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Il delirio di Salvini: mentre perseguita la canapa elimina le limitazioni alla vendita di alcolici

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salvini alcool

All’incoerenza dei proibizionisti siamo da tempo abituati. Più volte abbiamo denunciato quello che abbiamo definito il “proibizionismo a sostanze alterne”, di politici tanto contrari alla cannabis quanto del tutto inconsistenti nel cercare ricette contro quelle che sono le vere dipendenze, legali quanto dannose, della nostra società, a cominciare dall’alcol.

In questa speciale lista si inserisce il vicepremier leghista Matteo Salvini che, tra una crociata contro la cannabis e l’altra, ha ben pensato di proporre una misura pensata per favorire gli imprenditori delle discoteche, eliminando il divieto di somministrare alcolici dopo le tre di notte.

Una proposta inserita all’interno della solita retorica securitaria, che prevede anche un “bollino blu” per premiare le discoteche sicure, più controlli e telecamere, e altre misura di difficile applicazione, tipo le non meglio precisate “misure per impedire l’ingresso a sballati e balordi”.

Per giustificare il provvedimento, il Ministro degli Interni ha messo l’accento sul valore economicodei 2.500 esercizi italiani,  spiegando che «è importante farlo crescere, visto che la sola Ibiza fattura quasi quanto l’Italia intera». Anche in questo caso, a quanto pare, si tratta di una valutazione d’impatto economico che secondo il leader leghista va effettuata a sostanze alterne, visto che d’altra parte non sta esitando a mettere i bastoni tra le ruote all’unico vero settore in crescita economica del nostro paese, quello della canapa legale, che invece vorrebbe vietare.

Naturalmente, per quanto ci riguarda, da antiproibizionisti veri (e non a sostanze alterne) non siamo per vietare l’alcol. Anzi, il divieto di vendita dopo le 3 di notte nei confronti dei locali è una norma piuttosto stupida e inefficace, considerando che se una persona desidera bere e poi mettersi alla guida può certamente trovare il modo di continuare a farlo, così come può tranquillamente commettere una strage anche guidando ubriaco in pieno giorno dopo l’aperitivo. La riduzione del danno si fa con altri mezzi, culturali e informativi prima che repressivi.

Tuttavia non si può non notare come Salvini abbia deciso di mettere nel mirino esclusivamente la cannabis, liberalizzando invece il mercato dell’alcol, nonostante secondo ogni ricerca scientifica quest’ultima sostanze sia ben più pericolosa.

Ogni anno a causa dell’alcol muoiono nel mondo oltre 3 milioni di persone (secondo le stime dell’Oms) mentre ancora non è mai stata registrata alcuna morte certificata a causa della cannabis che, anzi, si è dimostrata efficace proprio per ridurre la dipendenza negli alcolisti. Questi sono i fatti incontrovertibili. Qualcuno lo spieghi a Salvini.

Fonte: www.dolcevitaonline.it

 

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Il morbillo è diffuso dai vaccinati: i documenti dell’OMS, della Merck, del CDC confermano

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vaccino mmr causa infezioni e contagio

Il morbillo diffuso dai vaccinati

Il fenomeno dell’infezione da morbillo diffusa da MMR (vaccino vivo contro il morbillo-parotite-rosolia) è noto da decenni. Infatti, 20 anni fa, gli scienziati che lavoravano al Centro Nazionale per le Malattie Infettive del CDC, finanziato dall’OMS e dal National Vaccine Program, hanno scoperto qualcosa di veramente inquietante sul vaccino MMR : porta a un’infezione da morbillo rilevabile nella stragrande maggioranza di coloro che la ricevono.
Pubblicato nel 1995 nel Journal of Clinical Microbiology e intitolato ” RNA del virus del morbillo nei campioni di urina da destinatari del vaccino “, i ricercatori hanno analizzato campioni di urina di bambini e giovani adulti vaccinati con MMR di 15 mesi e hanno riportato i risultati da far spalancare gli occhi aperti come segue:
  • L’RNA del virus del morbillo è stato rilevato in 10 su 12 bambini durante il periodo di campionamento di 2 settimane.
  • In alcuni casi, l’RNA del virus del morbillo è stato rilevato già a 1 giorno o fino a 14 giorni dopo la vaccinazione dei bambini.
  • L’RNA del virus del morbillo è stato anche rilevato nei campioni di urina di tutti e quattro i giovani adulti tra 1 e 13 giorni dopo la vaccinazione.
Gli autori di questo studio hanno utilizzato una tecnologia relativamente nuova in quel momento, vale a dire la reazione a catena della polimerasi trascrittasi inversa (RT-PCR), che ritenevano potesse aiutare a risolvere le crescenti sfide associate al rilevamento del morbillo nel contesto epidemiologico e clinico di immunizzazione post-massa in fase di immunizzazione . Queste sfide includono:
  • Una presentazione clinica mutevole verso il morbillo “più lieve” o asintomatico in soggetti vaccinati in precedenza.
  • Una distribuzione epidemiologica in cambiamento del morbillo (uno spostamento verso i bambini di età inferiore ai 15 mesi, adolescenti e giovani adulti)
  • Aumento della difficoltà a distinguere sintomi simili al morbillo (esantema) causati da una serie di altri agenti patogeni da quelli causati dal virus del morbillo.
  • Un aumento di epidemie sporadiche di morbillo in individui precedentemente vaccinati.
Venti anni dopo, il test della PCR è ampiamente riconosciuto come altamente sensibile e specifico, e l’unico modo efficace per distinguere il vaccino-ceppo e l’infezione da morbillo di tipo selvaggio, poiché la loro presentazione clinica è indistinguibile.

IL CDC UTILIZZA IL TEST PCR SUI CASI DI MORBILLO A DISNEYLAND?

L’epidemia di morbillo del 2015 a Disney  e l’ epidemia di Rockland County NY del 2019 sono stati esempi perfetti di dove i test della PCR sarebbero potuto essere utilizzati per accertare le vere origini dei focolai. L’ipotesi a priori che i non vaccinati siano portatori e trasmettitori di una malattia che i vaccinati sono immuni non è stata scientificamente convalidata. Dal momento che il morbillo del ceppo vaccinale ha quasi completamente soppiantato il morbillo di tipo selvatico, acquisito in comunità, è statisticamente improbabile che i test PCR rivelino la trama isterica dei media – “i no-vaxxer hanno riportato una malattia debellata!” — per essere vero. Fino a quando tali studi non verranno eseguiti ed esposti, non lo sapremo mai per certo.
Laura Hayes, di Age of Autism , ha affrontato questa domanda chiave nel suo interessante articolo ” Disney, morbillo e Fantasyland of Vaccine Perfection “:
“C’è stata qualche conferma di laboratorio di un solo caso di presunto morbillo legato a Disneyland?  In caso affermativo, il caso confermato è stato testato per determinare se si trattava di morbillo di tipo selvatico o di morbillo da ceppo vaccinale?  In caso negativo, perché no? 
Sarebbe quella che si potrebbe chiamare “ricaduta da vaccino.   Le persone che ricevono vaccini con virus vivi, come ad esempio l’MMR, possono quindi liberarsi di quel virus vivo, fino a molte settimane e possono infettare altri. Altri vaccini con virus vivi includono il vaccino contro l’influenza nasale, il vaccino contro l’herpes zoster, il vaccino contro il rotavirus, il vaccino contro la varicella e il vaccino contro la febbre gialla. “

Ulteriore evidenza che i vaccinati non sono immuni, e diffondono la malattia

Il National Vaccine Information Center ha pubblicato un importante documento relativo a questo argomento intitolato ” The Emerging Risks of Live Virus & Virus Vectored Vaccines: Vaccine Strain Virus Injection, Shedding & Transmission “. Le pagine 34-36 nella sezione su “Morbillo, parotite, virus della rosolia e virus attenuati dal vivo, parotite, virus della rosolia” discutono le prove che il vaccino MMR può portare all’infezione e alla trasmissione del morbillo.
I casi evidenziati includono:
  • Nel 2010, Eurosurveillance ha pubblicato un rapporto sull’escrezione da virus del morbillo del ceppo vaccinale delle secrezioni nelle urine e nella faringe di un bambino croato con malattia da eritema associata al vaccino. [1]Un bambino di 14 mesi in buona salute ha ricevuto un vaccino MMR e otto giorni dopo ha sviluppato rash maculare e febbre. Test di laboratorio su campioni dalla gola e dalle urine tra le due e le quattro settimane dopo la vaccinazione sono risultati positivi per il virus del morbillo del ceppo vaccinale. Gli autori del rapporto hanno sottolineato che quando i bambini sperimentano febbre e rash dopo la vaccinazione MMR, solo i test molecolari di laboratorio possono determinare se i sintomi sono dovuti all’infezione del virus del morbillo del ceppo vaccinale. Hanno affermato: “Secondo le linee guida dell’OMS per l’eliminazione del morbillo e della rosolia, la discriminazione di routine tra eziologie della malattia da rash febbrile viene effettuata mediante rilevamento di virus. Tuttavia, in un paziente recentemente vaccinato con MMR, solo le tecniche molecolari possono distinguere tra morbillo selvaggio o infezione da rosolia o vaccino- malattia associata. Questo case report dimostra che l’escrezione del virus del morbillo Schwartz si verifica nei vaccinati.
  • “Nel 2012, la Pediatric Child Health ha pubblicato un rapporto che descrive un bambino di 15 mesi in buona salute in Canada, che ha sviluppato irritabilità, febbre, tosse, congiuntivite ed eruzione cutanea entro sette giorni da un vaccino MMR. [2] I test del sangue, delle urine e del tampone faringeo sono risultati positivi per l’infezione da virus del morbillo del ceppo vaccinale 12 giorni dopo la vaccinazione. Affrontando il potenziale per la trasmissione del virus del ceppo vaccinale contro il morbillo ad altri, gli autori hanno affermato: “Mentre il virus attenuato può essere rilevato nei campioni clinici successivi all’immunizzazione, resta inteso che la somministrazione del vaccino MMR a soggetti immunocompetenti non comporta il rischio di trasmissione secondaria a ospiti sensibili.
  • Nel 2013 Eurosurveillance ha pubblicato un rapporto morbillo da vaccino che si verifica settimane dopo la vaccinazione MMR in Canada. Gli autori hanno dichiarato: “Descriviamo un caso di Parotite Morbillo Rosolia (MMR) correlato al vaccino, malattia del morbillo che è risultata positiva sia dalla PCR sia dall’IgM, cinque settimane dopo la somministrazione del vaccino MMR”. Il caso riguardava un bambino di due anni, che aveva sviluppato naso che cola, febbre, tosse, rash maculare e congiuntivite dopo la vaccinazione e che era risultato positivo per l’infezione da virus del morbillo del ceppo vaccinale in tampone faringeo e analisi del sangue. [3]I funzionari sanitari canadesi che hanno redatto il rapporto hanno sollevato la questione se vi siano casi non identificati di infezioni da morbillo da ceppo vaccinale e la necessità di sapere di più su quanto dura la durata del vaccino contro il morbillo. Hanno concluso che il caso da loro segnalato “probabilmente rappresenta l’esistenza di ulteriori, ma non identificate, eccezioni dei tempi tipici per la diffusione e la malattia del virus del vaccino contro il morbillo”. Hanno aggiunto che “sono necessarie ulteriori indagini sul limite superiore della diffusione del virus vaccinale contro il morbillo basato sull’aumentata sensibilità delle tecnologie di rilevamento basate sulla RT-PCR e sui fattori immunologici associati alla malattia da morbillo associata al vaccino e alla diffusione del virus”.
Oltre a questa evidenza della natura promuovente la malattia del vaccino contro il morbillo, abbiamo recentemente riportato un caso di un adulto vaccinato due volte a New York che è stato infettato dal morbillo e poi lo ha diffuso a due contatti secondari, entrambi vaccinati due volte e trovati ad avere presumibilmente anticorpi IgM protettivi.
Questo doppio fallimento del vaccino MMR rende altamente sospette le affermazioni infondate che quando si verifica un’epidemia di morbillo, i non vaccinati o minimamente vaccinati sono responsabili. L’ipotesi che la vaccinazione sia uguale all’immunità in buona fede non è mai stata supportata dalle prove stesse. In precedenza abbiamo riferito su un numero sempre crescente di prove che anche quando un vaccino è obbligatorio e il 99% di una popolazione riceve i vaccini contro il morbillo , non solo si verificano epidemie, ma poiché aumenta la compliance resistenza  ai vaccini anche i focolai sporadici aumentano – una chiara indicazione dal fallimento del vaccino.
C’è anche il fatto che, secondo l’ inserto del prodotto del produttore del vaccino MMR Merck , l’MMR può causare l’encefalite da morbillo (MIBE), una forma rara ma potenzialmente letale di infezione del cervello con il morbillo. Per ulteriori informazioni è possibile consultare un caso clinico sul MIBE causato dal morbillo del ceppo vaccinale pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseases nel 1999 dal titolo ”  “Il morbillo include l’encefalite corporea causata dal ceppo vaccinale del virus del morbillo”.” .
I guasti ai vaccini contro il morbillo globale sono stati segnalati in modo crescente
La Cina non è l’unico paese che si occupa di epidemie in popolazioni vicine a vaccini universali. Tra il 2008-2011, la Francia ha registrato oltre 20.000 casi di morbillo, con adolescenti e giovani adulti che rappresentano oltre la metà dei casi. [4] Sorprendentemente, questi focolai sono iniziati quando la Francia ha registrato alcuni dei più alti tassi di copertura della storia. Ad esempio, nel 2008, la copertura MMR1 ha raggiunto il 96,6% nei bambini di 11 anni. Per una revisione più ampia delle epidemie di morbillo nelle popolazioni vaccinate leggere il nostro articolo The 2013 Measles Outbreak: Un vaccino in fallimento, non un fallimento di vaccinazione.
Dato che le prove cliniche, i casi clinici, gli studi epidemiologici e persino gli avvertimenti sui prodotti del produttore del vaccino mostrano tutti direttamente o indirettamente che l’MMR può diffondere un’infezione del morbillo, come possiamo continuare a stare in piedi e lasciare che i media, il governo e l’establishment medico incolpi i non vaccinati su questi focolai senza alcuna prova concreta?

Riferimenti

[1]   Kaic B, Gjenero-Margan I, Aleraj B. Riflettori puntati su morbillo 2010: escrezione del virus del morbillo da ceppo vaccinale nelle secrezioni urine e faringee di un bambino affetto da sindrome da febbre da febbre associata al vaccino, Croazia, marzo 2010. Eurosurveillance 2010 15 (35 ).
[2] Nestibo L, Lee BE, Fonesca K et al. Differenziare il selvaggio dall’attenuato durante un’epidemia di morbillo. Pediatria Child Health Apr. 2012; 17 (4).
[3] Murti M, Krajden M, Petric M et al. Caso di morbillo associato al vaccino Cinque settimane post-immunizzazione, British Columbia, Canada, ottobre 2013 Eurosurveillance 5 dicembre 2013; 18 (49).
[4] Antona D, Lévy-Bruhl D, Baudon C, Freymuth F, Lamy M, Maine C, Floret D, Parent du Chatelet I.Sforzi di eliminazione del morbillo e scoppio 2008-2011, Francia. Emerg Infect Dis. 2013 Mar; 19 (3): 357-64. doi: 10.3201 / eid1903.121360. PubMed PMID: 23618523; PubMed Central PMCID: PMC3647670. Testo completo gratuito Citazioni correlate
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Cannabis e Cancro allo IEO: “Risultati Eccezionali e Benefici Globali” [VIDEO]

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milano IEO oncologia
SEDE ISTITUTO EUROPEO DI ONCOLOGIA

Cannabis e cancro, continua la sperimentazione allo IEO di Milano. “L’utilizzo della cannabis terapeutica nell’ambito delle cure palliative e in particolare nei pazienti oncologici è un argomento che sta incontrando sempre più riscontro e sempre più utilizzo nella pratica clinica”. È la visione del dottor Vittorio Guardamagna, direttore dell’Unità di Cure Palliative e Terapia del Dolore dello IEO, l’Istituto europeo di oncologia di Milano, e componente del comitato etico della fondazione Veronesi. “Stiamo parlando di un mondo in cui il farmaco può produrre effetti benefici per il paziente sia dal punto di vista del controllo del dolore, ma anche su una serie di sintomi che il paziente oncologico in fase avanzata presenta, come l’insonnia, l’agitazione, la perdita d’appetito, che vanno ad impattare gravemente sulla qualità della vita”. Secondo l’opinione del dottore “ci troviamo di fronte a un farmaco che non definirei panacea, ma quasi, nel senso che il beneficio sulla qualità della vita e globale”.

Nel 2018 allo IEO sono stati avviati dei corsi di formazione interna su come si prescrive, come si utilizza, quali sono le tipologie dei diversi cannabionidi, le indicazioni terapeutiche per un corso molto pratico con l’obiettivo di arrivare a formare tutti gli oncologi.

“I risultati sono eccezionali: abbiamo un’ottima risposta sugli aspetti clinici dei pazienti: non abbiamo ancora incominciato le sperimentazioni sull’azione dei cannabinoidi direttamente sulla malattia oncologica, ma su tutto quello che dalla diagnosi, durante le cure e nella fase avanzata la cannabis può produrre positivamente sul paziente. Avere un ottimo supporto preparato con un farmaco che è molto sicuro e quasi esente da effetti collaterali, permette di ottimizzare le cure come radio e chemioterapia”.

L’uso di terapie anticancro combinate presenta infatti una serie di vantaggi rispetto al singolo trattamento poiché consentono di colpire simultaneamente la crescita, la progressione e la diffusione del tumore a vari livelli. Recenti osservazioni suggeriscono che la somministrazione combinata di cannabinoidi con altri farmaci antitumorali agisce in sinergia per ridurre la crescita del tumore. Ad esempio, la somministrazione di THC e temozolomide, farmaco chemioterapico, esercita una forte azione antitumorale nel glioma, un effetto che è evidente anche nei tumori resistenti a temozolomide. Un effetto simile è stato osservato quando THC e CBD sono stati combinati con la radioterapia in modelli animali di melanoma. Poiché la maggior parte dei pazienti con glioblastoma viene sottoposta a trattamento con temozolomide, i risultati precedenti indicano che la somministrazione combinata di temozolomide e cannabinoidi potrebbe essere sfruttata terapeuticamente per la gestione del glioblastoma e forse di altri tipi di tumore come il melanoma.

Allo stesso modo, un altro studio ha dimostrato che la somministrazione combinata di gemcitabina (l’agente di riferimento per il trattamento del cancro del pancreas) e vari agonisti dei cannabinoidi ha ridotto sinergicamente la vitalità delle cellule tumorali pancreatiche. Inoltre La somministrazione combinata di THC e CBD migliora l’attività antitumorale del THC e riduce la dose di THC necessaria per indurre l’attività inibitoria della crescita del cancro.

Oltre che per trattare i sintomi del cancro e ridurre gli effetti collaterali delle terapie tradizionali, la cannabis è studiata anche anche per le sue potenzialità nel combattere direttamente diversi tipi di tumore; ci sono ormai un centinaio di studi su cellule e cavie animali che dimostrano come diversi cannabinoidi inneschino vari meccanismi che uccidono le cellule tumorali senza danneggiare quelle sane. Quello che manca sono gli studi clinici che testino queste potenzialità sui pazienti.

Massimo Nabissi è un ricercatore dell’Università di Camerino che lavora da tempo su questa tematica con studi e pubblicazioni su questi meccanismi. “Oramai lo studio dei cannabinoidi per le loro proprietà anti-cancerogene è una realtà, ed è assurdo che ci sia una mentalità così restrittiva: sul tumore al polmone, alla mammella, alcuni dati sul pancreas, sul tumore cerebrale e sul mieloma, di studi pre-clinici ce ne sono almeno un centinaio, sempre più dettagliati: quello che manca è la ricerca clinica eseguita sui pazienti”. “Con una mole di lavori preclinici così ampia”, continua Nabissi, “non si capisce perché non vengano autorizzati i primi studi clinici. Bisognerebbe prendere le evidenze interessanti, fare un ultimo lavoro preclinico con dei parametri, in modo che, se i risultati sono buoni, si possa passare alla ricerca clinica con delle linee guida decise a priori”. L’auspicio per il futuro dunque è che “si raccolgano i dati dei vari pazienti oncologici che sono trattati con cannabis in Italia e si creino dei clinical report che raccolgano un numero maggiore di pazienti affetti dalla stessa patologie e trattati allo stesso modo, per poi riportare i risultati, in modo da avere un protocollo da seguire”.

E una prima apertura arriva proprio dallo IEO e dal dottor Vittorio Guardamagna: “Quello che ci dicono i ricercatori riguardo la ricerca preclinica è estremamente interessante. In questo momento noi siamo a livello aneddotico e abbiamo dei case report molto interessanti ma che ci fanno percepire che è un campo che andrà esplorato e stimolerà la ricerca futura che speriamo di poter portare a termine nei prossimi anni”.

Mario Catania

Fonte

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Creano una borsa che, a contatto con l’acqua, si trasforma in cibo per pesci

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i am not plastic

Sacchetti che non solo non inquinano i mari, ma possono trasformarsi in acqua e cibo per persone e animali. L’idea che fa bene all’ambiente è del biologo indonesiano Kevin Kumala.

Dopo anni negli Stati Uniti, Kevin Kumala è tornato nella sua Bali, ma ciò che ha trovato davanti ai suoi occhi l’ha letteralmente sconvolto. Le spiagge sconfinate e l’acqua cristallina del mare avevano lasciato spazio a rifiuti di ogni sorta, capitanati dalla plastica.

Una situazione a cui non è estranea neanche l’Italia, ma un fenomeno globale tanto che c’è già a chi sta pensando alla pulizia degli oceani grazie a dei dispositivi realizzati ad hoc.
Ma prevenire è sempre meglio che curare, soprattutto in paese come l’Indonesia dove si stima che circa 3,2 milioni di tonnellate di plastica siano riversate nella costa.

Non a caso, dopo la Cina, il paese indonesiano è il più grande inquinatore del mondo. A pagarne le conseguenze sono gli animali in primis che ogni anno muoiono con la plastica nello stomaco.

E pensare che la soluzione è a portata di mano, diminuire e pian piano abolire l’utilizzo quotidiano della plastica e soprattutto riciclare. In questa direzione, va l’idea di Kumala che ha inventato un sacchetto che sostituisce quello tradizionale creato con il petrolio.

sacchetto che si beve

I suoi sacchetti ‘I am not plastic’ sono realizzati con la manioca, una pianta indonesiana che cresce in maniera sconfinata, sono biodegradabili, compostabili e si consumano in 100 giorni come quelli in materbi.

Ma la novità sta nel fatto che se finiscono in mare, non sono un’arma letale, ma possono diventare acqua e cibo, come mostra Kumala in un video che ha fatto il giro del mondo.

Come vedete lui stesso mette un sacchetto in acqua calda e lo beve:

I sacchetti costano cinque centesimi in più rispetto a quelli in plastica, ma il gioco vale la candela quando in ballo c’è il futuro del nostro Pianeta.

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La fabbrica Avani eco di Kumala si trova sull’isola di Java e produce anche altri tipi di imballaggi fatti dall’amido di mais, piuttosto che dallo zucchero di canna, soia e girasole. Tutti i prodotti che una volta che non servono più possono essere usati come compost.

fonte: www.greenme.it

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7 segnali con cui il nostro corpo ci dice che stiamo mangiando troppi zuccheri

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segnali stai assumendo troppo zucchero

Lo zucchero ha decisamente un buon sapore. Soprattutto i cibi che lo contengono. Alla lunga, però, può causare problemi alla nostra salute. Ecco i campanelli d’allarme a cui bisogna prestare attenzione.

Lo zucchero ha un buon sapore e tutto ciò che lo contiene ha un sapore ancora migliore. Tuttavia, quello che potrebbe sembrare un piacere innocente è in realtà la ragione di molti problemi di salute. Lo zucchero, tra l’altro, è difficile da evitare e molti non si rendono conto di quanto siano dipendenti da esso.

Dolori muscolari e articolari

I dolori muscolari potrebbero essere uno dei tanti segnali che il corpo lancia per avvertire sui processi infiammatori in corso all’interno. Elevate quantità di zucchero fanno sì che le cellule immunitarie secernino dei ‘messaggeri infiammatori’ nel sangue che cercano di abbattere le proteine ​​legate alle molecole di glucosio.

Rischio di malattie

Più zucchero si mangia, più prodotti finali della glicazione (il prodotto della reazione tra uno zucchero, come il fruttosio o il glucosio, e una proteina – AGEs – o un lipide – ALEs – senza l’azione catalitica di un enzima) si desiderano, con il risultato che più messaggeri infiammatori vengono inviati per interrompere il ciclo. Una tale cascata di reazioni biochimiche potrebbe provocare artrite, cataratta, malattie cardiache, problemi alla memoria o pelle rugosa.

Dipendenza dallo zucchero

Lo zucchero viene elaborato molto velocemente, lasciandoci affamati nonostante il fatto che abbiamo mangiato un muffin solo un’ora prima. In realtà, lo zucchero è noto per il rilascio di dopamina, simile a ciò che si proverebbe quando si usano le droghe che creano dipendenza. Il neurotrasmettitore dopamina viene rilasciato dai neuroni in risposta a un evento gratificante. Questa particolare sostanza chimica ci tiene di buon umore.

Il cervello vede lo zucchero come una ricompensa e più zucchero mangiamo, più il corpo lo desidera. È un ciclo vizioso. Inoltre, il cibo ricco di zuccheri non ci farà sentire pieni perché non contiene sostanze nutritive utili.

Alti e bassi energetici

Il glucosio è il responsabile della fornitura di energia nel corpo, motivo per cui è molto importante mantenere il livello di zucchero nel sangue a un livello adeguato. Quando mangiamo i dolci, il pancreas rilascia l’insulina per aiutare a portare il glucosio alle cellule lasciandoci un afflusso di energia. Una volta che il ciclo finisce, sentiamo il ​​livello di energia in calo perché il corpo vuole più zucchero.

Per mantenere equilibrati i livelli di energia, evitiamo di mangiare dolci e snack malsani. Invece, optiamo per proteine ​​magre e grassi sani. Otterremo così energia ‘reale’ per il corpo. Questo livello più uniforme di zucchero nel sangue non causerà picchi di energia.

Eruzioni cutanee

Gli alimenti che contengono zuccheri aggiunti causano picchi di insulina e iniziano il processo di glicazione. Non appena il glucosio entra nel sangue, avvia una serie di complicati processi fisiologici. Questo aumento di insulina può anche aumentare l’attività delle ghiandole sebacee nella pelle e attivare i processi infiammatori.

Ciò significa che un’alimentazione ad alto contenuto di zuccheri è associata a un rischio più alto di riacutizzazione dell’acne.

Aumento di peso

Non è mai una piacevole sorpresa scoprire che i jeans diventano più stretti nella vita. Non ci saremmo mai aspettati che una torta al cioccolato possa ritorcersi in un modo così brutto.

Un alto livello di zucchero aumenta la produzione di insulina che immagazzina il grasso in eccesso nella pancia anziché in qualche altro posto.

Carie

I cibi dolci contribuiscono alla formazione delle carie. Tuttavia, non è lo zucchero che fa marcire i denti ma piuttosto i detriti degli alimenti lasciati sui denti dopo aver mangiato. Se non digeriti o spazzolati correttamente, i residui del cibo causano l’apparizione della placca sui denti che erode la superficie dura di un dente causando dei piccoli fori.

Diversi alimenti zuccherini come le caramelle, i cereali secchi e le mentine per l’alito possono rimanere bloccati tra i denti. Mantenere una corretta igiene orale potrebbe salvarci da visite frequenti dal dentista.

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Creme solari a protezione 50, Altroconsumo: “In due prodotti il fattore non supera il 20”

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creme solari altroconsumo

L’associazione ha analizzato diversi prodotti sul mercato, scoprendo che in due casi il fattore 50+, indicato per i più piccoli, è solo sulla carta.

Affidare la pelle dei propri bambini a una crema solare e poi scoprire che il fattore di protezione reale è inferiore di 30 punti rispetto a quanto dichiarato. È quanto sta accadendo a molti consumatori italiani dopo che l’associazione Altroconsumo ha pubblicato i risultati dei suoi test su 16 prodotti. Due dei quali sono risultati non conformi. Si tratta di una crema Rilastil e di una Isdin. Il primo prodotto è il Baby transparent spray wet skin 200 ml, il secondo è il Transparent spray wet skin da 200 ml.

Entrambi indicano il fattore di protezione (Spf) 50+ adatto, quindi, alla pelle dei bambini che è più delicata e sensibile di quella degli adulti. Ma secondo i test effettuati da Altroconsumo l’Spf sarebbe molto più basso: rispettivamente 20,9 e 16,5 per Rilastil e Isdin. Analisi ripetute, in seconda battuta, da un laboratorio indipendente che ha rivisto al ribasso quelle precedenti: fattore di protezione 16,3 per la crema Rilastil e 14,1 per Isdin. Altroconsumo ha quindi segnalato entrambe le creme al ministero della Salute chiedendo il ritiro dei lotti dal mercato.

Le due aziende coinvolte avevano già risposto ad Altroconsumo a giugno, quando erano usciti i risultati dei primi test: Rilastil sostenendo che i propri test confermavano il livello di protezione 50+ dichiarato in etichetta; Isdin ribattendo che il campione analizzato a giugno era stato acquistato in Spagna e non apparteneva a un lotto in vendita in Italia. Ma anche l’analisi del campione acquistato in Italia ha dato esiti identici al primo test dell’associazione di consumatori, secondo la quale le due creme hanno un’altra criticità.

Questi prodotti infatti devono proteggere sia dai raggi Uvb (che possono causare eritemi) che dai raggi Uva (i più penetranti e pericolosi). In etichetta, però, è segnalato solo il fattore di protezione dagli Uvb, mentre per gli Uva bisogna affidarsi al produttore. Una raccomandazione europea chiede che la protezione dai raggi Uva sia almeno un terzo dell’Spf dichiarato in etichetta. Parametro, questo, non rispettato né dalla crema Rilastil né da quella Isdin.

L’analisi è stata estesa anche alle sostanze utilizzate per produrre la crema solare. E in questo caso il lotto dei prodotti bacchettati da Altroconsumo si estende. Interferenti endocrini sono stati riscontrati in:

  • Uriage bariésun spray kids 200 ml
  • Coop latte solare spray per bambini 200 ml
  • Chicco spray solare 150 ml
  • Bilboa bimbi spray solare molti-posizione 150 ml
  • RIlastil Baby transparent spray wet skin 200 ml, del quale abbiamo già parlato.

In particolare, la sostanza trovata nei test è il filtro solare ethylhexyl methoxycinnamate, che potrebbe alterare l’equilibrio ormonale dei bambini. Sul suo sito, Altroconsumo ha pubblicato i risultati integrali del test, dove è possibile scoprire quali sono le migliori sul mercato che non sempre coincidono con le più care. Per risparmiare c’è anche chi le creme solari se le prepara in casa: una moda che gli esperti hanno però sconsigliato di seguire anzitutto per la propria sicurezza.

In risposta all’indagine di Altroconsumo, Isdin si è difesa in una nota sottolineando che ci sono due studi indipendenti – risalenti al 2015 e 2017 – che certificano che “il Prodotto ha un SPF 50+ d’accordo con la norma ISO 24444:2010”. E altrettanti studi – datati questa volta la marzo e aprile 2018 – “evidenziano che il Prodotto ha un UVA-PF superiore a 20 d’accordo con la norma ISO 24444:2010”. Informazioni “a riprova dell’efficacia e di quanto dichiarato in pubblicità e nelle comunicazioni del Prodotto” che l’azienda dice di aver trasmesso ad Altroconsumo, senza che questa ne tenesse conto. “Il consumatore – dice Isdin – può essere sicuro che le affermazioni e indicazioni che compaiono sul packaging del Prodotto sono supportate da Studi Indipendenti effettuati da enti e organizzazioni di certificazione di primo livello.

www.repubblica.it

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Come eliminare i calli dei piedi per sempre con rimedi naturali

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calli ai piedi rimedi

calli si formano a causa dello strofinamento continuo della pelle e dell’utilizzo di calzature non adeguate. Alcuni calli possono essere dolorosi, impedendoci addirittura di camminare senza avvertire dolore.

In questo articolo ti suggeriamo come preparare un eccellente rimedio naturale contro i calli a base di aceto bianco e cipolla. Si tratta di due ingredienti semplici e alla portata di tutti, che possono offrire risultati molto soddisfacenti.

Per preparare il rimedio contro i calli, versa l’aceto bianco in un recipiente pulito, nel quale immergere 3 fette di cipolla e lasciar macerare per una intera mattinata o pomeriggio.

Trascorso il tempo prestabilito, usa un batuffolo di cotone imbevuto della soluzione per applicarlo direttamente sui calli e fissalo al piede con della pellicola di plastica. Fai agire per tutta la notte, indossando delle calze.

Il mattino dopo lava e asciuga bene i piedi, poi usa una pietra pomice. Se i calli sono troppo duri, sarà necessario applicare il rimedio più volte per ottenere risultati soddisfacenti.

Oltre ad eliminare i calli, la cipolla e l’aceto bianco sono efficaci anche nel prevenire i funghi dei piedi, grazie alle loro proprietà antibatteriche e antimicotiche.

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Maschera naturale effetto lifting: elimina le rughe e ringiovanisce la pelle

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maschera naturali lifting fai da te

Se vuoi ottenere un effetto lifting naturale, senza affidarti a prodotti cosmetici o chirurgici costosi, la maschera che ti suggeriamo di seguito farà al caso tuo. Ha proprietà ringiovanenti, antiossidanti e tonificanti, che daranno alla pelle un nuovo aspetto.

Gli ingredienti della maschera lifting naturale sono molto semplici e tutti naturali. L’uovo, ricco di nutrienti, possiede molti benefici per la pelle, essendo ricco di proteine e minerali, ma anche grassi e vitamine.

L’olio di argan, invece, ha proprietà antiossidanti che prevengono l’invecchiamento della pelle provocato dai radicali liberi. E’ ricco di vitamina E e di acidi grassi essenziali che nutrono la pelle e la tonificano.

Il germe di grano è un super-alimento ideale per la pelle, grazie alla ricchezza di vitamina E. La vitamina C del limone attiva la sintesi del collagene e ci permette di rigenerare l’epidermide, eliminare le macchie e calmare le irritazioni. L’olio essenziale di incenso, infine, è astringente e antiossidante, e promuove la rigenerazione delle cellule.

Per preparare la maschera lifting naturale hai bisogno di: 1 uovo crudo, 1 cucchiaino di olio di argan, 5 gocce di olio essenziale di incenso, 1 cucchiaino di germe di grano e 15 gocce di succo di limone.

Sbatti bene l’uovo, poi aggiungi l’olio di argan e l’olio essenziale di incenso, continuando a mescolare bene. Aggiungi quindi il germe di grano e il succo di limone, mescolando per far integrare bene tutti gli ingredienti.

Applica la maschera una volta a settimana sul viso pulito e ben asciutto. Falla agire per 30 minuti cercando di rilassare il viso, poi risciacqua con abbondante acqua e applica una crema idratante.

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Scaldare certi alimenti è dannoso perchè rilasciano sostanze nocive. Ecco quali sono

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alimenti da non riscaldare

Quando avanza del cibo è davvero un peccato gettarlo. Per questo molte volte lo riponiamo in appositi contenitori per poterlo mantenere e conservare in frigorifero, in questo modo potrà essere mangiato l’indomani!

Il vero problema non sta tanto nella conservazione del prodotto in se, ma come viene riscaldato per poi essere mangiato nuovamente.
Ci sono alimenti che possono tranquillamente essere mangiati freddi, altri, invece, sono migliori se riscaldati.
Ma riscaldare il cibo avanzato non è sempre una buona cosa, ce ne sono alcuni che possono essere potenzialmente cancerogeni per il nostro corpo e per questo RISULTANO ALTAMENTE TOSSICI.
Da essi possono derivare una serie di patologie avverse che, con il tempo, colpiscono il nostro organismo FACENDOLO AMMALARE

Ecco 5 alimenti che non devono assolutamente essere riscaldati per nessuna ragione al mondo:

MAI SCALDARE LE UOVA

Non capita spesso di cucinarle in abbondanza, tuttavia può capitare di fare una golosa frittata e farla avanzare!  Ebbene, che sia con le patate o con le zucchine…FATE MOLTA ATTENZIONE NEL MANGIARLA RISCALDATA!
Le uova se non vengono consumate in poco tempo tendono a modificare il loro sapore ma soprattutto l’odore…Una volta riscaldate possono sprigionare delle sostanza tossiche per l’organismo e possono provocare indigestioni, crampi addominali, gonfiore e diarrea.
Se proprio non volete mangiare gli avanzi, è meglio farlo a temperatura ambiente e comunque mai sottoporle ad elevate temperature.

MAI SCALDARE IL POLLO

Parecchi cedono alla tentazione di mangiarlo caldo anche il giorno dopo averlo cucinato. Ed effettivamente risulta meno stopposo e più morbido.Ma sappiate che è un errore.
Anche in questo caso sarebbe buona abitudine mangiarlo appena cucinato e quindi, non esagerare con le porzioni! Tuttavia, se inevitabilmente avanzano dei pezzi, viene riposto in frigorifero.
Tanto per cominciare possiamo dirvi che il pollo riscaldato perde gran parte del suo contenuto proteico e il sapore non è più lo stesso.
Se proprio non ce la fate a mangiarlo freddo, potete scaldatelo a temperature molto basse preferibilmente a bagno maria evitando il microonde.
RICORDATE CHE E’ SBAGLIATISSIMO RISCALDARE PIU’ VOLTE LO STESSO CIBO, quindi se avanza per l’ennesima volta, (che sia il pollo o altro) è bene fare moltissima attenzione. Mai scaldarlo per la seconda volta, dovete mangiarlo freddo o non mangiarlo per niente…Ovviamente potete “regalarla” al vostro amico a quattro zampe!
Ecco perché è buona abitudine non cucinare troppo cibo: proprio per evitare avanzi.
ALTRO RIMEDIO E’ QUELLO DI RISCALDARE (a bassa temperatura, max 70°) SOLO IL CIBO CHE CONSUMIAMO, l’altro lo lasciamo per il pasto successivo (senza esagerare con i tempi di conservazione)

MAI SCALDARE LE PATATE

Partiamo dal fatto che le patate non sempre avanzano vista la loro bontà 🙂
Esse sono un alimento gustoso e possono essere cucinate in tanti modi: c’è il purè di patate, le patate al forno, trasformate in supplì! Insomma…tante ricette golose.

Ovviamente, se cucinate in grandi quantità, anche loro possono avanzare. Sappiate che le patate non sono da meno a modificazioni di sapore e proprietà nutritive e per tale motivo DIVENTANDO ADDIRITTURA TOSSICHE soprattutto quando si esagera con le temperatura. 
Questo non toglie il fatto che possiate conservarle in frigorifero per diverso tempo ma non è consigliabile riscaldarle. Anzi, sarebbe preferibile mangiarle fredde.

MAI SCALDARE VERDURE DI DIVERSO GENERE

Le verdure possono risultare davvero molto dannose soprattutto se riscaldate! Questo perché, quando vengono coltivati, subiscono l’aggiunta di una particolare sostanza, che se presenta in grandi quantità, è davvero molto nociva! Stiamo parlando dello ione nitrato. I nitrati in so non sono nocivi . Il vero problema sorga quando vengono riscaldati perché tali nitriti possono sprigionare altri composti organici chiamati nitrosammine, le quali risultano essere cancerogene.
Dunque, fate attenzione a scaldare: spinaci, broccoli, bieta, scarola ecc.

MAI SCALDARE I FUNGHI

I Funghi sono una pietanza versatile: possono essere mangiati come accompagnamento per un secondo piatto o magari come condimento per un primo!
In entrambe i casi però è sconsigliato vivamente di mangiarli riscaldati. Oltre a perdere le proprietà nutritive, possono provocare gonfiore addominale, indigestione, crampi allo stomaco e flatulenza. ATTENZIONE!

MAI SCALDARE IL RISO

Il riso è il classico alimento che “si prende gioco di noi”… Sembra sempre che si poco ma poi, una volta cotto, triplica il suo volume ed ecco che poi ne avanza a bizzeffe.
Il microonde è il suo più acerrimo nemico!
Se vi avanza, riponetelo immediatamente in frigorifero perchè lasciarlo a temperatura ambiente favorisce la proliferazione di alcuni batteri e di conseguenza la produzioni di sostanze velenose e tossiche per noi. In tal caso, riscaldarlo al microonde, non sempre garantisce essere l’eliminazione di tali queste sostanze.

 

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Melone: smaltisce il grasso, dà energia ed elimina lo stress

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Se stai cercando di perdere peso o di dormire meglio, cominciare ad aggiungere il melone alla tua dieta quotidiana può sicuramente fare al caso tuo. E’ un frutto delizioso e rinfrescante, apprezzato sopratutto d’estate, che contiene decine di nutrienti fondamentali per la nostra salute.

Il melone ha pochissime calorie, ma è particolarmente ricco di vitamina A, un potente antiossidante, flavonoidi e minerali come potassio e manganese. E’ eccellente per proteggerci dai danni dei radicali liberi, migliorare la vista e regolare la pressione.

“Falso” grasso. Il melone idrata il corpo tanto quanto l’acqua, grazie alle grandi quantità di elettroliti (come potassio e magnesio) che aiutano a regolare i liquidi nelle cellule. Questa azione porta il corpo ad espellere l’eccesso di fluidi, conosciuti come “falso grasso”.

Energia. L’arginina del melone migliora la capacità del corpo di convertire il cibo in energia per le cellule, evitando che esso si converta in grasso.

Stress. La citrullina, un amminoacido contenuto nel melone, rilassa e dilata i vasi sanguigni, prevenendo l’ipertensione e alleviando lo stress. Il melone è un eccellente frutto anche per favorire il sonno.

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