatti nel mercato alimentare italiano: si pensi che, per quanto riguarda gli oli d’oliva, si è registrato l’11,7% di irregolarità e il 20,2% di campioni analizzati irregolari; per la carne si parla del 16,7% di irregolarità e del 22,6% di campioni irregolari.

L’olio d’oliva spacciato per extravergine ma risultato di categoria nettamente inferiore rispetto a quanto dichiarato in etichetta è una seria minaccia per tutto il comparto – che si è tradotta, solo nel 2021, nel sequestro di oltre 2,3 milioni di litri di falso extravergine nell’ambito dell’operazione Verum et Oleum condotta dalla Guardia di Finanza.

Risultati più gravi di quelli riguardanti l’olio si registrano solo nel settore delle carni, dove le etichette mentono sulla provenienza degli animali, sulle denominazioni di origine di salumi e insaccati, sui metodi di conservazione.

Una menzione a parte va riservata alla mozzarella di bufala campana, classificata come DOP (Denominazione di Origine Protetta): nelle aree di Caserta e Napoli, sono stati sequestrati prodotti caseari perché anonimi e mancanti di indicazioni relative alla tracciabilità del prodotto finale o alla provenienza delle materie prime.

QUI è possibile leggere il report completo stilato dall’ICQRF. – articolo di GreenMe

Tonno in scatola: trovato il bisfenolo in 6 marche più vendute e conosciute, ecco il test

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tonno in scatola

Tonno in scatola: trovato il bisfenolo in 6 marche più usate e conosciute

Nell’ultimo studio, la rivista ha analizzato 6 marche di tonno in scatola tra quelle più usate e conosciute. Lo studio ha evidenziato la presenza di Bisfenolo nelle scatolette di tonno, anche se sempre entro i limiti massimi di legge. Anche se presenti entro i limiti, questo non significa che i consumatori non siano a rischio.

Ma cerchiamo di capire cos’è il Bisfenolo e perché è dannoso per la salute. Il Bisfenolo, o comunemente denominato BPA, è una sostanza chimica utilizzata sin dagli anni ’60 a livello industriale. Questa sostanza è adoperata per aumentare la resistenza di contenitori destinati agli alimenti, come le lattine, le scatolette. Si tratta di quel rivestimento protettivo che si trova internamente alle confezioni  di carne e pesce, panna, e soprattutto piatti pronti.

Se agli inizi degli anno ’60 non si conoscevano ancora alcuni rischi per la salute di questa sostanza, dagli anni ’90 invece alcuni iniziarono a denunciare la possibilità di contaminazione cioè, il Bisfenolo passa dalla scatoletta al cibo. Così le Associazioni e organizzazioni a tutela dei consumatori  conducono dal 2025 dei test su campioni per valutarne la presenza nel prodotto.

Bisfenolo nelle scatolette di tonno, ma non solo! Tutti gli alimenti che lo contengono

In uno dei suoi ultimi studi Il Salvagente, così come anche un recente studio condotto dal Governo Tedesco ha stilato una lista di prodotti potenzialmente contaminati dal bisfenolo. Tra gli alimenti esenti da questa sostanza ci sono frutta, verdura e latticini, come anche gli alimenti destinati alla prima infanzia e bambini. Negli alimenti invece a rischio ci sono carne, pesce, salsicce, zuppe, panna e anche il latte di cocco in cui è stata trovata il CdB, cyclo-di-BADGE, una sostanza che è strettamente correlata al Bisfenolo.

Dunque sono molti i prodotti in cui è stato riscontrato un elevato rischio di trovare il bisfenolo, anche se c’è da precisare che le quantità presenti sono sempre entro i limiti di Legge. Questi limiti sono decisi da l’Efsa, in attesa comunque di alcuni aggiornamenti a riguardo.

Gli effetti tossicologici sulla salute di questa sostanza non sono stati ancora dimostrati del tutto. Tuttavia, siccome è presente in molti prodotti alimentari, ne consegue che l’uomo ne è continuamente esposto. Anche perché, per chi non lo sapesse, il Bisfenolo è presente anche nella carta da stampante, negli scontrini fiscali, e addirittura in alcuni apparecchi odontoiatrici.

Secondo alcune fonti, la continua esposizione di questa sostanza comporta un rischio maggiore a contrarre tumori, specialmente quello della mammella. Ma effetti negativi si hanno anche sul sistema endocrino, compromettendo l’equilibrio ormonale e l’attività riproduttiva. Conseguenze gravi, anche se difficili da dimostrare.

La buona notizia è che sembra che la quantità di Bisfenolo nelle lattine e contenitori per alimenti sia diminuita. Quindi questo dimostra che c’è una certa preoccupazione a questo riguardo. Purtroppo, ci sono ancora alcuni Paesi che non hanno regolamentazioni molto rigide come quelle dell’UE e dell’Italia e quindi non danno molta importanza a questo problema.

Il consiglio che può essere dato a tutti i consumatori è quello di non consumare molti cibi in lattina, come il tonno e simili. Meglio acquistarli nei barattoli di vetro se possibile e preferire sempre cibi freschi.

Intervista a Frajese: la scienza su vaccini e mascherine chiede un atto di fede inutile

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intervista frajese

«N-E-S-S-U-N-O». Spero che scritto così si capisca la determinazione e la decisione con cui il professor Giovanni Frajese, endocrinologo e docente all’Università del Foro Italico risponde alla domanda che in tanti si fanno e cioè che senso abbia imporre la vaccinazione anti Covid a chi è già guarito da questa malattia.

«È una coercizione priva di qualsivoglia base scientifica. E questo lo sa qualsiasi medico. Ed è la cosa che più mi fa impazzire».Lei è stato sospeso per inosservanza dell’obbligo pur essendo guarito dal Covid.«Non hanno radiato professionisti che rompevano il femore per poi poter intervenire chirurgicamente e veniamo sospesi per sostenere tesi che si imparano al secondo anno di medicina».Cosa insegna professore?«Scienze mediche e tecniche applicate».

Che tradotto significa?«Tecnologie di avanguardia a livello medico».Anche il vaccino mRna è tecnologia di avanguardia?«Sperimentale e d’avanguardia. È una metodica che si studia dal 1987, anno in cui Robert Malone ha registrato il primo brevetto. Oltre trent’anni che la si studia. Senza alcuna applicazione pratica prima dello scorso anno. Anche perché gli studi effettuati in maniera adeguata non le consentivano di passare lo scrutinio».

Cioè?«Il limite era l’efficacia. Nel tempo, sottolineo. Nel caso dei vaccini il limite di efficacia che può essere considerato è non inferiore al 50%. Già dopo un anno di studio, che non è stato fatto prima di mettere i vaccini in commercio, ma che ora dopo un anno abbiamo, possiamo dire che non solo questa efficacia è inferiore al 50%, ma è addirittura negativa».

Il che significa? «Che le persone vaccinate con due dosi e nel tempo con tre si ammalano più facilmente dei non vaccinati. E infettano più facilmente». Il contrario delle motivazioni addotte per imporre l’obbligo di vaccinazione con annesse restrizioni delle libertà…«Non dimentichiamoci che hanno inizialmente tirato fuori un livello di efficacia relativa rispetto al placebo del 95%.

In pratica ne sostenevano l’efficacia assoluta. Quasi nessuna possibilità di ammalarsi. Basta vedere la storia con tutte le persone che si sono ammalate dopo essersi vaccinate. Un numero che non aveva nessun senso».Ora a che punto siamo?«Vanno avanti cambiando le definizioni. Prima parlavano ufficialmente di immunità. Adesso si parla invece di protezione. Parola più vaga non potevano usarla. Dal momento che da vaccinato infetto e posso infettare».

Il grande pubblico ha iniziato a conoscerla nel momento in cui di fatto ha zittito in tv un imbarazzato Pierpaolo Sileri, suo ex compagno di corso all’università, a proposito del carattere sperimentale del vaccino.«Gli effetti avversi possono essere a brevissimo termine di tipo allergico, o avvenire a distanza di pochi mesi, o a medio e lungo termine. Nel caso scoprissimo effetti tra tre anni e fossimo in presenza di un farmaco lo si ritirerebbe dal mercato, ma trattandosi di una persona sana già vaccinata non si può tornare indietro. Hanno trattato la popolazione, e in particolare i bambini, come cavie sperando che non succedesse niente. Speranza che già vediamo mal riposta, purtroppo.

Al di là del fatto che stanno cercando ogni spiegazione pur di non dimostrare la correlazione degli effetti con la vaccinazione».I dati sulla mortalità in eccesso di cui parliamo da giorni sulla Verità non la sorprendono…«Per mesi ho sperato di avere torto. Ora possiamo solo sperare che gli effetti a medio lungo termine non siano così gravi. Speranza che, ahimè, si affievolisce quanto più si continua a rivaccinare le persone. Avrei preferito la pubblica gogna per aver peccato di prudenza. Ma purtroppo così non è».

Perché è sbagliato sottoporre le persone a continui richiami? «Prima di oggi avete mai sentito di vaccinazioni che hanno bisogno di tre/quattro dosi? Il capo di Moderna sostiene che stanno preparando nuovi cicli vaccinali fatti di tre dosi per la Omicron; derubricata dalla stessa Oms a sindrome influenzale. Andiamo avanti con tre dosi all’anno per ciascuna variante?».

Dal vaccino multidose alla multi multidose?« I segnali di una possibile anergia del nostro sistema immunitario (incapacità di reazione, ndr) con stimolazioni così ravvicinate nel tempo e così importanti sono preoccupanti. Se come dicevo prima una persona vaccinata si ammala più facilmente vuol dire che il sistema immunitario già non sta funzionando bene. Si rischia la compromissione del sistema immunitario che, ricordiamo, serve a proteggerci non solo dai virus, ma pure dai tumori e dai batteri».

Lei non è un uomo di legge, ma un medico. Però vi sono sempre più giudici che si stanno pronunciando contro la legittimità dell’obbligo vaccinale.«I giudici stanno iniziando a leggere le carte. Quella che inizialmente sembrava una presa di posizione univoca e massiccia sta venendo meno. La Commissione medico scientifica indipendente, di cui faccio parte, ha collaborato, in qualità di consulente, al procedimento instaurato in Sicilia e poi approdato al consiglio di giustizia amministrativa in Sicilia.

La corte ha fatto una serie di domande molto circostanziate. Ha ottenuto la risposta da parte del governo redatta da Rezza e Locatelli, e anche da parte nostra. Le nostre risposte non erano solo date, ma anche referenziate con articoli scientifici a supporto».Cosa l’ha colpita della memoria Rezza-Locatelli?«Hanno sostenuto che l’immunità da guarigione dura solo sei mesi, mentre nel frattempo è stato acclarato che gli anticorpi circolanti e mucosali derivanti da guarigione si mantengono per almeno 18 mesi.

Ragionevole dedurre che la protezione sia permanente».Un processo istruttorio non banale che ora approda addirittura in Corte costituzionale. Un segnale importantissimo. È come se ravvisassero l’enormità della cosa. Che aspettative ha?«Abbiamo chiesto come Cmsi un confronto aperto, leale, franco e pacato col governo e il ministero della Salute. L’unico che abbiamo avuto è stato di fronte alla giustizia amministrativa siciliana.

Loro hanno dato risposte scritte. Noi siamo andati lì di persona. I professori Bellavite e Donzelli hanno avuto un ruolo ancora più attivo di me. E questo è il risultato. Immaginate se il confronto fosse pubblico».L’ordine dei medici di Firenze fa un appello nazionale a farla finita con questa storia dell’obbligo vaccinale. Le continue contestazioni impediscono addirittura l’approvazione dei bilanci inficiando il funzionamento dell’organo.«Una soluzione politica. Piuttosto che confrontarsi cercano la terza via, punto. Ma la scienza non è politica. La scienza è prima di tutto dati».

Da medico cosa la spaventa di più dei vaccini mRna?«La mancanza di studi di canceroginità e di genotossicità. Le fonti per così dire istituzionali – anzi pseudo-istituzionali – escludono la possibilità di retro-trascrizione del mRna vaccinale sul nostro dna. Questa affermazione risulta purtroppo smentita da uno studio svedese sulle linee cellulari epatiche. Lo studio ha dimostrato esattamente il contrario. La retro-trascrizione non solo è possibile ma è stata addirittura riscontrata».

Mi aiuta a capire meglio? Che vuol dire retro-trascrizione? «Vuol dire che quel codice che è stato inserito nel corpo entra a far parte del tuo dna con la possibilità di vederlo trasferire alle generazioni future. Stiamo cioè parlando di un danno potenziale tale da far tremare i polsi. Non si ferma alla singola persona che è stata vaccinata. Una trasmissione sul patrimonio genetico dei figli con conseguenze inimmaginabili. Si sta parlando di una modifica del dna umano. Non so se sono stato chiaro».

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Solo noi e la Grecia ancora con le mascherine a scuola

Chiaro. Cosa pensa della persistenza dell’obbligo di mascherina?«È uscito da poco un articolo in versione preprint, in attesa di pubblicazione. Uno studio tutto italiano. Le università sono quelle di Bologna, Ferrara e Perugia. Gli autori si sono presi la briga di misurare la quantità di anidride carbonica che viene inalata a seguito dell’utilizzo delle maschere, siano esse le Ffp2 oppure chirurgiche. È uno studio chiave, perché siamo l’unico maledetto Paese che continua a costringere le persone – soprattutto i bambini – a indossarla.

Spero che sia pubblicato al più presto. Ma i dati sono chiari. Il livello di sicurezza accettabile è di 5.000 ppm, parti per milione. Dato un volume cioè di un milione di unità, l’anidride carbonica non dovrebbe superare le 5.000, 5.000 milionesimi. Ebbene questo livello di tossicità viene superato nel 40% delle persone che utilizzano la mascherina chirurgica e nel 99% delle persone che portano la Ffp2».

Mamma mia…«Eh, ma il livello di tossicità aumenta con l’abbassamento dell’età. Quindi nei bambini. Con una media di 12.847 parti per milione. L’intervallo delle osservazioni è più o meno 2.898. Si può quindi arrivare a quasi 16.000 parti per milione. Oltre tre volte il limite massimo consentito. Mentre cioè gli effetti sul contenimento dei contagi sono risibili, stiamo causando un danno molto serio sui bambini, visto che gli obblighiamo a portarla per ore. È impensabile torturarli con misure che non hanno alcuna evidenza scientifica».

Una curiosità. Come fa a mantenere la calma in televisione?«Mi metto dietro a me stesso e lascio che le cose siano. Non mi metto al piano loro. Altrimenti la comunicazione perde di efficacia. Questo lo puoi fare se dentro di te sai di avere ragione».

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Morta a 32 anni dopo il vaccino AstraZeneca: l’indennizzo è di 77 mila euro

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siero AZ morte da vaccino

La giovane donna, Francesca Tuscano, perse la vita per una trombosi cerebrale. I genitori valutano una causa civile contro lo Stato

La sua morte è stata oggetto di una approfondita consulenza tecnica e il caso oggi torna a far discutere: Francesca Tuscano, una giovane insegnante 32enne, morì nell’aprile del 2021 all’ospedale San Martino di Genova per una trombosi cerebrale, qualche giorno dopo aver ricevuto una dose del vaccino Astrazeneca.

Le consulenze del medico legale Luca Tajana e dell’ematologo Franco Piovella hanno stabilito come “il decesso della paziente è ragionevolmente da riferirsi a effetti avversi da somministrazione di vaccino anti Covid– 19”, la famiglia si è affidata a dei legali, gli avvocati Federico Bertorello e Tatiana Massara, per capire come muoversi e, per quel che riguarda gli indennizzi previsti ha scoperto che le spetterebbero poco più di 77 mila euro. La storia è stata raccontata dall’edizione genovese di Repubblica e ricostruita dalla Tgr Liguria in un servizio.  

Una vicenda delicata, che sul piano penale è destinata all’archiviazione (le perizie hanno scagionato il comportamento dei medici coinvolti nella vaccinazione) ma sul piano civile non esclude strascichi giudiziari.

Secondo quanto appurato dai legali della famiglia, infatti, la cifra destinata “ai parenti aventi diritto che ne fanno domanda, nel caso in cui la morte del danneggiato sia stata determinata dalle vaccinazioni”, è di 77.468,53 euro in base alla legge che ha stanziato un fondo da 150 milioni di euro destinato proprio a chi ha subito danni dalla vaccinazione anti Covid. E i famigliari non hanno escluso una causa civile contro lo Stato, con una lettera di messa in mora.

Dopo la morte dell’insegnante, qualche mese dopo, in giugno, anche un’altra giovane, Camilla Canepa, morì a 18 anni a causa di una gravissima trombosi. Secondo le perizie, anche in questo caso si trattò di un raro effetto avverso al vaccino anti Covid. Una vicenda su cui le indagini sono ancora in corso. 

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Geko comune: sono innocui e non vanno mai uccisi. Inoltre, mangiano le zanzare!

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geko comune

Nel vostro Paese è abbastanza frequente incontrarmi: sono il #geco comune, una specie diffusa in tutta l’area Mediterranea e che durante la stagione estiva puoi trovare arrampicato su muri e soffitti di casa.

Se mi incontri in #casa, non devi spaventarti né tanto meno uccidermi! Io e miei simili siamo infatti innocui e generalmente fuggiamo alla vista di un essere umano. Se però ci disturbate o ci volete fare del male, un mozzico magari te lo possiamo anche dare, ma il nostro morso non è né velenoso né doloroso, è più un avvertimento!

Non siamo pericolosi, anzi, siamo particolarmente utili poiché ci cibiamo di #insetti fastidiosi per voi come #mosche e #zanzare, oltre a moscerini e falene.
Pensa, uno solo di noi è in grado di mangiare fino a 2000 zanzare in una sola notte!

Inoltre, dite che portiamo fortuna e trovare uno di noi nelle vostre abitazioni lo considerate di buon auspicio, motivo in più per non mandarci via e non farci del male.

Se entro dentro casa non occorre fare nulla: probabilmente mi sono solo perso e troverò da solo la via d’uscita. Catturare uno di può essere complicato e il modo migliore per allontanarci è quello di lasciare leggermente aperta una porta o una finestra.
La tua casa, a prescindere dagli spuntini a base di insetti, non è un bel luogo in cui stare, ci sono un sacco di pericoli!

Perciò, se ci lasci tranquilli, troveremo da soli la strada per tornare a casa nostra!

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Queste razze di cani non sono adatte ad una famiglia con bambini. Lista e…

Moria di api in Trentino, il Wwf: ”Sintomi da avvelenamento” (IL VIDEO).

“Non serve a nulla!” Questa volta a dirlo è l’Istituto Superiore di Sanità. E ora come la mettiamo?

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I dati, se analizzati nella loro totalità, valgono più di mille parole. Questa volta la bomba arriva direttamente da quelli forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, i quali confermerebbero, secondo La Verità, una macabra tendenza: sotto i 60 anni, chi ha fatto il ciclo completo si infetta di più di chi non si è inoculato. Per loro il booster è inefficace, mentre per tutti gli under 40 l’incidenza dei sintomi gravi è in discesa. La domanda, quindi, sorge spontanea: perché inocularli ancora?

Dati clamorosi

“Più contagi tra i vaccinati che tra i non vaccinati”. Così apre La Verità nel suo articolo odierno. Occorre fare una premessa: stavolta il paradosso statistico non c’entra, visto che il paragone non è tra numeri assoluti ma tra i tassi d’incidenza ogni 100.000 abitanti. La tendenza è ormai evidente da settimane, e benché venga totalmente ignorata dai mainstream media, ecco che viene confermata dall’ultimo report dell’Iss, attraverso la registrazione delle diagnosi di Covid tra l’8 aprile e l’8 maggio.

Under 60

Il grafico sotto riportato (fonte La Verità) è a dir poco eloquente: gli under 60 hanno più probabilità d’infettarsi se si sono sottoposti a vaccinazione da meno di quattro mesi, o addirittura se hanno ricevuto il booster. L’analisi si basa su numero dati per fasce d’età, vediamo cosa ci dicono:
Nella fascia 5-11 anni, l’Istituto Superiore di Sanità presenta solo numeri grezzi, ma i tassi d’incidenza dei contagi li hanno calcolati in redazione. Dunque, ci sono 2.907 casi ogni 100.000 pargoli non vaccinati e 3.892 ogni 100.000 bambini cui sono state somministrate le due dosi. Se ne deduce chiaramente che per loro non è ancora tempo di un terzo shot: i vaccinati si infettano quasi il 35% in più dei non vaccinati. Il primo di una lunga serie di dati eloquenti.
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12-39 anni

Passando alla fascia 12-39 anni, ecco che si contano 3.291 infezioni ogni 100.000 persone tra i non vaccinati; 3.324 tra chi si è vaccinato da meno di 120 giorni; 3.181 tra chi si è fatto iniettare anche il booster, mentre i vaccinati risalenti a oltre quattro mesi fa, se la passano meglio di tutti, con 1.365 casi. Gli “allineati” diranno che gli inoculati “freschi” e quelli con la dose di richiamo, forse, sentendosi più protetti si espongono a situazioni a rischio, mentre i vituperati no vax vengono costretti ad un perenne lockdown. Onestamente, risulta difficile credere a tale spiegazione visto il decadimento dei divieti che escludevano dalla società i “dissidenti”.
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Under 40

Negli under 40, l’incidenza dei sintomi più severi sta decrescendo sia tra non vaccinati sia tra vaccinati. Ciò, probabilmente, è attribuibile al fatto che l’ondata pandemica dell’ultimo periodo si sta riassorbendo. D’altro lato, sembra che i vaccinati meno recenti, nonché privi di terza dose, siano i più resistenti all’infezione da Covid-19. Per quanto riguarda la categoria 40-59 anni, la quale comprende i cinquantenni costretti per legge alla terza iniezione nel giro di un anno, ecco che si nota come addirittura, tra i tridosati e i vaccinati da meno di 120 giorni, siano superiori sia l’incidenza dei casi, sia l’incidenza della malattia grave.
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I reietti si salvano

Dunque, i “reietti” no vax sono passati da una probabilità di morire 25 volte più alta rispetto ai vaccinati, a una «solo» 7 volte più alta, nell’arco di tre mesi. Solo quindici giorni fa, avevano ancora 9 volte in più di possibilità di lasciarci le penne. I dati mostrano un crollo a dir poco vertiginoso di tali statistiche. In soldoni, si evince che la terza dose scherma dai solo 60 anni in su. Non proprio un dato di secondaria importanza se si considerano le basi su cui sono stati costruiti i ricatti del green pass e gli obblighi vaccinali passati.
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Non serve a nulla

Dunque, come dice La Verità, se teniamo conto di questi dati sorge spontaneo chiedersi: che senso ha continuare a vaccinare? La terza dose sta aiutando solamente gli over 60. Della quarta potrebbero beneficiare anziani e fragili. E il resto della popolazione? I rischi di un ennesimo richiamo con il medicinale tarato sul virus di Wuhan, a questo punto, superano i benefici. Cosa che vale, peraltro, anche per il farmaco aggiornato, per il quale, è stato annunciato un accordo tra Commissione Ue e Pfizer-Biontech. I dubbi, infatti, sono molteplici, a partire dal fatto che il vaccino cosiddetto “anti Omicron” potrebbe arrivare a Omicron già soppiantata da altri ceppi, rivelandosi dunque obsoleto tanto quanto il suo predecessore. Nondimeno, i trial di Big Pharma richiederanno mesi. Faremo gli stessi errori inoculando gli under 40 e, magari, rispolverando pure lo scempio del Green Pass senza alcuna base scientifica sull’analisi delle anomalie nella mortalità? Roberto Speranza e Draghi dovranno rispondere di tutto questo.

Klamath: una nuova speranza contro l’Alzheimer

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Rapporto sul trattamento del Morbo di Alzheimer con la Klamath (Aphanizomenon Flos-Aquae) a cura del Dr. Gabriel Cousens

Rapporto a cura del Dr. Cousens, psichiatra ortomolecolare che lavora a Petaluma, California

Attualmente è convinzione comune che non ci sia alcuna possibilità di curare o di migliorare le condizioni di chi è affetto da una forma degenerativa conosciuta come morbo di Alzheimer”.

Avendo personalmente verificato nei miei pazienti le qualità di potenziamento delle funzioni cerebrali della Klamath, un’alga verde-azzurra proveniente dal lago Upper Klamath, mi sono interessato ad alcuni rapporti relativi ai suoi effetti sul morbo di Alzheimer.

Questa alga è particolarmente ricca in neurotrasmettitori attivi e sembra avere risultati terapeutici positivi in persone il cui generale funzionamento mentale appare rallentato.

Per i miei esperimenti, ho scelto due individui colpiti da un ben documentato morbo di Alzheimer, che avevano un funzionamento mentale evidentemente deficitario.

Ogni mese, oltre alle mie note, il coniuge di ciascuno dei due pazienti ha riempito un questionario relativo ai loro processi mentali, memoria, capacità di concentrazione, giudizio, percezione, emozioni, capacità di prendersi cura di sé e sonno.

Ciascuna sezione aveva varie categorie, per un totale di 28 domande, con valutazioni a base di un punteggio da 1 a 10. Ciascun caso è stato seguito per 12 mesi.

1° Paziente

Il primo paziente è una donna di 66 anni malata di Alzheimer da oltre 7 anni, gli ultimi 5 dei quali furono pienamente diagnosticati nel 1978 presso lo Stanford Medical Center. La donna era stata anche sottoposta ad assunzione orale di colina e ad una terapia di chelazione I.V., in entrambi i casi senza sortire effetto alcuno sullo stato di deterioramento.

Nell’esame iniziale, la donna ha dimostrato una significativa condizione di afasia: sembrava incapace di esprimere i suoi pensieri a parole; la sua memoria a breve e a lungo termine era notevolmente diminuita; aveva grandi difficoltà a concentrarsi sulla situazione presente. Essenzialmente, la paziente appariva assente.

Essa aveva anche un tremore simile a quello del morbo di Parkinson, incontrava enormi difficoltà a camminare in linea retta e pendeva a destra. Secondo suo marito, era completamente incapace di prendersi cura di sé, o anche solo di vestirsi. Il marito appariva disperatamente pessimistico.

Dopo un mese di assunzione di alga Klamath si potevano constatare chiaramente segni di diminuzione dell’afasia. Nei suoi occhi sembrava essere ritornato un barlume di coscienza. Anche il tremore delle mani era diminuito.

Era anche nuovamente capace di mettersi adosso un grembiule, cosa che non aveva fatto per mesi. Sembrava anche più capace di esprimere i propri sentimenti.

Dopo due mesi, la sua capacità di comunicazione era migliorata, ed era nuovamente capace di guardare la TV e capire cosa stava succedendo.

Dopo 6 mesi, il marito ed io concordammo, in base alle nostre soggettive esperienze, sul fatto che il suo spirito, umore e consapevolezza erano notevolmente migliorati. Lei era finalmente in grado di lavorare intellettualmente sull’ambiente circostante. La sua memoria a breve temine era migliore.

L’afasia era progressivamente migliorata nel corso dei sei mesi, anche se il progresso sembrava essersi stabilizzato nell’ultimo mese. La sua capacità di attenzione era cresciuta sensibilmente ed era ora in grado di passare diverse ore ad ascoltare musica. Il suo giudizio, ragionamento, e chiarezza mentale erano notevolmente migliorati.

Non c’era stato alcun cambiamento riguardo alla sua memoria a lungo termine. A livello fisico, la paziente era passata da una totale incapacità di vestirsi ad essere in grado di farlo da sola, anche se a volte in maniera sbagliata. Era finalmente capace di camminare in linea retta e di mantenere una postura quasi completamente eretta.

Dopo 12 mesi, si potevano notare ulteriori leggeri miglioramenti nelle varie aree menzionate. A questo punto, dopo miglioramenti relativamente rapidi nei primi sei mesi, la paziente sembrava essere entrata in una situazione di ulteriori miglioramenti molto più graduali.

2° Paziente

Il secondo caso riguarda un avvocato di 64 anni del Midwest, al quale fu diagnosticato il morbo di Alzheimer dopo una serie di test neurologici e psicologici. Prima di farsi visitare, il suo funzionamento mentale e la sua memoria erano già notevolmente diminuiti. Non poteva più svolgere il suo lavoro, o ricordare cosa era successo 15 minuti prima, e il suo Q.I. (quoziente intellettivo) era ridotto a 92, notevolmente al di sotto di quello medio degli avvocati.

Fu sottoposto allo stesso trattamento a base di alga Klamath nel primo caso. Dopo un mese, la moglie aveva già notato un’arresto del processo degenerativo e dopo 12 mesi non si era verificata alcuna ulteriore degenerazione, anche se non vi era stato alcun recupero delle funzioni già compromesse.

La moglie del paziente è molto contenta dei risultati ottenuti con la Klamath e ritiene che il trattamento abbia preservato le basi per una solida relazione coniugale.

Sono stati qui riportati due casi pienamente documentati. In uno vi è stato un notevole recupero di funzionalità, nell’altro un arresto della progressiva degenerazione dovuta al morbo di Alzheimer. Questi risultati preliminari suggeriscono che tale forma degenerativa potrebbe in effetti essere arrestata tramite l’uso delle alghe AphanizomenonFlos-Aquae.

Caratteristiche organolettiche dell’alga klamath

  • tra il 65% e il 70% di proteine nobili;
  • 20 aminoacidi (di cui tutti gli 8 aminoacidi essenziali);
  • lo spettro completo di tutti i sali minerali presenti in natura;
  • vitamina A, vitamina C, tutte le vitamine del gruppo B (inclusa la B12), vitamina E, vitamina H (biotina) e vitamina K;
  • acidi grassi polinsaturi (Omega-3 ed Omega-6) e monoinsaturi (acido oleico);
  • numerosi carotenoidi (cantaxantina, astaxantina, zeaxantina, luteina e licopene);
  • clorofilla: è in assoluto l’alimento con la maggiore concentrazione;
  • afa-ficocianine (potenti antiossidanti ed antinfiammatori);
  • enzimi.

ECCO DOVE TROVARE ALGA KLAMATH DI QUALITA’:

Terni: multa di 100 euro a malata oncologica con esenzione dal vaccino

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vaccinati ricoverati

La 63enne non ha potuto effettuare la terza dose ma l’Agenzia delle Entrate le ha notificato la sanzione

Ha il sapore della beffa quanto capitato ad una 63enne di Terni, malata oncologica grave. Su consiglio dei medici, oltre ad essere fisicamente impossibilitata, non si è sottoposta alla dose booster del vaccino anti-Covid. Nei giorni scorsi alla donna è stata notificata dall’Agenzia delle Entrate la sanzione da 100 euro per il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale (previsto per gli over 50). A raccontare la storia è il figlio della paziente, che minaccia via legali qualora la situazione non venga risolta presto.

La grave patologia

«Mia madre – racconta – il 18 ottobre 2021 ha scoperto di avere un linfoma cerebrale molto aggressivo, che sta curando al reparto di oncoematologia di Perugia. A causa della grave malattia, per la quale le è stata anche riconosciuta l’invalidità legge 104 e l’indennità di accompagnamento invalidi civili, non ha potuto effettuare la terza dose di vaccino. Le prime due le ha ricevute in quanto ancora non le era stata diagnosticata la patologia, ma la terza, a causa delle fortissime cure (chemioterapie, immunoterapie e radioterapie), non ha potuto riceverla in quanto sconsigliata dai medici ed anche perchè è stata rinchiusa per quattro mesi nel reparto di oncoematologia, in una stanza asettica per evitare l’esposizione a patogeni di qualsiasi tipo. Quindi non si è potuta recare in punto vaccinale».

Gli interrogativi

«Lo scorso 4 maggio – continua l’uomo – è successo l’incredibile: mentre mia madre era in ospedale a Perugia per sottoporsi ai cicli di radioterapia, si è vista notificare una raccomandata a casa. Appena tornata, stanca e debilitata, si è recata all’ufficio postale per ritirarla. La raccomandata conteneva appunto la sanzione di 100 euro per il non rispetto dell’obbligo vaccinale. Ho già provveduto ad inviare una pec all’Usl Umbria 2, avviando tutta la procedura per richiedere l’annullamento della cartella esattoriale, ma la domanda che mi pongo è questa: se mia madre a causa della gravissima malattia ha visto riconoscersi legge 104 e accompagnamento, come è possibile che l’Usl Umbria 2 con l’incrocio dei dati del codice fiscale di mia madre, non sia in grado di capire chi è impossibilitato a fare il vaccino in quanto affetto da gravi patologie?».

Il botta e risposta con la Usl

Lunedì mattina, alla pec inviata dall’uomo con allegata la documentazione che attesta la grave malattia oncologica, l’Usl ha risposto chiedendo «entro e non oltre due giorni» la certificazione che attesta le due dosi effettuate dalla 63enne. «Ma già nella comunicazione ricevuta di avvio del procedimento sanzionatorio – continua il figlio della malata – è stato espressamente scritto che il ciclo primario è completato. Il foglio con la certificazione delle prime due dosi effettuate da mia madre attualmente non è in mio possesso e mia madre non è nelle condizioni per cercarlo. Se non riceverò a breve conferma scritta di annullamento del procedimento sanzionatorio – conclude l’uomo -, provvederò ad incaricare un avvocato di procedere alla denuncia».

Olio extravergine contaminato da pesticidi, plastificanti e oli minerali: De Cecco e Farchioni tra i peggiori!

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olio pesticidi

I problemi più grandi che sono stati trovati in questi prodotti è stata la contaminazione da oli minerali. Inoltre, sono state ritrovate anche tracce di plastificanti o pesticidi, a percentuali sempre basse e sempre entro limiti di legge. Gli idrocarburi degli oli minerali sono un ampio gruppo di sostanze diverse. Quelli rinvenibili nei prodotti in alta quantità sono gli idrocarburi aromatici, o MOAH, presenti in un terzo dei prodotti.

Olio extravergine italiano: i peggiori del test tedesco

Olio extravergine test

L’olio extravergine italiano non esce molto bene dal test. Tra questi vi sono le marche:

  • Filippo Berio: risultato quello peggiore del test per il contenuto di oli minerali “notevolmente aumentati”, e MOAH, tracce di IPA, plastificanti e anche due pesticidi (tra cui un insetticida, la deltametrina)
  • De Cecco: penalizzato per la presenza di oli minerali “notevolmente aumentati”, per la presenza di MOAH, tracce di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) e di un pesticida (non specificato)
  • Dennree (Farchioni): anche qui c’è la presenza dell’olio minerale “notevolmente aumentati”. Ma anche MOAH e IPA
  • Casolare bio Farchioni olii: lo stesso risultato anche qui, olio minerale aumentato, IPA e plastificanti in tracce

Non solo pesticidi nei nostri olii

Alcuni di loro, da analisi approfondite, sono risultati cancerogeni e banditi dai cibi in maniera sistematica. Altra sostanza presente negli oli come contaminante è il MOSH. Questo è solito accumularsi nel corpo portando a conseguenze per la salute umana non ancora del tutto chiare. La via del loro ingresso negli oli alimentari sono i lubrificanti con cui vengono trattate le macchine utilizzate nella raccolta e spostamento delle olive. Alcuni oli d’oliva contengono tracce del pesticida deltametrina che sparso nei campi mette in pericolo le api e la biodiversità in generale.

Olio extravergine peggiore
Olio extravergine peggiore
Olio extravergine peggiore

L’olio peggiore dai test è risultato il Filippo Berio, come indicato sopra.

La Filippo Berio ha prontamente replicato, precisando che l’olio prodotto dall’azienda che si trova in Italia non è lo stesso venduto nei supermercati tedeschi.

Il prodotto testato – Filippo Berio Olivenöl Classico 500ml, GTIN 8002210113312, è commercializzato in Germania ma non è presente nel mercato italiano dove abbiamo una gamma specifica di prodotti, diversa da quanto vendiamo in quel Paese.