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L’età pensionabile resta a 62 anni in Francia. Quando un popolo sa farsi rispettare

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sciopero francia

A una settimana dall’inizio della mobilitazione generale in Francia, dovuta all’ annuncio della riforma delle pensioni da parte del governo francese, quest’ ultimo sembra aver dato segni di cedimento verso il suo popolo.

Il premier francese Edouard Philippe, intervenendo al Consiglio economico e sociale di Parigi, ha svelato i contenuti della contestata riforma delle pensioni contro cui i sindacati nei giorni scorsi hanno organizzato uno dei più grandi scioperi generali degli ultimi tempi, i quali hanno praticamente bloccato la nazione proprio sotto le feste natalizie.

L’età legale della pensione, fissato in Francia a 62 anni, “non cambierà”, ha ribadito Philippe. La nuova riforma riguarda la soppressione di tutti i regimi pensionistici pesciali senza però toccare i nati “prima del 1975”.

Anche se l’età legale di 62 anni per andare in pensione non cambia, il premier francese ha annunciato che si lavorerà all’introduzione di un sistema di “bonus-malus”, che spinga i francesi a “lavorare più a lungo” e raggiungere “l’età d’equilibrio” di 64 anni nel 2027.

“Senza forzarli, inciteremo i francesi a lavorare più a lungo”, il che oggi “è una necessità”.E poi: “Il futuro sistema di pensioni sarà lo stesso per tutti i francesi, senza eccezioni”.”E’ arrivato il momento di costruire un sistema universale di pensioni”, ha ribadito.

In pratica lo spostamento dell’ età pensionabile da 62 a 64 anni è solo slittato, ma siamo convinti che se non ci fossero state le proteste e gli scioperi generali, la riforma delle pensioni avrebbe fatto immediatamente slittare l’età per andare in pensione di 2 anni. E’ pur sempre un risultato ottenuto da un popolo unito pronto a far valere i propri diritti.

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LEGGO.IT: Elisir della lunga vita creato in laboratorio, gli scienziati dicono che «Così si arriverà a 120 anni»

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elisir lunga vita cinese

L’elisir di lunga vita? Esiste. Almeno secondo quanto sostiene un’equipe di scienziati cinesi. Senza scomodare i Cavalieri della Tavola Rotonda, venti medici avrebbero creato un infuso a base di erbe che consentirebbe di arrivare in perfetta salute fino all’età di 120 anni. La notizia è riportata dal South China Morning Post e arriva dalla Contea di Binyang, nella regione del Guanxi, nella parte meridionale del Paese. L’intruglio doveva restare segreto e a disposizione di chissà quale èlite, ma qualcuno ha diffuso le fotografie dei medici intenti a mescolare qualcosa. Gli scatti sono stati pubblicati su Weibo, il Twitter cinese.

Le autorità sanitarie locali hanno aperto un’inchiesta per appurare che la sostanza non sia dannosa e che dietro la presunta operazione pubblicitaria non ci sia una truffa. Sul web la notizia ha scatenato i commenti degli utenti, ma si sa solo che la bevanda era destinata al consumo esclusivo dei creatori e che negli ingredienti ci sarebbero acqua, limone ed erbe misteriose. Il “cocktail miracoloso” doveva rimanere dunque segreto e la fuga di notizie non era prevista.


Stando a quanto scritto da alcuni quotidiani cinesi, alcuni striscioni appesi dietro il pentolone immortalato dalla fotografia avrebbero riportato il seguente slogan: “I medici del villaggio di Binyang, nel Guangxi, presentano la bevanda della longevità. Non è un mito per gli esseri umani vivere fino a 120 anni”.
Gli stessi medici avrebbero fatto da cavie ammettendo che aver bevuto l’elisir ha migliorato nettamente il loro stile di vita: qualità del sonno ottima e sensazione di ringiovanimento immediata. Per capire se effettivamente l’intruglio creato in laboratoriopossa essere efficace, tuttavia, bisogna aspettare un bel po’ di tempo. E intanto, sognare non costa nulla.

 

LEGGO.IT

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Osso di pelle per cani: snack pericoloso?

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L’osso di pelle per cani è uno degli snack più utilizzati in assoluto, serve per mantenerlo occupato ma anche per la pulizia dei denti, purtroppo potrebbe essere tossico. Ora vi spiego perché. 

Se acquistate prodotti Biologici o con certificati sicuri potete stare invece tranquilli che avete delle garanzie di prodotti controllati.

I processi industriali che vengono utilizzati per trasformarli così sono molto nocivi in quanto risulta essere una derivazione dell’industria di pellame.. lo stesso tipo di fabbrica che produce pelle per abbigliamento, borse, divani etc. Per produrre questi ossi per cani viene utilizzata la parte interna della pelle.

Per prima cosa le pelli dei bovini vengono inviate alle concerie per essere trattate con un bagno chimico per prevenirne il deterioramento e la putrefazione. Successivamente vengono trattate con una soluzione di cenere o una ricetta con sodio solfuro calcinato (altamente tossico) che ha l’azione di eliminare i peli e il grasso che ricoprono le pelli. Le pelli vengono ulteriormente trattate con sostanza chimiche per renderle più morbide in modo da poter essere arrotolate.

Per fare abbigliamento, scarpe, divani, pellame in genere viene utilizzata la parte esterna, mentre la parte interna viene usate per produrre oltre alle ossa per cani, anche cosmetici, colla e gelatina.

La parte interna una volta divisa dall’esterna viene trattata con sol Una volta divise le due parti, quella interna viene trattata con soluzione di perossido di idrogeno e/o candeggina o altre sostanze tossiche che favoriscono l’eliminazione dell’odore della pelle.

Dopo che la pelle è stata sbiancata si passa alla fase di colorazione durante la quale il prodotto viene affumicato, colorato e addizionato con additivi, artificiali, per dare sapore. Alcuni tipi vengono verniciati con ossido di titanio per farli apparire più bianchi e chiaramente risultano essere i più pericolosi ma anche i più venduti purtroppo.

osso di pelle per cani

Successivamente il prodotto così ottenuto deve essere conservato e anche in questo caso vengono utilizzati dei prodotti tossici e delle colle per realizzare la forma desiderata.

La presenza di piombo, arsenico, mercurio, sali di cromo, formaldeide e altre sostanze chimiche tossiche sono state rilevate nelle pelli grezze e aiutano a mantenerlo inalterato. Sono stati testati alcuni prodotti contenuti nell’Osso di Bufalo che hanno rilevato la presenza di sostanze cancerogene con effetti letali in alte dosi.

A proposito dell’ Osso di Bufalo per Cani.. un noto veterinario il Dott. Karen Becker spiega: “Quando il cane inizia a masticare l’osso, dapprima è molto duro, ma quando continua a lungo, la parte masticata diventa più morbida e alla fine lui può staccare un pezzetto dell’estremità e il masticare assume la consistenza di un viscido pezzo simile ad una caramella gommosa o ad una gomma da masticare.

E da quel momento, il vostro cane non può smettere di masticare e diventa quasi una droga. A questo punto, non esiste più alcun beneficio dentale nel masticare, perché ha trasformato la pelle in una sostanza molle e appiccicosa che diventa un pericolo di ostruzione intestinale o di soffocamento.” Osso di Bufalo per CANI E’ importante far sapere a tutti che tipo di prodotti per CANI si trovano sugli scaffali dei pet shop, perché se la gente conoscesse le verità su come vengono prodotti gli alimenti per animali, farebbe sicuramente una scelta migliore.

Fonte https://www.dogsnaturallymagazine.com/rawhide-dangerous-for-dogs/

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La cannabis light sarà legale: è passato l’emendamento alla legge di bilancio che ne regola la vendita

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cannabis spermatozoi

Approvato l’emendamento della maggioranza, firmato da M5S, LeU e Pd, che consente il commercio di canapa con una soglia di Thc dello 0,5%, della biomassa e dei preparati al Cbd. Dopo quasi tre anni, il settore si libera da problemi legali e sequestri continui

Dopo il ritiro in gran segreto dell’emendamento firmato dal senatore 5S Matteo Mantero per paura del boomerang della propaganda salviniana, alla fine la maggioranza ce l’ha fatta a far passare la modifica alla legge di bilancio che consente il commercio di canapa con una soglia di Thc dello 0,5%. Di fatto liberando tutto il settore dai problemi legali degli ultimi tre anni.

In Commissione Bilancio del Senato è stato approvato l’emendamento firmato da sei senatori di Pd, LeU e Cinque Stelle, che permetterà la vendita dell’infiorescenza di canapa a basso contenuto di Thc, della biomassa e dei preparati a base di Cbd.

 «È stata un’opera di convincimento di quasi due settimane e ci sono volute 15 ore di fila», spiega il senatore grillino Mantero. E alla fine nella notte l’ok all’emendamento è arrivato, modificando quindi il testo unico per gli stupefacenti e stabilendo che sotto lo 0,5% di Thc la canapa non si può considerare sostanza stupefacente. Da mesi 3mila aziende, mille negozi sparsi in tutta Italia e 12mila lavoratori erano col fiato sospeso in attesa di tornare in attività.

La manovra ora dovrà essere approvata. Ma con i tempi stretti, passerà probabilmente con la fiducia senza nessuna modifica alla Camera, diventando così effettiva da gennaio 2020. «È la vittoria dell’agricoltura italiana e dello sviluppo dell’occupazione giovanile», dice Luca Fiorentino, 24enne fondatore e ceo di Cannabidiol Distribution, azienda torinese, tra le più grandi in Italia, che per prima ha inserito i prodotti a base di cannabis light nella grande distribuzione.

«Dopo tre anni di battaglie nei tribunali, dopo essere stati attaccati politicamente e aver dormito poche ore, finalmente ci sarà il rilancio. È un settore che vale 2 miliardi, che porta un gettito di quasi 500 milioni allo Stato e che può creare tra i 40 e i 60mila posti di lavoro».

SCARICA IL PDF DELL’EMENDAMENTO CON LE TASSAZIONI PREVISTE

Se Salvini e colleghi davvero fossero nazionalisti, capirebbero il valore del gettito e dei posti di lavoro che questo settore può crear. Bisogna smetterla di giocare con la vita delle persone solo per scopi elettorali

L’emendamento porta la firma di Loredana De Petris e Paola Nugnes (LeU), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Pd), Francesco Mollame e Matteo Mantero (M5S). I loro nomi saranno ricordati probabilmente come quelli che hanno liberato finalmente la cannabis light. Oltre che un intero settore economico che, dopo la sentenza della Cassazione di luglio scorso, si stava avviando via via verso la rovina tra debiti e chiusure di negozi. Proprio l’11 dicembre, un negoziante padovano aveva provato a togliersi la vita.

La modifica rientra nel maxi emendamento del governo approvato al Senato, dove dovrà essere votato, probabilmente con la fiducia. Il che significa che, a meno di colpi di scena, la cannabis light sarà finalmente legale. Negli ultimi giorni il pressing del settore era stato altissimo. A inizio dicembre, i due emendamenti presentati dal grillino Mantero, dopo mesi di incontri e promesse con i Cinque Stelle, alla fine erano stati ritirati, per paura che, aprendo l’argomento cannabis light, Matteo Salvini e i colleghi sovranisti potessero cavalcarlo dalla loro parte sollevando l’ennesimo polverone politico.

Dalla sentenza della Cassazione in poi ad oggi, 2.200 posti di lavoro tra quelli diretti e l’indotto sono già saltati. La decisione della Corte passava la palla al Parlamento per regolarizzare il settore. Sollecitazione che finora era stata ignorata, soprattutto dopo la campagna salviniana al grido di “Chiudiamo tutti i negozi”.

Ora l’emendamento stabilisce che «la biomassa di canapa (Cannabis sativa L.), composta dall’intera pianta di canapa o di sue parti, è sottoposta ad imposta di fabbricazione applicando al prezzo di vendita le aliquote percentuali in misura pari ad euro 12,00 per mille chilogrammi, per ogni punto percentuale (% p/p) di cannabidiolo (CBD) presente nella biomassa.

La concentrazione di Thc dovrà essere sotto lo 0,5%, valida anche per la «coltivazione e la trasformazione di qualsiasi parte della pianta, compresi i fiori, le foglie, le radici e le resine, nonché alle attività connesse di cui all’articolo 2135, comma 3, del codice civile». La norma prevede anche i prodotti a base di Cbd, indicati come «preparati contenenti cannabidiolo (CBD)».

«Se Salvini e colleghi davvero fossero naziolisti, capirebbero il valore del gettito e dei posti di lavoro che questo settore può creare», dice Luca Fiorentino. «Bisogna smetterla di giocare con la vita delle persone solo per scopi elettorali».

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I Biocarburanti alla Canapa possono ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili

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biodiesel di canapa

Il carburante è tutto. Non saremmo altro che agricoltori neolitici senza la nostra elettricità e benzina. Ma tutto ciò che è veramente prezioso ha sempre un prezzo. Le fonti di carburante tradizionali danneggiano l’ambiente e si stanno esaurendo.

L’inquinamento atmosferico derivante dalla lavorazione di combustibili fossili danneggia la troposfera e impoverisce indirettamente l’ozono nella nostra atmosfera.

Il prezzo dell’iperefficienza è evidente, quindi le fonti alternative di carburante stanno diventando così importanti. Oggi ci concentriamo su una fonte di carburante alternativa, è il biocarburante di canapa.

La pianta di cannabis è uno dei grandi doni della natura. Questa pianta magica ci fornisce olio di CBD, CBG, THC, fibre di canapa e persino carburante! I ricercatori hanno trasformato la canapa in due tipi di biocarburanti: biodiesel ed etanolo.



BIODISEL DI CANAPA

Il biodiesel è prodotto spremendo i semi di canapa per estrarne oli e grassi. Dopo l’estrazione, il prodotto subisce ulteriori passaggi per convertirlo in un biocarburante di canapa che può essere utilizzato per il tuo veicolo.

L’argomentazione a favore del biodiesel derivato dalla canapa è abbastanza ridotta. Se elaborato correttamente, il biodiesel può essere introdotto in qualsiasi auto diesel. Può essere immagazzinato e trasportato come il diesel, quindi non è necessario creare un nuovo sistema di trasporto. Sostituisce persino l’odore del diesel tradizionale con l’odore della canapa.

UTILIZZARE LA CANAPA PER PRODURRE ETANOLO

L’etanolo è tradizionalmente prodotto da colture a base di cereali, come mais e orzo. È tradizionalmente usato come additivo per benzina, che oggi ha lasciato il posto ai nostri veicoli “flex-fuel”. La canapa può essere convertita in etanolo da varie forme di fermentazione.

canapa biodiesel

L’uso della canapa come principale fonte di etanolo, invece di colture alimentari come grano e mais, presenta chiari vantaggi. Non utilizzare le colture alimentari come fonte di combustibile consente una maggiore efficienza nella produzione alimentare e la canapa può essere coltivata in condizioni di qualità inferiore, a differenza del mais o del grano. L’etanolo derivato dalla canapa condivide anche i vantaggi del trasporto e dell’usabilità come biodiesel.

IL BIOFUEL DI CANAPA OFFRE UNA ALTERNATIVA PIÙ SOSTENIBILE

Alternative di carburante come questa possono sembrare ovvie in sostituzione delle nostre tradizionali fonti di combustibili fossili, ma ci sono degli svantaggi in queste tecniche.

Per creare una fattoria di canapa industriale su larga scala, verranno sperimentati gli stessi dilemmi etici che l’industria agricola deve affrontare.

Gli agricoltori possono produrre biocarburante di canapa su terreni non adatti ad altre colture. Questa “terra marginale” è essenzialmente terra che non viene coltivata e bonificata per l’agricoltura.

Nonostante la sua versatilità, la canapa produce un raccolto molto più ampio in condizioni di crescita ideali. Inoltre, le terre marginali ospitano piante, alberi e esseri viventi importanti per l’ecosistema.

Chiaramente, il biocarburante di canapa da solo non risolverà la nostra crisi ambientale, ma riteniamo che potrebbe far parte di una transizione verso un modo di vivere più pulito.

LEGGI ANCHE: Il primo aereo alimentato a biodiesel di canapa

COME L’INDUSTRIA AUTOMOTIVE UTILIZZA GIA LA  CANAPA

Mentre il biocarburante della canapa potrebbe non essere ancora un’alternativa popolare, l’industria automobilistica utilizza già la canapa.

Le case automobilistiche tessono la plastica di canapa in un materiale flessibile simile alla fibra di vetro. Quasi tutte le case automobilistiche europee usano fibre di canapa come pannelli di porte interne e parti speciali.



E aziende come FlexForm operano come produttori dedicati di fibra di canapa che vendono alle case automobilistiche per diventare porte di automobili e pannelli esterni. Le auto che includono materiali a base di canapa includono la BMW i8 e la Lotus Evora.

I vantaggi dei materiali di canapa sono che sono più leggeri, biodegradabili e provengono da una risorsa rinnovabile molto più semplice. La canapa cresce in circa 3 mesi.

Grazie al continuo supporto per la legalizzazione della canapa, insieme a una cultura che sta sempre più accettando la pianta di cannabis, stiamo assistendo all’inizio della rivoluzione della canapa. Mentre il biocarburante di canapa non può risolvere l’intera crisi energetica (riteniamo che la risposta a questo problema richiederà molteplici soluzioni), può fornirci una grande fonte di combustibile rinnovabile oltre alle sue già utili applicazioni.

Il futuro non può essere che verde.

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Granosalus denuncia: un milione di quintali di grano estero – canadese e turco – è arrivato nel porto di Bari!

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nave-grano-canadese

Il carico arrivato in queste ore si va a sommare ai 750 mila quintali di grano estero arrivati lo scorso Ottobre sempre a Bari. E’ il “Buon Natale” per tutti gli italiani: in Puglia, infatti, si concentra la maggioranza dei molini del nostro Paese.

Ciò significa che questo ‘splendido’ grano sotto forma di farine, semole, pasta, pane, pizze e via continuando arriverà in tutto lo Stivale. La denuncia di GranoSalus che attacca la Coldiretti

A noi raccontano che la pasta, il pane, le pizze e via continuando sono preparate con il grano duro italiano. Però l’Italia continua ad essere invasa dal grano estero, “canadese e turco”, denuncia GranoSalus.

“Al porto di Bari – leggiamo in un articolo pubblicato da Granosalus – sono arrivate nuove navi di grano duro canadese e turco. Coldiretti dov’è? Si preoccupa solo del grano duro Cappelli? O di togliere tesserati alle altre organizzazioni sindacali, usando strumentalmente le concessioni in esclusiva date a SIS? Come al solito fa l’ immacolata”.

Oggi, però, a giudicare da quello che scrive GranoSalus, la Coldiretti sarebbe un po’ meno pessimista. GranoSalus fa riferimento a Coldiretti Puglia che, si legge sempre nell’articolo sul sito dell’Associazione, avrebbe sottolineato la riduzione, se non l’azzeramento dell’importazione di grano canadese.

“Dopo la sonora sanzione inflitta a SIS, società della galassia Coldiretti, il sindacato più grande d’Italia ha smesso di svolgere l’attività di controllo nei porti pugliesi – leggiamo sempre nell’articolo di GranoSalus – . Da un po’ di tempo, infatti, la campagna non è più amica dei consumatori. Il messaggio di Coldiretti è quello di rassicurare sull’azzeramento dell’import di grano canadese al glifosate (o glifosato ndr), diversamente da GranoSalus che continua con i suoi modesti mezzi a tenere sempre alta l’attenzione”.

Oltre a puntare i riflettori sull’import di grano canadese, GranoSalus ricorda anche il recente pronunciamento dell’Antitrust, che ha comminato una multa di 150 mila euro alla SIS, la società bolognese che, con l’avallo del Ministero delle Politiche agricole, controlla oggi la varietà di grano duro antica, Senatore Cappelli.

Ma la notizia, oggi, non è il monopolio di un gruppo del Nord Italia su una varietà di grano duro antica del Sud, con tanti di monopolio (come denunciato dal presidente di Confagricoltura Sicilia, Ettore Pottino): la notizia, oggi, è che l’Italia è sempre invasa dal grano estero, canadese e anche turco.

“A fine Ottobre – leggiamo sempre sul sito di GranoSalus – sono arrivate al porto di Bari due navi gigantesche da 750 mila quintali, destinate ad AGRI VIESTI srl di Altamura e per le quali abbiamo proposto un’interrogazione al Sindaco di Bari per sapere se intendeva attivare i controlli sulla qualità del grano trasportato dagli autotreni circolanti sul territorio comunale. Ed un’interrogazione ai Ministri delle Politiche agricole, alimentari e forestali e della Salute”.

Non abbiamo notizie sulle risposte del sindaco di Bari e dei due Ministri.

La notizia più importante – notizia di cronaca, è che “In questi giorni c’è di nuovo traffico al porto di Bari – racconta sempre l’articolo di GranoSalus -. Nel porto sono arrivate tre navi. Una quarta arriva domani (oggi per chi legge, perché l’articolo di GranoSalus è di ieri ndr) e una quinta tra un paio di giorni dall’Ucraina”.

Pensate un po’: 750 mila quintali di grano estero arrivate lo scorso Ottobre solo a Bari e, adesso, un’altra caterva di grano estero, per la precisione canadese e turco:

“Il nome della prima nave – leggiamo sempre nell’articolo – è ‘SU’, una General Cargo battente bandiera Barbados proveniente dal porto di SAMSUN in TURCHIA, IMO: 9116084, con un carico di quasi 80 mila quintali di grano duro destinato alla società MOLINO CASILLO di Corato. L’agenzia è Spamat”.

“Il nome della seconda nave – prosegue l’articolo di GranoSalus – è ‘TN SUNRISE’, una Bulk Carrier battente bandiera Isole Marshall, IMO: 9729348, proveniente dal porto di HEREKE in Turchia con un carico di quasi 190 mila quintali di grano duro destinato al gruppo GLENCORE AGRICOLTURE IT SPA. L’agenzia è la Agema”.

“Il nome della terza nave in porto – leggiamo sempre nell’articolo – è ‘MEDWIE’, una Bulk Carrier, IMO: 9393448, battente bandiera Bahamas proveniente dal porto di MONTREAL in CANADA con un carico di quasi 350 mila quintali di grano duro“.

“Il nome della quarta nave in arrivo domani (cioè oggi ndr) – scrive sempre GranoSalus – è ‘JAMNO’, una General Cargo battente bandiera Bahamas, IMO: 9767716, proveniente dal porto di SOREL in CANADA con un carico di quasi 320 mila quintali di grano duro destinato al gruppo AGRI VIESTI SRL di Altamura. L’agenzia è la Agama”.

Poi l’affondo alla Coldiretti:

“Si parla di un carico complessivo di oltre 900 mila quintali di grano e la Coldiretti che fa? Né si mobilita, né fa un comunicato, né invoca controlli. SILENZIO ASSOLUTO! E’ l’Immacolata! Solo qualche mese fa Coldiretti Puglia sbandierava e asseriva: ‘Rotta invertita, Vinta la guerra del grano, Azzerato l’import dal Canada’”.

In realtà, non c’è alcuna inversione di rotta: il grano duro estero – canadese e adesso anche turco – continua a invadere l’Italia.

Ultimo particolare non secondario: in Puglia si concentra la maggior parte dei molini italiani. Quando quantitativi ingenti di grano estero arrivano in Puglia, tale grano non rimane in Puglia per ‘allietare’ solo le tavole dei pugliesi: viene esportato in tutta l’Italia.

Così, tanto per precisare…

P.s.

Parliamo solo del porto di Bari. In Puglia ci sono altri porti: e altri porti ci sono in Sicilia…

QUI PER ESTESO L’ARTICOLO DI GRANOSALUS CON LE FOTO DELLE NAVI ARRIVATE NEL PORTO DI BARI

Fonte

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La capitale degli inceneritori è la città più inquinata d’Italia

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Inceneritore-brescia

Sono 19 le città italiane dove sono stati registrati valori oltre la norma giornalieri di PM10 (al 10 dicembre 2018, una in più dell’anno scorso.

Ad aggiudicarsi la maglia nera è Brescia, con ben 87 sforamenti. A rivelarlo è l’edizione 2018 del rapporto Ispra-Sistema nazionale di protezione dell’ambiente sulla qualità dell’ambiente urbano che prende in esame ben 120 città e 14 aree metropolitane.

I bresciani dovrebbero seriamente preoccuparsi se si considera che L’Agenzia Europea per l’Ambiente ha stimato che in Italia, nel 2014, 50.550 morti premature potevano essere attribuibili all’esposizione a lungo termine alle PM 2,5, 17.290 al biossido di azoto e 2.900 all’ozono.

Tra l’altro occorre ricordare che non si tratta di una sorprendente novità: l’Istat il 22 giugno 2010 presentò i risultati dell’analisi sulla qualità dell’aria in 221 città europee desunti da AirBase dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA), da cui risultò che nel 2008 la qualità dell’aria respirata a Brescia è stata di 2,3 volte superiore ai parametri, facendo registrare il terzo dato peggiore a livello europeo, dopo quello della città bulgara di Plovdiv e di Torino; inoltre anche nel 2013 Brescia aveva già indossato la maglia nera per l’aria più inquinata d’Italia con una media annua di 31 μg/m3 di PM2,5, rispetto alla media nazionale di 18, quasi il doppio, sempre certificata dall’Ispra nell’Annuario dei dati ambientali 2014 – 2015. Un livello tre volte più elevato del “ valore soglia per la protezione della salute di 10 μg/m3, suggerito dall’Oms”.

Solo che questa volta la notizia è stata sparata dai media nazionali e, dunque, fa scalpore.

Ora ci si potrebbe chiedere: perché proprio Brescia ha reiterato questo sconfortante primato?

A ben vedere, la città è collocata ai margini delle Prealpi e dunque dovrebbe godere di una relativa maggiore circolazione dell’aria (la nota brezza di monte) rispetto ad altre città padane. Né si può pensare che il traffico veicolare sia superiore ad altre città, Milano soprattutto.

Per di più Brescia ospita uno dei più grandi inceneritori d’Italia che a detta di A2A (assecondata dall’Amministrazione comunale) “pulirebbe” l’aria della città. In realtà la peculiarità di Brescia è proprio quella di ospitare in città il mega inceneritore e l’unica centrale a carbone, sempre di A2A, operante in un grande centro urbano.

La motivazione è che la cogenerazione, utile a produrre acqua calda da immettere nel teleriscaldamento, per essere economicamente sostenibile deve essere alimentata da combustibili poco o nulla costosi, come il carbone e i rifiuti.

Poco costosi, ma ovviamente altamente inquinanti, come attestano i “primati” da maglia nera conquistati dalla città che sbugiardano le frottole raccontate da A2A e dall’Amministrazione comunale di Brescia, targata Pd.

Certo Brescia è un caso molto curioso: nonostante un così elevato tasso di inquinamento dell’aria si tollera che vi funzioni a pieno regime un inceneritore che brucia ogni anno circa 730.000 tonnellate di rifiuti a fronte di un “fabbisogno” provinciale di rifiuti da smaltire, a valle della raccolta differenziata, di circa 180.000 tonnellate annue.

Dunque più della metà dei rifiuti sono importati, sotto forma di rifiuti speciali, simil “ecoballe”, con problemi ricorrenti di infiltrazioni criminali, per cui sono indagati gli stessi vertici di A2A ambiente. Ed è grottesco l’attuale dibattito in cui in particolare i leghisti non ne vogliono sapere di andare in soccorso di Roma, in emergenza per l’incendio all’impianto TMB, cosicché tutti compatti contro i rifiuti urbani romani e tutti zitti sui rifiuti speciali, ben più problematici, che arrivano a centinaia di migliaia di tonnellate nell’inceneritore di Brescia da tutta Italia!

E ad A2A si è permesso di raccontare in sede istituzionale, Commissione ambiente del Comune di Brescia, la frottola che la centrale a carbone (che, essendo policombustibile, potrebbe da subito funzionare a metano) deve comunque continuare a bruciare carbone perché costa meno e perché non inquinerebbe più del metano: la differenza, dati di Asm-A2A, è di 464 tonnellate all’anno di biossido di zolfo in più, un’enormità per l’aria di una città. Come un’enormità sono le emissioni di ossidi di azoto dell’inceneritore e della medesima centrale a carbone, pari a oltre 530.000 tonnellate, tutti inquinanti precursori delle PM2.5 e PM10.

Questi impianti altamente inquinanti (inceneritore e centrale a carbone), del tutto inutili e sovradimensionati, vengono giustificati perché necessari ad alimentare il teleriscaldamento, un sistema elefantiaco (migliaia di chilometri di tubature), inefficiente, ancorato a tecnologie del secolo scorso, e che soprattutto richiede grandi combustioni.

Un sistema che è diventato per Brescia una vera trappola, impedendole di avviare quella conversione energetica che i cambiamenti climatici e l’inquinamento dell’aria imporrebbero: abbandonare la combustioni, abbattere i consumi energetici coibentando gli edifici e implementare tutte le tecnologie solari.

Un sistema (teleriscaldamento con centrali a rifiuti e a carbone) che permette ad A2A profitti enormi, perché basato su un monopolio assoluto (per i bresciani non vi è alternativa) e su una concessione senza gara, ereditata dal passato di azienda municipalizzata, che consente profitti “estorti” senza alcuna concorrenza ai bresciani, che ora per oltre la metà vengono distribuiti ad azionisti privati.

Un caso di scuola di “prenditori”, più che di imprenditori, analogo alle concessioni autostradali e alle tante forme di capitalismo assistito dallo Stato che caratterizzano il nostro Paese.

La beffa per i bresciani è doppia: diventati bravi nel fare la raccolta differenziata, oltre il 70% dei rifiuti urbani, subiscono lo scorno che i minori rifiuti da smaltire vengono sostituiti da rifiuti speciali importati e più inquinati, con un aggravio insostenibile della qualità dell’aria; per di più i risparmi ottenuti bruciando rifiuti e carbone si traducono in maggiori profitti drogati dalla posizione monopolistica di A2A che la stessa regala in gran parte ad azionisti privati.

Un bel giocattolo per far soldi senza alcun rischio e a danno dei cittadini.

Fino a quando i bresciani vorranno stare al gioco?

Fonte

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C’è un sistema pianificato per renderci poveri, disoccupati e controllabili – VIDEO

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La logica neoliberista, quella che ci sta dominando, obbliga le persone a vivere in modo frenetico, cercando sempre di occupare il tempo per raggiungere degli obbiettivi che sono per lo più monetari e di spesa. Questi obbiettivi, secondo l’economista Valerio Malvezzi, rendono la gente infelice, debole e per queste ragioni più controllabile.

Ecco cosa ha detto in diretta nell’intervista di Francesco Vergovich e Fabio Duranti.

“Non esiste una crisi, esiste un cambiamento deliberato e pianificato di sistema economico. Per realizzarlo è necessario che le persone abbiano dei livelli di stipendio sufficientemente bassi da poter essere deboli e che il livello di disoccupazione sia sufficientemente elevato da mantenere il sistema finanziario stabile.

I motivi? Le persone non occupate, o quelle occupate che non arrivano alla fine del mese perché hanno uno stipendio troppo basso, sono persone deboli e come tali più controllabili. Il modello che ci hanno costruito intorno è fatto per non pensare, perché se la gente riuscisse a trovare il tempo per pensare cambierebbe il mondo.

Basta dire che gli italiani sono sempre più stupidi degli altri. Chiunque abbia un minimo di cultura statistica sa che la distribuzione dei cogl**ni e degli intelligenti è normale in tutti i campioni studiati. La spiegazione al fatto che qualcuno è più ricco e qualcuno è più povero non può essere ridotta al fatto che noi siamo più cogl**ni”.

C’è un sistema pianificato per renderci poveri, disoccupati e controllabili

 

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Paradossi del XXI Sec.: in India acquistano aria pulita in bottiglia per il troppo inquinamento

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Quanto sei disposto a spendere per inalare un po ‘d’aria fresca? Mentre l’aumento dell’inquinamento ci ha privato della libertà di inalare aria pulita e pura, alcune aziende in India e persino in tutto il mondo stanno entrando nel business dell'”aria fresca in bottiglia”. Avevamo già letto qualcosa di simile in merito alla Cina che acquistava aria pura dal Canada.

GAIL sponsorizza la campagna per l’aria pulita

La ricerca per fornire aria fresca alle persone nella Delhi soffocata dallo smog è diventata così intensa che nel 2016 la Gas Authority of India Limited (GAIL) aveva sponsorizzato una campagna motivata da un famoso video Youtube “Air Seller” – un esperimento sociale che ha introdotto l’idea di vendere aria appena imballata a Delhi. Secondo quanto riferito , gli appassionati di social network del Social Cloud Ventures Private Limited hanno iniziato la campagna con l’obiettivo di cambiare il livello di qualità dell’aria con sforzi collettivi della società.


Tuttavia, quello che una volta era solo un esperimento sociale oggi è diventato una realtà assoluta in cui l’aria fresca, letteralmente, è diventata il bisogno primario, o almeno così sembra.

Mentre respirare aria fresca è il diritto di nascita, grazie alla dilagante industrializzazione e al consumo eccessivo, l’Air Quality Index (qui al link quella italiana) in molte città indiane, in particolare nella regione di NCR di Delhi, si legge in rosso. Diverse aziende in India e persino in tutto il mondo hanno iniziato vedere crescere la domanda di aria fresca in bottiglia.


Acquista aria pulita in bottiglia

Secondo quanto riferito , il mercato per l’aria pulita è in forte espansione in Cina sin dall’inizio del decennio, tuttavia, la tendenza sta prendendo piede anche nei mercati indiani. Dopo il successo di Vitality Air, una start-up con sede in Canada che nel 2016 ha venduto aria naturale in scatola dalle Montagne Rocciose canadesi ai consumatori indiani, altre aziende hanno presto iniziato a colmare il vuoto in questo mercato appena creato per l’aria fresca. Vitality Air, nata come novità nel 2015, ha venduto i suoi prodotti in India in lattine da 3 litri e 8 litri al prezzo compreso tra Rs 1.450 e Rs 2.800.

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Per dirla in prospettiva, secondo Sharecare , un adulto medio a riposo inala circa 7 o 8 litri di aria al minuto, per un totale di circa 11.000 litri di aria al giorno. Quindi, essere in grado di inalare aria pulita tutto il giorno, ogni giorno, è matematicamente un affare costoso.

Aria pulita dell’Himalaya

Un’altra compagnia, la Pure Himalayan Air afferma di vendere aria fresca dalle montagne di Chamoli, Uttarakhand. Come lo fanno? La sezione Informazioni del loro sito web dice: “Utilizzando i più alti standard nella compressione della pressa a freddo, riempiamo i singoli contenitori direttamente sul posto.”


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Fonte: Pure Himalayan Air

“La nostra aria in scatola proviene da montagna e una combinazione di ossigeno, azoto, forme di carbonio e altri elementi naturalmente trovati”, si legge inoltre.


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Fonte: Pure Himalayan Air

L’attività non si ferma con queste due società, Auzair, una società con sede in Australia che afferma di vendere una “bombola d’aria senza inquinamento” piena di aria australiana. Come la maggior parte delle aziende new age, anche l’aria pulita è disponibile per le persone che possono acquistare online.


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Fonte: Auzair

Delhi, avvolta dallo smog tossico, cerca aria pulita. Uscire in pubblico significa combattere la spessa coltre di smog che sovrasta la città. In un simile momento, un certo numero di ristoranti e sale cinematografiche nella capitale nazionale hanno anche iniziato a fornire “aria purificata” ai loro clienti, secondo il Times of India .


The Indian Logical Take

Il fatto che l’aria pulita sia diventata un lusso in molte parti del mondo, specialmente in India, è un fatto angosciante. Tuttavia, è tempo per noi di fare un passo indietro. L’aria è libera o almeno dovrebbe essere, tuttavia, la negligenza umana ha provocato livelli crescenti di inquinamento che a sua volta ci hanno portato a vedere oggi dove, proprio come l’acqua in bottiglia, anche ‘aria pulita’ viene venduta in lattine ben confezionate.

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In Danimarca lavorare fino a tardi fa una brutta impressione su capi e colleghi

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danimarca lavorare

I danesi si confermano di nuovo al primo posto della classifica dei popoli più felici. Ma perché? Cos’ha la Danimarca che noi non abbiamo?

Una cosa molto importante, per la quale ogni tanto guardiamo a nord con invidia, è la Work-Life-Balance. Ufficialmente l’orario di lavoro settimanale è di 37 ore, ma una nuova indagine dell’OCSE mostra che il danese medio lavora appena 33 ore circa alla settimana.

Si stacca alle quattro

Che corrispondono più o meno alla tipica giornata lavorativa danese dalle otto del mattino fino alle quattro del pomeriggio; e al venerdì si torna a casa ancora prima.

Quasi nessuno fa gli straordinari, che in Danimarca praticamente non esistono. A nessuno verrebbe in mente di restare sul posto di lavoro più a lungo del necessario solo per fare bella figura. Se si andasse negli uffici al pomeriggio tardi, li si troverebbe deserti: ad eccezione del personale in portineria e dell’AD tutti si sono lasciati il lavoro alle spalle.

I datori di lavoro si fidano dei dipendenti. Finché eseguono bene i propri incarichi e svolgono il proprio lavoro in maniera efficiente, possono anche andare a casa in orario.

Anzi, restare più a lungo dà una cattiva impressione

Un murale del cantante danese Kim Larsen a Copenaghen. Martin Sylvest / Ritzau Scanpix / AFP

Restare più a lungo solo per fare buona impressione ha un effetto abbastanza negativo e mette in discussione l’efficienza come anche la capacità di gestire il proprio tempo da parte dei dipendenti. Dall’esterno ci si potrebbe chiedere come ci riescano i danesi.

Continuano semplicemente a lavorare da casa? Altrimenti, come si spiega il fato che la Danimarca sia comunque uno degli stati più produttivi dell’UE?

In realtà, praticamente nessun danese continua a lavorare dopo la chiusura. Una volta spento il portatile, resta anche lui spento. Piuttosto, i danesi godono anche di una vita al di là del lavoro.

Considerazione per gli impegni privati e per la famiglia

Dopo il lavoro, si dedicano ai propri hobby, fanno sport o escursioni nella natura scandinava. Ad esempio, è molto diffuso lo stand-up paddle (una variante del surf in cui si sta in piedi sulla tavola e si usa una pagaia per muoversi, ndr). E poi cucinano o trascorrono il tempo con la loro famiglia e i loro amici.

Alcune attività sono persino incluse nel calendario degli impegni lavorativi e vengono rispettate dai colleghi — se il collega deve andare a prendere i figli alle 16, a quell’ora non verrà più fissato alcuna  riunione.

Il giorno dopo, sono tutti di nuovo riposati e rilassati, e la stessa riunione, fatta da persone riposate, sarà probabilmente più veloce. E si sarà più produttivi; infatti, come ha scoperto un’indagine, le persone felici sono più efficienti del 12%.

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