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Bill Gates si compra tutto. Ora è il più grande proprietario di terreni agricoli d’America

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bill gates

Bill Gates, quarta persona più ricca del mondo e nerd per sua stessa definizione, celebre per le sue precoci doti di programmatore più che per il suo amore per l’aria aperta, ha silenziosamente accumulato 242mila acri di terreni agricoli in tutti gli Stati Uniti. Abbastanza per fare di lui il più grande proprietario di terreni agricoli privato d’America.

Da anni uscivano notizie secondo cui il fondatore di Microsoft stava acquistando terreni in zone come la Florida e lo stato di Washington. Ora The Land Report ha rivelato che Gates, il cui patrimonio è di quasi 121 miliardi di dollari secondo le stime di Forbes, ha costruito un gigantesco portafoglio di terreni agricoli sparsi in 18 stati.

I possedimenti sterminati di Gates

I suoi più grandi possedimenti sono in Louisiana (69.071 acri), Arkansas (47.927 acri) e Nebraska (20.588 acri). Detiene inoltre una partecipazione in 25.750 acri in fase di trasformazione a ovest di Phoenix, in Arizona, che diventeranno un nuovo sobborgo.

Secondo la ricerca di The Land Report, Gates possiede i terreni direttamente e o via enti terzi tramite Cascade Investments, il veicolo di investimento personale di Gates. Altri investimenti di Cascade comprendono Ecolab, una società che si occupa di sicurezza alimentare, Vroom, un rivenditore di auto usate, e la compagnia ferroviaria Canadian National Railway.

Può forse sorprendere che un miliardario della tecnologia sia anche il più grande proprietario di terreni agricoli degli Stati Uniti. Non si tratta, però, della prima incursione di Gates nell’agricoltura. Nel 2008, la Bill and Melinda Gates Foundation annunciò sovvenzioni per 306 milioni di dollari per promuovere l’agricoltura sostenibile ad alto rendimento tra i piccoli coltivatori dell’Africa subasahariana e dell’Asia meridionale.

La fondazione ha compiuto ulteriori investimenti nello sviluppo e nella diffusione delle “super colture” resistenti ai cambiamenti climatici e di vacche da latte ad alto rendimento. Lo scorso anno, l’organizzazione ha annunciato la nascita di Gates Ag One, una no-profit dedicata a progredire su questi fronti.

Non è del tutto chiaro come vengano utilizzati i terreni di Gates, o se una frazione venga messa da parte la conservazione (Cascade non ha risposto alla richiesta di commenti di Forbes). Ci sono tuttavia alcune indicazioni che fanno pensare che i terreni possano avere un utilizzo in linea con i valori della fondazione. Cottonwood Ag Management, una sussidiaria di Cascade, è membro di Leading Harvest, un’organizzazione no-profit che promuove le politiche di agricoltura sostenibile che danno la priorità alla protezione dei raccolti, del suolo e delle risorse idriche.

bill gates vaccini

Il turbo-capitalismo che si compra il mondo

Gates non è il solo miliardario presente nella classifica di The Land Report dei più grandi proprietari di terreni agricoli privati d’America. I cofondatori di Wonderful Company, Stewart e Lynda Resnick (patrimonio: 7,1 miliardi di dollari), sono al terzo posto, con 190mila acri. I loro terreni producono beni utilizzati dai loro brand, come POM Wonderful, Wonderful Pistachios e i mandarini Wonderful Halos.

Se Gates è il più grande proprietario di terreni agricoli del Paese, non è affatto il più grande proprietario di terreni in generale. In vetta alla classifica di The Land Report dei primi 100 proprietari terrieri d’America c’è il presidente di Liberty Media, John Malone, che possiede 2,2 milioni di acri di ranch e foreste. Il fondatore della Cnn, Ted Turner, è terzo, con due milioni di acri di ranch suddivisi tra otto stati. Perfino l’amministratore delegato di Amazon, Jeff Bezos, sta compiendo investimenti su larga scala in terreni: è al 25esimo posto in classifica, con i suoi 420mila acri, concentrati perlopiù nel Texas occidentale.

Questo articolo di Ariel Shapiro è apparso su Forbes.com.

Nella barba ci sono gli stessi batteri del wc?

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barba e batteri

Secondo un gruppo di scienziati nella barba si annidano numerosi germi, compresi quelli che troviamo normalmente nel nostro bagno.

Vi avevamo già messo in guardia sull’argomento: il sedile del water non è il posto più sporco di casa. Smartphone e telecomandi, ad esempio, possono essere decisamente peggio. Ora nella lista degli oggetti e delle superfici acchiappa-batteri possiamo aggiungere anche uno dei maggiori feticci maschili degli ultimi anni, ovvero la barba. Secondo un team di ricercatori americani con base ad Albuquerque, infatti, la peluria facciale dà ospitalità a una mole di microrganismi da fare invidia alla toilette. La notizia è stata ripresa da vari organi di stampa e merita un po’ di chiarimenti.

SCIENZA POP. L’indagine condotta dai microbiologi di Quest Diagnostics non possiede il rigore metodologico richiesto da un’analisi scientifica degna di questa definizione. Manca ad esempio un gruppo di controllo e si parla genericamente di batteri senza fare alcuna specifica. Tuttavia, il loro lavoro offre risultati comparabili con quelli ottenute da ricerche condotte in passato da altri scienziati ed è quindi indicativo del microscopico ecosistema che si può nascondere dentro una folta barba da hipster.

BARBA O BAGNO? Sotto la guida di John Golobic, l’equipe ha raccolto diversi campioni per mezzo di un tampone, che ha setacciato le barbe di una serie di individui selezionati in modo casuale. Una volta in laboratorio, le colture microbiologiche fiorite su piastra hanno portato alla conclusione che all’interno di baffi e pizzetti si annidano svariati tipi di batteri, compresi quelli che «potremmo trovare nelle feci».

NIENTE PANICO. Non bisogna comunque preoccuparsi: come conferma Golobic non esiste alcun rischio di contrarre malattie, dato che il nostro sistema immunitario è sufficientemente attrezzato per resistere agli attacchi batterici. In più tutto il nostro corpo, dall’intestino ai capelli, dalle dita dei piedi a quelle delle mani, è un’enorme coltura di batteri: sono milioni i batteri per centimetro quadrato che vivono sulla nostra pelle. Ciononostante, con un pizzico di ironia, il microbiologo sottolinea che tutta questa “sporcizia” risulta «inquietante».

LAMETTA, NO GRAZIE. Difficilmente la scoperta spingerà gli amanti della barba a togliere le ragnatele dal proprio rasoio. Per una migliore igiene, gli scienziati suggeriscono comunque di lavarsi con frequenza volto e mani e di evitare di lisciarsi continuamente “il pelo” come un santone, sebbene il richiamo per le dita sia spesso irresistibile.

Bancomat: stangata sulle tariffe sui prelievi, è la fine del denaro contante

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Commissioni-prelievi-sportello-automatico-Bancomat

Che il governo stia adottando da tempo misure per contrastare l’utilizzo del denaro contante è noto, ma che poi mettano il dito nella piaga anche società private è una novità. Sono previsti aumenti senza controllo per quanto riguarda le tariffe sui prelievi allo sportello automatico Bancomat, e questo potrebbe essere il colpo di grazia per il denaro contante.

C’è chiaramente una volontà di disincentivare l’utilizzo del denaro contante a favore di pagamenti tracciabili con carte di credito, debito o bonifico bancario. Questo per evitare che sempre meno persone si rechino allo sportello automatico per prelevare denaro che potrebbero utilizzare anche per incentivare il lavoro nero.

E’ imminente una riforma per quanto riguarda i prelievi allo sportello automatico Bancomat che potrebbe gravare alle tasche di molti italiani e dare il colpo di grazia alla circolazione delle banconote. La nuova riforma infatti potrebbe far lievitare all’infinito le tariffe sui prelievi che saranno quasi totalmente a discrezione delle banche. Vediamo i dettagli di seguito.

Come cambieranno le tariffe sui prelievi allo sportello automatico Bancomat

La riforma non è ancora in vigore ufficialmente ma l’approvazione è imminente. Nasce tutto da una proposta di Bancomat Spa che intende dare totale libertà di scelta alle banche  che possiedono gli ATM (sportelli automatici per prelevare denaro) per quanto riguarda l’ammontare delle tariffe sui prelievi.

Questa riforma non darebbe più la certezza di conoscere la commissione sul prelievo in anticipo, ma solo nel momento in cui ci si appresta a prelevare il denaro. Inoltre potrebbe far lievitare le commissioni alle stelle in quanto neanche alle banche piace l’utilizzo del denaro contante. Se ad una banca gli si dà “carta bianca” per quanto concerne le tariffe da applicare allo sportello, è molto probabile che le faccia lievitare alle stelle. L’obiettivo è quello di incentivare i propri clienti ad utilizzare le carte di credito dell’istituto bancario.

Tutte le banche puntano a trattenere più liquidità possibile all’interno degli istituti e ad incentivare l’utilizzo della moneta elettronica, inter-scambiata tramite pagamenti digitali.

Ricordiamo che finora le commissioni sui prelievi risultano essere abbastanza abbordabili e in alcuni casi anche gratuite quando si preleva denaro presso la propria banca. Questo perchè sono regolate anche da Bancomat Spa oltre che dagli istituti bancari, ma le cose sono destinate a cambiare.

IoApro: come i ristoratori si ribellano al governo: “Il 15 gennaio restiamo aperti, sfidando le restrizioni”

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ristoranti ioapro 15 gennaio

#IoAproNasce come una protesta civile e un segnale forte verso un governo che ha perso il controllo della situazione: abbiamo aspettato, speso molti soldi inutilmente in un momento di crisi, creduto a Conte che a ottobre ha detto: ” chiudiamo oggi per restare aperti a Natale“… e poi chiusi pure a Natale!

E ora la misura è colma: come per un istinto di sopravvivenza, gestori di locali e ristoratori di tutta Italia si uniscono perchè non ci stanno a subire una penalizzazione inutile, visto che si può consumare un pasto in sicurezza ( come si fa a pranzo ) e soprattutto perchè la curva epidemiologica ( o meglio: i dati del governo ) non si abbassa. Sarà da ricercare altrove la causa?

Il popolo dei ristoratori così dice basta. Stremato da mesi e mesi di chiusure e restrizioni continue, anche durante le festività natalizie, ha deciso alla fine di alzare la voce e ribellarsi a una situazione diventata ormai insostenibile, con il governo che continua a promettere aiuti inesistenti e insiste, intanto, con il vessare imprenditori da tempo in ginocchio a causa della crisi.

La data da segnare in rosso è così quella del 15 gennaio: in quell’occasione, in tutta Italia, andrà in scena la protesta di chi, stremato, terrà aperto il proprio locale in barba a qualsiasi divieto, sfidando così l’esecutivo Conte. Tante le adesioni già arrivate, da Nord a Sud, accomunate dal ricorso all’hashtag #IoApro.

#ioapro : disobbedienza civile per la sopravvivenza

Una disobbedienza civile nata in rete, dove Maurizio Stara, titolare del pub RedFox di Cagliari, aveva lanciato un appello chiedendo l’adesione dei gestori di altri locali lungo lo Stivale: “Non spengo più la mia insegna, io apro. La nostra è una protesta pacifica volta a dimostrare il nostro senso di responsabilità e la nostra capacità di rispettare e far rispettare le regole di prevenzione del Covid-19.

Ai partecipanti è richiesto di accomodarsi al tavolo assegnato (non più di 4 persone per tavolo) e di rimanere seduti e composti. La mascherina andrà indossata per accedere al locale e per alzarsi per qualunque motivo. Una volta seduti potrà essere tolta, piegata e messa via. Non sarà possibile somministrare cibi e bevande, quindi consumarle in loco. Vi chiediamo di passare una mezz’ora con noi e di pubblicare un selfie con gli hashtag #nonspengopiùlamiainsegna e #ioapro taggandovi all’interno dal locale. Tutti i partecipanti verranno omaggiati con un piccolo ringraziamento d’asporto”.

I ristoratori si ribellano al governo: "Il 15 gennaio restiamo aperti, sfidando le restrizioni"

Tante le adesioni subito raccolte. A Modena, un ristoratore ha annunciato di voler riaprire la sua attività il 15 gennaio a cena nonostante i divieti: “Da venerdì 15 (compreso), 50mila ristoratori apriranno in tutta Italia a pranzo e cena in barba a qualsiasi Dpcm illegittimo. I ristoratori hanno deciso di alzare la testa e tornare a vivere. Apriamo la nostra attività rispettando il distanziamento e le norme anti covid”.

A dare conferma della sua partecipazione all’iniziativa anche Angelino Ferrari, amministratore delegato del Green Glam Restaurant a Parma, che ha spiegato alle pagine di Parma Today: “Il 15 gennaio apriremo nonostante i divieti. Non possiamo più andare avanti così. I ristori che sono stati dati dal governo non sono sufficienti. Abbiamo bisogno di lavorare: in alternativa ci aggiungeremo all’elenco delle aziende che sono già state costrette a chiudere”.

Tutela legale nelle zone con protesta attiva

I ristoratori si ribellano al governo: "Il 15 gennaio restiamo aperti, sfidando le restrizioni"

In caso di multe “ci comporteremo, come sempre, con educazione e buon senso, faremo controllare il locale e accetteremo il verbale. Dopo qualcuno di noi lo contesterà mentre magari altri decideranno di pagare la multa entro cinque giorni. Abbiamo un pool di avvocati a disposizione”. Rimanere con le mani in mano, però, non era più possibile: “Ormai il nostro fatturato vede perdite tra il 60 e il 70%, mentre in estate le perdite si aggiravano intorno al 40%. Per non parlare delle spese fatte in vista dell’annunciata riapertura natalizia, mai effettuata. Tutti soldi persi. È il momento di svegliarci e riprendere in mano le nostre vite”.

Ecco qualche commento che abbiamo trovato nei socials

Erika: “Proprio ieri sono andata a pranzo con mio figlio. Tavoli distanziati, paravento di plexiglas, tavolo e sedie desinfettate appena libero il posto. Va a finire che era più sicuro del ospedale.”

Claudia: “Io sono una dipendente pubblica ma appoggio la vostra iniziativa. Chi non capisce che siete voi il traino della nostra economia si renderà conto a breve cosa succederà anche a noi!!!!”

Antonella: “vorrete perdonarmi spero per quel che andrò a scrivere.. e nel contempo porgo a tutti un saluto! per me è la prima volta.
Io non sono una commerciante ma come te vedo, in questo gruppo, la voglia di tante persone non solo di aprire per necessità o ribellione ma anche e soprattutto per riaffermare la propria dignità, libertà e soprattutto i propri diritti.
Uniti ce la faremo! La nostra libertà e la nostra voglia di sostenere persone così coraggiose vale Molto più di 400 euro!!!! Grazie perché ci state donando la speranza che in questi mesi abbiamo perso.”

Roberto : ” Fanno bene dovrebbero farlo tutti i ristoratori tutti , questo si che sarebbe un bel segnale perche’ lo abbiamo capito bene ormai i contagi non avvengono a causa dei ristoranti chiusi anzi li hanno obbligati a mettersi a norma poi li obbligano a rimanere chiusi…. che tristezza , l’ altro giorno all’ IKEA di un paese qui vicino multitudini di persone ammassati per entrare , NON NE FACCIO UNA COLPA ALLA GENTE SIA BEN CHIARO , ma cavolo incominciamo a vedere dove e’ il reale problema ….. stiamo agevolando in tutto e per tutto l’ economia degli altri paesi , tenendo ferma la nostra di economia …”

Per aderire all’iniziativa: https://t.me/ioapro

Giulio Tarro mette in guardia sulle problematiche del vaccino antiCovid

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giulio tarro

Trascriviamo le impressioni del noto virologo dalle sue pagine socials. Il quadro che si delinea è chiaro. Troppa velocità, troppa approssimazione nel mettere sul mercato questo tipo di vaccini.

Per il Covid-19 prima di inneggiare al vaccino, sarebbe il caso di valutare attentamente il rapporto tra rischi e benefici, e soprattutto capirne il reale grado di efficacia/copertura/immunizzazione.

Benefici che, per quanto riguarda i cosiddetti vaccini anti-Covid non si capisce quali siano, considerando che, così come dichiarato, addirittura, dal capo del dipartimento medico di Moderna, il dottor Tal Zaks, una persona vaccinata continuerebbe ad infettare gli altri.

Tra l’altro – prendendo per buone le stime di aziende come la Pfizer e Moderna questi vaccini garantirebbero, una immunità al massimo per due anni. Questo significa che non ci eviterebbero nemmeno il lockdown e che dovrebbero essere somministrati per sempre a tutta la popolazione. ( con buoni guadagni quindi di chi lo produce ).

vaccino covid moderna

I potenziali problemi sulla fertilità nei giovani

Sarebbe stato più opportuno allargare lo spettro delle persone a cui il vaccino non è consigliato, non solo dunque alle donne in gravidanza.

Io ho qualche dubbio e lo mantengo per tutti quelli che sono in età fertile, i giovani in particolare perchè tutto sommato non ci sono problemi per quanto riguarda il virus in quanto possono affrontarlo, controllarlo e guarirlo rispetto ad un vaccino che propone aspetti di interferenza con il nostro genoma.

I giovani sono dotati di una risposta immunocellulare più valida e funzionale rispetto alla popolazione anziana e tale tipo di immunità è più stabile nel tempo rispetto a quella umorale”.

Nei soggetti in età fertile l’RNA messaggero potrebbe indurre modifiche sugli spermatozoi o sugli ovuli con prospettive di alterazioni genetiche che soltanto il tempo potrà escludere.

Le autorità israeliane chiudono il paese per la TERZA volta nonostante una campagna di vaccinazione contro il coronavirus

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Israele inizierà un terzo lockdown da coronavirus nonostante il suo programma di vaccinazione contro il coronavirus sia riuscito. Le autorità del paese stanno attribuendo il blocco a un ceppo a più rapida diffusione del coronavirus di Wuhan

Apparso per la prima volta nel Regno Unito nel dicembre 2020, le autorità israeliane hanno confermato quattro casi di ceppo B117 giorni dopo che il primo ministro britannico Boris Johnson aveva segnalato la variante più infettiva.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto ai ministri in una riunione di gabinetto del 5 gennaio che il paese è “in uno stato di emergenza”. I ministri hanno concordato un blocco di due settimane che inizierà l’8 gennaio durante la stessa riunione. Il mandato di blocco ordina la chiusura di scuole e attività commerciali non essenziali e limita i residenti entro un raggio di un chilometro dalle loro case. ( misura oltremodo restrittiva il poter muoversi di 1 solo km )

Secondo le regole del lockdown, tutte le scuole passeranno all’insegnamento online, con l’esenzione dai centri di istruzione speciale e dalle istituzioni per i giovani a rischio. Solo i luoghi di lavoro considerati essenziali rimarranno aperti come da linee guida.

Il parlamento israeliano ha successivamente approvato diverse esenzioni dal limite di raggio di un chilometro per i residenti. Trattamenti medici, cerimonie religiose e attività sovvenzionate dallo Stato per gli anziani “per aiutare il loro benessere durante la pandemia” erano tra le esenzioni approvate dalla Knesset . Ha anche approvato il viaggio di Natale per i cristiani ortodossi: la Chiesa ortodossa celebra il Natale il 7 gennaio.

Il paese ha anche annunciato nuove linee guida di viaggio volte a frenare la diffusione del più contagioso ceppo di coronavirus B117 Wuhan. Chiunque arrivi da un altro paese dovrà sottoporsi immediatamente a un test per il coronavirus e sottoporsi a una quarantena di 14 giorni. Tutti i viaggiatori in arrivo saranno messi in una struttura di quarantena gestita dallo stato e potranno partire solo se risulteranno negativi al coronavirus di Wuhan.

I ministri israeliani hanno convenuto che i viaggiatori in partenza che hanno acquistato un biglietto aereo prima che le nuove misure entrino in vigore potranno volare. Tuttavia, un comitato speciale potrebbe concedere le approvazioni di volo in casi specifici.

vaccino anti covid 19

Israele si aggiunge alla lista dei Paesi con un diffuso programma di vaccinazione contro il coronavirus

Israele ha annunciato il blocco durante il programma di immunizzazione di massa del paese che si è svolto senza intoppi. Ciò contrastava con programmi simili negli Stati Uniti e in altri paesi che avevano una lenta introduzione del vaccino. Diversi epidemiologi hanno affermato che la campagna di vaccinazione di Israele ne ha fatto un potenziale modello per il resto del mondo grazie alla sua efficacia.

I funzionari sanitari del paese hanno propagandato che il numero di persone vaccinate nei primi nove giorni del programma di immunizzazione COVID-19 aveva superato il numero totale di casi COVID di Israele dall’inizio della pandemia nel marzo 2020.

Israele aveva già vaccinato circa il 7% dei suoi oltre 9,2 milioni di abitanti – circa 640.000 persone – dall’ultima settimana di dicembre 2020. Fino al 90% della popolazione “a rischio” riceverà la seconda dose di coronavirus entro i prossimi 25 giorni , secondo il Ministero della Salute israeliano .

Le prime dosi del vaccino Pfizer / BioNTech sono arrivate in Israele il 9 dicembre, con il paese che si aspettava più spedizioni. Ha anche procurato dosi di vaccino dai produttori di farmaci Moderna e AstraZeneca, ma questi non sono ancora stati consegnati. Il paese sta anche lavorando al proprio vaccino, ma non ci sono stati dettagli su quando sarà pronto.

Durante un’intervista esclusiva alla CNBC , il Direttore Generale Associato del Ministero della Salute, il Dr. Itamar Grotto, ha detto che Israele ha avuto un vantaggio iniziale. Il funzionario ha osservato: “Abbiamo un registro nazionale delle vaccinazioni che è stato istituito alcuni anni fa. L’intero paese è su un database. ” In origine, il registro delle vaccinazioni è stato istituito per garantire che i bambini completassero i loro colpi necessari. 

(LEGGI ANCHE: se rifiuti i piani di vaccinazione contro il coronavirus in Spagna, sarai preso di mira e inserito in una lista governativa .)

Uno scoppio di poliovirus selvaggio nel 2013 ha preparato Israele per la pandemia di coronavirus di Wuhan sette anni dopo. È riuscito a controllare l’epidemia di poliovirus attraverso un intenso programma di immunizzazione, che ha portato allo sviluppo dell’attuale registro dei vaccini. L’infrastruttura ha permesso a Israele di avere un vantaggio sugli altri paesi che combattono la pandemia.

Secondo i dati della Johns Hopkins University , Israele ha attualmente 463.448 casi di COVID-19 con 398.368 recuperi e 3.529 morti.

Visita Pandemic.news per saperne di più sui mandati di blocco e sulle campagne di vaccinazione contro COVID-19.

Le fonti includono:

CNBC.com

Reuters.com

Haaretz.com

Covid: il contagio è quasi impossibile all’aperto

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covid schedatura sanitaria modello

Un contagio da Covid all’aperto è una possibilità remota: lo dimostrano gli studi di CNR e ARPA. Rischio più alto se si è chiusi in casa.

Il contagio da Covid è quasi impossibile all’aperto. A dimostrarlo un recente studio da parte di CNR e ARPA. Il contagio sarebbe una possibilità remota anche se ci si trova in luoghi più malsani con un’elevata presenza di smog.

Bisogna stare attenti, invece, se si è nel chiuso della propria casa. Un’affermazione in fondo già ovvia, ma è anche giusto ricordare queste regole basilari per prevenire l’infezione. La recente scoperta è totalmente italiana. Gli studi sono iniziati partendo proprio dai reparti Covid delle strutture sanitarie.

Covid: rischio contagio bassissimo all’aperto

Il rischio di contagio da Covid-19 è quasi del tutto impossibile all’aria aperta, a dimostrarlo il recente studio di CNR e ARPA.

Dopo le opportune ricerche all’interno dei reparti ospedalieri si è scoperto come il coronavirus sia più presente nel chiuso delle case, piuttosto che nelle strutture sanitarie. All’aria aperta, invece, il virus sostanzialmente risulta non esserci.

Ovviamente i ricercatori non invitano a uscite di massa senza mascherina, questo è meglio ricordarlo, ma dobbiamo anche ricordare come NEI NUMERI, il provvedimento di mascherine sempre, anche all’aperto, si sia dimostrato totalmente inutile. Non appena introdotta, i contagi sono in ogni caso saliti a dismisura!

I rilievi fatti al chiuso e all’aperto

I rilievi scientifici che hanno confermato i risultati della ricerca sono stati svolti sia in strada sia nelle abitazioni di alcuni soggetti positivi al coronavirus.

Proprio nel chiuso delle case di queste persone contagiate le concentrazioni del virus risultano essere presenti in maniera più consistente. Nell’aria della casa di un infetto è possibile trovare, infatti, fino a 40:50 copie genomiche del virus su metro cubo.

Anche sulle mascherine la Svezia va controcorrente: non si devono portare!

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Nessun obbligo, nemmeno sui mezzi pubblici o nei luoghi chiusi. E a differenza che nel resto d’Europa il numero dei contagi è in diminuzione

Dall’inizio della pandemia di coronavirus sta facendo discutere in tutto il mondo la risposta della Svezia. La strategia soft di Stoccolma è demonizzata da alcuni e presa ad esempio da altri, con i primi che la ritengono troppo rischiosa e spregiudicata, e gli altri che la considerano più razionale.
 
E adesso anche sulle mascherine, che in diversi Stati vengono quasi ritenute il rimedio per eccellenza alla diffusione della malattia, il Paese Scandinavo continua ad andare controcorrente decidendo di non imporle per legge nemmeno nei luoghi chiusi o affollati, e continuando a insistere solo sul distanziamento fisico e sul lavaggio delle mani.
 
Certo le mascherine sono consigliate, ma l’esperto del governo, l’ormai celebre  Anders Tegnell, insiste sul fatto che gli studi scientifici non abbiano dimostrato che siano davvero efficaci nel limitare la diffusione del Covid-19, suggerendo addirittura che potrebbero fare più male che bene se usate in modo sbagliato.

Le mascherine sono utili? Prove scientifiche deboli

“Ci sono almeno tre rapporti di pesi massimi – dall’Organizzazione mondiale della sanità, dall’Ecdc (agenzia sanitaria dell’Ue) e un report di The Lancet citato dall’Oms – che affermano tutti che le prove scientifiche sono deboli”, riguardo alla loro utilità, ha detto tempo fa ai giornalisti. Due settimane fa al Financial Times disse che è “pericoloso” far credere che siano la panacea per il problema.

“Le maschere per il viso possono essere un complemento ad altri interventi. Ma richiedere di indossare le mascherine e poi pensare di poter affollare i autobus o centri commerciali è sicuramente un errore “, ha spiegato, sottolineando come nonostante la mascherine anche all’aperto, in paesi come il Belgio e la Spagna i casi fossero in aumento.

I numeri dalla parte della Svezia

È Tegnell la mente che ha spinto per la strategia dell’immunità di gregge, quella che sostiene che una diffusione il più possibile controllata del contagio possa essere utile per proteggere la società, piuttosto che danneggiarla. Una strategia facilitata certamente dal fatto che parliamo di un Paese di poco più di 10 milioni di abitanti, distribuiti su un territorio che è 1,5 volte quello dell’Italia, di cui però un milione è concentrato nella capitale.

E così anche durante il picco dei contagi le misure di quarantena sono state minime: sono state vietate le riunioni pubbliche di oltre 50 persone e le persone anziane, fragili o con sintomi sono state invitate a rimanere a casa ma il governo ha lasciato aperte scuole, negozi e ristoranti, puntando solo su distanziamento sociale e senso di responsabilità dei cittadini.

All’inizio nel Paese il numero dei contagiati, e purtroppo dei morti, è stato molto più altro degli altri vicini scandinavi, a causa soprattutto del fallimento del tentativo di proteggere gli anziani nelle case di cura. Ma adesso le cose vanno molto meglio (e l’economia è tra le meno colpite dalla crisi).

 
E Stoccolma è talmente sicura di sé che la scorsa settimana il numero massimo di persone che possono riunirsi insieme è stato innalzato da 50 a 500. E senza mascherina obbligatoria.

La testimonianza dello scienziato italiano

È per questo motivo che secondo il Professore, che vive e lavora in Svezia da anni, misure italiane come l’utilizzo della mascherina, la chiusura totale del paese e le continue restrizioni sono “discutibili”.

A testimoniarlo, proprio i risultati della Svezia: pur non avendo adottato la nostra stessa linea, infatti, i dati di mortalità contagi sono migliori rispetto a quelli italiani.

In diretta a ‘Un giorno speciale’, il Prof. Leopardi ha raccontato la sua esperienza diretta sul campo. Ecco l’intervista di Francesco Vergovich e Fabio Duranti.

“Il dato di fatto era che questo virus è nella stessa fascia di pericolosità del virus influenzale, non certo nella fascia di pericolosità dell’Ebola o del Sars. I quadri clinici sono lievemente più gravi di quelli dell’influenza stagionale solo perché l’influenza stagionale è molto simile a quella di 5 anni fa. Se oggi impattasse un’influenza vera e propria come la Spagnola, noi ci troveremmo nello stesso problema nel quale ci stiamo trovando con il Covid. Quindi la pandemia è di tipo influenzale. Le strategie che sono state implementate sono quelle che l’OMS ha preparato da anni per l’influenza. Il Covid è molto contagioso, è più contagioso di quanto si creda. Ed è per questo che le mascherine non funzionano. Le mascherine funzionerebbero abbastanza bene su alcuni virus, ma sul Covid non stanno funzionando. La letteratura ci dimostra che non funzionano ed è per questo che in Svezia non sono usate”.

In pensione a 57 anni con solo 5 di contributi: ecco a chi spetta

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casalinghe in pensione 57 anni

In questo articolo vogliamo approfondire un diritto spesso dimenticato: la pensione per le casalinghe. La Legge, infatti, tutela le persone che svolgono lavori non retribuiti di responsabilità familiare. Vediamo insieme come ottenere la pensione per le casalinghe. Scopriremo che questo fondo consente un pensionamento già dopo 5 anni di contributi.

Come iscriversi al fondo e pagare i contributi

Il fondo di previdenza per le casalinghe esiste dal 1997. Il fondo accetta iscrizioni da parte di cittadini di ambo i sessi di età compresa tra 16 e 65 anni. Questi devono svolgere in via esclusiva un lavoro non retribuito in famiglia. Gli interessati possono presentare domanda all’INPS utilizzando il sito Internet dell’Istituto.

Il lavoratore domestico riceverà una conferma scritta di avvenuta iscrizione al Fondo e potrà iniziare a versare i relativi contributi. L’importo minimo da corrispondere mensilmente è di 25,82 euro. All’avvenuto pagamento, l’INPS provvederà ad accreditare un mese di contribuzione.

Il contribuente potrà utilizzare per i versamenti i bollettini di conto corrente postale che l’istituto previdenziale invierà a casa. Il fondo di previdenza per le casalinghe prevede sia un trattamento pensionistico in caso di Invalidità sia la pensione di vecchiaia.

In pensione a 57 anni con 5 di contributi: ecco a chi spetta

La pensione di invalidità matura con almeno 5 anni di contributi, purchè sia intervenuta l’assoluta e permanente impossibilità a svolgere qualsiasi attività lavorativa. La pensione di vecchiaia per le casalinghe parte dai 57 anni di età con almeno 5 anni di contributi.

L’INPS provvederà al pagamento solo se l’importo maturato risulta pari all’ammontare dell’assegno sociale maggiorato del 20%. Chi ha iniziato a lavorare molto presto riceverà il pagamento delle pensioni a partire dal 57° anno. La pensione di vecchiaia verrà pagata, indipendentemente dall’importo a partire dal 65° anno di età.

Ricordiamo che per queste pensioni non è prevista la reversibilità. Le pensioni non sono integrabili al trattamento minimo ed il calcolo dell’importo considera i contributi effettivamente versati. Il fondo pagherà dei trattamenti a semplice integrazione del reddito familiare. Al contempo, renderà merito ad un’attività professionale spesso non adeguatamente riconosciuta.

Cosenza, si suicida medico responsabile delle vaccinazioni anti Covid

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lucio marrocco cosenza suicidio

Muore suicida il responsabile della campagna di vaccinazioni negli ospedali di Cosenza e Rogliano. Ieri in Calabria è montata la polemica sulla lentezza con scambio di accuse tra Commissario Longo e Federazioni dei medici calabri.

Si è suicidato gettandosi dalla propria abitazione dove viveva con la famiglia il dottore Lucio Marrocco, responsabile della prevenzione e protezione ambientale dell’Azienda ospedaliera di Cosenza.

56 anni e sposato con un medico, a lui era stata affidata anche la responsabilità della campagna vaccinale contro il Covid-19 negli ospedali di Cosenza e di Rogliano, ed aveva organizzato anche il V-day del 27 dicembre scorso presso l’ospedale Annunziata.

Il medico si è occupato della sicurezza sanitaria dei medici, infermieri e operatori sanitari sin dall’inizio della pandemia. Sin dall’inizio, riporta il quotidiano locale LaC News 24, il dottor Marrocco si è occupato di fornire loro i dispositivi di protezione individuale per evitare il rischio di contagio.

Il medico era noto per il suo incessante impegno nella lotta alla pandemia, riporta Il Giornale di Sicilia.

Le polemiche sulla lentezza vaccinazioni in Calabria

Negli ultimi giorni era montata la polemica sulla lentezza della campagna vaccinale in Calabria, tanto che ieri era intervenuto anche il neo Commissario alla sanità calabra Longo sollecitato dalle domande dei giornalisti.

Ancora da chiarire le vere cause di questo gesto estremo che fa cadere tutta la comunità in un’atmosfera di enorme tristezza.

Fonte: Sputnik.italia